Battlestar Galactica

Battlestar Galactica:

cosa ci rende umani? meritiamo di essere salvati?

 

 

Bastasse avere il corpo conformato in un certo modo, il DNA del tipo giusto, un cervello che raggiunge determinati standard, la risposta sarebbe puramente empirica e pressoché automatica. Questa è una persona, questa non è una persona. Questo è umano, questo non lo è. Sarebbe molto facile.

Ma la risposta non è affatto così semplice e scontata.

 

 

Battlestar Galactica (per un’ampia panoramica d’informazioni vedi qui, qui e qui), ovvero la fantascienza che sfocia nella bioetica e talora perfino nella teologia, è una serie televisiva remake di un vecchio telefilm degli anni ’70. Peraltro gli elementi in comune sono abbastanza pochi, il nuovo BSG essendo assolutamente innovativo quanto a script e impostazione tematica. In questo momento la serie è alla sua terza stagione in America, alla seconda in Italia su Fox: fonti affidabili riferiscono che il doppiaggio è abominevole (basti guardare come hanno “tradotto”, ovvero completamente stravolto, il titolo di tutti-ma-proprio-tutti gli episodi), talché si consiglia la visione in lingua originale.

Questo il background narrativo: l’umanità non è nata sulla Terra. Il suo pianeta natale è Kobol, in cui secondo i miti gli uomini “vivevano in pace con gli dei”, abbandonato in seguito ad una non meglio precisata catastrofe. Dopo questa fuga gli umani si divisero in 12 colonie, i cui nomi corrispondono alle 12 costellazioni dello zodiaco (ma forse non è fuori luogo un richiamo anche alle 12 tribù d’Israele), e si stabilirono in un nuovo sistema solare. Per migliorare le condizioni di vita furono creati i cylons, robot autocoscienti che ovviamente non tardarono a ribellarsi (“Non creare ciò che non puoi controllare” è una delle frasi-simbolo della serie). La guerra che seguì si concluse con un armistizio: i robot partirono per un lungo esodo verso un pianeta remoto e rifiutarono ogni contatto con i loro creatori, disertando puntualmente per 40 anni (che i cylons passarono, come dire, “nel deserto”) gli annuali incontri diplomatici che erano stati convenuti con gli ambasciatori umani…

…finché, e da qui prende avvio l’episodio pilota di BSG, il diplomatico umano mandato per questo inutile compito vede con meraviglia arrivare una delegazione cylon. I robot si sono evoluti parecchio, e alcuni di loro sono androidi indistinguibili dagli umani: l’ambasciatore è avvicinato e baciato da un’affascinante donna-cylon, che gli sussurra semplicemente “è cominciata”. Subito dopo la stazione diplomatica è distrutta, e lo stesso accade a quasi l’intera razza umana, per un improvviso attacco nucleare e informatico sferrato dai cylons contemporaneamente su tutte le 12 colonie. I pochi sopravvissuti (circa 48.000: ad ogni episodio durante la sigla il numero è aggiornato, con un effetto molto coinvolgente per lo spettatore), ammucchiati in esigue astronavi spaziali e protetti dall’unica nave da guerra che si è salvata (la vecchia Galactica della flotta Battlestar), devono abbandonare i loro mondi distrutti e fuggire verso l’ignoto, inseguiti dai cylons che vogliono completare il genocidio.

Ma c’è ancora speranza: il comandante della Galactica, William Adama (il suo “primo uomo”), giura ai superstiti di condurli verso la mitica e lontana tredicesima colonia, dove vivono i loro fratelli perduti che si distaccarono da Kobol “agli albori del tempo”: la Terra, promessa di una nuova patria per tutta l’umanità, la cui ricerca tra alterne vicende costituisce il fulcro della serie.

 

 

E ora facciamo qualche considerazione più impegnativa, con minimi ma (siete avvisati) inevitabili spoilers.

La religione ha un’importanza centrale. Questa non è una caratteristica esclusiva di BSG: fino al recente passato, quasi tutte le storie di fantascienza (leggasi Isaac Asimov, Arthur C. Clarke, Douglas Adams, Brian Aldiss, Philhip J. Farmer, Robert Silverberg, eccetera… ne restano fuori Ray Bradbury, Frank Herbert, Philiph K. Dick, più il caso particolare di Clive Staples Lewis), fedeli all’assunto razionalista quasi intrinsecamente alla base della science fiction, descrivevano un futuro in cui la fede ed il misticismo saranno assai ridotti o completamente scomparsi; oggi, smentita la profezia positivista della “morte del sacro”, temi e simboli religiosi sono tornati ad affacciarsi all’orizzonte fantascientifico ed anzi giocano talvolta un ruolo di primo piano, come avviene per l’appunto in Battlestar Galactica (nonché per alcuni versi in LOST, che in un certo senso sarebbe forse fantascienza).

La religione, dunque. Il comandante Adama, nel suo discorso di commiato per la prevista dismissione della Galactica che dovrebbe diventare un pezzo da museo (dopo l’attacco dei cylons il “pezzo da museo” diventerà l’unico baluardo per la salvezza umana), ricorda il suo passato in lotta contro i robot e riflette sulle cause di quella guerra: cause individuate in ultima analisi nella hybris dell’uomo, nel suo anelito d’onnipotenza suprema separata da ogni responsabilità (“abbiamo deciso di giocare a dio, creare la vita, e quando quella vita si è rivoltata contro di noi ci siamo consolati con la consapevolezza che non era veramente colpa nostra, non veramente… ma non puoi pensare di essere dio e infischiartene delle cose che hai creato”). Nel suo altro discorso in chiusura dell’episodio pilota, durante una cerimonia funebre per le vittime dei cylons, Adama si appella alle antiche scritture religiose (“La vita qui è cominciata là fuori: sono le prime parole delle sacre pergamene che ci sono state tramandate dai Padri di Kobol”) per infondere nella flotta la fede nell’esistenza della Terra, della quale lui afferma di conoscere l’ubicazione e la rotta da seguire. In realtà, e questa non sarà l’ultima volta che la religione verrà usata per scopi più o meno nobili, Adama sta mentendo: non ha la minima idea di dove sia la Terra, ma sentiva di dover dare una speranza all’umanità. Tuttavia la fede nella terra promessa diventerà molto più concreta quando, alla fine della prima stagione, la flotta troverà il pianeta Kobol e le rovine della perduta civiltà umana: qui le indicazioni delle Sacre Scritture saranno essenziali… inserendo la freccia di Apollo nella tomba di Atena, la mappa per la Terra sarà svelata.

Va detto a questo punto, e la cosa è chiara fin dall’inizio della serie, che la religione degli uomini è un politeismo in cui sono adorate le divinità greco-romane: i personaggi hanno spesso nomi o soprannomi latineggianti o ellenizzanti, come Gaius, Apollo, Helo… ma a parte questa differenza la civiltà delle 12 colonie è assolutamente identica a quella degli Stati Uniti d’America, basti considerare la figura della Presidente Coloniale Laura Roslin (che nelle Scritture ripone grande fiducia, pronta peraltro a usarle a fini politici, laddove Adama è più scettico e tende a considerarle solo come “religione civile” e fondamento etico-culturale). Invece, almeno di regola, i cylons sono monoteisti: adorano un solo Dio, credono che abbia un piano per tutto e per tutti, a volte si rivolgono a lui come ad un “Heavenly Father”, e qualcuno di essi ha perfino affermato che “Dio è amore”.

Perché questa differenza? Ronald D. Moore, produttore della serie, ha detto che he thought it was an intriguing switch: normally, the "Good Guys" on a show are monotheists, and the "Bad Guys" are polytheistic pagans. However, in the Re-Imagined Series of Battlestar Galactica, the "good" humans follow a polytheistic religion that worships the Greek Gods, while the "bad" Cylons worship a monotheistic God, similar to real-life Abrahamic religions.

Ora, se ci siano antipatie di Ron Moore per le religioni monoteistiche e particolarmente abramitiche, o se si tratti semplicemente di un rovesciamento di clichè dovuto a fini di originalità narrativa, non è dato sapere e neppure importa particolarmente ai nostri fini. Ma dobbiamo fare attenzione a quelle virgolette che racchiudono le parole “good” e “bad”. In BSG la linea divisoria tra buoni e cattivi è sfocata, forse inesistente, in ogni caso trasversale al confine uomini-cylons. Gli esseri umani sono spesso bugiardi, egoisti, litigiosi, manipolatori, irascibili; i cylons sono divisi al loro interno tra chi vuole completare il genocidio, convinto che esso sia volontà di Dio, e chi vuole tentare una convivenza con gli umani (tentativo difficile, come si evince dall’occupazione di New Caprica mostrata all’inizio della terza serie, e forse del tutto impossibile).

Ma perché uomini e cylons non possono convivere? Cosa, a parte il rancore dovuto alle guerre e ai rispettivi massacri, li separa?

Siamo arrivati al nodo cruciale: qual è la differenza tra le due specie? Che cos’è l’umanità, e perché dovrebbe meritare di salvarsi al posto dei cylons? Questo è il grande interrogativo di BSG, espresso anche dal comandante Adama fin dal suo primo discorso dell’episodio pilota, e che risuonerà lungo tutto l’arco della serie: “noi meritiamo di essere salvati?” La serie naturalmente non ha ancora dato una risposta a queste domande, e forse non è neppure previsto che lo faccia; possiamo solo, sulla scorta di quanto ci è stato detto finora, fare ipotesi.

Esaminiamo dunque la natura dei cylons, o perlomeno di quelli umanoidi, che hanno piena autocoscienza (diversamente dalla manovalanza dei Centurioni che ne è del tutto priva: i cylons hanno voluto evitare una loro rivolta di robot… inoltre ci sono anche i Raiders e le Basestars, ma non approfondiamo) e sono anche convinti di avere un’anima.

 

 

Come nascono i cylons? Questo non ci è stato ancora mostrato, e possiamo solo presumere che siano stati creati in laboratorio dalla precedente versione dei cylons. Esistono, a quanto ci è stato detto, 12 modelli di androidi cylons: noi spettatori conosciamo fin da subito l’affascinante Numero 6, la donna alta e bionda che comunica all’atterrito ambasciatore umano l’inizio della guerra; altri modelli sono resi noti in seguito (alla fine della seconda stagione ne conosciamo 7; all’inizio della terza apprendiamo che un qualche mistero avvolge i restanti 5). Di ogni modello esistono molteplici innumerevoli copie: alcune coesistono ed agiscono simultaneamente, e dunque ancorché uguali nell’aspetto fisico sono persone differenti, che hanno ciascuna la propria distinta personalità e coscienza e memoria e presumibilmente anima; altre invece sono “quiescenti”, attendono in uno stato di animazione sospesa il download. Ci si può chiedere a questo punto se i cylons sono sempre stati adulti, come li abbiamo visti fin dall’inizio della serie, oppure hanno avuto un’infanzia e un’adolescenza: non abbiamo certezze per quanto riguarda la generalità dei cylons, ma la risposta è affermativa in almeno un caso (quello di una particolare copia del Numero 8, Sharon “Boomer” Valerii, una cylon usata come “cellula dormiente”, cresciuta tra gli  umani e convinta di essere una donna umana… e quando scoprirà la sua vera natura, ci saranno brutte sorprese per tutti).

Come muoiono i cylons? In realtà, essi sono potenzialmente immortali. Quando il corpo di un cylon è distrutto la sua mente è downloaded, trasferita ad una copia quiescente di quello stesso modello, che in quel momento si sveglia e continua l’esistenza personale della precedente copia perduta. È una reincarnazione-resurrezione: non c’è una relazione biunivoca tra anima e corpo, quest’ultimo essendo soltanto una cosa fungibile, un contenitore che prima o poi sarà abbandonato e sostituito con un nuovo involucro. Soltanto se un corpo muore troppo lontano da uno dei centri di download, troppo distante per trasmettere la propria identità ad un nuova copia, quel cylon muore davvero: per lui è il momento di recitare the Prayer to the Cloud of Unknowing, “la preghiera alla nube dell’inconsapevole”, perché sa che la sua anima sta per abbandonare definitivamente questo mondo e unirsi a Dio.

Da quanto detto sopra, e almeno basandoci su ciò che abbiamo visto fino a questo punto, si evince che una differenza significativa tra le due specie effettivamente esiste: finora i cylons non hanno avuto strutture familiari. Dal momento che possono evitare di morire, non hanno bisogno di riprodursi; dal momento che sono un prodotto della tecnica, non hanno bisogno di nascere. Questa mancanza del concetto di famiglia nella psicologia cylon è una chiave fondamentale per capire un’altra interessante loro caratteristica: prima d’incontrare gli umani, i cylons non amano. Viceversa, quelli tra loro che hanno avuto relazioni significative con esseri umani, hanno sviluppato una predisposizione particolare all’amore: “Caprica 6”, la copia del Numero 6 che ha avuto il compito di sedurre il dottor Baltar e se ne è innamorata; la Numero 8 “fake-Sharon”, copia di Sharon Valerii, che ha avuto il compito di sedurre Karl “Helo” Agathon  e se ne è innamorata; Leoben Conoy, che prova un amore paziente e ossessivo per Kara “Starbuck” Thrace; il Numero 3, che aspetta con ansia il momento, predetto dall’oracolo, in cui potrà provare il vero amore… Insomma: nessun cylon, nonostante la fede ossessiva verso questo “Heavenly Father” che è amore, nessun cylon ha mai amato davvero prima di incontrare gli umani. È difficile amare, se all’inizio non si è ricevuto amore da qualcun altro.

È interessante segnalare che uno dei cylons, durante una conversazione, spiega il tentato genocidio degli umani in termini di un vero e proprio parricidio: i cylons sono i “figli” degli uomini, creati da loro, e “that children can’t become really, truly adults until their parents are dead. And so the Cylons had to kill their parents in order to evolve and mature”. Il padre non amato deve morire, onde permettere al figlio di realizzarsi. Ma quante volte accade che il figlio, crescendo, si scopra sempre più uguale al proprio padre? I cyloni stanno diventando sempre più simili agli umani. La relazione tra le due specie, pur in un contesto di odio razziale e reciproci tentativi di genocidio, lentamente si evolve. Umani e cylons si influenzano a vicenda. È addirittura possibile, come si apprende dalla fine della prima stagione, che nascano incroci umano-cylone… che forse saranno “the next generation of God’s children”.

 

 

Ma ora basta, si è spoilerato anche troppo. Misteriosi e imperscrutabili sono i decreti divini. Se Battlestar Galactica vorrà azzardare una risposta alle domande su cosa ci rende umani, e perché meritiamo di essere salvati, questa risposta – ci scommetto cento cubiti e una bottiglia di ambrosia – avrà a che fare con l’amore.

Così diciamo tutti.

 

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23 responses to “Battlestar Galactica

  • stark86

    Recupererò, ma io e la fantascienza non siamo mai andati d’accordo :/

  • brucewayne

    che dire?
    complimenti per la recensione…posso prendermi qualche merito? 🙂

  • ClaudioLXXXI

    Certo, hai il merito di avermi fatto conoscere BSG.
    Hai qualcosa da aggiungere all’analisi? Per non spoilerare troppo non mi sono soffermato sul personaggio di Sharon “Athena” Agathon, ma meriterebbe senz’altro un discorso a parte, perchè la sua storia è davvero significativa.

  • brucewayne

    Sono contento, ne ho fatto una giusta….

    Sharon?
    aspetta che scopra quello che sappiamo…chissà cosa combinerà!

    A me intriga anche il personaggio di Baltar…molto particolare.

    Che altro…la cosa più interessante è vedere l’evoluzione della psiche dei cylons, si tocca con mano che ogni episodio scoprono qualcosa di nuovo, in positivo o in negativo, delle emozioni o pulsioni umane.
    Sono delle perfette “cavie” per lo studio dell’animale-uomo.
    Tipo la ricerca di “sensazioni forti” dell’ultimo episodio….

    per il resto direi che hai detto tutto quanto si poteva dire senza spoilerare troppo. certo quanto successo su NewCaprica meriterebbe un’analisi approfondita.

    certamente sai che esiste una miniserie, gli “webisodes”, presenti solo sul sito del telefilm, che narra di avventure parallele su NewCaprica. Io non l’ho ancora vista.

  • ClaudioLXXXI

    Uh, quando lo scoprirà, darà di matto… forse riconsidererà a chi deve la sua fedeltà…

    Per sdebitarmi faccio io un favore a te: i webisodes li puoi vedere qui,
    http://www.scifi.com/battlestar/video/webisodes/
    raccontano l’antefatto di quanto accade nella prima puntata della terza stagione, una sorta di puntata 0.
    Poi ho letto che stanno preparando uno spin-off, una serie chiamata “Caprica”, che si svolge 40 anni prima degli eventi di BSG e racconta la guerra contro i cylons vecchio tipo e la saga familiare degli Adama.

  • berlic

    Ho capito, devo cominciare a vederli…
    Non sono d’accordo quando escludi Farmer dagli scrittori di SF “non-religiosi”. In fondo a tutta la sua produzione c’è quel tema. Che poi sia un approccio “materialistico” nella maggior parte dei casi…
    Da parte mia, sul rapporto uomo-androide, consiglio due serie giapponesi: Ghost in the Shell (di cui è uscita da poco la seconda stagione) ed Ergo Proxy, che ho appena cominciato a vedere.
    E prima o poi il post su Blade Runner lo faccio.

  • Zolfy

    Ricordo che da ragazzino appassionato di fantascienza andai al cinema a vedere il film “Battlestar Galactica”, all’epoca un simil-Star Wars con un villain veramente loffio. Sembra che il richiamo alla vecchia serie sia solamente nel titolo, fortunatamente. Purtroppo non possedendo Sky non mi resta che aspettare l’uscita in DVD (come già faccio per “24”). Certo che il tema “Cosa rende umano l’umano” è sempre affascinante. In questi giorni è uscita finalmente anche la nuova versione rimasterizzata di “Blade Runner – Director’s cut”, vera pietra miliare del genere (Berlicche scusa s ti ho anticipato). Anche lì androidi creati dagli uomini sviluppano una “sete di vita” che li porta a chiederne di più di quella programmata dal loro creatore (mirabile la scena di Roy, il replicante biondo, che torna dal suo programmatore chiedendogli “più vita”, dimostrando una umanissima sete di eternità. Ma il suo “padre-demiurgo” gli risponde da perfetto materialista: “Vivi e godi più che puoi, finchè puoi”, una risposta alla quale il figlio-replicante si ribella uccidendo il suo creatore.) Le macchine ricordano agli uomini – che tanto facilmente lo dimenticano nel loro delirio di onnipotenza – il vero significato dell’esistenza, la dignità e la responsabilità che ne deriva. Il dono della vita non può che essere un atto di amore, perchè senza amore non c’è vita.

    «Io ne ho viste cose che vuoi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei
    bastioni di Orione… e ho visto i raggi beta balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti
    andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire».

    Roy non sa darsi ragione di questa assurdità. Questo anelito di eternità è forse frutto di un file nascosto, di uno scherzo del suo programmatore (l’area del cervello connaturata alla idea di fede di cui parlava Copywriter in un precedente post?). Resta il fatto che quella è l’unica cosa che lo rende umano e che, volente o nolente, rende umani tutti noi.

  • ClaudioLXXXI

    #6
    Consigliatissimi, Berlic.
    Mettendo Farmer in quella lista non volevo dire che semplicemente mancano temi religiosi, ma che come dici l’approccio è materialistico e talvolta avvilente per il senso religioso. Di Farmer ho letto qualcosa, per esempio “Il sistema dayworld”, ma penso soprattutto ad Asimov e Clarke (“3001 ultima odissea” è una specie di inno all’ateismo).
    Il post bisognerebbe farlo non solo sul film “Blade Runner”, ma anche e soprattutto sul libro “Do the androids dream electric sheeps?” che scavava molto più del film nel tema religioso, nel rapporto dell’uomo con esseri inferiori (la questione degli animali replicanti, assurti a ineludibile status symbol) e superiori (la “religione televisiva”).

    #7
    i DVD sono già usciti: c’è la miniserie di tre ore del 2003 che funge da episodio pilota, la prima serie, la seconda serie divisa in due cofanetti.
    Sul ruolo di Roy (“il figliol prodigo è tornato a casa”) si potrebbero dire molte e molte cose… leggenda vuole che Rutger Hauer abbia improvvisato quelle famose parole nel momento stesso in cui giravano la scena, lasciando basiti regista e operatori.
    Per quanto riguarda qull’idea di Copywriter, a quanto ne so il buon Niccolò l’adopera per spiegare il fenomeno religioso in senso puramente darwinistico e meccanicistico, ahi ahi…

  • brucewayne

    nota importante:
    nei suddetti DVD non c’è la traccia audio italiana, e nemmeno i sottotitoli in italiano.
    O si conosce l’inglese, oppure nix.
    Oppure ancora, si cercano fonti alternative….
    Magari è una buona occasione per impararlo, l’inglese.

  • LadyMachbet

    Ottima recensione Claudio, io all’epoca vidi la serie anni 70 e naturalmente con questa non c’è paragone.
    I dialoghi filosofici/teologici mi hanno subito catturata

    Il post bisognerebbe farlo non solo sul film “Blade Runner”

    Ecco…perchè non lo fai appena hai tempo?
    ^_^

  • ClaudioLXXXI

    #9
    Niente traccia in italiano? Neanche i sub? Eppure Fox ha mandato prima e seconda stagione…

    #10
    Ho tanti, taaanti di quei post iniziati e giammai finiti… su Donnie Darko, su Bukowski, sull’ultima tentazione di Scorsese, su Hegel, su Borges, sul Pendolo di Eco, su Dune di Frank Herbert, sul Ciclo delle Fondazioni di Asimov…

  • brucewayne

    è così. non sono edizioni per il mercato italiano. le trovi solo su siti web stranieri. un amico mi ha rippato la miniserie, e non c’è nè traccia nè sottotitoli italiani.

    La trasmissione su Fox evidentemente non è abbastanza.
    E chissà se e quando passerà su rai o mediaset.
    Prima ci saranno distretto di polizia 23 o il maresciallo rocca 14…

    asini rulez!

  • berlic

    I sottotitoli si possono trovare sui P2P…eMule, ad esempio (come il resto, ma naturalmente non sto dicendo che…;-)

    Hai ragione, un bel post su libro e film. Avevo cominciato, una volta (http://berlicche.splinder.com/post/7330544) ma poi non ho concluso.
    Clarke era ultra-ateo. Hai letto “le fontane del Paradiso”?
    Prima o poi…

  • brucewayne

    per i sottotitoli esistono molti siti specializzati:

    http://www.forom.com
    http://www.subsfactory.it
    etc etc

  • TheCopywriter

    Recupererò anche io…in tempi più sospetti di questi, amgari.

    Comunque hai un’abilità per le recensioni niente male!!!

  • ClaudioLXXXI

    #13
    No, di Clarke ho letto la “quadrilogia delle odissee” (2001-2010-2061-3001) e qualche racconto.
    E diciamo incidentalmente che Clarke, ancora vivo in quel di Ceylon, è per sua ammissione (poi semi-smentita) un pedofilo.
    Era meglio Asimov, sotto tutti i punti di vista.

    #15
    Grazie. Recupera, recupera. Tempi sospetti? Eh? Non capisco…

  • TheCopywriter

    Cioè quando avrò tempo e potrò dire: recuperiamo.

    Ora mi è impossibile! 😀

  • berlic

    Clarke: A mio parere le odissee (prima a parte) sono tra le sue cose peggiori (e ho letto quasi tutto…a mio parere anche meglio di Asimov).
    Un capolavoro è sicuramente il primo Rama. Lasciamo stare i seguiti…Vivo? Ero convinto fosse morto alcuni anni fa. Sbagliato mi sono.

  • utente anonimo

    ho cominciato a vedere Caprica.
    promette molto bene!
    nonostante il tema già sviscerato tante volte.

    paolo

  • ClaudioLXXXI

    Aaah, Battlestar!
    Mi hai ricordato che devo finire il post conclusivo sulla serie.
    Il primo episodio di Caprica mi è piaciuto moltissimo. Gli episodi successivi lo ho visti, ma non ho capito dove voglia andare a parare la serie.

    PS ho visto che hai aperto un blog, ma è impossibile commentare per chi non ha account google o similari!

  • utente anonimo

    Scusa se riesumo un vecchio post ma ti volevo segnalare questa mappina. Se non l'hai già vista, spero ti piaccia, riassume tutta la storia:
    Battlestar Galactica space and timeline

    Emanuele (I.S.)

  • utente anonimo

    Scusa se riesumo un vecchio post ma ti volevo segnalare questa mappina. Se non l'hai già vista, spero ti piaccia, riassume tutta la storia:
    Battlestar Galactica space and timeline

    Emanuele (I.S.)

  • ClaudioLXXXI

    Notevole, grazie della segnalazione.

    Mi hai ricordato che volevo fare un post conclusivo su Battlestar Galactica (e Caprica, grandissima occasione purtroppo sprecata, speriamo in Blood & Chrome).
    Magari finalmente lo scrivo!

Ciao. Se vuoi commentare, accomodati. Non c'è bisogno di nome o e-mail, non c'è approvazione preventiva, no censura. Hai il libero arbitrio e io lo rispetto, anche se potresti usarlo male. Ricorda però che la libertà implica la responsabilità. Se sei un troll, ignorerò i tuoi commenti - a meno che tu non faccia un flood. Se pensi che quel che dico è sbagliato, fammelo notare. Attenzione però, perchè chiunque tu sia, se non sei d'accordo con me, proverò a convincerti del contrario. Qui il dialogo non sono belle chiacchiere per scambiarsi "secondo me" e sentirsi più buoni e tolleranti: qui il dialogo serve a cercare, trovare, amare la Verità.

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