Una visione d’insieme

Una visione d’insieme

 

Dopo aver ripassato sul mio vecchio libro di geometria i diagrammi di Eulero–Venn, provo a fare ricorso alla teoria degli insiemi per dare uno sguardo generale ai modi in cui può intendersi il rapporto tra diritto e morale, tra religione e politica; in particolar modo m’interessa spiegare degnamente la differenza tra laicità e laicismo, questi due concetti troppo spesso usati come puri sinonimi. A questo scopo stabiliamo due insiemi D e M, che rappresentano rispettivamente il diritto e la morale (e su cosa siano le norme giuridiche e morali, e quale profonda differenza vi sia tra esse, ho già discettato abbastanza); ci avvediamo che essi possono relazionarsi in tre modi diversi.

(e un grazie a Cuoredipizza che mi ha spiegato come inserire le figure, essendo io troppo scemo per capirlo da solo)

 

 

1) Identificazione: D = M. Totale coincidenza del diritto e della morale. Questo può avvenire sia per la totale prevalenza della religione (teocrazia) che della politica (il paganesimo nel passato remoto, lo Stato etico hegeliano nel passato prossimo). In entrambi i casi, una delle due annichilisce l’altra e le toglie completamente ogni ragion d’essere.

 

 

2) Intersezione: D Ç M. Ecco la laicità. Mi autocito: la norma giuridica e la norma morale cattolica si pongono su due piani nettamente distinti. L’una ha riguardo al comportamento materiale, e può efficacemente influenzarlo perché è dotata di sanzione. L’altra si rivolge alla volontà interiore, ma può solo fare appello al libero arbitrio perché non esiste coercizione all’amore. Analogamente, il giudizio politico è quello che valuta un evento o un’idea per le sue conseguenze sulla polis, sulla società; il giudizio religioso valuta un evento o un’idea per la sua connotazione buona o cattiva o profana nell’ambito di un sistema religioso. Laicità non è altro che tenere distinti questi due giudizi, sicché non tutto ciò che è illecito è ingiusto e non tutto ciò che è ingiusto è illecito.

E tuttavia, il diritto e la morale sono distinti ma non distanti. In molte questioni essi convergono. Non coincidono: convergono, ovvero arrivano alla stessa conclusione da origini diverse. Per esempio, l’articolo 575 del codice penale punisce chiunque cagiona la morte di un uomo con la reclusione non inferiore ad anni ventuno, e l’articolo 56 punisce il tentativo in tal senso; ma l’articolo 115 dichiara non punibili, salva l’applicazione di misure di sicurezza, l’accordo e l’istigazione a commettere un reato che poi non sia stato effettivamente commesso. Specularmente, il quinto comandamento prescrive di non uccidere, ma l’ho già violato se ardentemente desidero la morte del mio prossimo. In questo caso (come in molti altri) il peccato e il reato hanno lo stesso oggetto, ma ciascuno nel proprio ordine e per i propri motivi. Ovvero, nella rappresentazione grafica, i due insiemi D e M hanno uno spazio in comune. È in questo spazio che possono convivere e dialogare i laici cattolici ed i laici non cattolici (e ribadisco che mi rifiuterò fino alla morte di usare la parola “laico” come fosse l’opposto di cattolico).

 

 

3) Disgiunzione: D Ç M = Æ. Ciò che è proprio di un insieme non può essere dell’altro. Ubi maior, minor cessat.

Il laicismo è appunto questo: ciò che è stato deciso dal diritto non può essere oggetto di comandamento morale. Ciò che riguarda la politica, per ciò stesso non può riguardare anche la religione. Mentre la laicità riconosce uno spazio d’intersezione comune ad entrambe (et–et), il laicismo interpreta il rapporto tra esse in termini di rigido esclusivismo (aut–aut).

La politica, l’organizzazione della polis, la disciplina della res publica: di ciò la religione non deve occuparsi, non deve neppure parlare. In Italia, specialmente dopo che a qualcuno sono saltati i nervi per l’inattesa sconfitta referendaria (non se l’aspettavano, non era così che doveva andare, loro sono il progresso, noi siamo solo la scomoda eredità dei secoli bui…), ne abbiamo avuto parecchi esempi. Laicismo è urlare all’ingerenza se il Cardinale Ruini si permette di far notare cosa dice l’articolo 29 della Costituzione. Laicismo è pretendere che

la Chiesa non rimproveri a coloro che se ne dicono fedeli l’adesione a partiti politici dai valori fortemente e irrimediabilmente anticristiani (come fu per il Pci a suo tempo, come personalmente direi che è per i radicali adesso). Laicismo era la folle pretesa che i vescovi tacessero sulle implicazioni morali del referendum sulla fecondazione assistita.

L’equivoco tramite il quale il laicismo si spaccia per laicità è di base questo: che per entrambi la politica e la religione sono separati, il diritto e la morale hanno criteri diversi. La qual cosa, per chi si ricorda la famosa frase sul dare a Cesare ed a Dio, è praticamente un’ovvietà. Salvo che poi un conto è distinguere il giudizio politico dal giudizio religioso; un altro è negare alla Chiesa la qualifica di legittimo interlocutore su ciò che attiene alla società, estromettendola dal discorso pubblico. Questo non è soltanto distinguere il diritto dalla morale, questo è mutilare la libertà religiosa di una sua dimensione essenziale: ciò che residua, l’utopistico “ambito meramente privato” entro il quale dovrebbe starsene zitta e buona, la differenza M D, è come un arto amputato dal tronco e perciò condannato a marcire (il che, francamente, è proprio il fine ultimo di tanti laicisti che rispettano la libertà religiosa solo se così ben compressa).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Specularmente, è possibile un modo d’intendere la relazione disgiuntiva D Ç M = Æ in cui è la religione a prevalere sulla politica e la morale limita il campo d’azione del diritto, un modo a cui oggi sono dati vari nomi: confessionalismo e clericalismo, per esempio. Esso consiste nel ritenere che l’unico ambito in cui la norma giuridica abbia libero spazio sia quello che riguarda ciò che è assolutamente profano e scevro di ogni implicazione religiosa. Per tutto il resto, essa deve essere fedele traduzione della norma morale.

Una simile posizione talvolta è confusa con la teocrazia. Non è così: teocrazia è negare al diritto ogni autonomia ancorché monca e residuale, cercare nelle Sacre Scritture la disciplina di qualunque ambito dell’esistenza e del vivere sociale. Ma questa è la sharia, è il Califfato islamico. Una teocrazia cristiana non è mai stata lecitamente teorizzata, né poteva esserlo per il noto versetto evangelico già citato, quantunque nella prassi si siano verificate deviazioni anche notevoli (qualcuno obietterà: bella differenza; ma distinguere la teoria dalla pratica e l’uso dall’abuso è fondamentale per chi voglia capire veramente, evitando comode scorciatoie). Anche i medievali ebbero sempre presente la differenza tra il diritto canonico ed il Corpus iuris civilis, il diritto civile ereditato da Giustiniano e rielaborato dai glossatori, che assieme formavano lo ius commune (anche detto utrumque ius, l’uno e l’altro diritto: la distinzione c’era).

Il fatto che il clericalismo sia un minus rispetto alla teocrazia non può però esimermi dal dover dire che lo reputo comunque uno sbaglio, una “scorciatoia” inutile quando non controproducente. Il perché lo dicevo sempre nel mio post sulle norme giuridiche e morali, e ne specificavo un esempio parlando con Poemen a proposito della dissolubilità civile delle unioni matrimoniali: sarà che politicamente inclino al liberalismo (un liberalismo cattolico), ma io non nutro molta fiducia nello strumento legislativo come mezzo di elevazione morale. La morale riguarda principalmente il libero arbitrio, con la volontà interiore, mentre la legge con queste cose ha poco a che fare perché si basa sul comando e sulla sanzione, in ultima analisi sulla costrittività. La legge di Dio fa affidamento sul cuore umano; la legge dell’uomo non può permetterselo. Cercare il totale isomorfismo tra ciò che è sopra e ciò che è sotto come suprema via per il bene comune e la pace sociale, per quanto possa sembrare di primo acchito la soluzione ideale, in definitiva non funziona. Mi rendo conto di essere in disaccordo con molti cattolici dalla diversa visione politica: ma è quello che penso. Amicus Plato, sed magis amica Veritas.

 

Per finire, provo a riassumere la mia (spero non troppo complicata) pentapartizione:

 

 

 


         Prevalenza della religione                       Prevalenza della politica

 

1) Identificazione           Teocrazia                             Paganesimo / Stato etico

 

2) Intersezione                                             Laicità

 

3) Disgiunzione            Clericalismo                                     Laicismo

 

Mi auguro che questo modesto schema che ho abbozzato riesca a mostrare con chiarezza qual è lo sbaglio di chi oggigiorno, protestando contro le ingerenze ecclesiastiche, mette da una parte se stesso (il “vero” laico) e all’altro estremo i propri avversari bollati come clericali, nostalgici della teocrazia, fautori dello Stato etico, applicando queste disomogenee etichette come fossero intercambiabili. E magari in mezzo qualche compromesso fastidioso ma necessario, per esempio il Concordato.

Questo semplicistico modo di presentare le cose ha la pecca di essere lineare: per capire la profondità della questione bisogna aggiungere una dimensione. Il laicismo e il clericalismo sono errori uguali ed opposti, proprio come lo sono ad un livello maggiore la teocrazia e lo Stato etico (storicamente e forse inevitabilmente diventato Stato totalitario, non a caso definito dalla Chiesa come neopagano). Ognuno è agli antipodi di tutti gli altri. L’unico modo corretto di relazionare la politica e la religione, il diritto e la morale, è la laicità: al centro di quella che mi piace visualizzare come una croce, perché è stato l’Uomo sulla Croce il primo a parlarci di laicità.


9 responses to “Una visione d’insieme

  • Cuoredipizza

    Ma ti sei proprio scatenato!!!!
    ;-))))

  • ClaudioLXXXI

    Eh sì!🙂
    Scrivo circa una volta alla settimana, ma quando lo faccio metto parecchia carne al fuoco!

    Grazie ancora

  • claraevallensis

    Molto ben fatto. Io poi adoro la matematica e la geometria. E comunque per uscire dalla polemica laico-laicista io userei alla maniera anglosassone il termine “secolarista”.

    Bernardo

  • ClaudioLXXXI

    Grazie.🙂
    Già non è agevole far entrare nel vocabolario comune la parola “laicista” e riprenderci la qualifica di “laici” che ci hanno rubato, non oso pensare alla difficoltà dell’uso di un vocabolo anglosassone come “secularism” che trova le traduzioni più svariate…

  • holdenC

    C’ero già venuto qui e avevo lettoproprio questo post, mi pareva di aver lasciato un commento…
    Grazie della visita. Non perdiamoci di vista.

  • riccardov

    eccellente post, lo userò con gli amici

    ma sbaglio o c’è qualche problema nel posizionamento delle immagini?

  • ClaudioLXXXI

    Non sbagli, dal punto informatico (come testimonia la natura abbastanza disadorna di questo blog) sono una frana. Di solito mi accontento di scrivere. Grazie.

  • ClaudioLXXXI

    http://delib[..] Le cinque variazioni Lo schema qui sopra, e tutto il post che segue, è una versione migliorata di quanto a suo tempo esprimevo qui (e adesso ho imparato a farmi da solo i disegni che mi servono). Ora cercherò di approfondire il [..]

  • ClaudioLXXXI

    http://delib[..] Le cinque variazioni Lo schema qui sopra, e tutto il post che segue, è una versione migliorata di quanto a suo tempo esprimevo qui (e adesso ho imparato a farmi da solo i disegni che mi servono). Ora cercherò di approfondire il [..]

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