L’amato da Dio

L’amato da Dio

 

 

Avete mai visto Amadeus, il film di Milos Forman che parla della vita di Mozart? Se la risposta è sì (oppure è “no, ma non mi faccio problemi a leggere significative rivelazioni sulla trama”) potete proseguire. Altrimenti vedetelo, e poi tornate qui. Vi aspetto.      

 

 

 

 

 

L’avete visto?

Bene. Adesso ve lo posso dire: questo film non parla della vita di Mozart. Parla della preghiera e del nostro modo di rapportarci a Dio.

Posso spiegare.                

 

Il film è bello, non c’è che dire. Amadeus ha vinto (oltre a un sacco di altre cose) ben otto premi Oscar: film, regia, attore protagonista, costumi, trucco, sonoro, scenografia, sceneggiatura non originale. Non so se siano tutti meritati. Del premio al miglior attore dirò dopo. Sicuramente vincere il premio per il sonoro, quando si traffica con le musiche di Mozart, non è impossibile; né dissento sui costumi o sul trucco, insomma i premi “tecnici”, estremamente belli e fedeli all’epoca dell’Ancien Régime (e che sia quello lo spirito dell’epoca lo si capisce, guardate la fatica che fa Mozart a far accettare all’Imperatore Il Flauto Magico). Casomai non avrei dato a Peter Shaffer il premio per la sceneggiatura in cui c’è qualche buco, alcuni personaggi che poco prima appaiono fondamentali nella vita del compositore (l’Arcivescovo, Giuseppe II) di punto in bianco non sono più nominati, sicché non si capisce bene che fine facciano; ma nonostante questi difetti nel complesso lo spettacolo tiene. La regia di Milos Forman (che all’Oscar è abituato) non è completamente lineare, e il film termina un po’ troppo bruscamente considerata la sua lentezza, ma se siete ammiratori di Mozart passerete sopra questi difetti veniali… e rischierete un’amara delusione.

Già, perché la fama che ha il film (cioè appunto di essere la storia di Mozart) è completamente sbagliata. Lo spettatore che si predispone a vedere il film sperando di sapere qualcosa sul personaggio, se non ha precedenti nozioni è ingannato; se le ha, rimane inevitabilmente deluso. Della vita di Wolfang Amadeus Mozart il film mostra ben poco. Viaggi in Italia, incontri con altri celebri compositori del tempo come Hendel e Beethoven, composizione di 400 opere per pianoforte, procreazione di undici figli di cui solo due sopravvissero alla morte del padre… il film omette questo e altro, incentrando la pellicola su una “leggenda” non provata, la pazzia di Salieri e la sua invidia per il “divin fanciullo”.

A dirla tutta, Mozart non è neanche il personaggio principale del film. O almeno così hanno pensato all’Academy Award, poiché sia Tom Hulce che F. Murray Abraham hanno avuto una nomination come attore protagonista: non so quante volte sia capitato nella storia di questo premio, che due attori candidati provenissero dallo stesso film, ma è certo significativo. Ebbene, alla faccia della decantata biografia di Mozart, l’Oscar lo ha ricevuto Murray Abraham.

Personalmente non posso che essere d’accordo. Tom Hulce è bravo, tratteggia un Mozart volgare e geniale, spensierato viveur adultero e contemporaneamente sincero innamorato di sua moglie. Ma il personaggio che spicca è proprio Salieri, e ammirabile ne è l’interpretazione di F. Murray Abraham (specializzato e bravissimo nelle parti del cattivo). L’attore riesce a rendere benissimo la complessità dei sentimenti del vecchio compositore verso il più giovane: senso d’inferiorità, invidia, odio, ammirazione… mediocrità: “mediocri di tutto il mondo, io vi assolvo!”. Non è facile esplicitare il dramma interiore di Salieri, un dramma così squisitamente spirituale che non può che andare a lode di Milos Forman, ateo dichiarato a quanto ne so, l’essere riuscito a renderlo così bene.

 

Salieri è come il fratello maggiore nella parabola dei due fratelli (quella che tutti ricordano come la parabola del figliol prodigo, nonostante San Luca non usi mai quest’espressione dovuta probabilmente a una tradizione amanuense): è uno che segue i precetti di Dio, ma non esattamente per amore di Dio, e s’infuria quando vede uno che non li ha mai seguiti ed è trattato meglio di lui.

La sua fede è prettamente utilitaristica, legata ai vantaggi materiali che egli consegue o crede di conseguire in virtù di essa. Il bambino Antonio Salieri si rivolge al crocefisso e gli fa un discorso del tipo: caro Signore, io ti offro la mia devozione e la mia vita, la mia castità e la mia operosità, obbedirò a tutti i tuoi comandamenti, ti loderò con la musica, e tu in cambio mi darai il talento, l’ammirazione della gente, mi farai essere il migliore. Ma questo non è amore, questa è logica do ut des. E che ciò non sia precisamente l’ideale perfetto di devozione, lo suggerisce la gioia con cui il giovanetto accoglie la notizia della morte del padre, che voleva negargli la carriera musicale per imporgli una triste vita da commerciante.

A questo punto possiamo anche fare una pausa per chiederci, noi che preghiamo non dico sovente ma quanto meno con una certa periodicità: per cosa preghiamo? Per amore? Per abitudine? Per convenienza?

Orbene, Salieri diventa compositore di corte per Giuseppe II, dunque il contratto pare essere stato eseguito da entrambi i contraenti. Non si può dire che egli sia irriconoscente: quando compone una piccola marcia musicale da sottoporre all’Imperatore, dopo che gli è venuta l’ispirazione mormora un sentito “grazie! ” al crocifisso che ha sempre sul pianoforte.

E poi, a guisa di punizione celeste, arriva giustappunto lui: Wolfgang Amadeus Mozart. Ma come?!? Quel gaudente, festaiolo, impenitente, donnaiolo, guitto, godereccio, volgare, spensierato, sporcaccione, spendaccione, beone, crapulone, irresponsabile, irritante, irriverente, uno che dalla mattina alla sera si dedica alla piena soddisfazione dei sensi… e io, con una vita di rinunce e penitenze… e a lui hai dato il Genio, la sua è la vera musica divina! Ma scherziamo! Dio, tu mi hai imbrogliato, non doveva andare così! Salieri va in collera a tal punto che getta il crocifisso nel caminetto acceso e, guardandolo ardere, gli dice: d’ora in poi Tu e io siamo nemici. Adesso lo aggiusto io il Tuo prediletto, riuscirò a rovinarlo.

E se avete visto il film, sapete come va a finire.     

 

Ecco. Nonostante un bel po’ di gente là fuori pensi a questa pellicola come alla biografia di un grande autore, adesso voi e io sappiamo come stanno realmente le cose. E se ci pensiamo bene, non è affatto un caso che il titolo non sia “Vita di Mozart” o qualcosa del genere, ma bensì “Amadeus”.

Chi è l’amato da Dio?

Cosa vuole veramente Lui da noi?

 

“Mozart… quando sento ridere quell’uomo volgare, quella maledetta scimmia… ecco: IO SENTO DIO CHE RIDE DI ME!”

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6 responses to “L’amato da Dio

  • poemen

    complimenti per l’esposizione.
    concordo completamente.

    a me viene in mente anche Caino e Abele (con Abele che offre sacrifici che Dio mostra di gradire, scatenando la rivalita’ di Caino).

    Probabilmente e’ proprio la rivalita’ (verso Dio e verso gli altri) il vero motore di tanti nostri comportamenti ed e’ il sentimento che sta alla base di tante paure, invidie, gelosie, resistenze, conflitti con la verita’.

    un caro saluto.

  • stark86

    Ama-deus? 😛

    Bel film e bella interpretazione 🙂

  • ClaudioLXXXI

    Grazie. 🙂
    Il fratello maggiore, Caino e Abele, le critiche ai farisei… a cercare bene si troverebbero molti altri esempi nella Bibbia e negli autori cristiani di tutti i tempi. Per esempio scriveva Sant’Escrivà che “santerello sta a santo come bigotto sta a devoto: è la sua caricatura”.
    Tutte le pratiche di pietà, le orazioni e le genuflessioni, la rispettabilissima buona condotta, tutto quanto è vuoto se non è fatto per vero amore verso Dio (che se è vero si traduce in amore verso il prossimo). Non è che i dieci comandamenti e le norme ecclesiali e tutto il resto siano insignificanti, attenzione, ma sono accessori: il grande comandamento è il comandamento della carità, e se non ho la carità sono un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna, eccetera, insomma il nucleo del cristianesimo è l’amore. E il resto è conseguenza, che nessuno conseguirà mai completamente perché nessuno è perfetto.

    P.S. Stark, prima o poi posto anche quella di Matrix, me la tengo da parte per qualche occasione speciale 😉

  • stark86

    Eheheh, quella di Matrix la so a memoria 😀
    Invece non mi dispiacerebbe leggere qualcosa di tuo su Donnie Darko 🙂

  • ClaudioLXXXI

    Avevo iniziato a buttare giù una riflessione su Donnie Darko (incentrata proprio sul libero arbitrio e sulla scelta di Donnie), dovrebbe essere da qualche parte tra le mie “incompiute”. Vedrò di ripescarla e completarla 😉

  • Crosta

    Ecco, appunto. L’hai ritrovata?
    🙂
    Cri

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