La playmate dell’anno

La playmate dell’anno   

Post scriptum all’argomento precedente, la purezza di cuore. Continuando a pensarci su mi è venuta in mente una parte a tal proposito illuminante di Apocalypse now redux, la versione estesa (tre ore e 22 minuti) del capolavoro di Francis Ford Coppola. Cioè, due parti.

La prima è quando nello “spazio ricreativo” per i soldati americani, proprio lì nel Vietnam, arrivano le conigliette di Playboy per tirar su di morale la gente. C’è anche la famosa “playmate dell’anno”, ovvero la ragazza più votata dai lettori del giornale. Le signorine sono ovviamente vestite in modo succinto e cominciano a fare il loro spettacolo, eccitando i soldati che le chiamano in modi gentili (“vieni qui bella ficona” e consimili frasi) e alla fine scavalcano le transenne, stile invasione di campo ultrà, per raggiungerle e chissà cosa fare con loro. Panico. Le ragazze interrompono lo spettacolo e scappano in fretta e furia sull’elicottero con cui erano arrivate (che ha sulla fiancata il simbolo del coniglietto). Tutto questo era mostrato anche nella versione originale del 1979.

La seconda parte che m’interessa è invece presente solo nella versione del 2001. Willard e l’equipaggio del battello, sotto una pioggia torrenziale, arrivano a un campo nella giungla in cui un paio di soldati aspettano da tempo gli ordini delle autorità (le comunicazioni si sono interrotte perché c’è stato un tifone) e intanto passano il tempo a giocare. Sorpresa: lì c’è anche l’elicottero di Playboy, fermatosi in mancanza di carburante. Il manager delle ragazze avvicina Willard e gli chiede due taniche di kerosene per ripartire, proponendogli in cambio un incontro ravvicinato col gentil sesso. Willard accetta ma, siccome vuole bene ai ragazzi che lo accompagnano, fa l’affare per tutta la squadra.

Assistiamo dunque ad un triste monologo della playmate dell’anno, mentre Lance la spoglia lentamente e le dipinge il corpo con delle tinture (ormai il ragazzo è in perenne trip da acido). Ed ecco che la coniglietta, questa ragazza che sembrava buona solo a far vedere tette e culo, si toglie ogni maschera e rivela chi è, cosa sente, cosa vuole, denudandosi dentro. Che cambiamento! “Per me essere la playmate dell’anno significa una grandissima, grandissima solitudine” … “Mi dicono di fare certe cose, mettiti così, muoviti in questo modo, allarga le gambe, ma io non voglio farlo” … “Eppure tutto ciò che voglio è una grande e profonda storia d’amore con un ragazzo gentile” …

Povera coniglietta, povera ragazza di cui nel film non viene mai detto il nome (è sempre e solo “la playmate dell’anno”) perché forse a nessuno interessa davvero. Aveva tutto un universo di emozioni e pensieri dentro di sé, come ogni essere umano fatto a immagine e somiglianza di Dio, e non riusciva a comunicarlo. A quanti dei ragazzi che la guardavano sulle riviste patinate, desiderando ardentemente di fare piacevolissime cose con il suo corpo, importava qualcosa di lei? Quanti avrebbero saputo percepire il suo corpo come un tempio dello Spirito Santo e una manifestazione della bellezza divina? Ci sarei riuscito, io? Macché.

Addio, playmate dell’anno. Se tu non fossi solo il personaggio di un film potrei pregare per te. Ma posso pregare per tutte le categorie di persone di cui ti considero simbolo e figura: quelle ragazze che si fanno scopare solo per sentirsi grandi, per sentirsi accettate dal gruppo, per sentirsi amate; quelle prostitute ridotte in schiavitù per i nostri egoismi; quelle pornostar che dietro il personaggio che recitano si sentono disperatamente sole; quelle ninfomani che vorrebbero liberarsi dall’ossessione obnubilante del richiamo sessuale e non ci riescono; e tante altre (e altri, ché non è affare solo femminile) ancora.

Fossimo puri di cuore, fossimo capaci di vedere Dio in tutte queste creature, saremmo davvero beati. E invece vediamo solo carne attraente che la società come un mercato manda lentamente al macello.

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5 responses to “La playmate dell’anno

  • Cuoredipizza

    Beh, ogni sera mi capita di percorrere in auto una strada fuori mano, e di passare accanto a due di quelle.
    Non sono la stessa cosa di una playmate dell’anno ovviamente; sono due prostitute slave, sembrano giovani.
    Un’Ave Maria per loro ci scappa, spontanea. Ogni sera. Non per “moralismo”, e nemmeno per “riparazione”; proprio per l’intuizione pungente che dietro quelle migonne ci sono due ragazze.

  • utente anonimo

    Niente ave marie. Quello serve a livello generale, quasi una riparazione davvero. Vuoi conoscere le ragazze che sono dietro le prostitute? Parlaci. Quando non hanno clienti, è facile. ti metti dietro di loro, appoggiato a un muro, e fai finta di nulla. Però ci parli, e se ne hanno voglia parlano. Quelle ragazze(a Firenze sono donne per lo più….poche ragazzine, per fortuna) sono libri. Come tutti gli esseri umani, Dio volendo o nolendo.

    Soundtrack: Ebano, Modena City Ramblers.

    Niccolò-Clay

    Ps: bellissimo blog, complimenti! Finalmente ne vedo uno “amatoriale” veramente intelligente oltre a quello di BeverlyMarsh

  • Cuoredipizza

    “Niente ave marie”, Niccolò-Clay?

    Naaaaaa….
    L’Ave Maria ci sta, ci sta.
    Non sembra, ma ci sta.
    🙂

  • ClaudioLXXXI

    🙂
    Grazie Niccolò, in questo momento avevo proprio bisogno di essere tirato su di morale. Capisco che tu non veda l’utilità di una preghiera, ma naturalmente pregare non esclude il parlare sul serio con queste ragazze. L’uno e l’altro. Ho letto di un sacerdote (don Benzi?), a capo di un’associazione che cerca di togliere le donne dalla strada, che alle prostitute porta anche dei rosari; e li recitano assieme, tutti in gruppo, magari vicino al fuoco sulla strada, un’Ave Maria dietro l’altra.

  • utente anonimo

    About Kurtz:

    I remember when I was with Special
    Forces. Seems a thousand centuries
    ago. We went into a camp to
    inoculate some children. We’d
    left the camp after we had
    inoculated the children for polio.
    And this old man came running after
    us, and he was crying. He couldn’t
    say. We went back there, and they
    had come and hacked off every
    inoculated arm. They they were,
    in a pile. A pile of little arms.
    And, I remember, I cried, I wept
    like some grandmother. I wanted
    to tear my teeth out. I didn’t
    know what I wanted to do. And I
    want to remember it. I never want
    to forget it. I never want to
    forget it. And then I realized,
    like I was shot, like I was shot
    with a diamond bullet through my
    forehead. And I thought, My God,
    the genius of that! The genius.
    The will to do that. Perfect,
    genuine, complete, crystalline,
    pure. And then I realized, they
    were stronger than we. Because
    they could stand it. These were
    not monsters. These were men,
    strained cadres. These men who
    fought with their hearts, who have
    families, who have children, who
    are filled with love…that they
    had the strength, the strength to
    do that. If I had ten divisions
    of those men, then our troubles
    here would be over very quickly.
    You have to have men who are moral,
    and at the same time, who are able
    to utilize their primordial
    instincts to kill without feeling,
    without passion. Without judgment.
    Without Judgment. Because it’s
    judgment that defeats us.

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