Le dimensioni della conoscenza

Le dimensioni della conoscenza

(appunti sparsi di gnoseologia spicciola)

 

 

 

 

Esperienza, ragione fiducia: le tre dimensioni in cui la nostra conoscenza progredisce.

 

L’esperienza è il primo e fondamentale mezzo di conoscenza. All’inizio della nostra vita sentiamo il calore dell’utero di nostra madre, il dolore del nascere, le immagini sfocate degli adulti che ci accudiscono e le prime disorganizzate sensazioni dal mondo esterno.

Si comincia sempre con il dato sensibile.

 

La ragione è il secondo mezzo di conoscenza: con essa operiamo mentalmente su dati già acquisiti, li organizziamo nella nostra memoria, li confrontiamo. Inoltre, usandoli come addendi mentali nelle operazioni di raziocinio, possiamo ampliare la nostra conoscenza con ulteriori informazioni. Io so che il sole sorgerà domani, anche se non ne ho avuto esperienza perché è un evento che deve ancora avvenire: lo so in base al mio raziocinio che si basa sulle passate esperienze dell’alba.

La ragione permette all’individuo di estendere il suo sapere al di là delle esperienze passate e presenti, di conoscere ciò che è lontano nel tempo e nello spazio. La ragione consente all’individuo di conoscere oltre i propri limiti fisici.

 

La fiducia è il terzo mezzo di conoscenza. Con essa incorporiamo nel nostro sapere dei dati che non sono stati da noi direttamente percepiti o capiti, ma ci sono stati comunicati da qualcuno che li ha acquisiti tramite esperienza o ragione (o gli sono stati comunicati da qualcuno a cui sono stati comunicati da qualcuno… ma all’inizio della catena c’è comunque stata l’esperienza o la ragione). Qualcuno di cui ci fidiamo. Io so che domani il sole sorgerà alla tale ora e al tale minuto, perché mi è stato comunicato da qualcuno che lo ha calcolato; non ho le capacità di ripetere personalmente quel calcolo, ma mi fido di chi mi ha dato quest’informazione. Io so che l’America esiste, anche se non ci sono mai stato, perché mi fido di chi mi dice che esiste.

Ma come faccio a decidere di chi fidarmi? Perché credo a chi mi dice che la terra è sferica e non credo a chi mi dice che la terra è piatta? La risposta consiste proprio nell’uso dell’esperienza e della ragione: mi fido di tizio se ho avuto precedenti esperienze della sua affidabilità, perché con la ragione ho confrontato le informazioni ricevute da lui con quelle percepite o capite da me. Se tizio mi comunica dieci informazioni e queste risultano verificate, tizio acquisisce autorità ai miei occhi e credo anche all’undicesima informazione che ho ricevuto ma non verificato.

La fiducia permette all’individuo di estendere il suo sapere al di là delle esperienze e dei ragionamenti fatti da lui personalmente, di accedere al patrimonio di conoscenze degli altri e incorporarlo nel proprio. La fiducia consente all’individuo di conoscere oltre i propri limiti fisici e mentali; e consente al patrimonio di conoscenza dell’individuo di sopravvivere alla morte del singolo, essendo acquisito dagli altri, e diventare patrimonio collettivo.

Inoltre la fiducia è personale, nel senso che presuppone sempre una relazione positiva tra le persone; si può avere fiducia anche negli animali (tutti si fidano di Lassie quando abbaiando comunica che il bambino è caduto nel pozzo), ma non si può invece avere fiducia negli oggetti e in tutto ciò che non comunica.

 

***

 

Si evince a questo punto che l’esperienza e la ragione e la fiducia interagiscono tra loro: un soggetto conoscente usa sempre tutte e tre queste facoltà per ampliare il suo patrimonio conoscitivo. La nostra conoscenza è tridimensionale: come ogni punto dello spazio è definito non da una né da due ma da tre coordinate, così ogni particella della nostra conoscenza è stata conosciuta sia per esperienza sia per ragione sia per fiducia.

 

L’empirismo, il razionalismo e il fideismo sono i tre errori diversi in cui le persone possono cadere: ciascuno di essi esalta una di queste tre facoltà come l’unica o la principale che permette all’uomo di conoscere, e riduce l’importanza delle altre due a poca o nessuna. Il pericolo rappresentato da questi tre errori consiste nel fatto che illude le persone di poter basare la propria conoscenza su una sola delle tre facoltà; poiché questo è sempre impossibile, queste persone usano le altre due facoltà senza rendersene conto, pertanto le usano male e di conseguenza ottengono una conoscenza distorta.

Questo oggigiorno si verifica in particolar modo con chi, professandosi “scettico” e nemico dei “dogmi”, repelle qualsiasi riferimento alla fiducia (e dunque implicitamente alla relazione con gli altri) nell’ambito della conoscenza. In questo modo lo “scettico”, il quale non si rende conto che nella società globalizzata e intercomunicante il ruolo della fiducia nell’aumento della conoscenza è stato non già estirpato da secoli di illuminismo ma bensì addirittura aumentato esponenzialmente, è più esposto al pericolo di essere manipolato; e quanto ai “dogmi”, lo “scettico” semplicemente ne ha moltissimi, che però non riconosce come tali, e su cui pertanto non ragiona abbastanza.

 

Non c’è forse maggior dogmatico di uno scettico.

 

***

 

Questione irrisolta: su cosa baso la mia conoscenza del fatto che il mondo esiste e non è una mia illusione? Su cosa baso la veridicità della mia esperienza? Esiste forse una forma fondamentale di fiducia non verso le persone ma verso la pura e semplice realtà? Il realismo stesso è fiducia?

 

Annunci

37 responses to “Le dimensioni della conoscenza

  • Kukulkan

    Salve Claudio! Bellisimo questo post! Se ti interessa il problema della conoscibilità del mondo, una risposta interessante viene data da Franz Rosenzweig ne “La Stella della Redenzione”, qui un link dove ci sono articoli sul libro: http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=904

  • berlic

    Certo, come nei romanzi di Dick o in Matrix potrebbe essere tutta una illusione. Ma probabilmente tutto dipende dalla definizione di realtà: se quello che mi circonda segue determinate regole, quella è la realtà; se esistono altre regole nascoste sotto per cui quella reazione è solo una “simulazione”, io non lo posso sapere e in ultima analisi non mi interessa, se rimane oltre il mio orizzonte cognitivo. Se il tessuto ultimo della realtà sono quark, gnometti o Dio può importarmi solo se quest’informazione ha conseguenze per me; se “forse un mattino andando”, come dice Pavese, mi si rivelasse il segreto.
    Comunque, bella riflessione, e stimolante.

  • berlic

    Errata corrige – stavo ovviamente citando Montale, non Pavese:
    Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
    arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
    il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
    di me, con un terrore di ubriaco.

    5 Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
    alberi case colli per l’inganno consueto.
    Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
    tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

    [dai Ossi di seppia, 1925]”

  • reginadistracci

    Bellissimo post. Io ho avuto la fortuna di incontrare uno che già mi aveva insegnato la conoscenza per fede.

  • poemen

    Bella riflessione!

    Sulla questione irrisolta: secondo me ci vuole una fiducia di fondo nella conoscibilità del reale anche solo per vivere in modo sano. Questa mia fiducia è avvalorata dal fatto che non si può ritenere che il mondo sia un’illusione e comportarsi coerentemente con questa convinzione senza incorrere in conseguenze disastrose. Finché un filosofo sostiene che il mondo è una illusione ma poi continua a non saltare in un burrone-illusione, a mangiare ottima pastasciutta-illusione, ad amare una donna-illusione etc. allora lo considero una persona sana con qualche idea filosofica balzana…ma se iniziasse a non preoccuparsi di burroni, pedoni che attraversano la strada etc. perché sono solo illusioni, allora penserei che è da rinchiudere! 🙂

  • poemen

    Nella tua riflessione manca a mio parere un elemento: il giudizio.
    Esperienza, ragione-intelletto e fiducia non sono mezzi indipendenti di conoscenza ma solo elementi che concorrono ad essa.
    L’esperienza bruta non contiene nessun significato, diventa conoscenza solo dopo essere stata meditata, ipotizzandone un significato e solo dopo che questo significato è stato giudicato corretto (la semplice immagine di un ruscello ghiacciato non è conoscenza, se non arrivo a formulare la frase “Ehi! l’acqua si solidifica quando fa freddo!”).

    La ragione, per parte sua, può produrre anche concetti e significati che non sono “conoscenza” perché non corrispondono a niente di verificato, di reale. Solo quando ho giudicato verificato un concetto sono arrivato a conoscere qualcosa.

    La fiducia presuppone in primo luogo un giudizio di attendibilità del testimone. Inoltre il dato che abbiamo ritenuto vero per fiducia necessita di un’esperienza personale che porti ad un giudizio di verifica se si vuole che diventi conoscenza “nostra”. Altrimenti non avrebbe senso far fare tanti esercizi a chi studia matematica e fisica: deve passare dall’avere “imparato” a “conoscere”.
    Il giudizio di verifica, poi, spesso sfrutta una qualche esperienza come elemento di conferma.

  • AnnaV

    Bella analisi!

    Non riesco a formulare un commento adeguato però voglio salutarti!

    Buona giornata!

  • Hayalel

    Una riflessione estremamente interessante.
    Non avevo mai pensato a descrivere la conoscenza entro questi termini.
    Come sei arrivato a queste conclusioni?

  • alessandroX

    Bravo Claudio.

    Per la cronaca, questo è puro DonGiussani.

    Cf. “Si può vivere così?”

  • Hayalel

    Mi sono preso la briga di fare link al tuo blog
    @Alessandrox, Grazie

  • alessandroX

    Prego!

    Ma grazie di che?

  • ClaudioLXXXI

    #1
    Grazie. Ma confesso che, complice la fretta, non ho capito molto di ciò che direbbe Rosenzweig.

    #2
    Onorato della citazione, rispondo con calma da te.

    #4
    Anche io 🙂

    #5
    Questa è un’ottima critica dell’idealismo! 😀

    #6
    In effetti quello che tu chiami giudizio è proprio ciò che io chiamo ragione.
    Nell’esempio che hai fatto, l’immagine del ruscello ghiacciato di per sè mi fa conoscere soltanto quel ruscello. E’ solo quando adopero la ragione e lo confronto con le altre immagini di altri ruscelli ghiacciati di cui ho avuto precedente esperienza, oppure che mi sono state riferite da persone di cui mi fido, che posso arrivare a conoscere il principio generale “l’acqua solidifica col freddo”.
    Comunque il succo del discorso è che l’esperienza la ragione e la fiducia non sono separabili. Se dovessi stilare una lista delle cose che so e dovessi dividerle “in questa colonna le cose che so per esperienza, qui le cose che so per ragione, qui le cose che so per fede”, dovrei arrendermi subito.

    #7
    Un sorriso vale più di cento commenti. Anche a te e scusa il ritardo! 🙂

    #8
    In parte, come ha intuito alessandrox, deriva da un’osservazione fatta in non so quale libro di Giussani e sentita riportate da amici ciellini sul fatto che, a ben pensarci, la stragrande maggioranza delle cose che sappiamo, le sappiamo perchè ce le ha dette qualcun altro.
    Poi pensavo anche al fatto che la filosofia occidentale, da Cartesio in poi, è andata letteralmente a puttane (la batracomiomachia tra empiristi e razionalisti, il rifiuto della fiducia, l’arroganza del soggetto conoscente che si crede più importante della realtà conosciuta).

    #9
    forse era proprio quello il libro. Controllerò, grazie.

    Scusate tutti il ritardo e la frettolosità!!!

  • profemate

    A volte l’esperienza e la fiducia in un testimone possono mancare… ma se manca la ragione è davvero un casino…

  • poemen

    Claudio,
    per me il giudizio è solo l’ultimo passo del processo conoscitivo. Se capisco bene, quello che tu chiami ragione corrisponde a quello che io chiamo “intelletto”. Mi rendo conto di quanto queste distinzioni possano sembrare di lana caprina, ma è importante riconoscere la distinzione dei vari momenti della conoscenza. Hai perfettamente ragione quando dici che da un solo ruscello non posso arrivare a conoscere che l’acqua si solidifica sotto una certa temperatura. Se dovessi dire con parole “mie” quello che accade, direi che avendo accumulato un numero sufficiente di esperienze analoghe, ed avendo iniziato a interrogarsi su di esse (perché accade questo?), l’intelletto afferra qualcosa di ricorrente in tutte queste esperienze e giunge a formulare una ipotesi. L’intelletto formula una affermazione generale (l’acqua gela quando fa freddo!). In un caso così semplice non è evidente che ci voglia un giudizio, perché la verifica dell’ipotesi si trova in esperienze del tutto analoghe a quelle che hanno fatto nascere la domanda iniziale. Però la semplice ipotesi di per sé non è conoscenza se non trovo qualche altra esperienza che la confermi. Ad esempio potrei mettere un bicchiere d’acqua in freezer e trovare in questa esperienza la conferma che porta al giudizio finale: “l’ipotesi è vera”.
    E’ possibile che quello che tu chiami ragione corrisponda, nella mia “lingua”, a tutto ciò che nel processo conoscitivo non è esperienza?

  • utente anonimo

    Inoltre la fiducia è personale, nel senso che presuppone sempre una relazione positiva tra le persone; si può avere fiducia anche negli animali (tutti si fidano di Lassie quando abbaiando comunica che il bambino è caduto nel pozzo), ma non si può invece avere fiducia negli oggetti e in tutto ciò che non comunica. se includi Lessie nella fiducia secondo me dovresti includere anche una calcolatrice, nel senso che io “mi fido” del risultato. io penso invece che la fiducia sia diversa dal concetto tecnico di “affidabilità” perché le persone hanno libero arbitrio e quindi nell’affidamento umano è implicato anche un giudizio “morale” sull’onestà del testimone. negli animali invece no, quindi in quel caso è “ragione”, stando alla tripartizione da te indicata (che condivido).
    Se dovessi stilare una lista delle cose che so e dovessi dividerle “in questa colonna le cose che so per esperienza, qui le cose che so per ragione, qui le cose che so per fede”, dovrei arrendermi subito. sicuramente è così per tutti. però è possibile e utile, secondo me, dividere le affermazioni in quelle che possono arrivare ad essere conosciute dalla ragione pura (es. teoremi di analisi), quelle che seguono anche dall’esperienza (e qui distinguere tra eventi riproducibili o almeno osservabili a piacere o almeno fondati su esperienze oggettive), e quelle che richiedono per forza anche la fiducia in un teste (avvenimenti storici non sufficientemente documentati da prove ad es.). se non altro perché tali diverse ”fonti” potrebbero comportare un grado diverso di credibilità.

    Esiste forse una forma fondamentale di fiducia non verso le persone ma verso la pura e semplice realtà? Il realismo stesso è fiducia? penso di sì. una fiducia “naturale”, moralmente esigita dal fatto che ci scopriamo interessati alla verità. se la verità ci interessa, allora abbiamo scoperto una verità su chi siamo e per chi siamo (cioè per la verità)fondandoci solo sulla nostra personale esperienza di noi stessi.
    dico: una verità (cioè una idea conforme alla realtà in sé) perché io non posso ingannarmi sull’io, perché propria dell’ “io” è l’autocoscienza, cioè, per definizione, io è ciò che io so che sia io (*). ma quindi non posso ingannarmi neppure sul fatto che il mondo è non-io, altro da me. quindi l’esperienza è realmente incontro con una realtà altra e non proiezione dell’io. (*) però forse questo discorso ha diversi punti ”critici”, per esempio l’alzhaimer 🙂
    ba

  • poemen

    Comunque il succo del discorso è che l’esperienza la ragione e la fiducia non sono separabili.

    Per questo io preferisco parlare di “processo conoscitivo”. 🙂

    pensavo anche al fatto che la filosofia occidentale, da Cartesio in poi, è andata letteralmente a puttane

    Conosci Olavo de Carvalho?
    Forse ti potrebbe interessare.
    Ti ho mandato una lunga citazione in pvt…

  • ClaudioLXXXI

    #13
    è davvero un casino anche se mancano
    a) l’esperienza per conoscere personalmente ciò che ci è stato insegnato (come diceva poemen negli esercizi di matematica!)
    b) la fiducia in chi ci sta accanto, perchè da soli non potremo mai sperare di conoscere nulla di significativo sulla vita…

  • ClaudioLXXXI

    #14
    Io non avevo pensato alla distinzione tra intelletto e giudizio, li avevo accorpati entrambi nella categoria “ragione”.
    Se ho capito bene, per te il giudizio è, come dire, l’elemento unificante che confronta e coordina i dati portati dall’esperienza, dall’intelletto e dalla fiducia. Come un senso dell’orientamento che, data la posizione di un punto lungo ogni asse (A = 4x, 3y, 1z), ci consente di comprenderlo in un spazio tridimensionale (A= 4,3,1).
    Sì, la tua distinzione è importante. Grazie.

  • ClaudioLXXXI

    #15
    Ciao ba, bentornato su questi schermi.

    Per quanto riguarda Lassie… ehi, ma qui stiamo parlando di Lassie! Non un cane qualsiasi! Lassie è un cane speciale, è tornata a casa passando per tre continenti e un polo, ha sgominato spacciatori di droga e nazisti pedofili, sa calcolare a mente tutti i decimali del pi greco e perfino le sue pulci sono più intelligenti di me!! 😀
    Ok, a parte gli scherzi: la fiducia è personale e implica una relazione positiva tra chi comunica e chi conosce. Io non mi fido di un cane qualsiasi, mi fido del mio cane e faccio un giudizio sulla sua affidabilità verso di me. Un cane ha “personalità”, passatemi il termine usato impropriamente e in senso lato ma ora come ora non ne trovo di migliori.
    Una lavatrice invece non ha personalità, neanche quella forma approssimata di personalità attribuibile ad un animale: è solo un aggeggio, non ha una volontà sua. Quando aziono il ciclo e so che i vestiti usciranno puliti, io non mi sto fidando della lavatrice, mi fido di chi l’ha costruita.

  • ClaudioLXXXI

    #15 (continua)
    Diciamo che, continuando nella mia metafora geometrica, cambiano le coordinate sui tre assi esperienza-ragione-fiducia. Come nel disegno il punto A è molto in avanti sull’asse x e poco sul z, mentre B lo è poco sull’x e più su z, così io posso senza dubbio dire “questa cosa la conosco principalmente per esperienza” (es. il mio computer funziona), “mentre quest’altra più per ragione e fiducia” (es. Obama è stato eletto presidente degli USA: io non l’ho mai visto, l’ho solo letto sui giornali!).
    Però non credo che esistano fatti che noi conosciamo soltanto per una delle tre fonti (oppure, se esistono, sono davvero pochissimi). Esperienza ragione e fiducia c’entrano sempre, magari poco l’una e molto l’altra.
    Per esempio la matematica non è un esercizio di pura ragione, in quanto nasce dall’osservazione del mondo. E si basa su assiomi, cioè su affermazioni non dimostrabili.

  • ClaudioLXXXI

    #16
    conosco Olavo de Carvalho grazie a Cabasilas.
    Forse quella frase su Cartesio era troppo dura e ingenerosa. Dopotutto, all’inizio del post c’è un’immagine che rappresenta proprio un piano cartesiano. La filosofia moderna ci ha comunque dato parecchio, prima di essere uccisa dalla figlia parricida della filosofia postmoderna (verso la quale invece faccio una condanna senza appello).
    In un certo senso l’intuizione fondamentale di Cartesio era esatta: se devo basarmi solo sulla ragione, allora devo dubitare di tutto. Tutto.
    Il problema è che Cartesio ha risolto il problema facendo rientrare dalla finestra della soggettività conoscente quel che aveva cacciato dalla porta dell’oggettività conosciuta; quando invece avrebbe potuto (ma poteva davvero, visti i tempi?) riconoscere “ok, la ragione da sola non è sufficiente; non posso soltanto dimostrare che il mondo esiste, devo anche crederlo“.
    Forse la filosofia moderna è stata una lunghissima dimostrazione a contrario del perchè non possiamo conoscere, e in definitiva vivere, senza fiducia.

  • ClaudioLXXXI

    figlia matricida, volevo dire (la filosofia postmoderna che uccide la filosofia moderna)

  • utente anonimo

    #19 non credo, un cane è solo più complicato di una lavatrice. non ha consapevolezza, non potrebbe ”decidere” di mentirmi quindi non ho necessità di ”fidarmi”. se mi inganno, sono io che non l’ho capito abbastanza, non lui che mi ha deliberatamente imbrogliato.
    come se sbaglio le previsioni del tempo.
    #20 forse sono OT, in quanto non mi riferivo a come conosciamo le cose, ma a come possiamo dimostrarle / accertarcene. nel senso che per alcune possiamo in teoria prescindere dalla verifica empirica e dalla fiducia (es. teoremi di analisi), per altre solo dalla fiducia (es. conoscenze scientifiche), per altre invece non possiamo prescinderne (es. la conquista delle Gallie).
    è una distinzione che presuppone che è più ”certa” (anche se meno interessante!) una affermazione interna alla ragione, che non una che parta dall’esperienza (e quindi faccia uso dell’induzione, e siamo già alle probabilità), e ancora di meno una che richieda la fiducia (e quindi faccia uso oltre che dell’induzione anche del discernimento sull’onestà del teste, e qui la probabilità non è proprio quantificabile mi sa, stando al libero arbitrio).
    è una specie di risk management delle conoscenze 😀
    ba

  • utente anonimo

    “Si comincia sempre con il dato sensibile”

    Si, ma un dato sensibile deriva da un soggetto percepiente ed un oggetto percepito, sono in due, quindi la percezione è un fenomeno duale, quindi relativo, se uno dei due manca non c’è percezione alcuna!!!

    Mara nada.
    Grazie a Berlicche di aver linkato questo blog.

  • utente anonimo

    “Io so che il sole sorgerà domani, anche se non ne ho avuto esperienza perché è un evento che deve ancora avvenire”.

    No Tu immagini, speri che il sole sorga anche domani, se tu morissi stanotte il sole per te certamente non sorgerebbe, se la fine del mondo fosse stanotte, su che cosa mai sorgerebbe il sole?
    Mara nada.

  • ClaudioLXXXI

    #23
    Io non condivido questa visione (proprio cartesiana) degli animali come semplici macchine complesse. Perlomeno degli animali arrivati a un certo livello evolutivo. Non conosco il grado di autoconsapevolezza di un cane, ma da quel che so (da quel che qualcuno mi ha detto) potrebbe portare fuori strada un malintenzionato che minacci il suo padrone, oppure riportare un bambino sperduto ai suoi genitori.

    Risk management, bella questa! Diciamo che, in questo metaforico spazio tridimensionale delle conoscenze, potremmo allocarle in vari modi. Ci sarebbero molte distinzioni da fare.

  • ClaudioLXXXI

    Caro Mara nada, tu sei idealista, io sono realista. L’oggetto percepito esiste di per sè, a prescindere dalla eventuale e approssimativa percezione che ne può avere il soggetto percepiente. Se morissi stanotte domani il sole sorgerebbe comunque, solo io non potrei vederlo. Se poi stanotte verrà la fine del mondo, è un altro discorso (fine dell’oggetto percepito, that’s all people).

  • utente anonimo

    io immagino che la coscienza umana non sia come l’ultimo gradino dell’evoluzione biologica, e quindi altre specie possano avere un tot % di coscienza, in proporzione alla loro evoluzione, ma sia da un qualcosa ”altro” che si aggiunge al dato biologico. c’è un esperimento mentale di Searle, secondo cui un uomo deve ordinare ideogrammi cinesi. se sa il cinese capirà anche il contenuto dell’informazione che manipola, altrimenti farà empiricamente le stesse cose ma senza coscienza di quello che fa. questo è un modo per figurarmi la differenza tra un essere cosciente (umano) e uno no. empiricamente, biologicamente, ci potrebbe non essere anche nessuna differenza. negli animali non vedo necessità di supporre questo ”altro”, anche se essendo qualcosa non riscontrabile empiricamente non posso in teoria né affermarlo né negarlo.
    ba

  • utente anonimo

    @27 ClaudioLXXXI:
    Forse è ancora peggio, forse esiste solo la eventuale e approssimativa percezione che ne può avere il soggetto percepente.
    Nessun oggetto infatti sa di esserci per conto suo, nella memoria degli esseri che lo hanno percepito si trovano SOLO approssimative immagini dell’oggetto stesso!

  • utente anonimo

    nada #29, ma non è forse proprio il fatto che la nostra percezione dell’oggetto è approssimata a dimostrare alla nostra coscienza che l’oggetto è altro da noi? che l’io è nulla, non contiene la realtà, non esiste di per sé, la sua sostanza è in una realtà altra che gli si manifesta ma non si identifica con sé? altra questione è poi se questa sostanza prima che deve esserci e che non è l’io è direttamente il mondo come appare all’io oppure è ancora più oltre e il mondo è solo ”l’interfaccia” attraverso cui la sostanza si manifesta all’io.
    spero di non aver strabordato troppo… 😉
    ba

  • utente anonimo

    @30 ba:
    Premessa errata, conclusioni esattissime!!!
    L’Io come tu dici è solo un oggetto percepito come gli altri, ha le stesse caratteristiche di non esistere di per sé.
    La sostanza prima che deve esserci…. Si, relativamente esiste! c’è!….

    Buon natale a tutti
    Mara nada.

  • LEGGETEMI O V’AMMAZZO!!! « de libero arbitrio

    […] possono tediare i lettori con simili dettagliucoli. Ma insomma questo è il mio solito discorso sul fideismo postmoderno e adesso non sto qui a ripetermi. Più interessante è la faccenda dell’Ego. Quale? Quello di […]

  • ricco&spietato

    “ma non si può invece avere fiducia negli oggetti e in tutto ciò che non comunica.”

    piccola osservazione: gli oggetti comunicano.
    la mia motocicletta sa dire, ad esempio: frena più piano, e appena possibile sgonfia un po’ la gomma davanti, ché oggi viaggiamo scarichi. e anche tante altre cose.
    io mi fido di lei; le affido la mia vita tutti i giorni. anzi: posso non capirla, a volte, o fare l’indiano, ma lei non mi mentirebbe mai deliberatamente; quindi mi fido (potenzialmente) più di lei che di te 🙂

  • ClaudioLXXXI

    Ricco & spietato, è vero che in senso lato gli oggetti “comunicano” e ci si può “fidare” di loro, ma… in senso lato!
    Questo era un discorso strettamente gnoseologico e quei verbi li ho usati in senso stretto.
    Che forse la tua motocicletta ha veramente una sua volontà, per poter “dire cose”?
    Mi piace il rapporto di affetto che hai instaurato con lei (anzi, con essa), ché dopotutto ci si può pure affezionare agli oggetti, ma non come se fossero persone.

    (aggiungo: altrimenti si corre il rischio di affezionarsi alle persone come se fossero oggetti)

  • ricco&spietato

    …io mi fido della mia moto perché lei, diversamente da te e me, non avendo appunto una sua volontà da “promuovere”, i giochetti di prestigio con gli slittamenti di significato non li tenta nemmeno, e il punto era proprio questo.
    quanto al rapporto “affettivo”, è una illusione*: semplicemente, se cambio moto devo ricominciare da capo o quasi ad apprendere la sua lingua 🙂

    *vabè lo ammetto: è anche un pietoso autoinganno, nel mio caso 😀

  • ClaudioLXXXI

    Mmm.
    L’argomento della moto affidabile in quanto obiettiva è interessante. Ti ringrazio di avermelo fatto notare.
    Ci penso su.

  • ClaudioLXXXI

    Ricco & Spietato, il tuo non è ancora affidamento, ma solo uso della ragione.
    La fiducia serve a trasmettere dati e nozioni dal patrimonio conoscitivo di tizio (che li personalmente acquisiti per esperienza e/o ragione) a quello di caio (che non li ha personalmente acquisiti). Eventualmente da caio a sempronio e così via.
    La moto non ha un patrimonio conoscitivo, è solo uno strumento che ti fa arrivare dati come “c’è poco olio” e “la gomma davanti ha problemi”. Sei tu che li interpreti razionalmente e trai conclusioni.
    (tu hai personalizzato queste segnalazioni in suggerimenti, come se la moto ti “dicesse” sgonfia un po’ la gomma davanti, ma la moto non conosce la seconda persona singolare…)

    Ecco allora, proprio perché la moto è “obiettiva”, non ha una volontà da promuovere, non potrebbe in alcun modo fregarti (casomai sei tu che sbagli), tu non devi in alcun modo farti la Grande Domanda: mi fido o non mi fido?

    Interessante, non ha senso parlare di fiducia là dove non sussiste (quantomeno in via del tutto astratta e ipotetica) la possibilità di una fregatura.

Ciao. Se vuoi commentare, accomodati. Non c'è bisogno di nome o e-mail, non c'è approvazione preventiva, no censura. Hai il libero arbitrio e io lo rispetto, anche se potresti usarlo male. Ricorda però che la libertà implica la responsabilità. Se sei un troll, ignorerò i tuoi commenti - a meno che tu non faccia un flood. Se pensi che quel che dico è sbagliato, fammelo notare. Attenzione però, perchè chiunque tu sia, se non sei d'accordo con me, proverò a convincerti del contrario. Qui il dialogo non sono belle chiacchiere per scambiarsi "secondo me" e sentirsi più buoni e tolleranti: qui il dialogo serve a cercare, trovare, amare la Verità.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: