“cristiano perchè relativista, relativista perchè cristiano” (cit.)

“Cristiano perché relativista, relativista perché cristiano” (cit.)

 

Necessaria la previa lettura di questo (magari passando per questo).

 

Se ho ben capito, Antiseri presenta la fede e la non-fede come pure opzioni della volontà, entrambe indimostrabili e dunque mere scelte ad arbitrio del singolo, scommesse pascaliane. E la ragione non può dirimere questo dilemma, perchè è limitata e incapace di giustificare alcunché.

Vediamo un po’. Il relativismo ha in effetti un rapporto ambiguo con l’illuminismo, perché da una parte si presenta come suo erede storico e conclusione ineluttabile del cammino iniziato da Cartesio (tormentone che Repubblica, Scalfari in testa, sostiene da tempo*); ma d’altra parte, dell’illuminismo, il relativismo è figlio parricida. L’illuminismo si affidava alla pura Ragione, la Ragione infallibile che porta tutti gli uomini che la seguono alle medesime conclusioni (che dunque sono VERE e ASSOLUTE, uguali per tutti, nel giusnaturalismo moderno il bene è tale per tutti anche se non c’è Dio a dirlo); ma questa nozione è andata in crisi dopo “la delusione dei Lumi”, dopo che il XX secolo ha offerto – invece che la società perfetta sicuramente ventura, una volta liberatici dall’oscuro retaggio dei secoli bui – orrori a volontà. E così, dopo aver perso la fede nella Fede, l’uomo occidentale perdeva la fede nella Ragione.

Ora, Antiseri da cattolico condivide questa critica alla Ragione, che da sola non fornisce né la salvezza in cielo né la pace sociale in terra. Così propone una ragione più sobria e conscia dei propri limiti. Che appunto è la posizione bimillenaria della Chiesa (da Agostino e Tommaso fino alla Fides et Ratio): la fede non annichilisce la ragione, la completa.

 

Tuttavia, due perplessità mi turbano. Una è quella che esprimevo già nel post su Hitch e il suo “non posso non dirmi marxista”: attenzione a non confondere le acque e far passare per simili cose che sono comunque assai differenti. Questo relativismo è ben altro dal relativismo di Giorello o di Vattimo o chi altro, c’è il rischio che chi non possiede i necessari strumenti intellettuali sentendo Antiseri dica “vabbè, ma allora il pensiero debole ha ragione!”. Io gli consiglierei umilmente, semmai, di definirsi cristiano post-relativista: abbiamo fatto i conti col relativismo, imparato la lezione che poteva insegnarci (non idolatriamo la ragione), ma sia chiaro che restiamo cristiani.

La seconda perplessità è che la fede non è una pura opzione della volontà, slegata da ogni ragione. La dottrina cattolica si presenta (pretesa scandalosa, per l’illuminismo) come metarazionale, ovvero come superamento della ragione senza rinnegarla. Come dicevo all’inizio del mio altalenante blog, io ho dei buoni motivi per essere cattolico. L’ordine dell’Universo m’induce a (quantomeno) sospettare l’esistenza di un Logos; il cristianesimo mi dà spiegazioni più convincenti del panteismo; la Chiesa mi sembra più sensata dell’anarchia protestante o delle chiese acefale ortodosse. Queste non sono stringenti argomentazioni univoche, ma non sono neppure mere opzioni della volontà: sono una fede ragionata. Scegliere tra la Chiesa cattolica, l’Islam, il karma o l’ateismo non è come fare una puntata alla roulette “bah, proviamo questo, vediamo se mi va bene”. E della scommessa di Pascal mi riservo di sproloquiare a vacanze passate.

 

* Ancora una cosa. Piccola osservazione estemporanea. Perché il relativismo ha in Italia i suoi più valenti alfieri tra gli ex-comunisti? Dopotutto il marxismo era forte, fortissimo, altro che pensiero debole. Per dire, mi sono accorto da qualche tempo che Scalfari quando attacca il Vaticano parla bene della rivoluzione francese. L’illuminismo, la laicità dello Stato, eccetera eccetera. Ma come? Non s’era detto che era stata una faccenda borghese, nuovi padroni contro i vecchi padroni, l’unica vera grande Rivoluzione essendo quella d’Ottobre? E adesso? Mah, dopo la caduta del Muro (che delusione!) bisognerà pure riciclarsi in qualche modo.

Credo che sia per questo che in Italia il relativismo sistematico, il pensiero debole teorizzato da Vattimo Giorello e compagni, ha trovato tanto consenso a sinistra. Come dire: va bene, ammetto che avevo avuto torto, ma allora nessuno più dovrà avere ragione.

 

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6 responses to ““cristiano perchè relativista, relativista perchè cristiano” (cit.)

  • utente anonimo

    Piccola osservazione estemporanea. Perché il relativismo ha in Italia i suoi più valenti alfieri tra gli ex-comunisti?

    Suggerimento forse superfluo ad un attento lettore come te. Rileggiti le pagine iniziali dell’ottimo “Senza radici” di Ratzinger-Pera e troverai la risposta.

  • windrosehotel

    Davvero interessanti le tue considerazioni. Ti rispondo (un po’ troppo sinteticamente, lo so) cominciando dalla fine:

    a) attenzione, Scalfari, che mi risulti, non è mai stato comunista (fu un parlamentare eletto nelle file del Psi, da indipendente, se non ricordo male, e deve aver avuto trascorsi “azionisti.”) Quanto a Giorello non saprei. Di Vattimo si sa;

    b) sulla prima delle tue due perplessità penso di essere sostanzialmente d’accordo;

    c) sulla seconda penso che ci sarebbe da discutere molto, ma in linea di massima non mi sembra che il discorso di Antiseri contraddica necessariamente una concezione della fede che escluda il sacrificium intellectus.

    Saluti

  • ClaudioLXXXI

    In questo momento “Senza radici” l’ho prestato, non posso andare a rileggerlo. Posso cercare recensioni sul web… (!)

    a wrh rispondo sul suo blog, è da lì che è partito il tutto.

  • ClaudioLXXXI

    Segnalo, sul tema del contrasto tra l’illuminismo settecentesco e il neoilluminismo tendente al nichilismo e al relativismo, quest’ottimo articolo di Edoardo Castagna. Vivamente consigliato.

    http://www.db.avvenire.it/avvenire/edizione_2005_12_29/articolo_607020.html

  • ago86

    Oggi i comunisti sono relativisti, mentre fino a quando c`era l`URSS erano i piu` dogmatici di tutti, nemici di ogni deviazionismo. Cio` vuol dire che costoro vogliono solo qualche dogma da seguire, non importa quale.

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