Neocatecumenali, buoni o cattivi?

Neocatecumenali, buoni o cattivi?

 

 

Nel blog wXre dei due “Dioscuri” GdC & ld è sorto di recente un dibattito (vedi qui, qui e qui) intorno a vizi e virtù del Cammino Neocatecumenale. Dibattito a cui preso parte anch’io, abborracciando una modesta difesa del movimento, per quel poco che la mia tenue cognizione di esso mi rende possibile: una mia cara amica ne fa parte, persona di gran cervello e grande fede, e io tendo a giudicare sull’esperienza della sua conoscenza l’intera realtà del Cammino.

Ricordo bene quella volta che dietro suo invito andai ad una Messa celebrata alla loro maniera. Tempo: sabato sera, dalle ore ventidue a mezzanotte. Luogo: una chiesa vicina a Viale XXI Aprile, che in precedenza era un condominio, praticamente un palazzone squadrato a forma di parallelepipedo sulla cui cima era stata posta una croce. Da ciascuno di quelli che una volta erano gli appartamenti, avevano ricavato una sala per celebrazioni.

Mi ritrovai in questo stanzone quadrato, le sedie di plastica messe attorno ad un tavolo in legno su cui stesero un telo bianco e depositato dei fiori: quello era l’altare. Un paio di quadri ad argomento religioso, un grande crocifisso appeso ad un muro sotto cui era la sedia in velluto del sacerdote, un leggio: questo era l’arredamento sacro. La sedia del sacerdote si riconosceva per il velluto e per il crocifisso, ma era tra le altre sedie disposte a cerchio: mi sembrò dunque di scorgere una visione particolarmente “comunitaria”, con un’attenzione per l’assemblea maggiore di quanto non accada nella liturgia ordinaria.

Dopo il Vangelo e prima dell’omelia ci fu una cosa che in seguito appresi chiamarsi “risonanza”, in cui i membri dell’assemblea intervenivano spontaneamente per pregare ed esprimere cosa le letture e la celebrazione stavano suscitando in loro.

Molti dei passaggi liturgici erano cantati, con frequente uso di chitarre e nacchere.

Al momento di scambiarsi un segno di pace, tutti si alzarono e cominciarono ad andare in giro per la stanza scambiandosi baci sulla guancia e dicendosi a vicenda “la pace sia con te, e con il tuo spirito”. Mi adeguai all’uso.

Anche la Celebrazione Eucaristica seguì un procedimento particolare. Il pane era una vera focaccia di pane azzimo che il sacerdote frammentò e, dopo averlo consacrato nel Corpo di Cristo, passò tra le sedie distribuendolo a ciascuno. Lo tenemmo tra le mani e lo mangiammo solo quando lo avevano ricevuto tutti. Successivamente il sacerdote girò tra di noi con un grande calice, e tutti bevemmo volta per volta il Sangue di Cristo.

Infine, a Messa conclusa, i partecipanti si presero per mano e girarono in tondo attorno all’altare cantando una canzone (ed io in questo non mi unii a loro, perché la mia voce non mi piace e a cantare mi vergogno).

 

Si tratta insomma, come si può ben capire, di una liturgia abbastanza lontana da quella ordinaria a cui siamo abituati noi fedeli fuori da questo movimento. Ebbene, per quel poco che ho visto, quel poco che ho capito, quel poco che ho spiritualmente sentito, non mi sento affatto di deprecarla: l’essenziale c’è, Cristo c’è, si sente la fede dei presenti (voglio proprio vedere quanti bravi ragazzi cattolici sono disposti a sacrificare ogni uscita di sabato sera per andare a Messa). È la stessa sostanza espressa sotto una forma diversa. E c’era una giocosità, una letizia nell’atmosfera, una sorta di fanciullesco abbandono nelle mani del Signore che mi ha colpito molto positivamente.

Pare inoltre che non si tratti di vere e proprie innovazioni, perché mi si dice (chiedo conferma ai dotti in materia) fosse più o meno questo il modo in cui celebravano i primi cristiani, da cui il termine neocatecumenali, e loro hanno ripreso scientemente questa liturgia. Bah, con gli abusi che hanno sporcato il Vaticano II se ne sono viste di ben peggio, ed io preferisco i neocatecumenali ai lefevbriani che sono rimasti ostinatamente attaccati al passato (del resto andrei volentieri anche ad una Messa Vetus Ordo secondo il canone tridentino, e anzi mi frego le mani impaziente per il venturo “sdoganamento” promesso; il problema dei lefebvriani non è la loro devozione alla Messa in latino, il guaio è che rifiutano la validità della Messa in lingua moderna). Probabilmente non si tratta di un modello generalizzabile, ma trovo encomiabile che qualcuno voglia farlo.

Penso che nella Chiesa ci siano molti posti e molte stanze. La liturgia è la grammatica dell’adorazione del Dio Vivente, e come uno stesso vocabolo può declinarsi diversamente a seconda del suo collocamento nel periodo, così trovo giusto che ci siano liturgie diverse per esprimere l’immensa varietà dell’accostamento umano al divino. Voglio partecipare ad una Messa Vetus Ordo, solenne e ieratica e maestosa nella manifestazione del Mistero, e voglio partecipare ancora ad una Messa dei neocatecumenali, allegra e confidenziale come il fanciullo che gioiosamente va ad abbracciare Chi dice “Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli.


30 responses to “Neocatecumenali, buoni o cattivi?

  • utente anonimo

    Sono d’accordo con te.
    La chiesa deve essere unitaria, ma ha la sua bellezza nella molteplicità.

    Ho avuto occasione anche io di partecipare a messe neocatecumenali; anche a solenni preghiere di effusione del Rinnovamento, nonchè al rito cattolico ortodosso in lingua slava, alla messa in latino in duomo alle 11, alle messe con girotondi e battiti di mani dell’Azione cattolica.
    Non mi faccio mancare nulla😉

    Non posso dire che tutto mi sia piaciuto, che tutto mi abbia toccato allo stesso modo.
    E’ una questione di “affinità di espressione” se mi passi il termine.

    Trovo che debba esserci estremo rigore nel rispettare alcuni punti fondamentali nella liturgia (e qui la sottomissione all’autorità è necessaria) proprio perchè la chiesa deve testimoniare d’essere Una.
    Al contempo trovo straordinariamente bello che espressioni diverse trovino posto in questa unità, è uno dei carismi che la Chiesa ha.
    Non è un banale “tutto buono, siamo amici”. Si tratta dello straordinario valore che la Chiesa riconosce ai suoi figli e ai loro carismi, ognuno come pietra preziosissima della stessa corona.

    Personalmente, trovo nella solennità l’espressione più bella della Messa. Preferisco riservare le preghiere spontanee e le risonanze ad altri momenti di preghiera o di adorazione. Ma ho anch’io trovato molta gioia e molto senso del sacro anche in celebrazioni diverse…

    Michela

  • vitus81

    Seguo il tuo blog da tempo, e sinceramente da te non mi sarei aspettato tanto entusiasmo per i Neocat!

    Io, al contrario, sono un po’ scettico verso l’eccessiva secolarizzazione e spontaneizzazione della liturgia, ma mettendo da parte le simpatie personali, credo comunque che il punto l’abbia toccato Michela nel suo commento precedente. L’importante è che la Chiesa sia Una, pur nella diversità dei carismi… e, perché ciò sia possibile, che ciascuno si ricordi di guardare al Papa.

  • gjiada

    A dire il vero preferisco la messa con il canto gregoriano e perfino in latino se è possibile, visto che come tutte le lingue sacre le preghiere erano dei veri e propri mantra.
    Ma suppongo che la mia sia una preferenza personale….

  • enochirios

    “Non ci sono più sacerdoti santi da quando non fanno il Cammino.”
    ( a mia madre, anni fa )”Se lasci il Cammino che tuo marito fa, tu mandi allo sfascio la tua famiglia.”
    “Non dobbiamo mica sentirci superiori quelli là qui a ***( mia città ) che sono passati per noi neocatecumenali e nonostante quesa occasione che è stata data loro ci hanno abbandonato.”
    “Lascia gli Scout[ Agesci, cioè cattolici ], non puoi fare altro… perché gli Scout non sono completi come noi, devi pensare alla tua fede!”

    Etc. etc.

    Vorrei dire che sono eccezioni, ma non è vero. Vorrei dire che sono un transfuga- il folle docente decostruzionista, mezzomassone e anticlericale che a volte cito sul blog lo è- ma non è vero.
    Li conosco perché li ho frequentati per un po’. Nella mia diocesi le varie parrocchie cercano di buttarli fuori, per il loro modo settario e per la quasi totale esclusione dal resto della parrocchia( le messe il sabato sera, i ritiri due sere alla settimana etc. ).
    E il loro modo di interpretare la scrittura sembra un fanatismo magico della lettera.
    Conosco troppi ragazzi che hanno vissuto per anni racchiusi a forza dai loro genitori nell’ambiente neocat, e poi si sono trovati spaesati nel mondo: ragazze sensibili e intelligenti che però non sanno controllare né sentimenti né sessualità, compagni di scuola finiti depressi o in cura, altri marcati stretti dai genitori che a 20 anni ne dimostrano 15, altri lasciano baracca e burattini e diventano indifferentisti religiosi( ti credo! non vogliono ricordare il passato! )…
    Esagero? purtroppo no, Claudio.
    Oh, non prenderla come qualcosa di personale, non ce l’ho con i Neocat, ma vedo i danni che hanno fatto a una mia amica e a diversi conoscenti.
    ciao e a presto, Eno!

  • ClaudioLXXXI

    Ringrazio Michela (ma il sito xtomorfosis che problema ha? m’appare una roba strana, “Plesk default page”) che ha detto tutto l’essenziale nel suo commento. La Chiesa è unità nella varietà, e varietà nell’unità, molte sono le membra ma il capo è uno solo: Cristo.

    Vitus, più che entusiasmo direi simpatia, ma io sono dichiaratamente di parte perchè una mia amica è “neocat” e io mi baso sull’esperienza che ho fatto conoscendo lei.

    Gjiada, sei la solita esoterica! :-)) Comunque, se vuoi, magari andiamo assieme a una Messa in latino.

  • utente anonimo

    Manca una W nel link di Michela.

    Domenicotis

  • gjiada

    Una volta ho tentato, ma poi quelli volevano convincermi che Hitler era il migliore amico degli ebrei ( e giuro che non sto scherzando).

  • ClaudioLXXXI

    Ammazza, Eno, ci vai giù abbastanza pesante. A quanto pare la tua esperienza per conoscenza altrui è di segno opposto alla mia.
    Mumble, mumble. Ci penso su.

  • enochirios

    Lo so che ci vado giù pesante.
    Ma non esagero in niente, fermi restando gli ottimi rapporti rimasti con singoli neocat.
    Cmnq, la mia esperienza non è né da interno né è una esperienza mediata da altri: li ho frequentati anni e anni fà per un mesetto e mezzo( ma facendo intanto lo scout ).
    Quando ho detto “No, al ritiro non posso venire” perché avevo un imprescindibile compito in classe e loro hanno telefonato a casa mia alle 8.25 del giorno stabilito per sincerarsi che veramente fossi andato a scuola e non fosse una scusa, ho capito che l’esperienza di frequentazione, curiosità o non curiosità, cessava lì…
    ciao, Eno

  • ClaudioLXXXI

    Mmm. Ma secondo te queste ruvidezze nell’approccio, così come le non felici esperienze familiari di cui hai parlato prima, erano difetti dei singoli o una modalità operativa dell’intero movimento?

  • enochirios

    Ovviamente non posso estendere il giudizio al di là di quello che conosco, cioè la diocesi.
    Cmnq, se la telefonata a casa un’altro neocat molto probabilmente non l’avrebbe fatta, mi è parsa una cosa piuttosto metodica l’idea di autosufficienza e chiusura.
    Voglio dire, sconsigliare di frequentare altre organizzazioni, trascinare a forza due sere e oltre alla settimana i figli adolescenti agli incontri è piuttosto miope se si vuole far “camminare” qualcuno. Discussioni e confronti ben più ispirate le ho fatte con amici, seduti a terra a gambe incrociate a tirar tardi sulle Rive.
    Sono cose che poi ti mancano e che non dovrebbero essere incompatibili per principio con un “cammino di fede”… l’idea che ne esce è una specie di antitesi tra mondo e mondo della fede.
    E’ la scenetta buffa in cui tiri fuori l’agenda e dici: “Oggi esco con il mio amico X e il suo moroso[SIC]… ‘acchio, non posso, ho un appuntamento con Cristo…”

  • enochirios

    Ah, le Rive sono il rione lungo il mare del centro di Trieste.

  • brucewayne

    i problemi nel cammino NON sono quelli della Liturgia. Per me era solo troppo lunga…du’ palle…

    I problemi sono quelli descritti nel #4 e nel #9.

  • utente anonimo

    Ecco, se vogliamo parlare di qualcosa che va al di la della liturgia… temo che un po’ di problemi in più saltino fuori.

    Due, in particolare: uno che è trasversale a tutti i movimenti, anche se con diverse intensità: la tantazione di “settarismo”, di superiorità.
    E’ un po’ la differenza tra avere un carisma particolare e metterlo al servizio della comunità o rinchiudersi con chi ha una sensibilità simile alla tua e compiacersi della propria particolarità. E’ un peccato…
    Anche per questo sono abbastanza convinta che nelle parrocchie dovrebbe essere la liturgia domenicale ad essere per tutti, ed eventualmente altri incontri feriali riservati ad adorazioni, altre messe, preghiere, etc. Ma la domenica, tutti insieme e ognuno con un compito liturgico.

    L’altro problema, invece, è solo del movimento neocat e l’ho intravisto anche io. In particolare nelle “seconde generazioni”, nei figli soprattutto adolescenti e post adolescenti.
    Ho una conoscenza superficiale e potrei sbagliarmi, ma ho ricavatol’impressione che l’alto senso del peccato che c’è nel cammino a volte prevalga sul sentimento della misericordia. E molta leva viene fatta sul senso di colpa che ne scaturisce, unitamente ad un sentimento fortissimo di appartenenza alla comunità che travalica addirittura i legami familiari.
    E se il tutto non è ben bilanciato e viene proposto non all’adulto formato e senziente, bensì al giovane o all’adolescente in via di formazione, il tutto diventa esplosivo…

    Ripeto, potrei aver sbagliato completamente il tiro, visto che mi riferisco a 3 o 4 esempi che ho veduto e all’impressione che ne ho tratto.

    ciao
    Michela

  • quidestveritas

    Anch’io la penso come te, Claudio. Non ho una particolare esperienza diretta dei Neocat, non ho mai partecipato ad una celebrazione eucaristica, ma sono abituata a guardare i frutti di un albero e mi pare che i frutti dei neocatecumeni siano rigogliosi.

    Inoltre non bisogna mai scordare che la Chiesa risponde all’Et-et, non ad un Aut-aut. È cattolica, universale, quindi copre molti carismi. Ricordiamoci infine che sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI hanno sempre avuto parole lusinghiere nei confronti dei Neocat (come di altri movimenti in passato “perseguitati”, come CL) e che ora una grande parte delle vocazioni sacerdotali provengono proprio dal movimento neocatecumenale. Del resto, si sa, lo Spirito soffia dove vuole.

  • ClaudioLXXXI

    Beh, Bruce, la durata della liturgia la metto nella colonna dei pro e non certo in quella dei contro: ripeto, dare al Signore due-tre ore del sabato sera (che è la vera festa da santificare, nel sacramento del piacere consumistico, per la religione che il “mondo” ci propone) mi sembra ammirabile. O vogliamo pensare che gli avranno fatto il lavaggio del cervello per ottenere tanto?

    Michela, hai di nuovo ragione, la comunanza liturgica effettivamente è importante. Credo che Arinze abbia

  • ClaudioLXXXI

    Ehi, mi aveva tagliato il commento…

    dicevo: credo che Arinze abbia fatto bene ad insistere affinchè i neocatecumenali frequentino periodicamente anche Messe secondo la liturgia ordinaria.

    QEV, sappiamo benissimo che molti movimenti della più varia natura, oggi considerati salde colonne della Chiesa, sono partiti tra l’ostilità e l’incomprensione. Anche l’Opus Dei, anche CL.
    Ho il sospetto che un efficace parametro per valutare la bontà del “movimento” (uso il termine in senso ampio) sia vedere il suo sviluppo dopo la morte del suo fondatore: se perde il proprio spirito e si affievolisce, o se invece cresce e si rafforza (indizio sul fatto che un nuovo santo l’aiuta da lassù).
    Augurando altri cent’anni a Kiko, staremo a vedere, se l’albero è proprio seminato dal Signore i frutti continueranno ancor più rigogliosi.

  • utente anonimo

    È necessario precisare.
    I problemi di tipo liturgico emersi non sono specifici del Cammino (di cui conosco personalmente alcuni splendidi esempi di vita di fede), ma di una visione generale, tipica degli anni ‘60-’70, che ci coinvolge a pieno titolo come cristiani d’oggi.
    Si può dire che TUTTI abbiamo condiviso (più o meno consapevolmente) una modalità anti-rituale e anti-dogmatica di vivere la fede.
    Di volta in volta, o abbiamo tendenzialmente escluso il rito in favore dell’etica o, nel promuovere il rito, siamo stati tentati di relativizzare l’insieme degli specifici contenuti di fede.
    Opposizioni pregiudiziali che si sono mantenute l’un l’altra, a dispetto della nostra stessa esperienza spirituale.
    Dal pregiudizio antirituale, abbiamo ereditato una sintomatica flessione: la liturgia non è stata per tutti noi la “forma celebrativa dell’Evento fondatore della Chiesa (il sacrificio di Cristo)”, ma solo “parola (o Parola) celebrata assemblearmente”; come conseguenza l’enfasi anti-sacrificale, l’ipertrofia delle parole, lo svanimento iconoclasta delle immagini, la teologia del non-luogo, l’utopia dell’assenza, la contro-testimonianza del politicamente corretto, il Concilio come “rottura della Tradizione”.
    Dal pregiudizio antidogmatico, abbiamo invece ereditato una flessione coerente e speculare, l’immersione vitalistica nello stato nascente della creatività, della spontaneità, del “ritorno alle origini” (ma prescindendo dall’Origine!).
    E quando – per logica interna ineludibile dell’esperienza ecclesiale – abbiamo “ritrovato la liturgia”, l’abbiamo fatto a partire da quelle premesse acriticamente presupposte.
    È stato normale disattendere la Tradizione, e di questa normalità TUTTI dobbiamo fare ammenda.
    L’opera di Benedetto XVI è la necessaria correzione paterna.

    luigipuddu

  • TheCopywriter

    La compagna di mio padre era neocatecumenale…

    a me, ovviamente, la cosa non cambia nulla. certo è che la focaccia di pane azzimo è migliore se hai particolarmente fame…l’ostia non va bene neanche come aperitivo! XD!

  • ClaudioLXXXI

    luigipuddu, i pregiudizi di cui parli sono stati la ciliegina sulla torta di tanti errori che molti cattolici hanno compiuto nell’interpretare e applicare il Concilio, finendo per (come dice Jacques Maritain nel Contadino della Garonna) inginocchiarsi di fronte al mondo e supplicarlo di conceder loro una qualche patente di modernità.
    Guardate, guardate come siamo cattolici moderni!
    Sotto sotto c’è spesso un tacito, inespresso, inconscio senso di colpa per essere cattolici.
    Ora, il Cammino Neocatecumenale è un esempio di questo antiritualismo e antidogmatismo, oppure una risposta dello Spirito ad essi?

    Nic, il commento 19 è vagamente blasfemo… la prossima volta modera il sarcasmo, ok? Grazie🙂

  • brucewayne

    Claudio, io mi distraggo…l’ho detto comunque che la liturgia non è un problema.

    la veglia di Pasqua neocatecumenale comincia alle 22 e finisce alle 5…

    Io non ce la faccio di sicuro.

  • ClaudioLXXXI

    la veglia di Pasqua neocatecumenale comincia alle 22 e finisce alle 5
    Prima o poi dovrò farla.

    P.S. Perchè hai cambiato l’immagine, Bruce? Anche tu hai avuto una ripulsa da LOST in seguito alla deprecabile 3×05?

  • brucewayne

    eh si…un pochino. vabbè ora c’è la 3×06 e poi si va in vacanza…

    E’ lo stemma del Battlestar Galactica. Non lo segui?

  • brucewayne

    Nella parrocchia che frequentavo io la veglia di pasqua neocatecumenale coincide con quella parrocchiale, per cui è ovviamente aperta a tutti.
    come del resto la liturgia del sabato sera.
    Tra l’altro tutto si conclude con una abbuffata galattica, dopo un digiuno che comincia il venerdì e prosegue ininterrotto fino alle 5 della domenica di pasqua. Tosto, eh…

  • utente anonimo

    Certamente ci sono “esempi” e/o “risposte”, a modo del grano e del loglio. Difficile dire dall’esterno.
    Su alcuni aspetti da rivedere, rimando ai miei due commenti su wxre.
    In ogni modo, sono sempre convinto che Dio scrive dritto sulle nostre righe storte.
    luigip.

  • utente anonimo

    Le Messe neocatecumenali sono belle perché ben preparate e partecipate. Sono una buona “scuola” per imparare cosa significhi partecipare a questo rito, meditando le letture, sentendosi “in comunione” con gli altri. E’ poi bello che ci siano le famiglie con tanti figli e che anche i bambini si esprimano su ciò che hanno letto e su ciò per cui vogliono pregare. Dopo questa esperienza è più bello partecipare anche a riti di tipo diverso, post o pre conciliari.

  • utente anonimo

    Buono a sapersi:

    Lettera della Congregazione per il Culto Divino al Cammino Neocatecumenale

    Facendo attenzione a date e tempi.
    gas60

  • ClaudioLXXXI

    La lettera è del 1 dicembre 2005. Il periodo di transizione è di 2 anni.

    Cioè, adesso che succede?

  • utente anonimo

    Adesso succede che quegli aspetti che Pietro (che ha ricevuto potere di sciogliere e legare in terra ed in cielo) ha ritenuto inappropriati o eccessivi rispetto all’essenza di cui parli nel post, devono essere ricondotti a giusti modi e misura.

    gas60

  • utente anonimo

    caro claudio, volevo solo dirti che questo tratto del tuo post e’ semplicemente meraviglioso:

    “Penso che nella Chiesa ci siano molti posti e molte stanze. La liturgia è la grammatica dell’adorazione del Dio Vivente, e come uno stesso vocabolo può declinarsi diversamente a seconda del suo collocamento nel periodo, così trovo giusto che ci siano liturgie diverse per esprimere l’immensa varietà dell’accostamento umano al divino. Voglio partecipare ad una Messa Vetus Ordo, solenne e ieratica e maestosa nella manifestazione del Mistero, e voglio partecipare ancora ad una Messa dei neocatecumenali, allegra e confidenziale come il fanciullo che gioiosamente va ad abbracciare Chi dice “Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli.”

    sono perfettamente d’accordo e ti ringrazio per averlo saputo dire cosi bene.
    fraternamente
    emanuele
    un catecumeno (buono o cattivo che sia..)

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