Ma come fanno a non capire

Ma come fanno a non capire

 

 

Il Ministro arrivò, salutò sovrappensiero la segretaria, entrò nel suo ufficio sbattendo la porta, si diresse velocemente verso la scrivania e vi si sedette con un tonfo. Dall’anticamera la segretaria lo sentì borbottare sottovoce, come faceva sempre quando era nervoso e irritato, assieme a un rumore di pagine sfogliate alla svelta, e sospirò: era arrivato un’altra volta il giorno della consegna della relazione da parte dell’Osservatorio.

Ogni anno l’Osservatorio Politico per l’Infanzia e la Gioventù consegnava al Ministro il suo “Rapporto sull’incidenza di gravidanze non programmate e altre malattie sessuali nella popolazione minorenne”. Ogni anno nonostante gli sforzi del Ministro la percentuale saliva e la sua credibilità politica, conseguentemente, scendeva. Ogni anno il Ministro terminava quella lettura furibondo e amareggiato, pensava a nuove e più efficaci politiche di contenimento, e sperava che l’anno dopo il segno + davanti a quella variazione percentuale sarebbe diventato un – e lui avrebbe avuto un successo da ostentare. Purtroppo ogni anno i suoi desideri erano contraddetti dai fatti.

Il Ministro, pensò la segretaria, non era un uomo cattivo, anzi in fondo in fondo era una brava persona. Quantomeno nei limiti del possibile per un politico. Credeva veramente di poter aiutare il suo paese; aveva davvero, pur con tutti i suoi umani difetti, delle buone intenzioni. Questa forse è la parte peggiore, pensò la segretaria. Se fossero semplicemente dei cattivi da operetta, uno potrebbe odiarli e basta, invece non è così semplice.

Lei non era molto d’accordo con alcune idee politiche del suo capo; di solito teneva il proprio parere per sé, anche se talvolta si azzardava a esprimere la propria opinione; in ogni caso faceva onestamente il suo mestiere, che svolgeva con molta efficienza. Il Ministro a volte non gradiva la sua carenza di un entusiastico sostegno, ma apprezzava la sua praticità e sapeva di averne bisogno.

Nell’altra stanza il Ministro terminò la lettura, cosa che la segretaria capì dal rumore del suo pugno che sbatteva sul mogano della scrivania. Sospirò di nuovo: sapeva benissimo cosa sarebbe successo tra poco.

Il Ministro uscì dall’ufficio tutto rosso in faccia e cominciò ad andare su e giù, gesticolando, inveendo, parlando con lei come se stesse parlando con sé stesso. Aveva bisogno di una cassa di risonanza per i suoi pensieri e lei si prestò alla bisogna.

 

“Maledetti! Maledetti! Stramaledetti!”

“Suvvia…”

“Ogni anno, si rende conto?! Ogni maledetto anno da quando ho istituito quel maledetto Osservatorio di imbecilli, ogni anno arriva il loro stramaledetto rapporto e devo leggere la loro stramaledettissima conclusione! Sempre la stessa!”

“Magari l’anno prossimo…”

“Ogni anno sempre la stessa! Le malattie sessuali aumentano, le gravidanze indesiderate sono ogni anno sempre di più e ogni anno colpiscono ragazze sempre più giovani! Soldi a palate che se ne vanno per gli aborti e le altre cure mediche! Ma lo sa lei quanto costa far abortire tutte queste ragazzine?”

“Immagino che…”

“Costa troppo! Soprattutto ora che siamo stati costretti a ritirare dalla circolazione le pillole abortive!”

“Quelle povere ragazze, credevano di avere tutta la vita davanti…”

“Una vera disgrazia! E adesso questi numeri, questi grafici, queste stramaledettissime notizie sempre uguali e sempre peggio! Ma non imparano mai questi giovani  d’oggi? Ma come fanno a non capire?!?”

“Beh…”

“Sembra quasi che lo facciano apposta! Che si divertano a farmi fare ogni anno questa figura alla riunione dei Ministri!”

“Sicuramente non è così…”

“Allora non me lo spiego, perché altrimenti è un mistero come facciano a non imparare mai, mai, mai! Eppure sono anni che cerchiamo di risolvere il problema! Abbiamo introdotto i corsi di educazione sessuale, abbiamo potenziato i corsi di educazione sessuale, abbiamo abolito l’esenzione facoltativa dai corsi di educazione sessuale, abbiamo abbassato sempre di più la soglia di età per frequentare i corsi di educazione sessuale! Abbiamo perfino sostituito l’ora di educazione fisica e l’ora di storia delle leggende religiose con ore aggiuntive di educazione sessuale! Ed è forse servito a ridurre le gravidanze e tutte le altre malattie? Macché! Ma come fanno a non capire?!?”

“Forse un approccio leggermente meno…”

“Abbiamo diffuso i distributori di contraccettivi, li abbiamo fatti installare per legge in tutte le scuole, palestre, piscine, cinema, teatri, ristoranti, bar, caffè, edicole, librerie, biblioteche, ospedali, bus e metropolitane! Li abbiamo messi obbligatoriamente perfino nelle chiese e nelle moschee!”

(La segretaria giudicò opportuno non interromperlo per precisare che il Governo, dopo un periodo molto concitato, li aveva rimossi quei distributori di contraccettivi nelle moschee. Era stata una faccenda molto brutta per il Ministro, ogni volta che saltava in aria qualcos’altro lui aveva paura che la prossima volta sarebbe esplosa la sua casa o la sua macchina, non era il caso di ricordargliela.)

“E allora uno penserebbe che i ragazzi li usino, no? Devono usarli, visto che li hanno così a portata di mano! E usateli, allora! E invece no, evidentemente non li usano, perché altrimenti non si spiega!”

“Può darsi che…”

“Nonostante tutte le spiegazioni su come usarli correttamente, gli spot pubblicitari, i cartelloni pubblicitari, tutto quanto! Ma come fanno a non capire?!?”

“Purtroppo c’è sempre una percentuale di casi in cui…”

“E allora di chi è la colpa?! Eh?! Mia di sicuro no!! Io ho fatto tutto il possibile!”

“Nessuno può dubitare delle sue buone intenzioni, ma…”

“Ho anche provato a convincere i preti, i mullah, tutti i religiosi, ci ho provato a convincerli a dare il loro contributo al bene comune! Non hanno voluto aiutarmi! Non hanno voluto collaborare, si prendano le loro responsabilità! Ma come fanno a non capire?!? Al giorno d’oggi parlano ancora di castità! Sa che le dico, è colpa loro se si diffondono le gravidanze impreviste e tutte le altre malattie sessuali!”

“Logica ineccepibile, tuttavia…”

“Ho studiato il problema, ho convocato esperti, dibattiti, analisi, tavole rotonde, ho fondato l’Osservatorio Politico! E a cosa è servito??”

“Si potrebbe trarre la conclusione che…”

“Ragazze gravide a 16, a 14, a 12, a 10, perfino a 8 anni! Gli ormoni, le radiazioni, l’evoluzione, il genoma manipolato, che cavolo ne so, so solo che l’età media delle bambine che restano incinte si abbassa sempre di più! Ma come è possibile?!?”

“Forse perché…”

“Eppure deve esserci una soluzione! Qualcosa che mi è sfuggito… Un nuovo tipo di contraccettivo, una nuova tecnica di comunicazione di massa, qualcosa… I ragazzi devono capire… ma come fanno a non capire…”

“…”

“come fanno…”

“Beh, signor Ministro, sa come si dice. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.”

 

Il Ministro smise di parlare e si sedette, esausto da quella sfuriata.

La segretaria si arrese. Neanche quella volta ci era riuscita. Forse l’anno prossimo, si disse.

Restarono tutti e due lì, in silenzio, a scuotere la testa.

 

http://bigben.corriere.it/2009/11/educazione_sessuale_obbligator.html


34 responses to “Ma come fanno a non capire

  • utente anonimo

    Molto acuto.

    La cosa piu’ divertente sono i commenti di quella massa di ebeti al post sul blog del Corriere. Se ne salvano due o tre al massimo.

    -sev

  • licenziamentodelpoeta

    Suggerisco la lettura di questo post.

    http://caminadella.wordpress.com/2008/02/26/da-cosa-dipendono-i-tassi-di-aborto/

    I dati risalgono al 2008, ma è molto istruttivo. Da esso si evince, peraltro, che l’iniziativa britannica è assai tardiva, ma darà i suoi frutti nel ridurre le gravidanze (e di conseguenza gli aborti) tra le adolescenti.

  • licenziamentodelpoeta

    (darà i suoi frutti se ben gestita e mirata a un uso consapevole della contraccezione, ovviamente)

  • Yussuf

    In effetti il rapporto citato da Caminadella confuta totalmente il post di Claudio. In particolare, il clamoroso successo olandese nella riduzione delle gravidanze delle minorenni si basa in buona parte proprio sull’aver «abbassato sempre di più la soglia di età per frequentare i corsi di educazione sessuale»: «In general, studies of the Dutch experience have concluded that the underlying reason for success has been the combination of a relatively inclusive society with more open attitudes towards sex and sex education, including contraception. This has paved the way for sexual relationships to be discussed at an early age – before barriers of embarrassment can be raised and before sex education can be interpreted as sending a signal that the time has come to start having sex» (p. 21).

    Comunque il raccontino, anche se basato su presupposti fallaci, rimane di piacevole lettura…🙂

  • Lucyette

    Ebbeh, povero Ministro, magari si affida alle stesse persone che son venute a fare educazione sessuale a me, nella mia Scuola Media.
    Seconda Media: il consiglio di classe decide che è opportuno fare un ciclo di educazione sessuale a vantaggio di tutti gli studenti, e quindi prenota una lezione con una cooperativa (o quel che l’è) che si occupa per l’appunto di fare lezioni di educazione sessuale nelle Scuole Medie. Su richiesta della cooperativa (o quel che l’è), si procede così: prima del loro intervento, la professoressa di Scienze ci spiega l’apparato riproduttore, e la professoressa di Italiano ci prepara sulla parte affettiva (ovverosia, ci racconta che suo figlio ventenne va a prostitute, e questo non è affatto bello, perché le prostitute non sono contente di prostituirsi, e in ogni caso non va bene portare le prostitute a casa – ma nemmeno le ragazze normali – se vivi ancora con i tuoi genitori! In effetti suo figlio se le porta a casa e poi fa rumore, e questo infastidisce molto la mia professoressa, quindi ragazzi ricordatevi: non andate a prostitute, e comunque non portatevele mai in casa! Suona la campanella, fine della lezione). (Sì, era la stessa professoressa dell’uccello del marito… e va beh: lì siamo stati sfortunati noi ad avere una professoressa idiota, amen).

    Comunque. Il giorno X, arrivano i due ragazzi della cooperativa (o quel che l’è) specializzata nell’insegnamento dell’educazione sessuale nelle Scuole Medie. Spiegano che con noi vogliono avere un rapporto molto informale, in modo tale che noi si sia privi di tabù, e quindi mandano via la professoressa per restare con noi a quattr’occhi. Poi, “visto che i vostri professori vi hanno già spiegato tutto”, ci esortano a porre loro delle domande. Qualsiasi curiosità, dubbio irrisolto, perplessità, domande varie, eccetera.

    C’è un minuto di imbarazzato silenzio, e poi una mia compagna alza la mano. “Scusi. Una curiosità. Io ho letto su Cioè che c’è il sesso orale. Cioè, che la donna si mette in bocca il pene dell’uomo. Ecco, volevo sapere: che gusto ha un pene?” (Giuro! O.o)
    I due esperti di educazione sessuale rispondono che sono dinamiche che nascono all’interno di una coppia, a qualcuno piace e a qualcun altro no, quindi non possono dirle che gusto ha un pene: dovrà scoprirlo lei, quando si sentirà pronta, con il suo ragazzo.
    La ragazza annuisce un po’ delusa, e da lì in poi si scatena il finimondo.
    “Nooo! Ma che schifo! Ma davvero esiste una cosa simile?”.
    “Woa! Ma per me è una figata!”.
    “Ma mi viene il vomito!”.
    “Ma no, è bello, sarà come masturbarsi, tu hai mai provato a masturbarti?”.
    “AHAHAHAHAHAHA, Giorgio si fa le piiippe, Giorgio si fa le piiippee!”.
    “No, ma ragazzi, ascoltate: non c’è mica niente di male, non dovete prendere in giro il vostro compagno: Giorgio fa bene, è una cosa assolutamente sana e naturale, non c’è proprio niente da ridere, anzi!”.
    “Ma scusi signorina, però non è giusto: i maschi hanno il sesso orale e le donne no?”.
    “Sì, è vero, buuh, come facciamo noi ragazze?”.
    “Ma siete tutti impazziti? Ma che schifo! Puzza!”.
    “… no, a dire il vero il sesso orale c’è anche per le ragazze, completa parità dei sessi, in realtà esistono moltissime pratiche e posizioni che soddisfano proprio tutti i gusti, e…”.
    “Ma scusi, come fanno con le ragazze? È dentro!”.
    “… eh beh, ci si arriva, sono tutte cose che dovete provare all’interno di una coppia, non possiamo spiegarvi questo…”
    “Scusi, ma io ho visto in un telefilm che c’erano i protagonisti che volevano cospargersi di Nutella e poi leccarla via: perché? È una cosa bella?”.
    “Ma è vero che le suore sono frigide?”.
    “Ma se la prima volta fa male perché si deve rompere l’imene, se io me lo rompo preventivamente da sola, poi non fa più male?”.
    Io voglio sapere che gusto ha un peneee!!”.

    Passano cinquanta minuti di questa solfa, e i due ragazzi se ne vanno, molto soddisfatti. Alla nostra professoressa dicono che abbiamo espresso in tutta libertà i nostri interrogativi, e che è stato senza dubbio un incontro molto proficuo.
    La mia classe di dodicenni è uscita molto galvanizzata da questa esperienza, non avendo imparato alcunché sull’affettività, sull’importanza del sesso, o sui rischi cui si va incontro facendolo (i due ragazzi rispondevano esclusivamente alle nostre domande, e nessuno di noi aveva posto domande in merito).
    In compenso, ci siamo sentiti dire che se vogliamo sapere che gusto ha un pene dobbiamo andare a cercarne uno da assaggiare, il che per inciso è una cosa assolutamente piacevole che tutte le coppie dovrebbero provare, fidatevi! (assicurano i due ragazzi).
    Però, la nostra classe risultava aver svolto una splendida lezione di Educazione Sessuale (peraltro, sotto la guida di una cooperativa apposita)… quindi, agli occhi dei nostri insegnanti e dei nostri genitori (e peggio ancora di noi stessi!), la vita sessuale non avrebbe più dovuto aver misteri, per i sottoscritti. Pronti per andare allo sbaraglio.

    Per carità, non dico che tutte le lezioni di educazione sessuale siano così in tutta Italia… fatto sta che questa è stata la mia esperienza (che sembra del tutto surreale, ma giuro che invece è successo veramente :-S). E ripeto, ci eravamo affidati a una cooperativa – o quel che l’è –che lo fa di professione, quindi teoricamente questi due ragazzi avrebbero anche dovuto avere una certa esperienza sul come trattare con dei dodicenni… non eran due imbecilli scesi dalla luna, insomma.

    Secondo me, il problema di quel povero Ministro è (anche) che ha assunto i miei stessi “insegnanti”😉

    (Ehm… scusami Claudio, è venuto un commento lunghissimo: se c’è qualcuno che è arrivato a leggere fin qui, si merita tutta la mia ammirazione :-P)

  • Swann77

    Come sempre il post di Claudio è interessante ed arguto. Io però nel merito non ci vedo nulla di male se si inizia a parlare di sesso in sedi istituzionali. I ragazzi ne parlano da quando hanno sei o sette anni e lo fanno, ovviamente, con gli scarsi bagagli di conoscenza di cui dispongono.
    Nessuno poi dice che parlare di sesso debba equivalere a considerare giusto che questo venga praticato in ogni modo, ad ogni età e a ogni costo.

    Io ricordo ancora quando rinvenni in giro per casa un libretto delle edizioni paoline sull’educazione dei giovani. Sfogliandolo, avevo tra i dieci e i dodici anni, scoprii che quello che da tempo praticava era il terribile "vizio solitario" e che ci sarebbe voluta tanta compresione, pazienza, magari l’aiuto di uno psicologo e certamente del prete, per superarla.
    Se Dio vuole, l’angoscia di quei giorni è passata da sè…

  • utente anonimo

    Basta che non confondiamo l’educazione sessuale con l’educazione a come non rimanere incinta se vado a letto con il mio ragazzo. 
    Altrimenti chiamiamola in un altro modo…..
     

  • ClaudioLXXXI

    #4
    "confuta totalmente"? Come sei premuroso, Yussuf. Lieto che il racconto ti sia piaciuto. E’ possibile che l’antitesi del rapporto confuti la mia tesi, ma tu sei sicuro di aver individuato qual era la tesi implicita del racconto?

    Il rapporto di per sè è molto interessante, anche se è così lungo che finora ne ho potuto leggere soltanto alcune parti. Però la tabella contenuta nel post citato da Ldp mi sembra approssimativa, perchè non ha senso fare confronti tra gli Stati se non si approfondiscono le differenze educative al loro interno, che sono in ultima istanza quelle che fanno la differenza. Già mettere un dato unico per gli USA, come se la California e la Bible Belt fossero la stessa cosa, mi rende perplesso. Continuerò la lettura del paper Unicef per capire se approfondisce l’argomento.
    (tutto questo, naturalmente, senza nasconderci che l’Unicef negli ultimi dieci anni circa, ahinoi, più che difendere i diritti dei bambini si è interessata a difendere le politiche "radicali" sui bambini e gli interessi economico-politici che ci sono dietro. Questo non per sollevare pregiudizi, ma per non illuderci che l’Unicef sia chissà quale autorità imparziale e spassionata)

    #5
    Grazie per questa preziosa e divertentissima testimonianza!!!😀
    Ma i ragazzi della cooperativa quanti anni avevano?

    #6-7
    Nessuno poi dice che parlare di sesso debba equivalere a considerare giusto che questo venga praticato in ogni modo, ad ogni età e a ogni costo
    Su questo sono d’accordo ed è infatti il motivo per cui l’ora di educazione sessuale non è un’idea sbagliata di per sè: tutto dipende da cosa si insegna, a che cosa si educa.

  • licenziamentodelpoeta

    > come se la California e la Bible Belt fossero la stessa cosa

    Neanche Roma e Barcellona Pozzo di Gotto sono la stessa cosa, tuttavia succede che si pubblichino statistiche che le includono entrambe e su queste statistiche si appiccichi un’etichetta con su scritto "Italia".

  • Yussuf

    Beh, Licenziamento, Claudio non ha tutti i torti: un dato unico per paesi grandi come gli Usa può nascondere realtà interessanti. Per esempio, uno studio recente (J.M. Strayhorn e J.C. Strayhorn, «Religiosity and teen birth rate in the United States», Reproductive Health 2009, 6:14), ha rilevato una forte correlazione fra il grado di religiosità negli stati americani e il relativo tasso di maternità fra le adolescenti: più alta la prima, più alto il secondo. La correlazione permane anche dopo aver corretto i dati per tenere conto del reddito e del tasso di aborti; gli Strayhorn ipotizzano che ciò che fa la differenza sia la minore propensione delle adolescenti religiose a usare contraccettivi.

  • Hayalel

     Scusate, ma non riesco a capire una cosa:

    su un tavolo da biliardo vengono disputate 20 partite nell’arco di due settimane. Alla fine di ogni partita si conta il numero di palle per ciascuna buca e, dopo la ventesima partita, si rileva che la buca orientata a nord-est ha avuto un incremento della percentuale di palle per partita. Io posso correlare ciò al fatto che ho la finestra a sud e che la luce sia diminuita perché ci avviamo verso il solstizio d’inverno. Oppure posso correlarlo con il fatto che mio figlio è cresciuto di due settimane. Oppure inventarmi un "tasso di bellezza" e dire che il tasso di bellezza di mia moglie è aumentato del 3% nelle ultime due settimane.

    In definitiva, in sistemi complessi come l’ambito sociale o la meteorologia le correlazioni lasciano il tempo che trovano perché le variabili in gioco sono innumerevoli. Ad esempio, nel documento fornito si dice degli USA: "welfare payments to unmarried mothers ecourage teenage pregnancy". Quindi, a parte tutto il resto (che può essere realmente tanto), c’è un incentivo economico.

    Soprattutto in campo sociale, ci sono centinaia di situazioni e di fattori che possono portare a scegliere una nascita o un aborto. Voglio dire: qui stiamo cercando di risolvere un sistema fin troppo complesso con la pretesa di usare poche variabili. In meteorologia lo si è visto spesso che il solo approccio statistico non porta a nulla di concreto.

    Ad ogni modo, questa è la mia modestissima opinione, non ho mai fatto studi del genere quindi posso sbagliarmi. Chiunque però è libero di pensare quello che vuole e di pubblicare gli articoli che vuole.

  • berlic

    Lettura interessante, quei dati. Nel rapporto Unicef è interessante notare come non si tenga affatto conto del fatto che ci si sposa sempre più tardi. Trent’anni fa un matrimonio nella fascia d’età indicata dal rapporto era molto più comune di adesso, e ovviamente questo ha una pesante incidenza. Nel rapporto stesso è indicativa quella tabella, che sarebbe stato utile avere anche come evoluzione nel tempo, riguardante la percentuali di nascite all’interno del matrimonio. Un’occhiata alla stessa tabella alla colonna del Giappone dovrebbe poi togliere qualsiasi dubbio sul fatto che le differenze culturali – che nel commento di quel blog non sono considerate – sono invece altamente significative.
    Come giustamente si faceva notare, però, il punto non è l’informazione su come si faccia o non si faccia l’amore. Il punto è perchè farlo oppure no. L’attenzione alla persona. L’amore. Il rispetto. La prospettiva di vita. Per queste cose, però, c’è bisogno di maestri. Per il resto, basta un tecnico.  

  • Yussuf

    @Berlicche:

    il fatto che ci si sposi sempre più tardi può spiegare indubbiamente parte della diminuzione dei tassi di maternità fra le giovanissime; ma non spiega, mi sembra, perché in alcuni paesi quei tassi siano scesi in proporzione più che in altri. Si possono per esempio paragonare in fig. 8 le situazioni di Norvegia e Regno Unito, che nel 1970 avevano tassi simili (risp. 44,6 e 49,4), ma che nel 1998 mostravano una netta divergenza (12,4 e 30,8). Eppure la fig. 9 mostra un tasso di nascite nel matrimonio identico per le minori di 20 anni dei due paesi…

    Che poi questa disparità sia imputabile ai diversi modi di insegnare la contraccezione è chiaramente solo un’ipotesi, per quanto verosimile; ipotesi che però, in mancanza d’altro, varrebbe forse la pena di mettere alla prova.

  • ClaudioLXXXI

    gli Strayhorn ipotizzano che ciò che fa la differenza sia la minore propensione delle adolescenti religiose a usare contraccettivi

    Yussuf, questa deduzione potrebbe per certi versi essere fondata, a patto di lasciare da parte facili generalizzazioni ideologiche. Se il messaggio educativo si riduce a un mero “don’t fuck” senza spiegare perché, senza spiegare tutta l’antropologia ragionevole che sta alla base di un approccio al sesso più completo del semplice piacere fisico, allora non ha senso e diventa dannoso: tende a produrre, alternativamente, frustrati repressi o bruti animaleschi, in ambo i casi gente ossessionata.
    Educare è ben più che dire “puoi farlo” o “non puoi farlo”.

    Nel racconto il Ministro è l’ideologia, la segretaria è la realtà. Il Ministro non trova la soluzione del problema perché i suoi dati di partenza sono incompleti, e quello che manca è quello che non vuole vedere, e non vuole vederlo perché dovrebbe mettere in dubbio tutte le certezze su cui ha basato la propria vita. Anzitutto dovrebbe capire che la soluzione non è semplicemente un fatto tecnico; e poi dovrebbe ridimensionare l’efficacia di quella stessa tecnica, posto che nessun contraccettivo è efficace al 100%.
    Per es., nel prevenire le gravidanze il profilattico ha un Indice di Pearl tra 0,2% e 2% secondo wikipedia , tra 12% e 14% secondo questo sito, tra 7% e 15% secondo quest’altro sito (chi ha ragione???). La percentuale di defaillance aumenta nel prevenire la trasmissione dell’AIDS, perché il virus dell’HIV è ben più piccolo di uno spermatozoo e passa attraverso il lattice anche in presenza di minori porosità.

    A proposito, Yussuf, giacchè sei così fornito di statistiche, non è che mi puoi consigliare uno studio sull’incidenza della compensazione del rischio (anche detto effetto Peltzman)? Come certo saprai, è quel fenomeno che si ha quando un fattore che diminuisce ma non elimina il rischio di un comportamento pericoloso genera una falsa sensazione di sicurezza totale, perciò fa aumentare i comportamenti pericolosi; se l’aumento è tale da bilanciare la diminuzione, il risultato paradossale è che il fattore di diminuzione del rischio, unito a una propaganda troppo generosa, fa aumentare anziché diminuire il pericolo.
    Il fenomeno è stato dimostrato quando, subito dopo l’introduzione in Inghilterra delle cinture di sicurezza, gli incidenti mortali sono diventato di più anziché di meno. Questo perché i guidatori recepivano il messaggio che "se metti la cintura di sicurezza stai tranquillo", perciò premi pure sull’acceleratore…
    Mi pare che ci siano degli studi analoghi anche in campo sessuale, non è che ne conosci qualcuno?

    P.S. Yussuf se questo racconto ti è piaciuto, ti consiglio anche questo

    P.P.S. mi raccomando, non mancate di notare l’uso peculiare che fa il Ministro dell’aggettivo altro.

  • nihilalieno

    Si era notato…
    Mia sorella ha scelto il ginecologo sulla base della prima frase che gli ha detto: " signora, la gravidanza non è una malattia".

  • Yussuf

    Io penso che non sia compito dello Stato insegnare un’antropologia, «ragionevole» o meno che sia. Spiegare i perché spetta piuttosto alle famiglie – principio che, per inciso, diventa una salvaguardia nel caso in cui a dettare i programmi scolastici finisca qualcuno con un’idea di antropologia «ragionevole» diametralmente opposta alla tua.
    Detto questo, è anche vero però che la neutralità stessa di un insegnamento può essere un problema per alcuni. Un bambino di dieci anni cui sia stato insegnato che cos’è un preservativo in una scuola dei Paesi Bassi (non che lì si insegni solo questo: i bambini imparano anche a resistere alle pressioni dei coetanei, cosa che spero tutti giudicheranno lodevole) potrà avvertire un contrasto fra questa informazione e l’insegnamento da parte dei genitori della concezione cattolica dell’amore sessuale: la prima, pur neutrale, già per il solo fatto di venire comunicata presuppone in qualche modo che non ci sia niente di male nell’usare contraccettivi meccanici.
    Uscirne non è facilissimo, perché bisogna contemperare il diritto dei genitori a decidere dell’educazione dei propri figli con quello dei figli a ricevere le informazioni necessarie a decidere in futuro da soli; ma in questo caso un compromesso sembra possibile, visto che comunque quelle informazioni sono largamente accessibili (anche se magari non sempre in forme adatte agli adolescenti) e che i valori tradizionali cari ad alcuni potrebbero dimostrarsi alla fine efficaci nel prevenire le gravidanze delle minorenni quasi quanto approcci più liberali, se davvero – come propone anche il rapporto dell’Unicef – l’onorevole piazzamento di Spagna e Italia nella classifica che stiamo commentando è connesso con il rispetto di valori tradizionali. Insegnamenti solo facoltativi di educazione sessuale potrebbero essere dunque proponibili in questi paesi (il problema drammatico si pone probabilmente in paesi e regioni in cui al tradizionalismo si affianca una spiccata sessuofobia; lì davvero solo l’educazione sessuale impartita a tutti sembra poter spezzare certi meccanismi sociali perversi).

    I compromessi invece diventano impossibili quando i sostenitori di una certa antropologia non si accontentano di difendere la propria visione del mondo e dei loro valori personali ma passano sul terreno dei fatti. Se qualcuno se ne esce a dire che i preservativi esacerbano i mali che dovrebbero curare, sta con ciò stesso proponendo di condizionare una legislazione valida per tutti – chi vorrebbe lasciare in vendita un ritrovato tanto difettoso? Solo che quei pretesi fatti sono un po’ troppo spesso mal capiti o del tutto inventati. Per esempio, il tasso di fallimento del preservativo correttamente usato è di circa il 2% (le stime più alte si riferiscono all’uso medio, che è spesso un uso improprio); ma questo non vuol dire che 2 volte su 100 una coppia che usa questo metodo si ritroverà con una gravidanza indesiderata. Vuol dire invece che in media 2 coppie su 100 che usano solo il preservativo (con un numero medio di rapporti sessuali) avranno una gravidanza indesiderata all’anno, o in altre parole (anche se un po’ paradossali), vuol dire che una coppia di immortali che usi solo i preservativi per 100 anni di seguito avrà in totale due gravidanze indesiderate. Stesso discorso per la prevenzione dell’Aids. Anche l’effetto della compensazione del rischio è stato ampiamente sopravvalutato nel caso dell’Aids: una recente review degli studi condotti in Africa afferma: «There has been concern that condom promotion may increase sexual risk-taking, especially among youth, adversely affecting the overall impact of condom promotion campaigns. Of the 19 studies that provided data on the number of sexual partners, a significant decline was reported postintervention in 13, with four others finding no significant difference in the number of sexual partners reported, and only one observing an increase in the number of clients per day. From the studies that focused on youth, five found no evidence that non-sexually active youths became active as a consequence of the intervention, and only one reported a significant increase in the proportion of male youth who were sexually active following a 2-year intervention» (A.M. Foss et al., «A systematic review of published evidence on intervention impact on condom use in sub-Saharan Africa and Asia», Sexually Transmitted Infections 83, 2007, 512). I fatti vengono prima delle ipotesi.

    P.S. Nonostante non concordi sull’ispirazione di fondo, non posso fare a meno di notare che hai talento per la scrittura. Ricambio il tuo link con quello che a tutt’oggi è stato il mio unico tentativo letterario.🙂

  • ClaudioLXXXI

    Io penso che non sia compito dello Stato insegnare un’antropologia, «ragionevole» o meno che sia. Spiegare i perché spetta piuttosto alle famiglie – principio che, per inciso, diventa una salvaguardia nel caso in cui a dettare i programmi scolastici finisca qualcuno con un’idea di antropologia «ragionevole» diametralmente opposta alla tua.

    Sono in parte d’accordo anche se per motivi diversi. Provo a spiegare semplicemente un discorso, ahinoi, molto complicato.
    Fondamentalmente credo che insegnare tutto ciò che attiene ai “valori” (parola generica e impegnativa, lo so), all’orizzonte di senso del come vivere, spetti originariamente alla famiglia. La scuola non è altro che la delegataria da parte dei genitori di questo compito educativo: e questo vale non solo per la scuola privata, ma anche per la scuola pubblica. Sono i totalitarismi che negano l’insegnamento familiare e attribuiscono la missione educativa esclusivamente allo Stato e alla scuola pubblica, per ovvi motivi di indottrinamento di massa. Non so se hai letto il settimo libro di Harry Potter, ma se lo hai letto avrai notato che… però forse non l’hai letto… lasciamo perdere. Dicevamo, insegnare la “morale” non è compito dello Stato, anche perché lo Stato di per sé non ha e non può avere una morale, ha solo un’etica che emerge dal diritto ed è ricavata da quel tanto di valori morali che sono condivisi circa all’unanimità da tutte le diverse morali presenti nella società civile. Non approfondisco adesso questo discorso sulla laicità dello Stato altrimenti non ne usciamo più.
    Invece i genitori, se hanno il diritto di impartire ai figli i valori morali che ritengono giusti (poi saranno i figli da grandi a scegliere da soli se confermare o abbandonare quei valori), non hanno il diritto di raccontar panzane ai figli sui fatti empirici, acclarati, “oggettivi” (con questo non voglio dire che la morale sia soggettiva ma spero si capisca ciò che intendo). Un genitore può insegnare al figlio o dire alla maestra di insegnare al figlio che la Rivoluzione Francese è stata una cosa bellissima, oppure che è stata un disastro storico, oppure che ha avuto conseguenze positive e negative; però non può dire al figlio che la Rivoluzione Francese, chessò, è scoppiata nel 1600, o che ha lasciato la Francia praticamente uguale, o che i controrivoluzionari vandeani sono stati trattati con amore e gentilezza. Allo stesso modo un cattolico può insegnare al figlio i motivi per cui rimandare il sesso a dopo il matrimonio, ma non può dirgli che il preservativo è assolutamente inefficace come metodo contraccettivo perché questo sarebbe falso. Naturalmente vale anche l’inverso, il genitore “moderno” insegnerà al figlio come avere una vita sessuale attiva e consapevole, ma non può dirgli che basta mettersi addosso quel po’ di plastica e può stare del tutto tranquillo.

    Il problema è questo schema di cui sopra entra in crisi quando si tratta di affrontare alcuni casi limite.
    Per esempio, che fare se i genitori intendono insegnare al figlio valori morali che la quasi totalità della società considera aberranti? Non solo cose estreme tipo il cannibalismo come nella famiglia del Texas Chainsaw Massacre, ma anche roba tipo il furto come sistematica fonte di sostentamento (leggi: problema zingari) oppure un virulento razzismo biologico stile KKK. In questi casi lo Stato ha il diritto-dovere di togliere un figlio ai genitori indegni e affidarlo a un’altra famiglia che si suppone gli darà un’educazione migliore? Io direi di sì, perché il contrario sarebbe profondamente ingiusto nei confronti dello stesso figlio, ma è chiaro che diventa veramente problematico stabilire qual è la soglia di difformità etica oltre la quale il figlio andrebbe tolto ai genitori.
    Altro problema: la linea di confine tra “valori” e “fatti” non è così netta, perché l’insieme di valori morali che mi appartengono inevitabilmente influenza il mio modo di guardare i fatti, e dunque ci sono fatti che sono negati da chi ha certi valori morali. Esempio, le coppie omosessuali. A prescindere da cosa pensiamo dell’omoerotismo in termini di bene e male, è un fatto che il sesso omosessuale non è assolutamente uguale al sesso eterosessuale, per il motivo molto semplice e banale che il primo è sterile e il secondo è il mezzo con cui la specie umana si perpetua fin dalla sua comparsa sul pianeta. Perciò un’educazione sessuale politicamente corretta che racconti agli alunni che gay o etero non c’è nessuna differenza, essendo un fatto falso, costituisce un grave disservizio a danno dei ragazzi e non dovrebbe essere permessa. Sennonché, inevitabilmente, questo mio giudizio sul “fatto” è considerato nient’altro che un “valore” da chi ha valori diversi. Oppure per uscire dall’ambito sessuale si può pensare alla discussione sul darwinismo o a tantissime controversie storiche (non è neanche più uno scandalo dire che la maggior parte dei libri di storia contemporanea sono stati scritti in area di egemonia culturale del comunismo).

    Tutto quanto sopra per dire che io ritengo andrebbe ridimensionata la scuola pubblica. In un precedente post sulla faccenda del crocifisso ho cercato di smontare il mito della scuola neutrale, anzi della neutralità stessa, che di solito si riduce a un trucchetto retorico con cui si fa passare la propria parte spacciandola per sopra le altre parti. L’educazione sessuale non è che uno dei tanti ambiti in cui non si può (ovvero è possibile in teoria ma irrealizzabile in pratica) non veicolare ai ragazzi, insieme ai “fatti”, determinati “valori” di giudizio bene/male su quei fatti. In questo modo però la scuola pubblica non può mai evitare di scontentare qualcuno, qualunque programma scolastico adotti.
    Per questo motivo ritengo che dovrebbero essere potenziate e privilegiate le scuole private. Lo Stato dovrebbe esercitare la sua funzione pubblica prevalentemente controllando i programmi scolastici delle scuole private, accertando che non giochino sporco sul “fatto” da insegnare, ma lasciando loro la libertà di trasmettere i “valori” che ritengono veri, purché sia condiviso quel nucleo minimo di valori morali che costituisce l’etica dello Stato. Dopodiché sarà la concorrenza tra le scuole private a far reggere il sistema, sarà il mercato dei consumatori-famiglie a premiare i virtuosi e punire gli incapaci. E per non privilegiare gli abbienti lo Stato dovrebbe distribuire dei buono-scuola alle famiglie bisognose, in modo che anche loro possano scegliere per i figli l’educazione scolastica che prediligono (e i soldi si trovano davvero, una volta ridimensionato il baraccone sprecone della scuola pubblica sindacalizzata).
    In questo modo la missione educativa tornerebbe ad essere anzitutto dei genitori, e solo secondariamente e per delega della scuola.

  • Yussuf

    Sono abbastanza d’accordo con te sui principi; è sulle applicazioni che la penso diversamente.
    Per esempio, tu dici: «è un fatto che il sesso omosessuale non è assolutamente uguale al sesso eterosessuale, per il motivo molto semplice e banale che il primo è sterile e il secondo è il mezzo con cui la specie umana si perpetua fin dalla sua comparsa sul pianeta. Perciò un’educazione sessuale politicamente corretta che racconti agli alunni che gay o etero non c’è nessuna differenza, essendo un fatto falso, costituisce un grave disservizio a danno dei ragazzi e non dovrebbe essere permessa». Ora, davvero tu sei convinto che l’educazione sessuale «politicamente corretta» taccia su un fatto tanto banale e tanto evidente quanto quello che dai rapporti omosessuali non nascono bambini? O che addirittura si racconti nelle scuole che i bambini possono nascere anche in questo modo? Dài, non posso credere che lo pensi veramente!
    Il problema è che a quel fatto alcuni aggiungono giudizi di valore: per esempio, che l’atto di amore ‘giusto’ è quello aperto alla procreazione. Posizione che sarà anche rispettabile (almeno finché non si traduce in offese e ingiuste discriminazioni), ma che – in quanto appunto espressione di una morale particolare – non può essere fatta propria dallo Stato. Come dici tu, lo Stato deve attenersi al diritto, e questo afferma che tutti i cittadini hanno uguali diritti. È precisamente in questo senso che si insegna «che gay o etero non c’è nessuna differenza».

    Parli poi della neutralità e del problema del crocifisso. Anche qui c’è un equivoco: chi sostiene che il crocifisso non debba stare nelle aule scolastiche non presenta in genere la propria idea come «equidistante da tutte le altre», e quindi «superiore per il fatto stesso di essere imparziale». Il contenuto dell’idea riguarda la neutralità dello Stato, ma l’idea per se stessa non è neutrale, e fonda le sue pretese di verità non sull’equidistanza ma – di nuovo – sul principio di laicità: lo Stato non è adatto a scegliere quale sia la religione migliore; questo è un compito che spetta alla coscienza individuale, libera (per quanto è possibile) dalle influenze esterne di ogni potere terreno.

  • ClaudioLXXXI

    questo non vuol dire che 2 volte su 100 una coppia che usa questo metodo si ritroverà con una gravidanza indesiderata. Vuol dire invece che in media 2 coppie su 100 che usano solo il preservativo (con un numero medio di rapporti sessuali) avranno una gravidanza indesiderata all’anno

    C’è qualcosa che mi sfugge: qual è il numero medio di rapporti sessuali in un anno? E chi lo calcola, e in base a quali parametri?
    Voglio dire, se Tizio e Tizia in una settimana hanno 1 rapporto sessuale, e Caio e Caia invece ne hanno 7, allora io sono portato a pensare che per Caio e Caia, la possibilità di una defaillance del profilattico è circa sette a uno rispetto a Tizio e Tizia, a parità di tutte le altre condizioni (tipo di preservativo etc.). Il numero effettivo di rapporti sessuali è un fattore statistico importante, mi pare strano relegarlo quasi a margine del discorso.
    Oltretutto c’è qualcosa nell’Indice di Pearl che mi rende perplesso. L’indice, se ho capito bene (da vari siti tipo questo), si calcola in base al numero di gravidanze riscontrate nel gruppo di donne osservate, ed è corretto al netto dei cicli mestruali avvenuti nel periodo in esame (visto che lì la donna è praticamente infertile di suo). Ma così non restano fuori le ipotesi in cui il contraccettivo fallisce eppure la donna non resta incinta per cause puramente naturali (dato che non ogni rapporto sessuale sfocia nella gravidanza)? Insomma non è che anche questi casi sono “acquisiti” alla stima di percentuale di efficacia del contraccettivo?
    Spero di sbagliarmi perché questo significherebbe che l’Indice sopravvaluta l’efficacia dei contraccettivi rispetto a come è in realtà…

    Ah grazie della segnalazione, poi ho trovato un po’ di fonti sull’argomento, per esempio questa ove leggo che
    they followed two groups of young people in Uganda, and the group that had the intensive condom promotion–and they were provided condoms after three years–they actually were found to have a greater number of sex partners. So that cancels out the risk reduction that the technology of condoms ought to provide. That’s the phenomenon known as risk compensation.
    William Crawley: What do you mean by risk compensation?
    Edward Green: This is when somebody uses a technology, such as condoms or sun-block, to reduce the risk, but then they compensate for that, or actually lose the risk reduction, by exposure to the sun longer in the case of sun-block or they take greater sexual risks in the case of condoms.”

    Molto interessanti anche queste “Confessions of a condom lover”, per leggere bisogna registrarsi a Lancet (registratevi, è gratuito)

  • ClaudioLXXXI

    #19

     davvero tu sei convinto che l’educazione sessuale «politicamente corretta» taccia su un fatto tanto banale e tanto evidente quanto quello che dai rapporti omosessuali non nascono bambini? O che addirittura si racconti nelle scuole che i bambini possono nascere anche in questo modo? Dài, non posso credere che lo pensi veramente

    Capisco il tuo stupore e lo condividerei, se non fosse che più di una volta mi è capitato di argomentare su forum "laici" con utenti che dichiaravano che le coppie gay sono come le etero e l’obiezione della sterilità ormai non vale più perchè con la fecondazione artificiale "anche le coppie gay possono fare i figli". Proprio. 
    Inutile far notare che la fecondazione artificiale è proprio il mezzo con cui la coppia gay aggira (non "elimina") la propria sterilità, e ricorre a un surrogato di eterosessualità che resta ancora necessaria alla prolificazione. Inutile: cioè tu dici che l’eterosessualità vale più dell’omosessualità? Allora sei razzista, omofobo, cattolico.
    Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

  • Yussuf

    Il numero medio di rapporti sessuali per anno si calcola molto banalmente con un sondaggio. Negli Stati Uniti è, se la memoria non mi inganna, di circa 80 fra le coppie in età fertile. Naturalmente uno studio fatto bene sull’efficacia dei profilattici dovrebbe riportare anche il numero di rapporti fra le coppie prese in esame; ma purtroppo è facile che questo dato non venga riportato quando si divulgano i dati. La cosa però è meno importante di quanto possa apparire a prima vista: primo perché vengono di norma scartate le coppie con una frequenza di rapporti troppo bassa, e secondo perché oltre una certa soglia la relazione che lega il numero di gravidanze al numero di atti sessuali non è più lineare: l’incremento diventa più piccolo al crescere della frequenza di rapporti (per motivi abbastanza intuibili).

    Oltre al numero dei rapporti conta anche naturalmente il periodo in cui avvengono. È chiaro che se una coppia ha rapporti sempre concentrati proprio nei giorni dell’ovulazione corre più rischi a usare un preservativo. Ma ovviamente questo è molto improbabile: alla lunga i rapporti sono distribuiti casualmente, e se uno studio di efficacia del preservativo rispetta i normali requisiti statistici (cioè se usa un campione rappresentativo per un tempo sufficientemente lungo) non sopravvaluterà l’efficacia dei contraccettivi rispetto alla realtà.

    Avrai notato che sia Edward Green sia James Shelton citano un solo studio (sempre lo stesso) a favore della loro tesi. Uno studio isolato non dimostra naturalmente moltissimo: ci possono essere problemi di metodologia, o la situazione che rispecchia può essere particolare e isolata. In questi casi è buona norma analizzare il numero più alto possibile di ricerche; ed è quello che fanno i review articles, come quello che ti ho citato io, che prendeva in considerazione non uno ma 19 studi originali, con i risultati che hai visto (è grave, per inciso, che Green sembri ignorare quell’articolo, pubblicato due anni prima della sua intervista). Aggiungo che Shelton, nel suo commento, conclude nonostante tutto con queste considerazioni: «With a strong backdrop of partner limitation (and disinhibition kept to a minimum), condoms are a vital backstop for high-risk situations, including discordant couples. […] So an armistice in the polarised argument pitting condoms against abstinence is imperative». Parole molto sagge, mi pare.

    Ammettiamo pure che la fecondazione artificiale sia il mezzo con cui la coppia gay «aggira» la propria sterilità, e ricorre a un «surrogato» di eterosessualità (anche se la tua scelta di parole denuncia già – ma forse è solo una mia impressione – dei giudizi di valore): da questo fatto cosa ne segue, secondo te? Che l’eterosessualità vale più dell’omosessualità? Perché? O è solo un giudizio che ti hanno attribuito su quei forum, ingiustamente?

  • ClaudioLXXXI

    Diverse questioni a cui rispondere.

    Statistica delle gravidanze: ho scaricato in pdf e letto un po’ di Determinants of fertility in developing countries, il libro che linkavi, ma ammetto che non sono riuscito a seguirlo più di tanto. O il mio inglese non è come pensavo o lo studio è al di là della mia comprensione. Ci riproverò a mente più lucida e con più tempo. Comunque grazie della segnalazione.
    Per il rapporto tra atti sessuali e gravidanze effettive, è chiaro che (riprendo il mio esempio di prima) se Caio e Caia fanno sesso circa 7 volte più di Tizio e Tizia, questo non vuol dire che effettivamente la prima coppia avrà 7 gravidanze e la seconda solo 1, ma bensì vuol dire solo che soltanto uno dei fattori dell’equazione è per C&C sette volte rispetto a T&T, mentre il risultato finale sarà influenzato da tutte le altre differenze nei fattori causali (es. i giorni in cui avvengono i 6 rapporti in più di C&C sono più o meno vicini all’ovulazione?) e perciò la proporzione finale non sarà 7:1.
    Ma questo non è il problema di cui parlavo.

    Rispiego meglio la mia domanda: abbiamo un sovrapporsi di due distinti ostacoli alla gravidanza, di cui il primo naturale e cioè la difficoltà intrinseca dell’incontro dei gameti nel percorso degli spermatozoi attraverso le tube di Falloppio e tutto il resto, il secondo artificiale ovvero la presenza e l’azione del contraccettivo. Gli studi sull’efficacia del preservativo, e in generale della contraccezione in genere, tengono conto del sovrapporsi di queste due cause nel momento in cui quantificano probabilisticamente l’efficacia del contraccettivo sulla base del numero di gravidanze? E se sì, sono in grado di ripartire correttamente la responsabilità delle mancate gravidanze tra questi due differenti tipi di ostacoli?
    Me lo chiedo e te lo chiedo perché dalle descrizioni che ho trovato in rete dell’Indice di Pearl (siti web dall’attendibilità opinabile, per questo vorrei capirci di più) non mi sembrava. Con la conseguenza che il contraccettivo “si prende il merito” della mancata gravidanza anche nel caso in cui esso in realtà ha fatto fiasco, ma non c’è stata fecondazione per cause diverse e forse imponderabili (muco cervicale molto acido, etc.), e perciò la sua efficacia (innegabile, per carità) è sopravvalutata.
    Non sarebbe una cosa da poco.

    Compensazione del rischio: mi informerò ulteriormente e cercherò il review article del 2007 che citavi.
    Concordo sull’articolo di Shelton, ne condivido il giudizio di fondo. Ma allora perché prendersela polemicamente con le autorità morali che consigliano l’astinenza e la fedeltà? Chi le ascolta è al riparo, e chi non le ascolta deciderà da solo se usare i contraccettivi, non ti sembra?

    Circa la tua ultima domanda, va da sé che la risposta dipende da cosa intendi per valore.
    Darwinianamente la risposta dovrebbe essere brutalmente sì: l’eterosessualità fa proseguire la specie, l’omosessualità no, questo è quanto. L’omosessuale è un incidente della natura, come il neonato con la spina bifida, inutile all’evoluzione della specie.
    Non per niente i nazisti, che interpretavano darwin nel modo più confacente, ammazzavano anche gli omosessuali oltre ai malati e alle razze inferiori.
    Grazie al cielo io, che non sono un darwiniano di rigorosa osservanza, faccio riferimento a una concezione del valore umano diversa dal puro utilitarismo. Perciò, e questa è l’educazione sessuale che darò ai miei eventuali figli, il fatto che l’eterosessualità sia feconda e l’omosessualità sterile non cambia di una virgola il fatto che un omosessuale vale come un eterosessuale, tanto quanto, perché tutte le persone hanno lo stesso infinito valore personale e la stessa infinita dignità umana.

  • licenziamentodelpoeta

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  • Yussuf

    No, direi che l’efficacia del contraccettivo non è sopravvalutata, e che il profilattico non «“si prende il merito” della mancata gravidanza anche nel caso in cui esso in realtà ha fatto fiasco».
    Gli studi di efficacia funzionano così: si prende un campione rappresentativo di coppie volontarie in età fertile, gli si regalano alcuni pacchi di condom, e dopo un periodo congruo (p.es. sei mesi) si va a vedere quante coppie si sono ritrovate con una gravidanza avviata. Supponiamo che, del campione, solo 4 coppie su 100 all’anno aspettino un bambino; vuol dire che le altre 96 coppie devono ringraziare il profilattico per il fatto di non avere una gravidanza non voluta? La risposta è no: se si prendono 100 coppie paragonabili a quelle, ma che non usano nessun metodo contraccettivo, dopo un anno ci si ritroverà non con 100 gravidanze avviate, ma in media — se ricordo bene — con 85. Quindi quante sono le gravidanze evitate dal contraccettivo? Ovviamente 85-4=81. Ci sono 15 coppie che comunque non avrebbero avuto figli, anche senza profilattico; ma in genere non possiamo sapere in anticipo quali.

    Mi chiedi perché prendersela polemicamente con le autorità morali che consigliano l’astinenza e la fedeltà, dato che «Chi le ascolta è al riparo, e chi non le ascolta deciderà da solo se usare i contraccettivi». Purtroppo questa sembra una falsa dicotomia: la divisione non è così netta. Ci può essere chi ascolta quelle «autorità» morali inizialmente, e poi cede improvvisamente alla tentazione, infrangendo astinenza o fedeltà, ma avendo sentito dire che i preservativi non servono a niente o addirittura peggiorano la situazione, non prenderà precauzioni; c’è chi quelle autorità non le ascolta, ma avrà udito — magari di seconda mano — quelle stesse informazioni false sui condom, e darà loro credito; c’è chi segue in tutto quei dettami morali, ma è sposato con qualcuno che non lo fa, e di nuovo non userà o non pretenderà che si usi il condom; e via dicendo. Una cattiva informazione fa sempre danni.

    Sono d’accordo con quello che dici sull’omosessualità, anche se puntualizzerei il fatto che la teoria dell’evoluzione non propone valori, ma spiega unicamente il funzionamento del mondo naturale: un uomo che si unisce a una donna con dei figli di un’unione precedente massimizza la propria fitness evolutiva uccidendo quei bambini, ma questa verità non cambia minimamente la natura criminosa di quell’atto. Di nuovo, i fatti sono separati dai valori.
    Ma se ritieni che gli omosessuali abbiano lo stesso valore di tutti gli altri esseri umani, questo vuol dire che sei pronto a riconoscere loro uguaglianza di diritti in ogni campo, giusto?

  • berlic

    Un cieco ha lo stesso valore degli altri esseri umani. Ha diritto a pilotare un aereo?  

  • Yussuf

    Si parla – ovviamente – di diritti fondamentali. Oppure pensi che la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, là dove afferma che «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti», non si applica ai ciechi nati, dato che questi non possono pilotare un aeroplano?

  • ClaudioLXXXI

    Ti ringrazio della spiegazione esauriente, Yussuf. Se questa è la metodologia corretta degli studi di efficacia, ritiro ben volentieri le mie obiezioni e perplessità al riguardo.

    Sui danni della cattiva informazione, concordo: per questo sarebbe disonesto da parte mia e di chiunque dire semplicemente che i preservativi “non servono” tout court. Ciò che in realtà si dice (e che disse anche il Papa in quella circostanza deplorevolmente distorta dai giornali) è che i preservativi non servono “da soli”, ovvero come puro rimedio tecnico ed in mancanza di una profonda educazione umana.

    vuol dire che sei pronto a riconoscere loro uguaglianza di diritti in ogni campo, giusto?
    In ogni campo in cui è ininfluente l’orientamento sessuale, assolutamente sì. Nei campi in cui invece la differenza rileva, allora non può darsi meramente “eguaglianza”, proprio perché c’è la “diversità” da riconoscere e accettare (che è comunque diversità di accidente e non di sostanza).

  • Yussuf

    Se per «quella circostanza» ti riferisci al viaggio apostolico in Camerun, il 17 marzo 2009, ciò che rispose Benedetto XVI a una domanda di Philippe Visseyrias di France 2 sull’epidemia di Aids in Africa, mentre si trovava a bordo dell’aereo che lo stava portando a Yaoundé, è testualmente questo: «Direi [che] non si può superare questo problema dell’Aids solo con [i] soldi: sono necessari, ma se non c’è l’anima che sa applicarli, non aiutano; non si può superare con la distribuzione di preservativi: al contrario, aumentano il problema». La trascrizione sul sito della Santa Sede è leggermente differente («Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con soldi, pur necessari, ma se non c’è l’anima, se gli africani non aiutano (impegnando la responsabilità personale), non si può superarlo con la distribuzione di preservativi: al contrario, aumentano il problema»), e smorza la perentorietà dell’affermazione sui preservativi, rendendola condizionata (e anche un po’ sgrammaticata…) – il che sembra dimostrare che anche a loro abbia creato qualche problema.

    Sui diritti degli omosessuali – e in particolare su quali diversità realmente ostino al conferimento di certi diritti – ci sarebbe molto da dire. Ma penso che ci allontaneremmo anche molto dal tema del post. Magari in un’altra occasione.

  • berlic

    Yussuf, giustamente siamo OT; ma quando parli di "diritti in ogni campo" non mi pare che tu voglia riferirti a quelli fondamentali, o sbaglio? 

  • Yussuf

    Come ti ho detto, mi riferivo proprio a quelli fondamentali, che non sono certo limitati a un solo campo. Sono diritti politici, sociali, giuridici; diritti alla libertà di pensiero, di coscienza, di religione; diritti ad avere una proprietà, una vita familiare…

  • agapetos

    Ooops non m'ero accorto che l'avevi già inserito tu il link, Claudio!
    In realtà sono finito su questo post per motivi che ti potrà spiegare una persona di tua conoscenza che mi ha instillato il fantasma della.
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    PAPERA CUGLIUTA!

Ciao. Se vuoi commentare, accomodati. Non c'è bisogno di nome o e-mail, non c'è approvazione preventiva, no censura. Hai il libero arbitrio e io lo rispetto, anche se potresti usarlo male. Ricorda però che la libertà implica la responsabilità. Se sei un troll, ignorerò i tuoi commenti - a meno che tu non faccia un flood. Se pensi che quel che dico è sbagliato, fammelo notare. Attenzione però, perchè chiunque tu sia, se non sei d'accordo con me, proverò a convincerti del contrario. Qui il dialogo non sono belle chiacchiere per scambiarsi "secondo me" e sentirsi più buoni e tolleranti: qui il dialogo serve a cercare, trovare, amare la Verità.

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