Su questo e su altri mondi

Su questo e su altri mondi

 

 

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di quest`ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore.

 

Vangelo secondo Giovanni 10, 14 -16

 

Il sommo sacerdote entra nel santuario ogni anno per offrire sangue di animali. Cristo, invece, non è entrato per offrire se stesso molte volte: altrimenti avrebbe dovuto patire molte volte, da quando esiste il mondo. Invece egli si è presentato soltanto una volta, ora che siamo alla fine dei tempi, per eliminare il peccato, offrendo se stesso in sacrificio.
Tutti gli uomini sono destinati a morire una volta sola, e poi sono giudicati da Dio. Così anche Cristo: si è offerto in sacrificio una volta per sempre, per prendere su di sé i peccati degli uomini. Verrà anche una seconda volta, non più per eliminare i peccati, ma per dare la salvezza a quelli che lo aspettano

 

Lettera agli Ebrei 9, 25 – 28

 

 

1. Fratello extraterrestre

 

Mi era molto piaciuta questa intervista di qualche mese fa a Padre José Gabriel Funes, direttore della Specola Vaticana, gesuita e astronomo, il quale si dichiarava favorevole all’ipotesi dell’esistenza di altre creature intelligenti nell’universo. Tra le altre cose, Padre Funes diceva che

 

se anche esistessero altri esseri intelligenti, non è detto che essi debbano aver bisogno della redenzione. Potrebbero essere rimasti nell’amicizia piena con il loro Creatore.

 

Insisto:  se invece fossero peccatori, sarebbe possibile una redenzione anche per loro?

 
Gesù si è incarnato una volta per tutte. L’incarnazione è un evento unico e irripetibile. Comunque sono sicuro che anche loro, in qualche modo, avrebbero la possibilità di godere della misericordia di Dio, così come è stato per noi uomini.

 

L’argomento della vita su altri mondi mi interessa particolarmente, specie dal punto di vista teologico; ne avevo parlato già qui, a proposito delle Cronache di Narnia di Lewis, e ora vorrei riprendere quel discorso. In particolare, qui di seguito ardisco avanzare una certa ipotesi, della cui plausibilità (diciamo pure: ortodossia) vorrei chiedere conferma a qualche persona competente che si trovasse a leggere.

Ma prima di parlare di altri mondi, devo parlare di questo.

 

 

2. Cristo non è un avatar

 

Avatar: oggigiorno questa parola, di origine sanscrita, ha due significati. Nel primo significato, proprio delle religioni orientali, l’avatar (plurale avatàras) è la manifestazione fisica di un’entità metafisica, un’incarnazione divina in un corpo umano. Per esempio, pare che le due bambine nate con singolari deformità, qualche tempo fa in India, siano state considerate dai fedeli locali come vere e proprie avatàras di divinità del pantheon induista.

Nel secondo significato, ben più recente perché sorto con l’uso di internet, l’avatar è un’immagine che l’utente associa alla propria identità on-line. Io una volta avevo una mia foto sfocata come avatar, poi l’ho cambiata con l’immagine che vedete in alto a destra, e ultimamente sto pensando di cambiarla ancora.

Si evince da quanto sopra che la coincidenza di significati non è casuale: in entrambi i casi l’avatar è una rappresentazione usata per manifestarsi agli altri, ma soprattutto è una manifestazione fungibile, sostituibile. L’avatar non è l’entità manifestata, ma solo una sua immagine transitoria, intescambiabile con altre; è una maschera, non il volto. Non posso cambiare il mio nickname “claudioLXXXI”; ma posso cambiare l’immagine da un momento all’altro, potrei cambiarne una al giorno se volessi.

La differenza fondamentale tra Gesù e gli avataràs consiste allora proprio in questo: l’Incarnazione cristiana non è stata una fra le tante possibili, ma l’unica; e non ha manifestato una “maschera”, un qualcosa di accessorio ed esterno, ma una “persona”, la Persona di Cristo con cui sono compiutamente rivelate anche le altre due Persone della Trinità (vale la pena di accennare al fatto che in latino con il termine “persona” s’intendeva proprio ciò che oggi chiamiamo “maschera”: il vocabolo ha cambiato significato a seguito delle riflessioni della patristica sull’unicità di Cristo e sulle relazioni intra-trinitarie). Passatemi l’ardita metafora informatica: Cristo non è l’avatar di Dio, ma… il “nickname”: la parola, unica, con cui Dio manifesta sé stesso, come Uomo, all’uomo.

Nelle religioni orientali come l’induismo, invece, si trovano molteplici storie di incarnazioni divine, alcune delle quali precedute da concepimenti virginali; ma sono appunto molte, plurali, interscambiabili. E in passato molti missionari cristiani (quelli che facevano i missionari per davvero: andavano per convertire, non per “dialogare”) hanno descritto la facilità solo apparente con cui gli orientali acconsentono a riconoscere la divinità di Gesù, proprio perchè la intendono a modo loro, come un altro avatar, mentre risultava molto difficile convincerli del fatto che Cristo è unico.

 

Sennonchè oggigiorno l’interpretazione di Cristo come un avatar, soltanto un altro avatar, che è sempre stata presente nel pensiero gnostico (qualcuno ha visto Carnivàle?), si è infiltrata anche nella cristianità. Certo la gnosi si è sempre infiltrata come un virus, in forme diverse nel corso della storia, nella dottrina cristiana;  ma oggi, specie dopo l’impazzimento collettivo post-conciliare, la cosa ha assunto livelli enormi, ben oltre i confini della sottocultura new age. Basti ricordare il terremoto intellettuale che a suo tempo provocò la Dominus Jesus per aver ricordato quel che dovrebbe essere scontato, cioè che si è cristiani se si professa Gesù Cristo quale unico Salvatore. Hick e Knitter sono solo la punta di un iceberg che, se non come costruzione teorica quantomeno come riflesso condizionato buonista, considerano Cristo a pari merito con gli altri profeti, al massimo un primus inter pares che innegabilmente riscuote rispetto ma che è comunque “uno fra i tanti”.

 

 

3. La distruzione della natura umana

 

Ora, questa teologia pluralista fa parte del magma ribollente del relativismo postmoderno, e adesso non c’è bisogno che mi metta a spiegare il relativismo. Ma mi vado convincendo sempre più che tra le cause di questo modo di pensare vi è il fatto, che qui mi interessa particolarmente ai fini del mio discorso, che oggi è andata persa la nozione unitaria di natura umana.

 Noi occidentali abbiamo cominciato a perderla all’epoca delle grandi scoperte geografiche, quando il nostro punto di vista eurocentrico ha dovuto fare i conti con l’esistenza di altri popoli e altre culture e altri costumi. Mentre gli uomini di Chiesa s’interrogavano sulle possibilità dell’inculturazione, le potenze europee cominciavano il colonialismo.

Fu così che sorsero, in ambienti illuministici e protestanti, le teorie del poligenismo: cioè che l’umanità non avesse un unico progenitore comune, un solo Adamo, ma che ve ne fossero stati diversi in diverse zone del mondo e che perciò in definitiva non esistesse neppure una comune umanità. Un amabile tollerante come Voltaire sostenne il poligenismo e ne dedusse la liceità morale della tratta degli schiavi ( in cui tra l’altro investì fruttuosamente un bel po’ di soldi), laddove l’idea cattolica del monogenismo e della pari dignità razziale era evidentemente un pregiudizio dogmatico residuo dei secoli bui che ostacolava il progresso e lo sviluppo commerciale, onde era assolutamente necessario schiacciare l’Infame.

Una variante di questa tesi, sorta perlopiù in ambito protestante per conciliare l’interpretazione della Bibbia e il razzismo, fu il preadamismo – l’idea che prima di Adamo vi fossero state altre creazioni, di cui la Bibbia non parlava perché erano meno importanti: la vera creatura umana fatta a immagine e somiglianza di Dio essendo solo la stirpe di Adamo, la razza dell’uomo bianco, che perciò aveva il diritto di rendere schiave le altre. Altre teorie razzistiche ammettevano invece il progenitore comune, ma dividevano le razze a seconda del “grado” di peccato originale in loro presente, e dividevano l’umanità in tre ceppi corrispondenti ai tre figli di Noè: i discendenti di Cam, gli africani, i discendenti di Sem, i popoli mediorientali e orientali, e i discendenti di Jafet, gli europei; dalla maledizione di Noé verso Cam, la cui stirpe era particolarmente corrotta, nasceva così la giustificazione teologica della schiavitù.

 

Un altro scossone alla concezione unitaria della natura umana venne da Darwin: o meglio attraverso di lui e suo malgrado, perché le sue scoperte formarono la base d’appoggio per distruggere l’uniformità della natura non solo nello spazio (ci sono diverse specie umane -> razzismo) ma anche nel tempo (la natura umana si è evoluta -> alcune specie sono più evolute delle altre -> razzismo). E vorrei precisare che il darwinismo fu suo malgrado posto a base del razzismo scientifico, che avrebbe poi prodotto l’amaro frutto del nazifascismo, giacché Darwin condivideva il monogenismo e che io sappia non fece mai differenze di grado evolutivo tra le diverse razze umane; a quelle ci pensarono i suoi successori, come suo cugino Francis Galton, che fu anche teorico dell’eugenetica.

(colgo l’occasione per specificare che ritengo l’evoluzionismo affatto incompatibile con il cristianesimo, e men che meno con il cattolicesimo – con buona pace di certo intransigente tradizionalismo à la Blondet – inaccettabili sono semmai le manipolazioni del medesimo fatte da falsari come Monod, per non parlare degli sciamannati che organizzano il “Darwin Day”).

 

Bene: dopo l’orrore del nazifascismo, le teorie razzistiche sono diventate politicamente scorrette e pubblicamente inaccettabili. A dire il vero, pare ci siano certe evidenze empiriche di tipo farmacologico attestanti che alcune differenze genetiche tra la razze esistono davvero; ma se pure fosse vero (recentemente James Dewey Watson ha passato qualche guaio per certe sue opinioni discutibili, e ben gli sta), ciò che è importante sottolineare è che eventuali diversità razziali fisiche non hanno nulla a che fare con un concetto metafisico come quello dell’uguale dignità – il problema è che il mondo materialista, avendo ormai perso ogni nozione di metafisica, non sa più darsi ragione di concetti astratti che deve accettare solo perché sono politicamente corretti (eh sì, anche i nemici della metafisica hanno i loro dogmi).

Purtroppo, questo non ha restaurato l’antica nozione di comune natura umana: al contrario il relativismo postmoderno, sfruttando anche il senso di colpa post-razzista occidentale, teorizza ampiamente che non esiste la natura umana ma solo le diverse culture, tutte sullo stesso piano, per cui nessuno stile di vita è più o meno naturale di un altro. La negazione della natura si lega in parte alla retorica della propaganda gay, che con il concetto di “innaturalità” ha dei rancori di lunga data, e in parte all’ascesa della Tecnica che vuole superare ogni limite di natura per arrivare all’onnipotenza dell’uomo.

 

 

4. Qui e altrove

 

Forse può sembrare che io mi sia allontanato dalla traccia iniziale, ma in realtà tutti questi argomenti sono legati tra loro.

L’unicità dell’Incarnazione divina – Cristo come il Salvatore, non solo l’ennesimo rispettabile avatar – è strettamente correlata all’unicità della natura umana. In quanto Dio si è fatto Uomo, e come uomo è morto e risorto ha redento la natura umana e reso accessibile la salvezza a tutti gli esseri umani, di qualsivoglia razza e nonostante le differenti culture, più o meno lodevoli, più o meno deprecabili, in cui essi possano essere immersi. Cristo è uno solo perché una sola è la natura umana, le differenze razziali o culturali essendo nient’altro che differenti declinazioni di una radice comune.

 

Ed ecco l’ipotesi.

Se nell’Universo, o Multiverso o come vogliamo chiamarlo, esistono altre creature;

se queste creature non sono semplicemente “animali”, ma sono fatte come noi a immagine e somiglianza del Creatore (il che non significa avere-una-testa-due-braccia-e-due-gambe, quanto piuttosto l’essere capaci di pensare, di creare, di amare), e però hanno ovviamente una natura non-umana;

se anche queste creature non-umane, queste persone, hanno dovuto affrontare le sgradevoli conseguenze del peccato;

se tutto questo è ipotizzabile…

… allora io sospetto che sì, Cristo potrebbe davvero incarnarsi anche su quei mondi lontani. Potrebbe assumere, oltre alla natura umana, la natura non-umana dei nostri “fratelli extra-terrestri”.

 

È chiaro che questo comporterebbe da parte nostra un’interpretazione estensiva (il vantaggio di essere cattolici piuttosto che protestanti…) di quanto scrive San Paolo nella Lettera agli Ebrei: l’irripetibilità dell’Incarnazione, il sacrificio con cui Cristo ha preso su di sé i peccati degli uomini, attiene appunto all’ambito del mondo degli uomini; tale irripetibilità non sarebbe invalidata dalla presenza di altri mondi e altre creazioni, di cui semplicemente la Bibbia non parla, in cui potrebbero verificarsi altre Incarnazioni – le quali, lungi dall’essere semplici avatàras, nel loro ambito sarebbero egualmente uniche e irripetibili.

 

Questa è la mia ipotesi.

Suggerimenti, osservazioni, controindicazioni?


15 responses to “Su questo e su altri mondi

  • ago86

    In sostanza affermi che gli alieni non avrebbero una natura umana, in quanto non sarebbero, ovviamente, degli esseri umani. In tal modo si potrebbe pensare che Dio abbia assunto, oltre quella umana, anche le nature non umane degli alieni. Questa idea di una “ripetibilità” dell’Incarnazione era sostenuta peraltro da Sertillanges, a cavallo delle due guerre mondiali. Ciò non intacca l’unicità dell’atto dell’Incarnazione, in quanto nell’eternità non c’è tempo, e quindi, anche se per il nostro punto di vista una cosa è avvenuta dopo o prima, nell’eternità la pluralità coincide con un unico atto, non essendovi tempo. Però c’è un quesito in sospeso, a mio avviso. Nell’aldilà, COME vedremo Dio? Lo vedremo col corpo di Gesù? Se la risposta è affermativa, in tal caso verrebbe da chiedersi come potremo vedere le altre “incarnazioni aliene”, insomma, ci sarebbe da chiedersi come possano sussistere più corpi (e più anime) nella stessa persona.

  • ClaudioLXXXI

    Ti ringrazio per aver ampliato i confini della mia cultura… non avevo mai sentito parlare di Sertillanges. Comunque sì, l’idea è quella.

    Per quanto riguarda il “come vedremo Dio”, non ne ho la minima idea. D’altra parte, se la coesistenza in Cristo delle due nature umana e divina è un mistero inarrivabile per la ragione, immagino che lo sarebbe anche questa ipotetica coesistenza di natura divina, umana e non-umana.

  • ago86

    Infatti. Come detto, Dio può assumere sia la natura umana che quelle non umane, tale cosa non cancella o modifica il mistero dell’incarnazione.

  • Faber18

    Interessanti riflessioni. Premettendo che resto molto perplesso quando Margherita Hack da per sicura la vita su altri pianeti con la stessa certezza con cui nega l’esitenza di Dio, mi chiedo una cosa: e se questi eventuali alieni, in realtà, Cristo non lo conoscessero proprio? (Intendo l’Incarnazione, non l’ avatar). Faccio cioè l’ipotesi contraria alla tua: Cristo si incarna una sola volta sulla terra e investe la sua Chiesa della missione “universale”, l’annuncio della salvezza ad ogni popolo. Lo so, suona irrimediabilmente “centralista” e “kattoliko”, ma possiamo escluderlo? Devo dire che quel passo enigmatico del Vangelo di Giovanni anche a me fa pensare a popolazioni aliene, mi rendo però conto che sulle interpretazioni da dare a certi passi bisogna andarci molto cauti.

    P.S. Secondo te gli alieni della “Guerra dei mondi” avevano mai sentito parlare di Cristo?😉

  • ClaudioLXXXI

    #3
    Appunto, l’Incarnazione umana non sarebbe in alcun modo modificata o resa meno importante da queste eventuali altre Incarnazioni non-umane. Proprio perchè stiamo parlando di Incarnazioni, non di avatàras. Il Leone Aslan non ridimensiona Gesù di Nazareth.

    #4
    Infatti non possiamo assolutamente escluderlo, e perciò sarebbe una grave arroganza da parte mia proporre queste riflessioni come qualcosa di più che una semplice ipotesi da discutere. Potrebbe anche essere possibile che, come gli indios aspettavano che qualcuno portasse loro la conoscenza di Gesù Cristo, da qualche parte nel cosmo ci siano degli alieni che aspettano che noi portiamo loro la Croce attraverso le galassie (beninteso, se riusciamo ad arrivare a quel grado di tecnologia prima dell’Apocalisse).

    Il problema che mi pongo però è quello della natura. Cristo mi ha salvato perchè oltre a essere Dio era come me, un essere umano, e come tale è morto e risorto. Che io sappia, nella teologia cristiana non si dà una spiegazione precisa sul “come” la salvezza opera, l’unico punto fermo è il fatto essenziale che Dio si è fatto uomo. Perchè questi eventuali alieni possano anch’essi beneficiare del sacrificio di Cristo, allora, sarebbe necessario che in qualche modo anche loro condividessero la natura umana assunta da Cristo. Ed è proprio qui che nasce in me qualche perplessità: i neri e gli indios erano esseri umani (anche se parecchi illuministi e protestanti lo negavano), tutti gli uomini di qualunque cultura condividono la stessa natura (anche se i relativisti lo negano), ma gli alieni… sono umani?
    Certo, immagino sia possibilissimo che nei piani dell’intelligent design rientri la comparsa in differenti pianeti dell’universo della medesima specie, al netto di qualche marginale differenza di DNA, tramite percorsi evolutivi paralleli. Sarebbe una “coincidenza” che sfiderebbe ogni pretesa monodiana di totale casualità dell’esistenza.

    Tuttavia, c’è un altro problema…

    (continua)

  • ClaudioLXXXI

    Il problema del progenitore comune e del peccato originale. Cristo è il nuovo Adamo, e l’obbedienza in croce del primo si contrappone alla disobbedienza del secondo (proprio San Paolo ha scritto moltissimo sull’opposizione “simmetrica” tra i due). La Chiesa cattolica non ha mai criticato l’evoluzionismo in sè, ma ha sempre combattuto ogni teoria poligenista (anche perché i poligenisti erano razzisti), ed oggi gli studi sul DNA mitocondriale le danno ragione e confermano il monogenismo. Adamo ed Eva sono esistiti davvero (anche perché l’ipotesi di più percorsi evolutivi che per pura coincidenza arrivano allo stesso risultato genetico sfida davvero ogni pretesa di razionalità).
    Orbene, se esistono gli alieni, e se anche loro languiscono nel peccato, allora anche loro avranno avuto un progenitore (immagino che per altre specie aliene le modalità riproduttive potrebbero funzionare in modo molto diverso dalla nostra, ma ci sarà comunque un capostipite). E anche loro avranno dovuto fare i conti con le conseguenze del suo peccato. Ma se hanno il loro Adamo, e purtroppo il loro peccato originale, perché non dovrebbero avere il “loro” Gesù di Nazareth?

  • ago86

    Non so se gli alieni aspettino il “nostro” Cristo, in quanto nel credo si dice “per noi uomini e per la nostra salvezza”, quindi è possibile che il Suo sacrificio sia limitato a noi umani. Per quanto riguarda gli alieni, verrebbe davvero da chiedersi se sono cattolici o no. Chissà, magari hanno da insegnarci un po’ di teologia. O forse sono rimasti in comunione con Dio, senza il peccato, come suggerito in un racconto di Dino Buzzati. Non sono ipotesi escludibili a priori.

    Concordo che se esiste una sola altra specie intelligente nell’universo l’idea che esistiamo per caso crolla.

  • nihilalieno

    Non mi convince. Per me un alieno in grado di porsi domande religiose è “umano”, anche avesse tre gambe, due teste e le piume. Se alieni peccatori esistono, attendono Gesù. Capisco il tuo ragionamento, ma mi sembra poco coerente con lo stile di Dio che è sempre unitario.
    Comunque è bellissimo il racconto di Buzzati, nel quale gli alieni non hanno peccato ed il terrestre li invidia, finchè non scopre che non pregano perchè non hanno nulla da chiedere a Dio, ed allora li compiange, e considera il peccato originale la “felix culpa”

  • ClaudioLXXXI

    #7
    Anche queste ipotesi peraltro sono possibili. Anzi, degli alieni in perfetta comunione divina sicuramente esistono: sono gli angeli.

    #8
    Certissimo: un alieno in grado di porsi domande religiose è una persona, perciò è mio fratello (o sorella, o ics).

    Tra parentesi gli alieni del racconto di Buzzati erano degli antipaticoni orgogliosi ti-guardo-dall’alto-in-basso-brutto-peccatore, e quel racconto lo interpreto nel senso che quegli alieni sono più peccatori di noi perchè non hanno avuto neanche bisogno di cogliere il frutto proibito per peccare, Dio lo rispettano da lontano, e siccome non si abbassano a pregare perchè-non-ne-abbiamo-bisogno sono ahiloro già in una sorta di gelido inferno.

  • sebastianomallia

    Interessante e stimolante discussione!

    Credo che la chiave di volta possa essere ricercata proprio in Adamo (ed in Eva): sappiamo che i nostri progenitori hanno peccato; sappiamo altresì che tutta la creazione è caduca a causa del peccato.

    Distinguiamo i due problemi.

    Avendo i nostri progenitori -e non la progenie di altre specie aliene- peccato, la Redenzione è avvenuta attraverso l’Incarnazione di Dio in un uomo, se vogliamo “attraverso la specie umana del pianeta Terra”.

    Ma, come detto, la caducità dell’intera creazione (con ciò includendo questo ed altri mondi e dimensioni, accomunate dal fatto di risalire all’opera di un unico Creatore) è la conseguenza del nostro peccato, non di quello altrui.

    Ciò rende legittima (e, secondo me, preferibile, per quanto sia “esclusivistica”) la tesi dell’unica Incarnazione.

    In altre parole, non possiamo escludere che, con un grado di evidenza magari “sfocato” dalla catastrofe introdotta nel creato dal peccato di Adamo ed Eva, il Dio trinitario sia stato evidente ed accessibile (magari in misura simile a quella dei nostri progenitori prima della colpa originaria) ad altre creature extraterrestri od extratemporali -estranee, cioè, al fluire del nostro tempo- che ben hanno potuto continuare a coltivare la loro originaria amicizia con Dio.

    In questo, l’Incarnazione nelle specie umane sarebbe stata per loro comunque un guadagno: ciò in quanto Dio avrebbe assunto, in Cristo, una dimensione (mi perdonerete le imprecisioni o le bestialità teologiche) creaturale capace di far capire loro che, nel loro spazio e nel loro tempo, esse sono state riscattate dall’originaria catastrofe (ammesso che, per loro, tale catastrofe abbia comportato la possibilità per esse di peccare o meno in misura simile a noi).

    Sembrerebbe – e chiudo- che tale catastrofe abbia comunque reso opportuna una manifestazione sotto le specie creaturali di Dio: sembra dirlo Gesù stesso -nel passo che apre questo post- con il riferimento alla necessità-opportunità che il Buon Pastore si rechi a pascere altre pecorelle di altri e distinti greggi. Riferimento nel quale possiamo rinvenire una condizione di bisogno senza peccato ma, molto più probabilmente, una condizione di peccato (sia pure in assenza del Peccato Originale che ha macchiato il solo genere umano).
    s.

  • Aragonbiz

    E’ un po’ come discutere sul sesso degli angeli. Già, anche loro sono “alieni”!
    Scartando ipotesi alla peter kolosimo per cui angeli sarebbero davvero “alieni”, direi che la cosa si risolve così: che con qualsiasi creatura, Dio ha un rapporto speciale (quasi come se fosse tutto dedicato alla creatura). Vale per tutte le creature, ma poichè questa capacità è incommensurabile per esse, non ha importanza che ciascuna delle creature pensi che con sè abbia un rapporto particolare, speciale, unico, esclusivo. Perchè in fondo, è anche vero. (anche se non è esclusivo nel senso che esclude davvero le altre creature).
    Deve per forza essere così.

  • sissi2002

    Può darsi che gli “alieni” non esistano, e quindi fine del discorso
    Può darsi che gli “alieni” esistano e non abbiano peccato, ed anche qui fine del discorso
    Può darsi che esistano, che abbiano peccato e che anche per loro sia avvenuta-avverrà l’Incarnazione (vedi Vangelo di Giovanni)
    Essa (l’Incarnazione) potrebbe benissimo essere unica e definitiva per quanto riguarda il nostro mondo, ma escludere che essa possa avvenire/essere avvenuta in altri mondi, non è porre un limite all’onnipotenza ed onniscienza di Dio?
    Potrebbe anche darsi un’altra cosa. L’alleanza stipulata con Noè era di fatto stipulata con tutta l’umanità (non escludo a priori gli alieni). La successiva alleanza con Abramo istituì il “popolo eletto” ma non con valenza escludente. Il popolo eletto doveva unicamente farsi mediatore della fede nell’unico Dio, trasmettere questa fede. Forse tutta l’umanità (terrestre) potrebbe essere il nuovo popolo eletto incaricato di portare la fede nell’universo ….
    Sempre che non saltiamo per aria prima.
    Se ho scritto delle bestialità dal punto di vista teologico, me ne scuso in anticipo

  • ClaudioLXXXI

    #10
    L’ipotesi (perchè qui non si può parlare se non per ipotesi, inverificate e inverificabili; davvero discussioni sul sesso degli angeli, come giustamente dice Aragonbiz) di specie aliene rimaste nella piena amicizia con Dio, ma incolpevolmente colpite dalle deleterie conseguenze del peccato umano, è egualmente suggestiva: in tal caso il confronto tra la centesima pecorella, quella smarrita, e le altre novantanove, al sicuro nel recinto, potrebbe assumere dimensioni davvero “cosmiche”.
    Consiglio la lettura della Trilogia del pianeta silenzioso di CS Lewis (del quale credo di aver già citato le storie di Narnia).

    #11
    Accidenti! Devo ammettere che non conoscevo neanche Peter Kolosimo, il che per un preteso appassionato di fantascienza come me è davvero una grave colpa. Una rapida ricerca su google ha ovviato alla mia mancanza. Me lo devo ricordare questo nome quando tornerò in libreria con dei soldi da spendere…
    Quello che scrivi (esattissimo) mi fa venire in mente quei quadri di fronte a cui gli osservatori, da qualsiasi prospettiva, hanno sempre l’impressione che il personaggio raffigurato stia guardando dritto negli occhi tutti quanti e ciascuno di loro… e hanno ragione.

  • ClaudioLXXXI

    #12
    Sempre che non saltiamo per aria prima

    Già! Che a volte mi sembra anche la cosa più probabile!

  • berlic

    Agh! Kolosimo! Lascia perdere: me li sono letti tutti, ai tempi…è la medesima spazzatura che ancora ci propinano nelle trasmissioni pseudoscientifiche del tipo “A Nazca sono atterrati gli alieni?” e di cui Indiana III è la logica conseguenza. Con un po’ più di conoscenze archeologiche il 99% degli “enigmi inspiegabili” che sottoponeva erano spiegabilissimi.
    Hai citato Lewis, giustamente; io cito anche un racconto di Bradbury (mi pare) in cui le razza aliene hanno ciascuna un loro redentore, e l’uomo che viaggia nello spazio è condannato ad arrivare sempre dopo che se neè andato; o “Alieno in croce”, in cui degli alieni “pagani” arrivano su una Terra senza uomini, autodistruttisi, scoprono il cristianesimo e…; o per finire, “guerra al grande nulla”.

    Sugli avatar e i “nick” avevo scritto qui:
    http://berlicche.splinder.com/post/10213574/Teologia+Solubile+-+X+-+Dio+da

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