Man of Doubt

Man of doubt

 

 

Fra,

e che cazzo. Era da tempo che mi ripromettevo di mandarti una mail… non le solite quattro righe buttate giù in fretta in pausa pranzo, una lettera seria che avrebbe richiesto un po’ di tempo, l’avevo nella lista delle cose da fare, e rimanda oggi e rimanda domani… e tu che fai?

Muori così, senza preavviso.

D’oh.

 

Immagino che a qualcuno potrà sembrare strano nutrire sentimenti di amicizia, e poi di cordoglio, per una persona che non si è mai vista. Tuttora non so neppure che faccia avevi (mi t’immagino come una specie di Hugh Laurie adolescente, assurdo), o com’era la tua voce: tu eri un insieme di parole e segni d’interpunzione, al massimo un avatar – l’ultimo che ti resta su splinder, e che ti resterà presumibilmente fino alla fine del mondo o almeno al crollo del server, è quello del tuo amato dottor House – una serie di idee pensieri sentimenti espressi testualmente. E mi riesce difficile, quando certe volte spiego a chi non usa internet a questo modo, far capire che queste conoscenze possono creare legami forti tanto quanto quelli creati dalle conoscenze de visu.

 

Che però, a pensarci bene, c’è anche un vantaggio non indifferente: scripta manent. Io gli altri stiamo salvando su hard disk quello che hai scritto, tutto quello che riusciamo a trovare, cosicché quando sentiamo la tua mancanza possiamo rileggerlo e sentire un’eco di quelle emozioni.

Ok, detta così sembra un po’ patetico, ma chissenefrega: è comunque un modo – mettiamola quasi proustianamente, ecco – per ritrovare il tempo perduto.

 

Sul forum di CR avevi ancora il titolo di man of doubt. Adesso concedimi di inorgoglire un poco: te l’avevo dato io quel soprannome, proprio qui, parafrasando il tuo personaggio preferito di LOST – John Locke, il mistico, misterioso, caparbio man of faith, l’uomo che era paralitico quand’è precipitato sull’Isola e si è alzato in piedi dopo lo schianto dell’aereo (già che ci siamo, l’hai visto il finale della quarta stagione? bellissimo). Adesso che ci penso, non ti ho mai chiesto perchè preferissi proprio lui: forse pensavi che sarebbe stato bello, impossibile (conoscendo il tuo scetticismo) ma bello, se da qualche parte ci fosse stato realmente un luogo in cui la tua malattia potesse scomparire lasciandoti libero di condurre una vita “normale”…

 

A proposito di telefilm: devo ancora vedere House MD. Contavo di discuterne con te quando finalmente l’avessi guardato, ed ecco qua, un altro proposito irrealizzabile. Bene, ti prometto che comincerò a seguirlo prima possibile, e alla fine di ogni episodio andrò a cercare tra i tuoi resti virtuali se e cosa ne avevi scritto.

 

Uh. Adesso che ci penso, l’ultima cosa di cui tu e io abbiamo parlato, troppo brevemente, dando per scontato (io almeno) che tanto avevamo “tutta la vita” per riparlarne, è stata la necessità del dolore. Vorrei che ne avessimo parlato di più.

 

Mi sembra di non averti mai detto, e vorrei averlo fatto perchè sarebbe stata sicuramente una discussione interessante, che ti ho sempre considerato come una delle figure di mia conoscenza più simili a Giobbe (essì, oltre che ad House). E già. In effetti, a guardare la storia della tua vita e della tua morte, viene del tutto spontaneo chiedersi: perchè?

Perché insomma, ecco, che bisogno c’era che tu nascessi ammalato di epidermolisi bollosa, passassi attraverso tutti quei dolori fastidi limitazioni eccetera, riuscissi comunque nonostante tutto a vivere, non “sopravvivere”, una vita diciamo normale, facendo anche alcuni progetti per il futuro, tipo iscriverti all’università che avevi pure preso 30 e lode al primo esame, e poi ti venisse l’ennesimo tumore ma stavolta proprio serio, nel braccio destro, sì che ti dovessero alfine per salvarti la vita levare tutto il braccio, e tu dopo l’amputazione dovessi ritrovarti sbracciato e a stento capace di alzarti dal letto senza aiuto, e scommetto che prima non ti eri mai sentito veramente handicappato, e tutti quei dolori alle gambe, e la fisioterapia, e tutto questo solo per poi infine crepare di arresto cardiaco la settimana scorsa alla veneranda età di ventidue anni due mesi due settimane e tre giorni?

Perché?

Perché?

 

Perché?

 

Uhm. Guarda. Potrei dire tante cose, ma per adesso mi limito a questo. Hai presente quei versi di John Donne?

 

 

Nessun uomo è un’isola,                                                  No man is an island,
completo in se stesso;                                                       Entire of itself.
ogni uomo è un pezzo del continente,                           Each is a piece of the continent,
una parte del tutto.                                                           A part of the main.

Se anche solo una zolla                                                  
venisse lavata via dal mare,                                            If a clod be washed away by the sea,
l’Europa ne sarebbe diminuita,                                     Europe is the less.
come se le mancasse un promontorio,                           As well as if a promontory were.
come se venisse a mancare                                              As well as if a manner of thine own
una dimora di amici tuoi,                                                Or of thine friend’s were.
o la tua stessa casa.                                                         

La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,                    Each man’s death diminishes me,
perché io sono parte dell’umanità.                                               For I am involved in mankind.
E dunque non chiedere mai                                            Therefore, send not to know
per chi suona la campana:                                              For whom the bell tolls,
suona per te.                                                                       It tolls for thee.

 

 

Ecco, qui il poeta parla di legami invisibili che uniscono le persone, credo, e sostiene che in virtù di quei legami la morte di qualcuno è in un certo senso la morte di tutti. Confermo che è così: quando abbiamo saputo che eri morto, ci siamo sentiti davvero come se fosse morta una parte di noi. Stefania e Niccolò, che è furioso con Dio che manco in un libro di Jodorowsky, dicono che hanno chiuso il blog. Io mi sono limitato a sospenderlo qualche giorno.

Però, bisogna anche considerare il rovescio della medaglia: la cosa funziona anche al contrario. I legami tra mortali sono immortali (questa bellissima frase l’ho trovata nel Dottor Živago di Pasternak): se noi siamo vivi e ci ricordiamo di te, tu non sei completamente morto. Conoscerti ed essere stato tuo amico, seppur internettianamente, ha avuto delle conseguenze su di me e su tutti noi; queste conseguenze perdurano ancora, vivono in noi e nel nostro modo di essere, perlomeno finché noi ci sforzeremo di farle vivere; per esempio, non potrò guardare House MD senza pensare a come lo vedevi tu… Nessuno è un’isola: l’affetto che ci lega ci modifica, ci tocca nel profondo dei nostri nuclei esistenziali, e quando uno se ne va, l’altro ne conserva con sé una parte. Sei morto, ma la traccia che hai lasciato vive ancora.

 

Mio caro amico del deserto, alla fine la tempesta di sabbia è arrivata davvero. Prima o poi arriva per tutti. Nell’attesa e nella speranza di vederti faccia a faccia, ti abbraccio. Arrivederci, Francesco.


8 responses to “Man of Doubt

  • sissi2002

    “La morte non è nulla.

    Mi sono solamente trasferito nell’appartamento accanto
    Io sono io; voi siete voi:
    Quello che siamo stati gli uni per gli altri, lo siamo sempre
    Chiamatemi col nome che avete sempre utilizzato
    Parlatemi come avete sempre fatto
    Non adoperate un tono differente
    Non prendete un’espressione solenne o triste
    Continuate a ridere di ciò di cui ridevamo insieme.

    Pregate, sorridete, pensate a me. Pregate per me.
    Che il mio nome sia pronunciato come lo è stato sempre, senza enfasi di sorta, senza alcuna traccia d’ombra.
    La vita ha sempre lo stesso significato
    Continua ad essere quello che è sempre stata.
    Il filo non è spezzato.
    Perché dovrei essere al di fuori dal vostro pensiero,solo perché sono al di fuori della vostra vista?
    Vi aspetto, non sono lontano, sono solo dall’altro lato della strada.

    Per cui, davvero, va tutto bene”.

    Charles Péguy

    chiedo scusa per l’inadeguatezza e l’assoluta insufficienza della mia traduzione

  • UnPiccoloUomo

    Claudio,

    Quando ho visto il tuo blog sospeso, ho seguito il suggerimento e ho visitato.
    Ho capito subito il motivo della sospensione, non ci voleva molto.

    L’unico commento che mi sento di fare è questo:

    Dio mio quanto mi sento stronzo, ogni volta che, per un motivo o per l’altro, vado a sbattere contro la morte, quella vera.

    Andrea

  • Kukulkan

    Claudio, mi sento un verme per il commento precedente, non avevo letto il blog “divina indifferenza” e dunque non potevo sapere, mi dispiace molto perché hai perso un amico: e io non trovo di meglio da dire “andato tutto bene?”!!!
    Ti prego di scusarmi, anche per il tuo amico di cui ho “rovinato” in parte la memoria. Posso solo scusarmi anche con tutti i blogger che lo conoscevano e hanno letto il mio precedente commento; prometto che cercherò di non ripetere in futuro questo errore vergognoso.

  • brezza37

    ..neanche io avevo letto e capito tutto, tutto …TUTTO.
    non aggiungo altro.

  • Faber18

    Non conoscevo la storia di Francesco, avevo scambiato con lui qualche commento, apprezzandone l’ironia e l’intelligenza. Ho perso un carissimo amico anni fa, così all’improvviso. Non ci sono parole, ma le tue Claudio rendono l’idea.
    Possa quel Dio nel quale non credeva donargli la pace eterna.

  • ClaudioLXXXI

    Tranquillo Kukulkan, semplicemente non potevi sapere. Nulla di male. Francesco di solito è il primo a farsi una risata per queste situazioni. Tutto ok.🙂

  • ago86

    In colpevole ritardo ti porgo le mie più sentite condoglianze. Davvero non mi aspettavo che una persona della mia età potesse scomparire così d’improvviso.

  • laparola

    Di passaggio, partecipo al dolore per la perdita del vostro amico, nella speranza che non delude.

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