True Blood

True Blood

 

 

 

True Blood, di cui è appena finita la prima stagione su HBO, non è soltanto una serie horror con risvolti thriller e qualche momento trash (non ci si fa problemi a mostrare sesso violenza e parolacce: è proprio la HBO). È una serie televisiva che da più punti di vista non esito a definire ben fatta: attori bravi, fotografia perfetta, regia competente, e una storia interessante e avvincente firmata Alan Ball. Alziamo le mani: è colui che ha vinto un Oscar per la sceneggiatura originale di American Beauty, e che poi ha scritto e diretto Six Feet Under. E se questi nomi non vi sono nuovi, forse avete già capito dove stiamo andando a parare. Del resto, il bravo Ball è una punta di diamante dell’impegno omosessuale, liberal e secolarista così ben radicato nell’industria dell’intrattenimento americana.

Perché già, bisogna dirlo, True Blood è anche un’efficace rappresentazione dell’antropologia tipica della postmodernità: il sesso liberatorio, l’elegia della diversità e la retorica dell’uguaglianza civile, il ripudio dell’obsoleto concetto di “natura umana”, l’astio per la religione cristiana unito ad un neopaganesimo di fondo.

Insomma, non pensiate che parli semplicemente di vampiri: è metafora.

 

Premessa narrativa: dopo l’invenzione del sangue sintetico (il Tru Blood, ormai venduto in tutti i negozi come il latte e la birra), i vampiri hanno fatto coming out, rivelando ufficialmente al mondo la propria esistenza. Alcuni di loro vogliono la piena integrazione nella società, l’American Vampire League chiede un emendamento che garantisca i diritti civili; ma ci sono anche vampiri meno raccomandabili che non vogliono rinunciare al sangue umano, alla legge che disciplinava la loro esistenza occulta, alla cultura vampirica basata sulla superiorità rispetto al “bestiame umano” (la scena del tribunale dei vampiri con il Giudice Zeljico Ivanek è fracking spettacolare).

Quanto agli umani, molti temono e odiano i vampiri: soprattutto quei cattivoni della “Compagnia del Sole”, un’associazione cristiana che avversa il progetto di emendamento. Naturalmente questi cristiani anti-vampiri sono fanatici, stupidi, ignoranti e discriminanti: a loro si devono slogan come God hates fangs, “Dio odia i vampiri”. D’altra parte si è ampiamente diffuso il fenomeno dei fangbangers, uomini e donne che praticano il sesso con i vampiri, l’ultima perversione del momento. E per un bizzarro ribaltamento di ruoli, ora ci sono molti umani che vogliono sangue di vampiro: il V, una droga dai potentissimi effetti allucinogeni e afrodisiaci, per cui tossici e spacciatori sono disposti a rapire e dissanguare fino alla morte i malcapitati vampiri non più prede ma vittime.

 

Tutte queste complicate interazioni sociologiche tra umani e vampiri fanno da sfondo alla storyline principale: l’amore tra Sookie, una cameriera dotata della capacità di sentire i pensieri altrui, e Bill, un vampiro che vuole condurre una non-vita pacifica e integrata, mentre misteriosi omicidi di ragazze che hanno avuto rapporti con vampiri scuotono la quiete pubblica della cittadina di Bon Temps, in Louisiana. Siamo forse in una nuova Twin Peaks? Non proprio. Laddove nel borgo di montagna, secondo un tema tipico di Lynch, tutto sembrava all’apparenza puro e idilliaco mentre il male e la depravazione si nascondevano sotto la superficie, Bon Temps sembra piuttosto una diga travolta da un fiume in piena: la bigotteria superstiziosa e l’intolleranza tipiche di una comunità chiusa e arretrata resistono ancora, eppur si muovono le magnifiche sorti e progressive della modernità, soprattutto intesa come rivendicazione pubblica della propria sessualità qualunque sia. Lafayette, il cuoco omosessuale che si prostituisce e spaccia V, prende solennemente a cazzotti i tamarri che lo sfottevano sul sapore all’AIDS dei suoi panini. Le ragazze che sono state con un vampiro di solito occultano i segni del morso ricevuto, ma c’è chi non vuole nascondere né quei due fori né il sentimento che esprimono. E per chi vuole davvero sballarsi basta andare in città ed entrare al Fangtasia, il locale gestito dai vampiri (a proposito, le tende rosse sono veramente lynchiane); quando la telepatica Sookie ci va per cercare indizi su chi uccide fangbangers, viene praticamente travolta dai pensieri degli avventori: “All anyone is thinking about here is sex, sex, sex”.

Insomma, tutti pensano al sesso, tutti vogliono fare sesso; i buoni lo accettano, gli ipocriti lo negano. Questa è l’antropologia dominante. Come insegnava il mago Aleister Crowley applicando la lezione del gigante Gargantua, l’unica legge è quella dell’amore sotto il dominio della volontà: fai ciò che vuoi.

 

Ma se l’essere umano si definisce fondamentalmente dai suoi desideri, allora dove passa il confine tra quelli naturali e quelli innaturali? La risposta è semplice, il confine non esiste. Quando Sookie incuriosita chiede spiegazioni a Bill sul perché lei non riesca a sentire i pensieri dei vampiri, lui è sincero: essi non hanno onde cerebrali, né impulsi elettrici. Non respirano, il loro cuore non batte. I vampiri sono tecnicamente morti. E allora cosa li anima, come fanno a muoversi? Magia, risponde Bill. Pensi che non sia la magia a tenere in vita anche te? Solo perché tu capisci la meccanica di come qualcosa funziona, questo non lo rende meno di un miracolo. Che è solo un’altra parola per dire magia. Siamo tutti tenuti in vita dalla magia. La mia magia è solo un po’ diversa dalla tua, questo è tutto.

Probabilmente non tutti gli spettatori se ne sono resi conto, perlomeno non consapevolmente, ma con queste parole (che molto opportunamente sono pronunciate da Bill, il vampiro più buono e positivo della serie, con cui lo spettatore è fortemente portato ad empatizzare) si vuole definitivamente seppellire l’idea che esista una naturalità umana, una normalità rispetto a cui determinare ciò che normale non è. Miracoli e magia, soprannaturale e naturale: è tutto lo stesso brodo, solo un po’ diverso ma neanche tanto. Il mondo di True Blood vuole essere specchio della società sognata dall’ideologia LGBT: che accetta ogni di-versità, e quasi non osa più dire che esista la per-versità, mentre tutto riassume nell’uguaglianza indifferenziata come la notte in cui tutte le vacche sono nere.

 

Certo è palese che questa antropologia è del tutto incompatibile con il cristianesimo, perlomeno con un cristianesimo consapevole dei suoi fondamenti. True Blood non ha uno sguardo particolarmente positivo sulla religione: a partire già dalla suggestiva sigla d’apertura, un collage di tutti gli stereotipi del Sud rurale, dove le contorsioni erotiche degli amanti si mescolano e si confondono con le contorsioni dei fedeli alle cerimonie gospel, in una liturgia che in effetti sembra più vicina ai baccanali dionisiaci che alla rationabilis oblatio del cristianesimo. E non si può non notare che i personaggi cristiani mostrati sullo schermo sono quasi sempre negativi: la mamma di Tara è un’alcolizzata fanatica e plagiabile che alla fine “per badare alla sua anima” farà una cosa molto poco materna, i membri della Confraternita del Sole sono stupidi bigotti che addirittura solidarizzano con il presunto serial killer che avrebbe ucciso le fangbangers, e così via.

L’unico personaggio cristiano presentato positivamente, in effetti, è la simpatica nonna di Sookie: l’unica che non rimprovera sua nipote per essere uscita con un vampiro, e parlando con lei concorda sul fatto che “a Gesù non importa se sei un vampiro”, e in un momento molto significativo le dice “Penso che ogni cosa creata da Dio abbia uno scopo… anche un vampiro”; che mostra solidarietà a Bill, addirittura invitandolo al circolo di storia locale per parlare delle sue esperienze nella guerra civile americana (il circolo si tiene nella chiesa locale e gli organizzatori della conferenza, preoccupati dell’eventuale incompatibilità fra il vampiro e la croce, la nascondono con una coperta; sarà Bill stesso a scoprire senza fastidio il crocifisso, sfatando il luogo comune e rivendicando pubblicamente di non essere una creatura demoniaca).

Insomma, la buona e tollerante nonnina è davvero l’esempio di ciò che dovrebbe essere un cristiano. O no?

 

Per dodici episodi, tra alti e bassi, si snoda la trama molto ben scritta di True Blood. La conclusione della prima stagione porta con sé luci ed ombre: viene finalmente scoperto il serial killer di Bon Temps (che io personalmente non avevo indovinato), anche se nuove minacce alla pubblica incolumità si nascondono nell’ombra. Il telegiornale passa la notizia meravigliosa che in Vermont la Corte Suprema “ha deciso che limitare il matrimonio soltanto tra uomini e donne umani è incostituzionale, legalizzando così di fatto nello Stato il matrimonio con i vampiri… i tribunali resteranno aperti dopo il tramonto per servire le centinaia di coppie provenienti da ogni parte d’America”… eh, lì sì che c’è il progresso. E si viene a sapere che nel mondo, oltre agli umani e ai vampiri, esistono anche lupi mannari e shapeshifters e chissà che altro: non esiste la natura umana, non esiste la differenza tra naturale e soprannaturale e innaturale. Tutto è magia, fate ciò che volete.

 

 

In definitiva, concludendo: True Blood è una serie brutta? Nient’affatto a mio giudizio, anzi è stata una delle serie che quest’anno ho visto con maggior soddisfazione e interesse, e aspetto la seconda stagione per l’anno prossimo. Se Massimo Introvigne può essere un grande fan di Buffy l’ammazzavampiri

No, il punto è un altro. Quando uno ha un poco d’esperienza e una certa sensibilità morale, risulta meno difficile capire i messaggi espliciti o impliciti, la direzione in cui lo spettacolo ci vorrebbe far pensare, i valori con cui vorrebbe entusiasmarci; si sviluppano utili anticorpi contro certi messaggi veicolati da un mezzo a suo modo molto efficace. Io non sconsiglio a nessuno, generalmente parlando, di guardare True Blood; soltanto, se qualcuno volesse vederlo, mi auguro per lui che abbia sviluppato quegli anticorpi.

 Perché, sia che si parli di sangue che di altro, è proprio pericoloso farsi avvelenare.

 

 


22 responses to “True Blood

  • berlic

    E’ l’ora dei vampiri, a quanto sembra…chissà che ne è stato del fatto che la morte è la conclusione naturale della vita…
    Who wants to live forever, anyway?

  • utente anonimo

    Ehi, ma questo blog e’ pubblico!!! (Nihil sloggata da Valencia).
    Io personalmente sono diventata fans di Edward e Bella.
    Pero’ ripensando a quello che dici.. non so se ho gli anticorpi.
    Bella, personaggio positivo, non fa una piega se scopre che il suo innamorato e’ un vampiro ed il suo miglior amico un licantropo, purche’ non facciano male alla gente. A me pare una ottima posizione. Considerato che prima si sono sposati, non mi turba che lei ed Edward facciano l’amore (beh, magari non tutto il tempo, diventa un po’ noioso. Per i lettori, anche se magari per loro no).
    Per quel che mi riguarda, chiunque sia razionale e’ “umano” nel senso di persona dotata di diritti. E di conseguenti doveri. Vampiri, licantropi, alieni, studenti… (no, scusate, gli studenti NON sono esseri razionali).
    Mi trovo abbastanza d’accordo con la nonnina: se qualcosa esiste, Dio sicuramente la ama. Puo’ non amare cio’ che questo essere fa, ovviamente. Ergo, Dio ama i vampiri, se fanno i bravi e mangiano solo animali, e si sposano prima di fare sesso… e anche gli omosessuali, se non vivono secondo la loro propensione, ma la sublimano.
    Forse sono troppo moderna?

  • ClaudioLXXXI

    #1
    Il concetto è che di naturale la vita non deve avere niente: se niente è naturale, niente è innaturale.

    #2
    E già sono tornato pubblico: spero di non pentirmene!
    Presumo che stai parlando di Twilight, non l’ho visto.

    Il punto è che la buona nonnina non dice esattamente “Dio ama ogni cosa che esiste”, il che è verissimo, ma una frase che sottintende “ogni cosa che è in un certo modo, lo è perchè così l’ha voluta Dio”.
    In questa prospettiva non ci sono modi disordinati o incompleti di essere. Si nega il male e si legittima ogni istinto con un “beh, Dio mi ha fatto così”.
    Comodo, no?

  • fiordicactus

    Meglio i vampiri tipo Bella & Co, a quelli di “io sono leggenda” . . . (parlo di libri e non di film), questo telefilm, non so! Lo darano anche sui canali italiani?🙂
    Ma i messaggi di questo genere ( o peggio), passano anche attraverso i telefilm tipo: “Nonno Libero” e sono altrettanto pericolosi, (o consolatori, a secondo dei punti di vista)😉
    Quanti sono quelli che hanno gli anticorpi???

    Ciao, R

  • Crosta

    Premesso che non ho tempo per guardare la televisione, e che, se ne avessi, non lo impiegherei per seguire una storia di vampiri, anche se “sui generis” come quella che descrivi, quello che trovo molto interessante è il discorso che fai alla fine del post, perché richiama il concetto di censura. E’ chiaro che ci sono letture e spettacoli che possono nuocere a chi ne usufruisce, ma è giusto porre un divieto o è sufficiente limitarsi ad indicare chiaramente che sono sconsigliati perché nocivi per determinate categorie di pubblico?
    Ciao, Cri

  • domenicotis

    E’ davvero incredibile la quantità di messaggi veicolati dalle serie TV, ovviamente piegati alla moda progressista. E parlo anche di quelle nate solo per “divertissement” tipo Star-Trek Next Generation. I temi degli episodi spaziavano dalla libertà di scegliere l’identità di genere alla libertà di suicidarsi, dall’impedire qualsiasi influenza sulle specie primitive al piegarsi alle culture altre per non creare “incidenti” diplomatici, il tutto condito con l’ibridismo, tanto sincretismo e niente cristianesimo.
    E’ anche per questo che considero la prima serie di Star Trek, la migliore in assoluto.

  • ClaudioLXXXI

    In un certo senso spettacoli come Nonno Libero sono anche più “pericolosi” di show come True Blood, perchè sono prodotti venduti come “spettacoli per famiglie” e possono raggiungere molte persone che hanno, come dire, la guardia abbassata.

    Certo questo porta al problema della censura. Alla domanda di Crosta non so dare una risposta precisa, penso sia giusto impedire ai bambini di venire a contatto con certi prodotti finchè non abbiano raggiunto una certa età della ragione, finchè non abbiano quegli “anticorpi” necessari a non farsi influenzare negativamente.
    Ma per chi non è più bambino? Sì, lo so che per entrare nel regno dei cieli dobbiamo farci come bambini, ma questa frase si applica anche al problema della censura? Io ho l’impressione che dobbiamo diventare bambini quanto al cuore, non certo quanto all’intelligenza, nella quale anzi dobbiamo cercare di crescere (candidi come colombe e astuti come serpenti).
    Porre un divieto generalizzato, sia pure per le buone intenzioni del buon pastore che vuole tenere il suo gregge al sicuro dai lupi, può essere controproducente. Perchè oggi l’informazione è universale e i divieti non reggono, perchè siamo immersi in una società bombardata da messaggi anticristiani e non possiamo vivere sotto una campana di vetro. Certi virus ci raggiungono in ogni caso, nelle conversazioni a scuola o al lavoro, sui cartelloni pubblicitari per strada.
    Una buona madre (Crosta ne sa qualcosa… molto qualcosa!!!), per proteggere i propri figli dai virus, li tiene in casa vita natural durante o cerca di farli irrobustire anche con i giusti “vaccini”?

  • ClaudioLXXXI

    #6
    Per fortuna non è tutto così. Ci sono anche serie che veicolano messaggi veramente positivi e profondi, penso alle prime due stagioni di Prison Break, ad Alias, a Lost…
    Bisogna stare attenti, anche perchè non è possibile tracciare una linea netta tra i prodotti “a tesi”, cioè in cui si vede chiaramente lo sforzo per far pensare l’utente in una certa direzione, e i prodotti “disimpegnati” che vorrebbero essere pura arte o puro intrattenimento commerciale. La differenza può essere per gradi, ma non per essenza: ogni prodotto porta sempre l’impronta della scala di valori di chi l’ha realizzato, che sia un Kubrick o un Vanzina. E perciò di fronte ad ogni prodotto dobbiamo essere attenti a cogliere i segnali, per noi e per gli altri.

    D’altra parte noi cristiani non possiamo semplicemente stare sulla difensiva, e avere un atteggiamento nel migliore dei casi sospettoso verso le nuove forme di comunicazione. Anzi dobbiamo darci da fare, ci sarà sempre più bisogno di cristiani che mettano i propri talenti al servizio della “causa”,
    cercando nuove forme per veicolare contenuti eterni, come colui che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie.
    Si pensi al Signore degli Anelli, che io considero una vera e propria Grazia. In Italia i comunisti hanno tentato di neutralizzarlo, i fascisti e i massoni hanno tentato di appropriarsene dandone una lettura reazionaria e intrinsecamente pagana. Inutilmente, perchè Tolkien è stato troppo bravo nel veicolare in forma pagana (cioè prendendo tutto quello che c’era di buono nel paganesimo) valori naturalmente cristiani. Ed è piaciuto a tutti, cristiani e non cristiani.

    Ah, chissà, magari quando finirò la mia trilogia di fantascienza work in progress… 😀

  • reginadistracci

    Il Dracula di Stoker era un’opera esplicitamente cristiana, piena di riferimenti al peccato e alla tentazione. Se parliamo di vampiri moderni, il cult assoluto è Addiction di Abel Ferrara: una metafora cinematografica del peccato originale, una storia quasi senza speranza, se non facesse capolino una imprevista eucarestia. Invece questa serie True blood, che conosco solo attraverso questa tua puntuale recensione, mi sembra troppo ambigua. E’ come se gli autori della serie avessero voluto depurare il mito dei vampiri da tutti i riferimenti cristiani. E così alla rflessione sul peccato – che innanzitutto è peccato sessuale – subentra solo un compiacimento superficiale per la magia nera del sesso, con il contorno dei soliti luoghi comuni sulle bigotteria dei cristiani americani di provincia. Comunque sono d’accordo che non bisogna sconsigliare True blood a nessuno. Anche un’opera ambigua merita di essere guardata con attenzione, se non altro perché è un prezioso documento della cultura contemporanea, e noi cristiani dobbiamo stare nel contemporaneo, vagliare tutto e trattenere ciò che vale.
    Però se proprio dovessi consigliare qualcosa, allora io consiglierei sen’altro il buon vecchio Dark Angel, di cui sono una cultrice sfegatata. Un’opera non esplicitamente cristiana, e tuttavia sorprendentemente vicina al cristianesimo, sebbene corrotta da un luogocomunismo noglobal.

  • utente anonimo

    Ho cominciato a guardare True blood in seguito a lettura di questa tua recensione.
    La serie in effetti “prende” ed è realizzata mediamente bene.
    Da qualche anno frequento con una certa intensità i telefilm statunitensi e credo che per loro sia proprio una “mania” quella di voler veicolare una opinione su un qualche tema per ogni puntata (vale anche per i film), al punto che spesso questa viene pronunciata esplicitamente dalla voce narrante al termine di ogni avventura. Giusto nel caso qualcuno non arrivasse a capire da solo le giù chiare allusioni degli autori…

    Io credo che sia necessario far capire alle persone che anche film e telefilm, per l’appunto, servono principalmente ad esprimere il “pensiero” dell’autore, il che è decisamente più evidente per i libri. O almeno io ho l’impressione che generalmente i libri si affrontino con maggior consapevolezza, mentre ciò che arriva dalla tv o dal cinema sembra quasi che faccia parte dell’ambiente, della natura e che sia, perciò, in qualche modo neutro o neutrale…

    mah…

    Complimenti, in ogni caso,
    grazie.

    Negvo

  • ClaudioLXXXI

    #9
    Purtroppo della cinematografia di Abel Ferrara non ho visto nulla, anche se ne ho sentito parlare molto bene. Il mito del vampiro fin dall’inizio nasce nell’immaginario collettivo in modo duplice e ambivalente – vampiro dandy di Polidori, il vampiro demonio di Stoker. In True Blood il vampiro è usato come simbolo del diverso – in primis quello che è considerato il diverso per antonomasia, cioè l’omosessuale – oppresso dalla normalità intollerante.
    Confesso l’ignoranza, non conosco questo Dark Angel di cui parli. Potresti darmi qualche link?

  • ClaudioLXXXI

    #10
    Io sono un grande appassionato di telefilm americani e credo che la tendenza di cui parli dipenda dagli autori, ci sono alcuni che sono molto impegnati ideologicamente e vogliono orientare il pubblico (come fa Alan Ball con True Blood, ti sarai accorto che alcune metafore vampiro-gay sono così evidenti che mancava solo ce lo scrivessero in sovrimpressione), e altri che invece sono più discreti.

    Fondamentalmente credo che le persone abbiano bisogno di essere educate innanzitutto a capire sempre il messaggio di valori che ci vuole dare l’autore, sia esso palese oppure implicito, e poi a separare il mezzo dal messaggio. Soprattutto quando il mezzo è potente e coinvolgente, perchè in tal caso è difficile per chi non ha una buona preparazione resistere alla suggestione di un messaggio velenoso.
    Per me l’esempio perfetto in questo senso è The Rocky Horror Picture Show: un musical eccezionale, innovativo, musica trascinante… per un messaggio che è quanto di più deprimente si possa immaginare (la vita non ha senso, siamo solo un genere di insetti chiamato razza umana, l’unica cosa da fare è scopare).
    Poi fammi sapere se tu riesci a capire chi è il serial killer prima della grande rivelazione😀

    P.S.
    grazie a te per il tuo grazie, mi fai sentire che tenere questo blog è una cosa buona. Nonostante tutto, nonostante il mondo, nonostante chi pensa secondo il mondo. Sarò anche un fesso, ma non sono inutile. Grazie a te, davvero.

  • reginadistracci

    Ecco i link di Dark angel, telefilm futuristico, fra Blade Runner e Gibson. La protagonista è una “replicante” col codice a barre dietro la nuca, progettata per fare il soldato. Scappa dal suo luogo di prigionia lotta per integrare se stessa e i suoi fratelli nella società degli umani.
    http://www.youtube.com/watch?v=CvaSTMdTXEI
    http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=41833
    Comunque su Youtube c’è tantissimo.
    Ciao!

  • utente anonimo

    #12
    No, purtroppo non l’ho indovinato l’assassino… ma sinceramente non sono molto bravo in queste cose🙂

    Mi fa piacere che il mio modesto commento ti abbia dato una piccola motivazione in più per portare avanti il tuo interessante blog.

    Del resto io credo che niente e nessuno sia inutile… e sono anche, nonostante il “mondo”, convinto, che tutto, alla fine, tenda verso il Bene😉

    Grazie di nuovo e a presto.

    Negvo

  • reginadistracci

    Pazzesco! In quel sito ci sono tutte le puntate di Dark Angel… Così recupero quelle che non ho registrato. Grazie Kukulkan.

  • ClaudioLXXXI

    !!!
    Kukulkan, ti sono eternamente debitore. Quel sito è una manna dal cielo.

    Ok regina, metto Dark Angel nella lista “da vedere”.
    Ma è una lista già molto lunga!

    Negvo, facciamo quello che possiamo. a presto

  • Kukulkan

    È vero, Claudio, c’è di tutto: solo per dirne alcuni, Battlestar Galattica, Prison break, InuYasha… forse ci sono anche True Blood e Pushing Daisies

  • sebastianomallia

    Mi fa piacere che tu sia “riemerso”: è un bene per tutti una maggiore accessibilità alle tue cose.
    Piccolo OT: aspetto ancora un tuo cenno su Il Cavaliere Oscuro e mi piacerebbe sapere cosa nel pensi.
    Un saluto,
    s.

  • ClaudioLXXXI

    Grazie sebastiano. The Dark Knight… uno di questi giorni lo rivedo e ne parlo. Merita davvero.

    P.S. mi auguro che anche tu riemerga prima o poi.

  • ClaudioLXXXI

    Postilla per dire che ho visto le prime due puntate della seconda stagione di True Blood.

    Cinematograficamente parlando la serie ha le stesse qualità (molte) e gli stessi difetti (pochi) di quando l’avevamo lasciata.
    Dal punto di vista dei “valori”, ha preso una sterzata anticristiana impressionante. Il fratello della protagonista, Jason, che nella prima stagione fungeva da stallone sessuale intellettualmente minusvalente, ha avuto un risveglio religioso e si è messo a frequentare quelli della Compagnia del Sole, l’associazione cristiana che odia i vampiri. Questi personaggi sono descritti nel modo più meschino e disgustoso che si possa immaginare, avidi, ipocriti, manipolatori e chi più ne ha più ne metta.

    Il reverendo attualmente a capo della Compagnia accusa la lobby provampiri di aver ucciso suo padre, fondatore della suddetta compagnia. Naturalmente non ci sono prove.
    Ebbene, giuro di non aver letto i libri della serie di Sookie Stackhouse e azzardo una previsione: si scoprirà che in realtà è stato il reverendo a uccidere suo padre, o a farlo uccidere, oppure è stata sua moglie o uno del suo entourage, insomma il colpevole risulterà essere un bravo cristiano.
    Al limite, si scoprirà che il padre si è suicidato e il figlio ha coperto il fatto. Andrebbe bene comunque.

    Sul personaggio di MaryAnn e sulle sue intemerate neopagane aspetto nuovi sviluppi, ma pure qui ce ne sarebbero di cose da dire.

    Ribadisco il giudizio già espresso: questo telefilm è lo specchio perfetto del mondo come lo vede e lo vuole la postmodernità anticristiana. Da studiare criticamente con molta attenzione.

  • FOTOGRAMMA/PENSIERO #18: DRACULA DI BRAM STOKER « LA LUCE IN SALA

    […] abbia ben presto proposto un brillante reimpasto di queste associazioni mentali… come leggo a proposito di True Blood). La battaglia col Nosferatu si conduce ampiamente brandendo soprattutto […]

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