la laicità accoglie, il laicismo esclude

La laicità accoglie, il laicismo esclude

 

    

Aderisco con piacere alla richiesta di Pescevivo e riporto qui il seguente volantino:

           

CHI HA PAURA DELLA LIBERTA’?

Ieri 7 marzo, alla fine di una interminabile seduta, il Collegio dei docenti dell’Istituto Professionale “Paolo Frisi” di Milano ha espresso parere sfavorevole riguardo la proposta dei rappresentanti degli studenti al Consiglio d’Istituto e alla Consulta Provinciale di recitare la preghiera dell’Angelus tre volte la settimana, durante l’intervallo, all’interno della scuola.

Il che equivale alla richiesta di sostare in un luogo dell’edificio per circa 8 minuti alla settimana in un gruppo di persone che a stento si immagina possa raggiungere le 10 unità.

Ma tant’è. Il collegio ha recepito questa richiesta come una grave minaccia alla libertà delle persone e alla laicità della scuola e, nonostante l’intervento ragionevole e pacato di diversi colleghi a favore della richiesta degli studenti, ha votato contro, a larga maggioranza.

Premesso che il problema sta all’origine, nel senso che non solo tale richiesta non costituisce materia di collegio, ma nemmeno necessita dell’autorizzazione di alcuno, essendo la possibilità di esprimere pubblicamente la propria fede religiosa anche attraverso gesti comunitari, ampiamente tutelata dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato italiano, il fatto merita qualche considerazione e suscita qualche domanda.

1.       Chi ha paura della libertà? Le scomposte reazioni che si sono viste ieri in collegio ci paiono francamente sproporzionate alla richiesta, del tutto libera, avanzata dagli alunni. Perché degli studenti che preferiscono radunarsi nel tempo libero dell’intervallo, condividendo un gesto che ritengono costitutivo della loro amicizia, piuttosto che parlare di calcio, andare al bar, fumare in cortile… o altro, non possono farlo? E’ semmai impositiva e gravemente lesiva della libertà personale la pretesa del collegio di vietare un simile gesto.

2.       Chi ha paura del pluralismo? La paventata minaccia alla laicità della scuola ci pare altrettanto infondata. Una scuola è laica se è veramente pluralista, ovvero se consente a tutto tondo l’espressione della tradizione, religiosa e culturale, di ciascuno. Questo è un contributo e una ricchezza. Se altri, di diversa appartenenza religiosa e culturale, avessero avanzato la stessa richiesta, avremmo forse avuto, finalmente, l’opportunità reale di un dialogo e di un confronto multiculturale. Perché il dialogo vero si crea ed esiste laddove ciascuno è seriamente impegnato con la propria tradizione e la propria storia, laddove la persona si spende per qualcosa che incide sulla propria vita, la propone e la mette al vaglio della ragione nel presente. Viceversa l’apertura alla diversità ha i confini che gli diamo noi, censurando ciò che ci disturba o non rientra nei nostri schemi, divenendo così vuota retorica, argomento di scuola che non suscita più il minimo interesse.

3.       Chi ha paura dell’educazione? Come adulti ed educatori che lavorano in una scuola pubblica, finanziata con il denaro di tutti i contribuenti italiani abbiamo il compito e il dovere di promuovere, valorizzare e difendere l’espressione ideale e la proposta culturale di tutti. Nessuno escluso. In particolare se l’iniziativa viene dagli studenti. Il compito dell’educatore è quello, ne siamo certi, di accompagnare gli studenti ad andare a fondo della tradizione cui appartengono e a verificare l’adeguatezza o meno di quest’ultima alla loro esperienza umana, anche se il loro credo non coincide con il nostro. Negare a degli studenti la possibilità di riconoscere pubblicamente la loro appartenenza religiosa è un fatto altamente diseducativo.

4.       Chi ha paura dell’ideale? Lamentiamo spesso che i nostri alunni non hanno impeto, non hanno ideali per i quali impegnarsi. Sono figli della noia. E allora perché, per una volta che si verifica il contrario, lo si vuole stroncare sul nascere? Si ha forse paura del risvolto comunitario di questo ideale, della sua ricaduta sociale? Chi conosce la storia, e tutti noi in quanto adulti e laureati dovremmo conoscerla, sa che il fatto religioso, e in particolare quello cattolico, si pone per sua natura come un fatto sociale e comunitario. Ma questo, per chi almeno è leale con la storia, è un contributo alla convivenza, non una minaccia.

E in democrazia è fatta salva la libertà di tutti e la libertà di tutti va difesa.

Anche quella dei cattolici.

INVITIAMO TUTTI COLORO CHE LO RITENGONO OPPORTUNO A SOTTOSCRIVERE QUESTO COMUNICATO.

Esp. Un gruppo di docenti del Frisi

8 marzo 2006

           

Capito il ragionamento? Siccome la scuola è laica, Dio non ha ragion d’essere in questo luogo. Andate a pregare da un’altra parte.

In realtà questo modo di pensare non è laico, è laicista. E non credete a chi vi dice che non c’è nessuna differenza, che laicismo è una parola inventata dai cattolici per combattere la laicità. La differenza esiste e mi perito di poterla spiegare facendo ricorso ai semplici disegnini: la laicità è intersezione, incontro, luogo comune a credenti e non credenti. Alla scuola cattolica si prega, alla scuola laica c’è chi prega e chi non prega. Il laicismo è disgiunzione, esclusione dal discorso pubblico di ogni riferimento religioso, un clericalismo rovesciato che si pretende imparziale senza esserlo affatto. E le battute di Capezzone “furbi-furbisti-Casini-casinisti”, e di chi altri pretende di avere il copyright della laicità, servono solo ad aggirare la questione.


15 responses to “la laicità accoglie, il laicismo esclude

  • holdenC

    rivoltante.
    Capezza e Marco Cannella non fanno altro che attaccare la Margherita, del centrodestra manco parlano più. Credo che in cabina elettorale gli daremo la risposta che meritano. Che dici, Claudio?

  • ClaudioLXXXI

    Guarda Holden, io sono pessimista per costituzione. Che i radicali siano un corpo estraneo alla sinistra è innegabile, ma in una coalizione che annovera cani e porci la cosa non scandalizza neppure. Il problema è un altro. Costoro si propongono di intercettare il voto di tutti quelli che covano un atroce rancore per la sconfitta referendaria, e a tale scopo la Rosa ha interamente basato la propria campagna elettorale sull’anticattolicesimo. 90% dei manifesti e dichiarazioni vertono sulla laicità (intesa a modo loro) e argomenti eticamente sensibili. E’ il loro modo di guadagnare spazio sui giornali.
    Per dire, guarda Boselli: prima non se lo filava nessuno, adesso dice che bisogna abrogare il Concordato e un transito al tg non glielo leva nessuno.
    Insomma, il mio timore è che mentre prima gli antiteisti italiani – quelli per cui uno dei principali scopi della vita è combattere la Chiesa – si ripartivano tra i vari partiti, adesso vadano a raggrupparsi nelle fila della Rosa nel Pugno (che potrebbe anche chiamarsi Partito Anticlericale). Un voto dato con molta pancia e poco cervello, perchè su tutto il resto – politica estera, economia – la RNP è a mille miglia dall’asse portante dell’Unione (un asse storto e traballante). Ma la RNP farebbe comunque, proporzionalmente parlando, un’incetta apprezzabile di voti.
    Non oso pensare alle conseguenze. Se penso al nostro paese dopo il 9 aprile, in un caso o nell’altro, mi si stringe lo stomaco dall’angoscia.

  • utente anonimo

    DA FENOGLIO ALLA ROSA NEL PUGNO…

    Nel “Partigiano Johnny” di Fenoglio Johnny viene a sapere della prossima conquista della città di Alba da parte dei partigiani. I resistenti infatti si trovano in una posizione di temporaneo vantaggio numerico (la guarnigione fascista di Alba è piccola e malequipaggiata) e presi dall’entusiasmo attaccano la città.

    L’unico a dissentire è Johnny: lui sa che si tratta di un errore strategico, perchè la forza dei partigiani è nella guerriglia, nell’attaccare e sparire, non nel provocare i fascisti, che sono molti di più e meglio armati.

    Cosa succede? I partigiani tengono Alba per 23 giorni; dopo di che perdono la città e scatenano la rappresaglia fascista, che farà sì che i repubblichini impiegheranno ingenti mezzi per DISTRUGGERE la presenza partigiana nelle zone attigue. E ci riusciranno, con grande sconforto di Johnny.

    Il punto è molto semplice: chi di spada ferisce, di spada perisce. La politica, come la guerra (e lo dice Clausewitz), è compromesso, è ricerca della sconfitta onorevole, del cedimento dei propri principi più accettabile. La politica è sporcarsi, uscirne puzzolenti, abdicare al 90 % delle proprie idee, ma averne realizzato almeno il 10 %.

    E invece… c’è chi crede che l’Italia si possa governare coi trucchetti, alleandosi temporaneamente con la masse degli astenuti + i politici clericali. Ruini ha creduto di poter fare dell’Italia un’eccezione storica al laicismo, alla post-modernità europea. E non ha capito che i cattolici sono come i partigiani, dovrebbero evitare lo scontro col nemico e colpirlo su altri campi, come quello culturale e sociale. Ricostruire le basi del consenso, dell’egemonia culturale, non cercare uno scontro che qualsiasi sottufficiale di un qualsiasi esercito saprebbe perdente.

    E così… la RNP farà un bel gruzzolo di voti, fra cui il mio, che mi sento attaccato da una messe di riferimenti clericali che trovo a volte fuori luogo, pesanti. Comincerà una riscossa laicista, tutta gente che dal 1989 si era messa a dormire, non chiedeva nulla… sfido a trovare un rigurgito laicista dalla fine della DC ad oggi. La RNP invece ne è il primo segno.

    E i partigiani-cattolici perderanno, perchè hanno sbagliato a condurre la loro battaglia. Ma per spirito di martirio (se solo capissero che la ricerca del martirio non è opera meritevole ma vanità… il martirio è una necessità, non una scelta) accetteranno la sconfitta additando i nuovi capri espiatori del laicismo, del nichilismo, della massoneria, o chissà dei musulmani; senza capire che la tattica, la strategia sono strumenti al servizio della loro causa, non inganni e trucchi dei laicisti.

    Se la RNP prenderà più del 3 % (la somma di radicali e socialisti) la colpa sarà dei cattolici, di nessun altro.

    Per fare un altro esempio: quanti ebrei salvò la Chiesa nella 2 guerra mondiale col proprio basso profilo? migliaia.

    Quanti ebrei salvarono gli americani con le loro denunce? Solo quelli che riuscirono a sopravvivere casualmente.

    Chi cerca la gloria, la fama, la prima pagina, lo scontro, morirà di gloria, fama, prima pagina e scontro.

  • ClaudioLXXXI

    Caro mio, c’è un’intervista recente alla Bonino su Repubblica
    http://www.radicali.it/view.php?id=54914
    in cui ella, commentando la posizione del card. Martino, conclude con una nota davvero esemplare e utilissima per capire “come mi vuoi”:

    “Io credo che i cattolici veri siano quelli più a disagio in questo momento perché vedono la religione utilizzata a fini politici. Vedo intorno a me, nella mia stessa famiglia, la loro sofferenza interiore per questa situazione. Mia madre dice: chi ha dio nel cuore non ha bisogno di sbandierarlo in giro”

    Capito come ci vorrebbero? I cattolici veri sono quelli che tacciono, non sbandierano in giro di essere cattolici. La fede come fatto privato, privatissimo. Praticamente per costoro dovremmo “amabilmente tornare nelle catacombe”, ovvero rintanarci nei nostri ghetti culturali e star lì buoni. Profilo basso. Perchè altrimenti, come Fenoglio insegna, è colpa nostra se i laicisti si arrabbiano e fanno danni. L’abbiamo voluto noi.

    I due esempi che mi porti sono tratti da una situazione bellica. C’è un nemico forte, organizzato, che ha armi con cui è impossibile competere, e ci sono i buoni che sono deboli e costretti a operare in silenzio altrimenti per loro sono guai.
    Ho tuttavia il sospetto che il paragone non sia affatto pertinente. Siamo in democrazia, non in guerra. Il laicismo non è l’esercito nazista o la Repubblica di Salò, è un movimento culturale avverso e lo si combatte con mezzi culturali (e il referendum è stato un fatto innanzitutto culturale), i quali richiedono proprio lo scontro in prima pagina. Ma quale profilo basso del c****. Secondo te come potrebbero i cattolici dal profilo basso difendere e diffondere i propri valori? Con i volantini porta a porta, e se li invitano in televisione “no noi abbiamo il profilo basso”?
    E qualcuno, per favore, mi spieghi perchè se Pannella propaganda sui giornali e vota in Parlamento i propri valori opera secondo la logica della democrazia, se lo fa un cattolico è ingerenza ed eversione antirepubblicana.

  • ago86

    Sarebbe invece auspicabile che la RNP arrivi al 3%-4%, poiché sia che la destra vinca o perda, la sinistra sarà in una posizione talmente precaria che non potrà fare nessuna riforma senza provocare il dissenso interno. Così, in caso di vittoria della destra ci sarà un’opposizione immobile; in caso di sua sconfitta, potrà comunque far valere alcune sue scelte.

    Quella di perdere il 90% per guadagnare il 10% è una tattica molte volte usata da Pannella: infatti nei loro programmi chiedono da sempre cose molto estreme, solo per far casino, lasciarsi moderare e ottenere un compromesso. Ciò da sempre.

  • utente anonimo

    Sbandierare la propria fede non è considerato positivamente dalla Chiesa, ti ricordo. “Ostentare”: Gesù non andava in giro sbandierando ai quattro venti “eccomi”.

    La fede si vive e si comunica, non la si ostenta nè la si fossilizza in prese plastiche da tramandare in una sorta di mitologia cattolica.

    Ribadisco: non ci si meravigli della RNP. Buttiglione va al Parlamento Europeo e cerca il martirio (come se San Pietro avesse chiesto di farsi crocifiggere… o piuttosto non visse quell’evento come qualcosa di ineluttabile, conseguenza della Provvidenza divina? Il cristianesimo è assecondare la volontà divina, non piegarla alla propria vanità cristiana), Socci sbraita in televisione, Tremonti definisce Bruxelles un covo di culattoni, per la Lega bisogna tornare a Lefevbre, Berlusconi che dice di essere l’unto del Signore, Pera che teorizza la superiorità di una civiltà sull’altra delirando di presunta identità culturali – se lo faccia un giro nel Mediterraneo, e vediamo se un italiano ha più in comune con un marocchino o con un norvegese – …
    Bisogna contestualizzare, non condannare semplicemente. E’ stato fatto un errore: non prendere le distanze da certi deliri clericali di buona parte della destra + alcuni settori del centro-sinistra.

    Immaginate di essere atei (l’esercizio di immaginarsi nei panni altrui è sempre utile a capire l’altro, invece di condannarlo su due piedi affibbiandogli un’etichetta che non gli appartiene – vi fa piacere essere dei “teocratici” o vi sentite cattolici? Allo stesso modo un ateo si definità “agnostico” o “relativista” e non “nichilista”. E niente concetti tipo “reciprocità” che sono gli argomenti dei bambini all’asilo)
    Dicevo immaginate di essere atei e di vivere in una Repubblica in cui succedono tutte quelle cose che ho descritto sopra. Come reagireste?? Provate ad immaginare: i cattolici diranno “ma sono eccessi, quisquilie…”. La maggioranza agnostica o non credente degli italiani (o semplicemente laicista e tollerante dei punti di vista altrui) reagirà così: ma andate a fanculo, io voto RNP perchè sono gli unici che almeno vi contrastano.

    A tutto questo aggiungere due etti di Ruini che indica cosa fare nella cabina elettorale (Cardinale: ma se in bagno mi trattengo più d’un minuto è peccato? Quanto tempo devo passare davanti alla TV? E mia moglie deve portare il velo?) più l’ipocrisia di tutti coloro che vogliono interpretare il voto cattolico – un elenco: Casini risposato con figli, Berlusconi divorziato e risposato con figli, Rutelli noto bisessuale, la Nuova DC e amici che non sono altro che gli eredi di 50 anni di debito pubblico e gestione vergognosa dell’apparato statale, Fini il mangia-embrioni…

    Perchè guardate la pagliuzza nell’occhio della RNP – ma il cattolicesimo è tutto il potere agli embrioni più l’assenso ad ogni discorso del Santo Padre? Oppure è pieno di sfaccettature? Se difendo gli embrioni ma voglio mandare sul lastrico milioni di italiani? Se rubo e faccio le leggi ad personam sono cattolico solo perchè a parole difendo la famiglia? Se sono l’alfiere dell’immobilismo devo essere votato solo perchè i miei avversari osano avere una visione diversa della vita – che orrore? Ma stiamo scherzando?

    Basso profilo: è proprio non essere Socci, Casini, Berlusconi ecc. Ma possibile che non capite che a loro non gliene frega un casso del cattolicesimo e cercano solo voti?? Ma possibile che non capite che un conto è esprimere le proprie opinioni da cattolico inTV e sui giornali, un’altra cosa è cercare lo scontro con il laicismo come nuovo nemico? La politica è guerra: Karl Schmitt diceva che la politica prevede in ultima istanza la possibilità dell’eliminazione fisica dell’avversario, e questo vale sia per le dittature che le democrazie. Dunque la politica è guerra; la battaglia campale si cerca solo se si è convinti di poter vincere o non si ha più nulla da perdere.
    Come vi sentite allora? Perdenti o disperati?

    Fagiani

  • holdenC

    Caro il mio rosapugnero, eheh, mi pare dai toni e dai contenuti che i due attributi ti si confacciano alla perfezione. Buona fortuna.

  • etty

    dovrò decidermi anch’io a legger il cavallo rosso di Corti!

  • ClaudioLXXXI

    Caro Fagiano, Gesù percorreva le strade della Palestina dicendo “Eccomi” e molto altro ancora. Se vuoi chiamalo “ostentare”, io lo chiamo “predicare”. Il cattolico silenzioso che la Bonino vorrebbe non è altro che una nuova versione di quel che Lenin avrebbe chiamato “utile idiota”.

    L’ironia su Ruini mi sembra un tipico cavallo di battaglia della RNP, così come la confusione sulla cabina elettorale (nel referendum non si eleggeva nessuno, tecnicamente parlando non era un voto politico, ma sorvoliamo su questi dettagli che solo chi è dottore magna cum laude in Scienze politiche può comprendere). Ruini non mi dice chi votare; però potrebbe dirmi che, libero in ogni caso di fare quel che voglio, votare politici anticattolici stride un po’ con l’essere cattolico.

    Berlusconi, Casini, Buttiglione: non li voto, ma capisco i cattolici che li votano. Peraltro, se tu volessi sentirmi dire che un cattolico non può votare per questa gente, andrei a fare una cosa che neppure Ruini potrebbe fare… questo sì che sarebbe strumentalizzare la religione a fini politici.

    Ma insomma, secondo te cosa dovrebbero fare i cattolici per agire nel modo migliore nella società e influenzarla cristianamente? Essere più gentili di Socci, non divorziare come Casini, non intrallazzare come la DC, non praticare la bisessualità come le infallibili malelingue dicono faccia Rutelli, e poi? Suggerimenti concreti?

  • ClaudioLXXXI

    Ciao etty, il cavallo rosso è un libro interessante, non perfetto ma sicuramente bello e consigliabile.

  • utente anonimo

    Quattro osservazioni:

    1) predicare è diverso da ostentare. Io non difendo la storiella del cattolico silenzioso alla Bonino, chiariamo; dico però che il cattolico lancia in resta alla Socci non predica affatto ma spaventa. Non me la prendo con i cattolici del movimento per la vita, o con i focolarini, o con l’Opus Dei, o chiunque altro svolga il suo mestiere (la sua vocazione, pardon): me la prendo con chi sfrutta la religione per fare politica, con chi intende la religione come “noi” vs. “loro”, con chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori.
    L’ho già detto più volte: non me la prendo con la Chiesa che predica; me la prendo con la sensibilità elefantiaca e la ricerca ossessiva dello scontro “Verità” vs. “infedeli” che anima molti farisei. Non si avvicinano le persone alla Chiesa urlando “STAI SBAGLIANDOOOOO” oppure “ASSASSINIIII” ma semplicemente cercando di comprendere il punto di vista altrui, dialogando, cercando compromessi.
    E poi: Gesù non va nella pubblica piazza a dire “Zaccheo, sei un peccatore schifoso” oppure “Maddalena, fermati finchè sei in tempo” ma parla alle persone INDIVIDUALMENTE e con dolcezza. La religione cattolica non ha bisogno di Soloni o di moralisti o di filosofi (anche perchè la religione precede la filosofia cristiana e ne può anche fare a meno)

    2)la quisquilia sulla differenza fra elezione e referendum è degna dell’Azzeccagarbugli di manzoniana memoria. La questione che pongo io è di forma, di sensibilità, di diplomazia, di lungimiranza politica, non una clausola di un contratto a progetto della Legge Biagi…
    Ripeto: che Ruini intervenga direttamente, invece di dare indicazioni PASTORALI che poi i cattolici popolari (come si chiamavano un tempo) decidono di tradurre in tattica politica come meglio credono, non è un errore politico? Onestà intellettuale impone di riconoscere questo punto e lasciarlo cadere nella polemica, a meno che non si voglia passare per custodi dell’ortodossia a tutti i costi, di servilismo intellettuale.

    3) Capisci i cattolici che votano Berlusconi?
    Un divorziato; uno che ha inventato la tivù privata e ha introdotto una corruzione dei costumi e dell’intrattenimento popolare senza eguali nella storia italiana; un ladro condannato e che si è salvato con leggi ad personam; uno che ha inventato “Colpo Grosso”; uno che era in una LOGGIA MASSONICA (la P2); uno che negli anni 80 era socialista (di certo un partito laicista) ecc. ecc.

    E mi vieni a dire che votare RNP non è da cattolici??? Ma scherziamo??? Lo vogliamo capire che la politica è il regno dell’OPINABILE e non dell’assoluto, e che si possono avere le migliori ragioni per votare chi vogliamo?? Come non condanno i cattolici che votano a destra, non condanno i cattolici che votano RNP, come non condanno i cattolici che votano Lega o Alternativa Sociale.

    Ma se mi dite che un cattolico non può votare RNP, allora valgono le mie osservazioni di prima.

    4) Non dismettere la questione come secondaria. Il razzolare dei cattolici è questione fondamentale PIU’ del razzolare di chiunque altro, visto che da quella parte si alza un predicare insistente e fastidioso.

    La DC fino agli anni 60 era un partito di un’onestà cristallina, di una semplicità pane e salame. Oggi il politico cattolico da cosa si distingue dagli altri?
    E’ come se io votassi il politico comunista con la Jaguar e il superattico: è ancora un comunista? No. Idem per i cattolici: un divorziato può difendere i valori cattolici? A MIO AVVISO, non è da prendere sul serio. E così voto RNP come chiunque altro (anche perchè votare RNP non è solo una scelta di laicismo, ma è anche votare il partito più liberista e modernizzante della coalizione… al di là di tutte le speculazioni del caso).

    Cosa devono fare i cattolici? Innanzitutto rimettere ordine a casa loro. In politica, se ci si erge a difensori dell’ordine morale, si deve essere impeccabili, pena la vacuità e inutilità di ogni discorso.
    Poi? Non cercare lo scontro con i laicisti, ma cercare compromessi durevoli (un esempio: il PACS al posto del matrimonio omosessuale… ma vallo a spiegare ai difensori della morale cattolica con amante o divorziati) che servano il volere e gli interessi di TUTTI, non di una parte.
    E poi condurre la propria battaglia culturale nelle scuole, università, quotidiani (ma non puttanate tipo: il creazionismo. Bensì rilanciare gli studi sul diritto naturale, sui rapporti stato-chiesa, sul concetto di morale) per poi un giorno riuscire ad imporre le proprie idee nella società.

    La democrazia è allargamento del consenso, non scontro all’arma bianca.

    Fagiani

    “Mio nonno lo diceva sempre: se non puoi batterli, fatteli amici”
    (Gatto Silvestro mascherato da Speedy Gonzales al termine di un cartone animato in cui viene continuamente sconfitto)

  • ClaudioLXXXI

    1) Spesso neanche a me garba il modo di porsi di Socci, esageratamente aggressivo, proprio perchè come tu dici rischia di allontanare il peccatore più che convertirlo.
    Ma allora bisogna votare RNP perchè nella Chiesa c’è anche Socci? E già che ci siamo, Pannella è un mite e mansueto fraticello dalla voce flebile?

    2)Non c’incontreremo mai sul fatto che la battaglia referendaria fosse una questione di civiltà prima ancora che politica. E comunque a giudicare dal risultato non è andata male.
    Sulle VERE elezioni politiche, la CEI ha detto ufficialmente “votate per tizio e per caio”?

    3a) Sei tu a dire che devo capire la logica di chi non segue la mia logica. Uno guarda la coalizione dell’Unione in cui ci sono cani e porci (ex-comunisti e rosapugnettari), ha paura che la prossima legislatura sia improntata a una voglia di rivalsa anticattolica per lenire il bruciore del 12 giugno, e pensa “è meno peggio Berlusconi che è cattolico per finta di chi è anticattolico per davvero” (tralascio l’ipotesi di chi stima davvero Berlusconi, perchè si spiega da sola). Non lo condivido ma lo capisco.

    3b) Tu la metti sul piano della libertà, io la metto sul piano della coerenza (avevo scritto una breve storiella a commento). Se uno crede in certi valori, e poi vota un partito che fa dell’opposizione a quei valori la propria identità politica, è incoerente. Tutto qua.

    4) Ma la battaglia culturale è in atto, guarda quante polemiche sono spuntate dopo il 12 giugno su tantissimi temi attinenti in vario modo alla religione. E il fatto stesso che ci sia battaglia è una sconfitta per cui vuole la riduzione della religione a fatto meramente privato, che nulla ha a che spartire con il discorso pubblico e sociale, e che dunque urla all’ingerenza ogni volta che un cattolico apre bocca. Che poi la vera laicità sia intersezione e non disgiunzione, l’ho già dimostrato altrove.

  • Tavorminha

    complimnti per il post.
    anche io condivido la distinzione che fai tra licità e laicismo.
    Riguardo alla preghiera in classe non concessa ai ragazzi, quello sì che è un comportamento laicista.
    Un comportamento laico, invece, avrebbe permesso la preghiera, senza obbligare nessuno a prenderne parte, e senza escludere la possibilità ad altri ragazzi di riunirsi a pregare per latri religioni diverse dalla nostra.

  • ClaudioLXXXI

    Grazie. Fa piacere che ultimamente la distinzione tra laico e laicista stia prendendo piede nel vocabolario corrente di politici e professori. Magari un giorno riusciremo perfino a riprenderci la parola laico, che oggi è ancora usata come “non credente”.

  • Tavorminha

    io ho sempre creduto alla distinzione tra laico e laicista.
    Sul termine laico concordo con te: molte volte viene frainteso il significato reale della parola, che, come dici, non è “non credente”, bensì, per dirlo con una parola, tollerante.

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