Il Verbo, la Carne

Il Verbo,
la Carne

 

 

Recentemente, preparandomi alla celebrazione della Pasqua di Nostro Signore, ho rivisto quelli che considero i due più bei film finora realizzati su Gesù Cristo: il Vangelo secondo Matteo di Pierpaolo Pasolini e La Passione di Cristo di Mel Gibson (a seguire: mi piace molto il musical Jesus Christ Superstar, che è un po’ eterodosso, e ho apprezzato perfino l’approccio “apocrifo” L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese, tenendo ovviamente presente che è completamente eretico e dunque da maneggiare con cautela).

A chi mi chiedesse consiglio su quale film vedere per capire veramente Cristo, consiglierei questi due. Insieme, l’uno immediatamente dopo l’altro. Che è quel che ho fatto io, perché quando due anni fa uscì
La Passione
, nei cinema fu riproposto anche il film di Pasolini per sfruttare l’onda lunga prodotta da Gibson: e così ebbi la fortuna di vederli praticamente di seguito e da allora essi formano per me un binomio inscindibile. Immagino che possa sembrare strano, perché l’uno è amato a destra e odiato a sinistra e l’altro viceversa (semplifico, ma non troppo); ma queste basse strumentalizzazioni politiche non m’interessano e mi disgustano. Entrambi i film sono stati girati nei sassi di Matera (non è una coincidenza: forse è provvidenziale, sicuramente è intenzionale da parte di Gibson), entrambi sono di strettissima fedeltà al testo scritto; ma a parte questo, costituiscono due approcci completamente diversi alla medesima vicenda. Eppure io considero questi due approcci non in rapporto di opposizione, ma di complementarietà.

E la chiave per capire questo rapporto è, naturalmente, il Vangelo: E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.

       

IL VERBO

Innanzitutto bisogna sapere che in questo film le parole hanno un’importanza assolutamente preponderante. La sceneggiatura compie di una scelta estremamente drastica: adoperare solo ed esclusivamente frasi tratte dal Vangelo. Gli attori dicono solo quel che riporta come discorso diretto l’evangelista Matteo, e per tutto il resto siano le loro facce ad esprimersi. le battute assumono importanza inversamente proporzionale alla loro quantità. Nessuna aggiunta, nessuna sintesi, nessun cambiamento.
La Parola
di Dio esattissimamente trasposta al cinema: quale censore avrebbe potuto negare al film (dedicato alla “cara, lieta, familiare memoria” di Giovanni XXIII) il nihil obstat che Pasolini aveva chiesto per tacitare le polemiche?

Il Vangelo secondo Matteo è stato talora accusato, come altri film di Pasolini, di eccessiva staticità. In effetti il regista, che fu pure pittore, tendeva a fare di molte scene dei “quadri”, cosa che spesso gli valse la critica di non saper adeguatamente sfruttare la dinamicità offerta dal cinema. Trovo però che nel caso di specie la staticità sia perfettamente funzionale alla filosofia del film, che (insisto) vive nella prevalenza della parola sull’immagine. E se la macchina da presa si muove pochissimo, chi se ne frega: sono molto più importanti i frequentissimi e insistiti primi piani degli attori, rigorosamente non professionali: facce spesso brutte, avvizzite dal sole e dalla fatica dei campi (in questo bianco e nero volutamente livido e misero, la campagna basilicana assume valore universale di luogo “povero” e umile per eccellenza), ma innocenti e semplici come bambini. Pasolini sottolinea, e da lui non ci aspettavamo altrimenti, la predilezione per la povertà; di essi è il regno dei cieli!, sembra il messaggio muto indirizzato allo spettatore per tutte le due ore e passa del film.

Un discorso a parte va fatto per il personaggio di Gesù. Per interpretarlo fu scelto lo studente catalano Enrique Irazoqui, ma doppiato da Enrico Maria Salerno, i cui discorsi costituiscono la grandissima parte di quelli presenti. La sua voce è ora fastosa e solenne, ora sdegnata e crucciata, l’unica chiaramente “professionale” contrapposta all’italiano campagnolo e dialettale degli altri attori (un perfetto contraltare all’aramaico e latino della Passione di Cristo), in definitiva bellissima mentre proclama a gran voce
la Parola
di Dio.

Il Verbo: chi cerca la predicazione di Cristo, le sue parole, si rivolga a Pasolini. Insensato pretenderlo da Gibson, che aveva dichiaratamente tutt’altro intento.

     


LA CARNE

Immagino che ricorderemo tutti le polemiche furiose che accolsero l’uscita della Passione: sadico, crudele, pornografico, blasfemo, sanguinario, fondamentalista, antisemita. Su quest’ultima, assolutamente infondata e dovuta al puro e semplice pregiudizio anticristiano (che recentemente ci ha riprovato senza successo con le Cronache di Narnia), non vale neppure la pena di soffermarsi. Le altre meritano invece che ci si spenda qualche parola su. Perché il film di Gibson fu così tanto insultato, osteggiato, incompreso? Individuo alcuni motivi.

Innanzitutto, molte persone lo hanno visto partendo da una prospettiva sbagliata: aspettandosi un film “su” Gesù Cristo. Ma non è così, questo film non ha minimamente la pretesa di mostrare la sua completa figura, e questo per una precisa scelta dell’autore che ha circoscritto il discorso alla Passione. Non è miopia, non è mancanza di equilibrio. Potendo dedicare due intere ore all’evento, il regista si è potuto permettere di replicarlo con fedeltà quasi assoluta, laddove gli altri film per forza di cose dovevano sintetizzare. Gibson è l’unico finora ad aver mostrato Simone di Cirene, Claudia Procula, ad aver dedicato un’analisi approfondita alla scomodissima posizione di Ponzio Pilato.

Poi c’è, naturalmente, la sensibilità al sangue. Si tratta di una questione squisitamente estetica: qualcuno è disturbato dall’abbondante quantità di rosso, per qualcun altro la cosa è indifferente, alcuni pazzoidi giudicano addirittura gradevole uno spettacolo grandguignolesco. Personalmente, da fruitore convinto del genere horror fin dalla tenera età, mi inscrivo nell’ultima categoria: la mia estetica si è formata tra occhi strappati, arti amputati, viscere squarciate a morsi da zombie famelici, incubi letali inflitti da un simpaticissimo mostro con il volto ustionato e lame sulle dita… Gusto malsano? Forse. Ma vi assicuro che ho trovato alquanto sospetto l’improvviso rovesciamento di ruoli di alcuni personaggi della cultura che, dopo aver inneggiato per anni alla forza liberatoria e “rivoluzionaria” dello splatter contrapposta alla censura naturalmente “fascista”, hanno denunciato come indecente la violenza esplicita della Passione. Per carità, non fatela vedere ai ragazzi… morti viventi, vampiri, assassini senz’anima, tutto quel che vi pare, ma
la Flagellazione
di Cristo proprio no.

Ma soprattutto, ciò che la mentalità secolare non ha proprio mandato giù è stata l’insistenza sul sacrificio. Mel Gibson ha portato l’attenzione su un “elemento scomodo” del cristianesimo: la redenzione tramite il sangue, il dolore, la morte. Il discorso della montagna e la parabola del figliol prodigo erano necessari, ma non è da questi eventi che siamo stati salvati (e perciò: chi è interessato alla predicazione vada a guardare qualcos’altro, magari Pasolini).

Ora, che Dio sia sceso sulla terra a predicare “peace and love”, questo la mentalità secolare può anche capirlo. E difatti non mancano i film che ritraggono Gesù principalmente come un predicatore coraggioso, un eretico punito dal Sistema che muore per non rinnegare quanto ha predicato. Ma che l’umanità sia redenta dal sacrificio, dal Figlio si offre in olocausto per chiedere perdono al Padre di tutti i peccati del mondo, che la salvezza venga dal Dio che muore agonizzante su uno strumento di tortura… questo è, ancora oggi e sempre, inaccettabile per il “mondo”. E dunque il film, per aver riproposto in tutta la sua crudezza questo concetto (che una qual certa improvvida catechesi postconciliare ha cercato di annacquare e “aggiornare”), per aver voluto insistere tanto su quel sangue e su quella carne che ci hanno redento tutti (ed è meraviglioso il montaggio alternato con l’istituzione dell’Eucarestia, che esprime con immediatezza ed efficacia la verità della transustanziazione), non poteva non essere scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani.

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5 responses to “Il Verbo, la Carne

  • stark86

    Solo un appunto: Pier Paolo 😛
    Il film di Mel lo daranno su RaiUno: taglieranno? :/

  • ClaudioLXXXI

    Non credo che ci saranno tagli… ma quanto c**** sei pignolo! 😀

  • stark86

    Su Pier Paolo non si transige 😛
    E se ti capita di postare qualcosa su Montale, rileggila dieci volte prima :PP

    Speriamo non taglino, è da quando uscì che mia madre preme per vederlo 😀

  • utente anonimo

    Non sono d’accordo con il giudizio sul film di Pasolini. Ti pongo solo qualche interrogativo: quale immagine di Gesù fuoriesce dal film? Se è vero che nel film c’è solo Matteo non è altrettanto vero che tutto Matteo è nel film. Dunque come mai sono assenti ad esempio le parabole escatologiche? Non so poi se hai notato il campo lungo relativo alle riprese del processo al Sinedrio. Come mai secondo te? Un approccio critico al film non può esulare credo da queste questioni…
    Raphael

  • ClaudioLXXXI

    Caro Rapha-el, disceso dalle sfere celesti dei Serafini in questa nostra valle di lacrime, sei il benvenuto…

    Non sono d’accordo con il giudizio sul film di Pasolini
    Cioè? Qual è il tuo giudizio sul film?

    come mai sono assenti ad esempio le parabole escatologiche?
    Per limiti di tempo?

    Non so poi se hai notato il campo lungo relativo alle riprese del processo al Sinedrio. Come mai secondo te?
    Onestamente non mi ricordo se c’era il campo lungo, ma mi fido. Onestamente: boh, che ne so. Le mie non erano recensioni nel senso pieno del termine, non erano critiche cinematografiche, ma impressioni da un punto di vista cattolico. Quando scrivo vere recensioni (ci provo), lo faccio laicamente (che non significa fingere di non avere un’idea morale, ma distinguerla dall’impressione estetica).

    Grazie della visita

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