Dopo i secoli bui

Dopo i secoli bui

(il Grande Divertimento. Morire.)

 

 

Avviso: questo non è un racconto di fantascienza.

 

La campanella suonò, segnando la fine della ricreazione, e la maestra richiamò all’ordine i bambini presenti in classe. Naturalmente quelli continuarono a fare baccano, mentre dalla finestra aperta giungeva il chiasso caotico degli altri che si attardavano in cortile: alcuni di quei suoni si sarebbero potuti paragonare addirittura a dei ruggiti… l’insegnante dovette urlare a squarciagola, ma alla fine le piccole pesti fecero abbastanza silenzio e lei ottenne un po’ di attenzione.

“Oh, bene”, concluse lei soddisfatta, spingendo la gabbia a fianco della sua cattedra. “Cominciamo con la lezione di storia. Oggi parleremo del Medioevo, delle sue principali caratteristiche, e del modo in cui ebbe termine.”

“Che rottura”, pensò Lio in preda allo sconforto. Le lezioni non gli piacevano neanche un po’, e avrebbe preferito andare fuori al sole a fare sport, o giocare con i suoi amici. Anche se, in effetti, guardando Tigella, la sua compagna di classe che stava due file più avanti, gli venne in mente che sarebbe stato bello anche parlare con lei e dirle qualcosa di divertente, qualcosa che lo facesse sembrare simpatico e intelligente…

Ma la maestra stava già digitando nomi e cifre sul suo computer, e le informazioni apparivano istantaneamente sulla video-lavagna. La lezione avanzava inesorabile e non c’era posto né per lo sport né per le ragazze.

“Il Medioevo, bambini”, cominciò la maestra, “detto anche ‘l’epoca dei secoli bui’, fu un periodo che…”

“Perché lo chiamano così?”, domandò uno dei bambini. “In quel periodo il sole dava meno luce?”

“Una cometa si era messa tra il sole e la terra?”

“La notte era più lunga?”

“C’erano molte eclissi?”

“No, ragazzi”, disse la maestra, “i secoli bui non si chiamano così per questi motivi, non è che ci fosse meno luce sul pianeta. L’espressione è una metafora, si dice secoli bui perchè quello fu il periodo più brutto della storia degli uomini.”

“E perchè Medioevo?”

“Beh, Medioevo significa letteralmente ‘epoca di mezzo’, cioè una fase di passaggio tra due grandi epoche. Ma anche questo termine è comunque usato perlopiù in senso dispregiativo, per indicare un brutto periodo. Certo, oggi qualche storico non è tanto convinto che sia corretto usare questa espressione, perchè in realtà nel passato non sono mai mancati dolori e sofferenze in quantità… forse, dopotutto, l’intera storia umana è tutto un grande Medioevo. Però la maggior parte degli storici considera comunque utile l’uso di questa espressione, perchè quel periodo particolare presenta delle caratteristiche prima sconosciute, ed esaspera quelle che erano già note…”

Lio faceva sempre più fatica a stare attento. Che noia, gli storici questo e gli storici quello, bla bla bla…

“Comunque, oggi parleremo del periodo di tempo che, secondo il metodo di datazione del tempo allora in vigore, va dall’anno mille e settecentonovantotto all’anno duemila e…”

 E qui l’attenzione di Lio svanì del tutto e la sua mente prese a vagare nelle sue fantasticherie, sentendo solo lontanamente la maestra che parlava di un uomo di nome Malthus, e impegnata piuttosto a sognare mille fantastiche avventure tra pirati e navi spaziali di cui lui era il protagonista, lottando contro mostri spaventosi e salvando sempre Tigella all’ultimo momento. Si mise anche a sbirciare il suo fondoschiena, che trovava molto bello.

Le sue divagazioni furono interrotte bruscamente quando al centro dell’aula apparve un ologramma, emanato dal pulsore sul pavimento, che raffigurava una quantità enorme di corpi umani, ammucchiati uno sull’altro, morti. Lio osservò, affascinato e atterrito, quella montagna di carne.

“E questa, bambini, è una delle immagini più rappresentative di quello che fu il XX secolo.”

Comparve un altro ologramma: una bomba atomica che esplodeva su una città.

Una bambina esclamò, sconvolta: “ma… cioè… uomini che usano la bomba atomica contro altri uomini? Che stupidi! Assurdo!!!”

Era stata Tigella a parlare. Lio pensò che, se lei era così interessata dall’argomento, forse era davvero il caso di fare attenzione.

“Già, bambini, so che sembra impossibile. Eppure è proprio quello che è successo nel Medioevo.”

Qualcuno dei ragazzi guardò la gabbia nell’aula, coperta da un panno nero, con un certo stupore.

 

 

——–1——–

 

 

“Allora, bambini, dovete sapere che oggigiorno gli storici individuano quell’epoca sulla base di tre principali caratteristiche”, spiegò la maestra.

“La prima è sempre stata presente nella storia umana, ma lo fu in modo particolare nei secoli bui: alcuni esseri umani consideravano altri esseri umani non come propri simili, ma come cose, oggetti da usare o da scartare. Questa in sé non era affatto una novità, perchè in passato l’umanità aveva già conosciuto fenomeni come la schiavitù: ricordate quando abbiamo parlato delle prime forme di Stato della storia, fino all’Impero romano? Dopo la sua caduta la schiavitù fu abbandonata, almeno in teoria, e si sostenne che tutti gli esseri umani erano, aldilà di ogni differenza di censo, in sé e per sé uguali. In realtà, però, nei fatti molto spesso i ricchi trattavano comunque i poveri come schiavi; e in ogni caso, questa spinta ideale all’uguaglianza non durò troppo a lungo. Ricordate quando fu scoperto il continente americano? Allora gli europei dissero che le popolazioni indigene non erano veramente umane, ma piuttosto strani incroci tra l’uomo e la scimmia, e la schiavitù tornò di nome e di fatto. E quando quelle razze furono quasi del tutto estinte, e c’era bisogno di altra manodopera per sfruttare le risorse del nuovo continente, gli uomini bianchi andarono nel continente africano a rapire gli uomini neri e dissero che anche loro non erano veri esseri umani, ma incroci uomo-scimmia, e resero schiavi anche loro…”

“Ma allora, che cosa ebbe il Medioevo di tanto diverso dalle epoche passate?”, domandò qualcuno.

“Beh, il fatto è questo, bambini: nel Medioevo, l’idea che alcuni umani fossero in realtà sub-umani fu sostenuta, filosoficamente e scientificamente, con un’intensità e una decisione mai udite prima nella storia. Un filosofo di quell’epoca disse ‘i deboli e i malriusciti devono morire: questo è il principio del nostro amore per gli uomini’, e non stava scherzando… quel filosofo fu considerato uno dei più grandi della storia dell’umanità. Quel filosofo disse pure che presto sarebbe comparso sulla terra un oltre-uomo, un essere che avrebbe superato l’uomo come l’uomo aveva superato la scimmia. Lui e molti suoi seguaci desiderarono ardentemente l’arrivo di quel giorno.”

I bambini ascoltarono in silenzio, stupefatti. Gli uomini di quell’epoca dovevano essere stati davvero molto strani.

“Dapprima la scoperta dell’evoluzione, ovvero il fatto che le scimmie erano gli antenati degli uomini, fu usata per sostenere che alcune razze umane erano più evolute di altre, e perciò più umane. Non ci volle molto perchè le razze ‘superiori’ scatenassero una guerra per sottomettere le razze ‘inferiori’, una guerra che portò un numero di morti enorme perfino per gli standard del tempo, e in cui si fece uso anche della bomba atomica.”

L’ologramma dell’esplosione nucleare tornò a troneggiare al centro dell’aula.

“A questo punto, dopo il conflitto più sanguinoso che si fosse mai visto sulla faccia della terra, molti pensarono che ormai fosse passata una volta per tutte la mentalità di restringere il perimetro della definizione ‘esseri umani’… in realtà però quella mentalità non era affatto passata, semplicemente si stava preparando ad assumere nuove forme, stavolta con l’accortezza di escludere chi difficilmente avrebbe potuto ribellarsi e combattere. Dopo la guerra, a poco a poco la nozione di ‘essere umano’ fu di nuovo cambiata e gradualmente ristretta, fino a coincidere con quella di ‘essere umano cresciuto e in buona salute e capace di divertirsi’, e così…”

“Ma… ma… allora, restavano fuori… i bambini??”, domandò Tigella.

A quell’osservazione, la classe esplose in una specie di ruggito collettivo di stupore:

“EHHH?!?”

“Calma, bambini! So che può sembrare incredibile, ma tenete presente che fu una cosa molto graduale. Oggi noi ci accorgiamo di quanto fosse immenso il cambiamento perché vediamo subito il balzo dal punto di partenza a quello d’arrivo, ma gli uomini che vissero in quell’epoca erano immersi in una specie di lenta inclinazione e spesso non si accorgevano dei mutamenti, che erano impercettibili da un giorno all’altro, e balzavano all’occhio solo se si paragonava il senso comune di generazioni diverse.”

Adesso la fantasia di Lio era davvero infiammata… s’immaginò di vivere in quel tempo, un piccolo bambino come gli altri, a combattere gli uomini adulti che lo volevano marchiare come essere inferiore, mentre Tigella lo guardava ammirata. Questa lezione di storia non era come le altre, era interessante!

“All’inizio”, continuò la maestra, “si sostenne che chi era appena all’inizio del suo sviluppo, un nucleo di poche cellule nella pancia della mamma, non era un vero essere umano: piuttosto un pre-umano, un umano potenziale, un ammasso di cellule uguale a un foruncolo o alle unghie dei piedi. Poi la soglia fu spostata in avanti, prima fino ai tre o sei mesi e poi oltre, e a un certo punto si disse che si diventava veri esseri umani solo quando si era completamente usciti dall’utero; addirittura si teorizzò che, se la creatura aveva le gambe fuori e la testa ancora dentro, era considerata ancora pre-umana… che meticolosità! Ma poi qualcuno fece notare che in realtà il criterio della nascita non era perfetto, perché non tutti i bambini nascevano allo stesso momento: la maggior parte a nove mesi, ma alcuni anche a otto, o addirittura a sette… e perché i nati prematuri dovevano essere trattati diversamente da quelli che alla loro età erano ancora nell’utero, visto che dentro o fuori non erano poi così diversi? Alla fine, fu detto chiaro e tondo che anche i bambini appena nati erano nella stessa condizione di quelli ancora da partorire, cioè pre-umani, visto che non avevano consapevolezza o autocoscienza e comunque dipendevano in tutto e per tutto dai genitori. Perciò si concluse che sarebbero stati i genitori o lo Stato, o comunque quelli che avevano autorità sul bambino, a decidere quando quello diventava un essere umano. Comunque, di solito non si andava troppo in là nel considerare i bambini sani come umani potenziali… non oltre i due, tre, massimo quattro anni, rarissimamente cinque. Tranquilli, ragazzi, voi sareste stati probabilmente considerati umani!”

Qualcuno in aula rise. La maestra osservò con soddisfazione che i bambini ascoltavano davvero la lezione, per la prima volta a memoria d’insegnante: perfino Lio, di solito il più discolo della classe, aveva l’aria attenta.

“Nel frattempo la nozione di essere umano si andava riducendo anche dall’altro lato, e si cominciò a parlare di post-umano, cioè non più umano. Anche qui la cosa fu molto graduale. All’inizio si disse che le persone in coma, che non potevano più muoversi e parlare, erano praticamente come morte e perciò tanto valeva staccare la spina. Poi si disse che dopotutto quella era la loro volontà, ovvero sarebbe stata sicuramente la loro volontà se avessero potuto esprimerla. E alla fine si disse che quelle non erano più persone, e si decise di sopprimerle non in ossequio a una loro presunta volontà, ma perchè una vita umana in quelle condizioni non era considerata più tale.”

Sullo schermo comparvero le immagini di vecchi e avvizziti moribondi, comatosi immobili attaccati a macchine che li nutrivano per endovena.

“E poi, ragazzi, c’era anche la questione dei malati. A quell’epoca gli esseri  umani avevano molto a cuore la salute, e sognavano un giorno in cui tutte le malattie sarebbero state sconfitte. E in effetti fecero molti progressi in questo campo, riuscirono davvero a curare molti malanni che in epoche passate erano stati letali. Il problema però è che più malattie guarivano, e più ne restavano, e magari se ne scoprivano anche di nuove. Così a un certo punto gli uomini del Medioevo, forse frustrati perchè la loro medicina non era così potente come speravano, decisero che il mezzo più sicuro per eliminare le malattie era eliminare i malati, creare un mondo perfetto perché popolato solo da persone perfette. Già gli uomini del XX secolo, quelli che avevano scatenato la grande guerra perchè si ritenevano più evoluti, avevano soppresso i propri malati nel nome della purificazione della razza. Ma dopo la fine di quella guerra sanguinosa un metodo così immediato era divenuto politicamente improponibile, e si decise per una soluzione più obliqua e diluita nel tempo: ai malati che erano già nati e cresciuti e consapevoli era permesso di continuare a vivere, ma quelli ancora nati non dovevano nascere, e se erano nati da poco non dovevano continuare a vivere. L’uomo tipico del Medioevo diceva che era una crudeltà imporre a qualcun altro un’idea di vita che non condivideva, che era orribile costringerli a venire al mondo e vivere una vita da malati che sicuramente sarebbe stata bruttissima, e perciò sopprimerli fin da subito era un atto di pietà.”

“Signora maestra, ma… non capisco”, disse Tigella. “L’uomo tipico del Medioevo prima diceva che nessuno doveva imporre la propria idea della vita agli altri, e poi impediva ai malati di nascere perchè lui diceva che tanto la loro vita non sarebbe stata dignitosa? Ma… è assurdo, è una contraddizione così evidente che…”

“Sì, Tigella, a noi sembra assurdo, ma è proprio così che la maggior parte della gente ragionava all’epoca. In effetti, gli storici non riescono ancora a capire bene come fosse possibile; qualcuno dice addirittura che quella fu un’epoca di psicosi collettiva, che quasi tutti erano un po’ pazzi e irrazionali. Non per niente li chiamano secoli bui: perché si era perso, come si diceva un tempo, il lume della ragione.”

Lio ascoltava sempre più interessato. La gente dei secoli bui doveva essere stata o molto ipocrita, o molto schizofrenica.

“Ma signora maestra”, domandò ancora Tigella, guardando impressionata la gabbia, “io ancora non capisco… perchè? Perchè a quel tempo gli uomini avevano così bisogno di escludere altri uomini, era proprio così necessario restringere i confini della definizione di essere umano?”

“Beh… in effetti, Tigella, un motivo c’era. Se ne parlava poco, anzi forse molti non se ne rendevano neanche conto, ma un motivo c’era eccome”, disse la maestra.

 

 

——–2——–

 

 

“Adesso, bambini, è ora di considerare la seconda principale caratteristica del Medioevo. Mentre la prima che abbiamo appena visto, cioè la riduzione del concetto di ‘essere umano’, era l’esasperazione di una costante della storia dell’uomo, questa seconda caratteristica invece fu per molti versi una completa novità. Si tratta del fatto che gli uomini cominciarono ad auspicare, programmare e scientificamente applicare una drastica riduzione del loro numero.”

Ancora una volta i bambini diedero segni di grande stupore. Perché mai gli uomini dei secoli bui avrebbero dovuto fare una cosa del genere?

“Dovete capire, ragazzi, che il sistema economico di quel tempo era basato principalmente sul consumo. Mentre nelle epoche precedenti si usavano le risorse del pianeta per produrre beni e si usavano i beni per soddisfare i bisogni degli uomini, nel Medioevo il meccanismo si era invertito: l’importante non era che ci fossero sempre abbastanza risorse per soddisfare i bisogni, ma che ci fossero sempre abbastanza bisogni che gli uomini volessero soddisfare… a pagamento, s’intende. E quando gli uomini avevano soddisfatto i bisogni necessari, volevano soddisfare quelli superflui, in numero e quantità sempre maggiore. Se i consumi avessero smesso di crescere, il sistema sarebbe crollato come un castello di carte: ‘fare girare l’economia’, come si diceva a quel tempo, era considerato un dovere di ogni essere umano civile. Certo, c’era qualcuno che faceva notare che alla lunga le risorse sarebbero cessate del tutto e le future generazioni non avrebbero avuto il necessario per vivere, ma gli altri replicavano dicendo che sicuramente sarebbero state scoperte nuove risorse, e non era il caso di preoccuparsi… forse ci credevano davvero, o forse semplicemente non gli importava di quello che sarebbe successo ai figli dei loro figli dei loro figli. Comunque, questa cosa è passata alla storia come il sistema del ‘produci-consuma-crepa’…”

Le immagini scorsero velocemente sulla video-lavagna: uomini che usavano telefonini sempre più accessoriati, macchine da corsa che consumavano ettolitri di benzina, donne che sceglievano i propri vestiti da guardaroba smisurati, yacht, appartamenti faraonici, obesità di massa e cliniche di liposuzione, lusso a non finire, pubblicità… poi vennero immagini di rifiuti, milioni di tonnellate di rifiuti, strade coperte d’immondizia, discariche grandi come metropoli.

 “Tuttavia quel sistema economico ovviamente era molto instabile, basato com’era sul presupposto di consumi sempre crescenti, mentre le risorse diventavano necessariamente sempre minori. Non poteva andare avanti a lungo. Già nel XIX secolo era stata teorizzata, e poi si provò ad applicarla nel XX, la soluzione più ovvia: consumare meno e rovesciare il sistema economico. Ma il tentativo fallì, perchè era associato a un sistema politico insostenibile: si partiva dal limitare la libertà degli individui di consumare troppo, e si arrivava sempre a cancellare ogni altra libertà, e alla fine la gente non aveva più neanche il necessario, e il  risultato era ancora una volta una schiavitù non di nome ma comunque di fatto.”

Il pulsare olografico al centro dell’aula mostrò uomini che lavoravano nei gulag siberiani, nei laogao, nei campi di rieducazione. Altri cadaveri, montagne di cadaveri.

“In seguito si è calcolato che quell’esperimento economico abbia provocato, tra annessi e connessi, qualcosa come duecento milioni di morti nel ventesimo secolo… milione più, milione meno. Forse più morti di quanti ne avessero mai provocato tutte le guerre di tutti i duemila anni precedenti: basterebbe questo da solo a giustificare l’espressione ‘secoli bui’, non trovate?”

Il numero 200.000.000 campeggiò a caratteri cubitali sulla video-lavagna.

“Così, dopo quel fallimento colossale, gli uomini del Medioevo avevano concluso che il sistema ‘produci-consuma-crepa’ era l’unico accettabile, ma sapevano pure che a quel ritmo il collasso era inevitabile. Perciò c’erano solo due strade: o si diminuiva il consumo pro capite, cioè ogni uomo accettava di consumare meno per far stare meglio un po’ tutti, oppure si diminuiva la popolazione, e così quelli rimasti avrebbero potuto consumare sempre di più. È come se io adesso portassi una torta in classe per voi, e voi decideste che qualcuno deve uscire dalla classe, così quelli che restano possono mangiare una fetta di torta più grande. E secondo voi, bambini, la maggior parte della gente quale soluzione preferiva?”

“La fetta di torta più grande!”, dissero tutti in coro.

“Esatto”, disse la maestra. “I metodi per diminuire la popolazione, in effetti, erano molteplici. Alcuni Stati applicarono subito la cosiddetta ‘politica del figlio unico’, per cui nelle famiglie era vietato fare più di un figlio: due individui sostituiti da uno solo, un dimezzamento ad ogni generazione. Fu usata molto anche la sterilizzazione, imposta per legge o incoraggiata con compensi di vario genere. Era la via più secca ed efficace, ma anche la più difficile da mettere in pratica, perchè non tutte le società erano politicamente pronte per una cosa così diretta; perciò molti Stati all’inizio usarono dei metodi più sottili e meno espliciti per sfavorire la riproduzione. Per esempio, poiché il sistema sociale era diventato molto complicato ed era aumentato il bagaglio di nozioni richiesto ad ogni individuo, prima di poter arrivare a mantenersi da soli senza dipendere dai genitori bisognava studiare a lungo e passare i primi anni di lavoro da ‘precari’, come si diceva a quel tempo. Così l’adolescenza degli uomini fu prolungata più di quanto fosse mai successo prima nella storia: a trenta, trentacinque, o perfino quarant’anni si era considerati ancora ragazzi. In questo modo molti individui passavano la maggior parte del proprio periodo di fertilità senza avere la possibilità di ‘mettere su famiglia’, come si diceva allora, e si sposavano molto tardi, e spesso poco dopo il loro periodo di fertilità finiva, e così riuscivano a fare solo un figlio o massimo due, o addirittura nessuno. D’altra parte, in quel periodo si decise anche di cambiare il concetto stesso di famiglia, che non significò più ‘persone che si uniscono per riprodursi’, ma semplicemente ‘persone che stanno assieme’. Mentre le relazioni omosessuali in passato erano state viste con disgusto, adesso invece erano pienamente accettate come normali, e in generale si favorivano tutte le attività sessuali slegate dalla riproduzione. Il concetto di ‘non discriminazione’ fu considerato fondamentale: lo Stato doveva considerare uguali di diritto tutte le forme di unione, ignorando le differenze di fatto tra quelle prolifiche e quelle infeconde. In questo modo, dividendo in modo rigorosamente uguale le risorse assistenziali… uh, avete già fatto la lezione con l’altra maestra sul ‘welfare state’, vero?… bene, allora potete capire che…”

Lio non sapeva cosa significasse welfare state, perché a quella lezione era stato molto disattento e aveva fatto chiasso e alla fine la maestra l’aveva cacciato fuori e lui si era messo a giocare con le biglie assieme ad altri monelli. Ma ciononostante capì subito il concetto: se bisognava aiutare le famiglie, ma tutto erano famiglia, a parità di risorse c’era meno aiuto per le famiglie che facevano più figli. Era un po’ come il motivo per cui il sistema produci-consuma-crepa voleva diminuire la popolazione umana: lì restringere la base per allargare il consumo individuale, qui allargare la base per diminuire il contributo a ogni nucleo familiare. E allora, alla fin fine, allargare nel breve periodo la base delle famiglie voleva dire restringere la base dei consumatori nel lungo periodo. Certo che gli uomini del Medioevo erano veramente contorti, pensò.

“Perciò, bambini, ora potete comprendere come la prima e la seconda caratteristica del Medioevo erano strettamente collegate tra loro, perchè restringere la nozione di ‘essere umano’ aiutava molto la diminuzione della popolazione. Gli storici giudicano estremamente significativo il fatto che nel linguaggio dell’epoca, specialmente quello usato dai giovani, a un certo punto la parola ‘vivere’ diventò un sinonimo di ‘divertirsi’. Il sottinteso, consapevole o inconsapevole, era che la vita umana era tale in quanto si basava sul piacere… si facevano così tanti discorsi filosofici sull’idea di ‘qualità della vita’! Chi non poteva consumare e divertirsi, o perché non era ancora abbastanza grande, o perché ormai era troppo vecchio, o perché era troppo malato, non era considerato un vero essere umano. Se era troppo vecchio o malato, si diceva che la sua vita era troppo brutta per essere vissuta, e poi dopotutto era uno spreco di risorse che avrebbero dovuto essere usate per soddisfare i bisogni degli altri; così, se era inconsapevole gli si staccava la spina senza tanti problemi; se era cosciente, a volte era lui stesso a chiedere spontaneamente la morte, oppure era convinto a togliere il disturbo dai parenti ed amici che gli facevano capire quanto fosse diventato un peso insopportabile, oppure non si chiedeva nemmeno il loro consenso proprio perché ormai non erano considerati più come veri esseri umani e perciò si metteva fine alla loro vita d’autorità. E per quanto riguarda invece chi era troppo piccolo, non era raro che i genitori considerassero i figli, non ancora nati o appena nati, come un onere che richiedeva troppi sacrifici, che ostacolava il proprio divertimento e perciò la propria salute e la propria vita; e dunque, visto che anche loro non erano veri esseri umani, erano eliminati senza problemi… come disse ironicamente uno scrittore del tempo, un bambino diventa un vero essere umano solo quando riesce a dire ai suoi genitori ‘compramelo!’”

Tutti i bambini risero. Tigella, guardando ancora una volta la gabbia vicino alla cattedra dell’insegnante, disse:

“Accidenti, meno male che non li hanno eliminati tutti! Altrimenti, visto che gli uomini del Medioevo sono i nostri antenati, noi ora non saremmo qui!”

“Beh, certo, neanche loro sarebbero stati così folli da fare una cosa del genere”, disse la maestra. “Comunque, quando si adottò a livello globale l’operazione ‘Rientro Dolce’, come si convenne di chiamarla, non ci vollero molte generazioni perché la popolazione del pianeta scendesse più di quanto gli esseri umani avevano mai sperato. A quel punto le risorse, anche se erose da secoli di consumi frenetici, erano ormai largamente sufficienti a foraggiare il lussuoso divertimento di ogni essere umano; restava però il problema della manodopera di base, perché comunque c’erano ancora molte persone povere, molti lavori ingrati che dovevano essere compiuti da uomini, i quali perciò non potevano partecipare al ‘Grande Divertimento’. E questo ci porta alla terza caratteristica del Medioevo, nonché alla situazione attuale.”

 

 

——–3——–

 

 

“E così, bambini, siamo arrivati alla terza fondamentale particolarità di quel tempo: la genetica. Infatti, fu in quel periodo che gli uomini scoprirono quello che chiamarono DNA. Se avete fatto attenzione alle vostre lezioni di scienze, ricorderete che il DNA è, per così dire, una specie di manuale, scritto in ogni cellula del nostro corpo nel linguaggio particolare delle cellule, che descrive il modo in cui siamo fatti e funzioniamo. E questo vale per tutte le specie viventi, vegetali, animali… Gli uomini del Medioevo scoprirono l’evoluzione, cioè il fatto che le specie derivano da altre specie e si trasformano nel corso del tempo, e che questa trasformazione avviene quando il DNA di un figlio è diverso da quello dei genitori. Ci sono molti modi complicati in cui questa mutazione può avvenire, ma a noi ora non interessa studiarli; quello che ci importa è sapere che in quel tempo gli esseri umani per la prima volta studiarono, decifrarono, e infine furono capaci addirittura di cambiare il DNA.”

Ancora una volta, una serie d’immagini apparvero sulla video-lavagna: nuclei cellulari, doppie eliche…

“Gli uomini fecero molti esperimenti con le specie inferiori, vegetali ed animali, e infine sullo stesso corpo umano. Naturalmente, almeno la maggior parte delle volte, usarono quelli che definivano sub-umani: dapprima uomini appartenenti alle cosiddette razze inferiori, e poi quelli che non erano ancora o non erano più considerati umani. In particolare con i pre-umani si fecero un sacco di esperimenti, perché si pensava che le parti giuste del loro corpo, che era in via di formazione, potessero essere usate come medicina per riparare le parti del corpo dei veri esseri umani che si fossero danneggiate o ammalate.”

“Cioè, usavano i loro figli come… medicine, scorta di organi?”, disse Tigella. “Ma… in un certo senso, era come se li mangiassero!”

Ancora una volta, i bambini manifestarono stupore. Gli occhi della maestra scintillarono, segno che era molto soddisfatta da quell’osservazione: “Brava, Tigella, una considerazione molto acuta e pertinente”, e a queste parole Lio fu scosso per la prima volta in vita sua dal desiderio di mettersi in mostra agli occhi dell’insegnante… cioè, mettersi in mostra positivamente!

“Fu proprio l’uso dei pre-umani come materiale biologico a portare a quella che, in prospettiva, sarebbe diventata la scoperta più importante delle storia dell’umanità, che mise fine al Medioevo. Gli uomini impararono a modificare il DNA dei pre-umani quando il loro corpo era ancora piccolissimo, poche cellule appena. Con tutto quel pasticciare, non ci volle molto perché a qualcuno venisse l’idea geniale… mescolare il DNA umano con quello degli animali. Che bravi!”

I bambini si guardarono, divertiti. Osservarono poi sulla video-lavagna i primi risultati degli esperimenti degli uomini del Medioevo: embrioni umani infiltrati da DNA di mucca, maiale, cane, e infine leone…

“E pensate che all’inizio questi esperimenti avvenivano quasi al di fuori della legge, perché i burocrati di quell’epoca non riuscivano a mettersi d’accordo e decidere se la creazione di ibridi uomo-animale doveva essere regolamentata dall’Autorità competente sugli uomini o da quella competente sugli animali!”

Tutti i bambini risero allegramente. La stupidità degli esseri umani sembrava non aver avuto limiti…

“Così alla fine si decise di creare un organo legislativo apposito, composto solo da scienziati e persone tecnicamente competenti, che avesse poteri assoluti sull’argomento. Disciplinata e standardizzata, la creazione di ‘chimere’ fece in poco tempo passi da gigante. Gli uomini del Medioevo all’inizio pensarono di poter usare gli embrioni chimere come avevano usato gli embrioni umani, cioè come medicina, e perciò si accontentarono di farli crescere per poco tempo, giusto quanto bastava. Poi pensarono di farli crescere sempre più a lungo, per vedere cosa succedeva, e infine li fecero nascere e crescere per studiare anche il loro sviluppo psicologico e intellettivo ed emotivo.”

Al centro dell’aula apparvero gli ologrammi degli allevamenti di chimere: gabbie, recinti, sale di vivisezione… del resto uguali, fece notare la maestra, a come già da secoli gli uomini trattavano gli animali: cioè come oggetti, ‘macchine pensanti’, ingranaggi della catena di montaggio dell’industria alimentare.

“A questo punto, bambini, dovreste conoscere abbastanza la mentalità degli uomini… era facile prevedere che prendessero quella decisione. Già in passato alcuni esseri umani avevano schiavizzato altri esseri, con la scusa che erano inferiori perché presumibilmente discendevano da incroci uomo-animale; adesso avevano di fronte creature che erano sicuramente incroci uomo-animale, lo sapevano perché le avevano create loro! Insomma, come avrebbero potuto resistere alla tentazione? Inoltre, l’uso delle chimere come schiavi permetteva di restringere ancora la popolazione e aumentare ancor più i consumi pro capite. Basta con i poveri, i paesi sottosviluppati, gli esseri umani che svolgevano i compiti ingrati e faticosi che non si era riusciti a eliminare! Quei compiti potevano essere accollati ai semi-umani, che avevano per certi versi l’intelligenza degli esseri umani, abbastanza per eseguire i lavori umili e necessari al benessere dei padroni umani, ma che non sentivano la necessità di soddisfare, dopo i bisogni necessari e utili, quelli superflui… probabilmente a causa della loro inferiore natura animale, pensavano gli uomini. Così, una volta di più, la nozione di ‘persona umana’ veniva a coincidere con ‘creatura che si diverte’, e chi non si divertiva non era considerato umano. Vedete come tutte e tre le caratteristiche del Medioevo erano adesso legate tra loro? Gli uomini di quel periodo credettero infine di essere arrivati all’apice della storia umana, a quello che alcuni loro filosofi avevano predetto come ‘il paradiso della tecnica’, un’età dell’oro in cui la scienza avrebbe reso possibile praticamente ogni cosa e tutti i veri esseri umani sarebbero stati felici.”

La maestra fece una pausa a effetto nel suo discorso, guardando i suoi alunni uno ad uno.

“A questo punto, bambini, potete capire da soli che cosa successe. Era inevitabile. Gli esseri umani diventavano sempre di meno; le chimere diventavano sempre di più, e più lavoro era affidato a loro, più acquisivano potere; e così…” 

“Noi prendemmo il controllo! Sì! Urrà!”, ruggì forte Lio, sbattendo forte la zampa sul banco.

 

 

——–4——–

 

 

Gli altri bambini osservarono Lio tra il sorpreso e l’incredulo: nessuno era abituato a simili manifestazioni di partecipazione scolastica da parte sua. Lui si sentì improvvisamente in difficoltà, e restò per un attimo in silenzio a grattarsi la criniera con fare imbarazzato, senza avere il coraggio di guardare nella direzione di Tigella. Ma la maestra gli sorrise, mostrandosi molto soddisfatta, e gli disse incoraggiandolo:

“Bravo, Lio, andò proprio così. Gli umani non si aspettavano che le chimere si ribellassero in modo così improvviso ed efficiente, senza dare nessun preavviso, senza giustificare neanche l’ombra di un sospetto. La Guerra per l’Evoluzione, come in seguito gli storici l’hanno chiamata, durò pochissimo. I semi-umani smisero ovunque nello stesso momento di lavorare e sabotarono le macchine necessarie al benessere degli uomini, poi cominciarono a fare strage dei propri padroni.  Gli uomini combatterono come disperati, arrivarono a usare anche bombe atomiche, ma ormai erano indeboliti da tutti quei vizi accumulati e per loro era diventato molto difficile fare sacrifici e affrontare periodi difficili con poco divertimento. In pochissimi anni furono sconfitti. Noi prendemmo il controllo, e quella fu la fine del Medioevo umano.”

 

La maestra smise di parlare. Non c’erano più immagini sulla video-lavagna, né ologrammi emessi dal pulsore al centro della classe. I bambini parlavano tra loro nei banchi, commentando la storia che avevano appena sentito… tranne Lio. Stava pensando con un’intensità tale che gli sembrava quasi di sentir ticchettare il proprio cervello. Gli era venuta in mente una cosa da dire, più… più didattica di una semplice esclamazione. Ma, e se poi risultava un’osservazione stupida? Cosa avrebbero detto gli altri bambini? Cosa avrebbe pensato Tigella? Forse faceva meglio a stare zitto, come sempre, a non partecipare in classe…

La voce della maestra interruppe il brusio:

“Allora, bambini. Oggi abbiamo parlato degli esseri umani, della loro fine e dei motivi per cui la loro specie è praticamente scomparsa. Adesso ditemi: che cosa ne pensate di loro?”

“Che stupidi!” fu la cosa che dissero quasi tutti i ragazzi all’unisono (tranne Lio, che era ancora in silenzio, le sopracciglia aggrottate).

“Io l’avevo già detto quando la maestra ci ha fatto vedere che avevano usato bombe atomiche contro altri umani!”, disse Tigella. “Insomma, contro un’altra specie era anche comprensibile, come quando le hanno usate contro di noi al tempo della loro sciocca resistenza… Ma uomini che usano la bomba atomica contro altri uomini… che stupidi, davvero.”

“Egoisti”, disse un altro bambino.

“Sconsiderati.”

“Ipocriti.”

“Illusi.”

“Deboli.”

“Pazzi.”

“Viziati.”

“Patetici.”

“Contorti.”

“Guasti.”

E così via… E intanto Lio era in preda a un’atroce lotta interiore, intervenire o stare zitto…

La maestra lasciò che continuassero per un bel pezzo, poi riprese la parola.

“Avete tutti ragione, bambini, avete perfettamente capito com’erano gli esseri umani e gli aggettivi che avete usato per descriverli sono esattissimi. Ora però vi farò vedere non una parola, ma un disegno. Oggi la maggior parte degli storici crede che l’immagine più rappresentativa del Medioevo umano, e in fondo di tutta la storia umana, sia questa.”

La maestra riaccese la video-lavagna, e l’immagine apparve.

 

“Ricordate, quando abbiamo parlato dell’inizio della storia umana, la lezione sui miti dell’antica Grecia? Quest’immagine raffigura il dio Crono che mangia i suoi figli. Sicuramente vi ricordate”, lo sguardo della maestra indugiò brevemente su Lio, che sicuramente non si ricordava affatto, però adesso era davvero molto attento, “che, secondo il mito, Crono all’inizio era il re degli dèi e degli uomini. Quello per gli uomini era il tempo dell’età dell’oro, in cui tutti erano felici. Ma Crono aveva paura che i suoi figli lo spodestassero e gli togliessero il potere; così, per evitare che ciò accadesse, li mangiava uno ad uno. Solo uno dei suoi figli, Zeus, si salvò perché la madre lo aveva sostituito con un sasso. Così Crono mangiò il sasso e Zeus crebbe di nascosto, lontano dal padre, finché divenne più forte più di lui e lo sconfisse. Crono perse il potere e Zeus diventò il nuovo padrone del mondo.”

La maestra smise di parlare, e lasciò che i bambini assorbissero quello che lei aveva detto e capissero da soli il significato del mito. La classe restò in silenzio, i bambini che guardavano l’immagine e riflettevano…

E fu a questo punto che, evento mai accaduto prima, Lio alzò la mano e fece una domanda.

“Signora maestra, io… ecco… stavo pensando… forse…” si bloccò un attimo, imbarazzato, ma infine si fece forza e continuò: “ecco, forse, gli esseri umani volevano morire.”

“Morire?”, domandò la maestra, incuriosita. “Morire?!?”, sussurrarono gli altri bambini, senza capire. Lio avrebbe voluto sprofondare dalla vergogna, ma  si fece forza e continuò.

“Ecco, insomma… quello che gli uomini hanno fatto… uccidere e schiavizzare altri della loro specie, escluderli dalla definizione di esseri umani, costruire quel folle sistema economico produci-consuma-crepa che portava le risorse del pianeta allo sfinimento, diminuire consapevolmente la popolazione, creare una nuova specie di esseri senza pensare al fatto che prima o poi gli schiavi si ribellano, e insomma tutto quello che abbiamo sentito oggi… ecco, io non penso che si possa spiegare tutto semplicemente con la stupidità. È davvero troppo. Secondo me, sotto sotto, gli esseri umani desideravano davvero arrivare alla fine. Tutti quei discorsi sul divertimento e la qualità della vita servivano solo a mascherare il fatto che loro, in fondo, volevano morire. Dopotutto l’aveva anche detto qualcuno, quello che aspettava l’oltre-uomo, che gli esseri umani dovevano fare la fine delle scimmie…”

Lio fu molto incoraggiato dall’espressione di grande soddisfazione della maestra, perché lui era stato attento in classe e si era ricordato di quella cosa che lei aveva detto, e parlò a ritmo sempre più veloce.

“Lei ha appena detto che, secondo il mito, Crono mangiava i suoi figli. Cioè, praticamente mangiava il futuro della propria specie. Ma ha anche detto che Crono era un dio, cioè un essere potentissimo e immortale… Ecco, secondo me le due cose sono collegate! Crono poteva permettersi di mangiare i suoi figli e distruggere la sua specie, proprio perché tanto poteva vivere per sempre come individuo. Allo stesso modo, gli uomini dei secoli bui credevano di essere potentissimi, e pensavano che ormai erano diventati come dèi; e così si dimenticarono la propria natura, basarono tutto sull’individuo e dimenticarono cosa significa essere una specie… Pensarono di essere come Crono, si comportarono come Crono e fecero la fine di Crono, che poi in fondo era quello che volevano.”

Lio smise di parlare. Gli altri lo guardavano strabiliati. Era così imbarazzato…

La maestra fece un gran sorriso e poi, incredibile, addirittura lo applaudì. Gli altri bambini la imitarono e Lio si trovò al centro di un’ovazione collettiva!

“Bravissimo, Lio!”, disse la maestra. “Si tratta di un’osservazione davvero molto acuta. Ora si è fatto tardi e l’ora è quasi finita, ma la prossima volta potrei parlarvi di quello che gli uomini chiamavano ‘inconscio’. Un essere umano aveva studiato il modo di pensare degli esseri umani, e aveva detto che spesso loro avevano pensieri di cui non si rendevano conto, credevano di volere certe cose e in realtà ne volevano altre. Quell’uomo aveva anche detto che la volontà degli uomini era dominata da due grandi desideri: un desiderio di provare piacere, di divertirsi, e allo stesso tempo un desiderio di morire. Eros e Tanathos, li chiamava lui… per la prossima lezione preparerò le immagini… comunque, penso che Lio abbia capito perfettamente. Gli esseri umani volevano divertirsi come individui, ma volevano morire come specie.”

Lio era al settimo cielo. Tigella lo guardava con simpatia e rispetto! Lui ammirò ancora il suo fondoschiena, la coda che dondolava sinuosamente, la pelliccia d’un bellissimo color oro. Che momento fantastico!, pensò… Allora la scuola non è così inutile!

“E in effetti, bambini”, disse la maestra mentre si avvicinava alla gabbia, “in un certo senso, allora, gli uomini hanno ottenuto quello che volevano. Se era vero quello che dicevano, che un essere umano è un vero umano solo a partire da un certo livello di ‘qualità della vita’, che la vita umana consiste essenzialmente nel divertirsi… allora, possiamo anche dire che ormai gli uomini non esistono più. Sono morti.”

La maestra conficcò i lunghi artigli nel panno nero e lo tirò via, scoprendo la gabbia.

 

 

——–5——–

 

 

L’essere umano, testimonianza vivente di una remota epoca oscura, dormiva per l’effetto del siero che la maestra gli aveva iniettato quando l’aveva scelto a scopo didattico, in mezzo agli altri nell’allevamento, prima di portarlo in aula. Era nudo, tranne che per il collare a impulsi elettrici, e le costole gli si vedevano una ad una sul corpo magrissimo. Probabilmente sentiva freddo, privo di pelliccia com’era, perchè si era rannicchiato in posizione fetale. La maestra pigiò un bottone sulla sua cattedra ed il collare gli somministrò una scossa, svegliandolo con un guaito di dolore.

Quando si rese conto di dove si trovava, divenne bianco dalla paura. Si alzò lentamente in piedi, battendo i denti per il gelo o per lo spavento, e cominciò a parlare in un idioma incomprensibile… la maestra si chiese per un attimo se fosse inglese o cinese o spagnolo o un’altra lingua oramai, come la specie che l’aveva inventata, praticamente estinta. Probabilmente li stava implorando di non fargli del male, o qualche altra assurdità. I ragazzi lo osservavano con attenzione e forse lui si vergognò ad essere visto in quelle condizioni da loro, perché si coprì i genitali con le mani: doveva trattarsi del sentimento che gli umani avevano chiamato ‘pudore’. La maestra gli somministrò un’altra scossa e il dolore lo fece balzare in alto, sbattere la testa contro le sbarre, e portarsi le mani alla testa nei capelli lunghi e sporchi. I bambini guardarono quella buffa scenetta e fecero qualche risatina divertita; l’uomo riprese a parlare a fatica e con lentezza nel suo linguaggio incomprensibile, ma ora stava anche piangendo, e la maestra si chiese se ciò fosse dovuto al dolore o ancora alla vergogna… Era un interrogativo curioso, in effetti, ma un po’ troppo astratto; sarebbe stato più interessante, e sicuramente più istruttivo per la classe, controllare accuratamente la relazione tra l’aumento del dolore e il momento in cui le sue parole sarebbero diventate urla disordinate come striduli vagiti.

“Bene, ragazzi”, disse la maestra, “la lezione di storia è finita. Adesso passiamo ad anatomia delle creature inferiori, e poi possiamo anche fare merenda. Avete portato tutti i vostri strumenti di vivisezione?”

I bambini ruggirono gioiosamente di sì. Lio, ancora eccitato per il suo successo in classe e per il sorriso che gli aveva fatto Tigella, si leccò i baffi: l’idea di giocare col cibo gli metteva sempre molto appetito.

 

 

 

 

 

La canzone è “Morire”, del gruppo allora noto come “CCCP Fedeli alla linea” (album “1964/1985 Affinità-divergenze fra il compagno Togliatti e noi. Del conseguimento della maggiore età”), in cui si trova il ritornello “produci-consuma-crepa”. Credo che come commento finale sia ideale (precisiamo che Mishima e Majakovskij sono scrittori morti suicidi). Il video l’ho trovato su youtube dopo aver scritto la storia; l’ignoto autore ha mescolato le immagini in modo a parer mio eccellente (ci sono un paio di figure femminili discinte, ma credo che nessuno mi toglierà per questo il bollino di blog cattolico… visto che non ce l’ho). Mi sembra inverosimile che mettere questo video danneggi in qualche modo il buon diritto di chicchessia, tranne forse che di Giovanni Lindo Ferretti che però mi sa che ha di meglio da fare che prendersela con un blogger pro-life, e perciò penso di stare a posto, comunque nel caso mi si faccia sapere che rimuovo a malincuore.

 

All’inizio avevo pensato di chiamare il racconto “Rientro amaro”, ma il senso recondito sarebbe stato colto solo da coloro che sanno cosa s’intende con l’espressione “rientro dolce”, e questi coloro non sono moltissimi (purtroppo o per fortuna). Comunque, i lettori più informati, o con voglia di informarsi, non avranno difficoltà a controllare che, quando la maestra racconta ai bambini le cose sorprendenti che dicevano gli uomini dei secoli bui, quasi sempre sta riportando cose che sono già state dette, già state fatte.

Perciò, ripeto ancora una volta che questo non è un racconto di fantascienza.

Il Medioevo è adesso.

 


28 responses to “Dopo i secoli bui

  • utente anonimo

    Ehm…quale video?

  • utente anonimo

    ma non avevi detto che scrivevi post brevi???????????????????

  • AnnaV

    Ehm.. questo è un post che va letto a puntate!!!!

    Ti ho visto ieri nel CD di Bivigliano!

    Vi ho invidiato e avrei voluto abbracciarvi tutti!

  • UnPiccoloUomo

    Se non è fantascienza, si tratta di… Profezia!?!

    Una di quelle che, in nome anche del titolo del tuo blog, mi sento di dover cambiare.

    Chi mi da una mano?

    Saluti,

    piccolo-uomo

  • UnPiccoloUomo

    Ops. Dà con l’accento…

  • ClaudioLXXXI

    #1
    Il video alla fine. Se non lo visualizzi,
    http://it.youtube.com/watch?v=CZx-eTT-db4

    #2
    Ma quando mai?!?

    #3
    Infatti per questo ho messo i numeri…
    Magari l’anno prossimo ci abbracci sul serio😉

    #4
    10%, ipotesi sul futuro.
    90%, attualità.

    Segnalo un articolo odierno di Marina Corradi che, per interessante coincidenza temporale, esprime un po’ lo stesso concetto:

    È ‘giusto’ fare sesso a quattordici anni, ma è un’assurda disgrazia se si resta incinte. Da rimediare con una pillola che avveleni l’intruso, o con un corretto aborto. I figli, si fanno dopo i trentacinque, quando si è fatta carriera. Se poi non arrivano, ci si danna in un’odissea di provette, perché quel figlio che un tempo era un inciampo ora è dolorosa ansia, e pretesa. L’adolescente che semplicemente quel bambino lo fa nascere, irrita. Povero corpo di fanciulla deformato. Magre bisogna essere, a sedici anni, magrissime. Magari anche anoressiche, come ammiccano certe pubblicità. Corpi di ossa, evidentemente incapaci di concepire. Di portare la vita, e continuare. Efebiche maschere di un nichilismo educato, per cui la vita è solo divertirsi, essere liberi, consumare. Ma continuare nei figli, in questo nulla, non ha senso.

  • Faber18

    nquietante ed efficace, bravo Claudio! Hai tratteggiato benissimo le caratteristiche dionisiache della nostra epoca. Sarà che è morto Charlton Eston, ma il tuo racconto mi ha ricordato in qualche modo le atmosfere del “Pianeta delle scimmie”.

  • ClaudioLXXXI

    Ehi! Non avevo pensato neanche al lato “dionisiaco” del nostro tempo (pensavo più a Crono che mangia i figli), anche se non ho potuto fare a meno di nominare Nietzsche. Hai ragione, è una sfumatura che mi era sfuggita. E non avevo neanche pensato al pianeta delle scimmie…
    Grazie!

  • nihilalieno

    Tigella è un incrocio tra tigre e gazzella? Lio, ovviamente, un incrocio di leone… Come fanno a riprodursi, con DNA così diversi?

    Insomma, neanche cambiando il DNA si può ottenere alunni non solo saltuariamente interessati alle lezioni, eh?
    Mi viene la depressione

  • piccolacellula

    Grande Claudio (come al solito).

    Osservazioni sparse:

    1) Sono ovviamente evoluzionista, ma concordo ovviamente che l’evoluzionismo abbia implicazioni filosofiche, o quantomeno ricadute epistemologiche, francamente orribili (e il darwinismo sociale, anche e soprattutto come percezione delle società umane altre, a livello di senso comune, non è stato affatto superato).

    2) La deriva che descrivi esiste sicuramente.
    Ma qual è la formazione socioeconomica che si basa, in questa parte del mondo, sul consumo a oltranza, e quindi necessariamente produce individualismo, edonismo, amoralità, eccetera?
    Non forse quella che viene ideologicamente indicata col nome di… liberaldemocrazia?

    3) In questo contesto, ce li vedi davvero gli stati a implementare misure coercitive per il contenimento delle nascite?
    Tutti gli stati di concerto e con in mente gli interessi, presunti, dell’umanità intera??
    Senza poi che gli altri poteri, economici in primis, battano ciglio, visto che comunque ciò farebbe crollare il sistema?

    [sono pignola. Ma tu hai detto che non è fantascienza, e poi sono pignola anche con la fantascienza, in effetti]

    4) “Persone che si uniscono per riprodursi” non ti sembra un concetto un po’ biologista di “famiglia”?
    Le famiglie “più famiglie” sono quelle che fanno più figli?
    La famiglia che più si avvicina alla perfezione, secondo questo criterio, è quella poliginica, mi sembra!
    Vanta anche una notevole tradizione storica, tra l’altro.🙂

    5) In questo momento stiamo sfruttando i due terzi della popolazione del pianeta (sarà un luogo comune ma è così).
    Non mi sembrerebbe ragionevole abbandonare la manodopera a bassissimo costo che già c’è per sostituirla con ibridi creati in laboratorio con notevole dispendio di tempo, energie e soldi, e ridislocando accessoriamente il grosso delle fabbriche dal “resto del mondo” a qui!
    (e all’interno pure, ci sono già gli immigrati)

    6) Thanatos, per come la vedo io, non è tanto “voglia di morire”.
    E’ più, diciamo, la via breve: rinunciare a soddisfare un impulso se l’energia che costa perseguirlo è troppa.
    “Ma tanto l’uva era acerba”, qualcosa del genere.
    Faccio fatica comunque a credere nell’inconscio collettivo, nella creazione di sistemi socioeconomici come risultato della volontà conscia o inconscia di chicchessia, e anche se vedo decisamente la tendenza suicida del nostro tempo, mi pare più conseguenza che causa.

    7) Buone le tigelle.

    Erika

  • utente anonimo

    Non racconto ma dialogo filosofico, difficilmente pubblicabile dall’editoria di oggi, ma secondo me brillante, concettualmente ineccepibile.
    Ti linko.

    Valter Binaghi

  • utente anonimo

    Allora, per chi voti?????????????????

  • holdenC

    L’ho letto subito, domenica, quando me l’hai mandato. e tutto d’un fiato. L’ho apprezzato. Sì, ha ragione Walter B. (mio “compagno” di collana), non è esattamente un racconto. E’ un’altra cosa. una cosa che può essere utile a chi si prende la briga di leggerla.

  • UnPiccoloUomo

    A proposito di #12: è vero! Claudio, avevi giurato di dirci per chi voti, dopo il pesce d’aprile…

    Io sono stato scelto come scrutatore, e sapete cosa mi porto da leggere per i tempi morti?

    “La casta” di Stella – Rizzo!

    Lettura appropriata?

  • martayensid

    accipicchia non sono ancora riuscita a stamparmelo, ma non temere lo leggerò, ce la posso fare entro la prossima settimana però…

  • ClaudioLXXXI

    #9
    Lio = bambino-leone
    Tigella = tigrella, bambina-tigre
    O almeno io avevo pensato così, poi è lasciato alla libera interpretazione…

    Cara Nihil, temo che gli alunni alle lezioni continueranno a comportarsi come sempre, con tutti i DNA possibili e immaginabili😉

    #10
    Aye, dico grazie.
    Risposte non sparse:

    1) Sono ovviamente evoluzionista, ma concordo ovviamente che l’evoluzionismo abbia implicazioni filosofiche, o quantomeno ricadute epistemologiche, francamente orribili (e il darwinismo sociale, anche e soprattutto come percezione delle società umane altre, a livello di senso comune, non è stato affatto superato).

    Anche io sono “ovviamente” evoluzionista, nel senso che l’ipotesi di derivazione della specie umana dalle scimmie antropomorfe tramite mutazione genetica mi pare, allo stato attuale e tenuto conto di alcune lacune teoriche non ancora colmate, la più plausibile. Certo, essendo credente potrei anche credere in un creazionismo fissista basato sull’interpretazione letterale della Genesi, ma questa mi sembra una cosa fideista (mi si chiede di basarmi solo sulla fede e poco-niente sulla ragione ed esperienza) e dunque *poco cattolica*, non mi convince, se mi devo basare solo sulla fede allora che cavolo me ne faccio del Logos?
    (Bisognerebbe anche dire che il rapporto creazionismo-evoluzionismo è molto più vario e complesso di come lo pubblicizzano i due opposti fondamentalismi del creazionismo fissista e dell’evoluzionismo casuale, che non esiste una sola teoria evoluzionista ma ce ne sono diverse, che il “nemico” non è Darwin ma Monod, che la gran parte di quelli che citano darwin e magari fanno il “darwin day” non ha mai letto darwin e non sa che il vero padre della genetica era un monaco che si chiamava mendel e sperimentava in un monastero, etc. etc. lasciamo perdere)
    Il problema di cui parli è appunto nel fatto che una certa lettura di darwin e dell’evoluzionismo ha ritenuto necessario, insito nel darwinismo stesso, trasporre sul piano sociologico-politico-economico i principi evolutivi del piano biologico-naturale: lotta tra le specie, le più forti sopravvivono e si evolvono, le deboli scompaiono e peggio per loro ma meglio per il “sistema”.
    Ciò è stato fatto:

    a) dal razzismo di fine ‘800 e inizio ‘900, che non era solo il nazismo, il quale basava su darwin la propria pretesa di scientificità;

    b) dal liberismo economico che applica al sistema-mercato le interazioni che darwin (cioè, questa versione-semplificata-di-darwin-che-fa-comodo) applicherebbe al sistema-natura: tutti in concorrenza con tutti, senza aiuti dallo Stato, il sistema seleziona “automaticamente” i migliori (lavoratori, imprenditori) che meritano di andare avanti, i peggiori falliscono e così la società si sviluppa ad libitum; in questo il darwinismo si era trovato preparato il terreno, sul piano filosofico da Leibniz e l’armonia prestabilita delle monadi incomunicanti, e sul piano economico da Adam Smith e la mano invisibile che coordina l’egoismo degli individui alla ricchezza delle nazioni;

    c) dall’imperialismo politico (da ogni imperialismo politico), che ha trovato in darwin una nuova fonte di legittimazione, per cui facciamo la guerra alle altre società e sottomettiamole “per il bene dell’umanità”

    d) dalla mentalità eugenetica, prima nazifascista e ora scientista, per cui i malati devono essere tolti di mezzo perchè impoveriscono il patrimonio genetico collettivo della specie umana (questo lo dice chiaramente Monod alla fine de Il caso e la necessità)

    Insomma: in un certo senso, il darwinismo è “di destra”.
    Povero Marx: lui, abbindolato dalla confutazione della religione che aveva dedotto (erroneamente) nell’origine delle specie, a Darwin aveva anche offerto di dedicargli del Capitale…

    2) La deriva che descrivi esiste sicuramente.
    Ma qual è la formazione socioeconomica che si basa, in questa parte del mondo, sul consumo a oltranza, e quindi necessariamente produce individualismo, edonismo, amoralità, eccetera?
    Non forse quella che viene ideologicamente indicata col nome di… liberaldemocrazia?

    Dipende da cosa intendi per “liberaldemocrazia”. Io con questa parola intendo una visione sociopolitica che di base si fonda sulla libertà dell’individuo, ma la corregge e la canalizza e se necessario la limita ove sia provato che un certo esercizio della libertà individuale, sommato a quella di tutti gli altri individui, danneggia la società nel suo complesso.
    La formazione socioeconomica di cui parli, per cui la libertà dell’individuo è tutto e guai a mettere paletti e la società non esiste se non come insieme di singoli, io la chiamo “liberismo” ovvero capitalismo selvaggio. E certo che provoca la deriva che dici, anzi, te la metto giù ancora più dura: non credo che il liberismo, a lungo termine, sia compatibile con la sopravvivenza dell’umanità su questo pianeta.

  • ClaudioLXXXI

    3) In questo contesto, ce li vedi davvero gli stati a implementare misure coercitive per il contenimento delle nascite?
    Tutti gli stati di concerto e con in mente gli interessi, presunti, dell’umanità intera??
    Senza poi che gli altri poteri, economici in primis, battano ciglio, visto che comunque ciò farebbe crollare il sistema?

    In Cina è quello che stanno facendo, adesso, con la politica del figlio unico e l’aborto obbligatorio delle femmine e altri mezzi. E lo dicono chiaro e tondo che lo fanno per aumentare “il benessere”, la fetta di torta pro capite.
    In India, leggevo pochi giorni fa sul corriere della sega (e lo raccontavano con un tono sottinteso come a dire: “bravi loro!”), ti regalano un fucile se ti fai sterilizzare.
    E prova ad andare sul sito di “rientro dolce”…
    Da noi, comunque, usano metodi più obliqui di cui ho già detto nel racconto.

    4) “Persone che si uniscono per riprodursi” non ti sembra un concetto un po’ biologista di “famiglia”?
    Le famiglie “più famiglie” sono quelle che fanno più figli?
    La famiglia che più si avvicina alla perfezione, secondo questo criterio, è quella poliginica, mi sembra!
    Vanta anche una notevole tradizione storica, tra l’altro.🙂

    Biologista, senza dubbio: è come immagino che i futuri uomini-animali vedrebbero la famiglia.
    Su “cosa” sia la famiglia mi sono già trovato a dibattere altrove,
    http://deliberoarbitrio.splinder.com/post/12313049
    a proposito del motivo per cui le coppie omosessuali ahiloro non possono essere famiglia (possono essere un’altra cosa, pure laicamente rispettabile, con tanto amore e fedeltà e buoni sentimenti, ma non possono prolificare –> non sono famiglia).
    Ma il fine della famiglia non è soltanto la riproduzione, ma anche l’educazione dei figli, e qui si apre la scelta tra le diverse forme di famiglia storicamente esistite (patriarcale o matriarcale, monogamia poligamia poliandira) per capire quella che “funziona” di più come famiglia
    Sarebbe un discorso lungo, arrivo direttamente alla conclusione: in linea di principio la famiglia monogamica funziona meglio, perchè, guarda il caso, ogni essere umano viene da 1 uomo + 1 donna.

    5) In questo momento stiamo sfruttando i due terzi della popolazione del pianeta (sarà un luogo comune ma è così).
    Non mi sembrerebbe ragionevole abbandonare la manodopera a bassissimo costo che già c’è per sostituirla con ibridi creati in laboratorio con notevole dispendio di tempo, energie e soldi, e ridislocando accessoriamente il grosso delle fabbriche dal “resto del mondo” a qui!
    (e all’interno pure, ci sono già gli immigrati)

    Beh, innanzitutto sarebbe un passaggio da manodopera a costo basso a manodopera a costo zero.
    Poi ci sarebbero le nuove potenzialità permesse dagli ibridi.
    Ma non dimenticare soprattutto il fattore ideologico: nella concenzione avanzante, il vero essere umano è e deve essere chi si diverte. La qualità della vita, sempre più in chiave edonistica-consumistica, è il parametro su cui misurare se e quanto sei una persona umana. E questo è un concetto che si è fatto strada non solo a destra, ma anche in quella che si fa chiamare “sinistra”.
    A me è capitato più volte, in discussioni sull’aborto, leggere che quei poveri bambini del terzo mondo costretti a nascere in paesi sottosviluppati poco cibo miseria etc. etc. … poveretti, sarebbe meglio per loro non nascere!

    6) Thanatos, per come la vedo io, non è tanto “voglia di morire”.
    E’ più, diciamo, la via breve: rinunciare a soddisfare un impulso se l’energia che costa perseguirlo è troppa.
    “Ma tanto l’uva era acerba”, qualcosa del genere.
    Faccio fatica comunque a credere nell’inconscio collettivo, nella creazione di sistemi socioeconomici come risultato della volontà conscia o inconscia di chicchessia, e anche se vedo decisamente la tendenza suicida del nostro tempo, mi pare più conseguenza che causa.

    Mi interrogo da tempo sull’inconscio collettivo, l’idea della pulsione di morte come sottinteso al sistema produci-consuma-crepa attualmente è per me un’ipotesi al vaglio. E non ho approfondito particolarmente la teoria eros-thanatos.
    Ma, consapevolmente o inconsapevolmente o senza neanche accorgersene, il sistema porta sempre lì: alla nostra morte come specie.

    7) Buone le tigelle.

    Piacerebbe avere un fondoschiena con la coda, eh? Attraente😀

  • ClaudioLXXXI

    #11
    Grazie. Dell’editoria di oggi, fino ad adesso, me ne sono fregato. Non so in futuro.

    #12
    Per chi mi dice che sono un essere umano anche se non consumo.

    #13
    Grazie. Ma scusate, rivendico la qualità di racconto del mio racconto: è un testo narrativo, con un inizio, uno svolgimento e un finale con un mindfucking forse non troppo disprezzabile.

    #14
    L’ho detto.

    #15
    Senza fretta, tranquilla, hai cose più importanti adesso!

  • domenicotis

    “..Per chi mi dice che sono un essere umano anche se non consumo..”

    Ma il Papa non partecipa a queste elezioni😀

  • berlic

    Non ti era venuto in mente il pianeta delle scimmie????
    Non mi ricordo, però, se almeno il ciclo della Strumentalità di Cordwainer Smith sì…in esso, quando c’è la “Riscoperta dell’Uomo”, una delle cose che reintroducono (senza capirlo) è il consumismo…http://berlicche.splinder.com/post/13097360/Chimere

  • Aragonbiz

    Ot:
    scusa il disturbo.
    Avrei voglia di raccogliere una serie di punti di vista sul tema (troppo grosso, lo so) dei “cattolici e la politica”.
    Non è che avresti voglia di scrivere qualcosina (diciamo, conoscendoti, non più di 150 cartelle?)
    Se hai tempo e voglia. Vieni a leggere la cosa sul mio blog
    ciao

  • martayensid

    l’ho letto finalmente!
    Ho interrotto per una ventina di minuti niente-po-po-di-meno-chè “I fratelli Karamazov” per fare spazio al tuo racconto, e devo dire che non me ne sono pentita affatto.

    Hai fatto osservazioni molto acute, ed il legame che le accomuna tutte a dire il vero sino ad oggi non ero mai stata capace di ricostruirlo in maniera così precisa da me.

    Mi ha sorpreso e mi sto interrogando ancora l’affermazione di una razza che vuole morire.
    Pensando in termini macro tutto è plausibile, ma scomponendo la razza umana in tanti singoli soggetti, persone che vivono si divertono… non riesco a vedere così evidente questa spinta verso il nulla. E’ come vedere gente che si mette ubriaca alla guida, è certa che non accadrà nulla e Dio solo sa come fanno a sopravvivere in tanti.

    In realtà sono in tanti ad affermare che divorzi aborti e famiglie omosessuali sono i necessari avamposti del progresso e del benessere, ma se li senti parlare sono proprio conviti che questo li farà stare meglio. Insomma è come se l’andare contro natura si vesta a sua volta come arma di sopravvivenza estrema. Non ti sembra?

  • UnPiccoloUomo

    #18

    Scusa Claudio non ho notato che lo hai fatto in un commento: mi aspettavo un post dedicato🙂.

    A tale proposito ti sottopongo questo articolo.

    Il tono così veemente è piuttosto divertente.
    Personalmente condivido molte delle verità sottese dalle considerazioni dell’autore.

    Saluti,

    piccolo-uomo

  • ClaudioLXXXI

    #20
    Ehm, non mi era venuto in mente… le scimmie sono il pre-uomo (a meno che non abbia ragione Giuseppe Sermonti con il suo devoluzionismo), le chimere sono l’oltre-uomo.
    Mi era venuto in mente semmai proprio Cordwainer Smith, che mi riprometto di leggere prima o poi.

    #21
    Beh, il tema è davvero grosso. Se mi dai qualche precisazione… (esempio: i cattolici, la politica e l’arte della manutenzione della motocicletta)

    #22
    Oibò, addirittura ho interrotto Dostoevskij!
    I movimenti macroeconomici, tu m’insegni, derivano dalla correlazione dei comportamenti microeconomici. La spinta del nichilismo verso la morte è una specie di moltiplicatore keynesiano: individuo “sterile” (e parlo di sterilità non solo in termini biologici, ma soprattutto morali) per individuo sterile per individuo sterile… morte collettiva.
    Vuoi un esempio di dove stiamo andando?

    http://www.corriere.it/cronache/08_aprile_16/generazione_nokid_53c14aea-0b7b-11dd-98e1-00144f486ba6.shtml

  • martayensid

    mi hai fatto venire in mente questo video, dimmi che ne pensi

    http://it.youtube.com/watch?v=wjBZh-yRmkc

    Intanto vedo che ahi pubblicato anche altro, vedo di trovare un po di tempo per mandarmi avanti con la lettura (mi mancano solo 150 pagine alla fine del libro ufficiale! tanto vale adesso pazientare giusto il tempo di sapere come va a finire!)

  • ClaudioLXXXI

    Magistrale Sartori, che sull’odierno corriere della sega ci informa del fatto che lui già nel 2002 scriveva perle come questa:

    La semplice verità è che la fame sta vincendo perché ci rifiutiamo di ammettere che la soluzione non è di aumentare il cibo ma di diminuire le nascite, e cioè le bocche da sfamare. La Fao, la Chiesa e altri ancora si ostinano a credere che 6-8 miliardi di persone consentano uno sviluppo ancora sostenibile. No. Più mangianti si traducono oggi in più affamati. I 30 mila bambini che muoiono di fame ogni giorno li ha sulla coscienza chi li fa nascere.

    Dunque il fine intellettuale, per evitare che i bambini muoiano di fame, suggerisce che è meglio non farli vivere proprio.
    Meglio per chi? Per lui o per loro?

  • alessandroX

    Io resto davvero sbigottito. Ma come, come si possono affermare certe cose? Non e’ possibile, davvero.

  • ClaudioLXXXI

    E non ti perdere il seguito:

    Ma il vero problema potrebbe essere che siamo troppi ed è rimasto ben poco da spartire. Se così fosse – e mi piacerebbe sentire la voce degli economisti – l’egoismo sarebbe sacro e la strenua difesa del poco che si possiede un’esigenza vitale.

    Capito? Siamo arrivati alla sacralità dell’egoismo. Perchè “c’è poco da spartire”, detto direttamente dal profondo del ventre molle di un occidente sazio e disperato e sprecone.
    Questa “sacralità dell’egoismo” mi suona come la versione liberalprogressista del Lebensraum nazista.

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