LOST: alla ricerca del senso perduto

LOST: alla ricerca del senso perduto

 

 

LOST, serie televisiva diffusa dal settembre 2004 e immediatamente assurta al rango di cult, è una delle pochissime cose che valga la pena di guardare – e guardare con molta attenzione – in quella stupida scatola che quasi tutti possiedono. In Italia è stata trasmessa la prima stagione, mandata in onda da Raidue, in America si è da poco conclusa la seconda. Se ve le siete perse, vi consiglio vivamente di rimediare in qualche modo. Probabilmente vi darà una specie di dipendenza, inizierete a vedere ovunque i numeri 4-8-15-16-23-42, conterete non più fino a 100 ma fino a 108 (oppure da 108 a scalare), il vostro cervello escogiterà decine d’improbabili teorie per trovare il bandolo dell’intricata matassa di enigmi concepita da J.J. Abrams e Damon Lindelof; pare che questi siano effetti collaterali assai diffusi tra i LOSTaddicted. A modesto giudizio del sottoscritto, è una serie bellissima, la migliore mai apparsa dai tempi di Twin Peaks e X-files.

Come dire qualcosa sulla trama senza rivelare troppo? Proviamo. In una data imprecisata, il volo 815 Sidney – Los Angeles della Oceanic Airlines cade per  cause ignote: l’aereo si spezza in tre parti, che precipitano su un’isola tropicale del Pacifico. I 48 sopravvissuti della sezione di mezzo si trovano a dover sopravvivere sull’isola, presumibilmente selvaggia e deserta, senza nessuna speranza di poter essere salvati. Ma l’isola non è affatto normale: già dalla prima puntata appare chiaro che un “mostro”, un qualcosa molto grande e pericoloso, si aggira nella giungla. Con una ricetrasmittente di fortuna i superstiti captano una richiesta di aiuto, che si ripete meccanicamente e ininterrottamente da 16 anni, da parte di qualcuno che come loro è stato (è ancora?) bloccato sull’isola e dice: “Sono tutti morti. Li ha uccisi tutti”. E alcuni di loro fanno esperienze che sembrano proprio paranormali

Almeno all’inizio, LOST si sviluppa su tre fili perfettamente intrecciati tra loro:

1. Un filo realistico da Robinson Crusoe, basato sulle concrete necessità (trovare cibo, acqua,un riparo) che assillano chi deve sopravvivere giorno per giorno; man mano che la serie prosegue, questo filo si attenua al consolidarsi dell’organizzazione dei sopravvissuti, che riescono a provvedere alle basilari esigenze di vita.

2. Un filo sociologico da Signore delle Mosche, basato sull’interazione molto problematica tra perfetti sconosciuti costretti all’improvviso a stare a stretto contatto, in un modus vivendi sempre oscillante tra la grande famiglia e l’anarchia. Il meccanismo narrativo degli sceneggiatori è perfetto: dei 48 sopravvissuti, la maggior parte funge da background su cui si muove una dozzina di personaggi principali, le cui vicende sull’isola costituiscono la trama della serie. Ogni episodio è dedicato ad uno di loro e contiene dei flashback su lui o lei, che ne approfondiscono la psicologia e svelano i segreti che custodisce con sé.

3. Un filo misterioso imparagonabile per la sua straordinaria complessità, basato sugli eventi straordinari che accadono sull’isola. Nello svolgersi della prima stagione e ancor più nella seconda, questo filo diventa assolutamente preponderante, con una concatenazione di enigmi su enigmi ed una notevole quantità di tematiche trattate, tra cui la religione (e sennò che ne parlavo a fare, qui nel mio blog cattolico).

 

Mi soffermo, come vi potevate aspettare, su quest’ultimo tema. Nella prima stagione il fattore soprannaturale è presente soprattutto in quanto collegato all’inquietante e affascinante personaggio di John Locke:

Locke, e immagino abbiate riconosciuto il nome, si definisce come un man of faith. Ne ha ben donde: paralizzato dalla vita in giù prima dell’incidente aereo, sull’isola ha recuperato la piena funzionalità delle gambe (senza rivelare in pubblico questo miracolo). Ha avuto un incontro ravvicinato con il “mostro” e ne è uscito indenne (e non ha rivelato neppure questo). Nutre nei confronti dell’isola una sorta di fede panteista, convinto che tutti i passeggeri siano stati portati lì per uno scopo preciso: l’incidente non è stato casuale, ma l’atto di un destino superiore.

Da questo punto di vista il suo simmetrico sull’isola è Jack Shephard, il medico che ha tacitamente assunto il ruolo di capo dei sopravvissuti:

Jack è, secondo la definizione che gli assegna Locke, un man of science. Uno scettico, dalla mentalità totalmente razionale. È il personaggio positivo per eccellenza, fedele al suo giuramento di medico (rifiuta finché può di praticare l’eutanasia su un moribondo, e alla fine cede più per disperazione che per convinzione), sempre pronto ad aiutare gli altri, spinto da un fortissimo senso di protezione verso il gruppo. Da notare che Shephard è simile a shepherd, cioè “pastore” in inglese. Peraltro Jack, forse anche per questa sua mentalità così scettica e terrena, ha un rapporto conflittuale con la morte, dovuto sicuramente anche al suo rapporto irrisolto con il padre che è morto da pochissimo ed il cui corpo dovrebbe anzi essere sull’isola. Qui Jack ha visto suo padre in alcune “apparizioni”, la cui spiegazione è sfuggente, e non lo ha rivelato a nessuno (LOST è anche e soprattutto una serie sull’incomunicabilità: i personaggi attraversano le esperienze più straordinarie, e quanto più dovrebbero collaborare per sopravvivere, tanto più evitano di aprirsi agli altri e collezionano segreti e bugie).

 

Il conflitto latente tra Jack e Locke si esplicita alla fine della prima stagione, e diventa una principale chiave di lettura della seconda – che in Italia partirà dall’anno prossimo – il cui episodio di apertura si chiama non a caso Man of Science, Man of Faith. Tutta la seconda stagione è attraversata da un leitmotiv ossessivo, che mi guardo bene dal rivelare e di cui posso parlare solo per vaghissima allusione: c’è una certa azione, un’azione ricorrente e collegata ai numeri,

la cui ragion d’essere è razionalmente inconoscibile. Perché bisogna compierla? Si può soltanto credere, non dimostrare, che essa abbia un senso. Più di così su quest’azione non posso dire; peraltro la dialettica tra scetticismo e fiducia non si limita ad essa, ma attraversa tutta la seconda stagione, che affronta molto più della prima il tema della religione. Perché un certo personaggio, di cui purtroppo non posso parlare per evitare spoiler, ha molto a che fare con la religione e porta in primo piano l’argomento (assolutamente imperdibile la decima puntata della seconda stagione, “The 23rd Psalm”); perché man mano che i flashback si accumulano, si scoprono numerose e decisive correlazioni tra le vite dei protagonisti prima dell’incidente; perché ci sono eventi che generano eventi che generano altri eventi, in una catena fondamentale e forse non accidentale …

Damon Lindelof, attualmente sceneggiatore principale di LOST, in una conferenza tenuta alla Casa del Cinema di Roma ha dichiarato che se la seconda stagione è venuta così dipende anche dall’influenza che ha avuto su di lui la moglie, fervente cattolica (siamo sempre salvati da una donna!). D’altra parte J.J.Abrams, l’altro principale co-creatore della serie (autore anche di Alias, che non ho mai visto), ha sovente dichiarato che alla fine tutto sarà spiegato sul filo della razionalità, con una sorta di “pseudoscienza”, naturalmente immaginaria ma non del tutto inverosimile. Forse è da questa dialettica autoriale che nasce una delle caratteristiche più affascinanti di LOST, cioè il suo essere in bilico tra Science and Faith.

Dopo aver visto il bellissimo finale della seconda stagione, l’interrogativo che mi sembrava così insistentemente suggerito dalla serie è: la nostra vita ha senso? Laddove per senso intendo non solo il significato, ma anche la direzione. Se non abbiamo nessuna direzione di riferimento, nessun punto d’orientamento, siamo perduti. È questo che siamo, persi in una vita fatta di eventi casuali che si ammucchiano l’uno sull’altro? Oppure la nostra vita ha un senso e noi la viviamo andando verso qualcosa?

Forse alla fine della serie (che sarà di 4 stagioni, a meno che i produttori non vogliano costringere gli sceneggiatori a sparare cazzate per allungare il brodo e moltiplicare i soldi: Abrams e Lindelof hanno già detto che in quest’orribile eventualità – chi ha visto le puntate finali di Twin Peaks comprenderà subito che cosa temo – abbandoneranno la serie al suo destino, seppur con la morte nel cuore, per non rendersi complici dell’abominio), quando auspicabilmente sapremo tutta la verità, quest’interrogativo avrà avuto una risposta. Almeno nel fiction–world di LOST. Oppure no, e la domanda di senso resterà insoddisfatta e rimandata allo spettatore affinché egli stesso risponda.

Io, come ben sa chi mi conosce, ho già dato la mia risposta.

 

 

P.S. cari lettori, se siete anche voi spettatori di LOST e volete commentare, mi raccomando: niente spoiler. Fate attenzione, per rispetto a chi la serie ancora non l’ha vista e potrebbe aver voglia di vederla. Se leggerò commenti che disinvoltamente accennano a fatti salienti della trama, e ho fiducia nella vostra capacità di distinguere i fatti salienti da quelli marginali (sono un man of faith, io), dovrò inflessibilmente e immediatamente cancellare il commento. Dura lex, sed lex.


31 responses to “LOST: alla ricerca del senso perduto

  • utente anonimo

    Claudio vedo che dai solo notizie che ti fanno comodo. Adesso la dò io una notizia:

    INCHIESTA FITTO: INDAGATO ANCHE L’ARCIVESCOVO DI FOGGIA.

    “La verità non va ricercata in ciò che affermano i preti, ma in ciò che essi cercano di nascondere!”

  • ClaudioLXXXI

    Il nesso tra LOST e l’arcivescovo di Foggia mi sfugge, gradirei commenti più attinenti, comunque mi fa piacere tutto questo garantismo. Se l’arcivescovo ha sbagliato, come potremo desumere a sentenza avvenuta, che paghi. Peraltro, questa notizia la sapevamo già.

    Sai, ho l’impressione che tu abbia il complesso del profeta: ci sono cose che devi per forza declamare a gran voce agli insipienti, poveri stolti all’oscuro della verità, e pensi quasi di essere il primo a riverlarle alla gente (lo sapete di Foggia? lo sapete dell’8×1000? Lo sapete della scomunica a Darwin? ecc.)
    E’ ironico, perchè il profeta urlante spesso è una caricatura che la satira irreligiosa fa dei clerici.
    Le ironie della vita, guarda un po’. Non è che sei un po’ fondamentalista?

  • ClaudioLXXXI

    Caro anonimo, non urlare alla censura. Questo post è fatto per parlare di LOST. I tuoi articoli mettili pure da qualche altre, magari assieme alla risposta che ti chiedo, e ne parliamo finchè vuoi.

  • utente anonimo

    OK. Resta sempre inteso il fatto che se vuoi che me ne vada basta che lo dici. Senza giri di parole.
    Anzi se anche qualcun altro ha un blog cattolico e volesse “ospitarmi” si faccia avanti.

  • utente anonimo

    Ah Claudio perchè non apri un post sulla storia della Chiesa?

  • ClaudioLXXXI

    No, non voglio che tu te ne vada, io non voglio cacciare nessuno.
    Il post sulla storia della Chiesa? Santo cielo, non è che posso passare la vita davanti a questo pc. Boh. Vedremo. Se dai una scorsa ai tag “scienza” e “antiteismo”, povresti trovare argomenti di tuo interesse, vedi tu.

  • berlic

    Anonimo, così potrai copincollare qualche altro articolo fatto da studiosi con l’attendibilità di un Dan Brown?
    Dài, meglio che studi, che a settembre ricominci la scuola.

  • daddun

    Attendo con impazienza la seconda stagione di Lost che partirà a settembre su Fox. Ciao, Ale.

  • utente anonimo

    Caro Berlic quà non si tratta di copincollare ma di analizzare la storia e dedurre le dovute conclusioni.

  • berlic

    Appunto per questo ti suggerivo di studiare.

  • mymy

    Non ho mai visto questa serie, pertanto non me la sento di commentare le tue parole…ma il tuo blog è molto bello, specialmente l’intestazione….
    A presto!

  • utente anonimo

    io so solo che Locke è il padre che tutti (almeno noi maschietti) avremmo voluto avere.

    … checchè ne dica Macchianera…

    isoppo

  • utente anonimo

    Ah, l’anonimia…la firma del coraggio, l’arma della civiltà, il simbolo dell’intelligenza.😀
    Claudio…se provi a cambiare un minimo ti ritrovi questi che sono peggio dell’inquisizione…devi parlare solo di chiesa e lasciar sfogare loro la rabbia, capito? ;D

    Comunque vediamo…appena mi arriva il nuovo HD ti prometto che provo a reperire gli episodi di lost finora…

    Nicco

  • utente anonimo

    Ps: anche se dalla tua traccia mi pare che la bellezza di Lost sia principalmente nella tecnica dell’indiziologia e della citazione psicologica-subliminale)…tipicamente anglosassone(se ti dico americana salti su come un cobra, lo so^___^)

    semprenicco

  • ClaudioLXXXI

    Non sono sicuro che mi sarebbe piaciuto avere Locke come padre… lo trovo un po’ troppo inquietante come figura paterna!

    Aspetta, Niccolò, la mia analisi è parziale perchè si concentra su uno specifico tema (tutt’altro che esaurientemente poi, molte cose non le ho potute dire perchè sono spoiler). La bellezza di LOST non è ascrivibile ad un solo aspetto, sono tanti fattori combinati perfettamente insieme. Dal punto di vista psicologico tutti i personaggi sono disegnati benissimo, hanno una psicologia a tutto tondo e non stereotipata, ma nel contempo possono validamente fungere da simbolo per caratterizzazioni generali. La dialettica tra Jack e Locke rispecchia la tensione tra scetticismo e misticismo, ma si possono fare molte altre analisi psicologiche che qui per brevità debbo tralasciare (es. la fin troppo chiara opposizione tra il bravo ragazzo Jack e il cattivo ragazzo Sawyer, oppure la frequenza del rapporto irrisolto con la figura del padre).

  • unapersonaintorno

    Beh che dire? Dopo un post così..mi tocca vedere Lost!🙂
    In realtà ho pescato mia madre che se lo gustava, e a me ne avevano già parlato molto bene.
    Interessante il dualismo che hai citato e il fatto di fare qualcosa “per fede”. Dimostrabile (se ho compreso bene ciò che intendevi, senza aver visto la serie) – in un certo modo – credo lo sia nel momento in cui “rischiando”, il senso si svelerà e allora anche la testa avrà la sua parte.

    Un saluto Claudio.
    Per il resto..concordo con Berlicche.

  • ClaudioLXXXI

    Il discorso del “fare qualcosa per fede” è difficile da spiegare, dovrei darti dei particolari che non posso proprio… gli spoiler non richiesti sono contrari alla mia morale!😉

    Penso che tu abbia inteso il senso: c’è un “rischio da correre”, ma il senso dell’azione può essere razionalmente chiaro solo ex post. Poi c’entra anche la testa, perchè gli sceneggiatori hanno disseminato per tutta la seconda stagione indizi in un senso e nell’altro, ma poichè in LOST nulla è come sembra lo spettatore a sua volta deve decidere se fidarsi degli indizi… una specie di cubo di rubik mentale!
    Insomma, che posso dire? Guardate LOST!!!🙂

  • ago86

    Mi hai fatto venire molta curiosità, sai? Prima, da ciò che avevo capito, era un’altra serie con mostri e roba del genere, insomma, ciarpame come molti altri telefilm. Ma ora che me lo hai raccontato così mi vien proprio voglia di guardarlo.

  • unapersonaintorno

    Beh assomiglia molto, come avevo intuito e non a caso da quello che hai scritto circa le influenze degli sceneggiatori, alla vita umana in rapposto con il Mistero.
    ..C’è un “rischio da correre”, ma il senso dell’azione può essere razionalmente chiaro solo ex post. Poi c’entra anche la testa, perchè gli sceneggiatori hanno disseminato per tutta la seconda stagione indizi in un senso e nell’altro, ma poichè in LOST nulla è come sembra lo spettatore a sua volta deve decidere se fidarsi degli indizi..
    Non è esattamente così nella vita di ognuno di noi?
    E’ il “de libero arbitrio”.
    Se Qualcuno non avesse messo indizi in un senso e nell’altro, di cui fidarsi o no, saremmo semplicemente costretti a credere.

    Insomma..dammi ora e canale, su!😉

  • mymy

    Anonimo, perchè sei così aspro nelle tue parole???
    Chi giudica l’altro con tanta severità credo abbia grosse difficoltà ad accettare se stesso…
    Chi, invece, si trova amabile, non ha problemi ad accettare l’altro…
    Dunque?

  • ClaudioLXXXI

    Ago86: consiglio vivamente. Non è affatto una semplice serie di “mostri” (virgolette non casuali).

    UPI: sì, LOST è così complicato e affascinante da essere una discreta approssimazione della vita. Quando saprò con certezza quando lo passano in televisione, ti avvertirò!

  • utente anonimo

    E come al solito splinder non mi logga, va be’😛

    Come posso commentare senza spoilerare (ma perché, poi, senza spoilerare? bastava un avviso grosso quanto il volo 815 per avvisare della presenza di spoiler :P)…
    Locke mi è piaciuto ancora di più nel finale della seconda stagione: prima ha un po’ vacillato, pressato da “HG”, poi ha preso comunque una decisione. Ed ecco che io farei un’ulteriore distinzione tra un “man of faith” (che rimane Locke) e un “man of fate” (che è il personaggio che sai). Da questo punto di vista Locke mi è sembrato più “man of faith”, di quella fede non passiva ma “ragionata” (hai fede, ma se c’è qualcosa nel sistema che non ti convince sei disposto a tutto pur di risolvere i dubbi); quell’altro invece è un “man of fate”, sostanzialmente prende il posto del Locke della prima stagione, anche se sostituisce il panteismo con la religione classica.

    Per ora è tutto😀

    stark

  • ClaudioLXXXI

    Beh, vorrei evitare spoiler per non precludere la lettura a coloro che non hanno visto LOST, soprattutto considerando che la seconda stagione non è ancora stata trasmessa in Italia.
    Locke ti è piaciuto perché tu sei un man of doubt :p
    Ma la distinzione che fai è interessante, considerato che l’oscuro personaggio che tu sai a un certo punto dice a Locke “don’t mistake coincidence for fate”. D’altra parte la sua faith nell’azione che tu sai si basa comunque su un fatto, se non probante almeno significativo, cioè il messaggio di Y. (hai capito a chi alludo: ?), mentre la faith di Locke è molto più fideistica, tanto è vero che poi…
    Basta, non si può continuare a parlare per allusioni, se vuoi continuare questo dialogo fai nel tuo blog (fermo da moltissimo tempo, ormai quell’ipse dixit sta invecchiando) un post a tutto spoiler e chi leggerà lo farà a suo rischio e pericolo!!!

  • quidestveritas

    Claudio, complimenti per la disanima di Lost, davvero un’opera d’arte della Tv, quasi a livello cinematografico per gli aspetti tecnici e per la qualità autoriale.

    Ma, ma, sì, c’è un piccolo appunto che ti faccio. Non puoi non aver visto Alias, cosa grave assai😉
    (La quinta serie di Alias parte a luglio, ma ti sconsiglio di guardarla e ti consiglio di comprarti tutti i cofanetti, perchè attendo una tua delucidazione metateatrale su questa strepitosa serie).

    Conoscere Alias probabilmente ti aiuterebbe ancora di più nello studio di Lost, perchè vi sono già tutti i temi resenti in Lost, sebbene in uno stadio embrionale: la forte caratterizzazione psicologica dei personaggi (mai vista in Tv), l’alta partecipazione degli spettatori, non considerati alla stregua di consumatori usa e getta,ma veri protagonisti, intelligenti, attivi. La presenza di fides et ratio, in un mondo ipertecnologico, in cui tiene banco uno pseudo sicenziato-alchimista del XVI secolo, tale Milo Rambaldi, che ha veri e propri adepti, ciechi nella loro fede…

    Lost sviluppa in modo più approfondito tale tematiche e lo fa sempre con la partecipazione degli spettatori. C’è il personaggio razionale, che elimina dalla sua mente le cose inspiegabili che gli accadono, e c’è il “panteista”, che è stato protagonista di un miracolo…

    Ma non ho trovato nella tua analisi l’aspetto catartico della situazione. Cosa è l’isola? Quasi tutti siamo d’accordo nel vedere l’isola come un purgatorio, dove tutti i protagonisti devono espiare qualche loro colpa.
    Ecco un altro elemento interessante, che rende Lost, oserei dire, “cristiano”.

    Che ne pensi?

  • ClaudioLXXXI

    Cara QEV, non sei la prima che mi consiglia Alias, altro frutto della mente di J. J. Abrams. A questo punto mi sento in obbligo di rimediare, tanto più che l’accenno allo scienziato-alchimista mi ha decisamente messo in sollucchero. Ma per quella delucidazione metateatrale non essere impaziente… ho una tesi da finire! (ormai lo dico tante volte che nessuno mi crede più)

    Per quanto riguarda l’aspetto catartico, so che la teoria del purgatorio tiene fortemente banco nel mondo degli aficionados di LOST, in due varianti. C’è chi pensa che i protagonisti sono tutti morti nell’incidente ma devono ancora capirlo; e c’è chi pensa che loro sono vivi e sono stati mandati sull’isola per uno scopo preciso che potrebbe appunto essere l’espiazione, ma questo potrebbe essere accaduto sia per volere di un destino superiore, come lo concepisce Locke , oppure per volontà di esseri umani – la teoria dell’esperimento… e qui mi fermo, perchè se no dico troppo!
    Sia come sia, sicuramente tutti hanno un’evoluzione caratteriale nel corso della serie: pensiamo per esempio a Charlie*, oppure a Jin e Sun, o soprattutto a Sawyer… mentre in altre serie i personaggi restano sempre gli stessi, e alla lunga diventano stereotipati e macchiette di sé stessi, qui invece tutti crescono, imparano, cambiano. Anche fisicamente, per esempio (che cura dei dettagli!) i capelli di Sawyer , Jin e Sun si fanno più lunghi man mano che la serie prosegue, per evidenziare fisicamente la loro evoluzione interiore.
    Però bisogna pure tenere presente che, se la prima stagione è per quasi tutti un’evoluzione, la seconda stagione… beh, diciamo solo che alcuni tornano a cadere nelle proprie pecche caratteriali che pareva avessero superato… diciamo che hanno una “involuzione”, e anche questo se vogliamo è “cristiano” (si cade, ci si rialza, si cade di nuovo, ci si rialza ancora).
    Comunque, QEV, se cerchi in LOST un aspetto specificamente cristiano, ti assicuro che resterai soddisfatta: nella seconda stagione ci sono precisi riferimenti al cattolicesimo! (merito della moglie di Lindelof, probabilmente)

    * A proposito di Charlie. Anche lui ha un lato religioso, anche se (per come l’ho percepito io) Charlie sente il bisogno non tanto di una fede, ragionata e sentita e vissuta, quanto piuttosto di essere un bravo ragazzo. Dopo aver fatto l’esperienza della tossicodipendenza (nessuno spoiler: si sa alla prima puntata), che spesso lascia nel drogato un fortissimo complesso d’inferiorità e autodisprezzo, ha bisogno di sentirsi di nuovo una brava persona, che si prende cura di qualcuno e fa buone azioni. Per lui il ricordo di quand’era chierichetto e si confessava regolarmente è soprattutto, a prescindere da (come dire?) le questioni specificamente teologiche, il ricordo di un periodo felice prima che il successo (“il dio del rock”!) e l’eroina lo facessero scendere in basso.

  • utente anonimo

    Si, è vero Charlie ha dentro di sè il desiderio di tornare alla propria fede, che ha perso a causa del successo. E guarda caso tutti vorrebbero tornare a casa, rivorrebbero riprendere la propria vita, dimenticare i propri errori, rimediarli dandosi da fare sull’isola. Insomma gli spunti in Lost sono tantissimi e questo non fa che rendere onore al geniaccio di JJ che sicuramente ha di fronte una grande carriere.

    Del resto se in tutte le sue serie c’è questa caratterizzazione dei personaggi (anche in Alias è così, sebbene l’evoluzione risulti più lenta, perchè – essendo un prodotto fondamentalmente d’azione – i rapporti si sviluppano nel corso di più serie) vuol dire che lui interpreta il cinema, la televisione con una visione più ampia. I personaggi sono vivi, crescono come hai detto tu.
    Non cade nel sentimentalismo, cosa non da poco per un TF americano…

    Bene, aspetto con ansia la 2a serie, anche se tempo che per vederla in tempi rapidi debba prendere Sky…
    Quid

  • gjiada

    Lost non l’ho mai visto, ma dopo la tua recensione cercherò di rimediare.
    Che vuol dire la frase “don’t mistake coincidence for fate?” Odio dire cose tipo la “profezia di celestino”, ma le coincidenze non esistono, magari la trama è solo difficile da capire, saluti

  • utente anonimo

    Ho iniziato. Vi rincorro(ho visto i primi cinque secondi di Ethan). La seconda serie la vedrò appena possibile. Ok, toccherà in inglese, pazienza.

    Ma per ora è un altro personaggio ad essere l’alter-ego di Jack, e non Locke. Il cognome è quello di TOM, da sempre sfuggente a tutte le regole nel sud degli states.

  • brucewayne

    Claudio, hai visto lo “SriLanka Video”?

  • ClaudioLXXXI

    Naturalmente. E devo dire che la definizione di “scientismo” si attaglia perfettamente ai tipi della Dharma! E l’equazione di Valenzetti mi ricorda tanto la psicostoria di Asimov…

Ciao. Se vuoi commentare, accomodati. Non c'è bisogno di nome o e-mail, non c'è approvazione preventiva, no censura. Hai il libero arbitrio e io lo rispetto, anche se potresti usarlo male. Ricorda però che la libertà implica la responsabilità. Se sei un troll, ignorerò i tuoi commenti - a meno che tu non faccia un flood. Se pensi che quel che dico è sbagliato, fammelo notare. Attenzione però, perchè chiunque tu sia, se non sei d'accordo con me, proverò a convincerti del contrario. Qui il dialogo non sono belle chiacchiere per scambiarsi "secondo me" e sentirsi più buoni e tolleranti: qui il dialogo serve a cercare, trovare, amare la Verità.

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