Perdono ed espiazione

Perdono ed espiazione

  

 

  Di recente mi sono trovato, per i miei peccati e per gli imprevedibili casi della vita, a dire ad una persona a cui tengo: “perdonami”. Chi non si è mai trovato in una posizione simile? Sinceramente non invidio colui o colei che non ha mai dovuto chiedere perdono, che non ha mai fatto in vita sua un pur misero atto di contrizione. Quale spaventoso allontanamento dal consesso di noi poveri mortali, quale alienazione dalla condizione umana di essere fallibile!

Naturalmente sarebbe bello essere perdonati dalle persone che abbiamo ferito così, uno schiocco di dita e via, tranquillamente, a malapena sussurrando un semplice e magari formale “scusami”. Ah, come sarebbe bello.

Oppure no?

Sono convinto che ogni persona che vuol essere perdonata voglia nel proprio intimo anche meritare il perdono, almeno in parte, espiando per quanto può. Ma non solo per mortificazione, non per quella sorta di masochistico anelito all’autoflagellazione sanguinolenta che a Pasqua del 2004 una certa intellighenzia di casa nostra attribuiva a chi al cinema apprezzava La Passione di Cristo; c’è di più. È che con la penitenza si interviene in un atto che altrimenti “apparterrebbe” solo a colui che perdona. Scrive Borges che “il perdono purifica l’offeso, non l’offensore, col quale il perdono non ha quasi relazione”.*

Il perdono in sé è cosa dell’offeso e non dell’offensore: ma con l’espiazione quest’ultimo partecipa ad esso. E sia chiaro che non sto parlando soltanto di perdono ed espiazione in senso cattolico (qui c’è tutta la “teologia umanistica”, a cui convintamente aderisco, della sinergia tra volontà umana e grazia divina), ma anche nei rapporti interpersonali che sperimentiamo tutti i giorni: in fondo al cuore noi vogliamo poter determinare e causare, almeno in parte, questo fenomeno – l’essere perdonati – che ha tanta influenza sulla nostra vita, questa cosa che desideriamo così intensamente. Per quanto alle volte chiedere scusa e pagare il conto possa essere così dannatamente scomodo, è anche una questione di autorealizzazione personale.

 

  

 

*Una preghiera, breve prosa contenuta nella raccolta poetica Elogio dell’ombra, di Jorge Luis Borges (sperando che ciò non sia punibile quale violazione del copyright):

 

La mia bocca ha pronunciato e pronuncerà, migliaia di volte e nelle due lingue che mi sono intime, il ‘padre nostro’, ma io non lo capisco che in parte. Questa mattina, del primo giorno di luglio del 1969, voglio tentare una preghiera che sia personale, non ereditata. So che si tratta di un’impresa che esige una sincerità quasi sovrumana. È evidente, per cominciare, che mi è vietato chiedere. Chiedere che non si offuschi del tutto la mia vista sarebbe pazzia; so di migliaia di persone che vedono e che non sono per questo più felici, giuste o sapienti. Il processo del tempo è una trama di effetti e di cause, di modo che chiedere qualsiasi mercede, per infima che sia, è chiedere che si rompa un anello di quella trama di ferro, è chiedere che si sia già rotto. Nessuno merita un tale miracolo. Non posso supplicare che i miei errori mi siano perdonati; il perdono è un atto di altri e io soltanto posso salvarmi. II perdono purifica l’offeso, non l’offensore, col quale il perdono non ha quasi relazione. La libertà del mio arbitrio è forse illusoria, ma posso dare o sognare che dò. Posso dare il coraggio, che non ho; posso dare la speranza, che in me non alberga; posso insegnare la volontà d’imparare quel che so appena o che intravedo. Voglio esser ricordato meno come poeta che come amico; che qualcuno ripeta una cadenza di Dunbar o di Frost o dell’uomo che vide nella mezzanotte l’albero che sanguina, la Croce, e pensi che per la prima volta l’udì dalle mie labbra. Il resto non m’importa; spero che l’oblio non tardi. Ignoriamo i disegni dell’universo, ma sappiamo che ragionare con lucidità e operare con giustizia è aiutare quei disegni, che non ci saranno rivelati. Voglio morire del tutto; voglio morire con questo compagno, il mio corpo.


4 responses to “Perdono ed espiazione

  • etty

    è bello trovare blog che camminano sui passi della Fede, con coraggio ed umiltà
    buon cammino

  • utente anonimo

    Coraggio ed umiltà forse sono le virtù che mi appartengono di meno ;-D (tanto per usare un eufemismo), ma grazie🙂

    Claudio

  • Cuoredipizza

    Chiedere perdono, e riceverlo, credo sia una delle esperienze più importanti della vita.
    Ed è la strada maestra perché diventi possibile anche concederlo ad altri, il perdono.

    Non trovi?

    La vita è saporita…
    ad Jesum per Mariam

  • berlic

    La preghiera che viene esaudita è quella in cui uno non chiede, ma dice: questo è il desiderio del mio cuore, non merito niente, fa di me quello che ritieni meglio. Lo so per esperienza personale, più e più volte.

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