Harry Potter e il traduttore traditore

Harry Potter e il traduttore traditore

  

 

E così, tra poco meno di un mese (6 gennaio 2006), arriverà finalmente nelle nostre librerie dopo circa sei mesi dall’uscita dell’originale inglese la versione italiana di Harry Potter and the Half-Blood Prince. Ovvero Harry Potter e il Principe Mezzosangue. Nulla di strano in questa traduzione, si potrebbe pensare, una semplice trasposizione da un idioma all’altro. E invece proprio per niente: questo titolo è una colossale baggianata editoriale.

 

Premessa per il lettore ignaro. Il mondo di Harry Potter è, come ogni fantasy, ambientato in un altrove. Che però non è un altrove lontanissimo e radicalmente altro, come la Terra di Mezzo di J.R.R. Tolkien o il Mondo Disco di Terry Pratchett; e neanche un universo separato ma raggiungibile, come la Narnia di C.S. Lewis (basta aprire l’armadio giusto) o il MedioMondo di Stephen King (basta passare per una porta incardinata nel nulla); e non è neppure il nostro stesso mondo come fu in un ipotetico e remotissimo passato, per esempio l’Era Hyboriana di 15.000 anni fa in cui visse e guerreggiò Conan il Barbaro nelle storie di R.E. Howard, o come sarà nel futuro tecnologico della letteratura fantascientifica. No: l’altrove ordinato, coerente, ironico e meraviglioso inventato da Joanne Kathleen Rowling è vicinissimo al qui-e-ora in cui siamo noi, è proprio dietro l’angolo, anzi ci siamo in mezzo e non ce ne accorgiamo neppure. I maghi e le streghe vivono tra i Babbani (= privi di poteri magici, Muggle in inglese), si mimetizzano, si nascondono.

Per esempio a Londra, proprio nella city con il Big Ben e tutto il resto, ci sono almeno due strade completamente magiche (Diagon Alley e Nocturn Alley) a cui si accede bussando nel modo giusto su un certo muro, il Ministero della Magia inglese (ci si entra da una cabina telefonica, basta digitare il 62442 – numero un po’ curioso, ma se basta questo a rendere Harry Potter anticristiano, mi mangio un Boccino con tutte le ali…), l’ospedale San Mungo per malattie e ferite magiche (avvicinarsi a un magazzino chiuso per restauri e sussurrare al manichino in vetrina), e chissà che altro ancora. Dal binario 9 e ¾ della stazione ogni settembre parte il treno su cui i ragazzi si recano alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, per passarci un anno scolastico e ricevere la doverosa istruzione. E le case in cui abitano i maghi e le streghe sono proprio vicino alle nostre, ma chissà per quale incantesimo noi proprio non ce ne accorgiamo.

Insomma, il mondo di Harry Potter è l’altrove della porta accanto. Soltanto Hogwarts ed il vicino villaggio di Hogsmeade a cui i ragazzi vanno in gita (l’unico villaggio completamente magico di tutta la Gran Bretagna, c’è scritto sugli opuscoli commerciali) sono un po’ più appartati dal mondo Babbano; e con tutto il casino che ci può combinare un’intera scuola di bambini ed adolescenti dagli 11 ai 18 anni, armati di bacchetta magica, è facile capire perché.

 

Già, i ragazzi. Alcuni sono figli di maghi e streghe come loro e vengono da famiglie perfettamente integrate nel mondo della magia; per altri invece il dono non è ereditario, uno o entrambi i loro genitori sono privi di poteri magici. In tal caso essi sono Muggle-born, nati da Babbani, che è una parola dal valore abbastanza neutro. Però, se li volete insultare pesantemente, chiamateli Mudblood: come a dire "sanguesporco", "schifosangue", una cosa molto offensiva. È un po’ come la differenza tra "nero" e "negro", per capirci. Parole così oltraggiose le usano solo le persone antipatiche e molto orgogliose della propria ascendenza completamente non Babbana. C’è da dire però che forse anche il comune mago della strada guarda un po’ con sussiego i Muggle-born, salvo guardarsi bene dal dire ad alta voce Mudblood perché non è politicamente corretto. Sono ancora un po’ troppi a dare troppa importanza all’ascendenza familiare, ed anche questo consentì anni fa l’ascesa al potere di Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato. Forse in Inghilterra, dove la parola aristocrazia significa ancora qualcosa, questa tematica ha più presa che sul lettore italiano; che però si trova suo malgrado invischiato in uno specioso equivoco linguistico che gli incasina tutta la questione.

Sono assai grato a Marina Astrologo per aver organizzato assieme a Nanni Moretti, qualche anno fa, i girotondi che rallegrarono un po’ il clima politico italiano (ricordo infatti delle gran risate); le sono un po’ meno grato per la sua traduzione dei primi due libri della serie, non esattamente eccelsa (e meno male che dal terzo in poi è subentrata Beatrice Masini, che ha aggiustato quel che ha potuto). Infatti, nella versione originale del secondo libro, la faccenda Muggle-born & Mudblood è spiegata in questi termini da Ron, il migliore amico di Harry: "Mudblood’s a really foul name for someone who is Muggle-born – you know, non-magic parents. There are some wizards – like Malfoy’s family – who think they’re better than everyone else because they’re what people call pure-blood."

Ma la versione italiana riporta: "Mezzosangue" è un insulto spregevole e significa un mago nato Babbano… voglio dire, da genitori non maghi. Alcuni – come la famiglia Malfoy, per esempio – pensano di essere meglio di tutti perché sono quello che la gente chiama "purosangue". Bel risultato: Muggle-born non ha una specifica traduzione, e Mudblood è reso con Mezzosangue che però non ha affatto la medesima forza ingiuriosa e soprattutto esprime in sé un altro concetto, e precisamente l’essere un incrocio tra due qualsivoglia stirpi, un meticcio (e mi chiedo quale vocabolo anglosassone avrebbe scelto Marcello Pera, per la sua memorabile boutade estiva sui meticci, se avesse dissertato in inglese), insomma un Half-blood.

 

Ed ecco l’inghippo: Half-blood è appunto la parola che compare nel titolo del sesto libro, che qualcuno (non diciamo chi) si attribuisce. Sennonché il lettore italiano resterà giustamente spaesato a leggere Principe Mezzosangue: c’è qualcosa che non quadra, fino ad ora si è detto che Mezzosangue è un insulto spaventoso, ma chi è questo cretino che lo assegna a sé stesso?

Avessero almeno, dopo aver fatto il danno con il Mudblood, modificato l’Half-blood: tanto valeva tradurre il titolo in altro modo, mettendo da parte il Mezzosangue ormai definitivamente archiviato quale parola ingiuriosa. Magari si sarebbe potuto optare per "il Principe meticcio", ma forse il summenzionato Presidente del Senato l’avrebbe presa come un’allusione nei suoi confronti.

Il non appassionato dei libri di Harry Potter potrebbe obiettare che si tratta di una fesseria, roba che non merita certo tanta indignazione, fossero questi i guai della vita. Ma il sottoscritto, che i libri della Rowling li apprezza tanto da rileggerseli tutti almeno una volta l’anno, ci è rimasto male comunque. Insiste a lamentarsi e resta altamente infastidito da queste deplorevoli manomissioni di significato, tanto più che questo non è uno di quei casi di inevitabile intraducibilità che talvolta si presentano, ma poteva tranquillamente essere evitato con un briciolo di attenzione in più. E si ripromette, oltre che di spiegare prossimamente perché a suo modesto parere finora Harry Potter si è dimostrato tutt’altro che anticristiano, di migliorare la propria dimestichezza con l’inglese, per diminuire la sua dipendenza da questi (e non altri: lungi da me il colpevolizzare l’intera categoria) traduttori traditori.


6 responses to “Harry Potter e il traduttore traditore

  • Histon

    Buona notte fratello mio e complimenti per il blog.
    Histon

  • ClaudioLXXXI

    Buonanotte a te, e grazie🙂

  • berlic

    Ah, ne discutevo proprio l’altro giorno con un collega americano che mi faceva notare il problema del titolo.
    Traduzioni penose, infatti: adesso che sto leggendo HP1 a mio figlio, e sono “costretto” ad andare lento, ci trovo tanti strafalcioni che metà basta.
    Però nel post mi hai infilato un mezzo-spoiler…meno male che HP6 l’ho letto una settimana dopo che è uscito;-)!

  • ClaudioLXXXI

    Half-blood spoiler? Quale, che rimedio? (chi non ha letto HP6 è pregato di non proseguire)

  • berlic

    Diciamo un half-spoiler:
    “The Half-Blood Prince è un soprannome che qualcuno (non diciamo chi) si è attribuito, un po’ fieramente un po’ sarcasticamente, con un gioco di parole che non rivelo.”
    In un certo senso è rivelatore, sgombra il campo da alcune ipotesi su cui ho elucubrato per parecchi capitoli. Quantomeno mi ha fatto subito pensare a…

  • ClaudioLXXXI

    Corretto, ora un eventuale ignaro lettore dovrebbe essere al riparo. Grazie🙂

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