Il cristianesimo come fatto estetico e i vampiri di Ann Rice

Il cristianesimo come fatto estetico

e i vampiri di Ann Rice

 

 

Parliamo della bellezza.

Qualcuno potrebbe ricordare che in un precedente post avevo deplorato la tendenza all’abbruttimento e all’iconoclastia che ha imperversato negli ultimi cinquant’anni circa di cattolicesimo, sicché paradossalmente il patrimonio di bellezza accumulato nei secoli dalla Chiesa cattolica è molte volte apprezzato più fuori che dentro di essa. Stavolta invece voglio suonare l’altra campana: vorrei mettere in guardia dal rischio di ridurre il cristianesimo a un puro estetismo, affascinante ma sostanzialmente mutilato delle sue ricadute concrete sul vissuto quotidiano, un pulchrum sostanzialmente separato dal verum e dal bonum.

Questo mi fa venire in mente i vampiri di Ann Rice.

 

 

Se fate un giro in una libreria ben fornita troverete immancabilmente, probabilmente accanto ai libri di Twilight o True Blood, una pila alta così delle “Cronache dei Vampiri” scritte da Ann Rice, attualmente 10 volumi pubblicati in Italia. Dal primo della serie è stato tratto il film Intervista col Vampiro, che merita la visione (evitate invece La regina dei dannati: una vera schifezza).

Ann Rice, almeno a leggerla nella non ineccepibile traduzione italiana, è una scrittrice sempre sul filo dello sdilinquimento femminile e delle romanticherie; provvista di uno stile discreto, con picchi di bravura e cadute di mediocrità; sostanzialmente mi pare molto più brava nella costruzione delle trame, che generalmente coprono centinaia d’anni e comprendono intricati alberi genealogici e amori e/o rancori che si trascinano nei secoli dei secoli, piuttosto che nello svolgimento effettivo degli intrecci. Ma queste sono valutazioni strettamente letterarie, e in questa sede non m’interessano granché.

Quel che qui preme dire è che nei primi libri della serie si evince chiaramente un’impostazione atea, se non addirittura antiteista (soprattutto nella Regina dei Dannati), che naturalmente rifletteva le idee di Ann Rice nel periodo in cui li aveva scritti. La spiegazione “tecnica” che l’autrice dà dell’esistenza dei vampiri non coinvolge in alcun modo né un dio né un diavolo ma solo gli “spiriti”, che sono semplicemente un’altra forma di vita; il cosiddetto soprannaturale è soltanto una porzione di naturale che finora sfugge alla nostra percezione e comprensione, anche se alcuni umani hanno poteri paranormali e possono operare “stregonerie”. La religione è generalmente vista come superstizione, disgrazia per l’umanità, causa di violenza e di rigide morali che inibiscono i piaceri della vita tra i quali anzitutto il Sesso. Il vampiro Lestat, il protagonista della serie, si risveglia nell’America anni ’80 dopo un sonno pluridecennale ed è piacevolmente colpito dalla mentalità imperante: una “morale laica senza peccati” simile al ‘700 della sua giovinezza, dove il dio cristiano è morto e i giovani sognano utopicamente un nuovo mondo di bontà e sesso libero.

Conviene specificare che tutti i libri di Ann Rice sono impregnati di sesso, non tanto per le occasionali descrizioni di amplessi che lasciano poco all’immaginazione, quanto per la sensualità erotizzante che accomuna tutti i suoi personaggi: i quali sono fondamentalmente degli esteti, dei perenni Dorian Gray, dei decadenti che non decadono siccome immortali, e riempiono la loro perpetua vitalità pagata col sangue altrui di quadri e statue e musica e architettura e tutte le arti e soprattutto bellezza erotica. In questa mitologia i vampiri non possono avere tecnicamente rapporti sessuali (né mangiare né bere eccetera), ma questo non importa, uno perché l’esperienza del sangue è già di per sé cibo e orgasmo a un tempo, due perché riescono benissimo a far l’amore senza fare sesso. Si guardano, si accarezzano, condividono le ore di sonno diurno nella medesima bara stretti stretti, si piacciono eternamente. La loro sessualità è fluida e affrancata da ogni morale, tant’è che spesso amano indifferentemente l’uno e l’altro sesso, coltivano molteplici corrispondenze di amorosi sensi, e talora non disdegnano la pederastia.

(Caratteristiche che peraltro si ritrovano non solo nei vampiri ma anche nelle streghe Mayfayr, i personaggi dell’altra saga letteraria di Ann Rice; praticamente tutti i protagonisti di questa scrittrice sono fondamentalmente degli eletti, ricchi, eleganti, fisicamente belli, colti e in possesso di segreti sconosciuti ai più→ percepite anche voi un qualche cosa di gnosticismo?)

 

 

Sennonché, a un certo punto della sua vita, ad Ann Rice succede qualcosa: si converte al cattolicesimo. Anzi si ri-converte, perché lei, nata in una famiglia di cattolici irlandesi trapiantati in America, aveva avuto un’educazione molto cattolica. Riporto, tratto da wikipedia,  quel che ha detto la scrittrice medesima perché è molto interessante:

“I had experienced an old fashioned, strict Roman Catholic childhood in the 1940s and 1950s… we attended daily Mass and communion in an enormous and magnificently decorated church … Stained glass windows, the Latin Mass, the detailed answers to complex questions on good and evil—these things were imprinted on my soul forever… I left this church at age 18… I wanted to know what was happening, why so many seemingly good people didn’t believe in any organized religion yet cared passionately about their behavior and value of their lives… I broke with the church violently and totally. And I broke with my belief in God. I wrote many novels that without my being aware of it reflected my quest for meaning in a world without God.”

Ovvero: la splendida architettura della chiesa, la Messa in latino, la complessità teologica, tutte queste cose lasciano un segno indelebile sull’anima di questa ragazza, che però a 18 anni rompe con la Chiesa e da allora comincia a scrivere libri che riflettono la sua visione di un mondo senza Dio, in cui anzi la fede in Dio è la più grande disgrazia. A un certo punto però alla ragazza, diventata una signora di mezza età, succede di riconvertirsi e tornare in seno alla Chiesa cattolica:

“In the moment of surrender, I let go of all the theological or social questions which had kept me from [God] for countless years. I simply let them go. There was the sense, profound and wordless, that if He knew everything I did not have to know everything, and that, in seeking to know everything, I’d been, all of my life, missing the entire point. No social paradox, no historic disaster, no hideous record of injustice or misery should keep me from Him. No question of Scriptural integrity, no torment over the fate of this or that atheist or gay friend, no worry for those condemned and ostracized by my church or any other church should stand between me and Him. The reason? It was magnificently simple: He knew how or why everything happened; He knew the disposition of every single soul. He wasn’t going to let anything happen by accident! Nobody was going to go to Hell by mistake. This was His world, all this! He had complete control of it; His justice, His mercy — were not our justice or our mercy. What folly to even imagine such a thing.”

 

 

Ed ecco così che verso la metà della serie, fondamentalmente con il libro Memnoch il diavolo, la neoconversa autrice cambia decisamente lo sfondo del suo quadro mitologico: il vampiro Lestat, nella sua ennesima avventura, viene improvvisamente rapito nientemeno che dal Diavolo. Costui è un tipo malinconico che di nome fa Memnoch, ha nostalgia del Paradiso e ha una relazione amore-odio con Dio, con il quale è impegnato in una sorta di sfida-gioco-scommessa circa gli esseri umani e fondamentalmente, pur con qualche sbaglio qua e là, per il loro bene, tant’è che è stato proprio il Diavolo a convincere Dio a incarnarsi. Tra le altre cose Memnoch, oltre a raccontare dettagliatamente a Lestat la storia della creazione e somministrargli una specie di bignami di teologia, lo porta indietro nel tempo e gli fa conoscere Gesù durante la salita al Calvario, nella quale occasione Cristo stesso invita Lestat a bere il Suo Sangue. Da questa esperienza teofanica alla fine Lestat esce scioccato, quasi catatonico e donatario di un pregevole souvenir ovvero il velo della Veronica, proprio quello originale.

(e a questo punto, direi, non è che serva la cultura di un Ireneo per subodorare sempre più un vago sentore di gnosi in questa storia)

Orbene, dopo questa svolta il lettore attento non può notare un deciso cambiamento nel modo in cui Ann Rice descrive il rapporto tra i suoi personaggi e il cristianesimo. Sempre di più il loro estetismo si rivolge ammirato e meravigliato alla bellezza cristiana, la quale perlopiù vuol dire bellezza cattolica (ché anzi le distruzioni iconoclaste operate dai protestanti suscitano alti lai). Botticelli, Caravaggio, Mozart, le grandi cattedrali, Madonne con bambino, angeli ad ali spiegate, sinfonie, giudizi universali. Man mano che la saga va avanti si trovano sempre meno brani in cui si parla male della Chiesa, ed anzi nell’ultimo libro pubblicato in Italia, Il Vampiro di Blackwood,  il giovane vampiro Tarquin rivendica con orgoglio la appartenenza convinta alla Santa Romana Chiesa Cattolica e Apostolica, la chiesa delle cattedrali e del barocco, “la chiesa maestosa”; appartenenza peraltro che lo frena poco o niente nelle sue esperienze sessuali, né gli crea conflitti quando si scopre e si accetta bisessuale. E Lestat, che nel frattempo si è innamorato (anche) di lui, a un certo punto lo accompagna a Messa inginocchiandosi, facendosi il segno della croce, prendendo la Comunione (si era confessato prima? boh).

 

 

Bene, se mi avete letto fino a questo punto, spero che ora abbiate capito le mie perplessità. Io non posso e non voglio sindacare la sincerità e la profondità della conversione di Ann Rice, posto che l’anima di una persona è materia assai delicata e difficile a giudicarsi sulla sola base dell’aver letto alcuni romanzi di questa persona.

(casomai sarebbe interessante leggere la trilogia scritta dopo la sua conversione sulla figura storica di Cristo, o la biografia della sua conversione Called Out of Darkness, che potrebbero chiarire molti punti – anche riguardo la relazione tra le idee religiose di Ann Rice e le sue idee sociopolitiche, es. il suo sostegno alle battaglie culturali LGBT)

Ma non posso negare che l’impressione generale che ricavo dal quadro è di un cristianesimo estetizzato: la fascinazione, la bellezza, la gloria maestosa dell’appartenenza alla Chiesa Cattolica… che però sono come disgiunte e separate dalle “regole”, da una morale percepita come troppo faticosa e pesante. Un pulchrum, come si diceva, senza né verumbonum.

 

 

Conclusione. Tutto questo diventa particolarmente interessante nel presente questo momento storico in cui, tra il Motu Proprio e i confronti dottrinali con i lefebvriani e le ipotesi di riforma della riforma, stiamo assistendo ad un lento ritorno in superficie della sensibilità antecedente alle follie degli ultimi decenni. E ben venga, per carità: ben venga il rito antico celebrato abitualmente accanto al nuovo, ben venga il recupero della tradizionale estetica cristiana, ben vengano perfino quei lefebvriani abbastanza maturi da abbandonare le asprezze anticonciliari e ritornare nel solco della vera Tradizione cattolica (che è viva, non imbalsamata, in continuità con il passato e con il futuro). Ben venga il ritorno del senso della liturgia e della bellezza della Chiesa.

Con un avvertimento però: una perfetta liturgia e una gloriosa bellezza da sole non bastano, non sono garanzia di ortodossia e neppure di bontà.

Altrimenti i vampiri di Ann Rice sarebbero dei santi. Ma non lo sono.

 

P.S. come il precedente, penso che dovrei segnalare anche questo post a quelli di Messainlatino.it, specie ad alcuni tra i commentatori abituali più esagitati.


7 responses to “Il cristianesimo come fatto estetico e i vampiri di Ann Rice

  • UnPiccoloUomo

    Il modernismo liturgico vuole il bonum, il tradizionalismo vuole il pulchrum.
    La fonte sta nel banalissimo giusto mezzo, ovvero il verum.
    Affinché la S. Messa rimanga sempre un banchetto imbandito da Dio.

    Buona serata!

  • noradlf

    Buongiorno!

    In "Intervista col vampiro" io ho sempre percepito la nostalgia di una bellezza vista e perduta. (Ancora la vedevo in "Scelti dalle tenebre", molto meno in "La regina dei dannati". Memnoch è ‘na palla mostruosa e l’ho abbandonato.)

    Quando ho appreso che Anne aveva riacquistato la sua fede originale al punto di rinnegare i suoi vampiri e le streghe Mayfair sono rimasta un po’ perplessa ma credo sia un segno che tu hai saputo vedere la questione meglio di me.

    Buona giornata,
    Umberta

  • ClaudioLXXXI

    Buonasera!

    In "Intervista col vampiro" si percepisce effettivamente l’impronta lasciata dalla fede cattolica – ad esempio l’episodio del fratello "santo" (?) del narratore Louis.

    Il secondo libro, "The vampire Lestat" (il titolo italiano "scelti dalle tenebre" è orripilante), è già più esplicito nella tensione tra la nostalgia delle radici cattoliche romane – Lestat dopo la sua vampirizzazione che entra di notte in una chiesa e si avvicina tremebondo al tabernacolo, chiedendosi "perchè Dio non mi fulmina?" – e la totale smitizzazione dell’intera faccenda religiosa, vedi per esempio le peregrinazioni bimillenarie di Marius o la religione negativa della cricca del vampiro Armand, i "santi del male" – a proposito, un’altra perla di gnosi.

    Il terzo libro, La regina dei dannati, è un palese manifesto di ateismo antireligioso. Gli spiriti esistono ma Dio non esiste, la frenesia religiosa porta guerra e distruzione, fine.

    Ma nel quarto libro "Il ladro di corpi" già s’intravedono i fremiti di una riconsiderazione potenzialmente positiva della religione, con il personaggio della suora missionaria non ricordocomesichiama, che sotto sotto non crede in Dio però "fa del bene" (abbè allora) e alla fine finisce stimmatizzata. Come a dire, probabilmente non c’è un dio, però credere non è poi così brutto ed è utile.

    Anche Pandora (che è un "a lato" delle Vampire Chronicles), cioè la biografia del vampiro omonimo, è chiaramente una zuppa di puro soggettivismo fideistico, che mescola un po’ cristo e un po’ osiride. La morale è: credo perchè è bello, anche se non è vero.

    Il quinto libro Memnoch il Diavolo invece è un ritorno potente alla fede cristiana… passando per una teologia parecchio gnostica.

    Armand il vampiro è un tomo parecchio controverso. Anzitutto c’è una fascinazione immensa per la bellezza cristiana, le icone e l’architettura, l’arte; e poi c’è il fascino per Cristo stesso, il Cristo glorioso e salvatore e bellissimo, verso cui il vampiro Armand corre in un anelito disperato di redenzione… e Cristo lo respinge.
    Se poi consideriamo certi passaggi che potrebbero tranquillamente essere definiti pederastici, la controversialità aumenta.

    Il settimo libro Merrick la strega, quello con il flashback brasiliano tra l’umbanda e il candomblè e il rito di evocazione dello spirito della bambina, mi è sembrato ancor più spinto verso la gnosi.

    Poi c’è "Blood and Gold", intitolato da noi "il vampiro Marius" probabilmente perchè si supponeva che il lettore italiano fosse troppo scemo per capire il significato del titolo originale. E’ appunto la biografia del vampiro Marius ed è uno dei libri in cui maggiormente si vede il cambiamento nell’impostazione dell’autrice: Marius, da ateo romano che guarda sprezzante tutte le religioni in cui bisogna credere davvero, diventa una specie di "ateo devoto". Cioè: Dio non esiste e il cristianesimo è una bugia, però la Cappella Sistina e i quadri di Botticelli sono bellissimi.

    "Il vampiro Blackwood", è il nono della serie e il penultimo (manca all’appello il libro finale Blood Canticle che deve ancora uscire in italia) e  forse quello più "cattolico". Ma c’è sempre qualcosa di gnostico che aleggia nell’aria. E’ anche quello dove la saga dei vampiri si lega alla trilogia delle streghe Mayfair, che ho ugualmente letto, ma adesso sono un po’ stanco… al prossimo commento!😉

  • Faber18

    Avevo letto della conversione della Rice. In effetti lascia un pò perplessi quella dichiarazione in inglese che hai riportato, sembra molto improntata alla predestinazione…
    Un abbraccio.
    Faber

  • utente anonimo

    Ma perché interrogarsi sull'estetica del Cristianesimo? Esso è solo una parodia dell'estetica pagana, con i suoi Dio-Padre/Giove, i Cristo/Apollo e le Madonna/Iside… piuttosto interroghiamoci sull'estetica universale che è stata concepita dagli elleni e rielaborata a Roma e solamente infine ripresa dalla Chiesa e difesa come strumento di auto-rappresentazione contro l'iconoclastia intrinsecamente ebraica e posta come comandamento (non ti farai immagine etc.). La Chiesa è diventata estetica voltando le spalle all'Antico Testamento e al Dio che l'avrebbe ispirato, non cercando Cristo.

  • ago86

    Immagino che l'autore del commento 5 sia uno studioso di storia comparata delle religioni. Ma la mia è solo un'immagine, credo si tratti più che altro di un ignorante. Come dite? Non ho portato le prove della sua ignoranza? Beh, nemmeno lui le ha portate sui suoi argomenti, probabilmente perché non ne ha.

  • ClaudioLXXXI

    ago, potrei controllare l'IP del commentatore per vedere se coincide con una certa conoscenza, ma… sarebbe già un'attenzione non meritata😉
    Se porta argomenti lo prendo in considerazione, altrimenti posso semplicemente ignorarlo.

    P.S. questo post andrebbe aggiornato: Ann Rice (copio da wikipedia)

    si è distaccata dalla Chiesa Cattolica, pur continuando a definirsi credente. In una serie di post diffusi tramite il suo profilo su Facebook e ripresi dal suo sito ufficiale ha spiegato le sue motivazioni: «È semplicemente impossibile per me di "appartenere" a questo rissoso, ostile, polemico, e meritatamente famigerato gruppo. Per dieci anni ho provato. Ho fallito. Sono un'esterna. La mia coscienza non mi consentiva nient'altro. (…) Sono fuori. Nel nome di Cristo, mi rifiuto di essere anti-gay. Mi rifiuto di essere anti-femminista. Mi rifiuto di essere contro il controllo delle nascite. Mi rifiuto di essere anti-democratica. Mi rifiuto di essere contro l'umanesimo laico. Mi rifiuto di essere contro la scienza. Mi rifiuto di essere contro la vita. (…) La mia conversione da atea pessimista, persa in un mondo che non capivo, a ottimista credente in un universo creato e sostenuto da un Dio amorevole è fondamentale per me. Ma seguire Cristo non significa seguire i suoi seguaci. Cristo è infinitamente più importante della cristianità e lo sarà sempre, non importa ciò che il cristianesimo è, è stato, o può diventare.

    Dovrei controllare se la citazione su wiki è corretta, ma per brevità facciamo che mi fido. Quali considerazioni si possono trarre?
    a) non si può tenere il piede in due scarpe per troppo tempo
    b) se lei vede così la Chiesa, mi sa che non l'aveva capita neanche quando pensava di farne parte
    c) ottimo commento di Messori sull'argomento

    Devo ancora trovare la voglia di leggere l'ultimo libro della saga di Lestat…

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