L’imparzialità, questo malinteso

 

Sempre meno spesso riesco a nascondere una smorfia di disappunto quando sento pronunciare la parola “imparzialità”, specie in relazione alla scienza o alla politica o alla religione. La cosa si è ripetuta per la recente attenzione, in genere molto superficiale, dedicata dai giornali allo pseudo-problema creazionismo VS evoluzionismo (che nonostante quel che pensano molti ignoranti sull’argomento NON sono posizioni antitetiche, l’antitesi è tra evoluzionismo e fissismo, ma ne parlo più in là): mi è toccato leggere ancora “un credente non è in posizione ottimale per fare lo scienziato perché non è imparziale”. Argh.

È indubbio che la parola “imparziale” oggigiorno ha un impatto semantico molto positivo, viene immediatamente percepita come un valore di per sé. Il Thesaurus mi fornisce come sinonimi: giusto, equilibrato, disinteressato, indifferente. “Parziale” invece produce: ingiusto, fazioso, partigiano, settario. A questo pensiero dominante faccio notare che esistono problemi, argomenti, sfere dell’esistenza in cui non si può essere imparziali, perché avere delle idee riguardo a tali cose significa già essere di una “parte”. Solo chi non ne sa nulla può essere davvero imparziale, ma di solito tali questioni sono troppo importanti per essere accantonate – a meno che non si voglia far leva sull’imparzialità per promuovere il disinteresse e l’ignoranza su di esse: ma va’?

Io sono imparziale sulla questione “la tale squadra di calcio deve vendere il tale giocatore?”, perché sul calcio sono così ignorante che non so neppure chi ha vinto lo scorso campionato, e se me lo dicono poi lo dimentico. E mi va bene così. Sono imparziale sui colori della bandiera del Nepal, sul prezzo del caffè nel Borneo e su altre diecimila cose di cui non so né ho particolare interesse a sapere un tubo. Ma vi sono temi più pregnanti in cui non sono, né voglio che qualcuno sia, imparziale. Per tornare all’esempio della scienza, il credente Antonino Zichichi quando formula le sue teorie sull’Universo e Chi l’ha creato non è posizione deteriore rispetto a Margherita Hack, che delle religioni è fierissima nemica; ambedue hanno una certa weltanschauung che influisce sulla loro attività professionale. Il biologo che studia le mutazioni genetiche e crede in un finalismo divino, insito nell’evoluzione, non è più parziale di Jacques Monod che concludeva il suo famoso libro scrivendo “l’uomo sa infine che è solo nell’immensità indifferente dell’universo da cui è emerso per caso”. Per essere veramente imparziale il ricercatore scientifico dovrebbe possedere una formazione accettabile nel suo ambito di studi, e poi avere la mente come cera vergine in ogni altro campo dello scibile umano: ma è possibile? E soprattutto, quest’idiota è desiderabile?

Non esiste l’imparzialità nelle Domande della vita; esiste semmai l’onestà intellettuale che è cosa molto diversa. È l’onestà di riconoscere gli eventuali meriti della parte avversa e gli eventuali demeriti della propria, pur contrastando la parte avversa e credendo nella propria (credo che in politica lo si chiami terzismo; ovviamente lo praticano in pochissimi, allocati perlopiù su Corriere della Sera e Riformista, ed attualmente è un po’ confuso col centrismo). Per esempio, io sono cattolico ma penso che Lutero avesse fatto bene a deplorare la vendita d’indulgenze e incoraggiare la lettura individuale della Bibbia; questo non m’impedisce di deprecare il resto della sua dottrina, specie la negazione del libero arbitrio, ed essere cattolico. A un quotidiano io non chiedo di non essere schierato, ma di non operare scorrettezze deontologiche; di tanti articoli letti durante il periodo referendario mi faceva rabbia non tanto l’orientamento quanto la slealtà, la disinformazione senza vergogna (tiè, non vi è servito).

Ridimensioniamolo, questo totem dell’imparzialità: avere le idee chiare, dire della tal cosa “è bene e va fatta” significa proprio avere una parte, è già avere un valore che proprio perché tale non lascia disinteressato e indifferente chi sente che vale. Gli angeli che furono imparziali tra Dio e Lucifero, illo tempore, caddero con i ribelli; scriveva Gramsci che odiava gli indifferenti perché vive veramente solo chi crede in qualcosa.

Ma dopotutto il problema di fondo dei tempi nostri è proprio questo. Nell’indifferentismo non c’è nessun intrinseco valore, ma solo ciò che è soggettivamente valutato. Posso essere imparziale verso tutte le vacche, perché nella notte del relativismo e dell’ignoranza esse sono tutte nere.

Adda passà a nuttata.

 


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