Dovrei essere un buon relativista

Dovrei essere un buon relativista

  

 

Proprio così: essendo un buon cristiano (beh: ci provo…), dovrei essere anche un relativista. Consequenzialità ineccepibile.

Mi ero perso, una decina di giorni fa, questo spericolato esercizio di alta sofistica da parte di Giulio Giorello. All’inizio avevo pensato a una forzatura del titolo: ma insomma, porca miseria, Giorello è pur sempre un filosofo della scienza, mica il primo babbeo che apre bocca, i significati esatti delle parole li ha studiati. E invece, leggendo l’intervista rilasciata alla Stampa, ho scoperto con stupore che non c’era nessuna forzatura: ipse dixit.

«Il vecchio “Joe”, come dicevano gli americani quando apprendevano qualche malefatta di Stalin, l’ha sparata di nuovo grossa. Ma è meglio così, ogni volta che Joseph Ratzinger attacca il relativismo, vendo qualche copia in più del mio libro». Sorvolando sul sarcasmo di buon gusto che paragona il Santo Padre al non compianto “padre dei popoli”, piuttosto mi meraviglio che Giorello si meravigli che il Papa abbia criticato l’agnosticismo e il relativismo. È il suo lavoro. Da un vegetariano non mi aspetto l’elogio della bistecca, dopotutto.

Eppure al filosofo i conti non tornano. «Non riesco bene a capire la ragione profonda per prendersela contro l’atteggiamento relativistico, il relativismo, infatti, non è un dogma, “Non c’è verità”, non è nemmeno la frase banale e insensata “tutto è relativo”. Il relativismo è l’atteggiamento mentale per il quale ogni dottrina, ogni punto di vista, ogni stile di vita ha diritto di esistere». Prendiamolo in parola: il nazismo ha diritto d’esistere, l’antropofagia ha diritto d’esistere, le religioni che contemplano i sacrifici umani hanno diritto d’esistere. Tutto ha diritto d’esistere? Ma siamo proprio sicuri? Forse Giorello sottintendeva implicitamente qualche steccato, qualche necessaria caratteristica, qualche minimo comune denominatore di civiltà al di sotto del quale una dottrina/punto di vista/stile di vita non ha diritto d’esistere. Il nazismo andava combattuto, così come dovremmo combattere chi oggi volesse uccidere gli esseri umani per mangiarli o sacrificarli alle divinità. Per essere coerente con il suo “tutto ha diritto d’esistere”, il nostro filosofo dovrebbe accademicamente costruire o almeno non rigettare improbabili apologie di questi esempi estremi.

Giorello dice che il relativismo non è il dogma “non c’è verità”. Non so cosa egli creda sia un dogma, ma immagino si renda conto che l’asserto è autocontraddittorio. Se non c’è verità, allora anche la stessa frase “non c’è verità” non è vera. Il che vuol dire che almeno qualche verità deve esserci. Ma se qualche verità c’è, cade l’assunto di base. Una variazione sul tema del paradosso di Epimenide cretese, un serpente uroboros che si morde la coda. Perlomeno questo Giorello pare volerlo evitare, però la sua vagheggiata supertolleranza a me pare proprio la traduzione concreta dell’assunto “non c’è verità” che già altri, a partire dalla sofistica greca, sostennero e sostengono. Il deficit di coerenza, sinceramente, ce lo vedo comunque.

Ma andatelo a dire a tutti i deboli di pensiero che sostengono il pensiero debole: vi rinfacciano i crimini commessi nella storia in nome della Verità, come fa il giornalista che pensa a «Quando gli «assolutisti», in nome del proprio assoluto, massacravano chi la pensava diversamente…», e Giorello risponde: «Nella storia si è sempre ucciso nel nome dell’assolutismo, mai del relativismo. Un vero cristiano dovrebbe essere sempre relativista… »

Bah. A me qualche vittima del relativismo pure viene in mente, per esempio tutti i feti abortiti in nome dell’ideologia che relativizza e subordina il loro diritto di vivere alla volontà di qualcun altro. E continuo a pensare che un vero cristiano (a meno che non sia gravemente confuso sulla propria identità, cosa che sospetto sia il fine ultimo di questo bel sofisma) è uno che crede alle parole “io sono la Via, la Verità e la Vita”: il che, nonostante tutte le supercazzole dei philosophettes, resta proprio incompatibile col relativismo. Che poi la Verità cristiana vada pro-posta e non im-posta, e sia contrario all’ortoprassi procedere diversamente, è o dovrebbe essere pacifico; e oggigiorno la Chiesa paga un alto prezzo in termini di credibilità per tutte le volte in cui non lo fu affatto. Ma da qui al veto di dire (non di imporre con le armi, a meno che non sia superato quel minimo comune denominatore oltre il quale c’è l’abominio) “tu hai torto”, all’incrocio bastardo (nel senso di ibrido) del “cristiano relativista”, c’è una distanza siderale.

Alla fine, nauseato dal ricordo di un confronto tra Ratzinger e Habermas in cui il primo faceva miglior figura del secondo, Giorello ventila l’ipotesi seducente: «Se questi deliri sono filosofia, pensiero laico, io smetto di fare il filosofo. Preferisco aprire un bar ai Caraibi e gustarmi il rhum, che laggiù è ottimo». Buon viaggio.


10 responses to “Dovrei essere un buon relativista

  • utente anonimo

    «La libertà non appartiene a nessuno. E’ un’aria in cui respirano tutti, e non può essere sequestrata nè da una religione nè da un’ideologia. Perché il giorno che qualcuno comincia a pensare che la propria Chiesa è l’unica giusta, le altre cominciano a stare un po’ male… Preferisco tenermi la libertà della filosofia alle promesse di intervento da parte dei Ratzinger di tutto il mondo»
    Attaccare l’attaccabile è un atto dovuto, ma non particolarmente coraggioso…
    Piuttosto che fare sofismi criticando sofismi, mi “assuefaccio” con l’idea di libertà espressa nello stesso articolo messo all’indice.
    E’ bello riuscire a prendere tutto ciò che c’è di buono, lasciando ciò che sembra brutto al libero arbitrio dell’autore, rispettandolo.
    Saluti

  • Giggi76

    Complimenti per il blog, scoperto solo ora. Giorello vs. Ratzinger? Sarebbe bello assistervi, dubito cmq che il buon prof. Giulio abbia mai letto per intero un libro del Papa…

  • ClaudioLXXXI

    #1

    * Perché il giorno che qualcuno comincia a pensare che la propria Chiesa è l’unica giusta, le altre cominciano a stare un po’ male… *

    Ma vedi, o sconosciuto anonimo, il guaio del relativismo è che non si limita a criticare l’uso della forza nei rapporti tra diverse weltanschauung. Questo è condivisibile. Il relativismo arriva a dire che nessuna deve credere di essere giusta e di conseguenza (per coerenza strutturale) le altre sono sbagliate, che dire “io ho ragione e tu hai torto” è arroganza. Ma questo è
    intimamente autocontraddittorio, perchè si esprime pur sempre una ragione accusando chi non la condivide di essere nel torto. Tutti sono convinti delle proprie idee (se hanno le idee chiare), possono e devono dire agli altri in un rispettoso dialogo “hai torto”. Il relativismo, l’idolatria del dubbio, è la grande tragedia intellettuale della nostra epoca.

    #2
    Mah, Giorello è intelligente, quelle cose mica le ha dette perchè è stupido. Le ha dette per confondere ancora di più le idee ai cristiani
    un po’ confusi su cosa significa essere cristiano. Credo che abbia letto eccome i libri del Papa, pure io leggerei per intero un suo libro se qualcuno me lo prestasse.
    Grazie del complimento, ciao.

  • ClaudioLXXXI

    * E’ bello riuscire a prendere tutto ciò che c’è di buono, lasciando ciò che sembra brutto al libero arbitrio dell’autore, rispettandolo *

    Come a dire “prendiamo quello che di buono hanno prodotto tutti i sistemi di idee, e quello che è brutto lasciamolo dov’è?”
    Ma le idee di un sistema non sono prodotti da supermarket, che ne prendi uno e lasci gli altri. In un sistema coeso tout se tient, questo perde senso se è slegato da quello.
    Comunque ci sono due modi per fare l’operazione intellettuale che auspichi. Uno è l’inclusivismo, ovvero: noi abbiamo ragione, ma gli altri pur avendo complessivamente torto hanno espresso anche valori positivi e ammirevoli che dobbiamo risconoscere ed anzi possiamo mutuare, sempre attenti a non slegarli però dal contesto imperfetto in cui sono maturati. Come dicevo altrove, il male non è un assoluto ma sempre una mancanza di bene.
    Questo è l’inclusivismo e mi va benissimo. Altro è dire: nessuno ha più ragione degli altri, tutti hanno prodotto qualcosa di buono e qualcosa di cattivo, prendiamo il buono e lasciamo il cattivo. Questo si chiama sincretismo, è un relativismo temperato ma per i motivi sopra detti è comunque sbagliato. Ciò non toglie che Franco Battiato sia il mio cantante italiano preferito.

    Uh, colte riflessioni epistemologiche neanche alle nove di mattina, la giornata comincia benissimo.🙂
    Ciao

  • utente anonimo

    Penso che tu abbia molte ragioni a sbertucciare Giorello, che in varie occasioni (ad esempio a Otto e mezzo) mi ha dato l’imporessione di essere un gran presuntuoso e un intollerante.

    La questione del relativismo l’ha posta in maniera molto più consequenziale il cattolico Dario Antiseri, che si dice “cristiano perché relativista, relativista perché cristiano” (gli ho dedicato un post tempo fa). Tutto un altro argomentare. Ciao (bel post).

    wrh

  • poemen

    Vi segnalo questa risposta ad Antiseri, dal sito di Sandro Magister. Io non commento perché non ho ancora finito di leggerla…🙂

  • ClaudioLXXXI

    Poemen, il link non funziona…

  • poemen

    Devo aver sbagliato qualche tag…

    Mi scuso e…
    ci riprovo

  • stark86

    Sto guardando tutti i post sul relativismo😀

    Mai sentito Giorello, mai visto Giorello, mai letto Giorello: sostanzialmente non so chi sia Giorello 😛

    Però leggendo questo post mi è venuto in mente un ragionamento che facevo qualche giorno fa ascoltando “Imagine”: quanto sarebbe terribile un mondo intriso di “pace perpetua” (visto che ti piace Kant, cit.)?
    Un attimo, spiego🙂
    Non so tu, non so gli altri, ma io parto dall’idea della intrinseca malvagità dell’uomo. Quest’estate ho letto Fromm, Essere o avere?, e davvero ho riso durante la sua spiegazione di come l’uomo sia per natura buono, laborioso, incline alla fratellanza, eccetera eccetera (poi tutte queste qualità per lui si perdono con il culto dell’avere). Ma che, l’uomo è per natura cattivo e vendicativo, pigro e naturalmente solitario. È sempre stato così: in questo caso davvero la Storia insegna. Ma non è proprio questo il nostro scopo? “Cercare” la pace piuttosto che ottenerla?
    Ora, tenendo presente questo ti posso dire che anche il nazismo ha avuto il suo perché. NON sto dicendo che sia stato giusto, ma semplicemente che è stato una sorta di vertice culminante di tutta la Storia dell’Uomo. E che, prima o poi, si ripeterà, ne sono più che sicuro. Terribile, insensato, agghiacciante… tutti aggettivi perfetti per una tragedia di tali dimensioni: tragedia che è (e sarà, in tutte le forme sotto le quali si ripresenterà) lo specchio di quello che effettivamente l’Uomo è (ovviamente mettiamoci dentro tutte le tragedie di questo mondo, dai gulag alle Foibe. Par condicio).
    Forse il termine “diritto di esistere” è un’espressione troppo forte, io parlerei più di una “ragione di esistere”.

  • ClaudioLXXXI

    Se un un mondo intriso di pace perpetua sarebbe terribile?
    Certo che lo sarebbe. Hanno perso milioni di raccolti, lì nei campi dove gli esseri umani vengono coltivati, ricordi?😉

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