Al tempo del li dèi falsi e bugiardi

Al tempo de li dèi falsi e bugiardi

 

 

Adriano, secondo l’interpretazione di Marguerite Yourcenar, nelle sue Memorie (i numeri di pagina si riferiscono all’edizione Einaudi):

 

(pag. 181)

“La sinagoga di Gerusalemme delegò il suo membro più venerato, Akiba, un vegliardo quasi nonagenario, il quale non sapeva il greco, per convincermi a rinunciare ai progetti, già in corso di attuazione, a Gerusalemme. Assistito da interpreti, ebbi con lui parecchi colloqui, che, da parte sua, non furono che pretesti per monologhi. In meno di un’ora, mi sentii in grado d’intendere esattamente il suo pensiero, se non di sottoscriverlo; ma egli non compì lo stesso sforzo per quel che concerneva il mio. Quel fanatico non sospettava neppure che si potesse ragionare su premesse diverse dalle sue; offrivo a quel popolo denigrato un posto tra gli altri nella comunità romana: per bocca di Akiba, Gerusalemme mi faceva sapere la sua volontà di rimanere fino all’ultimo la fortezza d’una razza e d’un dio isolato dal genere umano, Questa risoluzione forsennata si esprimeva con sottigliezze estenuanti; dovetti subire una lunga serie di ragioni, sapientemente dedotte le une dalle altre, della superiorità di Israele. Al termine di otto giorni, quel negoziatore ostinato s’accorse tuttavia d’aver sbagliato strada, e m’annunciò che partiva. Detesto la sconfitta, perfino quella altrui; mi commuove soprattutto quando il vinto è un vecchio. L’ignoranza di Akiba, il suo rifiuto di accettare tutto ciò che non fosse i suoi libri santi e il suo popolo, gli conferivano una sorta di candida innocenza. Ma era ben difficile intenerirsi per quel settario. Pareva che la longevità lo avesse spogliato di qualsiasi duttilità umana: quel corpo scarno, quello spirito asciutto erano dotati d’un vigore duro, da cavalletta. Pare che in seguito sia morto da eroe per la causa del suo popolo, o, piuttosto, della sua legge: ognuno si vota ai propri dèi.”

 

(pag. 207)

“In quell’epoca, Quadrato, vescovo dei cristiani, m’inviò un’apologia della sua fede. Mi ero prefisso di seguire, per questa setta, la stessa linea di condotta rigidamente equa che Traiano s’era imposta nei suoi giorni migliori; avevo recentemente rammentato ai governatori delle province che la protezione delle leggi si estende a tutti i cittadini, e che i diffamatori di cristiani sarebbero stati puniti qualora li accusassero senza prove. Ma ogni tolleranza accordata ai fanatici li induce immediatamente a credere a una simpatia per la loro causa. Stento a credere che Quadrato sperasse di convertirmi al cristianesimo; comunque, volle provarmi l’eccellenza della sua dottrina, e soprattutto quanto essa fosse innocua per lo Stato. Lessi la sua opera, ed ebbi perfino la curiosità di far raccogliere da Flegone qualche informazione sulla vita del giovane profeta chiamato Gesù, il quale fondò quella setta e morì vittima dell’intolleranza ebraica circa cento anni fa. Pare che quel giovane sapiente abbia lasciato precetti che arieggiano quelli di Orfeo, al quale i discepoli talvolta lo paragonano. Attraverso la prosa singolarmente piatta di Quadrato, non mancai tuttavia di gustare il fascino commovente di quelle virtù da gente semplice, la loro dolcezza, la loro ingenuità, il loro affetto reciproco; sembravano le confraternite di schiavi o di poveri che si fondano qua e là in onore dei nostri dèi, nei quartieri popolosi delle città; in un mondo che, malgrado tutti i nostri sforzi, seguita a essere spietato e indifferente alle pene e alle speranze degli uomini, queste piccole società di mutua assistenza offrono un appoggio e un conforto a molti sventurati. Ma non ero insensibile ad alcuni pericoli: quella esaltazione di virtù da fanciulli o da schiavi avveniva a discapito di qualità più virili e ferme; dietro quell’innocenza insipida e ristretta, indovinavo l’intransigenza feroce del settario verso forme di vita e di pensiero che non sono le sue, l’orgoglio insolente che gli fa preferire se stesso al resto degli uomini, la sua visuale deliberatamente limitata da paraocchi. Mi stancai ben presto degli argomenti capziosi di Quadrato, di quelle briciole di filosofia scopiazzata dalle opere dei nostri saggi. Cabria, sempre ansioso del giusto culto da offrire agli dèi, si preoccupava del progresso delle sette di questo genere tra la plebe delle grandi città; si sgomentava per le nostre vecchie religioni, che non impongono all’uomo il giogo di alcun dogma, si prestano a interpretazioni tanto varie quanto la natura stessa, e lasciano che i cuori austeri si foggino, se lo vogliono, una morale più alta, senza costringere le masse a precetti troppo rigidi per evitare che ne scaturiscano subito costrizione e ipocrisia. Arriano condivideva queste opinioni. Trascorsi una sera intera a discutere con lui l’ingiunzione di amare il prossimo come se stessi; essa è troppo contraria alla natura umana per essere sinceramente seguita dalle persone volgari, le quali non ameranno mai altri che loro stesse, e non si addice al saggio, il quale non ama particolarmente neppure se stesso.”

 

(pag. 220)

“In teoria, quella giudaica ha un posto tra le altre religioni dell’impero; ma, in realtà, da secoli Israele si rifiuta di essere un popolo tra gli altri, d’avere un dio tra gli dèi. I Daci più selvaggi non ignorano che il loro Zalmosis si chiama Iuppiter a Roma; il Baal punico del monte Cassio s’è identificato facilmente col Padre che tiene la Vittoria in mano e da cui è nata la Saggezza; gli Egizi, pur tanto vani dei loro dèi dieci volte secolari, consentono d’indentificare in Osiris un Bacco dotato di attributi funerei; l’aspro Mitra sa di essere fratello di Apollo. Non v’è un altro popolo, all’infuori di Israele, così arrogante da pretendere di contenere la verità intera nei limiti angusti d’una sola concezione divina, insultando così la molteplicità del dio che tutto contiene; non v’è altro dio che abbia ispirato ai suoi fedeli disprezzo e odio per coloro che pregano ad are diverse.”

 

(pag. 273)

“La vita è atroce; lo sappiamo. Ma proprio perché aspetto tanto poco dalla condizione umana, i periodi di felicità, i progressi parziali, gli sforzi di ripresa e di continuità mi sembrano altrettanti prodigi che compensano quasi la massa immensa dei mali, degli insuccessi, dell’incuria e dell’errore. Sopravverranno le catastrofi e le rovine; trionferà il caos, ma di tanto in tanto verrà anche l’ordine. La pace s’instaurerà di nuovo tra le guerre; le parole umanità, libertà, giustizia ritroveranno qua e là il senso che abbiamo tentato d’infondervi. Non tutti i nostri libri periranno; si restaureranno le nostre statue infrante; altre cupole, altri frontoni sorgeranno dai nostri frontoni, dalle nostre cupole; vi saranno uomini che penseranno, lavoreranno e sentiranno come noi: oso contare su questi continuatori che seguiranno, a intervalli irregolari, lungo i secoli, su questa immortalità intermittente. Se i barbari s’impadroniranno mai dell’impero del mondo, saranno costretti ad adottare molti dei nostri metodi; e finiranno per assomigliarci. Cabria si preoccupa di vedere un giorno il pastoforo di Mitra o il vescovo di Cristo prendere dimora a Roma e rimpiazzarvi il Pontefice Massimo. Se per disgrazia questo giorno venisse, il mio successore lungo i crinali vaticani avrà cessato d’essere il capo d’una cerchia d’affiliati o di una banda di settari per divenire a sua volta una delle espressioni universali dell’autorità. Erediterà i nostri palazzi, i nostri archivi; differirà da noi meno di quel che si potrebbe credere. Accetto con calma le vicissitudini di Roma eterna.”

 

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10 responses to “Al tempo del li dèi falsi e bugiardi

  • utente anonimo

    un tipo spigoloso, il vescovo

  • ClaudioLXXXI

    Va da sè che il vescovo Quadrato, come anche l’ebreo Akiba, riscuotono il mio consenso assai più dell’imperatore pagano -e ben si evince che il paganesimo non è “semplicemente” politeismo, ma significa crearsi da sè i propri dèi, in cui sotto sotto non si crede più di tanto perchè vero dio è soltanto l’uomo.

  • utente anonimo

    rilassati, scherzavo 😉

  • ClaudioLXXXI

    Tra parentesi, quel vescovo poi ha scritto anche un libro, “Flatlandia”. Lo si trova tuttora nelle librerie, vivamente consigliato.
    😀

  • utente anonimo

    wow, ma anche l’autore vero ha un nome non meno ridicolo….
    abbott abbott ma che è anglonapoletano?
    (ok smetto di scrivere stupidaggini)

  • ClaudioLXXXI

    Edwin A. Abbott, più famoso per i suoi film comici con l’amico Costello (in Italia noti come Gianni e Pinotto)

  • ClaudioLXXXI

    Tornando alla serietà, segnalo un’altra citazione tratta dai Taccuini di Appunti della M.Y. (da lei estratta dalla corrispondenza di Flaubert e definita “indimenticabile”):

    Quando gli dèi non c’erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c’è stato un momento unico in cui è esistito l’uomo, solo.

  • TheCopywriter

    La Yourcenar è preferibile quando narra le proprie gesta erotiche 😀

  • ClaudioLXXXI

    Per quelle passo la mano. Di M.Y. ho sullo scaffale pronto “L’opera al nero”, ma prima devo finire di rileggere Infinite Jest…

  • ClaudioLXXXI

    http://delib[..] Le cinque variazioni (2) (continua) Il dio e il potere «I Fremen hanno la parola di Muad’Dib» disse Paul. «Sotto il cielo di questo mondo l’acqua scorrerà liberamente, e vi saranno oasi verdeggianti piene di d [..]

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