A volte vorrei…

A volte vorrei…

 

          

 

Ascoltami: io ho preso come esempio i soli bambini perché la cosa riuscisse piú evidente. Delle altre lacrime umane, di cui è imbevuta tutta la terra, dalla crosta fino al centro, non dirò nemmeno una parola, avendo di proposito ristretto il mio tema. Io sono un verme e confesso in tutta umiltà che non posso comprendere a qual fine tutto sia stato cosí congegnato. Gli uomini stessi, dunque, sono colpevoli: era stato dato loro il paradiso, essi hanno voluto la libertà e hanno rapito il fuoco al cielo, sapendo che sarebbero diventati infelici; non c’è quindi motivo di compiangerli. Oh, nel mio povero spirito terrestre euclideo, io so soltanto che il dolore esiste, che non ci sono colpevoli, che ogni cosa scaturisce direttamente e semplicemente da un’altra, che tutto scorre e si equilibra; ma, già, queste non sono che bubbole euclidee, io lo so bene, e non posso adattarmi a vivere in conformità di esse! Che importa che non ci siano colpevoli, che ogni cosa scaturisca direttamente e semplicemente da un’altra e che io lo sappia! A me occorre un compenso non nell’infinito, chissà dove e chissà quando, ma già qui sulla terra, e tale che io stesso lo possa vedere. Io ho creduto e voglio vedere anch’io, e, se allora fossi già morto, mi si risusciti, perché se tutto dovesse avvenire senza di me, sarebbe una cosa troppo ingiusta. Io non ho mica sofferto per concimare col mio essere, con le mie colpe e le mie sofferenze, la futura armonia in pro di qualcuno. Io voglio vedere coi miei occhi il daino ruzzare accanto al leone e l’ucciso alzarsi ad abbracciare il suo uccisore. Io voglio essere presente quando tutti apprenderanno di colpo perché tutto sia stato cosí. Su questo desiderio poggiano tutte le religioni della terra, e io credo. Ma però ecco i bambini: che ne farò? È questo il problema che io non posso risolvere. Per la centesima volta ripeto: le questioni sono molte, ma ho preso soltanto i bambini, perché qui è ineluttabilmente chiaro ciò che ho bisogno di dire. Ascolta: se tutti devono soffrire per acquistare con la sofferenza l’eterna armonia, che c’entrano qui i bambini? Dimmelo, ti prego! Non si capisce assolutamente a che scopo debbano anch’essi patire e perché debbano acquistarsi con le sofferenze quell’armonia. Perché hanno servito anch’essi da materiale e da concime per preparare a vantaggio altrui l’armonia futura? La solidarietà fra gli uomini nel peccato io la comprendo, comprendo la solidarietà anche nella espiazione: ma la solidarietà nel peccato non riguarda i bambini e, se la verità sta realmente nel fatto che anche loro sono solidali coi padri in tutti i delitti da questi commessi, una tale verità non è certo di questo mondo e mi riesce incomprensibile. Qualche bello spirito dirà magari che tanto il bambino crescerà e avrà il tempo di peccare, ma non è mica cresciuto quel fanciullo di otto anni contro il quale furono sguinzagliati il cani! Oh! Aljòsa, io non bestemmio! Comprendo bene come dovrà scuotersi l’universo quanto tutti in cielo e sotterra si fonderanno in un inno solo e tutto ciò che vive o ha vissuto griderà: “Tu hai ragione, Signore, giacché le Tue vie ci sono rivelate!”. Quando la madre abbraccerà il carnefice che fece straziare il figlio suo dai cani, e tutt’e tre proclameranno fra le lacrime: “Tu hai ragione, Signore!”, allora certo sarà l’apoteosi della conoscenza e tutto si spiegherà. Ma ecco, proprio qui è il busillis, è proprio questo che io non posso accettare. E mentre sono sulla terra mi affretto a prendere le mie disposizioni. Vedi, Aljòsa, se vivrò anch’io fino a quel momento o se risusciterò per vederlo, potrà realmente accadere che anch’io esclami con gli altri, vedendo la madre abbracciare il carnefice del suo bimbo: “Hai ragione, Signore!”, ma io questo non lo voglio esclamare. Finché c’è ancor tempo, corro ai ripari e perciò rifiuto assolutamente la suprema armonia. Essa non vale una lacrima anche sola di quella bambina martoriata che si batteva il petto col piccolo pugno e pregava il “buon Dio” nel suo fetido stambugio, versando le sue lacrime invendicate. Non la vale, perché quelle lacrime son rimaste da riscattare. E dovranno essere riscattate, altrimenti non ci potrà essere neppure l’armonia. Ma come, come le riscatterai? È forse possibile? Col vendicarle piú tardi? Ma a che mi serve vendicarle, a che mi serve l’inferno per i carnefici, a che può rimediare l’inferno, quando i bambini sono già stati martirizzati? E che armonia è questa, se c’è l’inferno? io voglio perdonare, voglio abbracciare, e non che si continui a soffrire. E se le sofferenze dei bambini hanno servito a completare quella somma di sofferenze che era necessaria per l’acquisto della verità, io affermo fin d’ora che tutta la verità non vale un simile prezzo. Non voglio, insomma, che la madre abbracci il carnefice che fece straziare il figlio suo dai cani! Si guardi bene dal perdonargli! Perdoni, se vuole, per proprio conto, perdoni al carnefice la sua smisurata sofferenza materna, ma non ha il diritto di perdonare la sofferenza del suo bimbo straziato; si guardi dal perdonare al carnefice, anche se gli perdonasse il fanciullo stesso! Ma se è cosí, se non si ha il diritto di perdonare, dov’è l’armonia? C’è nel mondo intero un essere che possa perdonare e che ne abbia il diritto? Io non voglio l’armonia, non la voglio per amore verso l’umanità. Preferisco che le sofferenze rimangano invendicate. Rimarrei piuttosto col mio dolore invendicato e col mio sdegno insaziato, anche se avessi torto! Troppo poi si è esagerato il valore di quell’armonia, l’ingresso costa troppo caro per la nostra tasca. E, perciò mi affretto a restituire il mio biglietto d’ingresso. E, se sono un galantuomo, ho l’obbligo di restituirlo al piú presto possibile. E cosí faccio. Non è che non accetti Dio, Aljòsa, ma Gli restituisco nel modo piú rispettoso il mio biglietto.

Questa è una rivolta, – disse Aljòsa piano, con gli occhi a terra.

        

F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov.

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6 responses to “A volte vorrei…

  • rubytuesday

    Sai, da bambina, quando lessi che un Angelo suggerì la fuga in Egitto ad un padre per il suo bambino meraviglioso, mentre gli altri bambini strillavano di terrore, avrei voluto sgridare selvaggiamente quell’Angelo per esortarlo ad andare a salvare anche gli altri piccoli di Betlemme.
    Poi ho capito una cosa.
    Toccava agli uomini non agli angeli scongiurare questo orrore per i propri figli, tocca a noi proteggerli e accudirli. Tocca a noi il compito di fare i guardiani di una civiltà dell’amore proprio per loro, per preparargli una vita dignitosa, una civiltà della cura del singolo, fin dal suo più piccolo rappresentante.
    Il piccolo è lo specchio dell’umanità smarrita e bisognosa.
    E chi scatena i cani a sbranare un bambino ha rinunciato alla sua umanità.
    E’ questo che dovevamo, che dobbiamo fare: impedire che si attui questa rinuncia.
    Il dolore, la sofferenza stanno a indicare qualcosa: è necessario prenderci cura.
    Il dolore, il male, non spariscono con un’altrettanta badilata all’assassino.
    Il dolore e il male non scompaiono eutanasizzando il mondo che soffre o distillandoli in vitro nei laboratori.
    Ogni madre sa che la febbre alta del suo piccolo passa se ella lo cura con devozione, ognuno sa che la piaga risana se viene pulita… Ognuno sa che molte sofferenze vengono attenuate se non addirittura tolte se riusciamo a farcene carico.
    La sofferenza non è affatto espiazione.
    E’ lezione d’amore.
    La sofferenza non sarà mai più se solo ce ne occupassimo un momento, come insegnava Cristo, invece di dimenticarla o di esorcizzarla.
    La lezione d’amore me l’ha data una malata grave, che non conoscevo se non per motivi professionali, che un giorno mi chiese “fammi una carezza”, altro che eutanasia…
    Lo so che posso risultare poco efficace con queste parole, che risulteranno stucchevoli ai più, e soprattutto vuote per i detrattori del Dio che è Caritas. Ma del dolore che viene dal male si è trattato a lungo con troppa tracotanza: tante parole e filosofie e poca umanità, e il risultato è questo distacco universale.
    Salvo poi farsi venire lacrime inestinguibili per quel bambino che è tutti i bambini che sono o che sono stati tali.
    Ecco: dell’infanzia dell’umanità non ci siamo mai presi cura.
    E per tutti i bimbi che muoiono io mi sento orrendamente colpevole.
    Claudio, non pensare mai di restituire il biglietto, ci sono piaghe da sanare. Se vuoi io ti dò una mano.

  • ClaudioLXXXI

    Grazie ruby, sono parole molto confortanti e poco stucchevoli.
    Può capitare, di fronte a episodi particolarmente orribili, di essere sopraffatti dal dolore ed essere tentati dalla soluzione di Ivan Karamazov. Un dio che permette tali cose, sarà poi dopotutto veramente degno di essere adorato?
    Sono pensieri che ogni tanto (perchè dovrei nasconderlo?) mi colgono, e probabilmente comprensibili “a caldo”. Ma poi deve subentrare la riflessione logica (e sottolineo la parola, per chi crede che la religione non abbia logica). Poi ci si deve ricordare che qui l’imputato non è Dio, ma l’uomo. Non è stato Dio a rapire un bambino e ucciderlo perchè piangeva troppo. Non è stato Dio a torturare i bambini descritti da Dostoevskij. Non è stato Dio a costruire Auschwitz. Non è stato Dio a uccidere i bambini innocenti di Betlemme.
    E’ stato l’uomo. Sono stati esseri umani come me, appartenenti alla mia medesima specie, che erano stati dei neonati innocenti come lo sono stato io, che avevano il libero arbitrio come ce l’ho io. All’inizio della vita umana, tutti abbiamo più o meno (salvo casi eccezionali) le stesse potenzialità. Quel che diventiamo poi dipende da variabili esogene e soprattutto dalle nostre scelte. E la scelta che può fare l’uno, potrebbe farla anche l’altro. Siamo tutti esseri umani, siamo tutti della stessa famiglia. Quello che fa un essere umano.
    E così sono orrificato da questi esempi perchè sono spaventato da me stesso. Dalle mie potenzialità nel male, che non ho realizzato perchè ho fatto altre scelte ma che AVREI POTUTO e già questa potenzialità mi fa sentire sporco. Sono spaventato perchè sento che, in un modo oscuro e misterioso, ANCH’IO C’ERO E ANCH’IO UCCIDEVO.
    E allora mi rendo conto che, quando voglio accusare Dio, lo faccio per cercare un imputato diverso da quello che so essere il vero colpevole: il genere umano, dunque anche me stesso.

    Per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa.

  • piccolozaccheo

    Infatti, caro Claudio. La domanda è: dov’è l’uomo in tutto questo? E il vero mistero ho il sospetto che stia nel ghigno malcelato dell’assassino, non nello strazio dell’innocente. Quello m’impressiona e mi coinvolge forse più della morte di questo, ma è con pudore che lo dico. Per non salire nel baraccone delle ipotesi, delle analisi, del sacrosanto sdegno. Resta il silenzio di chi muore senza ricevere tutto quel rumore attorno, e la pietà che da sola (senza la Croce) non basta a trattenerlo e riscattarlo.

  • utente anonimo

    Bel posto, bella citazione.
    Mi piace abbastanza anche il post su cattolici-comunismo.
    Ciao, Bianca

  • utente anonimo

    Un vero credente non incolpa mai Dio per i mali del mondo. Il nome stesso di questo blog lo conferma. Possediamo, voi, io, Hitler, Stalin ed i serial killer, credenti o atei, un libero arbitrio. E questo chiude la questione, anche se è molto scomodo ammetterlo, ci mette di fronte a precise responsabilità verso tutti gli indifesi del mondo (i bambini in primis, ma non solo, penso agli anziani, ai malati …). E’ più facile, davanti alla tomba di Tommaso od ai forni di Auschwitz, urlare a Dio “Tu dov’eri?” – E’ più facile, ma è anche parecchio vigliacco.
    Quello che mi fa veramente rabbia, è che negli ultimi decenni un certo qual buonismo demagogico inquini in modo pericolosissimo quella che dovrebbe essere la giustizia. Quante volte leggiamo di delitti commessi da figuri che grazie a vizi di forma od a leggi a dir poco stolte si trovano a circolare liberamente?
    Ragazze stuprate ed uccise da delinquenti recidivi, anziane aggredite, scippate e magari morte per le conseguenze dell’aggressione, bambini innocenti, gente tranquilla assalita in casa propria per qualche centinaio di euro … e poi leggiamo o sentiamo in TV che il/i colpevole/i era fuori per buona condotta, permesso premio, regime di semilibertà e tutte quelle idiozie legali che non dovrebbero, dico non dovrebbero mai essere concesse a chi commette reati violenti contro la persona.
    Non invoco la pena di morte. Ma ritengo che il concetto cristiano di “perdono” (e tanto di cappello a quel genitore, marito o padre che riesce a trovare in se stesso ed in Dio la forza di concederlo) non dovrebbe stravolgere e sovrapporsi a quello laico di “giustizia”.
    Giustizia, non vendetta, non accanimento, non persecuzione. Ma giustizia, pura e semplice, e severa, questo sì
    Sissi2002

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