Assassini

Assassini

 

 

Mi spiace dover dire che questa manifestazione sulla libertà di stampa mi sembra una grandissima stronzata, vagamente ipocrita e/o incosciente. Come se il problema principale del giornalismo in Italia fosse la censura. Ma non fatemi ridere. È ormai da qualche anno che osservo criticamente il comportamento dei principali quotidiani italiani: trovo sempre più spesso storture, omissioni, citazioni errate, titoli che tradiscono il senso dell’articolo, interviste che tradiscono il pensiero dell’intervistato, discorsi indiretti che tradiscono il discorso diretto, virgolette che virgolettano parole mai dette, e plateali menzogne. Cosa faccia la FNSI per rimediare a questo schifo mi è ignoto. Talvolta ne ho parlato nel tag pseudogiornalismo, in riferimento a quando i media cosiddetti laici trattano molto slealmente faccende di chiesa o di bioetica, ma sono davvero gocce nell’oceano. È un modo di fare disinformazione trasversale, pervadente, onnicomprensivo, che produce burattini gonfi dell’illusione orgogliosa di pensare da soli.

E adesso giocano a fare i martiri in pericolo minacciati dal cattivone prepotente? Ma fatemi il piacere. Se ora mi prendessi su questo blog la libertà di usare nella stessa frase le parole “Eluana Englaro” e “omicidio”, sarei a rischio di beccarmi una querela: però non la fanno mica per questo la manifestazione, macché. Sottoscrivo pienamente l’osteria volante, qua non si tratta di libertà d’informazione, ma di rutto libero: “chiedono un giornalismo libero dal potere mentre tutti hanno la linea editoriale fieramente dettata dai propri esigenti benefattori; gridano “rispetto per le opinioni altrui” salvo poi diffamare fino a ridurre al silenzio l'avversario con idee diverse; invocano piena libertà e poi fanno scomparire dai loro siti i commenti indesiderati”.

 

Il  giornalismo in Italia sta morendo ammazzato non dal malvagio Censore, ma dai cattivi giornalisti. Che naturalmente si atteggiano pure a vittime della situazione. Che stronzi.

 


20 responses to “Assassini

  • ago86

    “Se si deve usare ancora la parola ‘gesuita’ come sinonimo di ‘bugiardo’, preferirei che la medesima trasposizione si applicasse alla parola ‘giornalista’ poiché si tratta di una verità molto più frequente”.

    G. K. Chesterton, The Thing

  • utente anonimo

    sistema semplice semplice: invece di assassini scrivi 4554551n1, invece di omicidio scrivi 0m1c1d10.

    -Viola

  • ago86

    “Se si deve usare ancora la parola ‘gesuita’ come sinonimo di ‘bugiardo’, preferirei che la medesima trasposizione si applicasse alla parola ‘giornalista’ poiché si tratta di una verità molto più frequente”.

    G. K. Chesterton, The Thing

  • anonimo

    sistema semplice semplice: invece di assassini scrivi 4554551n1, invece di omicidio scrivi 0m1c1d10.

    -Viola

  • ClaudioLXXXI

    Grazie Viola ma porcamiseria, se devo usare il Leet per paura che la Psicopolizia mi chiuda il blog, proprio oggi che c’è la (pfui) manifestazione, allora stiamo veramente messi male…

  • ClaudioLXXXI

    Grazie Viola ma porcamiseria, se devo usare il Leet per paura che la Psicopolizia mi chiuda il blog, proprio oggi che c’è la (pfui) manifestazione, allora stiamo veramente messi male…

  • utente anonimo

    C’è un post di Uriel (blog non propriamente cattolico, ma spesso estremamente interessante http://www.wolfstep.cc/) nel quale si sottolineava come non esista nessuna reale correlazione tra libertà di stampa e democrazia.

    I giornalisti partono dal principio che per garantire la democrazia sia necessaria la libertà di stampa. Ma chi l’ha detto? E’ mai stato dimostrato questo teorema?
    In realtà la libertà di stampa non garantisce proprio niente, se non, appunto, il “rutto libero”.

    Saluti,
    Stefano

  • anonimo

    C’è un post di Uriel (blog non propriamente cattolico, ma spesso estremamente interessante http://www.wolfstep.cc/) nel quale si sottolineava come non esista nessuna reale correlazione tra libertà di stampa e democrazia.

    I giornalisti partono dal principio che per garantire la democrazia sia necessaria la libertà di stampa. Ma chi l’ha detto? E’ mai stato dimostrato questo teorema?
    In realtà la libertà di stampa non garantisce proprio niente, se non, appunto, il “rutto libero”.

    Saluti,
    Stefano

  • laparola

    Ti leggo in una breve pausa e voglio annotare che, almeno da parte mia, le tue considerazioni sul giornalismo nostrano mi trovano d’accordo, in generale. Il problema per me si chiama proprio Silvio Berlusconi, e non posso fare a meno di associare la sua persona ad un serio timore per la qualità della vita civile e politica del nostro Paese. Io ritengo che sarebbe un bene per l’Italia se Berlusconi cadesse. Perciò, piuttosto che compiere l’analisi della qualità del giornalismo italiano, cosa in sé bella e utile, ritengo prioritario aderire a ciò (di accettabile e legittimo, ovviamente) che può aiutare a raggiungere lo scopo. Il che, certamente converrai, non è atto sovversivo, ma semplice (perfino modesta, se si vuole) azione politica. Dopo di che, è anche utile riflettere sul fatto che proprio la presenza del difettoso, dell’imperfetto, e perfino dello sbagliato e del volgare è prova di libertà. E, in quest’occasione, è di libertà che si parlava, e non di qualità. Per quest’ultima, sarei al tuo fianco volentieri, nella prossima manifestazione.

  • laparola

    Ti leggo in una breve pausa e voglio annotare che, almeno da parte mia, le tue considerazioni sul giornalismo nostrano mi trovano d’accordo, in generale. Il problema per me si chiama proprio Silvio Berlusconi, e non posso fare a meno di associare la sua persona ad un serio timore per la qualità della vita civile e politica del nostro Paese. Io ritengo che sarebbe un bene per l’Italia se Berlusconi cadesse. Perciò, piuttosto che compiere l’analisi della qualità del giornalismo italiano, cosa in sé bella e utile, ritengo prioritario aderire a ciò (di accettabile e legittimo, ovviamente) che può aiutare a raggiungere lo scopo. Il che, certamente converrai, non è atto sovversivo, ma semplice (perfino modesta, se si vuole) azione politica. Dopo di che, è anche utile riflettere sul fatto che proprio la presenza del difettoso, dell’imperfetto, e perfino dello sbagliato e del volgare è prova di libertà. E, in quest’occasione, è di libertà che si parlava, e non di qualità. Per quest’ultima, sarei al tuo fianco volentieri, nella prossima manifestazione.

  • piccic

    È evidente che non c’è nessuna limitazione alla “libertà” di scrivere quel che si vuole.

    Alla base, già l’uso del linguaggio è falsificante, perché è un linguaggio mistificato. Chiusi in questa cornice i giornalisti che hanno il coraggio di scrivere nella ricerca del vero, hanno le mani legate. Dai vocaboli, prima ancora che da presunte censure (che, se ci sono, semmai vanno in senso contrario a quello che la censura fa).

    OK, scusa, hai toccato un bruttissimo tasto. Tipo che io certi quotidiani ho i brividi a toccarli e anche molta “stampa cattolica”. È una bella rivista la “Voce di Padre Pio”. Non c’entra niente ma dovevo dirlo, dato che sembra che quando c’è di mezzo Padre Pio ci sia la supertizione dietro l’angolo…😦

  • piccic

    È evidente che non c’è nessuna limitazione alla “libertà” di scrivere quel che si vuole.

    Alla base, già l’uso del linguaggio è falsificante, perché è un linguaggio mistificato. Chiusi in questa cornice i giornalisti che hanno il coraggio di scrivere nella ricerca del vero, hanno le mani legate. Dai vocaboli, prima ancora che da presunte censure (che, se ci sono, semmai vanno in senso contrario a quello che la censura fa).

    OK, scusa, hai toccato un bruttissimo tasto. Tipo che io certi quotidiani ho i brividi a toccarli e anche molta “stampa cattolica”. È una bella rivista la “Voce di Padre Pio”. Non c’entra niente ma dovevo dirlo, dato che sembra che quando c’è di mezzo Padre Pio ci sia la supertizione dietro l’angolo…😦

  • ClaudioLXXXI

    #4
    Mi ero perso questo commento, sorry.
    A me sembra che la libertà di stampa sia un fenomeno che si verifica solo nei regimi democratici. Forse intendi dire che è la democrazia a garantire la libertà di stampa e non il contrario?

    #5
    Neanche a me piace Berlusconi (e a proposito, SONO VERAMENTE CONTENTO di com’è andata a finire per il Lodo Alfano), ma non penso che tutti i mezzi siano validi per raggiungere il fine di levarlo politicamente di torno. Se posso danneggiare Berlusconi con l’adesione ad una manifestazione ipocrita e falsa, non aderisco. C’è ben peggio di Berlusconi in giro.

    Poi scusa ma mi sembra un po’ pretestuoso distinguere tra libertà e qualità, specie se si parla di un servizio pubblico come quello dell’informazione. Io non auspico una censura preventiva ma un controllo successivo: i giornali devono avere la libertà di pubblicare ciò che vogliono, ma poi devono anche rispondere della qualità di ciò che hanno pubblicato, perchè questa infuenza la libertà di decisione del popolo italiano, alla quale è funzionale la libertà di stampa. Io non sono veramente libero di decidere tra diverse opzioni se esse mi sono state descritte falsamente. La libertà dei giornali è subordinata alla libertà della popolazione e non viceversa.
    Prendi ad esempio la scandalosa faccenda della sentenza TAR Lazio, quasi tutti i giornali ne hanno scritto cose completamente infondato, hanno veramente imbrogliato l’opinione pubblica, e si trattava di panzane facilmente smentibili da chi si fosse preso dieci minuti per controllare le fonti. Dov’era la FNSI in questo caso? Dormiva? La libertà di stampa comprende anche la libertà di fregare il lettore? La libertà di stampa va bene solo se usata contro Berlusconi?

    #6
    Ormai la neolingua imperversa.
    Ma forse è ormai il meccanismo della stampa che è corroso, per come funziona il mercato dell’informazione (e già il fatto che sia un mercato la dice lunga), la concentrazione dei capitali azionari che detengono la proprietà degli organi d’informazione, i tychoon, eccetera… la figura mitica del giornalista che vuole solo raccontare i fatti alla gente è una pia illusione, tutti i giornali devono rendere conto a un editore, poi la differenza la fanno le buone o cattive intenzioni dell’editore.
    La vera “libertà di stampa” la trovo solo su internet, sui blog. Per adesso.

  • ClaudioLXXXI

    #4
    Mi ero perso questo commento, sorry.
    A me sembra che la libertà di stampa sia un fenomeno che si verifica solo nei regimi democratici. Forse intendi dire che è la democrazia a garantire la libertà di stampa e non il contrario?

    #5
    Neanche a me piace Berlusconi (e a proposito, SONO VERAMENTE CONTENTO di com’è andata a finire per il Lodo Alfano), ma non penso che tutti i mezzi siano validi per raggiungere il fine di levarlo politicamente di torno. Se posso danneggiare Berlusconi con l’adesione ad una manifestazione ipocrita e falsa, non aderisco. C’è ben peggio di Berlusconi in giro.

    Poi scusa ma mi sembra un po’ pretestuoso distinguere tra libertà e qualità, specie se si parla di un servizio pubblico come quello dell’informazione. Io non auspico una censura preventiva ma un controllo successivo: i giornali devono avere la libertà di pubblicare ciò che vogliono, ma poi devono anche rispondere della qualità di ciò che hanno pubblicato, perchè questa infuenza la libertà di decisione del popolo italiano, alla quale è funzionale la libertà di stampa. Io non sono veramente libero di decidere tra diverse opzioni se esse mi sono state descritte falsamente. La libertà dei giornali è subordinata alla libertà della popolazione e non viceversa.
    Prendi ad esempio la scandalosa faccenda della sentenza TAR Lazio, quasi tutti i giornali ne hanno scritto cose completamente infondato, hanno veramente imbrogliato l’opinione pubblica, e si trattava di panzane facilmente smentibili da chi si fosse preso dieci minuti per controllare le fonti. Dov’era la FNSI in questo caso? Dormiva? La libertà di stampa comprende anche la libertà di fregare il lettore? La libertà di stampa va bene solo se usata contro Berlusconi?

    #6
    Ormai la neolingua imperversa.
    Ma forse è ormai il meccanismo della stampa che è corroso, per come funziona il mercato dell’informazione (e già il fatto che sia un mercato la dice lunga), la concentrazione dei capitali azionari che detengono la proprietà degli organi d’informazione, i tychoon, eccetera… la figura mitica del giornalista che vuole solo raccontare i fatti alla gente è una pia illusione, tutti i giornali devono rendere conto a un editore, poi la differenza la fanno le buone o cattive intenzioni dell’editore.
    La vera “libertà di stampa” la trovo solo su internet, sui blog. Per adesso.

  • laparola

    La nostra diversità di giudizio verte SOLO sulla opportunità di aderire o di sostenere la manifestazioni del 3 ottobre. Dato che mi sembrava che le tue riserve nascessero soprattutto da valutazioni circa la qualità del giornalismo nostrano, ho tentato di puntualizzare. Infatti ora sei stato molto chiaro. Tu hai ritenuto che quella manifestazione fosse "ipocrita e falsa". Io non sarei lontano dal convenire sul fatto che fosse "politicamente orientata". Del resto, a mio avviso, "quel" problema c’è.
    Il retroterra di cultura civile e politica del nostro Presidente del Consiglio sta venendo fuori proprio in queste ore "al naturale". Qualcuno direbbe "senza ipocrisie". Evviva la sincerità.

  • piccic

    Claudio, quello che dici è vero, però la "mercificazione" dei quotidiani e le altre cose che dici alla fine sono state presenti, in modo diverso, in quasi tutte le epoche (Baudelaire scriveva "non capisco come un gentiluomo non possa prendere in mano un giornale senza provare un brivido di disgusto").

    Quello a cui mi riferivo io è un fenomeno che ho notato in maniera più massiccia a partire dai primi anni 1990. Il linguaggio subisce gli effetti di modelli di pensiero legati alle filosofie "disperse" del ‘900, e questo a livello di linguaggio comune inizia ad emergere (cioè ad arrivare ai livelli più bassi, che colpiscono la gente meno istruita), appunto a fine anni 1980, a mio avviso.
    Ricordo che quando andai ad intervistare Alberto Fremura nel 1996, mi disse che il livello della cultura è come l’acqua: più la si "volgarizza" per voler toccare anche chi non desidera averla, e più si abbassa. Vado a memoria, non sono le parole precise.

  • laparola

    La nostra diversità di giudizio verte SOLO sulla opportunità di aderire o di sostenere la manifestazioni del 3 ottobre. Dato che mi sembrava che le tue riserve nascessero soprattutto da valutazioni circa la qualità del giornalismo nostrano, ho tentato di puntualizzare. Infatti ora sei stato molto chiaro. Tu hai ritenuto che quella manifestazione fosse "ipocrita e falsa". Io non sarei lontano dal convenire sul fatto che fosse "politicamente orientata". Del resto, a mio avviso, "quel" problema c’è.
    Il retroterra di cultura civile e politica del nostro Presidente del Consiglio sta venendo fuori proprio in queste ore "al naturale". Qualcuno direbbe "senza ipocrisie". Evviva la sincerità.

  • piccic

    Claudio, quello che dici è vero, però la "mercificazione" dei quotidiani e le altre cose che dici alla fine sono state presenti, in modo diverso, in quasi tutte le epoche (Baudelaire scriveva "non capisco come un gentiluomo non possa prendere in mano un giornale senza provare un brivido di disgusto").

    Quello a cui mi riferivo io è un fenomeno che ho notato in maniera più massiccia a partire dai primi anni 1990. Il linguaggio subisce gli effetti di modelli di pensiero legati alle filosofie "disperse" del ‘900, e questo a livello di linguaggio comune inizia ad emergere (cioè ad arrivare ai livelli più bassi, che colpiscono la gente meno istruita), appunto a fine anni 1980, a mio avviso.
    Ricordo che quando andai ad intervistare Alberto Fremura nel 1996, mi disse che il livello della cultura è come l’acqua: più la si "volgarizza" per voler toccare anche chi non desidera averla, e più si abbassa. Vado a memoria, non sono le parole precise.

  • OsteriaVolante

    Splinder si è mangiato il mio commento

    Volevo ringraziarti della citazione!

    L’oste

  • OsteriaVolante

    Splinder si è mangiato il mio commento

    Volevo ringraziarti della citazione!

    L’oste

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