Non è il caso d’essere faziosi

Non è il caso d’essere faziosi

 

 

 

Argomento spinoso che avrei voluto affrontare già da prima, ma il tempo è tiranno…

 

Ebbene: non mi sembra né obbligatorio né opportuno, solo perché io sono cattolico e Antonio Fazio è cattolico, difendere la posizione del Governatore della Banca d’Italia.

Dico subito che anch’io, come molti, tirerei un sospiro di sollievo se si dimettesse. Le tanto discusse intercettazioni le ho lette, e l’impressione generale che ne ho tratto è un quadro poco limpido (sulla liceità/illiceità dal punto di vista legale dovrebbe eventualmente pronunciarsi la magistratura, dopo le indagini d’uopo) che non si addice alla carica di Governatore. Una conversazione notturna tra controllore e controllato non è reato, ma non si può far finta che sia cosa da nulla. Getta un’ombra di dubbio che è nociva di per sé. Per questo la difesa di Fazio basata sull’argomento "dal punto di vista legale sono in regola, null’altro si può dirmi, punto" mi pare pochissimo soddisfacente. Sia perché questo rigoroso legalismo viene da chi è sempre stato solito fare molti e condivisibili richiami all’etica cattolica come giusto criterio di condotta oltre la pura norma dello Stato; sia perché non si può ridurre l’operato di una carica così importante, così suscettibile di ledere o proteggere tanti interessi privati e pubblici, all’ottica bipolare lecito/lecito. Questo binomio è troppo semplicistico. Esiste una vasta gamma di variabili attinenti alla discrezionalità tecnica ed amministrativa, all’opportunità politica, all’immagine di sé che l’Italia offre al mondo.

Forse in futuro verrà fuori che Fazio aveva ragione a proclamarsi senza macchia, e saremo in molti a dovergli delle scuse, ma fino a quel momento la situazione è quella che è: un ingarbugliato nodo gordiano che dovrebbe essere sciolto con una spada che solo lui può usare.

Insomma: non sento alcun impulso a difendere il Governatore perché "è dei nostri", per una sorta di "spirito corporativo" (nell’accezione meno onorevole del concetto). Personalmente, per quanto riguarda il rapporto tra politica e fede, ho una sensibilità improntata alla spiritualità dell’Opus Dei: bisogna sempre distinguere l’opinabile politico dall’ortodossia cattolica, e questa vicenda ha tutto a che fare con la prima e nulla con la seconda. Di Fazio ammiro la fede profonda che esprime in molte circostanze, e che gli è anche valsa nel 1993 un "Premio Internazionale Cultura Cattolica", e allo stesso tempo posso dare un giudizio critico sull’ostinazione con cui rifiuta di dimettersi.

Per questo, quando ho letto sui giornali le dichiarazioni di vari politici che interpretavano la vicenda in termini di pregiudizio anticattolico (per non parlare dell’onorevole che ha tirato in ballo il complotto pluto-giudaico-massonico, già che c’era poteva citare pure i Protocolli dei Savi di Sion), non mi sono sentito a mio agio. Sicuramente l’astio anticattolico esiste, in una parte dell’establishment come in certi settori dell’opinione pubblica, basta sfogliare certi giornali per constatarlo; rientra nella naturale dialettica delle idee che fondano la società in evoluzione. Io lo contrasto come posso, sempre all’interno di una corretta dialettica, e mi meraviglierei se non ci fosse. Ma dire che chi chiede le dimissioni di Fazio non vuole i cattolici al potere, beh, mi sembra abbastanza unilaterale ed anche un po’ grottesco.

E infine confesso che mi è sembrata alquanto fuori luogo la dichiarazione fatta dal Cardinal Ruini a proposito dell’abuso nella pubblicazione d’intercettazioni. Il Presidente della CEI, nell’esercizio del proprio ruolo, aveva fatto un discorso perfettamente nella sua competenza (ovviamente poi mi sono dovuto sorbire i soliti ritornelli laicisti sull’ingerenza); ma che c’entravano le intercettazioni, tanto più che egli stesso ha avuto cura di premettere che non era argomento "su cui i Pastori debbono esprimersi nel merito"? Non è bello il modo in cui l’opinione pubblica ne è venuta a conoscenza, ma ormai ci sono; e più della divulgazione delle intercettazioni bisognerebbe preoccuparsi di ciò che è stato intercettato. Il problema è nella Luna, non nel dito che la indica.


4 responses to “Non è il caso d’essere faziosi

  • utente anonimo

    Come ormai ho già detto in migliaia di post e siti…

    il problema non è il cattolicesimo o meno. stiamo parlando di una lotta di potere tra l’Opus Dei(o la CEI, se preferite) e i grandi gruppi economici italiani e stranieri per il controllo di un’azienda privata con sede alle Cayman che possiede un credito nei confronti dello stato di solo 1.439.755 milioni di euro.

    Direi che andrebbero presi tutti, legati su un iceberg e mandati alla deriva tra l’isola di pasqua e le hawaii.

    Niccolò

  • utente anonimo

    Credo che porre il problema in una guerra tra Cattolici e non-Cattolici sia un’inutile perdita di tempo oltre che oltraggioso per chi crede in un’etica cristiana. Fazio sta dimostrando, a mio modestissimo parere, di essere poco cattolico e molto arrogante. Quando vi sono questi casi di “coscienza” penso sempre a quel personaggio della Divin Commedia che è Pier Delle Vigne e alla sua vicenda. L’etica (scusate, Etica) cristiana gli (parlo di Fazio) imporrebbe di rispettare anche noi comuni cittadini e di dimettersi. Sta solo dando l’idea ( ma è indubbio che finchè non si esprimerà la magistratura Fazio è innocente )di essere attaccato alla poltrona.

    Nicolò Rui

  • ClaudioLXXXI

    Niccolò 1
    La Chiesa vuole impadronirsi dei mezzi per ricattare lo Stato italiano, del tipo “o si cancella tutto quel che è stato da Porta Pia in poi o voi andate in bancarotta”?
    Sei il mio no global preferito. Ti darei un bacio in fronte, come dice Fiorani.🙂

    Nicolò 2
    Però, il paragone dantesco è proprio calzante… spero per Fazio che la conclusione sia diversa!

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