Benjamin Button, ovvero dell’insostenibile provvisorietà del vivere

Benjamin Button,

ovvero dell’insostenibile provvisorietà del vivere

 

 

 

 

C’è questo bambino che per motivi sconosciuti nasce vecchio decrepito, con la pelle rugosa e quasi cieco per le cateratte, le ossa con l’artrite e tutto il resto degli acciacchi che affliggono gli anziani. Il luogo è New Orleans, il tempo è il giorno in cui è finita la prima guerra mondiale. La madre muore di parto, ma fa in tempo a dire al padre “non abbandonarlo”. Il padre invece medita sconvolto di annegare al molo quel mostriciattolo, così diverso dal figlio che si aspettava, ma desiste e lo abbandona sulle scale di un ospizio per anziani. Ivi il bambino viene trovato dalla donna che gestisce l’ospizio, la quale guardandolo esclama “questa volta Dio l’ha fatta grossa!”, e questo è l’unico indizio che mai avremo sul perché il bambino sia com’è. Lei non può avere figli, e prega Dio tutte le sere per averne, e decide che quel bambino è forse la risposta alle sue preghiere, e pazienza se ha questo problema geriatrico ed oltretutto è bianco mentre lei ha la pelle nera. Mamma adottiva è una donna semplice e non si fa problemi filosofici su quale sia la qualità di una vita degna di essere vissuta, e nonostante un dottore le dica che quel bambino così malconcio morirà da un giorno all’altro e comunque “alcune creature sono destinate a non sopravvivere”, lei se ne prende cura e lo chiama Benjamin. Benjamin vive l’infanzia come un vecchietto di bassa statura, prima di imparare a camminare si muove su una sedia a rotelle, e tutti gli vogliono bene. Ogni tanto chiede alla mamma quanto a lungo potrà vivere, e lei gli dice di essere semplicemente grato per quel che gli è stato dato e che è già stato lì più a lungo di quanto supponessero, e questa sembra una risposta di così invincibile buonsenso il bambino si cheta e fa la ninna nanna. E a poco a poco qualcuno comincia a realizzare che il suo corpo si allunga, la calvizie arretra, la debolezza e le rughe diminuiscono. Benjamin fa le sue esperienze, va a spasso per la città, diventa il compagno di giochi della nipotina di una residente dell’ospizio, trova lavoro come mozzo su un rimorchiatore, visita un bordello, prende una sbronza, viaggia per mare, va all’estero, vive la sua prima storia d’amore o di sesso, partecipa alla seconda guerra mondiale, torna a New Orleans, conosce suo padre che lo ha sempre osservato da lontano senza mai trovare il coraggio di rivelarglisi e che gli chiede finalmente scusa per averlo abbandonato e lo nomina erede della sua ricchezza accumulata fabbricando bottoni. Benjamin Button ritrova Daisy, la sua ex compagna di giochi che ora è una donna cresciuta stile donna dimmi cosa vuol dir sono una donna ormai, e ne fa l’amore della sua vita. Lei invecchia, lui ringiovanisce, e c’è questo periodo d’oro in cui le loro età si incrociano, si guardano allo specchio e si dicono ricordiamoci di questo momento perfetto, e c’è la felicità. Mi amerai ancora quando avrò le rughe? Sì. E tu mi amerai ancora quando avrò l’acne? Sì. Mi amerai anche quando sarò un adolescente, un bambino, un neonato? Sì, tanto alla fine porteremo tutti il pannolone.

Ma il tempo passa e niente dura per sempre.

 

 

Ecco, noi viviamo questa vita un istante dopo l’altro, nel tempo, e pare proprio che tutti i nostri istanti siano destinati ad andare perduti come lacrime nella pioggia. Qui tutto è provvisorio, noi siamo provvisori. Qualcuno è più provvisorio di altri, e allora gli altri lo guardano e decidono dall’alto della loro saggezza disumana che è troppo provvisorio per vivere, perché nessuno ha insegnato loro ad essere semplicemente grati per il poco che hanno e che poco è sempre meglio che nulla. E accontentarsi del poco sembra funzionare: Benjamin vive con soddisfazione ogni istante della sua strana vita, perché tutto ciò che ha avuto, per quanto poco, per quanto difettoso, è comunque più del nulla che gli era stato pronosticato e che avrebbe potuto essergli pietosamente impartito da qualcuno che non sa cosa può succedere quando Dio la fa veramente grossa.

Se solo potessimo apprezzare ogni istante della nostra vita per il puro semplice fatto che c’è, saremmo felici.

Fino alla morte.

 

 

Ma se ci fosse di più.

Se ci fosse qualcosa, un Luogo Oltre il Tempo, un oceano dove il fiume del tempo va a sfociare.

Se ci fosse stato un momento, nel tempo, in cui l’Eternità stessa si è calata nel tempo, ha intersecato il tempo come un palo potrebbe intersecare un altro palo su una croce, e ha aperto un canale attraverso cui certi momenti del tempo, i momenti giusti, possono passare ed essere salvati dalla propria caducità, mentre i momenti sbagliati defluiscono come la pioggia nelle fogne.

E se ci fosse un presente oltre il futuro in cui tutto il nostro passato meritevole – la prima volta che hai assaggiato quel cibo così buono, la prima volta che hai visto il cielo, la prima volta che hai avuto un sorriso da qualcuno che ti voleva bene, la prima volta che hai letto quel libro bellissimo, la prima volta che hai fatto l’amore e tutto era come doveva essere, e tutte le volte dopo ogni prima volta – se tutto ciò che vorremmo conservare e che sarà trovato buono da poter essere conservato, potesse essere ancora. Non un istante dopo l’altro in una temporalità lineare che a lungo andare ci ucciderebbe per sfinimento con la sua stessa infinità, ma una contemporaneità circolare eterna in cui tutto si compie adesso e non c’è noia né assuefazione.

E se in questo adesso eterno ci fosse un archivio comune del bene, una sorta di memoria condivisa come un hard disk :A-W, dove ogni persona (non un individuo, una monade, ma proprio una persona) potesse accedere non soltanto a ciò che di buono ha sperimentato nella sua propria vita, ma anche a ciò che hanno sperimentato tutte le altre persone che vi sono collegate, in una rete che trascende e tiene insieme oceani e galassie e universi e giustifica ogni piccola vita, ogni minimo frammento d’essere, ogni volontaria clausura e ogni astinenza, perché tutto ciò che è buono sarebbe in tutti e per tutti.

Se tutto questo fosse, allora potremmo imparare non solo ad apprezzare ogni istante che abbiamo, ma anche a sperare di conservarlo per l’eternità.

 

Ebbene, la buona notizia è che tutto questo è.

E la nostra vita, qualunque vita, può essere veramente degna di essere vissuta.

 


22 responses to “Benjamin Button, ovvero dell’insostenibile provvisorietà del vivere

  • ClaudioLXXXI

    Oh, comunque ho da qualche parte abbozzati e mai finiti i post su Donnie Darko e Il cavaliere oscuro, ma il fatto è che ogni volta che ripenso a questi film trovo sempre qualche nuovo significato… qualcuno abbia pazienza!

  • Crosta

    Chi, io?
    Eheheheheh!

  • Hayalel

    Ottima recensione del film e meravigliosa riflessione.
    Dovrei cercare di meditare anche prendendo spunto dai film che guardo perché scopro, grazie a te, che si può giungere a delle belle conclusioni.

  • SorannaroS

    Ho fatto esperienza di quello che dici e raramente leggo cose così precise e circostanziate di ambiti di vita extra-ordinari: c’è un album di foto da qualche parte, su cui sono appiccicate le foto migliori della nostra vita…dove c’è l’istantanea di mia sorella che mi saluta ondeggiando la mano e avanza con la compiaciuta beltà dei suoi trent’anni…se penso alla sua amarezza di ora, alla sua disillusione, alle pieghe verso il basso della sua bocca…è irriconoscibile…e tuttavia so che quella lì che mi faceva “ciao, ciao” con la manina non è andata via, non è scomparsa in un buco nero, ma mi aspetta, eternamente mi aspetta…

  • utente anonimo

    Grazie mille per l’idea:
    fantastica, ma non troppo… chissà.

    Faccio fatica a credere che esista
    quel “luogo geometrico” di tutte le cose e situazioni meravigliose, immaginabili e inconcepibili qui,
    dove ora siamo – passiamo senza sosta – nello spazio-tempo.

    Comunque l’accetto come una
    speranza, flebile.
    E’ bello che ci siano persone come te, dotate di una vista interiore più penetrante di tanti altri!
    Magari ritrovandoci un giorno in quella “circolarità” che tu descrivi così bene, potremo dirti, esultando:

    “Avevi proprio ragione tu!”

    Iride

  • redhero

    caro Claudio,
    forse lo sai e forse no, ma l’antielettrone (il positrone) e’ una particella elementare che viaggia dal futuro verso il passato.
    Se davvero si potesse formulare una teoria che ammetta una bidirezionalità temporale in cui le cause e gli effetti possono essere indifferentmente collocati nel futuro oltre che nel passato…. …l’indeterminazione quantistica sparirebbe immediatamente!!
    La simmetria con l’elettrone di questa particella singolare fu scoperta da Paul Dirac.
    Anderson nel ’30 conferma la reale esistenza dell’anti-elettrone dalle sue analisi dei raggi cosmici. Luigi Fantappiè nel 1942 ipotizza che onde convergenti collocate nel futuro e simmetricamente identiche a quelle divergenti collocate nel passato, si comportano secondo un principio che vede l’origine di un evento nel futuro invece che nel passato. Tale comportamento anti-entropico sarà da lui stesso battezzato Sintropia. Nel 1944 lo stesso Fantappiè individua negli esseri viventi una fenomenologia in accordo con la sua sintropia, formulando la teoria del mondo fisico e biologico. Gli esseri viventi sono attratti da cause collocate nel futuro e capaci di determinare effetti nel passato.

    Lo stupore e’ una grande risorsa per l’uomo, dovremmo giovarcene di piu’. Questo film probabilmente da una spintarella….

    Bel commento, appassionato, mi tocca vederlo, grazie

  • ClaudioLXXXI

    #3

    Si può prendere spunto da qualsiasi cosa, Hayalel. Questa è la differenza tra il cristianesimo e le ideologie: l’attenzione alla totalità del reale.

    #4
    Sì, non è scomparsa. C’è Qualcuno che scatta “foto” di tutti i nostri momenti migliori e ce li conserva. Tua sorella trentenne e bella “è”, e aspetta. Ne sono sicuro anch’io.

    #5
    Capisco che tu faccia fatica Iride. Io per molto tempo non solo non lo capivo, ma lo irridevo come un’autoillusione da deboli.
    Se posso darti un consiglio, per adesso accetta questa idea proprio come una speranza. Ti sembrerà man mano più sensata e ragionevole da credere.
    PS ti ringrazio, spesso le “persone come me con questa penetrante vista interiore” trovano più difficile di altri stare in questo mondo.
    Di cosa è più probabile sentir parlare al luogo di lavoro, della speranza dell’eternità o delle tette della tizia del Grande Fratello?

    #6
    Di fisica ho soltanto nozioni spaiate raccolte, da bravo geek quale sono, perlopiù in ambito fantascientifico. Per esempio, il nome di Paul Dirac non mi è nuovo per aver letto a suo tempo un racconto di fantascienza (Increspature nel mare di Dirac) basato sull’idea che l’energia generata dall’annichilimento simultaneo di elettroni e positroni potesse essere usata per viaggiare indietro nel tempo.
    Al di là delle nozioni da sf, però, non ne so granchè.
    Concordo però sul fatto che l’avanzamento della scienza è impossibile senza un genuino stupore di fronte alla complessità razionale dell’Universo, concetto che Einstein esprimeva dicendo che la scienza senza la religione è zoppa (d’altra parte la religione senza la scienza è cieca).

  • UnPiccoloUomo

    Fantappié… Fantappié…
    Questo nome non mi è nuovo (e chi se lo scorderebbe!).

    … Ecco! L’ho già letto qui.

    Saluti

  • UnPiccoloUomo

    Fantappié… Fantappié…
    Questo nome non mi è nuovo (e chi se lo scorderebbe!).

    … Ecco! L’ho già letto qui.

    Saluti

  • FigliolProdigo

    Ciao Claudio

    Non so se nel 2007 hai visto il film “300”; dove ci sono i 300 eroi spartani che combattono contro l’esercito dei persiani.

    Quel film fu criticato per il suo razzismo verso le popolazioni mediorientali e per le inesattezze storiche. Stranamente, però, non ci sono state critiche sul messaggio “pseudo-subliminale” del film, ovvero gli handicappati o le persone che nascono con gravi malformazioni fisiche sono dei deboli, causano solo problemi, sono uno “scandalo”, era meglio che fossero stati uccisi appena nati. Secondo me, questo è il messaggio del film “300”. Ciao

  • ClaudioLXXXI

    #8
    Un tipo interessante!

    #9
    Sì ho visto “300” e a dire il vero mi è anche piaciuto, contestualizzato nel genere blockbuster ovvero esaltiamocialcinemaspaccotuttooo.
    Ti ringrazio di avermi ricordato che invero avevo abbozzato e mai finito un post sul come Sparta e Persia pari sono quanto a orridità politica, laddove la prima è appunto un regime protonazista* dove il deforme va eliminato alla radice per non contaminare la purezza della razza, mentre la seconda è una teocrazia rimessa all’arbitrio irrazionale del Dio-Imperatore e il deforme viene sublimato a perversione di massa. Cioè appunto, dal punto di vista di un cristiano che crede al giusto al vero e al bello, pari sono: fanno schifo.
    Però la scena This is Sparta è troppoforte.

    * a proposito, ho letto anche il fumetto di Frank Miller, e lì Re Leonida esprimeva più volte il suo disprezzo per la democrazia rammollita, questo nel film l’hanno censurato.

  • utente anonimo

    epperò il tale non muore da morula…
    ba

  • alessandroX

    Ciao Claudio

    Ho visto il film oggi, e oggi ho letto il tuo post.

    Il film mi e’ piaciuto molto, mi ha trasmesso sensazioni molto particolari..una strana circolarita’ fra vecchiaia e infanzia, tra nascita e morte, che risulta essere dolce e consolante.

    Mirabile il tuo commento al film. Scalda il cuore. Rafforza la speranza. La vera buona notizia!
    Grazie.

  • alessandroX

    Il Curioso Caso di Benjamin Button[..] Bellissimo. Perche’ il colibri’? Guardate il film. ……… Ma se ci fosse di più. Se ci fosse qualcosa, un Luogo Oltre il Tempo, un oceano dove il fiume del tempo va a sfociare. Se ci fosse stato un momento, nel tempo, in cui l’Eternit [..]

  • alessandroX

    Il Curioso Caso di Benjamin Button[..] Bellissimo. Perche’ il colibri’? Guardate il film. ……… Ma se ci fosse di più. Se ci fosse qualcosa, un Luogo Oltre il Tempo, un oceano dove il fiume del tempo va a sfociare. Se ci fosse stato un momento, nel tempo, in cui l’Eternit [..]

  • berlic

    Visto che è stato commentato, commento anch’io.
    Visto, non piaciuto. Perchè manca tutta l’ultima parte del tuo post; non c’è senso all’orologio, nè alle lacrime, non c’è neanche vero affetto tra questi individui persi nel fiume del tempo. Accontentarsi di poco o di niente; togli il pretesto al film ed avrebbe potuto essere identico. Alla fine, invecchiare è un effetto speciale.

  • alessandroX

    Solo il fatto che a qualcuno il film possa far venire in mente l’ultima parte del post e’ sufficente per elevarlo dalla mediocrita’.

  • ClaudioLXXXI

    Olà.
    Grazie Alessandro.

    Berlic, a me il film è piaciuto, chiaramente rispetto alla visione cristiana è monco perchè non c’è nessuna trascendenza e nessuna speranza nell’eternità. A me l’ultima parte del post è venuta in mente proprio perchè l’ho visto con occhi cristiani. Il film in sè contiene solo l’apprezzamento del presente per quel che è, unitamente a un’implicita contrarietà all’eugenetica.
    Di questi tempi, non è poco.

  • cinas

    Magari fosse, Claudio.

  • ClaudioLXXXI

    E perchè non potrebbe esserlo? Solo perchè ora non lo capiamo?

    There are more things in heaven and earth, Horatio, than are dreamt of in your philosophy.

  • UnPiccoloUomo

    Ho visto ieri sera questo film.

    Volevo solo aggiungere un’osservazione che mi pare non essere stata ancora fatta.

    Benjamin pare aver ben accettato il fatto che l’arco della sua vita sia uguale ma opposto a quelle degli altri, non impedendogli di gustare le esperienze che la sua esistenza gli permette di fare, né più né meno di un altra persona che le affrontasse con lo stesso spirito.

    Ma questo vale per tutto quello che egli può fare individualmente. Non conta per le esperienze relazionali. Il suo cammino è solo intersecato dalle altre persone. A ben vedere anche la sua madre adottiva non può essere tale quando la vita di Benjamin ne sarebbe stata pronta, ovvero verso la fine: assomiglia molto più ad una badante, ovvero egli da subito entra a far parte degli ospiti dell’ospizio. Ma soprattutto non può avere l’esperienza relazionale più importante: la famiglia.

    Quest’assenza di esperienze umane relazionali significa solitudine: è con questa che infatti inizia il suo diario-memoriale.

    Buona domenica

  • ClaudioLXXXI

    Non ci avevo pensato, grazie. Benjamin è quasi sempre fuori sincrono rispetto agli altri.
    Questo non vuol dire che faccia bene a scappare dalla figlia appena nata, ma rende il suo comportamento più comprensibile.

Ciao. Se vuoi commentare, accomodati. Non c'è bisogno di nome o e-mail, non c'è approvazione preventiva, no censura. Hai il libero arbitrio e io lo rispetto, anche se potresti usarlo male. Ricorda però che la libertà implica la responsabilità. Se sei un troll, ignorerò i tuoi commenti - a meno che tu non faccia un flood. Se pensi che quel che dico è sbagliato, fammelo notare. Attenzione però, perchè chiunque tu sia, se non sei d'accordo con me, proverò a convincerti del contrario. Qui il dialogo non sono belle chiacchiere per scambiarsi "secondo me" e sentirsi più buoni e tolleranti: qui il dialogo serve a cercare, trovare, amare la Verità.

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