Il caso Rautavaara

Il caso Rautavaara

 

No Alessandro, non penso affatto che questo racconto di Philip K. Dick sia blasfemo, anzi può essere utilissimo per capire un aspetto particolare del cristianesimo e cioè la sua concezione assolutamente rivoluzionaria del sacrificio e del rapporto uomo-Dio.

Bisogna conoscere il racconto per capire di che stiamo parlando, chi non ha problemi con l’inglese può leggerlo qui, gli altri dovranno scapicollarsi in libreria a comprare il massiccio volume Tutti i racconti 1964 – 1981 (che merita assolutamente i 25 € non foss’altro perché c’è pure Le pre-persone) altrimenti dovranno accontentarsi del mio misero riassunto.

 

Tre tecnici umani su un’astronave hanno un impatto accidentale con dei meteoriti e muoiono. All’incidente assistono per caso delle intelligenze aliene fatte di plasma e sostanzialmente prive di corpo, dal cui punto di vista è narrata tutta la storia, che hanno stipulato con i terrestri degli accordi di mutuo soccorso e perciò cercano di assistere gli umani (“noi non desideravamo aiutarli, ma rispettiamo le regole”). Due dei terrestri sono troppo danneggiati e non c’è nulla da fare, ma la terza, tale Agneta Rautavaara, ha ancora i tessuti neurali abbastanza integri e perciò il robot degli alieni cerca di recuperarla, ripristinando le sue funzioni cerebrali e a questo scopo fornendo al cervello ossigeno tratto dallo stesso corpo morto della donna (l’alieno narratore allude al quesito se sarebbe stato più opportuno usare il corpo dei suoi compagni morti, considerazione molto interessante col senno di poi). A questo punto gli alieni, che nel frattempo hanno consultato via radio gli umani sulla terra per informarli dell’accaduto, decidono di monitorare a scopo diagnostico i pensieri del cervello della terrestre.

Ecco allora che alieni e umani scoprono con sorpresa che, nei pensieri del cervello della terrestre, lei e gli altri due sono sopravvissuti all’incidente e sono visitati sull’astronave da una Figura che compare in mezzo a loro e che è Gesù Cristo, con tunica sandali barba e aureola, preciso uguale all’iconografia tradizionale (“proprio come nella pubblicità olo delle chiese terrestri”). Cristo pronuncia una serie di frasi palesemente tratte dai vangeli. I tecnici si dividono tra fervore mistico e scetticismo e inquietudine.

Gli alieni che osservano i pensieri della terrestre sono tutti eccitati perché ritengono che lei stia vivendo una vera esperienza ultraterrena, come se avessero una sorta di telecamera sull’aldilà: “eravamo in contatto con l’altro mondo e con le forze che lo dominano”. Gli umani sulla terra invece pensano sia tutta un’allucinazione e insistono per spegnere il cervello della donna. A questo punto l’alieno narratore, dopo aver notato quanto trovi bizzarra e primitiva la concezione umana del Salvatore, decide che sarebbe “interessante” introdurre nel cervello della terrestre, che è pur sempre tenuto in vita dai mezzi artificiali alieni, delle variabili collegate alla concezione aliena dell’aldilà. L’obiezione fatta dai suoi compagni che ciò contraddice la precedente considerazione della vicenda è respinta con l’enigmatica ossimorica risposta “Entrambe le cose sono vere, è una finestra sull’altro mondo ed è una rappresentazione delle propensioni culturali della razza di Rautavaara”, e l’alieno mette in pratica la sua decisione.

Nella visione della terrestre, Cristo invita gli astanti a credere in lui per avere la vita eterna, ma subito dopo i tecnici avvertono in Lui un sottile mutamento. Ed ecco che Cristo si avvicina ad uno di loro e lo morde e lo divora. Orrore degli altri due. La Figura dice “io bevo il suo sangue, il sangue della vita eterna, e vivrò per sempre. Io non possiedo un corpo, sono soltanto plasma, e mangiando il suo corpo ottengo la vita eterna. È questa la nuova verità che io proclamo: la mia eternità”. Rautavaara e il tecnico superstite si difendono a colpi di pistola laser e uccidono la Figura, che muore dicendo “Eli, Eli, lama sabachtani?”.

A questo punto gli umani sulla terra intervengono e interrompono l’esperimento alieno di ibridazione teologica, spegnendo il cervello di Rautavaara e rimproverando aspramente gli alieni. Il narratore commenta: “Avevamo visto l’inizio di un esperimento scientifico assolutamente sorprendente: la teologia di una razza trasfusa in quella di un’altra. Spegnere il cervello della terrestre fu una tragedia scientifica. Per esempio, nei termini del rapporto di base con Dio, la razza terrestre possedeva un punto di vista diametralmente opposto al nostro. Questo, ovviamente, va attribuito al fatto che loro sono una razza somatica, mentre noi siamo di plasma. Loro bevono il sangue del loro Dio; mangiano la sua carne; e così diventano immortali. Per loro non vi è scandalo in ciò, lo trovano perfettamente naturale. Eppure per noi è mostruoso. Il fedele che mangia e beve il proprio Dio? Mostruoso per noi, veramente mostruoso. Un orrore e una vergogna; un abominio. Il superiore deve sempre cibarsi dell’inferiore; il Dio deve consumare il fedele.” Le ultime parole dell’alieno narratore esprimono sorpresa per la condanna morale ricevuta dagli incomprensibili esseri umani a seguito della vicenda, e per l’abisso che separa razze che si sono sviluppate in sistemi stellari diversi, nonché rammarico per il fatto che ciò che egli definisce il Salvatore non sia riuscito a mangiare anche l’altro tecnico e Rautavaara.

 

Cos’è questo racconto e cosa vuole essere? Una fantasia cristologica frutto dell’immaginazione di un PKD già gnosticheggiante e/o sotto allucinogeni? Uno scherzo grottesco o qualche paginetta buttata giù da vendere a una rivista per pagarsi l’affitto del mese prossimo? Una metafora della diversità culturale e degli equivoci che ne possono sorgere?

Ecco quello che vedo io: la concezione teologica dell’alieno non è affatto “aliena”, ma rappresenta una diffusissima visione religiosa pagana e precristiana, e anche postcristiana lì dove il cristianesimo è stato rifiutato e combattuto. Dio è in alto, l’uomo è in basso, fine. Lui non viene a morire per te, sei solo tu che devi morire per lui. Il sacrificio è qualcosa che Dio non fa altro che chiedere: oro, verdure bruciate, animali scannati, prigionieri che urlano di agonia mentre il pugnale strappa il cuore oppure martiri che si fanno esplodere tra gli innocenti urlando la grandezza di un Dio che odia gli infedeli e sottomette i fedeli… Qui non c’è pietà. Qui non c’è la compassione. Qui non c’è vero affetto. Ci sono solo la forza, l’arbitrio, l’ingordigia di potere. Dio sopra e tutti gli uomini sotto – alcuni uomini un po’ meno sotto perché sono una casta di eletti, una conventicola gnostica di illuminati, un clero incaricato di accrescere e mantenere la sottomissione dei sottomessi, e intanto si accalcano per spartirsi bramosamente le briciole dello spietato potere divino.

 

Ecco, se io avessi questa concezione della divinità, la odierei e la bestemmierei e troverei giusto combatterla con tutte le mie forze. Sarei forse il più antiteista degli antiteisti e il più anticlericale degli anticlericali. Forse è per questo che a volte provo simpatia e comprensione per coloro che possiamo genericamente definire come gli atei e gli anticlericali (beninteso, per quelli in cui non vedo disonestà intellettuale): perché la distanza tra noi è minore di quanto può sembrare, perché la loro battaglia è un po’ anche la mia, perché da una certa parziale ma non insignificante prospettiva addirittura hanno ragione giacché questo dio qua non esiste, e se esistesse dovremmo ergerci come Capaneo e urlare con tutta la forza che abbiamo e mandarlo affanculo. In un certo senso, gli atei anticlericali fanno la guerra giusta contro il bersaglio sbagliato.

Ma la differenza tra me e gli atei anticlericali è appunto questa: che io sono cristiano e so che questa visione religiosa è un idolo, uno schermo comodo, un dio falso e bugiardo dietro il quale si nascondono uomini e demoni. Perché il cristianesimo ha rovesciato questa visione e ha realizzato l’unica rivoluzione che abbia mai veramente funzionato. Dio non resta in alto ma scende in basso, nella povertà, nella feccia, nella merda in cui tutti noi poveri cristi ci arrabattiamo giorno dopo giorno dopo giorno dopo giorno.

(che poi, poveri cristi: ma dove si era mai sentito prima e dove si è mai sentito dopo il nome di una divinità usato come sinonimo di sofferenza ed evocativo di compassione? Si è mai pronunciato sulla faccia della terra un povero anubi, povero zeus, povero allah?? Ma quale cultura ha prodotto mai un’esclamazione spontanea che legasse così intrinsecamente la gloria celeste e la fatica del vivere umano??? Ma com’è bella e significativa quest’espressione, un povero cristo!)

Già il Dio di Abramo, il Dio di Israele, aveva rifiutato Isacco e con lui tutti i sacrifici umani; ma poi Dio si rivela in Cristo, che è a un tempo sacerdote e altare e sacrificio, e pone fine a tutti i sacrifici rituali perché egli stesso è il sacrificio supremo e definitivo. E la logica religiosa del superiore che mangia l’inferiore, questa specie di implacabile darwinismo ante litteram, è scardinata alla radice: ora è l’inferiore a nutrirsi del superiore, perché è il superiore stesso a darsi come cibo e bevanda. Dio potrà ancora chiederti (non ordinarti, chiederti) di morire per lui, ma non semplicemente perché lui è Dio e perché lui è potente e perché sì e zitto, ma proprio perché prima è stato lui a morire per te.

 

Ma allora, data la rivoluzionarietà di questa concezione, come meravigliarsi del fatto che non tutti l’abbiano accolta, che ci sia stato e ci sia tuttora e sempre ci sarà chi la rifiuta e la combatte e non la capisce?

Ed ecco che l’alieno del racconto di PKD si rivela ancora una volta drammaticamente umano: vede una rappresentazione di Cristo ma non la comprende, forse perché non può o non vuole, e la cambia per farla rientrare in qualcosa che sa capire, qualcosa a cui è abituato e che non minaccia i suoi canoni culturali. Sfortunato – ma anche colpevole – colui che rifugge il terribile confronto con la realtà colta nella sua totalità e preferisce rifugiarsi nell’ideologia, nel piacere illusorio di un qualche vicodin psicologico, in un preconcetto comodo e frusto come un paio di vecchie pantofole. E mentre la concettualizzazione operata dall’alieno a proposito delle differenze tra corpo e plasma ricorda certi miopi tentativi di fenomenologia della religione, che riducono tutto quanto  a cause storico-culturali e negano tutto ciò che trascende l’appagante schemino preconfezionato, il suo esperimento scientifico di ibridazione teologica diventa spaventosamente familiare. Il Cristo cannibale, il Salvatore che mangia anziché offrirsi per essere mangiato, è soltanto l’ultimo o penultimo anello della catena di falsi cristi già preconizzata da Mt 24, 24 e Mc 13, 22 e che dura da circa duemila anni, dall’eone in missione segreta delle conventicole gnostiche al cristo radicale del farneticante don giorgio de capitani passando per il cristo carbonaro e il cristo socialista e il cristo dell’esegesi protestante e il cristo dell’esegesi fintocattolicaesottosottoprotestante e il cristo protofemminista e il cristo hippy e il cristo volemosebbene e il cristo “ahòmacheddevofàchenuncestòacapìgnente?” e tutti i cristi vattelappesca che una variopinta umanità ha dovuto inventare fondamentalmente perché Gesù il Cristo, quello vero, era troppo limpido per gli orgogliosi e troppo mite per i colmi d’odio e troppo casto per i rattusi e troppo autorità per gli eversivi etc. etc. etc.

 

(presagisco già la possibile obiezione di qualcuno: ma come fai ad essere così sicuro di averlo capito tu il “vero” cristo, come fai ad escludere così categoricamente che anche la tua non è che l’ennesima ricostruzione tendenziosa di un cristo adulterato ed orientato agli interessi di una specifica casta/cultura/politica/eccetera?

Per questa obiezione non ho che una risposta, cioè che io credo nella ragionevolezza della fede. Che io credo che scegliere un cristo piuttosto che un altro non sia un atto dettato dal sentimento o dal fideismo puro, nel qual caso sarebbero pressappoco tutti uguali, ma l’esito probabile di una ponderazione attenta e cauta e addirittura oggettiva. Che io credo, come il Papa autore del Gesù di Nazareth, che il Cristo emergente dai quattro vangeli sia davvero una figura molto più logica e dal punto di vista storico anche più comprensibile delle ricostruzioni con le quali ci siamo dovuti confrontare negli ultimi decenni e secoli e millenni, una figura storicamente sensata e convincente. E che in generale io credo davvero che un essere umano possa sia pur faticosamente arrivare a una verità oggettiva talora addirittura inconfutabile e lampante nella sua veridicità, nonostante tutti le possibili opinioni sbagliate in cui altri meno fortunati o meno volenterosi o meno intellettualmente onesti possono incappare: che io credo che l’esistenza degli errori non provi l’inesistenza della verità.)

 

 

Alla fin fine, la conclusione di questo post è molto semplice. Dopo duemila anni la Terra è ancora piena di umani che ragionano come l’alieno narratore del racconto di PKD, e ancora s’aggirano per il mondo miti imitatori e ingannatori come quella Figura vorace, e c’è sempre un caso Rautavaara che accade da qualche parte nel mondo. Attenti al cannibale, attenti al pericolo nascosto.

Dai frutti li riconoscerete.

 

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80 responses to “Il caso Rautavaara

  • alluminioit

    grazie.non conoscevo il racconto, nè, forse, avrei letto con tanta chiarezza quello che vi leggi tu.Un bel post.Michela

  • Hayalel

    Già "povero Cristo", è un pensiero che non avevo mai considerato (da cristiano, mi pareva scontato che Gesù il Cristo fosse un sofferente, una vittima, però è anche vero che la suddetta espressione la consideravo uno dei modi più lievi di infrangere il secondo comandamento) ed è vero che non c'è religione con una concezione analoga, talmente rivoluzionaria e, come sottolinei, inconcepibile.Quanto all'adattare ideologicamente Cristo, condivido in pieno. E non sono solo i credenti che lo fanno, come hai accennato: gran parte delle incomprensioni fra credenti e non sorge proprio per una visione molto diversa che ciascuno dei due ha di Dio.La cosa strabiliante è che tu abbia potuto tirare fuori queste belle considerazioni da un racconto che poteva apparire blasfemo ad un occhio superficiale. Mi sembra una buona evidenza della ragionevolezza e, soprattutto, dell'apertura del cristiano cattolico.

  • utente anonimo

    Mi sembrano banalita' che dovrebbero essere arcinote, ma evidentemente non e' cosi', basta farsi un giretto da Berlicche per trovare individui che dicono in sintesi che tutte le religioni sono uguali. Uguali un par de palle.Ovviamente non ho mai pensato che il racconto sia blasfemo, anzi.Soprattutto e' geniale e coraggioso.Mi fa piacere che ti sia piaciuto.-AleX

  • ClaudioLXXXI

    #1 MichelaBeh grazie a te.#2 HayalelImmagino che "povero cristo" possa essere o non essere una lieve infrazione a seconda dell'intenzione di chi lo pronuncia. Il comandamento dice "non nominare il nome di Dio invano", ma sul significato questo avverbio si dovrebbe aprire un dibattito enorme. E' un fatto oggettivo che il rigorosissimo divieto ebraico di nominare JHWH (che non è neppure un nome, ma un acrostico…) è stato ridimensionato dal cristianesimo, ma non credo proprio che questo sia un male, anzi.Comunque quell'esclamazione è già di per sè una prova dell'abisso che corre tra il cristianesimo e le altre religioni. Chi dice che il cristianesimo è una religione come tutte le altre è gentilmente pregato di fornire esempi corrispondenti…#3Uguali un par de palle.Appunto, quelle di solito sono uguali, le religioni invece mica tanto… :-PGrazie ancora per avermi fatto leggere il racconto! Comunque ci sono altri lampi di genialità nel malloppone che meriterebbero tanti post a parte, per esempio I seguaci di Mercier (che poi l'idea era presente anche nel romanzo Ma gli androidi sognano pecore elettroniche?, che come storia è anche meglio del film Blade Runner – quando Ridley Scott era ancora un regista decente…)

  • cinas

    ma vedi, Claudio, una delle tante difficoltà che io incontro nel cattolicesimo è proprio quel "morire per noi".Ma quale morte.  Per voi è risorto. Essere torturati, morire e risorgere è infinitamente meno peggio che morire  e basta.

  • berlic

    Ma neanche noi moriamo e basta, Cinas…Claudio, quando un giorno scriverò quel benedetto saggio sulla figura di Cristo nella SF che ho promesso a qualcuno da tempo immemore ti citerò in abbondanza… 😉

  • FedericoFasullo

    che poi l'idea era presente anche nel romanzo Ma gli androidi sognano pecore elettroniche?, che come storia è anche meglio del film Blade Runner – quando Ridley Scott era ancora un regista decente…Cavolo quando ho letto Ma gli androidi ecc… mi sono arrabbiato perché hanno tolto il mercerianesimo dal film che era l'unica cosa interessante del racconto, poi va be' in effetti era difficile da trasportare su pellicola una cosa del genere per non dire "noioso". Anche PKD in un intervista ha detto che tagliarlo è stato brutto ma forse necessario :s lasciamo le pippe mentali ai libri piuttosto che al cinema. troppo mite per i colmi d’odioPer me lo è, il Cristo che esce fuori dal vangelo è un po' diverso dal monsignor Babini, vescovo di Grosseto, e da padre Livio un simpatico creazionista che sta su radio Maria. E per parlare un po' del blog di Berlicche: per me Cristo è tutto fuorché berlusconiano*, non un cristo comunista, ma un qualcuno che ha una concezione diversa dell'economia e che insomma gli ideali cattolici li tira fuori al momento in cui si deve mettere le mani in tasta. Attendo gli insulti da chi so per via delle affermazioni appena fatte.Riguardo all'essere miope: noi abbiamo Odifreddi, voi avete Reginadistracci, devo scegliere chi dei due mi faccia più paura, e ripensandoci non è neanche una scelta troppo difficile. Il punto è che (quello che sostengo sempre) uno sceglie una tesi e cerca di dimostrarla, utilizza un po' i mezzi che ha e, diciamolo, anche il tempo a sua disposizione, per arrivare a delle conclusioni e poi… sbaglia. Tu parli giustamente di onestà intellettuale, io la vedo come una guerra d'odio: una persona prende una posizione e passa tutto il tempo a leggere opinioni faziose, vedi chi legge costantemente solo Libero o solo Repubblica, solo perché può vedere qualcuno che condivide il suo temperamento contrario nei confronti di una determinata persona o fazione. O fa solo il contrario per farsi due risate, tanto non condividerà mai quel punto di vista. E questo lo fanno tutti è ovvio che l'odio porta all'odio. * giustamente ragionare con "per me Cristo è…" va in contraddizione con l'idea che esista una sola interpretazione, quindi non interpretabile. Gh.

  • brucewayne

    Mah, nel malloppone ad esempio c'e' anche "Spero di arrivare presto" che merita tantissimo.Per quanto riguarda JHWH (tetragrammatron)  ti segnalo il romanzo "L'Occhio nel Cielo", sempre di PKD, ovvio.

  • ClaudioLXXXI

    #5 cinas**La vita di questo Gesù Cristo ha qualcosa da insegnarmi anche se non credo, o non posso credere, che fosse divino? Cosa dovrei pensare quando mi dicono che uno che era parente di Dio, e che quindi avrebbe potuto trasformare la croce in una fioriera o altro con una sola parola, si è comunque lasciato inchiodare là sopra volontariamente, e sia morto? Anche supponendo che fosse divino, sapeva di esserlo? Sapeva che avrebbe potuto spezzare la croce con una sola parola? Lo sapeva in anticipo che la morte sarebbe stata solo temporanea (perchè scommetto che potrei salirci anch'io là sopra, se sapessi che dopo sei ore di dolore mi attende un'eternità di beatitudine alla destra del padre)? Ma in fondo c'è qualcosa di tutto questo che conti davvero? Posso credere comunque in Gc o in Maometto o in Chiunque anche se non credo che fossero parenti di Dio? Tranne che, cosa significherebbe allora "credere in"?**David Foster Wallace nel saggio "Il Dostoevskij di Joseph Frank" (contenuto nel libro Considera l'aragosta).Ecco cinas, il problema della scommessa di DFW è che non è così scontato il fatto che lui o chiunque altro potrebbero vincerla. Perchè, a parte considerazioni varie che si potrebbero fare sul tragico decesso di DFW stesso (che poi io ci sono rimasto malissimo quando ho saputo che si era impiccato, un genio assoluto come lui che si ammazza è la dimostrazione che l'intelligenza non garantisce la felicità), io non sono sicuro che sia proprio così alla portata di chiunque andare a morire "perchè tanto poi risorgo".Tu pensi che ci riusciresti? Io no.PS cfr. anche il monologo di Edward Norton nella 25° ora di Spike Lee, quello sfogo davanti allo specchio contro tutto e tutti: "e ci metto anche Gesù, se l'è cavata con poco". Davvero?#6 BerlicBeh allora al prossimo bivigliano possiamo fare un brainstorming.Per esempio, hai mai fatto caso in Terminator alle iniziali del figlio di Sarah Connor, quello che dovrebbe salvare l'umanità?#7 FFsì, io vorrei tanto vedere una trasposizione fedele del libro di PKD. Per carità, Blade Runner è meraviglioso e tutto quanto, ma il libro era proprio a un altro livello.Quella che tu chiami guerra d'odio è il grande pericolo insito nel fare una battaglia per un ideale, qualsiasi ideale. Anche il cristianesimo può essere ridotto a un pretesto per odiare il diversamente pensante, o comunque si può passare dalla giusta vis polemica alla vera e propria aggressività(comunque io non condivido il tuo paragone: Reginastracci ogni tanto sarà pure troppo focosa, ma Odifreddi è sleale e questo è peggio).E' proprio per evitare di cadere in questa trappola che io leggo (o almeno leggevo, quando avevo tempo libero…) blog di tutti gli orientamenti, e in generale cerco di sempre di trovare dei frammenti di verità (semina Verbi) anche in chi la pensa in modo difforme, e fondamentalmente di fare discussioni serie con chiunque. Poi vabbè occasionalmente capita il troll ma shit happens.#8Ci devo ancora arrivare a quel racconto, comunque ho deciso che devo leggere tutto PKD.

  • berlic

    xClaudio: Brainstorming…OK! JC…Ops! xFasullo: Dove, quando e in che modo avrei affermato che "Cristo è berlusconiano"??? Neanch'io sono berlusconiano! E non è neanche che sul mio blog parli poi tanto di politica…non capisco poi sinceramente il resto della frase.

  • Swann77

    Condivido molto dei contenuti del tuo post. Anche io non potrei digerire un cristianesimo che sovverte il "prendersi cura" di Dio, vera rivoluzione della storia del mondo.Credo che in conseguenza di questo, senza che nessuno di noi si senta dalla parte del giusto, dovremmo interrogarci sul quanto stiamo "strumentalizzando" Gesù Cristo.Temo che tu sia arbitrario nellla scelta di cosa è strumentalizzazione e mistificazione di Gesù e cosa non lo è.Bene e male sono fittamente compenetrati. Avrai di certo presente quel canto liturgico che dice: "Luce in ogni cosa io non vedo ancora, ma la tua Parola mi rischiarerà". Ecco, penso che l'esercizio di questo discernimento che parte dalla Parola sia l'unica via, che è però fatta di dubbi continui.E i dubbi ci sono sul comportamento di tutti gli uomini, sui Papi, sui Cardinali, sull'Opus Dei, su CL, sulle ACLI, sui gruppi dei cattolici di base, su quelli più e meno ortodossi e più e meno di sinistra. Su tutti.

  • Hayalel

    Ma la dottrina, quella che accumuna tutti questi gruppi e tutti questi uomini, quell'incontro che ce li fa chiamare tutti "cristiani" e dalla quale chiunque può allontanarsi (credente o non credente) come anche avvicinarsi, quella è il riferimento che dipana i dubbi. Se in alcuni gruppi ci sono stati alcuni uomini che si sono allontanati dalla "retta via" lo si vede dai frutti che producono e dalle contraddizioni che lasciano. Ciò non significa che il dubbio comportamento di uno possa mettere in discussione il riferimento per tutti. Significa solo avere uno sguardo critico verso gli uomini ma aperto verso l'infinito.Altrimenti potremmo applicare lo stesso criterio ai maestri di scuola, ai poliziotti, ai governanti, ai giornalisti, ai blogger, ai vari Santoro, Grillo, Dipietro, Luttazzi etc. dicendo che ci sono dubbi, grossi dubbi, sul loro comportamento e su quello che sostengono. Ed in tal caso che facciamo? Ci sopprimiamo tutti per il bene dell'universo? No.Facciamo mente locale e ci rendiamo conto che siamo tutti uomini, fragili, deboli, stupidi, infimi, ma con la possibilità di essere accolti, di poter ricominciare, di poter essere salvati dai nostri limiti.

  • Swann77

    Certo Hayalel,e infatti io credo proprio che esistano dubbi su tutte quelle categorie e quei singoli uomini che hai citato. Anzi, prima su quelli, forse, che sui credenti di ogni orientamento. Da ciò non deriva alcuna autosoppressione, ma una presa di coscienza: che dobbiamo restare sempre vigili, senza delegare ad alcuno il nostro diritto/dovere di discernere il bene dal male, chiedendo a Dio di illuminarci, ovviamente.Per il resto basta il Vangelo, davvero. E ogni altra dottrina è di gran lunga recessiva.

  • piccic

    Io a Dick non riesco tanto ad appassionarmici, ma una cosa è certa: Dick non è mai sacrilego, se talvolta lo è, non lo è deliberatamente, è più una "iconoclastia" sulle immagini date dalle parole (penso a "In senso inverso" che a me fa veramente schifo, ma un significato ce l'ha, forse, se si finisce di leggerlo).Dick in generale stava male. Tutta la sua poetica è pervasa da una "paura di Dio". Il gusto per la gnosi e per il folklore, anche proveniente da culture e religioni extracristiane si inserisce in questa sua "ansia": è come se volesse scrivere un romanzo "rappacificante": tra se stesso e quanto lo fa soffrire. Ma scrive sempre, e solo, con le sue forze. A lungo andare la sua originalità, che sta in questa immaginazione "pirotecnica", a me stanca, e molto.Preferisco Murray Leinster. Che non c'entra niente, ma è giusto per dire.

  • brucewayne

    Piccic a me (a noi… ) piace Dick fondamentalmente perche' anche noi "stiamo male". O stavamo male, che e' lo stesso.

  • piccic

    Be', sì ho capito il punto. Però penso c'entri sempre il doppio sentimento che insorge dalla nostra soggettività: da un lato si cerca qualcosa di vicino alle proprie difficoltà, ferite ed esperienze personali, dall'altro invece qualcosa di "altro" che risuoni però con noi, e con altre parti, come un "pezzo di puzzle" che si incastra alla perfezione.Questo, non necessariamente a livello intellettuale.Dick può andare bene per la prima. Ma non amo Dick, come non amo altri scrittori, anche tra i pochi cattolici, di FS, come Walter Miller Jr., Raphael Lafferty o Anthony Boucher.È proprio dalla frustrazione che mi dava questa "esclusione pratica di Dio" dalla fantascienza mainstream americana, che per passi a suo tempo sono arrivato ad autori come Murray Leinster, H.L. Lawrence, o (in parte) L.P. Davies e Edmond Hamilton. E la provvidenza ha voluto che nello stesso momento incontrassi gli scritti di Benson. Ma non "Il Padrone del Mondo", che spesso è abusato dagli "apologisti d'assalto", bensì "L'Amicizia di Cristo".@Swann: il Vangelo è il punto di partenza, ma non se ne può escludere "nemmeno uno iota". Se si va di testa propria, si finisce sempre per cercare un "personalismo" nella vita e nella fede, e si rischia di cadere nell'intimismo. La redenzione prevede una condivisione, una comunione, una unità interpretativa della Parola che è Gesù stesso.Ognuno dà il proprio contributo ma la Chiesa resta un organismo. Vite e tralci, niente di meno. Perciò serve il Vangelo come ogni scritto ispirato che arriva fino a noi.La vita di Gesù si ripete in certo qual modo ogni cristiano, se la accettiamo, a dispetto di ogni nostra infermità.

  • cinas

    io credo che ci riuscirei. davvero.vedi, è difficile parlarne per evitare offese alla vostra susettibilità, ma questo è per me un punto fondamentale: se è così generoso l'atto di Cristo di morire in croce per salvare tutto il mondo, allora quanto sono più generosi gli atti di chi muore – sapendo co ragionevole certezza che non risorgerà – per salvare non tutto il mondo ma magari solo due o tre persone?l'ho già detto, ma era una domanda che feci ad un sacerdote quando mi preparavano alla prima comunione. non ebbi neanche allora risposte soddisfacenti.insomma, se mi torturate per 20 ore e mi garantite di risorgere  – e Gesù non poteva non averne la certezza, che se no cade tutto il suo messaggio – io credo che davvero ci riuscirei: mentre mi reputo abbastanza vigliacco per non sacrificare la mia vita per due o tre persone. O perlomeno dipenderebbe dalla situazione.

  • utente anonimo

    Quindi, Cinas, se ti prometto che libererò 2 detenuti e che alla fine del mio "trattamento" sarai integro e vitale come in questo momento, ho il permesso di ricercare l'estremo superiore del dolore e della sofferenza su di te?Ateofago

  • ClaudioLXXXI

    #11 e 13Swann, al netto di ogni nostra possibile e già percorsa controversia su quale sia veramente l'interpretazione arbitraria e strumentalizzante  della figura di Gesù e del suo messaggio, il punto è che purtroppo il Vangelo non basta.La lettera del testo sacro sarebbe sufficiente soltanto se fossimo sacri anche noi, perfetti, puramente onesti, intelligentissimi, incapaci di errore e mai soggetti alla tentazione di provare a servire sia Dio sia il mammona del nostro egoismo.Visto che chiaramente così non è, giacchè per difetto umano nessun testo è autoevidente (e pochi secoli di protestantesimo hanno già dimostrato il fallimento del letteralismo: dopo aver ripudiato l'ermeneutica cattolica in nome di una utopica sola fide sola scriptura, la riforma si è dissolta in millemila chiese e chiesette e sette e conventicole ciascuna con la sua interpretazione unilaterale del testo "autoevidente"), una ulteriore dottrina di supporto e interpretazione al testo è sempre necessaria. Sempre.
    #14 e 16Piccic io sono d'accordo con Bruce, PKD esprime una fase in cui mi riconosco pienamente perchè l'ho vissuta anch'io.L'esclusione pratica di Dio a della sf mainstream americana è una costante fino a circa 20-30 anni fa, anno più anno meno. Tutti i grandi nomi della fantascienza fino agli '80 sono intrisi di cultura positivista, Asimov Clarke etc., la religione è quasi sempre rappresentata come un residuo oscuro del passato destinata ad essere spazzata via dal progresso. Poi però qualcosa cambia (e PKD mi sembra una fase intermedia di questo cambiamento) e oggi la fantascienza ha preso un corso diverso, molte opere di sf mostrano una visione meno stereotipata della religione o addirittura hanno una visione implicitamente o esplicitamente religiosa dell'universo (Matrix, Battlestar Galactica… LOST!!!)#17 cinasBuona fortuna allora.Io vedo gente che non riesce neanche a resistere a studiare 4 ore di seguito pur sapendo che ne ha bisogno per un esame, o uomini e donne che non riescono a resistere alla tentazione di tradire il fidanzato/a pur sapendo che poi ne pagheranno le conseguenze… in generale, moltissime persone non riescono a sacrificare il piacere (o evitare il dolore) del momento in vista di un vantaggio più o meno a lungo termine. Probabilmente hanno capito male quella faccenda del Carpe diem. Ma forse tu sei speciale. Auguri, casomai ti portassero nella stanza 101.Ma quale suscettibilità, qua si può parlare di tutto… in effetti la domanda è intrigante. Intravedo una risposta ma non riesco a esprimerla con chiarezza. Aspetta che ne parlo con il mio Direttore Generale, e poi torno a risponderti…

  • Swann77

    Caro Claudio,il punto sul quale, infatti, non ero d'accordo con te era proprio "al lordo" di quel discorso. Perchè nel momento in cui tu rivendichi un Cristo vero e un Cristo strumentalizzato, lo fai prendendo posizione e quindi c'è da prendere coscienza che esiste una posizione difforme all'interno della Chiesa (e ripeto: all'interno).Quanto all'insufficienza del Vangelo, a volte ho l'impressione che il Vangelo, di per sè più che sufficiente, sia anzi sovrabbondante in grazia e mai interamente applicato dall'insufficienza dell'uomo. C'è bisogno della dottrina, è vero. C'è però bisogno di tornare continuamente al Vangelo, perchè altrimenti lo si dimentica. Se così non fosse oggi non ci troveremmo di fronte alle schermaglie di un cardinale e di un ufficio stampa vaticano sull'esatta portata di uno scandalo immobiliare e non saremmo al punto di doverci sorbire autocritiche un giorno sì e l'altro pure, condite di dimissioni e di sconfessioni, sul problema, scoperto da due mesi (quando è vecchio di anni, se non di secoli) della pedofilia.

  • piccic

    @Claudio: Non so dirti, davvero. Se avessi dovuto leggere Dick perché in qualche modo ci ritrovavo miei limiti o difficoltà non l’avrei di certo mai letto.Ritengo che la tua analisi genericamente tenga, ma lo spiritualismo che emerge nella fs "mainstream" dopo il periodo degli anni 1970 è quasi sempre "immanentistico", o privo di riferimenti reali alla vita di fede.L'unico autore che forse fa eccezione è appunto Lafferty (ma non l'ho mai letto neanche io), e Miller Jr., per il fatto drammatico che è morto togliendosi la vita. La cosa interessante è che è morto in questo modo anche Thomas Disch, uno tra gli autori più ferocemente anticlericali della stessa generazione (il suo "Gomorra e dintorni" è un testo tremendamente privo di speranza, e riesce a trasmettere i fatti esterni più sanguinari dell'antico testamento, con un contesto del tutto diverso – futuristico).Per me Leinster è affascinante perché ha una poetica che si potrebbe dire da "uomo religioso nella media". Era cattolico come istruzione, ma non so quanta fede avesse. Eppure i suoi romanzi sono "profondamente umani", se capisci cosa intendo: i suoi personaggi sono gelosi, fanno calcoli, si innamorano perdutamente e coltivano talvolta sentimenti meschini di gelosia se questo amore è conteso. Eppure spesso hanno qualcosa di luminoso, non saprei dire perché. E quando finisci di leggere, senti di avere letto qualcosa che non ha lasciato fuori elementi sostanziali della realtà dell'uomo.@Swann: il discorso del ritenere una posizione "difforme" all'interno della chiesa si può fondare soltanto su un riconoscimento condiviso di cosa sia la Chiesa. In assenza di questo, non c'è chiesa che abbia un vero fondamento in Gesù Cristo. Che poi di eletti ce ne siano anche fuori, ce lo dice Gesù stesso.Il fatto che spesso osserviamo i fatti negativi è già una "scelta" (per così dire) di considerare Chiesa frange che Gesù, alla radice, ha già probabilmente rigettato: «Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.»Il punto è – almeno per me – «Quanto mi lascio potare?»

  • ago86

    cinas, il fatto che uno risorge non rende meno amaro e meno truce l'atto di morire. E nemmeno diminuisce il dolore che si subisce nella tortura.

  • poemen

    A me sembra di aver capito, e ne sono abbastanza certo, che la passione di Gesù non è mai finita. La parte di cui siamo stati testimoni come uomini ha avuto il merito, per chi ha saputo vedere, di sgombrare il campo dalle false idee su Dio. Ma non è che il Figlio abbia "un po' patito" qui per poi tornare al suo glorioso mestiere. Quello che ha fatto sulla terra, lo faceva prima ed ha continuato a farlo poi: soffrire come soffre un innamorato continuamente respinto, i cui regali sono continuamente respinti al mittente, magari con parole di scherno ed anche qualche sputazzo.La flagellazione di Gesù non si è limitata a quel venerdì mattina. Continua nel nostro peccato e nel nostro rifiutarci di avere a che fare con lui.Mi sono convinto che amore e sofferenza siano strettamente legati insieme e che non sia possibile separarli, a meno di non trasformare l'amore "vero" in qualcosa di diverso: egoismo, uso reciproco, rapporto di scambio.Mi sembra di aver capito che il soffrire è conseguenza inevitabile dell'Amore vero, che questa è una legge universale, e che Dio stesso si sottomette ad essa. Anche per questo Gesù ha detto di identificarsi in coloro che soffrono per amore (del bene, del vero, della giustizia, etc.): non si tratta di una solidarietà "esterna"…quelle persone "rendono DIo presente, lo manifestano al mondo, in qualche modo partecipano di Lui".Sono vere, secondo me, certe intuizioni di Santa Faustina, di cui sto leggendo il Diario.Per quanto le mie parole umane siano inadeguate ad esprimere questa realtà, mi sembra si possa dire che Dio sta soffrendo, adesso, come sempre. Non che sia infelice, la sofferenza non necessariamente porta all'infelicità…dipende da come è vissuta, da come è accolta e perché.E' troppo sbrigativo dire "ha sofferto un po', ma tanto sapeva che poi risorgeva e finiva tutto". Secondo me non abbiamo riflettuto abbastanza su chi è Dio e su cosa siano l'amore e la sofferenza.(a parte il fatto che noi esseri umani spesso evitiamo anche le medicine o le cure che ci fanno bene perché ne abbiamo paura o non ci piacciono, anche se sappiamo che poi staremmo meglio prendendole…figuriamoci farci torturare!).

  • utente anonimo

    Cinas, il quesito che poni è molto interessante anche perchè va in qualche modo a toccare il cuore della fede cristiana o quantomeno della Cristologia. Peraltro questa tua preoccupazione per la suscettibilità rivela una visione del cristiano come di una persona che si pone le domande fino ad un certo punto e poi si ferma per paura delle risposte, offendendosi se qualcuno prova a spingerlo più in là. Mi sembra una visione alquanto stereotipata e che trova oggi sempre meno riscontro nella realtà (dove spesso, a mio parere, a non farsi le domande sono gli indifferenti, gli atei "pratici"). Ma proprio perchè le domande – tutte – vanno poste per valutare se ci siano effettivamente delle risposte convincenti, la tua osservazione mi tocca nel vivo, come penso faccia con ogni credente. Dare una risposta univoca e secca mi sembra difficile e tutto sommato nemmeno corretto, visto che si tratta di una questione estremamente complessa. Così, di getto (ed in attesa di sapere cosa ne pensa anche Claudio, una volta che avrà trovato l'"ispirazione"), mi sento di provare a buttar giù qualche ipotesi di risposta. Innanzitutto potrei dire che il Gesù Cristo professato dalla Chiesa è allo stesso tempo vero Dio e vero uomo. Posso capire che si tratta di una questione difficile da capire e che per alcuni può profumare di "scappatoia", tuttavia mi sembra l'interpretazione maggiormente coerente con quanto emerge dai Vangeli, sebbene la tentazione di solito (anche dal lato dei non credenti) sia quella di concentrarsi solo sulla natura divina, tralasciando quella umana. Penso che domande come la tua, oltre che gli apporti della ricerca storica (pur con tutti i limiti che questa ha, come ben descritto da Claudio). siano da stimolo nel farci riflettere come anche in un'ottica credente la questione dell'autoconsapevolezza di Cristo non possa mai ritenersi esaurita una volta per tutte e presenti inevitabilmente degli aspetti problematici, pena appunto il rischio di banalizzare tutta la questione della morte e risurrezione. La drammaticità della passione risiede a mio parere nel fatto che Gesù, vero uomo, in qualche modo presentiva e aveva fede nella resurrezione ma non ne possedeva la certezza. Da qui una sofferenza ed un angoscia tali da spingerlo, stando a Luca (che era un medico), fino all'ematoidrosi, un fenomeno concretissimo estremamente raro legato a stati emozionali particolarmente violenti (di sofferenza psicologico-morale). Il Gesù narrato dai Vangeli, insomma, appare ben lontano dal supereroe che sa con certezza come andrà a finire la storia. Ci sono lampi di speranza certo, ma, se stiamo ai testi, le cose non sono così semplici come le fai tu, Cinas. Più in generale poi, mi sembra che considerazioni "muscolari" del tipo "io sono più bravo di te perchè muoio per salvare solo 2 persone invece che tutto il mondo" oppure "perchè non ho alcuna speranza mentre tu sì" siano quanto di più lontano ci sia dalla logica del Vangelo. La "lieta novella" annuncia un Regno di Dio in cui non si fa a gara – permettimi l'espressione – su "chi ce l'ha più lungo", e dove anzi spesso la logica umana viene sovvertita o quantomeno provocata nel profondo. Al termine di tutto sta la misericordia o, detta in altre parole, la volontà di ottenere il bene ultimo da chi accetta di accoglierla, questa buona novella. Il punto in fondo, è tutto qui: accettare o meno di misurarsi con il messaggio professato da Gesù Cristo. Se lo si fa fino in fondo anche il problema che poni tu, Cinas, in qualche modo cade da solo. To put it simple, si da la vita per gli altri perchè si ama, non per essere i migliori (o i più generosi usando le tue parole).Enrico

  • Swann77

    # piccic: Io credo che qui si abbia un'idea condivisa di cosa è "Chiesa", fondata nel Vangelo e rappresentata plasticamente nel Cenacolo di Pentecoste, ed efficacemente indagata e descritta nel Concilio V. II.Il brano della potatura è di grandissimo interesse. Se per "lasciarsi potare" intendi lasciarsi conformare a Cristo (non intendendo con ciò alcun togliere alla vita, ma trasformare la vita), allora credo di poter condividere la domanda, che è quella fondamentale del credente.#Enrico: davvero bello il contenuto del tuo commento. So che i commenti adesivi non aggiungono nulla ma non per forza commentare deve esser sempre criticare.

  • cinas

    Scusate, mi sono spiegato forse male. Senza scendere in particolari teologici mi fermerei a dei fatti semplici: esistono o no numerose persone che hanno dato la loro vita per salvare non tutto il mondo ma solo qualche persona e comunque senza essere certe di una loro risurrezione/immortalità?E non dovrebbero forse queste persone essere considerate migliori più di Gesù. che se era consapevole di essere Figlio di Dio, bè, mi pare ovvio che fosse consapevole delle conseguenze di ciò?Claudio, io vedo tanti cattolici cristiani che invece di seguire il Vangelo si comportano come tanti altri. Che non offrono l’altra guancia e che non seguono il chiaro e semplice precetto “non opporti al malvagio” e che magari così facendo si pregiudicano il Paradiso.Ateofago, dovresti garantirmi l’immortalità futura … ma non crederei a te, ovviamente. Voglio dire, che se io fossi soggettivamente CERTO della risurrezione/immortalità, allora etc etc

  • brucewayne

    E allora Cinas? Si, sono migliori di Gesu'. Del resto lo aveva gia' detto Gesu' stesso.GV 14,12: "In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi"Sul fatto della certezza dell'immortalita', ne erano certi.Ti sei fissato con questa storia che per Gesu' sia stato facile. Boh, contento te. Puo' essere. Padronissimo di pensarlo. Ma in realta' non significa niente. E' solo un sofisma capzioso.-Viola

  • utente anonimo

    Il punto è che la convinzione di Cinas (cioè che per Gesù sia stato tutto facile) non ha alcun riscontro nei fatti, perlomeno nella versione che ci è giunta più prossima agli stessi (ossia quella dei Vangeli). Detto questo, ciò non toglie che si possano avere convinzioni che prescindano completamente dai fatti.Ma messa giù così la questione da seria diventa appunto un semplice sofisma. Anche perchè leggo tante parole e facili sentenze ma vedo pochissima voglia di mettersi realmente in discussione.Enrico

  • cinas

    non so, è che credo che il "sacrificio" di Gesù sa importante nella proposta cristiana. Se in qualche maniera si ritiene che questo sacrificio sia stato solo parzialmente tale, si hanno dei problemi ad accettare la proposta cristiana.tutto questo non riguarda me: io – come ho già ripetuto più volte  – mi fermo molto prima del cristianesimo e cioè al problema della teodicea (non accetto l'idea che Dio Perfettamente  Buono Onnipotente e Onnisciente  abbia permesso il male: se lo ha permesso, o non è perfettamente buono o non è perfettamente onnipotente. E questo impedisce – a me  –  di credere nella sua esistenza.)

  • utente anonimo

    Cinas, la tua e' la posizione piu' classica, piu' condivisibile, e piu' legittima, sulla non esistenza di Dio.Non c'e' molto altro da aggiungere.-V aka BW

  • piccic

    @Poemen: Coincidenza! (coincidenza?). Sto leggendo anch’io il diario di Sr. Faustina, che in questo preciso momento mi dice: «smetti di ciarlare!»OK, magari non così, ma ho un vago sentore dello Spirito Santo che mi sta tirando per una manica… :-|Perciò lascio solo una domanda a Cinas, alla quale poi naturalmente risponderò se mi riesce.L'idea di un "Dio Perfettamente Buono Onnipotente e Onnisciente" quale immagine di "bene" ti dà?Ovvero, se avessi dovuto fissare la nostra esistenza come una "buona" esistenza, che carattere di "buono", di “bene” avrebbe avuto?Perché è evidente che togliendo morte, sofferenza e paura da quel che vediamo della nostra "vita visibile", a me pare resti solo un "vestito stracciato", e non del tutto riconoscibile.Intendo dire che non ho la capacità di immaginarmi un "buono". La mia immaginazione umana non riesce a raffigurarsi un vestito “perfetto”. Che però sta dentro all’armadio, e mi chiede di indossarlo.Se il problema era la teodicea ci risparmiavamo tutti i preamboli… 🙂

  • cinas

    Piccic, ma io non sono DIo. DIo –  nell'accezione che ne do io e che, forsea torto, pensavo fosse condivisa anche dalla Chiesa –  nella sua Onnipotenza può rendere perfetta la vita in maniera a noi – letteralmente – inconcepibile.e poi: tralasciamo l'uomo. Perchè Dio ha fatto sì che l'antilope fosse scannata dal leone? perchè ha creato il male fra animali? e se non lui, chi? e perchè DIo (Buono) sopporta il dolore  della Natura?  

  • piccic

    Aspetta un attimo, forse non hai capito la mia domanda.Come fai a formarti una idea, anzi, molto più appropriatamente una immagine di bontà e perfezione?Cioè, intendo dire, su quali parametri è basata?Perché, o appunto come dici, accettiamo il limite che abbiamo come esseri umani, o ogni raffigurazione immaginativa è arbitraria.E inoltre, rischia di farci rapidamente pensare come "buono" solo ciò che non ci fa soffrire: nelle semplici scelte, o in gravi contrarietà.Invece, quello che cerco di comunicarti riguarda ciò che conta – davvero – per ciascuno di noi. E questo, inevitabilmente, ti è venuto da delle persone. Chi sono queste persone? E perché le amiamo? Sono quelle per cui, forse, anche vigliacchi, daremmo la vita. Allora, cosa abbiamo scorto in quelle persone?Ecco il punto. Ora mi fermo per rispettare il respiro del tuo punto di vista esperienziale (e anche perché direi comunque troppo, essendo "io" di mezzo)…

  • piccic

    Nota a margine: gli animali, e tutta la creazione, soffre "di conseguenza". Di conseguenza a un qualcosa che fa dire a Paolo "come nelle doglie del parto". Fine nota.

  • cinas

    Piccic, non capisco scusa.Bontà e perfezione sono definiti per me dall'esclusione del male, se vogliamo. ma direi che sono concetti facili.Io dico solo che se Dio, infinitamente perfetto e beato in se stesso, per un disegno di pura bontà, ha liberamente creato l'uomo per renderlo partecipe della sua vita beata, bè, poteva farlo in maniera che non ci fosse il male, visto che è perfetto e visto che il disegno sarebbe stato di pura bontà.

  • FedericoFasullo

    Tanto oramai si parla di queste cose…Piccic: come deve essere il paradiso? Mi riservo di dire quello che debba essere per me che non credo ovviamente. Dicevo per mediare la domanda che hai posto a cinas, per lui un mondo senza male non è troppo differente da quello che secondo voi è il paradiso.Io resto dell'idea che la "nonbontà" di Dio consista nell'inferno: un posto sicuramente pieno di giapponesi e di persone nate prima del 30 d.c., per non contare tutte quelle che nonostante siano nate dopo non abbiano potuto usufruire dei mezzi di comunicazione odierni e quindi aver giustamente ignorato quello che fosse accaduto dall'altra parte del mondo (come se ora fosse differente…).Un volta qualcuno ha detto che il male è l'assenza di Dio, sono d'accordo per quanto riguarda i crimini, un terremoto è l'assenza di Dio? La peste è l'assenza di Dio? Molti lo hanno pensato. Per me queste cose di buono hanno poco.

  • piccic

    Appunto, vedete che centrate il problema, l’essenziale.È la misura che ne abbiamo; "buono", e "infinito" è davvero quanto sentiamo di avere profondamente come retaggio (anche i cinesi, o i “serial killer”, e il tempo cronologico non c'entra).Il resto ci scandalizza. La fede fa sanguinare ogni certezza interiore, strappa via a brandelli, poco a poco, tutto l'abito che ci sembrava essenziale, parte di noi stessi. Se si è arrivati da una determinata direzione, che non è quella di certi santi cresciuti con l'occhio su esempi luminosi di questa gioia e pace infinita a cui aneliano, si deve giungere ad un tale grado di sconvolgimento interiore, e di perdita di ogni sicurezza umana, per essere "presi di peso" e "portati di là". Altrimenti il salto è impossibile, veramente. Mi viene in mente una canzone del 1987 di Andrea Chimenti, “Malato”, che è stato anche un po’ l’inno della new wave italiana, e che fu scritta con i Moda da Mick Ronson, chitarrista storico di Bowie ed altri. Ha un testo bellissimo.Personalmente non so come testimoniarvi questa cosa. La sofferenza che ho vissuto, non è la vostra. Le inverosimiglianze, lo scandalizzarsi, il confine della mia "disperazione", non serve a molto che cerchi di riportarlo, perché probabilmente a voi direbbe poco.Quelle che credo che contino davvero sono due cose:1) la assoluta onestà – al grado spirituale che ci è possibile nello stato in cui ci troviamo – con noi stessi e con tutti coloro che incontriamo;2) il desiderio radicale, assoluto, di "non volere più fare male" a nessuno. A nessuno. In modo irrevocabile (basta il desiderio, i risultati possono anche essere disastrosi, inizialmente).Il resto non è in nostro potere.Grazie per la fiducia accordatami. 🙂

  • ClaudioLXXXI

     Caro Cinas, tutto sommato ti devo proprio ringraziare, giacché la tua osservazione mi ha fatto capire che ho mancato di sottolineare adeguatamente nel mio post un aspetto importante anzi fondamentale della morte di Cristo, senza il quale il suo significato si svuota irrimediabilmente.Perché in effetti, da questa prospettiva, hai ragione: generalmente ci vuole più coraggio a morire pensando di fare un salto verso il nulla che verso qualcosa (tranne quando uno ha vissuto da malvagio e si consola pensando che non dovrà rendere conto a Nessuno di quel che ha fatto, ma questo non pare il caso di chi muore per sacrificio). Nella madre atea che muore per salvare il suo bambino c’è una particolare sfumatura di ardimento che manca alla madre credente, è esatto constatarlo. Il problema è che, secondo questa stessa prospettiva, qualunque sacrificio può diventare generalmente irrilevante, e sai perché? Perché tu e io non siamo quel bambino. La madre atea – ma anche quella credente – muore per salvare suo figlio, mica tutti gli altri esseri umani del mondo.  E allora che ce ne importa? Il punto è questo, adesso me ne rendo pienamente conto. Se la morte di Cristo in croce fosse soltanto un bel gesto, allora a lungo termine sarebbe inutile. Chiunque potrebbe a ragione dire che “sì vabbè, circa duemila anni fa Dio è venuto ad essere un povero cristo e crepare come noi, ok bella cosa, diamogli atto che nessun’altra divinità ha fatto una roba del genere, però e allora? Che nesso ha quell’episodio remoto con il mio qui e ora? Se comunque dobbiamo soffrire e schiattare, che me ne frega che pure Dio ha fatto l’esperienza della morte? A questo punto se lo poteva pure risparmiare.”Insomma: senza il sacrificio e la redenzione, la morte di Cristo diventa inutile. Un  bel gesto di cortesia, sì sì come no, ma sostanzialmente non ci cambia niente. A te Cinas dà fastidio che Dio, dopo essere morto, sia risorto: vabbé allora non ci voleva tanto a morire, son bravi tutti così. Ma ti invito a considerare il fatto che che nel cristianesimo la resurrezione di Dio serve non solo e non tanto a lui, quanto a te e per te. Cristo risorge affinché anche tu possa (o almeno abbia l’opportunità, che forse non vorrai cogliere) risorgere a tua volta.È come se tu fossi in una prigione da cui non riuscirai mai a scappare da solo, e là fuori ci fosse qualcun altro che ha il potere di evadere da quella prigione, e allora lui decidesse di entrare nella prigione  di sua volontà per poi scappare e insegnare agli altri prigionieri come scappare usando il tunnel che lui ha aperto. Cosa diresti in quel caso? Rifiuteresti sdegnosamente la sua offerta dicendo che non è stato questo gran sacrificio entrare nella prigione sapendo già che ne sarebbe uscito? Pensi davvero che un tale particolare potrebbe cancellare il fatto che il suo poter uscire dà anche a te la possibilità di evadere?

  • ClaudioLXXXI

    Oh, a proposito.Per una strana coincidenza ho scritto questo post pochi giorni prima della morte di Saramago, famoso per quel "vangelo secondo gesù cristo" che in effetti non è che un altro anello della lunghissima catena di falsi cristi di cui parlavo.Di quel libro ho letto di sfuggita qualche pagina sfogliata in libreria, ma non ho ancora letto nessun libro completo di Saramago, perciò qui posso dare solo un'impressione che magari in futuro potrà essere cambiata o confermata (però ho letto vari suoi articoli, e porca miseria che tristezza, che dogmatismo marxista e antisemita, che disperazione).Bene, la mia impressione è che Saramago sia stato un tipico esempio dell'ateo che crea il dio che odia. Il cristianesimo è la religione per eccellenza della prossimità di Dio all'uomo: Saramago distrugge questa prossimità, cambiando i vangeli e inventandosi un dio lontano e indifferente, e poi si lamenta che nel cristianesimo dio è lontano e indifferente.

  • utente anonimo

    #38 e #39Magistrale.-Alessandro

  • Swann77

    Claudio,consentimi di dire che SAramago non è solo questo. In Storia dell'assedio di Lisbona, per esempio, c'è molto altro. E ci sono molti spunti che un cristianesimo di qualche anno fa avrebbe oggi rivalutato, per trovarvi dei punti di contatto. Un terreno di confronto.E invece capita che l'Osservatore Romano si lanci in un insultante pezzo stroncatorio proprio nel giorno della morte di uno dei più importanti scrittori europei contemporanei. A chi giova? Mah

  • utente anonimo

    "l'insistenza degli errori non prova l'inesistenza della verità"Ti posto via mail appena possibile il (modestissimo, scarso, inadeguato e quant'altro) riassunto del programma d'esame di Metafisica. Quanto c'è di vero in questa frase, e quanto tu riuscirai molto meglio di me a trarre profitto da quel "bignamino" autoprodotto dalla sottoscrittaUn abbraccioSissi 2002

  • cinas

    1) non mi dà "fastidio": solo che sapere di essere Figlio di DIo e di risorgere, come dire, toglie un po' di angoscia alla "morte", no?2) questa della prigione è un bel paragone. peccato che la prigione l'abbia creata Dio, se non erro. O comunque lui ce l'ha assegnata dopo che il nostro prino progenitore ha mangiucchiato la mela e Dio, con un concetto di responsabilità oggettiva che reputo  francamente ingiusto (colpire i figli per punire il genitore, andiamo), ha deciso che tutti gli uomino avrebbero sofferto.Claudio, non se esce. Per me il problema è questa bizzarra contrapposizione fra Dio perfetto (come dice il Catechismo: okkio a non deviare dalla Tradizione, con strane teorie su DIo "non del tutto perfetto, non del tutto buono") e il Male.  La complicata vicenda successiva –  peccato originale, allora mando me, anzi mio figlio, lo torturano per due giorni  e così facendo gli uomini si slavano se sono buoni  – mi appare una vicenda culturalmente interassentissima ma senza la minima seduzione, come dire "spirituale".

  • ClaudioLXXXI

    #41 SwannCome ho detto su, su Saramago ho solo delle impressioni dall'aver letto alcuni suoi articoli, che mi riservo di confermare o variare in seguito. Ma il fatto che molte fonti da me considerate attendibili, da Gianni Gennari a Cabasilas  (che giustamente rileva l'assurdità dell'aura di coraggioso outsider con cui è stato ammantato un premio nobel vezzeggiato in tutti gli ambienti "laici"), siano concordi nel dare un giudizio negativo sull'uomo e sullo scrittore, pesa qualcosa.E ben vengano articoli così dell'Osservatore Romano: basta con questa fesseria del de mortuis nihil nisi bonum.#42 sissi2002Aspetto… anche io ne ho da raccontarti! :-)#43 CinasSì, chiaramente ne toglie un po', anche se non forse tutta quella che immagini tu. Andare a farsi crocifiggere non era comunque una passeggiata e non a caso si legge nei vangeli quella preghiera del se possibile passi da me questo calice fatta da un Cristo che sudava sangue dalla tensione.La prigione ce la siamo creata noi, Cinas. Capisco le tue perplessità sul cd. peccato originale (che sono state anche le mie per molto tempo), ma che i figli ereditino i difetti dei genitori non è purtroppo inconcepibile (se ne potrebbe addirittura dare una lettura "darwiniana"). Argomento da ritornarci.Il problema che ti impedisce di uscirne, come abbiamo già detto altre volte, è che tu ti aspetti un'onnipotenza slegata da ogni logica, un "posso dunque lo faccio", molto simile all'onnipotenza irrazionale di un Allah o di un tiranno metafisico, che si contraddicono quanto vogliono e tu non puoi far altro che stare zitto e muto. Ma l'onnipotenza del Dio cristiano è invece un "potrei ma è meglio non farlo". Per questo, quando dici che Dio non è perfettamente onnipotente, da una certa parziale prospettiva hai ragione perchè il tuo sbaglio non è nel soggetto, ma nella concezione di perfetta onnipotenza.

  • ClaudioLXXXI

    #24 EnricoLa drammaticità della passione risiede a mio parere nel fatto che Gesù, vero uomo, in qualche modo presentiva e aveva fede nella resurrezione ma non ne possedeva la certezza.Dissento da questo punto pur essendo d'accordo gli altri punti del tuo discorso. Frasi come "distruggete questo tempio e in tre giorni lo ricostruirò" sono chiarissime nell'evidenziare ciò che Cristo, vero uomo ma anche vero Dio, sapeva del proprio futuro.

  • Swann77

    Quello che intendevo dire Claudio, ma credo tu l'abbia capito e in fondo sia perfettamente a tuo agio con l'odierna corrente, è che questa Chiesa delle stroncature sta rinunciando definitivamente al dialogo con chi non si riconosce in una ortodossia che finisce per trascolorare, lentamente ma inesorabilmente, in bigottismo.Si condanna ben più di quanto non si esalti. E se si esalta, si esalta proprio chi è visto con più riserve dalla società civile, o laica, che dir si voglia.E' evidente che la Chiesa conserva un suo inalienabile diritto di critica. Credo tuttavia che l'atteggiamento più confacente per un credente dovrebbe essere quello di cercare scintille di verità anche dove poco appaiono, e di trovare punti di contatto con chi è distante (gettare ponti non ha più significato?).

  • utente anonimo

    Ok Claudio, è vero però che stando ai Vangeli Gesù in croce cita anche il salmo 21, 2-12 dicendo «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Mi sembra che questa frase un qualche elemento di dubbio lo lasci supporre. Poi come accennavo, il problema cell'autoconsapevolezza di Gesù è così complesso da non poter probabilmente essere esaurito al 100% dalle nostre riflessioni. Comunque il fatto che i Vangeli presentino Gesù in maniera così sfaccettata (fino quasi alla contraddizione e senza che nessuno sia intervenuto in seguito ad appianare le divergenze) mi sembra un ottimo indizio di autenticità.

  • utente anonimo

    Mi sono dimenticato di firmarmi.Enrico

  • ClaudioLXXXI

    No Swann, non ci siamo proprio, quello di cui tu parli non è dialogo ma ben altro e spero che un giorno te ne renderei conto, se non lo fai già adesso.Mi rifiuto nel modo più assoluto di aderire a questo dualismo manicheo che vede opposti da una parte i kattolici antipatici e bigotti, che vogliono restare fedeli alla verità, e dall'altra i bravi e simpatici credenti all'acqua di rose che "dialogano" con tutti e vogliono piacere a tutti, e per il resto tertium non datur.Rileggiti il mio scambio di idee con Cinas. Ti pare che io non cerchi scintille di verità anche dove poco appaiono? Che io non voglia trovare punti di contatto con chi è distante, gettare ponti eccetera eccetera? Eppure tutto questo non è opposto, ma al contrario va di pari passo (simul stabunt simul cadent, per usare un linguaggio noto ai giuristi) con una forte difesa della propria identità e dell'ortodossia e della consapevolezza che diagnosticare l'errore è anzitutto carità verso l'errante.E allora ben vengano gli articoli su Saramago  che dicono le cose come stanno, senza vergognose autocensure per paura di chissà cosa può pensare di male la mitologica società civile o laica che dir si voglia (la quale peraltro continuerà a pensar bene o male come avrebbe fatto in ogni caso).Caro Swann, in questo blog il dialogo si fa sul serio. Da altre parti quello che si fa non è dialogo, è tradimento e suicidio culturale.E allora, giacchè si era partiti da Philiph Dick, conosco una citazione che è perfetta per l'occasione: "Io sono vivo, voi siete morti".

  • ClaudioLXXXI

    #47Appunto Enrico ti sei risposto da solo. Quelle parole NON sono l'espressione di un sentimento spontaneo da parte di Cristo (e spiace vedere che moltissimi lettori, anche coltissimi come Borges, cadono nell'equivoco), ma la citazione di un salmo che inizia con la disperazione e finisce con la gloria. Il Figlio non ha mai pensato che il Padre volesse abbandonarlo.

  • ClaudioLXXXI

    (continua dal #49)Anche perchè, ripensando al vangelo di ieri, sono i morti che seppelliscono i morti.

  • Swann77

    Caro Claudio,mi spiace che tu ti sia sentito punto sul vivo. Ma io non accusavo te di essere di quel genere di cattolico bigotto ma di correre questo rischio, aderendo alle stroncature di intellettuali (categoria che appartiene più al modo di procedere dei polemisti, che dei credenti, a mio modo di vedere).Mi domando come giudichi l'opera di Pasolini o quella di Tondelli, intellettuali che parlarono di Cristo (e dialogarono con la Chiesa, in primis con quella di Paolo VI).Mi domando cosa sia per te la poesia di Alda Merini, o quella di Mario Luzi.Mi domando cosa pensi della Cattedra dei non credenti di Carlo Maria Martini.Mi domando se possa esistere buona letteratura al di là del messaggio cristiano espresso e se, come già dicevo, non sia compito del credente arare anche quel campo.Non so quindi dove si facciano i suicidi culturali, ma so che la cultura non è ideologia, anche quando essa sia una fede, che condivido.Attenzione poi a citare quell'espressione di Gesù, perchè nessuno dovrebbe mai essere così sicuro di non essere quel morto che continua a seppellire morti.

  • reginadistracci

    Grazie, Claudio, per le belle parole:"No Swann, non ci siamo proprio, quello di cui tu parli non è dialogo ma ben altro e spero che un giorno te ne renderei conto, se non lo fai già adesso.Mi rifiuto nel modo più assoluto di aderire a questo dualismo manicheo che vede opposti da una parte i kattolici antipatici e bigotti, che vogliono restare fedeli alla verità, e dall'altra i bravi e simpatici credenti all'acqua di rose che "dialogano" con tutti e vogliono piacere a tutti, e per il resto tertium non datur."Anch'io mi batto da anni contro l'idolatria del dialogo inteso come auto-annullamento di se. A volte ho l'impressione che, all'interno dell'unverso cattolico, si sia instaurata una sorta di dittatura. La dittaura dei cattolici che vogliono piacere al mondo. Essi nascondo la loro volontà di piacere al mondo – dimenticando chi ne è principe – dietro la maschera della carità e del dialogo. Ma il vero dialogo e la vera carità, come hai detto, sono un'altra cosa. Cristo non ha cercato di farsi amici i farisei, che erano i Saramago di allora. Ha detto loro pane al pane e vino al vino: "Siete dei sepolcri imbiancati". Cristo non voleva piacere al mondo. Lo ha sfidato, fino alla croce.  Nel nostro piccolo,  per battersi contro la dittatura dei catto-dialoganti amanti del mondo (come un sedicente catechista che mi ha calunniato sul mio blog)occorre il coraggio di essere trafitti da insulti. Occorre il coraggio di essere chiamati intolleranti, bigotti, baciapile, integralisti, ocurantisti e chi più ne ha più ne metta. Il nostro Santo Padre ha questo coraggio. Ogni giorno è insultato dai giornali giacobini e  massonici.

  • ClaudioLXXXI

    #52Purtroppo non posso esprimermi sugli autori da citati (giusto giusto potrei sul film evangelico di Pasolini, ma ne ho già parlato in un post, ivi rimando), ma questo soltanto per un limite mio personale, chè io frequento poco la letteratura italiana contemporanea. Al massimo potremmo parlare dei libri di Eco.Ma Swann, dai seriamente, ma che mi leggi a fare se poi mi-ti fai queste domande? Se possa esistere buona letterarura oltre il messaggio cristiano espresso? Ma che davvero? Ma che forse questo post non parla di una storia di Philiph Dick? Ma allora tutti i post su Harry Potter te li sei scordati? Tutti quei post sui film e le serie televisive, che li ho scritti a fare?Ci sono due errori uguali e opposti, come per tutto il resto, anche per l'atteggiamento dei cattolici verso i prodotti culturali estranei. Uno è l'autoghettizzazione, l'altro è il complesso d'inferiorità. Sono anni che scrivo contro entrambe queste forme di stupidità culturale, la prima molto diffusa nel nostro passato, la seconda molto diffusa nel nostro presente. E la linea guida per evitare queste scilla e cariddi non ce la dobbiamo inventare, esiste già da quasi 2000 anni, è la frase di San Paolo vagliate tutto e trattenete il valore, una definizione che è così importante e perfetta che sto seriamente ponderando di farmela tatuare sull'avambraccio (non è un'iperbole: ci sto pensando davvero).Noi dobbiamo vagliare tutto perchè in tutto possono nascondersi frammenti di verità. Ma poi dobbiamo valutare e filtrare, e trattenere ciò che vale (quel frammento di verità) scorporandolo da ciò che non vale (l'errore, la contrarietà alla verità di Cristo). E il setaccio che usiamo per filtrare non ce lo costruiamo noi, non lo possiamo manomettere per adattarlo alle nostre piccole miserie personali, possiamo solo liberamente accettarlo o liberamente rifiutarlo così com'è.E allora ben vengano anche le stroncature, perchè sono la controprova che il setaccio funziona. Un setaccio che non è capace di separare l'oro dal fango non serve proprio a un cazzo di niente. Nel Klondike, se uno veniva scoperto a vendere immondizia del genere, lo trattavano a pece e piume.(A parte che poi, come dice l'ineffabile Alessio Guzzano, ogni stroncatura non è che un atto di amore tradito)

  • ClaudioLXXXI

    Grazie a te regina. Ma tutto sommato è ancora poco il coraggio che ci vuole a esporsi sul blog dietro un nickname. Mettere la faccia per strada, con gli amici e i conoscenti, sul luogo di lavoro, quello sì che è coraggio!

  • Swann77

    Al di là del tatuaggio, che spero tu non voglia farti davvero (ma per un fatto di estetica,  ti avvicinerebbe troppo a calciatori ed ergastolani!), mi piace moltissimo l'espressione di Paolo che citi.Personalmente non credo di essere chiamato a separare zizzania da buon raccolto. Leggo, ascolto, trattengo forse per me quel qualcosa a cui dò valore (magari anche a causa di quelle che tu chiami miserie umane) e, di solito, sospendo il giudizio.Credo però che valga la pena, per conoscere la società, leggere ciò che non ci rappresenta almeno quanto ciò che invece lo fa.In passato ti feci un elenco di sacerdoti per me importanti, che tu mi dicesti di non conoscere (don Mazzolari, don Milani, don Tonino Bello), oggi mi dici di non aver mai letto Pasolini, Tondelli, Alda Merini, Mario Luzi. Spero ti possano essere utili come consigli di lettura.# 53 reginadistracci: anche in questo caso il problema serio è chi sia chiamato a dare una definizione del moderno "fariseo". Tu dici che è Saramago ma a me, ad esempio, sembra che lo sia quel cerimoniere del Papa che contrattava con i palazzinari romani per far avere appartamenti ai suoi amici potenti, o quel prete che nascondeva sul tetto della sua chiesa i resti di un cadavere, o quel Vescovo conscio dei misfatti di suoi preti ai danni di bambini. Eppure tutti e tre proclamavano solennemente la carità del Padre…Dove sarà mai allora il fariseismo di Saramago? Un uomo che ha parlato del disagio degli uomini, della sofferenza e dell'oppressione della povertà? Certo era una ateo e forse un anticlericale laicista. Ma chi è più vicino a Cristo? Chi sta dalla parte dei suoi poveri o dalla parte dei palazzinari?

  • berlic

    Claudio, se te la fai tatuare fallo in greco, così sembra un tribale e cucchi pure…;-)Per una volta su una cosa sono d'accordo con Swann: quegli autori  – almeno alcune cose di quegli autori – vale la pena leggerli. Ma qual è la diffrenza tra loro e un Saramago? E' che loro si sono posti in una ricerca; Saramago ha seguito solo una sua ideologia (almeno apparentemente: continuo a pensare che uno così ossessionato da un tema in fondo ha una grande nostalgia di ciò che nega). Un Pasolini, che era quello che era, riconosceva ciò che era senza cercare di nasconderlo dietro pretese di superiorità morale. Tanto più Luzi o la Maraini. O Dick.E' quello che rende grandi: riconoscere di essere piccoli. Altrimenti sei solo qualcuno che ha una fama al di là dei suoi meriti, qualunque essa sia: perché si è esaltata l'ideologia più che l'opera. Questo tipo di fama passa.Il fatto che si continui ad accuare i cattolici di chiusura al dialogo proprio su questo blog è un chiaro esempio di dissonanza cognitiva. Le parole partono da sole senza la necessità che il cervello sia collegato.Non basta stare dalla parte dei poveri per stare dalla parte di Cristo. Mi viene sempre in mente che chi pensa così si augura che i poveri rimangano tali, e nell'istante in cui non lo sono più li abbandona.Invece chi è vicino a Cristo allora sta con i poveri – e non solo loro.A chi stiano vicino le persone che hai indicato, Swann, non so. Ma suggerisco a te una lettura: i Cori della Rocca, di Eliot. "E' l'umanità che ha abbandonato la Chiesa, o la Chiesa che ha abbandonato l'umanità?". Leggi la risposta.

  • berlic

    Pardòn, Merini e non Maraini. Lapsus.

  • reginadistracci

    @ Swann:non intendevo dire che le idee di Saramago coincidono con le idee dei farisei. Intendevo dire che Saramago esprime la mentalità di questo secolo, esattamente come i farisei esprimevano la mentalità del loro secolo. Se ai tempi di Gesù per essere à la page dovevi dare ragione ai farisei, così oggi per essere à la page  devi dare ragione a Saramago. Anche se le idee dei farisei sono molto  distanti da quelle marxisticheggianti-pauperistiche di Saramago, sia le prime che le seconde sono espressione di quello che evangelicamente si chiama il "mondo". E in effetti, a mio modestissimo parere, hanno un tratto in comune che le rende del "mondo": la negazione del male dentro di sé, la costante accusa agli altri unita alla vanteria della propria rettitudine. E come il fariseo della parabola ringraziava Dio di non essere come il pubblicano, così i Saramago della sinistra al caviale  addossano a certe categorie di persone la responsabilità di tutto il male del mondo: i capitalisti, i vescovi, il papa, gli americani, gli israeliani eccetera. Ma rispetto ai farisei, i Saramago post-moderni aggiungono un elemento in più: l'idolatria dei poveri, specialmente i poveri del Terzo Mondo, immaginati come creature esenti dal peccato originale. Dietro tutta l'esaltazione post-conciliare dei mitici "poveri", dietro gli slogan ripetuti sullo "stare dalla parte dei poveri", c'è ancora un po' di Marx e di Jean-jacques Rousseau. Ma come nota Berlicche, questa idolatria del povero implica facilmente la volontà di fare restare povero il povero. Volontà che emerge negli slogan contro il capitalismo, il consumismo, il mercato, intesi come corruttori delle anime. Ma basta un rapido ripasso di storia economica (io consiglio sempre Rodney Stark) per scoprire che capitalismo e mercato sono "colpevoli" di avere sottratto alla povertà la maggior parte della popolazione europea attraverso i secoli. E Marx è riuscito a farci credere che il capitalismo coincide con l'oppressione dell'uomo sull'uomo. E non sono bastati milioni e milioni di morti al di là della cortina di ferro a fare capire alla maggior parte della gente, cattolici compresi, che la vera oppressione dell'uomo sull'uomo è il comunismo. E giustamente nota l'Osservatore Romano che Saramago si stracciava le vesti per i crimini immaginari della Chiesa (crociate, inquisizione ecc.) ma non ha versato una lacrima per i morti del comunismo.L'idolatria dei poveri è odiosa non solo perché diventa quasi subito condanna marxista del capitalismo, ma perché presuppone la giustificazione ad oltranza dei crimini commessi da tutti coloro che hanno la fortuna di rientrare nella categoria dei "poveri". E così, se un extracomunitario commette un crimine, subito la sinistra al caviale lo scusa e lo protegge come "vittima della società razzista" eccetera (lo so bene, perché leggo tutti i giorni Repubblica).Quanto ai vescovi amici dei palazzinari, i vescovi protettori di preti pedofili e i preti che nascondono i cadaveri, ebbene questi vescovi e questi preti non sono farisei: sono dei banali peccatori. Infatti,  il farisaismo non consiste nel "predicare bene e razzolare male". Se il farisaismo fosse questo, allora tutti saremmo farisei. Tutti, poco o tanto,  predichiamo bene e razzoliamo male. In realtà, farisaismo significa credersi virtuosi e vantarsi della propria virtù. Io non sono né  scandalizzata né sorpresa di fronte alla scoperta dei peccati degli uomini di Chiesa. Sarei sorpresa se si scoprisse che tutti gli uomini di Chiesa sono santi. Ma la Chiesa è fatta di uomini. E gli uomini di Chiesa non sono meno esposti alla seduzione del peccato rispetto agli altri uomini. Ma la cosa bella è che la Chiesa rimane santa nonostante i peccati dei suoi membri. Siccome non c'è tempo, e non voglio annoiarvi, vi risparmio una lezioncina sulla incredibile corruzione del clero e dei papi nel corso di tutto il Medioevo. Ma nonostante questa corruzione, il Medioevo è stato l'epoca più cristiana della storia.

  • Swann77

    Caro Berlicche,sono così contento che abbiamo trovato un punto di contatto, che preferisco non approfondire cosa tu abbia voluto intendere con l'espressione, riferita a Pasolini, "riconosceva ciò che era senza cercare di nasconderlo dietro pretese di superiorità morale".Anzi, aggiungo che concordo pure con ciò che dici di Saramago, e che vale per altri. A volte una negazione così radicale, una bestemmia persino, nascondono una tensione che sta al lettore, credente, cercare e far uscire dal sottotraccia.Se questo avesse scritto l'Osservatore, l'avrei capito.Quanto al fatto che chi dice di essere dalla parte dei poveri, li ama soltanto finchè sono tali, è un punto di vista troppo generico per poter essere in qualche modo confutato. Io penso che il Vangelo di Cristo sia il Vangelo annunciato ai poveri, agli ultimi, ai reietti, ai diversi della società. Credo anche che il terreno di azione, il campo da arare, sia proprio la società che non si compone di poveri, di reietti, di diversi, ma di persone che si sentono arrivate e accomodate sulla propria posizione.Dove ci si accomoda nel proprio pensiero egoista e borghese, allora si perde il contatto con Cristo. Ricordo Alberto MAggi che parlava della necessità di una "conversione dei buoni".Ho letto di Eliot soltanto il Murder e ho provato a cercare i cori su internet ma non ne trovo la versione completa. Lo farò.#reginadistracci: non era mia intenzione entrare in una diatriba di tipo politico ideologico sul valore del capitalismo, nè personalmente aderisco a posizioni di tipo marxista. Credo tuttavia che la posizione di un credente sia naturalmente fuori da un'ottica conservatrice, perchè deve essere fatta di accoglienza e di solidarietà. In questo senso penso che non possa che essere critica degli eccessi del capitalismo moderno e non possa che porsi dalla parte di chi è stato messo ai margini per colpa dei meccanismi capitalistici. Questo impegno mi pare a maggior ragione vero in questo paese, in cui il capitalismo è annacquato di un pesante portato familistico e in cui chi possiede i mezzi, li possiede non tanto per i propri meriti, ma per il nome che porta e le entrature politico-sociali che possiede.Quanto a quei preti che ti citavo (vescovi amici dei palazzinari, i vescovi protettori di preti pedofili e i preti che nascondono i cadaveri), nonostante mi convinca il tuo discorso sui farisei, continuano a sembrarmi proprio quei "sepolcri imbiancati" di cui parlava Gesù.Aggiungo che se Repubblica attribuisce ogni crimine di un extracomunitario alla violenza della società razzista (ma bisogna porsi forse dei problemi circa la mancata inclusione da parte nostra di quei fratelli di altri paesi, che però apaprtengono come noi a Dio e che noi ricacciamo nelle baraccopoli ai margini delle nostre città), dovremmo evitare di parlare delle azioni dei preti sempre in termini di peccati. No, non solo soltanto peccati, sono reati. E dunque questi "sepolcri imbiancati" sono dei delinquenti (ovviamente parlo qui di quelli che abbiamo già subito un regolare processo).

  • reginadistracci

    @ Swann"Io penso che il Vangelo di Cristo sia il Vangelo annunciato ai poveri, agli ultimi, ai reietti, ai diversi della società". No, il Vangelo non è annunciato solo ai poveri: è annunciato a tutti gli uomini. Crito è morto per tutti gli uomini, anche per i ricchi e i potenti. La "povertà" evangelica non è la povertà materiale: è la povertà del cuore, è l'intimo distacco dai beni terreni. Ma distacco non significa disprezzo: significa capacità di usare i beni terreni in funzione di un bene più grande. Significa dunque possedere i beni e non farsi possedere da essi. Quindi, possono essere veramente "poveri" in senso evangelico anche dei ricchi manager di successo o dei ricchi banchieri che maneggiano i miliardi. Nella storia italiana, molti manager timorati di Dio hanno fatto il bene del popolo,  creando posti di lavoro e ricchezza.  Possono essere veramente poveri dei monarchi assoluti che hanno nelle mani un potere quasi illimitato. Guarda la regina Isabella di Spagna. Quelli che i sono accupati della sua causa di beatificazine, dicono che "nella sua vita non si trova un solo atto che non si accordi con la santità". E pensa a Carlo V d'Asburgo, che nel sedicesimo secolo, preso da profondi rimorsi per l'invasione spagnola del regno inca, abdicò e finì i suoi giorni in convento a fare penitenza. Viceversa, anche coloro che sono materialmente poveri possono essere "ricchi" che hanno meno probabilità di entrare nel regno dei cieli di quante ne abbia un cammello di passare dalla cruna di un ago. Fuor di metafora, anche i poveri possono idolatrare i beni terreni e compiere i più orrendi crimini pur di mettere le mani sui beni terreni che altri hanno guadagnato col duro lavoro. E così le cronache cittadine ci parlano in continuazione di italiani malmenati, violentati, ammazzati e  derubati da "poveri" criminali del terzo mondo (ho smesso di raccogliere articoli sull'argomento perché erano troppi). E moltii "poveri" dei paesi dell'est, invece di cercare un lavoro onesto, preferiscono rapire le ragazzine e sbatterle sulle nostre strade. La pivertà materiale è una cosa brutta. Ma ci sono molti modi di uscire dalla povertà. La sinistra al caviale e il cattocomunistame vanno ripetendo che i poveri sono costretti a fare i criminali perché non hanno scelta. Questa è una menzogna colossale. Ogni uomo ha sempre la possibilità di scegliere fra il bene e il male. Il povero ha sempre la possibilità di scegliere fra il lavoro onesto e il crimine. Se sceglie il crimine, non è "vittima della società": è vittima di se stesso, della sua malvagità.Purtroppo, la cultura moderna post-comunista e catto-comunista non ammette la distinzione fra bene e male, e riduce il male a effetto collaterale di immaginarie "ingiustizie social". E così in questa società i poveri del terzo mondo hanno la licenza di fare tutto quelo che vogliono, perché sanno che battaglioni di catto-comunisti e post-comunisti atei son pronti a proteggerli, marchiando a fuoco gli italiani che osano lamentarsi delle violenze degli extracomunitari con i termini infamanti di "razzisti" e "xenofobi". Ne so qualcosa io, che sono stata quasi insultata dai consiglieri di zona di sinistra perché ho osato lamentarmi delle baby-gang sudamericane, violente e prepotenti, che infestano il mio quartiere.

  • reginadistracci

    @ Swann"Credo tuttavia che la posizione di un credente sia naturalmente fuori da un'ottica conservatrice, perchè deve essere fatta di accoglienza e di solidarietà. "Io non conosco la solidarietà. Io conosco la CARITA'. La solidarietà è la deformazione atea e materialista della carità. Quale è la differenza sostanziale fra solidarità e carità? La carità è un atto libero, la solidarietà è un freddo dovere sociale. Anzi di più: la solidarietà è una orrenda "carità coatta". Ma se è coatta, se è obbligatoria, non è più carità, non è più una vera virtù. Dopo Marx e John Stuart Mill, la solidarietà ha oscurato la carità la ridistribuzione forzosa delle ricchezze tramite una tassazione da rapina ha sostituito la pratica medievale delle libere donazioni. Il cattocomunistame trash ha contribuito a distruggere il senso della carità, trasformando l'accoglienza e la solidarietà in doveri freddi in cui le tasse hanno un ruolo centrale. In sostanza, oggi si pensa che la ricchezza sia un "furto" e che quindi il ricco abbia il dovere di rimediare a questo furto pagando delle tasse  eccessive finalizzate ai "poveri". Ma a parte il fatto che i soldi delle tasse arrivano solo in minima parte ai poveri (gli altri sono "mangiati" da parassiti di ogni tipo), la ricchezza nella società liberal-capitalista non è un furto. A parte mafiosi e spacciatori, oggi i ricchi diventano ricchi quasi sempre per meriti propri. La storia italiana è piena di imprenditori di successo partiti dal nulla. In secondo luogo, il ricco non ha l'obbligo di aiutare i poveri: la carità non è un obbligo ma una libera scelta. Allo stesso modo, il povero non ha il "diritto" di essere aiutato e accolto. Se io vado in Inghilterra – per fare un esempio – non ho il diritto di ricevere una casa e un lavoro dal governo inglese. Se trovo lavoro bene, sennò torno a casa. Allo stesso modo, l'extracomunitario non ha il diritto di ricevere casa e lavoro dagli italiani. Se trova lavoro bene, se il lavoro non c'è nessuno lo obbliga a restare  in una bidonville ai margini delle città a coltivare ancore e odio per gli italiani, rendendosi disponibile al crimine. Voglio notare che se il lavoro non c'è, non c'è. Oggi infatti non c'è lavoro neppure per gli italiani. La crisi moltiplica la chiusura delle fabbriche e spinge molti italiani nell'area oscura della disoccupazione. Molti imprenditori si suicidano perché non riescono  a pagare i loro dipendenti. Se non c'è lavoro per gli italiani, tanto meno ce n'è per gli extracomunitari. Anche il discorso spesso ripetuto sui "lavori che gli italiani non vogliono più fare" deve essere molto ridimensionato. Infatti, la crisi rende gli italiani nuovamente disponibili a fare quei lavori.Bada bene:  considerazione realistica della disponibilità di posti di lavoro va di pari passo con la carità. Ad esempio, nella mia parrocchia si aiutano gli extracomunitari a trovare un lavoro onesto. Ma se la dura realtà della crisi  ti dice che il lavoro onesto non c'è, allora la carità diventa aiutare l'extraconmunitario a trovare i soldi per tornare nel suo paese.

  • Swann77

    reginadistracci, spero che tu non ti offenda se ti dico che i tuoi lunghi commenti sembrano avere soltanto a pretesto la risposta al mio, per poi diffondersi un un vero e proprio piccolo comizio, di natura eminentemente politica, in cui una persona che, devo ritenere, è impegnata da destra nell'amministrazione della cosa pubblica difende il proprio punto di vista.Il mio cristianesimo non assomiglia per nulla al tuo. In questo non credo ci sia niente di male. Può anche darsi che tu ne sia lusingata. Se devo pensare a uomini santi faccio fatica a far riferimento a Isabella di Spagna oppure a un Asburgo. Ma anche questo è un fatto di prerenze.Ovviamente sono d'accordo con te quando dici che la ricchezza non è un male, ma un mezzo che può essere usato bene e male. Qui magari avrei fatto riferimento all'esperienza luminosa di PierGiorgio Frassati (sempre che citare uno mezzo imparentato con gli Agnelli non sia una cosa che una credente di destra non è opportuno che faccia).Tuttavia Cristo non ha scelto di nascere in un Palazzo Reale nè di frequentare ordinariamente gente ricca, a meno che non fosse disposta a lasciar da parte tutto per seguirlo.

  • reginadistracci

    "Il mio cristianesimo non assomiglia per nulla al tuo. In questo non credo ci sia niente di male. Può anche darsi che tu ne sia lusingata".Haimé, è' proprio così.

  • ClaudioLXXXI

    Swann, anzitutto vorrei sottolineare che scrivendo "le nostre piccole miserie personali" non intendevo riferirmi soltanto al tuo caso specifico, ma ad ogni situazione in cui cerchiamo un accomodamento impossibile tra il Cristo veritiero e quello fittizio che ci fa più comodo, che poi in realtà non è altro che il mammona che ci fabbrichiamo da soli. E uso appositamente la prima persona plurale perchè questa è una tentazione a cui siamo soggetti tutti quanti.Però debbo purtroppo contraddirti quando rispondi a reginadistracci – per la cronaca, sono abbastanza d'accordo con i suoi commenti: il cristo equosolidale che ci ha propinato il cattocomunismo non è che l'ennesimo falso cristo –  dicendo che Gesù ha scelto di non "frequentare ordinariamente gente ricca, a meno che non fosse disposta a lasciar da parte tutto per seguirlo": non è vero, basti pensare ad aneddoti come questo oppure alla figura del fariseo Nicodemo.

  • Swann77

    Francamente il Cristo eloquente, che non ha bisogno di esegesi, che non ha bisogno di distinguo, di sottili precisazioni, è il Cristo degli ultimi. Non è un caso se i più grandi santi della cristianità hanno avuto a cuore proprio loro. Non è un caso se i cristiani il cui cuore si fa più aperto, libero e gioioso, sono quelli che stanno con gli ultimi giorno dopo giorno. Non è un caso se la Chiesa su cui nessuno potrà mai porre dubbi è quella che da secoli si erge a difesa di chi non ha voce.

  • cinas

    io credo che tu, swan, non sia cattolico.sei cristiano. Nel senso che non segui pienamente gli insegnamenti del Magistero.  e quindi hanno ragione  reginadistracci –  l'antitesi vivente della carità, da quel che si evince dai suoi commenti (nella realtà magari è buonissima, non so) – berlicche e claudio, che sono – senza  ironia –  dei veri cattolici della Chiesa Cattolica.personalmente ritengo che il Cristo dei Vangeli si troverebbe molto poco a suo agio con le pantofole di Prada di ratzinger o a nuotare nella piscina di Castelgandolfo dove invece si rilassava  Wojtyla. ma questa è un'opinione personale, ovviamente.  

  • Swann77

    Caro cinas,io mi sento e sono un cristiano cattolico, nel solco di quella tradizione che si è consolidata nel profetico messaggio del Concilio Vaticano II. Credo cioè nel rapporto filiale che mi lega alla Chiesa, che è cattolica. Credo anche che ci sia molto più spazio di quanto tu non pensi per il dibattito tra modi diversi di vivere la propria fede all'interno (e non all'esterno) della Chiesa. Credo, ancora, che ci siano più contatti tra me e Claudio, o Berlicche o, persino, reginadistracci, di quanto a volte non appaia. E ci sono poi incolmabili differenze, dipese da molte cose, tutte umane, troppo umane.Il Cristo dei Vangeli si troverebbe poco a suo agio con le pantofole e nelle piscine, è vero. Ma ha affidato nei Vangeli il compito di condurre la sua Chiesa a degli uomini. E l'ha fatto conoscendo già nel primo uomo cui l'ha affidata, Pietro, il tradimento e il limite dell'uomo.Non mi spaventano dunque uomini che non siano pienamente degni di Gesù, perchè nessuno lo è.Cihedo alla Chiesa, che mi è madre, di essere madre di tutti e accogliente verso tutti allo stesso modo. Secondo me non lo fa abbastanza. Secondo altri invece anche troppo. E' sul portato di questa accoglienza che si gioca tanta parte dei conflitti che leggi qui e altrove. Un giorno, come ho detto altre volte, sapremo forse chi aveva ragione.

  • cinas

    swann, io quando leggo il catechismo, tutti qesti spazi non li vedo.la Chiesa è molto chiara e molto precisa su chi interpreta la Parola di DIo, su chi ha il diritto di darne il significato autentico e chi no.sei cattolico? bene, devi seguire il Magistero, fine "L'ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa è stato affidato al solo Magistero vivente della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo "Come leggi, la parola chiave è "solo", che vuol dire che tu, Cattolico, NON puoi interpretare la la Parola. Mi sembra chiarissimo. 

  • cinas

    Ad esempio, sugli omosessuali, il Catechismo recita:"Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni,  la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ».  Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati."Chiaro e preciso. A chi non piace, via dalla Chiesa. Mica è obbligatorio (adesso) essere cattolici.

  • Crosta

    Cinas, solo una precisazione: il passo che tu citi si riferisce non alle persone omosessuali, ma agli atti di omosessualità.

  • piccic

    Accidenti…Scrivete troppo. :)Non si fa nemmeno in tempo ad andare a Roma con il proprio arcivescovo che riceve il Pallio dal Papa e tornare che avete già messo a nudo i "nodi incrostati" del pensiero contemporaneo… :)Seleziono un paio di punti riguardanti gli scrittori citati da Swann: forse sono più esterni ai ns. punto di vista e magari sono più dialettici. Ho paura che si riduca il discorso alla "lettera" (come rischia di fare Cinas citando il catechismo, pur avendo sostanzialmente un sentore corretto):1) A che testi ti riferisci parlando di Tondelli e di un "dialogo" con la chiesa? Primo, non capisco bene come mai *dialogo con*: non si ne sentiva parte della chiesa? Secondo, come mai nomini Paolo VI?2) Carlo Maria Martini. Forse è fuorviante riferirsi troppo direttamente a esperienze personali, ma quando lessi cose della "Cattedra dei non credenti", in un momento per me terribile, Martini non mi fu di alcun aiuto, anzi. Molti di quei lavori mi paiono utili per un dialogo più culturale che religioso; talvolta pare che la fede sia persino assente…Martini ha fatto indubbiamente tanto di buono ma ora – poveretto – anche invalidato dalla malattia, a me pare circondato dagli “etiopi invisibili”, come dicevano certi Padri del deserto.Infine, la catechesi su Giuda di Don Primo Mazzolari è un capolavoro assoluto del “farsi prossimo”. Su questo, Swann, sono d’accordo al 200%. E lo è anche la canzone “Breathe” dei Depeche Mode, sempre sullo stesso tema, seppur non sia probabilmente “teologicamente solida” al 100%. Ma “trattengo il valore”. E ce n’è tanto, come anche in “Man in White” di Johnny Cash. Che ha saputo trasformare “Hurt” dei Nine Inch Nails in un esemplare grido penitenziale.P.S. Regina: sfrutteresti maggiormente le divisioni di paragrafo? Scrivendo molto, sono essenziali.

  • piccic

    P.S. Sulla questione del "lusso" della chiesa in rapporto alla liturgia può servire come punto di partenza il paragrafetto "Bellezza e Liturgia" da questa pagina (poco prima della metà):http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/apost_exhortations/documents/hf_ben-xvi_exh_20070222_sacramentum-caritatis_it.htmlÈ la "Sacramentum Caritatis". Dovrei leggermela… 😐

  • ClaudioLXXXI

    Caro Swann, ciò che dice cinas sul magistero è fondamentalmente esatto. Io ti considero, posto che fino a prova contraria non ho motivo di dubitare della tua buona fede, un cattolico non perfettamente in comunione con la Chiesa: ma questo non per il fatto accidentale della tua omosessualità, e neppure per i tuoi peccati (che magari, che ne sappiamo?, sono pure meno gravi dei miei o di quelli di berlic o di altri "veri cattolici"), ma bensì per il tuo tentativo di conciliare l'inconciliabile, la dottrina della Chiesa e la moda del mondo.Altresì mi considero tuo amico, seppur nell'accezione internettiana del termine, e prego che la luce della verità prima o poi ti illumini. Nel frattempo, cerco costantemente le parole giuste per aiutarti a uscire dalla tua eresia (perchè questo è), non per odio ma al contrario per amicizia.

  • ClaudioLXXXI

    #72piccic, vado subito a cercare le canzoni che hai citato.Già che mi sembri addentro a questo ambito culturale (io invece quasi per niente), ne approfitto per una consulenza al volo: è da quando ho finito la prima stagione di Sons of Anarchy che mi gira in testa la canzone John the Revelator,  tu la conosci e se sì che ne pensi?

  • piccic

    Come hai già visto su Wikipedia, la canzone nasce alle radici della musica "rock" e del gospel, con i blues del delta del Mississippi..La prima versione registrata è attestata come quella del 1952, di Blind Willie Johnson. Questa ha ovviamente un carattere di preghiera, ed è particolarmente bella, e parla di Giovanni evangelista in questa ottica.C'è poi la versione di Son House, altro autore di riferimento molto importante, mi pare di capire approfondisca teologicamente il tema.Il pezzo è poi stato fatto sottoforma di cover dai White Stripes, prima che i Depeche Mode partorissero la loro originalissima versione per "Playing the Angel".Penso che la versione dei Depeche Mode, sia geniale, per tantissimi motivi. Il primo è che è – realmente – ironica, ma non pare ironizzare minimamente su Giovanni. Tantomeno appare come una cieca critica al consolidarsi della autorità nella interpretazione scritturale.A me pare, e la sua vera carica sovversiva sta in questo, che i riflettori siano posti, prima che su ogni altra angolazione di lettura, sulla “bramosia di conoscenza” o di “controllo” dell’uomo contemporaneo. Se ognuno vuole “essere padrone della propria vita” non c’è nulla di più scomodo (“All he ever gives us is pain”), e apparentemente opprimente, come un “Dio geloso” che “pretende” l’amore dell’uomo. E Giovanni, che ne è interprete, diventa subito – non l’evangelista teologo – ma il “teorico da eliminare” (“It's time we cut him down to size”).Se cerchi di raffigurarti la scena, Giovanni è come idealmente trascinato ai giorni nostri, aggredito da fondamentalisti di ogni specie in un contesto “mass-mediatico”, spinto su di un ascensore, fino a dove “si fermano le montagne”. Il “fermarsi delle montagne” non è forse il limite della nostra presunzione di conoscenza? Non a caso nell’ultimo album di Andrea Chimenti il concetto è ribaltato nello stupendo brano “Il Cielo che si avvicina”.Vabbé, io ai Depeche Mode sono talmente legato che certamente dò delle letture molto univoche. Il bello delle loro canzoni sta invece in questa ricchezza di significato, che impedisce di “appropriarsene” e le rende arte. Non c’è, sostanzialmente, nessuna contraddizione nella poetica di Martin (e di Dave). Dalla controversa “Blasphemous Rumours” che nel 1984 turbò le platee centroeuropee per la sua apparente sfiducia in Dio, alle vette di “Breathe”, “Surrender” o – soprattutto “Goodnight Lovers”, quasi ogni stadio del cammino spirituale vi è rappresentato o descritto.Il disco che contiene “John the Revelator” ha anche altri due indizi di quanto ho detto. Il bellissimo singolo “A Pain that I’m used To” riflette la tensione che da un lato ci fa cogliere come dobbiamo soffrire per amore del prossimo, ma dall’altro si scandalizza di fronte ad una forma di sofferenza che ci è estranea, o ancora sconosciuta, e che magari non sappiamo riconoscere come tale.E poi c’è “The Darkest Star”, che tenta la stessa operazione fatta, di calarsi nella umanità di Gesù, con il demonio. E qui Martin va su un terreno decisamente sinistro, che però rende tutta la profondità del mistero. Dio ci ama, e chi sa quale portata può avere la sua salvezza, se preghiamo continuamente di crescere e vivere in questo Amore.Da Philip K. Dick, direi che siamo completamente off-topic… 🙂

  • Swann77

    Sono stato via parecchi giorni e sono quindi, irrimediabilmente, fuori tempo massimo per ogni vero dialogo in questo post.Ho letto le vostre risposte, in particolare quella di Claudio, questa mattina. Di ritorno da Santiago di Compostela. Luogo di pellegrinaggio, nell'anno giubilare iacobeo. Luogo in cui il Cammino, nel tempo, ha avuto diverse motivazioni, una diversa temperie culturale con cui confrontarsi, infinite percorsi, che tutti, come rivoli, confluiscono alla fine nella piazza della Cattedrale. Anzi, confluiscono in quel rito catartico dell'abbraccio a San Giacomo, in cui tanti pellegrini, ancora oggi, si sciolgono in pianto.Caro Claudio,grazie della tua preghiera. Dio sa mutare le nostre preghiere, anche quelle indirizzate male, soltanto per il bene dei suoi figli. Come sa riconoscere dietro ogni bestemmia, la carezza per lui che l'uomo non ha saputo esprimere degnamente.Debbo ritenere che anche tu sia in buona fede, anche se nel parlare di non perfetta comunione con la Chiesa, ti arroghi un diritto che non spetta, secondo me, ad alcuno dei fedeli, tantomeno ai laici. Lo devo ritenere anche se mi chiami, medioevalmente, eretico.I Cammini che facciamo, al di là delle pericolose oscillazioni che compiono per le nostre colpe e le nostre infedeltà, hanno una meta comune. A me piace pregare per te nello sperare che ci incontreremo alla fine del nostro cammino. Mi importa poco giudicare la tua strada.

  • piccic

    Probabilmente il termine "eresia" è scorretto, per quel che ha detto Claudio. Non ha nulla di strettamente "medioevale", ma non c'entra in senso stretto con specifici peccati.Probabilmente Claudio cercava di esprimere un concetto di "eresia" implicito che si lega a quella che potremmo chiamare genericamente "deriva modernista". Ma spesso non ci se ne avvede.È importante, anzi, direi fondamentale, giudicare, ma talvolta è estremamente difficile evitare che il giudizio tocchi la persona in sé, la sacralità della persona intendo.

  • ClaudioLXXXI

    Piccic, grazie per la consulenza musicale. Io questi Depeche Mode non li conosco proprio, toccherà approfondire. Per il resto, d'accordo su tutto.Swann, ancor più in ritardo, mi fa piacere e ti "invidio" l'esperienza del Cammino che non ho ancora fatto. Spero anch'io che ci incontreremo, come dice uno scrittore, nella radura dove finisce il sentiero.

  • piccic

    Ci tengo a dire che "spinto su un ascensore" non è un'immagine di cui mi sono servito, ma è proprio traduzione letterale del testo della canzone:

    John the Revelator / put him in a elevator / take him up to the highest high…che chissà perché mi ricorda quando tentavano sempre di spingere Gesù giù da qualche precipizio…Comunque non c'è bisogno che ascolti i DM, se la musica non ti piace: a me spesso piace un gruppo anche solo per i testi, poi la musica imparo magari ad apprezzarla…Buona settimana!

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