Al di là del bene e del male

Al di là del bene e del male

 

 

(avviso: il linguaggio di questo post è estremamente triviale e scurrile.

Giudichi il lettore se la volgarità è gratuita, oppure giustificata dal contesto e dal messaggio.)

 

 

allora, la storia è andata così. eravamo io e i miei tre gatti P. e G. e D., e quella sera tanto per fare un’esperienza nuova eravamo entrati in quel locale del cazzo pieno di gente alla moda e intellettuali che scrivono i libri pure su come bisogna andare al cesso. a me ‘sti locali del cazzo fanno schifo, ma P. si era fissato che per una sera voleva vedere un po’ di bel mondo e qualche gnocca d’alta classe che quelle che si credono che ce l’hanno solo loro, e chissà magari poi ci scappava pure una sgroppata con qualche splendida splendente che conosce posizioni assurde che le povere gattine di strada manco sanno che cos’è, e così eravamo entrati in questo posto del cazzo con dei vestiti opportunamente sgraffignati a qualche studentello universitario che aveva avuto la sfortuna di bazzicare sulla nostra strada, che poi i vestiti ci andavano pure stretti e li avevamo tagliati con le forbici nei punti più o meno giusti e quelli del locale o erano così occupati a contarsi i peli del naso che non si erano accorti di nulla o avevano abbozzato oppure chissà che passa per la testa della gente avevano pensato che fosse una cosa scicchettosa e di gran classe, insomma eravamo entrati tranquillamente e all’inizio P. che si crede chissà cosa diceva mi raccomando gente mi raccomando non ubriachiamoci subito che qua è gente di classe che si sbronza un poco per volta e beve sempre col mignolo alzato, ma dopo pochi minuti che siamo lì mi accorgo che in fin dei conti è sempre la solita vecchia merda, maschi arrapati che ci provano con le femmine, gnocche stronze che se la tirano, e tutti quegli intellettuali professori del cazzo se si vogliono sbronzare si ciuccano due tre beveroni di fila proprio come i gatti di strada come noi, così ci dico a P. che se si crede di essere così inferiore può andare nel cesso del locale e mettersi un dito in culo e controllare se la sua merda è più marrone della loro, insomma dopo un po’ ci siamo aggiustati nell’ambiente e ce ne stiamo per un po’ zitti e tranquilli divertendoci a guardare com’è che trinca la gente di classe.

stavamo seduti vicino a un tavolo dove sbevazzavano mentre facevano discussioni complicate. i gatti di strada quando ciuccano e parlano, parlano sempre di roba seria come scopate, soldi, affari, chi ha accoltellato chi altro, stronzate da strada e cazzate varie. questi intellettuali con il cervello al posto del cazzo invece parlavano di cose profonde come la fine della prospettiva deontologica nell’orizzonte dell’esistenza umana e la potenza della volontà che diventa volontà di potenza e cazzate simili. c’era questo studentello, faccia da topo, occhialini del cazzo, accento francese, che quasi parlava anche mentre buttava giù i beveroni in gola, non la smetteva mai. c’era una splendida splendente che se lo mangiava con gli occhi, ma mi sa che lui aveva un occhio di riguardo verso un altro studentello che stava sempre zitto e si beveva tutte le stronzate che diceva, e io gli altri da dietro a guardare la scena ci diamo di gomito e ridacchiamo e P. mormora che se la gnocca vuole vedere un vero uomo è inutile che perda tempo con questi intellettuali del cazzo che sono tutti froci, ma io ci dico a P. che nell’alta società è sempre così e tutti gli uomini s’incuneano tra loro e per questo le donne poi sono così vogliose. e allora restiamo a guardare gli sviluppi della conversazione che non si sa mai cosa ci può scappare, magari la gnocca stasera si fa un’esperienza con quattro bei gattoni di lunga coda e magari le piace pure. lo studentello parla come un fiume in piena di Zarathustra come nuovo grande ultimo supremo profeta, dice, perché non basta uccidere dio, dice, non basta impiccare l’ultimo prete con le budella dell’ultimo nobile, dice, o forse il nobile va impiccato con le budella del prete chi se lo ricorda ma fa lo stesso, dice, bisogna uccidere anche il-dio-nell’uomo-cioè-la-vecchia-morale-disumana perché solo così l’uomo sarà veramente libero, dice. urla un paio di volte tutto rosso in faccia, trasvalutazione di tutti i valori!, solo che i suoi urletti da pallemosce sono ridicoli e loffi, ma nessuno al tavolo ci fa caso perché sono tutti ammaliati dai paroloni che infila uno dietro l’altro. se lo studentello gli dicesse che se si premono sull’ombelico gli casca il culo in terra, scommetto che maschi e femmine tutti si sbottonerebbero panciotti e mutandoni per fare la prova. lo studentello continua a sparare cazzate sull’ubermensch che sta all’uomo come l’uomo sta alla scimmia, e a un certo punto chiede tipo tutto incazzato, dov’è l’ubermensch, dov’è?, e giuro è ridicolo vedere tutti questi studentelli del cazzo che si vede che vorrebbero alzare timidamente la mano come se dovessero chiedere a mammina se possono andare a pisciare, e nessuno ce la fa, e lo studentello si fa tutto umile e proclama urbi et orbi che neanche lui è degno di additarsi come ubermensch perché deve ancora togliersi di dosso la pelle dell’uomo prima di poter indossare quella di colui che è oltre l’uomo.

io non so un cazzo di queste stronzate, ma mi pareva che questo iubbeuomo di cui parlava lo studentello doveva essere un gatto veramente cazzuto, uno che non si tiene la posta e anzi la fa tenere agli altri, insomma un tipo che non c’è da scherzarci. quasi quasi alzavo la mano per dire che lo iubbeuomo ero io e poi facevo un rutto, così tanto per divertirmi a vedere che faccia facevano quegli studentelli del cazzo, ma a quel punto tutti nel locale sono ammutoliti perché è entrata una dozzina di cani del Partito. cazzo. con quelli del Partito non si scherza, sono dei gran figli di puttana cagna, tutti lì con le loro uniformi luccicanti che la gente davanti a loro si sbraccia entusiasticamente e applaude e dice salvatori della patria, e poi quando non li vedono si caga sotto dalla paura che possono aver notato qualcosa che non andava e forse quel braccio è scattato un po’ meno entusiasticamente del dovuto e quelli per un niente ti pestano a sangue e la prossima volta i poveri topi stronzi faranno muovere quel braccio così in fretta che rischieranno di farselo volar via e vederlo per aria come un giavellotto. ma insomma, entrano una decina di cagnacci del Partito, e davanti a loro c’è anche un Capitano o come cazzo è il suo grado che si capisce che è il cane che tira la muta, e questo pezzo grosso squadra il locale come se stesse decidendo se raderlo al suolo o darlo alle fiamme o simili, e tutti i topi stanno zitti immobili e si cagano addosso dalla paura, e qui devo fare una piccola confessione personale e ammettere che anche noi siamo un po’ intimoriti, perché noi siamo duri gattacci di strada rotti a ogni avventura ma col fuoco non si scherza, e insomma tutti nel locale stanno fermi come statue, e alla fine il Capitano fa un sorriso – ma cazzo, un sorriso gelido – e dice, Divertiamoci. e tutti obbediscono e ricominciano subito a ridere e parlottare, e quelli del locale gli offrono da bere. la compagnia di gente del Partito va a sedersi da una parte per conto suo, e bevono poco giusto qualche birra.

però il Capitano dopo un po’ sente i discorsi dello studentello, perché naturalmente st’intellettuale del cazzo non riesce a tenere il becco chiuso manco di fronte al diavolo, e si avvicina tutto interessato. lo studentello continua a parlare dello ubermensch, a un certo punto si accorge che il Capitano gli si è messo praticamente di fronte, assurdo come questi tizi quando vogliono farsi notare si fanno notare e quando vogliono passare inosservati ti si avvicinano zitti zitti quatti quatti che neanche il più esperto gatto di strada che si appresta a fare qualche graffietto riesce a farlo così bene, e insomma lo studentello giustamente da vero topo pallemosce cacasotto qual è si ammutolisce di botto quando realizza che ci ha il Capitano di fronte, e tutti al tavolo nuovamente zitti e muti, ma dura solo un attimo perché il Capitano sorride – ma cazzo, un sorriso gelido – e gli dice bravo bravo continua a parlare perché hai perfettamente ragione. e allora lo studentello diventa tutto rosso e sorride e giuro che quasi gli si può vedere il gonfiore nelle mutande da tanto che pare contento, scommetto che se il Capitano gli dicesse di mettersi a quattro zampe pronto a ricevere lui obbedirebbe subito entusiasta e chissenefrega della gnocca e dell’altro frocio, e insomma lo studentello continua a parlare di come si fa filosofia con il martello. e tutti sembrano felici, e più felice di tutti sembra il Capitano che ogni tanto interviene pure nel discorso fiume dello studentello. uno dice: Apollo!, e l’altro risponde: Dioniso!, uno dice Wagner e l’altro dice Schopenauer, uno dice il coraggioso pessimismo e l’altro dice il fiducioso fatalismo, e così via.

ora, mentre succedeva questo io non facevo come quegli stronzi d’alta classe che non capiscono un cazzo di quello che accade intorno a loro se non c’è un libro a spiegarglielo, ma stavo sul chi vive. ci avevo delle brutte vibrazioni. a un gatto di strada esperto come me, gli tremano i baffi quando c’è qualcosa nell’aria, e così stavo in campana perché il cane del Partito non me la contava giusta e stavo perfino trincando meno del solito perché sapevo che stava per succedere qualcosa e volevo essere pronto per questo qualcosa qualsiasi cosa fosse. e infatti a un certo punto accade, perché il Capitano fa un altro sorriso e dice allo studentello bravo bravo e quello di nuovo fa un’espressione tutta orgogliosa come se il suo paparino gli avesse fatto i complimenti perché è riuscito a non cacarsi addosso per la prima volta. ma ecco che il Capitano si volta verso i suoi uomini, i quali pure loro si sono avvicinati zitti zitti quatti quatti senza che nessuno se ne accorgesse, meno il sottoscritto naturalmente che si accorge sempre di tutto, e il Capitano fa dei gesti veloci ai suoi che nessuno sa cosa vuol dire e poi molla uno schiaffone pesante al frocetto, il ragazzino che si scambiava sguardi languidi e intensi con lo studentello incapace di tenere il becco chiuso. il quale suddetto studentello ci resta di merda, e tutti ci restano così e sussurrano con voce da topino ma come perbacco e perdiana che succede, mentre il Capitano prende il frocetto per la collottola con un’espressione di disgusto come se stesse maneggiando un sacco pieno di merda e lo porta al centro della sala, e i suoi cani forti e fedeli si guardano attorno pronti a ringhiare contro chiunque tenti di fare qualcosa, ma chi cazzo vuoi che faccia qualcosa di questi poveri topi stronzi d’alta classe che le mani non le hanno mai usate in vita loro, qua l’unico che potrebbe fare qualcosa è il sottoscritto coi suoi tre gatti ma figurati se mi metto a rischiare i baffi per quell’intellettualoide frocetto del cazzo, e allora lo studentello diventa più bianco dello sputo del cazzo e si mette le mani nei capelli e scuote la testa e mormora no no no no no ma non ci ha il coraggio di fare nulla e guarda sconvolto il Capitano che dà calci al suo amichetto, e non è che il Capitano si stia accanendo in modo feroce ma anzi procede con molta calma quasi scientificamente, e il frocetto non fa nulla per reagire ma si accascia per terra cercando invano di proteggersi con quelle braccine mentre squittisce di dolore, e il gioco dura poco perché il Capitano si china su di lui e lo strangola e quello ci mette poco a diventare blu ed esalare l’ultimo squittio e crepare. Capisco quando è crepato perché ammolla un tanfo disgustoso, la gente quando muore scorreggia e si caca addosso, questo sui libri del cazzo non lo scrivono ma io lo so perché ne ho fatte fare di scorregge io alla gente, e insomma il frocetto è andato. defunto. kaputt. mai più formaggio per questo topo, mai più. e allora lo studentello tipo pare che è impazzito dal dolore, e il Capitano si allontana con calma dal cadavere stecchito, e lo studentello si butta addosso all’amichetto piangendo e pure facendo un po’ la faccia schifata per il tanfo e urla perché lo hai fatto, perché, perché, perché, perché perché.

e allora il Capitano fa un sorriso – ma cazzo, un sorriso gelido – e tranquillo risponde:

 

         Perché volevo farlo.

 

poi il Capitano fa un altro di quei veloci comandi ai suoi cani, e loro mettono le mani addosso alla gnocca che prima si divorava con gli occhi lo studentello e ora si è fatta tutta zittina piccina come una topina bella bellina e le dicono signorina gentilmente vuole venire con noi per degli accertamenti e tutti capiscono che quelli l’unica cosa che vogliono accertare è quanto ci entra nei buchi della ragazza, e la gnocca si vede che ci ha paura ma ha più paura a non obbedire, e nessuno nel locale ci ha il coraggio di fare un cazzo, meno che mai lo studentello che non gliene frega un cazzo perché sta ancora frignando sull’amichetto stecchito. io?, che cazzo dovrei fare io, perché dovrei mettermi in mezzo a una storia che non mi riguarda, questione di cani e topi che se la vedano loro a me la gnocca m’aveva fatto attizzare un po’ ma non è che ce l’ha solo quella e non ci darei la metà della metà del baffo sinistro per lei. così quelli del Partito se ne escono dal locale, il Capitano che gentilmente dice consiglio a lorsignori di pulire subito perché poi è difficile togliere le macchie di merda dal pavimento, e allo studentello piangente ci dice di andarsi a rileggere Dostoevskij e lo chiama povero piccolo Raskol’nikov, e se ne vanno con la gnocca.

a questo punto io faccio ai miei tre gatti che secondo me è il momento giusto per andarsene senza pagare per i beveroni, perché quando quelli del Partito sono usciti dal locale la gente ora è tutta sconvolta, e quelli dicono sì, e ci alziamo e ce ne andiamo. giusto all’uscita c’è questo gattino, quello che il capo topo aveva messo per cacciare gli ubriachi e far pagare gli scrocconi e garantire la virgolette sicurezza del locale, che infatti abbiamo visto bella sicurezza del cazzo ha garantito, anche se in fin dei conti su questo lo capisco perché cazzo vuoi fare tutto solo contro i cani del Partito, insomma questo tipo sta pure lui sconvolto però ci nota e dice ma io non sono sicuro che voi avete pagato. allora io svelto svelto tiro fuori la lama e gliela infilo in pancia, non tanto da ammazzarlo ma così si accascia al suolo e miagola zitto zitto e noi ce la filiamo e così siamo liberi come l’aria, io e i miei tre gatti, e la notte per noi è appena iniziata e ci possiamo divertire.

ora io non vi sto a raccontare tutto quello che combiniamo, diciamo che fino a un certo punto è una notte come ce ne sono state tante altre. le strade sono belle la notte, basta evitare le mute dei cani che poi pure loro non è che ci hanno tanta voglia di attaccare briga con un quartetto di gatti come noi che si vede che ci abbiamo gli artigli bene affilati, e noi si fa il cazzo che vogliamo. becchiamo qualche coppietta ben appartata e a lui gli rifacciamo il profilo per bene e gli soffiamo tutta la grana e lei ce la facciamo a turno e dopo che l’abbiamo rotta per bene G. che è un tipo po’ così decide di farsi pure il tipo come si è fatto la gnocca, e noi gli diciamo che fa schifo ma non obiettiamo e stiamo a ridere mentre guardiamo perché quando lo fanno i gatti come noi a un poveraccio del cazzo, chi se ne fotte, è diverso da quando quegli schifosi intellettuali froci di merda che la gnocca gli fa schifo si sbaciucchiano tra loro. di coppiette ne becchiamo tre quattro, e le gnocche non ce le facciamo tutte perché anche un gatto di sana e robusta costituzione come noi alla fine si stanca a spingere, ma ci facciamo un bel po’ di grana questo è sicuro. però non è che noi lo si fa solo per la grana, certe volte capita pure che ci mettiamo a giocare con qualche povero topo così per il gusto di ridere e scherzare.

per esempio a un certo punto c’era questo vecchio ubriacone pisciaddosso tutto coperto di vomito che dava fondo a una bottiglia, tutto solo, e noi ci chiediamo se vuole essere così gentile da condividere il suo tesoro con noi e quello tra un rutto e l’altro ci dice che ci darà qualcosa di ancora più prezioso e cioè una lezione morale, e giuro che questo vecchio sbronzo si mette a declamare addirittura un latinorum del cazzo, noi stiamo lì praticamente a pisciarci addosso dalle risate e questo come niente ad alta voce:

Ad rivum eundem lupus et agnus venerant, siti compulsi. Superior stabat lupus, longeque inferior agnus. Tunc fauce improba latro incitatus iurgii causam intulit: “Cur –  inquit – turbulentam fecisti mihi aquam bibenti?” Laniger contra timens: “Qui possum – quaeso – facere quod quereris, lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor.” Repulsus ille veritatis viribus: “Ante hos sex menses male – ait  – dixisti mihi”. Respondit agnus: “Equidem natus non eram!” “Pater, hercle, tuus – ille inquit  – male dixit mihi!” Atque ita correptum lacerat iniusta nece. Haec propter illos scripta est homines fabula qui fictis causis innocentes opprimunt.

e quando finisce io e i miei tre gatti applaudiamo e ci sbattiamo le mani e gli diciamo ancora ancora, e quello ricomincia a parlare comprensibile, e ci fa tipo una spiegazione che però noi ci scocciamo di stare a sentire, qualcosa su un lupo e un agnello che litigano, che cazzo non è bisogna avere studiato il latinorum del cazzo per capire chi è che vince tra un lupo e un agnello, il che dimostra che tutti quei libri di merda che st’intellettuali froci stanno sempre a leggere in realtà non servono a un cazzo e servono solo a far vedere quanto loro sono colti e intelligenti mentre noi saremmo dei poveri stronzi, e a noi ci girano e decidiamo di passare all’azione e G. interrompe la lezione pisciando addosso al professore che dice ma come io vi elargisco il tesoro della saggezza e voi mi pisciate addosso e rutta ancora più forte per lo sdegno e a questo punto i miei tre gatti gli vanno addosso e sono gatti sani e forti e gli artigli sanno come usarli e alla fine i denti del professore sono sul marciapiede e G. gli sbatte il piede sulla zucca così forte che la roba grigia esce fuori e P. e D. si divertono a spargerla sulla strada con i piedi fino a farne poltiglia. niente più latinorum del cazzo in quel cervello del cazzo. e in tutto questo io bello bello mi prendo la bottiglia e me la scolo tutta, che non era niente male chissà dove cazzo l’aveva trovata quel vecchio ubriacone pisciaddosso.

ebbene, ora io non vi sto a tediare dicendovi ancora tutte le avventure che ci capitano e le cose che facciamo durante la nottata, ma questa cosa era importante perché c’entra con quello che succede alla fine. perché a un certo punto della notte, tipo poco prima dell’alba, capita sempre che uno si stanca e allora ce ne stiamo tutti sdraiati da qualche parte a sbevacchiare i beveroni che abbiamo raccattato qua e là, e ci diciamo tu hai fatto questo e tu hai fatto quest’altro, e hai visto quello e com’era il buco di quella, e così roba del genere. a un certo punto P. se ne esce dicendo secondo voi lo studentello sta ancora a piagnucolare sull’amichetto morto nella sua stessa merda, e noi diciamo che secondo noi no perché il Capitano aveva detto che era meglio pulirla subito la merda e il padrone del locale avrà pensato questo è un buon suggerimento ci ha proprio ragione il Capitano e avrà allontanato lo studentello dicendo vai a piagnucolare da qualche altra parte e portati via il tuo amichetto frocio schiattato. e poi P. dice secondo voi che ci hanno fatto quelli del Partito alla splendida splendente che si sono portati via, e noi diciamo che ti pare che ci hanno fatto che quelli si danno tante arie tronfie con le uniformi e tutto, ma sono proprio come noi, anche il Capitano che sembrava un tipo tutto cazzuto, e con la gnocca fanno proprio quello che ci facciamo noi. e poi P. dice ma voi che ci avete capito dei discorsi che faceva lo studentello prima che il Capitano gli ammazzasse l’amichetto, e io ci dico che non si capiva un cazzo ma tanto è inutile come tutto quello che si legge sui libri di merda. e P. dice che lui ha capito che si parlava di uno che è veramente cazzuto, questo iubbeuomo o come si chiama, uno che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno e non si fa dire da nessuno cosa fare, le regole se le fa da solo e fa tutto quello che vuole. poi dice che è proprio così che si sente lui e che magari quelli senza saperlo stavano a parlare di lui.

allora a me mi girano un po’, perché questo era proprio quello che avevo pensato io, e non mi va che P. si metta a pensare le cose che penso io e si creda che lui è furbo quanto me e magari pure di più. così insisto e ci dico che erano tutte stronzate, ma che c’è bisogno che adesso ce lo viene a dire uno studentello pallemosce del cazzo?, che chissà su quale libro di merda le ha leggiucchiate tutte ‘ste cazzate? è da che mondo è mondo che i gatti come noi fanno il cazzo che vogliono quando possono finché possono, e non è che adesso ce lo deve venire a dire un libro come siamo fatti e magari dobbiamo pure chiedere il permesso a uno di questi professori stronzi per essere come siamo. ci dico che sono tutte stronzate, che se vuole sentire uno che gli spiega com’è la vita e com’è la gente, deve stare a sentire a me. ed ecco che mi trovo a spiegare quello che mi gira in testa da un po’ di tempo, e che secondo me è l’unica cosa buona che si dovrebbe scrivere in un libro, anzi qualcuno dovrebbe proprio scriverla, insomma che le persone in questo porco mondo si dividono in topi cani e gatti.

i topi sono i poveri stronzi, i deboli, quelli che esistono solo per subire. ci sono i topi che lavorano tutto il giorno per produrre il formaggio e il latte e le altre cose buone, che poi alla fine arriva un cane o un gatto a fregarsele. ci sono le topoline che stanno a fare altri topi così questo porco mondo può andare avanti, e ogni tanto arriva un cane o un gatto e si diverte con la topolina come hanno fatto quelli del Partito con la splendida splendente e come facciamo noi la notte con le gnocche delle coppiette che troviamo. ci sono topi che non sanno leggere e topi che leggono tutti quei libri del cazzo, topi poveri e topi ricchi, ma sempre di topi si tratta e cioè di poveri stronzi deboli. poi i topi più ridicoli sono quelli che addirittura ti dicono che è meglio essere topo che cane o gatto, perché lo dice un Grande Topo che sta da qualche parte e che se fai il bravo topo e squittisci a comando dopo che sei schiattato andrai da qualche bella parte e lui ti darà tanto formaggio per sempre, non si capisce se ti darà pure qualche bella topolina con cui fare una topesca sgroppata, comunque questi sono i topi peggiori di tutti perché tutte queste stronzate forse non ci credono manco loro ma se ci credono è peggio perché sono proprio ridicoli e stronzi. i topi la maggior parte ci credono o fanno finta di crederci, fanno finta di crederci pure i cani perché gli fa comodo avere i topi buoni zitti obbedienti, ma qualche volta può pure capitare che un topo messo all’angolo si arrabbia e se ne fotte di quello che dice il Grande Topo e diventa un brutto rattaccio di fogna che può mordere, capita di tanto in tanto ma può pure succedere, ma solo poche volte. in genere i topi non sanno difendersi, è per questo che devono chiedere aiuto ai cani.

i cani sono forti, tipo quelli del Partito, e più o meno difendono i topi. o almeno così è come la mettono, ma spesso i cani dicono ai topi che li difendono ma in realtà si divertono con loro proprio come noi gatti, si prendono il formaggio, si fottono le topoline, a loro interessa solo che i topi producono abbastanza da fare andare avanti questo porco mondo. solo che a differenza dei gatti i cani non ci hanno il coraggio di dire chiaro e tondo queste cose, devono sempre dire che lo fanno in nome di questo e di quest’altro e che loro ai topi in realtà gli vogliono tanto bene e tutto quello che fanno lo fanno pensando ai topi e a come farli stare meglio. e i topi, c’è chi lo sa che sono tutte cazzate e c’è chi è così scemo che ci crede pure, ma comunque non possono fare niente perché sono topi e non cani. un’altra differenza tra cani e gatti è che i cani stanno sempre in gruppo, sono forti ma obbediscono sempre a qualche cane che comanda gli altri cani e tira la muta e gli dice come devono fare tutto quanto. e c’è sempre da qualche parte un Grande Cane che quando abbaia tutti i cani si mettono rigidi a sentirlo e gli scodinzolano e gli leccano il culo, poi magari questo Grande Cane muore perché c’è un altro cane che lo azzanna, ma questo cane prende il suo posto e così c’è sempre un Grande Cane.

e poi ci sono i gatti come noi. i gatti sono forti, ma a differenza dei cani non devono stare a perdere tempo a dire stronzate che loro amano i topi e li proteggono e compagnia cantando, i gatti sono gatti e basta. anche un gatto se serve sa miagolare da bravo micetto, un bel miagolio che intenerisce i topi e qualche volta perfino i cani e se li sviolina per bene, ma un gatto vero se può evita di miagolare e usa gli artigli. c’è pure che i gatti quando stanno insieme non stanno insieme come i cani, i gatti fanno lega tra loro quando serve ma alla fine ogni gatto bada alla sua coda. i topi qualche volta sono così scemi che si fanno ammazzare per il Grande Topo, e pure i cani possono essere così ottusi da sacrificare coda e tutto quanto per il Grande Cane, ma i gatti niente perché lo sanno che non c’è nessun grande gatto e se ci fosse alla fine direbbero sai che c’è io del grande gatto me ne fotto e faccio il cazzo che mi pare. i gatti sono tosti, perché sanno di essere odiati da tutti, i topi odiano i gatti perché vogliono proteggere formaggio e topoline e tutto il resto, e i cani odiano i gatti perché i gatti prendono ai topi le cose che vorrebbero prendersi i cani. ma i gatti sono i più forti, i migliori, è sempre stato così da che mondo è mondo e sempre sarà così e non che è adesso arriva uno studentello del cazzo che si è letto un libro del cazzo e mi deve spiegare che cazzo è questo iubbecoso e mi deve dire lui a me come è che va questo porco mondo del cazzo.

ebbene, mentre dico queste cose quei tre stronzi dei miei gatti se ne stanno zitti zitti a sentire, e alla fine quando sto zitto perché ho detto tutto quello che ci avevo in testa loro all’inizio stanno un po’ zitti pure loro, poi P. fa tipo una mezza risata e mi chiede se ora tutto questo lo voglio scrivere con la mia bella piuma d’oca in un libro. io ci dico vaffanculo. lui mi chiede se voglio tornare nel locale a sedermi al tavolo a spiegare tutte queste cose, io ci ripeto vaffanculo, lui mi dice che secondo lui dovrei proprio correre al locale perché capace che tutti mi stanno a sentire a bocca aperta come sentivano lo studentello, e adesso non c’è più la splendida splendente ma comunque mi posso trovare pure io un amichetto che dice come sei bravo come parli bene e magari c’è proprio lo studentello che ha smesso di piangere e dice ti amo a te che sei tanto tanto colto e intelligente. a questo punto io ci dico a P. che se non chiude quella bocca del cazzo, si perde tutti i denti come se li è persi l’ubriacone del latinorum. allora P. risponde che in effetti assomiglio proprio a quell’ubriacone pisciaddosso, anche lui parlava di animali che in realtà sono persone o persone che sono animali o quello che cazzo è, forse mi ha fatto male essermi bevuto da solo tutta la bottiglia del vecchio?, e qui si mette G. a dire che non è giusto che mentre loro erano occupati con l’ubriacone latinorum del cazzo io mi facevo tutta la bottiglia e non gliene lasciavo neanche un po’ per loro. io dico a tutti quanti di andare affanculo, e P. dice un’altra volta non so che cosa tipo io che mi faccio lo studentello e poi magari dico allo studentello perché adesso non mi fai tu a me noi persone intelligenti facciamo così una volta per uno e qui scatto e vado addosso a P. con la lama di fuori, ma quel figlio di gatta troia è svelto pure lui e si tira indietro, e noi due gatti stiamo a graffiarci con i nostri artigli. ma all’improvviso da dietro arriva D., quel micetto del cazzo che proprio lui era il più debole del gruppo, evidentemente ha fatto i suoi conti e ha deciso di attaccarsi alla coda di P., e mi infila la lama nella schiena. e che cazzo! e così io, proprio io, mi trovo a terra a mangiare la polvere e a miagolare di dolore, e quando quei tre stronzi traditori mi guardano, io non riesco a pensare a niente se non a odio puro per loro che adesso mi ammazzano dopo tutto quello che ho fatto per loro, e G. alza il piede e me lo lancia contro proprio come ha fatto con l’ubriacone del latinorum del cazzo, e io mi vedo arrivare sulla testa quel piedone del cazzo.

e poi muoio, cazzo, fine, e così è come è andata la storia.

 

Ma ora che cosa sono queste figure che mi vengono incontro?


27 responses to “Al di là del bene e del male

  • ClaudioLXXXI

    Ehm.
    Forse devo qualche spiegazione per questo post dal tenore… vogliamo dire insolito?

    L’idea seminale mi è venuta leggendo il libro “Coltivare la libertà – riflessioni sull’ecologia morale” di Michael Novak, intellettuale americano inquadrabile (per quel che vale) come neocon e cattolico whig. Tant’è. Criticando il relativismo, MN scrive che “anche Albert Camus si rese conto che il suo giovane nichilismo, che andava di moda nei caffè degli anni Trenta, lo privava di qualsiasi argomentazione contro l’agente della Gestapo che strangolò un suo amico con la corda di un pianoforte.”
    Poi Novak prosegue sul rapporto tra verità e liberta, e Camus è presto dimenticato, ma a me erano bastate queste parole. Avevo già la storia in testa, in un attimo.

    Però ho scoperto una cosa che sapevo già ma che avevo dimenticato, cioè che scrivere è diverso dall’idea di scrivere. All’inizio il racconto doveva essere incentrato sulla discussione filosofica tra il giovane nichilista e il nazista, pieno di riferimenti colti e di descrizioni puntuali del contesto sociostorico e uno stile limpido e arioso, un po’ Borges un po’ Yourcenair. La voce narrante doveva essere un puro espediente letterario, una cornice, al massimo quello che Nick Carraway è per Jay Gatsby.
    Ma poi è successo qualcosa. Mentre scrivevo, mentre davo forma al dialogo, questa figura – questo picaro, questo brigante, questo Tony Montana dei poveracci – pretendeva spazio e cresceva e cresceva. Presto mi sono reso conto che il vero ubermensch era proprio lui. E ho capito l’ultima cosa – credo – che mi restava da capire di quel certo filosofo stracitato nel racconto, e cioè che questo tale filosofo “moderno” o addirittura “postmoderno” in realtà non ha rivelato assolutamente nulla che sia veramente nuovo. La figura mitica di Zarathustra, questo fantasmagorico e apocalittico oltreuomo, in realtà non è altro che il prototipo idealtypen di un esemplare umano che esiste da SEMPRE, ma quale “oltre” del cavolo. La nicciana volontà di potenza non è altro che una forma poeticamente ben costruita di prepotenza.
    Bene, la sostanza influenza la forma. Vai con le parolacce a tutto spiano, la decostruzione morfologica, l’impoverimento del vocabolario. E decontestualizziamo il tutto, niente nomi, minor quantità possibile di indizi sulla collocazione tempo/spazio: un prototipo è eterno, questa vicenda – salvi i riferimenti filosofici che sono tutto sommato inessenziali ai fini della storia – potrebbe accadere ovunque, e in effetti scommetto che accade ovunque, proprio ora da qualche parte nel mondo.
    La forma è un po’ Bukowski e un po’ Welsh, con qualche eco del Burgess di Arancia Meccanica e perfino di Art Spiegalman, e spero che sia chiara la fonte del pezzo in latino, ma divertitevi voi con i riferimenti metaletterari. Buona lettura (uh, mi sa che dovevo dirlo all’inizio).

  • AnnaV

    Neo-neorealismo?
    Con un agghiacciante pizzico di attualità?

  • ClaudioLXXXI

    Sì, beh, più che di “attualità” parlerei di “eternità”. La prepotenza è sempre esistita, la filosofia anticristiana ha solo avuto l’ardire di legittimarla.
    Abbiamo visto i risultati.

    P.S. tutto bene? Il linguaggio è troppo…troppo? Mi spiacerebbe essere motivo di scandalo…

  • Faber18

    …ancora non l’ho letto, che faccio, prenoto il confessore?

  • Faber18

    Bello! Un incrocio tra “Gli Aristogatti” e “Arancia Meccanica”. E, no, a mio parere non sei andato troppo pesante, si capisce che chi scrive è un bravo ragazzo😉

  • utente anonimo

    divertitevi voi con i riferimenti metaletterari
    tom & jerry di sicuro

  • ClaudioLXXXI

    #5
    Grazie. Bravo ragazzo… beh…

    #6
    Tom & Jerry no, lì il topo era più forte del gatto.

  • utente anonimo

    e anche questo è vero.
    però c’è un cane anche lì, a volte

  • utente anonimo

    Ma ora che cosa sono queste figure che mi vengono incontro?
    forse tom & jerry è come l’avrebbe raccontata un calvinista…ma anche da te in un certo senso il topo è più forte del gatto (almeno così ho pensato io)

  • ClaudioLXXXI

    Abbiamo per caso già discusso di calvinismo in un post “Welsh-style”?

    Da me il topo è più forte del gatto? Cioè? “da me” nel racconto (1) oppure “da me” per come la vedo io(2)?

    1)
    Nel racconto tutto è visto dalla prospettiva perturbante del gatto protagonista, che è il vero oltreuomo nicciano, assai più del topo intellettuale o del cane nazista.
    (qua ci sarebbe tutto un discorso sulla manipolazione delle idee nicciane da parte del nazismo, e su quanto il Nietzsche-puro-e-semplice è diverso dal Nietzsche-secondo-il-nazismo. Io dico che non c’è tutta questa grande differenza: gatto o cane, l’importante per N. è non essere topo)
    Faccio notare che Nietzsche criticava la Chiesa non tanto per l’inquisizione, i roghi, galileo o tutte le belle immaginette del rosario anticlericale: nossignore, principalmente lui odiava la Chiesa perchè insegna ad amare il prossimo, specie se più debole. Nietzsche lo chiama disgustoso pietismo, ostacolo all’evoluzione umana, e lo odia dal profondo dell’anima. Nietzche è profondamente di destra, come furono di destra il fascismo e il nazismo (anche se da un’altra coordinata politica erano di sinistra perchè socialismi) e oggi è profondamente di destra l’eugenetica tecnocratica (anche se la sostengono i “comunisti”), perchè basa tutto sulla differenza tra i forti e i deboli. I forti meritano di spadroneggiare sui deboli, proprio perchè sono forti e liberi dalla morale “del Grande Topo”.

    2)
    Ma la rivoluzione del cristianesimo è stata proprio questa: rovesciare le coordinate forza-debolezza. Non il virile Zeus con le sue innumerevoli scappatelle, non il dio-in-terra Ercole con la sua immensa forza fisica, e diciamo che c’è uno scarto non insignificante anche rispetto al Dio degli eserciti d’Israele. Nossignore: Dio si fa debole, neonato in una mangiatoia per animali, uomo che cammina mangia beve dorme e ha pure bisogno di andare al bagno come tutti e alla fine sanguina soffre muore, e ora ogni giorno nei secoli dei secoli piccolo e invisibile nell’apparenza del pane e del vino per essere maneggiato e inghiottito e bevuto da piccoli uomini.
    E questo debole, questo topo condannato a morte dai cani e appeso a una croce tra due gatti, ha cambiato il mondo. E da duemila anni ci sono, e sempre ci saranno, persone che decideranno di farsi deboli come topi tra cani e gatti (o come agnelli vicino ai lupi, per dirla esopicamente).
    E ci vuole più coraggio a essere deboli tra i forti o ad essere forti tra i deboli?
    Perciò sì, io sono un topo, io voglio essere un topo, e squittisco a voce alta che quel che agli occhi di Nietzsche e del mondo è debolezza, in realtà nella gloria di Dio è forza, e quel sembra forza in realtà è debolezza.

  • LadyMachbet

    Claudio, almeno era roba buona? ^^

    Devo rileggerlo per capire meglio, non sono abituata a vederti scrivere così😀

  • stark86

    quasi quasi alzavo la mano per dire che lo iubbeuomo ero io e poi facevo un rutto
    Questa mi ha fatto davvero ridere, mi sono immaginato la scena😀

    Il racconto mi è piaciuto, lo stile è ottimo e credo che dovresti lanciarti più spesso in sperimentazioni così, ti vengono bene.

    Per il contenuto… Non sono d’accordo (oh, yeah! :P). Come direbbe ogni bravo investigatore, “manca il movente”: il cane ammazza perché vuole farlo, i gatti scorazzano perché gli girano. Non c’è una morale alternativa, anzi, non c’è affatto morale. IMHO continua a mancarti una lettura meno letterale e più allegorica di Nietzsche.
    Posso solo apprezzare l’odio finale, unico sentimento di tutto il racconto: tutto ciò che succede prima non ha un perché, non è motivato, è a-morale (non immorale: quello mi starebbe bene).

  • ClaudioLXXXI

    Mi ricollego a questo mio altro commento, perchè ho detto di là quello che dovevo dire di qua. Il cane e il gatto hanno proprio la morale “spontanea” che ti piace tanto: una morale puramente interiore, istantanea, autoreferenziale, senza cause esterne. Fanno che vogliono perchè lo vogliono e lo possono, punto. Per questo sono a-morali, cioè proprio al di là del bene e del male. Non hanno scelto il male, si sono proprio posti FUORI dalle coordinate bene-male.

    L’odio finale del protagonista, unica reazione diciamo tra virgolette morale (“non è giusto che mi ammazzate”), è l’esempio tipico di quello che succede quando l’amorale si trova improvvisamente in posizione di debolezza: in quel caso, guarda un po’, riscopre la morale…
    Hai visto Il Grande Leboski dei fratelli Coen? Suppongo di sì. C’è la gang dei Nazisti Nichilisti, tipi assurdi che urlano tutto il tempo “noi siamo nichilisti non crediamo in niente!”
    Poi quando l’affare che avevano escogitato va in fumo, e si ritrovano senza soldi, se la prendono con Drugo Leboski e il suo amico, il pazzo per il Vietnam interpretato da John Goodman. Il Drugo e l’amico li mandano a quel paese. E i Nazisti Nichilisti sbottano e si lamentano, che la fidanzata del capo ci ha pure rimesso il mignolo del piede, e dicono che non è giusto.
    E il pazzo del Vietnam:

    Fair! WHO’S THE FUCKING NIHILIST HERE! WHAT ARE YOU, A BUNCH OF FUCKING CRYBABIES?

  • stark86

    E che ho fatto un commento a vuoto?😛
    Cani e gatti una morale non ce l’hanno. Perché non giustificano le azioni, le compiono e basta. Se non si “significano” le azioni, io parlo di a-moralità, non di immoralità.

    L’odio finale del protagonista, unica reazione diciamo tra virgolette morale (“non è giusto che mi ammazzate”)
    Non è per la frase citata che la considero morale. Perché il non è giusto non è una risposta: io potrei dire “perché non è giusto?”.
    Io mi riferivo a ” non riesco a pensare a niente se non a odio puro per loro che adesso mi ammazzano”: questa è una risposta, un rapporto causa-effetto che io comprendo e per di più giustifico.

  • Aragonbiz

    Bravo. Mi è piaciuto.

  • berlic

    Non sono d’accordo con Stark…la morale ce l’hanno, ma non la mettono in parole. E la morale è: io sono dio.

    Comunque la prima cosa che mi è venuta in mente leggendo è Maus.

  • stark86

    E quella sarebbe una morale? Non lo è, è solo un’affermazione senza fondamento. La morale è come la scienza: deve stare alla base delle cose. Io posso anche dire che il cielo è marrone a pois viola, ma è una cosa campata in aria.

  • nihilalieno

    Come fai ad essere così bravo qualunque cosa tu scriva?

  • utente anonimo

    scusa, non c’entra niente col post, ma …
    quando hai – in inglese – l’ultimo di HPotter, hai scoperto le tendenze di albus silente?
    e non ci hai detto nulla !
    [vedi il giornale di oggi]

    lycopodium

  • ClaudioLXXXI

    Grazie per i complimenti…

    #17
    Frà, ma cos’è la base delle cose? Se la morale è come la scienza, vuol dire che ce n’è una sola di giusta e le altre sono sbagliate, no?

    #18
    Adesso arrossisco… credo di avere un talento, o forse due (non arrivo a cinque). Ora devo decidere se sotterrarlo da qualche parte o farci qualcosa di più costruttivo.
    Comunque la mia bravura letteraria è ampiamente compensata dall’imbranataggine in altri campi del vivere.

    #19
    ROTFL.
    Sinceramente, mi sono scompisciato dalle risate.
    Con tutto quello che succede poi tra Silente e Grindelwald, per non parlare della faccenda della sorella di Albus che non si sa neppure chi di loro due… vabbè non lo scrivo perchè è spoiler… insomma, dico solo che non mi sembra precisamente la Pubblicità Dell’Anno per l’amore omosessuale.
    Comunque, il personaggio di Silente è e resta ampiamente positivo, e la decisione extra-narrativa di JKR non cambia significativamente nulla del mio giudizio su di lui o sulla saga di Harry Potter.

  • stark86

    Perché, sei convinto che la scienza dia risposte precise e necessarie? Beato te😛

    Basta un danneggiamento della retina e sta’ sicuro che, se non diventa proprio marrone a pois viola, il cielo viene privato comunque di alba e tramonto😀

  • stark86

    *Basterebbe.
    Non è che la retina danneggiata porti necessariamente al daltonismo, ma potrebbe.
    A scanso di equivoci e cavilli😛

  • piccolozaccheo

    Figliuolo, lascia che te lo dica: tu sei un genio.

  • ClaudioLXXXI

    #21
    Per niente. Figurati se adesso divento scientista.

    #23
    Troppo buono Zaccheo.
    Che poi, magari sì, potrebbe pure essere vero, ma che forse la genialità è garanzia certa di salvezza? No. E neanche di felicità.
    E allora che me ne faccio?:-/

  • stark86

    E allora che me ne faccio?:-/

    Che domande, ci scrivi i post per noi!😉

  • utente anonimo

    infatti!

  • alessandroX

    Bello bello.

    ps.
    Visto Heroes stasera?
    S02E07 ovviamente!

    Eccezionale!

Ciao. Se vuoi commentare, accomodati. Non c'è bisogno di nome o e-mail, non c'è approvazione preventiva, no censura. Hai il libero arbitrio e io lo rispetto, anche se potresti usarlo male. Ricorda però che la libertà implica la responsabilità. Se sei un troll, ignorerò i tuoi commenti - a meno che tu non faccia un flood. Se pensi che quel che dico è sbagliato, fammelo notare. Attenzione però, perchè chiunque tu sia, se non sei d'accordo con me, proverò a convincerti del contrario. Qui il dialogo non sono belle chiacchiere per scambiarsi "secondo me" e sentirsi più buoni e tolleranti: qui il dialogo serve a cercare, trovare, amare la Verità.

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