Per amore o per forza (proposte legge croce obbligatoria)

Per amore o per forza

 

 

All’inizio non ci volevo credere quando l’ho letta sul sito dell’UAAR, ho pensato fosse mai uno scherzo di quei mattacchioni, ma poi cercando in rete ho trovato delle fonti più istituzionali e ho realizzato, stropicciandomi gli occhi e restando basito come i personaggi di Gli occhi del cuore, che è proprio vero: in Italia c’è una proposta di legge per rendere obbligatoria l’esposizione del crocifisso.

Anzi, ce ne sono due:

1)      una “light”, presentata alla Camera, che si limita ad affermare che “Il Crocifisso è il simbolo della tradizione culturale della Patria” e perciò deve esposto in tutti gli uffici e in tutte le scuole pubbliche;

2)      e l’altra “hard”, presentata al Senato, che riconosce il Crocifisso come “elemento essenziale, costitutivo e perciò irrinunciabile del patrimonio storico, civile e culturale dell’Italia”, e che non solo prescrive la sua esposizione in un elenco notevole di luoghi – scuole di ogni tipo, università, uffici pubblici, seggi elettorali, carceri, uffici giudiziari, ospedali, stazioni, autostazioni, porti, aeroporti, sedi diplomatiche e consolari, uffici pubblici italiani all’estero! – ma anche punisce chi lo rimuove o lo vilipende “con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda da 500 a 1.000 euro”.

Ma dai, solo questo? Nient’altro ancora?

 

Dicevo, la mia prima reazione è stata la basitudine (un neologismo?). Poi volevo mettermi a ridere. Poi volevo mettermi a piangere.

 

Io spero che nessuno dei miei lettori abituali, conoscendomi, si stupisca nel leggere che sono contrario a una legge del genere (d’altra parte allora che ci sta a fare il titolo di questo blog?). Perché non è riempiendo per legge l’Italia di croci che la si rende un paese migliore; perché una disciplina così pervasiva e sanzionatoria è controproducente, anzi di più, pare fatta apposta (non è complottiamo ma solo iperbole) per dare ragione a chi strilla che l’Italia è una dependance del Vaticano; e poi perché mi sa un po’ di contentino, come a dire, non facciamo granché per aiutare le donne in difficoltà a non abortire, non abbiamo fatto la legge sul quoziente familiare, siamo andati a farci belli al Family Day ma poi di concreto e positivo s’è fatto poco e niente… ma cari cattolici di che vi lamentate, in compenso abbiamo dichiarato per legge il Crocifisso simbolo culturale dell’Italia, abbiamo messo una bella croce in tutti gli uffici dello Stato!

Ah beh, grazie tante allora, sono proprio contento, voi sì che siete bravi cristiani.

 

Ecco, soprattutto mi lascia perplesso il presupposto a base di una proposta del genere: stabilire per legge un contenuto culturale.

A mio avviso, avendo io del diritto una concezione estremamente laica e tecnica, si tratta di un profondo equivoco: una legge del genere non ha senso, sarebbe come voler ordinare imperativamente che il cielo è blu e che la forza di gravità ci attrae verso il suolo. La cultura, qualunque cultura, non si fa per legge: essa è o non è, sussiste di per sé, è il retroterra di pensiero che spiega il perché una certa norma è stata pensata voluta. Una norma fondamentalmente non è che l’ordine di un comportamento obbligatorio, più la sanzione per coloro che trasgrediscono: dire che il crocifisso è un potente simbolo storico-culturale italiano non è né un comportamento né una sanzione, è (in quel contesto) soltanto retorica che confonde le idee su cosa è la legge e a cosa serve.

 

Io non voglio né che l’esposizione del Crocifisso nei luoghi pubblici sia vietata, né che sia obbligatoria: voglio che sia semplicemente lecita, per i molti che in Italia la desiderano. Vorrei che questo potente simbolo fosse esposto ovunque, ma non per obbligo di cittadini-sudditi, bensì per amore di figli liberi.

Altrimenti non avrebbe più senso: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me”.

 


26 responses to “Per amore o per forza (proposte legge croce obbligatoria)

  • ago86

    Concordo in pieno con te. Di certo all’UAAR avranno gridato che chi ha presentato questa proposta è un succube del Vaticano, e qualcuno avrà anche detto che il Papa è contento di questa legge.

  • Hayalel

    Sono d’accordissimo con te. Questi politici sono deludenti: con mille proposte che potevano fare ne hanno fatta una che ci getta dalla parte del torto perché quanto è vero che imporre la rimozione è un abuso tanto è vero che lo è imporre l’esposizione.

    Ora speriamo solo che sia il buon senso a prevalere, soprattutto nel cervellino bacato dei nostri opponenti, e non li faccia giungere alla conclusione che anche questa è tutta colpa nostra e della Chiesa.

  • ClaudioLXXXI

    Mi fa piacere che siete d’accordo. Sul sito dell’uaar ovviamente si sbizzarrivano sulla "teocrazia"… però che diamine, di fronte a una roba così, non avevano proprio tutti i torti.
    (incredibile l’ho scritto davvero!)

  • utente anonimo

    La sintonia con quanto scrivi è piena… Ed è, peraltro, la posizione di Messori.
    s.

    p.s. sono tornato a postare, spero con più regolarità!

  • sparviero82

    Una proposta davvero scandalosa, la penso esattamente come Claudio.

    Significa davvero essere più realisti del re: da un lato i laicisti ad oltranza che applaudono i giudici che sanciscono la volontà di morire della gente, dall’altro chi vorrebbe farci sprofondare in una teocrazia post-moderna stile talebano o integralista islamico. Assurdo!

    Io mi chiedo davvero, nonostante il mio ottimismo abituale, come si possa migliorare con rappresentanti di questo tipo e con proposte simili.

  • FedericoFasullo

    Claudio, il tuo post è veramente onesto però non capisco veramente la situazione attuale, è paradossale, il crocifisso non è obbligatorio però non si può togliere, io veramente non capisco, se passasse questa legge almeno sarebbe chiaro, quella che c’è ora è una imposizione illecita praticamente, cioè io la vedo così, mi piacerebbe mi fosse spiegato meglio.

    saluti

  • OsteriaVolante

    @ Federico Fasullo

    Il punto è che la sentenza della Corte di Strasburgo IMPONE  di togliere i crocifissi e quindi vieta categoricamente la loro esposizione in tutte le aule di tribunale, scolastiche ecc.
    Io (ma penso che Claudio sia d’accordo, visto il post) non voglio che ci sia una norma che imponga la parete vuota nè un’altra che imponga il crocifisso a tutti i costi: mi piacerebbe vivere in un paese davvero liberoin cui esporre il corcifisso non è nè obbligatorio ma nemmeno contra legem tanto da poter rischiare, in caso di esposizione, di pagare pure una somma mo’ di risarcimento (la Corte ha obbligato l’Italia a pagare 5000 euro per danni morali alla signora che aveva fatto ricorso…).
    Spero di aver risposto alla tua domanda

    L’osteria volante

  • ClaudioLXXXI

    Sebastiano #4

    Lieto della consonanza! Sarebbe bello che Messori si esprimesse sull’argomento nei soliti modi e luoghi!
    E bentornato!

    sparviero #5
    Quando si dice "più papista del papa", appunto.
    Ma chi ve l’ha chiesta ‘sta legge?!?

    FF #6
    Allo stato attuale, da quel che ho capito, il crocifisso esposto nei tribunali è solo una consuetudine. Di normativo ci sono solo (a quanto ne so) due regi decreti che risalgono agli anni ’20 o ’30, quando c’era ancora la religione di stato, perciò è dubbio che siano tuttora legalmente validi, io ritengo di no.
    Il crocifisso attualmente si può togliere, infatti il giudice Luigi Tosti all’inizio ottenne un’aula di tribunale senza crocifisso. Però poi il simpaticone continuò a rifiutare di lavorare, pretendendo che fossero tolti da tutta Italia –> processo –> licenziamento, e mi pare anche giusto.
    Insomma, in luoghi pubblici da te frequentati c’è un crocifisso che dà fastidio? Ma perchè fare una legge quando una cosa può essere risolta con il semplice buon senso? Sono più quelli che lo vogliono rimuovere o quelli che vorrebbero tenerlo? Si faccia la conta e poi si decida, tenendo presente che non casca il mondo in nessun caso.

    Oste #7
    Infatti quella sentenza è un’imposizione bella e buona. Non ci resta che sperare in un sussulto di sovranità nazionale.

  • noradlf

    Grazie, questo post mi arriva proprio quando ne ho bisogno.

    Comunque in parlamento non c’hanno veramente un @!!#! da fare, con rispetto parlando. Tra questa e quella che vieta la chirurgia plastica prima della maggiore età, qui si concorre per il Nobel all’idiozia.

    Forse hai troppa fiducia nel buonsenso, Claudio – o forse in parlamento ne hanno troppo poca.

  • sissi2002

    Credo che Claudio abbia particolarmente colto nel segno quando  rileva l’essenza della questione, al di là del fatto che la proposta di legge in questione è quantomeno idiota
    Quello che a me sembra faccia molta paura ai poltici, e non solo a quelli italiani, è la sopravvivenza del concetto di "lecito" e cioè (e mi perdoni innanzitutto il titolare del blog che ha una cultura giuridica  specifica, io qui parlo da profana, da semplice cittadina) di un qualcosa che non sia nè prescritto nè proibito
    A me pare che il mondo politico, e ripeto non solo italiano, stia tentando in tutte le maniere di regolamentare oltre misura le nostre esistenze fra "devi" e "non devi". Si restringe sempre di più l’area del "possibile", quindi di tutto quanto sia demandato alle preferenze, alle scelte, al punto di vista del singolo.
    La questione del crocifisso nei luoghi pubblici è una delle tante –  e delle meno importanti. I fanatici schierati su posizioni diametralmente opposte strepitano che il crocifisso "deve" essere esposto, oppure che "deve" essere tolto. Manca il buonsenso: ciascuno si regoli come meglio crede e se del caso si proceda a maggioranza.
    Ora, visto che una decisione del genere è talmente banale che ci arriva un bambino in età prescolare, mi viene da chiedermi perchè nelle stanze del potere non ci arrivino. La risposta è: perchè non vogliono, perchè gli spazi di libertà del singolo cittadino devono essere sempre più limitati. Una risposta alternativa potrebbe anche essere che demagogicamente bisogna di volta in volta accontentare i fanatici schierati su una delle due posizioni estremiste: sono pur sempre serbatoi di voti da non sottovalutare.
    Non è – purtroppo – prerogativa del governo Berlusconi: altri hanno agito esattamente allo stesso modo in passato. Ma scusate se insisto, è parecchio, parecchio preoccupante

  • holdenC

    ah, beh, questa mi mancava. prima di arrivare qui stavo leggendo questo. che dici, c’entra? o no?

  • nihilalieno

    Paradossalmente, più la società diventa individualista, più aumenta l’ingerenza dello Stato; perchè se  non c’è un sentire comune (il caro vecchio buon senso comune) tra gli individui in contrasto non c’è che la legge a decidere…

  • ClaudioLXXXI

    Umberta #9
    Già che ci siamo mi rivolgo a una professionista… ma si può dire basitudine?

    sissi #10
    Lecito, sì. Nè vietato nè obbligatorio.
    Ma ci vuole tanto a pensarci???

    Holden Caulfield #11
    R.I.P.

    nihil #12
    è quello che succede quando si elimina la percezione della morale da una società, "per essere liberi"… restano solo la legge e il moralismo.

  • noradlf

    Quello che è accaduto a te si dice "basimento" – una vecchia parola, sfrattata dallo Zingarelli (dagli altri, non saprei) e tuttavia esistente. Indica una condizione trnsitoria, come "svenimento.

    "Basitudine" sarebbe la condizione continuativa dell’essere basiti ed è un neologismo simile a "beatitudione".
    Questa condizione in natura non esiste (oppure si chiama "coma") perciò è improprio, ergo andrebbe usato in maniera poetica, per esempio: "l’inconsistenza crescente del nostro parlamento mi causa una basitudine ogni giorno più profonda".

    Riguardo al "poter" dire o fare qualcosa con le parole, comunque… se lo vuoi fare chi te lo può impedire?

  • ClaudioLXXXI

    Basimento. Ok grazie.

    Chi me lo può impedire? Soltanto la mia deontologia grammaticale…😉

  • noradlf

    Deontologia grammaticale?

    Se decidi di scrivere un libro te lo correggo gratis.
    Se abbracci la carriera politica e cominci a scrivere sui giornali, ti correggo dieci articoli l’anno gratis.

    Peccato l’età, potevi essere l’uomo della mia vita.

  • utente anonimo

    personalmente pur non avvertendo l’esigenza di tale legge non credo che sia di per sé errato o contro il libero arbitrio stabilire per legge l’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici in quanto, penso, non si tratterebbe comunque di imporre valori, perché il crocifisso non è, così mi appare, prima di tutto un valore ma un fatto che suscita (se ci si lascia impressionare) riflessione che suscita (se si ha coraggio) valori che forse (se si ha perseveranza) ti/ci possono cambiare la vita (e forse proprio nel passaggio dal ‘ti’ al ‘ci’ sta questo cambiamento).
    in quanto fatto è per tutti (la storia europea – anche voltaire nietzsche hitler stalin … – non può prescindere da quel fatto senza il quale siamo privi della sua (unica) (vera) chiave di comprensione: il crocifisso è come l’alfabeto della storia), in quanto valore è tale solo per quelli che a partire dalla riflessione suscitata dall’incontro con quel fatto hanno preso liberamente una certa decisione
    credo perciò che sia estremamente riduttiva ed errata l’equazione crocifisso = Vaticano, e so che tu non lo pensi

    certamente condivido invece che puntare su una legge di questo tipo sarebbe un contentino e tutti scambieremmo volentieri crocifissi di legno per vite di carne che sarebbero risparmiate da un miglioramento della legislazione sull’aborto per esempio…

    "soprattutto mi lascia perplesso il presupposto a base di una proposta del genere: stabilire per legge un contenuto culturale" che te ne pare del 25 aprile e la giornata della memoria e l’apologia di fascismo e la giornata contro le mafie etc etc
    sì la cultura non si fa per legge, ma una legge di questo tipo non sarebbe per creare una cultura nel futuro quanto per riconoscere e trasmettere nel futuro una cultura già presente e viva
    io credo che laicità sia questo: dai cuori, alla vita, alla società, ai segni visibili, e che viceversa ideologia/ dittatura/… sia il processo inverso, cioè un’elite di miglioratori che pretende di plasmare la cultura del popolo, per addizione, per sottrazione, ma anche per messa in parentesi, di contenuti e simboli…
    una legge di questo tipo recepirebbe un contenuto che è già nel cuore del popolo e lo farebbe soltanto diventare monumento visibile, per portare nel futuro, per donare ai posteri, quello che c’è già ora, perché non vada perso!

    (piccolo esempio: non ricordo dove, forse a praga o giù di lì, c’è un monumento al sesso – anche quella penso sia laicità… qualcosa che viene dal sentire del popolo)

    mi lasciano più perplesso le statue diversamente baffute dei diaz mazzini garibaldi etc come pure per par condicio le statue dei santi e l’estasi di santa teresa e le colonne del bernini e gli stemmi intarsiati dei papi e… SAN PIETRO E’ UN ECOMOSTRO ecco l’ho detto!

    Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me”
    ma d’altra parte nella Bibbia ci sarà certamente scritto da qualche altra parte qualcosa come "il cuore di questo popolo è lontano da me se non mi onora anche con le labbra"…
    ba

  • ClaudioLXXXI

    Umberta, ne sono lusingato. 😀

    ba: per curiosità, da quanto tempo ti tenevi dentro questa tua repressa e scandolosa idea sulla natura ecomostruosa di San Pietro?😀

    Le varie giornate per questo e contro quello infatti mi lasciano abbastanza perplesso circa la loro effettiva utilità, al di là di tanta retorica e belle chiacchiere, ma comunque si spiegano in quanto recepiscono un fatto culturale, non lo dispongono.
    "Premesso che la memoria dello sterminio di circa 6 milioni di ebrei fa parte del nostro patrimonio storico culturale, allora la presente legge ordina che la tale data si tengano le tali cerimonie eccetera eccetera."
    Qui c’è un contenuto normativo espresso (fai questo, non fare quello), che poi è la sostanza della legge.
    Ma una roba del tipo "la presente legge ordina che il ricordo della shoa fa parte della nostra cultura": come si fa ad applicare una norma del genere? Cioè, concretamente cosa dovrei fare, qual è il comportamento materiale che mi si richiede?
    Boh. 

    O forse mi si ordina per caso un sentimento? "Devi" riconoscerti nel tale patrimonio culturale? "devi" pensare questo e questo della shoa, del 25 aprile, del crocifisso?
    Come, devo? E se non lo penso? Cioè, se io odio il crocifisso o non me ne frega niente del genocidio ebraico o sono emotivamente indifferente al 25 aprile perchè per me, come il vecchio che si meritava Alberto Sordi, rossi e neri son tutti uguali?
    La legge non può obbligare o vietare le mie interiori disposizioni d’animo.
    Dico "non può" sia nel senso che non deve pretendere di farlo, sia nel senso che non ne ha la possibilità materiale.
    I miei pensieri e sentimenti non sono direttamente oggetto di esperienza, non possono essere sondati, rilevano soltanto quando si traducono in un’azione concreta. Allora sì, rilevano (come l’accertamento del dolo nei reati): ma proprio perchè sono stati esternati, hanno avuto un effetto concreto nel mondo materiale.
    Il diritto regola i comportamenti concreti. Precetto + sanzione = norma giuridica.
    La norma morale invece ci dice cosa "dobbiamo" pensare e sentire. "Devi" amare, "devi" essere sgomento di fronte all’orrore dell’olocausto, "devi" essere contento che in Italia non c’è nè la dittatura fascista nè quella comunista.
    Ma è un "devi" diverso, che opera su un piano completamente differente. Alla morale, ma anche ad una dottrina politica o a un patrimonio culturale, ci si adegua solo con un atto di volizione interna di per sè incoercibile. Non c’è obbligo, non c’è sanzione.
    (casomai la sanzione è che se sei cattivo poi vai all’inferno. Ma anche all’inferno ci si va perchè ci si vuole andare)
    La cultura del presente si trasmette al futuro con mezzi culturali, non normativi. E non ha bisogno di essere "riconosciuta" dal diritto perchè è il diritto a doverla riconoscere, non viceversa. La cultura viene prima della legge, non dopo.

    Perciò, fare una legge che non presuppone ma bensì "stabilisce" un contenuto culturale (qualunque contenuto culturale), significa aver pericolosamente confuso la differenza tra il diritto e la morale. Perciò mette in pericolo la laicità dello Stato.
    Ribadisco e puntualizzo: queste proposte di legge sono anti-laiche non tanto perchè dicono di appendere i crocifissi ovunque, ma perchè fanno delle affermazioni culturali. Sarebbero state ugualmente anti-laiche se avessero detto "il crocifisso non fa parte della cultura del paese" e poi avessero vietato l’esposizione delle croci. Sarebbe stata allo stesso modo una violazione della laicità dello Stato.
    (naturalmente in tal caso l’uaar i radicali e compagnia brutta avrebbero fatto grandi feste per "la laicità", il che prova che essi non sono laici, sono un’altra cosa totalmente differente dalla laicità, che per comodità e convenzione chiamiamo laicismo ma che in effetti è nè più nè meno che un clericalismo-teocrazia di segno rovesciato, tendente allo Stato etico).

  • todikaion

    E allora anche la Costituzione non è laica, dire che "L’ Italia è una Repubblica fondata sul lavoro" (art.1) non porta dati culturali? Io credo di sì e a iosa.
    Inoltre non si è riflettuto che lo stesso stato laico ha i suoi riti e i suoi simboli; Messori giustamente all’ imposizione di Strasburgo replicò: "leviamo la foto di Napolitano".
    Io mi faccio una domanda: perchè tanta paura del Crocifisso?
    Ma chi siete Dracula?

  • utente anonimo

    per curiosità, da quanto tempo ti tenevi dentro questa tua repressa e scandalosa idea sulla natura ecomostruosa di San Pietro?😀
    da tempo immemore…mi ricorda la ”pizza della casa” fatta con gli ingredienti di tutte le altre pizze mischiati insieme…
    "Premesso che il cristianesimo fa parte del nostro patrimonio storico culturale, allora la presente legge ordina che i tali crocifissi siano esposti eccetera."  rilevo anzi che il cristianesimo fa parte del nostro patrimonio storico culturale ben più (se non altro per motivi temporali) della resistenza, dell’antisemitismo, dell’antifascismo…

    ba

  • ClaudioLXXXI

    Ottima obiezione, todaikon.
    Nella mia visione della laicità devo sviluppare per bene anche questo punto: la Grundnorm, come la chiamava Kelsen. La norma fondamentale, la Costituzione (ovvero i principi supremi al suo interno). La Costituzione è un caso particolare perchè è la prima norma dell’ordinamento giuridico e disciplina la produzione di tutte le altre norme.
    Perciò contiene non solo le cosiddette norme precettive, cioè quelle che dispongono comportamenti precisi (es. "la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure"), che poi sarebbero le norme propriamente dette; ma anche le cosiddette norme programmatiche, che in realtà non introducono vere norme nell’ordinamento ma fissano principi basilari e finalità politico-sociali da sviluppare (es. "la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio").
    Se fare leggi è tradurre (trans-ducere) i valori morali in norme giuridiche, nella Costituzione, che è il primo passaggio del diritto, si ritrovano quei valori appena "tradotti". Perciò sì, la Costituzione (proprio per la sua unicità) porta dei dati morali, culturali, etici.

    P.S. a proposito, senza scandalizzare nessuno, sono d’accordo con Brunetta: quell’articolo 1 oggi non è che serve a molto, lo si potrebbe tranquillamente modificare. Anche perchè gli addetti ai lavori sanno benissimo che non è altro che un compromesso al ribasso tra i liberali che volevano affermare il lavoro come merce di scambio e i comunisti che volevano una Repubblica fondata sui lavoratori (premessa alla sovietizzazione d’Italia, nei loro sogni). E perciò come molti compromessi scontenta un po’ tutti ed è abbastanza vago da non essere particolarmente utile.
    Si può dire "cambiamo l’articolo 1 della Costituzione" senza essere accusati di lesa maestà?

    P.P.S. per la tua ultima domanda: paura del Crocifisso? eh? paura del Crocifisso?
    Forse non hai letto bene il post, anzi forse non conosci questo blog.

  • ClaudioLXXXI

    ba #20

    forse volevi dire che l’anti-antisemitismo fa parte del nostro patrimonio storico culturale, un piccolo lapsus😉

  • todikaion

    PPs@ClaudioLXXXI

    D’ accordo con la prima parte mi scuso per la domanda che in realtà era più posta a terze persone che hanno l’ acronimo molto simile ai revisionisti storici (Aargh/Uaar, io farei Sgrunt-simpatizzanti generali reale unicità nuovo testamento); a voce avresti notato una flessione vocale che significava citazione adatta a terze persone…Comunque la si può sempre rivendere non sono afezionato alle mie cacchiate.
    Io però quì già c’ ero passato avevamo parlato di un telefilm tipo matrix,
    qualcosa con Dolls; vabbè l’ ultima frase vedila come uno spunto sulla disamina societaria dopo true Blood.
    Approfitto per due richieste, anzi una e un consiglio, il consiglio è il film con bruce Willis sui replicanti che io considero l’ antiAvatar, evviva l’ umanità…la richiesta è scoprire le cacchiate nel film il quarto Tipo in maniera circostanziata…Ho un pò alleggerito che dopo la citazione di Kelsen quì si respirava a fatica.Scusa ma non ne nutro particolare simpatia anche prchè monopolizza (non che la colpa sia sua, intendiamoci) un pò il discorso accademico per me.
    Armando

  • ClaudioLXXXI

    Era Dollhouse…

    Del film sui replicanti con Bruce Willis ho letto molto bene, vorrei vederlo.
    Del Quarto tipo ho letto giudizi contrastanti, non visto, non m’ispira neppure.

    Specifico che neanche io nutro simpatia per Hans Kelsen e la sua dottrina pura del diritto. La mia visione della norma come "se A allora B" deriva sicuramente dal suo insegnamento, ebbè diciamo pure che al primo anno di università il docente di diritto privato ci fece studiare un libricino di Natalino Irti (dico Irti, il teoreta del nichilismo giuridico!), ma a poco a poco la mia riflessione mi ha portato a capire quanto limitato e pericoloso sia quell’approccio al diritto che esclude ogni significato sostanziale di giustizia. Anzi ritengo che il clima di giuspositivismo assoluto inaugurato da Kelsen abbia facilitato, o almeno non ostacolato, l’avvento del nazismo. Tant’è che quando fu allontanato dall’Università di Colonia per il suo pedigree giudaico, non potè criticare la decisione del Terzo Reich, che per la sua visione era comunque uno Stato di diritto essendo valida ed efficace tutta la sua costruzione normativa.
    Resta sicuramente un caposaldo del pensiero giuridico da studiare, ma penso che la lezione più grande che ho appreso dal suo pensiero è che non si può estromettere la morale dal discorso sul diritto. In questo senso, non esiste alcuna "dottrina pura" del diritto. Il diritto o nasce da una visione morale del mondo, o si condanna ad essere forza bruta dei potenti sui deboli.

  • utente anonimo

    #22 un grande lapsus…antiantisemitismo vel shoamemorismo
    ba
     

    shoamemorismo, s.m. 1 stigmatizzazione dei campi di sterminio nazional-socialisti mediante l’obliviazione dei cadaveri di stirpe non giudaica 2 corrente esclusivista dell’antilagerismo

  • utente anonimo

    Anche se la discussione ha preso ormai una deriva giuridica non sempre godibile per oggettivi limiti culturali di chi scrive, ritengo che l’argomento non sia stato esaurito in tutta la sua potenziale problematicita’.

    Mi riferisco al fatto che, per quanto apprezzabile e oggettivamente condivisibile la presa di distanza da parte di Claudio e la maggior parte dei proseliti del credo "cattolici si’, ma mica per legge dello Stato", permanga un problema insoluto: chi e come potrebbe/dovrebbe incaricarsi di decidere e con quali modalita’ se sia o meno opportuno esporre un qualsivoglia simbolo religioso all’interno di un edificio pubblico, quale una scuola, un ospedale o una sede governativa?

    Degli svariati ambiti e contesti ipotizzabili, credo che piu’ di tutti sia la scuola il vero "fulcro" della questione, in quanto luogo deputato all’accompagnamento dei piu’ giovani lungo il loro percorso di formazione individuale all’interno delle regole della societa’ nella quale dimorano.

    In una realta’ sociale come quella nella quale viviamo al giorno d’oggi, contraddistinta dai continui (secondo alcuni vani, per altri inevitabili) sforzi per una convivenza possibile tra membri di razze, etnie e religioni differenti, diventa sempre piu’ pressante l’esigenza di capire quali debbano essere i parametri in base ai quali valutare l’opportunita’ di tutelare, dando o meno spazio e visibilita’, simboli religiosi, quali il crocifisso, ma non solo.

    D’accordo che non debba essere in linea di principio il legislatore ad imporre a tutti indistintamente quella che potrebbe/dovrebbe essere una scelta che ricade nella sfera individuale della persona, ma nei luoghi pubblici, per definizione, non e’ piu’ il privato ad arrogarsi il diritto di pronunciare l’ultima parola, quindi? Come dirimere la questione? A maggioranza?
    Bene, quanti bambini della prima elementare abbiamo oggi in classe? Quanti a favore del crocifisso? Quanti musulmani? Quanti induisti? Quanti animisti? Quanti atei?

    Spero che il mio intervento sia colto nella sua essenza puramente costruttiva o non solo sterilmente provocatoria…

    plutonio

Ciao. Se vuoi commentare, accomodati. Non c'è bisogno di nome o e-mail, non c'è approvazione preventiva, no censura. Hai il libero arbitrio e io lo rispetto, anche se potresti usarlo male. Ricorda però che la libertà implica la responsabilità. Se sei un troll, ignorerò i tuoi commenti - a meno che tu non faccia un flood. Se pensi che quel che dico è sbagliato, fammelo notare. Attenzione però, perchè chiunque tu sia, se non sei d'accordo con me, proverò a convincerti del contrario. Qui il dialogo non sono belle chiacchiere per scambiarsi "secondo me" e sentirsi più buoni e tolleranti: qui il dialogo serve a cercare, trovare, amare la Verità.

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