L'albero di Natale (1)

L’ALBERO DI NATALE
(1)
 
(questa storia è per rispondere a Lucyette, che chiedeva ai suoi lettori quale personaggio del presepe vorrebbero essere.
A me piacerebbe essere l’albero di Natale.
L’obiezione che nel presepe NON c’è l’albero di Natale può essere facilmente superata…)
 
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Oh, è passato così tanto tempo. Così tanto.
Ho avuto una lunghissima esistenza, e ho visto così tante cose, tanti luoghi, tante persone.
Ora sono diviso in moltissimi frammenti, chiusi ermeticamente nelle teche a zero entropia sparse su vari pianeti per la galassia, ma una volta ero una cosa sola. Una volta ero un albero.
Oh, ricordo. I viaggi, le storie, l’amore e il dolore. Ricordo tutto.
Ricordo che mi piaceva essere un albero.
 
Mi piace essere un albero. Prendo il sole in faccia, bevo molta pioggia. Mia madre, che è la terra, mi ha fatto uscire dal suo grembo e mi allatta ogni giorno. Mio padre, che è il cielo, mi ha insegnato ad alzarmi in piedi e tendere le mie braccia-rami verso di lui. Potessi crescere oltre le cime delle montagne, potessi toccarlo con le mie dita-foglie, potessi unire la terra e il cielo. Sarebbe bellissimo.
Mi piace essere un albero. Vedo senza occhi, penso senza cervello, amo senza cuore; non chiedetemi come faccio perché non lo so. Con il movimento dei rami al vento e lo scricchiolio del legno parlo con i miei fratelli e le mie sorelle; passiamo il tempo raccontandoci le storie tramandate di generazione in generazione, non si sa più se miti o realtà. La storia del cielo e della terra e del loro abbraccio perduto. Le storie degli alberi che bruciarono quando venne il fuoco che uccise le grandi lucertole. Le storie degli alberi che furono trasformati in grandi barche quando l’acqua sommerse il mondo. La storia dei Due Grandi Alberi che furono, forse sono ancora, nel luogo perduto in cui iniziò la storia dolorosa degli esseri umani.
Mi piacciono gli esseri umani. Altri non sono d’accordo perché essi amputano le nostre braccia, fanno a pezzi i nostri corpi, ci strappano da nostra madre e ci bruciano e ci usano per costruire i loro utensili. Anch’io soffro per queste mutilazioni, ma poi vedo la ragione per cui le compiono e capisco. Quando tagliano una parte di me e se la portano via, la mia coscienza la segue e io vedo quello che loro ne fanno. Una madre mi getta sul fuoco per scaldare i figli, un artigiano mi trasforma in qualcosa di utile. Potessi riscaldare tutti i poveri della terra, potessi salvarli dalla miseria e dal dolore. Come mi piacerebbe aiutarli tutti. E poi anche i più conservatori tra noi devono ammettere che da quando gli esseri umani sono arrivati alla nostra foresta i nostri argomenti di conversazione sono aumentati, perché, tagliando il nostro legno e portandolo via, essi sono le gambe che non abbiamo e ci permettono di vedere il mondo oltre la nostra foresta. Così ora ci raccontiamo a vicenda anche le storie degli umani che possiedono le nostri parti lontane e conosciamo le cose meravigliose e terribili che essi fanno.
Io sono l’arco del cacciatore. Io sono il remo del pescatore. Io sono la ruota del carro del contadino. Io sono la scopa della madre e la bambola della figlia. Io sono il pettine della prostituta, il banco dei conti del pubblicano, la mangiatoia dello stalliere. Io sono tante cose, ma sono sempre un albero.
 
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Sono una mangiatoia in una stalla.
Non mi piace la stalla, che è in una grotta stretta e sporca, ma mi piace lo stalliere, che è un simpatico vecchietto che si arrangia a sbarcare il lunario come può. Mi piacciono gli animali, e mi piace quando si chinano su di me per sfamarsi, ma non mi piace il garzone dello stalliere, che odia il suo lavoro e gli animali e il padrone e la stalla e me che ci sto dentro. Quando crede che nessuno lo veda, il teppistello fa i suoi bisogni dentro di me per fare un dispetto alle bestie. Potessi chiudermi di scatto come una tagliola, gli darei una bella lezione, ma sono solo una mangiatoia.
Stanotte c’è fermento per le strade. Umani da tutta la terra stanno arrivando in questa zona, perché devono farsi contare dall’imperatore del mondo. Che bello, chissà quante storie porteranno con sé i loro oggetti di legno, storie di paesi lontani e grandi viaggi. Mi piace la folla, mi piace quando gli umani si muovono e si stringono l’un altro, chissà cosa provano. Noi alberi non lo facciamo mai. A quanto pare c’è così tanta gente che molti non riescono a trovare posto dove dormire e girano casa per casa a chiedere ospitalità. Gli affari vanno a rilento, c’è solo un bue nella grotta, così lo stalliere ha avuto un’idea per raggranellare qualche soldo, dice al garzone di dare una sistemata alla stalla e si mette fuori a invitare i viandanti a pernottare lì da lui. Ma tutti quanti rispondono all’inizio “oh sì grazie, che fortuna, quanto chiedi?”, poi entrano a dare un’occhiata e fanno una faccia perplessa e cambiano idea e dicono che magari vanno a cercare un po’ più in là e poi magari tornano. Ovviamente non torna nessuno e il povero vecchio ci rimane molto male e il garzone impreca perché sono ore che pulisce e spala letame fuori dalla stalla ed è tutta fatica sprecata.
Ed ecco che alla fine arriva un uomo dall’aria trafelata e preoccupata e chiede ospitalità nella stalla per sé e la moglie. Lo stalliere risponde sì con l’aria di chi non spera più, l’uomo entra velocemente a dare un’occhiata nella grotta… e dice che va benissimo, è perfetta. Il padrone è molto contento, comincia ad accennare al discorso soldi, e l’uomo dice che non ha molto denaro ma per piacere, bisogna fare in fretta, per favore, perché sua moglie è incinta e sta per partorire, e infatti in quel momento la vediamo arrivare su un ciuco, poco più che una ragazza e il suo ventre è gonfio del frutto degli umani. Noi alberi non portiamo mai altri alberi dentro di noi e io mi chiedo cosa si prova. Lo stalliere la vede e resta in silenzio per un attimo e poi dice all’uomo di non preoccuparsi del denaro e pensi a sua moglie e lui andrà a cercare una levatrice e chiedere qualche cosa alle donne che abitano vicino. L’uomo e la donna lo ringraziano moltissimo, e io mi accorgo che il garzone ci è rimasto male, forse sperava in una mancia sul guadagno della serata.
Così i forestieri si accomodano nella stalla. Qualche vicino arriva a portare cose che possono essere utili, pentole per l’acqua calda, stracci e così via. Una ragazza dall’aria infelice arriva, guarda la donna incinta e si arrabbia, lascia uno cencio consunto e corre via, chissà perché. Arriva anche una levatrice, a quanto pare stasera ci sono altre partorienti nel villaggio e lei deve badare da sola a tutte quante e corre di qua e di là e non sa come fare, e chiede alla donna come si sente e lei risponde che sta bene e non prova alcun dolore. La levatrice ha uno sguardo di lieve perplessità e poi dice meglio così e ora deve andare a vedere come stanno altre partorienti e tornerà più tardi se potrà, e la rivedremo soltanto stanotte quando tutto sarà ormai finito. L’uomo mi riempie di paglia. La donna dice è che quasi il momento, e il garzone cerca di nascondersi in un angolo per spiare, e lo stalliere lo scopre e gli tira uno scappellotto e se lo porta fuori, così nella stalla restano soltanto l’uomo la donna e il bue e l’asinello, che ogni tanto si avvicina a me in cerca di cibo, ma io non ho cibo, ho solo paglia. Ora, mentre io sotto forma di mangiatoia sono nella stalla e assisto a tutte queste cose, nello stesso tempo sono un albero nella foresta e chiedo agli altri alberi se c’è qualcuno che sa come funziona la faccenda. Un cedro mi risponde e mi dice che lui sa tutto di come nascono i piccoli umani, e me lo descrive, ma o lui non è così esperto come dice o questo parto è un po’ strano, perché il cedro dice che la nascita di un bambino è sempre molto dolorosa per la madre, e invece la donna nella stalla non si lamenta affatto e ha solo il fiato un po’ corto per la paura, ma l’uomo la consola dicendo che non c’è niente di cui avere paura, ed ecco che in men che non si dica il bambino nasce e il padre lo prende in braccio e lo culla e lo bacia e lo dà a sua madre e anche lei culla e bacia il bambino e loro sono felici e anche io sono felice e racconto tutto agli altri alberi nella foresta e anche loro sono felici e tutti agitiamo le foglie al vento in segno di gioia.
A questo punto però le cose diventano molto strane, perché da fuori la stalla arriva improvvisamente una luce fortissima e l’uomo posa dentro di me il bambino e va a vedere che è successo, e sento la sua voce parlare con lo stalliere e dirgli che il bambino è nato, e lo stalliere pare mezzo morto dalla paura perché c’è… eh? cosa? una stella sopra la stalla? Devo aver sentito male. Intanto la madre mi muove avanti e indietro per cullare suo figlio, e il bue e il ciuco sono accanto a me e guardano il piccolo umano e lo riscaldano con il loro fiato, e il bambino ride. Arriva improvvisamente un cane da pastore nella stalla, guarda il bambino e poi corre via, e lo vedremo andare e tornare più volte nella serata. E a questo punto succede la cosa più strana di tutte: il bambino mi parla col pensiero. Nessun umano prima si era mai accorto della mia coscienza e questa è una cosa così strana che non la racconto neppure agli altri alberi, mi prenderebbero per pazzo. A momenti non ci credo neanche io. Eppure…
Ciao!
Eh… uh… ciao piccolo umano. Benvenuto nel mondo. Lo sai che sei un bambino molto strano?
Come ti chiami?
Noi alberi non abbiano nomi. Tu mi vedi come una mangiatoia in una stalla, e ora come ora sono anche la tua culla, ma fondamentalmente io sono un albero.
Albero bello, mi vuoi cantare una canzone?
Una canzone… vediamo un po’… va bene, questo lo posso fare, ne ho sentite qualche volta di ninne nanne, e un po’ ricordo un po’ invento, così comincio a cantare per questo Bambino speciale e solo lui può sentirmi:

                                         

Fai la nanna bimbo d'amore E se la culla dondola e balla
La tua mamma ti ha fatto col cuore non importa se sei in una stalla
Ecco c’è in cielo una nuova stella Fai la nanna bimbo d'amore
Che fa la sera più ricca e più bella
Fai la nanna bimbo d'amore
Basta anche un canto da nulla Fai la nanna bimbo d'amore
a far dondolare questa tua culla Mamma e papà t’aman con tutto il cuore
 

  Ed ecco che in men che non si dica la stalla si riempie di gente e tutti ammirano questo Bambino speciale. C’è lo stalliere, incredulo che proprio nella sua stalla vecchia e sporca stiano succedendo tutte queste meraviglie, e c’è il garzone che ha perso quello sguardo da teppista e sembra felice e ride di queste cose fantastiche. Arriva di corsa anche la levatrice e si scusa del ritardo e di aver lasciato la donna a cavarsela da sola e la neomamma risponde che è andato tutto benissimo e non c’è bisogno di scusarsi. Arrivano anche i vicini attirati da tutto questo trambusto e dalla luce che trapela da fuori la grotta. Arriva anche un mucchio di pastori, preceduti dal cane che è arrivato prima e che ora mi salta dentro e lecca festoso il Bambino, e i pastori parlano meravigliati di un… non conosco la parola che usano, ma lo descrivono come uno strano uomo-uccello che volava (?!?), e poi si fanno largo nel mormorio della folla incredula tre personaggi ben vestiti con la pelle di colori strani, e la gente si chiede chi sono, e loro dicono di essere dei re, addirittura, sarà vero?, ne succedono di così strane stasera che ormai non mi stupisco più di niente,  sono re di regni lontani e hanno letto nel cielo una profezia sulla nascita del re di tutti i re, e così hanno fatto un lunghissimo viaggio per venire qui a porgergli i loro omaggi ed ora lo hanno trovato ed è questo Bambino appena nato. La gente non sa se crederci o no, ma io chiedo ai calzari dei tre stranieri, e parliamo nel linguaggio degli oggetti di legno fatto di scricchiolii velocissimi e impercettibili all’orecchio umano, e loro mi confermano tutta la storia e mi raccontano di viaggi e terre lontane e deserti e alberi dalla forma strana, e io sono contento di sapere queste storie, grazie Bambino grazie per questo bellissimo regalo che mi hai fatto. E io racconto tutto questo agli altri alberi nella foresta, e loro mi ascoltano meravigliati, e sono anche un po’ increduli, quand’ecco che sopra le nostre cime vediamo l’uomo-uccello che vola, vola sempre più in alto nel cielo, e allora anche gli altri alberi credono alla mia storia e guardano meravigliati in alto e tutti ringraziamo nostro padre il cielo per questa notte speciale. E gli stranieri offrono dei doni al Bambino e li porgono a suo padre, oro incenso e mirra, e incredibilmente tutti li ammirano ma senza cupidigia, e poi lo stalliere e il garzone e i vicini e i pastori e i re si inginocchiano gli uni accanto agli altri, i poveri uguali ai ricchi, e tutti ammirano il Bambino e nella stalla c’è un tepore piacevole e tutti sono felici e io canto la mia nanna nanna e vado su e giù come se fossi una culla professionista invece di una mangiatoia e il Bambino ride. 

 
                                         

Fai la nanna bimbo d'amore E se la culla dondola e balla
La tua mamma ti ha fatto col cuore non importa se sei in una stalla
Ecco c’è in cielo una nuova stella Fai la nanna bimbo d'amore
Che fa la sera più ricca e più bella
Fai la nanna bimbo d'amore
Basta anche un canto da nulla Fai la nanna bimbo d'amore
a far dondolare questa tua culla Mamma e papà t’aman con tutto il cuore
 

 
 

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(allora, il racconto potrebbe anche finire qua, chi parla è un albero che poi in realtà sarebbe la mangiatoia, e come storia di Natale andrebbe anche bene così.
Ma la storia continua. È solo che non ce l’ho fatta a finirla in tempo.
Perciò se volete sapere come ha fatto l’albero a finire nelle teche a zero entropia sparse per la galassia, se siete curiosi sul significato dello strano simbolo qui sopra, e se volete sapere cosa succede dopo, aspettate la prossima puntata.
Buona Epifania.)


12 responses to “L'albero di Natale (1)

  • ClaudioLXXXI

    PS : vediamo chi è che trova la citazione all'inizio.🙂

    PPS: io ODIO l'editor di splinder.

  • Lucyette

    Te l'ho già detto che tu sei un genio, sì?😀
    Grazie mille!! E' bellissima (oltre che geniale): a questo punto non vedo l'ora di leggere il seguito…
    Grazie!!

    E buona Epifania anche a te!

  • diggiu

    Complimenti Claudio, sei geniale come sempre. Un post che mi sono letta tutto di un fiato, tanto mi prendeva.
    Dallo scorso viaggio in Terra Santa mi sono portata un ricordo che fa bella mostra di sè nel mio Presepe. Una piccola mangiatoia in legno di Ulivo, albero che cresce ovunque in Terra Santa. Mi piace immaginare le cose sussurrate dal Bambino al legno della mangiatoia. Ho pensato che possa averGli detto:" qui siamo lontani geograficamente da Betlemme, ma tutto sommato in questa casa mi hanno deposto in un oggetto che viene dalla mia città natale, Betlemme! Però, quello che più conta, è che mi hanno accolto nel loro cuore!
    Tento di dire la citazione: mi è venuto in mente l'Albero della Vita, ma sicuramente non è quella! Grazie Claudio e buona Epifania!!!!

  • ClaudioLXXXI

    grazie a entrambe😀

    Diggiu bella l'idea del presepe con un oggetto dai luoghi originali. La citazione non è quella, ma non ti preoccupare. Buona Epifania!

  • AnnaV

    Che bella storia!
    davvero incantevole!

    Ti regalo per l'Epifania questa immagine, scattata stamane,         ugualmente incantevole ai miei occhi:

  • utente anonimo

    "it's been too many times…" la canzone "Love to love" di un gruppo musicale di cui non ricordo il nome.

    poi mi ha fatto venire in mente la celebre scena di Blade Runner "ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare…" Lo so che non c'entra un picchio, ma è stata la prima associazione di idee che mi è passata per la testa

    Come sempre, bravissimo. Al di là del contesto "natalizio" (nel senso meno banale del termine", è originale l'idea che gli alberi, tramite la materia comune che è il legno, possano dialogare tra loro, e non solo essi, ma anche tutti gli oggetti che di quella materia sono fatti, e quindi ad un albero si possono far risalire

    Tento un sillogismo un po' così, tra il serio ed il faceto, eventualmente da sottoporre a Lucyette che mi sembra una competente di ottimo livello in materia biblica:
    SE i due alberi dell'Eden possono essere visti come progenitori di tutti gli alberi del creato
    ALLORA i due alberi in questione, essendo incolpevoli del peccato originale, non dovrebbero aver trasmesso alla progenie alcuna colpa
    MA NOI SAPPIAMO che anche in natura esiste il male. Piante velenose, o carnivore, eccetera
    Bene. Nel libro del profeta Ezechiele (17) si parla di un'aquila che strappa la cima di un albero e la trapianta in un suolo fertile. Ma il germoglio non ha fiducia in questa azione, e chiede ad un'altra aquila di procurarle il nutrimento: per questo suo peccato è condannato a morire. Ma poche righe dopo, Ezechiele riferisce che JHWH stesso promette una restaurazione futura, un'era messianica che si aprirà col virgulto piantato in Israele

    Bene, credo di essere riuscita a dire la mia prima boiata dell'anno. E considerato che siamo al 6 gennaio, essermi salvata dalla plateale imbecillità per almeno 5 giorni, direi che posso ancora nutrire qualche speranza.

    Vediamo se perlomeno azzecco la tua continuazione (e sbri-ga-ti) a scriverla: gli alberi e/o gli oggetti in legno con cui Gesù viene a contatto nella sua vita terrena? E' casuale il fatto che, fra tanti mestieri che avrebbe potuto svolgere, sia stato un falegname? La nostra fine terrena, sia che decidiamo di farci seppellire che di farci cremare, è nuovamente legata con l'elemento-legno …. aiuto, non mi ci raccapezzo più nemmeno io.

    E in quanto astemia, non posso nemmeno giustificarmi col fatto che straparlo per aver bevuto troppo festeggiando la Befana …

    Un abbraccio dalla "zia"
    Sissi2002

  • ClaudioLXXXI

    #5 Grazie Anna. E dov'è questo posto?

    #6 Eh eh Sissi, la citazione è italiana…🙂
    l'idea degli alberi pensanti e parlanti mi ha dato qualche grattacapo, non vorrei passare per un panteista, poi ho deciso che se scrivo una favola (cosa che alla fin fine questa storia è) posso prendermi qualche libertà creativa.
    Per la continuazione, poi vedrai se ci hai preso!

  • Faramir

    grazie per gli auguri di Buon Natale… letti con un po' di ritardo.. ;-) 

    ormai il mio blog è quasi abbandonato… ma sono contento di vedere che tu sei tornato in attività.

  • AnnaV

    Nel mio giardino selvaggio che confina con la casa di una parente, ma da noi non ci sono muri di divisione!!!!
    Comunque l'arancio, il mandarino e il limone, sono nel mio terreno!

    Ieri era una meraviglia… ma anche oggi la giornata era primaverile!

  • utente anonimo

    Carissimo Claudio, leggo ora questa bella storia di Natale.
    La citazione iniziale è per caso di Jovanotti? Non dico altro per lasciare aperta la ricerca…
    Volevo anche dirti a cosa ho pensato vedendo il simbolo che hai messo lungo la storia: l'unione tra "terra" e "cielo" per mezzo della Trinità (i tre trattini che rappresentano un unico tratto di unione…)… sembrerebbe proprio in tema con la serata che l'albero/mangiatoia/teche… e tutta l'umanità sta vivendo

    Spero di poter leggere presto il resto del racconto!
    Richardus

    P.S.: è la prima volta che commento un tuo post.

  • ClaudioLXXXI

    CONGRATULAZIONI!!!

    Complimenti Richardus, come primo commento non c'è male, hai indovinato la citazione!

    (magari gli altri si aspettavano una citazione più colta e invece io sono andato a citare jovanotti: lo so, a volte sono proprio )

    A questo punto sono moralmente obbligato a proseguire e pubblicare quanto prima il prossimo capitolo della storia…

    Ancora complimenti!

  • Il mio presepio « Una penna spuntata

    […] mangiatoia. Il Bimbo ha gli occhi chiusi, forse dorme: le dita tese di una manina sfiorano appena il legno della mangiatoia, mentre un sorriso sereno e rasserenato illumina il volto del Dio che è appena nato. Ed è così […]

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