Graffiti writer

GRAFFITI WRITER

 

Con questo post mi autodenuncio per aver vandalizzato una chiesa imbrattandone una suppellettile interna.
 
Oggi sono andato a Messa e ho trovato affisso alla bacheca della parrocchia un enorme articolo, tratto dal “Corriere del Ticino” di non ricordo quale giorno, che parlava dei problemi della Chiesa. Interessante, peccato che a un certo punto l’articolo si trasforma in un panegirico sperticato di Hans Kung, “grande teologo cristiano”, citandone a piene mani le solite stronzate notevoli perle di saggezza.
Nauseato e indignato, non ho resistito: dopo essermi guardato intorno per verificare l’assenza di ecclesiastici e sacrestani, ho estratto velocemente la matita (ne porto sempre una in tasca assieme a un’agendina, in caso mi venga un’ispirazione da non dimenticare) e ho vergato sull’articolo il mio lapidario commento

Hans Kung non è un grande teologo, è un eretico!
Meno Kung e più Ratzinger!!

 Poi mi sono velocemente allontanato e mi sono accomodato tra i banchi.
Dicono che il crimine non paga, però io sono molto felice di dire che non sono stato scoperto e sono tuttora a piede libero.

Anzi, siccome il colpevole torna sempre sul luogo del delitto, domani vado a controllare se hanno notato il misfatto e preso provvedimenti.
Magari mi porto pure una bomboletta spray
.


53 responses to “Graffiti writer

  • utente anonimo

    Lo so che non è giusto esporre TE al rischio, ma se non ti hanno beccato ti autorizzo ad aggiungere alla tua scritta anche la mia adesione. Ovviamente non puoi firmare, ma puoi sempre scrivere che siamo ALMENO IN DUE a condividere la stessa idea
    Povera Chiesa … i suoi nemici più accaniti e pericolosi stanno al di dentro, magari si limitassero ad Augias oppure Odifreddi …
    Sissi2002

    ps. mi hai fatto giustamente osservare che il mio scritto su King era più adatto ad un blog: quasi quasi lo pubblico ….
    Ariciao

  • utente anonimo

    Mah, io leggerei prima questo e, salvo rispetto per l'autorità, starei attento a certi background comuni (teologia tedesca).
    (xyz)

  • ClaudioLXXXI

    #1 Sissi mi compiaccio della tua complicità morale😀

    #2
    Non conosco il francese, ma mi pare vagamente di capire che l'articolo accusi Ratzinger di "Exhalaisons gnostiques". Ma chi l'ha scritta 'sta roba?

  • flalia

    Be', in realtà non mi sembra un bel gesto, però! O_0

    P.S. Ciao! Ci incrociamo ogni tanto da Lucyette e dalla De Mari🙂

  • Lucyette

    http://www.luceraweb.eu/Giornale.asp?ID=19507

    Punto uno: non mi risulti essere un tredicenne.
    Punto due: per caso, abiti a Lucera?😛
    Punto tre: in ogni caso devi riconoscere che il tempismo è inquietante.
    Punto quattro: soprattutto, tu sei SICURO di non essere stato ripreso dalle telecamere mentre vandalizzavi la tua chiesa, sì?😛

    Wow. ClaudioLXXXI è un vandalo. Chi l'avrebbe mai detto.

  • ClaudioLXXXI

    #5 flalia

    Ma io sotto sotto sono un anticlericale…
    quanno ce vò ce vò!!!

    #6 Lucyette
    Oh.
    Non. Ci. Avevo. Pensato.
    Gulp.
    Mi hai fatto sorgere un dubbio. Controllo. Ecco.
    Oh no. Oh no. OH NO.
    Se si cerca su google "graffiti chiesa vandalizzato",  attualmente sono il quarto risultato.

  • utente anonimo

    La liturgia del cardinale – Il sacrificio dello spirito – don Christophe Héry
    Nuova rivista CERTITUDES / ottobre –novembre – dicembre 2001 / n° 08
    « La maggior parte delle derive teologiche moderne si operano all’insaputa dei loro autori e al momento stesso in cui credono di progredire nell’intelligenza della fede »
    Alain Besançon, Tre tentazioni nella Chiesa.
    Le edizioni svizzere Ad Solem proseguono le loro pubblicazioni dedicate alla liturgia cattolica. Ognissanti 2001 vi aggiunge una corona aromatica e fiorita: il cardinale Ratzinger onora la casa ginevrina della traduzione francese, supervisionata da don Bruno Le Pivain, del suo saggio Lo spirito della liturgia apparso in tedesco nel 2000 (Der Geist der Liturgie, Herder Verlag). Il cardinale adotta come modello l’opera di Guardini apparsa nel 1918 e della quale emprunte il titolo. Romano Guardini é considerato come l’iniziatore del famoso « Movimento liturgico [i] ».
    L’intenzione del Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede é ambiziosa: « Dare nascita a un nuovo “ Movimento liturgico “, aiutare a ritrovare una maniera degna di celebrare la liturgia (prefazione). »
    Ma di quale liturgia si tratta ? Di un rito che si era lasciato ricoprire, come un affresco antico sotto un fatras de couches successives (rubriche, preghiere private…) e che molto felicemente fu dégagée « in modo più netto durante il concilio Vaticano II (prefazione). » Cependant, continua il cardinale, questo affresco incomparabile, sitôt sa freschezza ritrovata, fu alterato e salie da « le condizioni climatiche » del post-concilio e gli errori di restauro commessi dai riformatori.
    Bisogna dunque ricominciare il lavoro. Dont acte.
    L’argomento del libro sviluppato lungo le sue quattro parti riposa su questa aporia: la riforma chiesta dal concilio Vaticano II fu eccellente « per un istante » (prefazione), ma aussitôt, le degradazioni successive hanno fatto mancare tutto.
    D’emblée, si intravede la difficoltà d’una tale visione dello spirito della liturgia : come apprécier questo « istante », tutto sommato mistico, cioè irreale, che avrebbe fuggevolmente lasciato percepire, durante il concilio, una liturgia detta originale e autentica ?
    Evanescenza auto-suggestiva ? Folgorazione di un flash ? Eclair de chaleur confuso con la Luce celeste?…

  • utente anonimo

    Un profumo d’ortodossia : salutare remise en formes
    In apparenza, Ratzinger si volge senza conteste verso la Tradizione quando giudica che la liturgia postconciliare – sarebbe dunque anoressica ? – deve ritrovare le sue forme; egli si oppone felicemente all’idea di una liturgia creativa e informale, smagrita e stremata d’essersi offerta durante trent’anni alla carenza d’immaginazione harcelant dei preti animatori.
    Oggi, il cuore non c’è più. Il disegno del cardinale è di « riscoprire l’essenza della liturgia cristiana, vale a dire ciò che garantisce la permanenza della sua forma nel tempo (p. 70). »
    La sua idea direttrice è che esisterebbe una sorta di Urliturgie soggiacente a tutti i cambiamenti – ivi compresi quelli del 1969: è questa forma che avrebbe messo in luce, con fulgurance, il concilio Vaticano II.
    Il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede si mostra lucido e rigoroso nei confronti dei maints bouleversements introdotti in modo autoritario nel 1969 dalla riforma di Paolo VI. Per ciascuna soppressione, per ciascuna novità denunciata, un capitolo mette in prospettiva il nuovo rito con l’uso, il simbolo o il gesto sacro quale la Tradizione l’ha concepito.
    Per esempio, Ratzinger dimostra l’assurdità del rivolgimento degli altari e della celebrazione « faccia al popolo », un controsenso liturgico che concentra il rito sull’animatore/celebrante invece che dirigerlo verso l’oriente, cioè verso il Cristo. Secondo questo  « nuovo concetto » e per applicare la « consegna della partecipazione attiva », « l’altare (…) dovrebbe essere disposto in modo tale che il prete e il popolo si guardino l’un l’altro per formare insieme il cerchio dei celebranti (p. 65). »
    Ma si tratta per il cardinale di una « clericalizzazione come non era mai esistita prima (…) Tutto si rapporta al prete. È la sua personalità che regge tutta l’azione (p.67). » Inoltre, « la positione del prete volto verso il popolo ha fatto dell’assemblea orante una comunità chiusa in se stessa. Essa non è più aperta né verso il mondo né verso il Cielo (p. 67-68). » Alla comune adorazione si é sostituito il dialogo – « col risultato della disintegrazione della liturgie (p. 69) » – la parola è forte !

  • utente anonimo

     Senteurs traditionnelles : rhabiller la liturgie
    Altrettanto vigorosamente, nella terza parte del libro (ch.1-2), si trova denunciato l’iconoclasmo sovente brutale che, in virtù d’une povertà affectée, fa regnare « l’astinenza culturale » (p. 107) et délogea dalle chiese la musica e l’arte sacra (canto gregoriano, statue, ornamenti, tableaux, vasi sacri … allegramente brocantés et brocardés). La crisi dell’arte sacra secondo il cardinale é una crisi dell’arte tout court. Un flot d’immagini visive, verbali e sonore s’è arbitrariamente sostituito all’immagine santa e al canto sacro. L’espressione della soggettività religiosa e profana è venuta a meubler il vuoto delle celebrazioni. Ora, ci dice ancora il cardinale, « l’arbitrario non ha luogo nell’arte sacra (p. 110). » La sua funzione é liturgica ; il se doit de ripresentare il Mistero pasquale. Quest’analisi, pertinente e saine, ristabilisce in bellezza la dignità dell’arte nel santuario.
    Dopo di che, sotto il titolo La forma della liturgia, la quarta parte del libro propone un rhabillage completo della liturgia. Il tono e l’allure sono tradizionali. Ancora un passo e il cardinale citerebbe Mons. Lefebvre evocante il sacrificio e la « messa di sempre » : « Ici encore, una volta per tutte e sempre vanno di pari passo (…). I riti non sono in primo luogo il risultato d’una acculturazione. Sono l’aboutissement della tradizione apostolica e del suo épanouissement nei grandi campi della Tradizione» (p. 132).
    Il rito non é dunque « un meccanismo smontabile e riparabile a volontà » (p. 133), é bene intenderlo, non può essere « fabbricato » de toutes pièces – come lo fu pourtant – né sottomesso alla « creatività dei fedeli (…) : questa nozione appartiene ad una visione marxista dell’universo (p. 134). » Bisognava scriverlo.
    Sono inoltre passate au crible le interpretazioni erronee della « partecipazione attiva  [ii] » : gestuelle pretesa adulta che si autorizza a pregare senza segni e fa fi della genuflessione, dell’inchino, degli ornamenti liturgici e pure del segno della croce.
    Il prefetto della Congregazione della dottrina della fede richiama infine la necessità di rispettare la materia del sacramento, pane di frumento et jus de raisin fermenté, per confezionare l’Eucaristia – il che esclude la messa col pane di manioca e con l’alcool d’orzo.
    Il prelato intende dunque finirla con le esperienze innovatrici e la permissività che sévit e domina nelle celebrazioni post conciliari. Facendo ciò, egli avalise nondimeno un certo darwinismo liturgico: secondo il cardinale le leggi dell’evoluzione sarebbero inscritte nella Tradizione, essa stessa vivente… perché il rito è « un organismo vivente le cui leggi interne determinano le modalità del suo futuro sviluppo (p. 134). »

  • utente anonimo

    Effluvi marcioniti : un sacrificio senza corpo?
    La riflessione che nutre la seconda parte dell’opera: Il tempo e lo spazio nella liturgia aborde la questione cruciale della liturgia nel suo rapporto con il sacrificio storico della croce, « offerto una volta per tutte » (Epistola agli Ebrei).
    La dottrina ricordata d’abord è quella del concilio di Trento : « Nel caso della croce e della risurrezione, “una volta per tutte” non significa “passato” (p.47). » « La liturgia cristiana ci rende contemporanei gli avvenimenti che formano il suo fondamento ; è là la veritabile grandezza della celebrazione dell’Eucaristia, che è, bisogna ripeterlo, bien davantage che un pasto (…) Nel culto cristiano, il sacrificio (…) attualizza, rende presente il sacrificio di Cristo sulla croce (p. 48). »
    L’opzione teologica del cardinale sulla permanenza del Mistero pasquale adotta in partenza una dottrina classica, par ailleurs discutibile ii[iii] : il sacrificio di Cristo è ad un tempo storico e intemporale perché « la volontà umana di Gesù è plongée nel “si” eterno del Figlio al Padre (p. 47). » La liturgia associa i fedeli a questo « si ». Da lì, l’autore deduce che la liturgia è prima di tutto il “loro” sacrificio, de ce fait toujours actuel, e che in questo senso solo ella « compie » il sacrificio di Cristo : « La liturgia (…) fait se rejoindre la mia offerta interiore con quella di Cristo (p.49). »
    Più avanti, il cardinale sviluppa davantage ancora questa conseguenza, valevole non solo per i battezzati, ma per l’insieme dell’umanità : « Il sacrificio è l’offerta dell’umanità divenuta tutta amore per mezzo di Cristo (p. 65). »
    Ora, questo nuovo approche del sacrificio, in apparenza ortodosso e seducente, engage sur une déclivité pericolosa e glissante. Elle amorce un grande salto dottrinale che alla ricaduta solleva gravi questioni.
    Così, aldilà del contorno classico e tradizionale delle parole, se la liturgia non è un sacrificio che nel senso in cui il soggetto di questo sacrificio (colui che offre e colui che è offerto) non è più Cristo in croce, ma l’insieme dei fedeli divenuti celebranti, cioè « l’umanità divenuta tutta amore per mezzo di Cristo » e indistintamente volta con il prete verso Dio, allora si può ancora parlare di messa cattolica?
    Préalablement, ci si può interrogare sull’ipotesi d’un sacrificio definito come la sola offerta interiore dei fedeli, associati al « si » eterno del Logos davanti al Padre : questa belle e pia ipotesi è sufficiente a mantenere la fede cattolica, la fede di Nicea ? Se il sacrificio evocato non è più quello del corpo di Cristo offerto in croce, non ci si engage-t-on sulle vie avventurose aperte autrefois da Marcione e il docetismo d’un lato e da Nestorio dall’altro ?
    Marcione, nel II secolo, se riconosceva la realtà della passione di Cristo, rompeva con l’idea sacrificale dell’Antico Testamento (Abraham, Melchisedech, agnello pasquale …). Toccando l’incarnazione, il docetismo svuotava carrément il corpo di Cristo e annullava così il sacrificio reale, ramené soltanto ad un’offerta interiore del Figlio al Padre. Quanto a Nestorio, egli considerava che l’umanità di Gesù non era che lo strumento della sua divinità, e di conseguenza, il sacrificio si riduceva essenzialmente al « si » eterno del Figlio-Logos al Padre – non distinto dal « si » della volontà umana di Cristo, divenuta inutile e inerte, o puro strumento. Distinzione ugualmente omessa, sistematicamente, dal cardinale Ratzinger.
    Vapori giansenistizzanti
    Su questo primo punto, si può dire che la messa del cardinale disincarna l’offerta di Cristo proiettandola in una interiorità pura, confusa dapprima con l’eternità trinitaria del decreto divino (la sottomissione del Logos al Padre), poi con la Storia cosmica essa stessa cosificata, ed infine con l’umanità intera, riconsiderata anch’essa, come strumento della divinità che gli è ormai immanente. Anche se d’altronde la liturgia che souhaite Ratzinger si ricentra su dei simboli sensibili, altamente tradizionali, il senso di questi simboli sembrerebbe ben mutato, sovvertito dall’interno e nel loro spirito stesso.
    D’autant qu’in secondo luogo, par-delà i fedeli e le anime di buona volontà, Ratzinger afferma che è l’umanità intera che si trova meccanicamente integrata, malgrado essa stessa, in questo nuovo sacrificio eterno e cosmico.
    La teologia ratzingeriana dégage su questo punto un vapore giansenista, invesée, che è una pura emanazione dello spirito del Vatican II : la grazia del sacrificio celeste offerta dal Logos è « efficace », in modo sistematico.
    Essa rende automaticaemente buona la volontà dell’uomo e divinizza la sua coscienza religiosa, quali che siano d’altronde le sue opere e le sue scelte, che non intervengono in alcun momento nell’argomentazione. Ma allorché Giansenio limita a un piccolo numero gli eletti toccati da questa grazia, Ratzinger la estende all’umanità intera.
    È l’Uomo che sarebbe ormai, volente o nolente, ad un tempo l’offerta e il sacerdote del sacrificio, per la virtù efficace del « sì » eterno del Figlio al Padre, di cui il Cristo in croce è il segno universale.
    Ecco ciò che dovrebbe esprimere essenzialmente la liturgia, e in ciò essa ridiventerebbe un vero sacrificio, cessando d’essere un sacramento in senso proprio.
    Il termine « sacramento » non appare in questo libro, e neppure quello di « messa ». Sembra che la liturgia del cardinale attualizzi il sacrificio di Cristo in croce, ma niente affatto nel senso tradizionale del sacramento che opera ciò che significa. Per lui, la liturgia è il semplice segno che ripresenta l’attualità permanente del sacrificio cosmico, che è per lui stesso universalmente efficace.
    Questa interpretazione è non soltanto permessa ma suggerita dal cardinale stesso nel capitolo Spazio e tempo nella liturgia.
    Tout d’abord, dalle conseguenze cosmiche e universali che trae dalle considerazioni precedenti – quello che lui chiama « la tensione tra il sacrificio di Cristo e la nostra perfetta conformità a lui (p.50). »
    Attraverso questa tensione, spiega, « l’azione liturgica entra nel nostro presente pour ensuite saisir la vita dei fedele e finalmente la realtà storica tutta intera (ibid.). » La prospettiva ratzingeriana del sacrificio ingloba tutto: assorbe per incanto persino la pretesa marcia irreversibile della Storia.
    L’innegabile tradizionalismo del cardinale fa noeud con l’ideologia romantica del progresso e con la teologia dei buoni sentimenti.
    Secondo lui, la liturgia annexe il movimento cosmico del progresso dell’umanità, cui niente sfuggirebbe : « Noi siamo presi nel gran processo storico che porta il mondo verso il compimento della promessa :  Dio tutto in tutti» (p. 50)iii[iv] ».
    Fragranze romantiche – Il punto Omega : « Dio tutto in tutti »

  • utente anonimo

    Esalazioni gnostiche : « L’uomo è il vero sacrificio »
    San Paolo, infine, essuiera lo stesso trattamento che consiste nel trasformare una citazione della Scrittura per étayer un pensiero personale. Ecco il versetto incriminato : « Vi esorto, dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i  vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio ; è questo il vostro culto spirituale (Rom 12,1). » In questo piccolo passaggio, secondo il commentario della Bibbia di Gerusalemme, l’Apostolo esorta al « culto spirituale – ten logiken latreian », « per opposizione ai sacrifici giudaici e pagani ». La Vulgata dà un’altra traduzione : «rationabile obse-quium» – « il culto che è ragionevole rendere ».
    Il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede fa subire a questo versetto un’esegesi originale: egli traduce «logike latreïa» (culto spirituale, secondo lo spirito o la ragione) con «adorazione secondo il Logos». Senza qu’il y prenne garde, il suo entusiasmo gli fa sostituire il nome proprio Logos all’aggettivo logike, alla fine disappropriato del suo senso. Il cardinale svela così il suo segreto di alchimista del Verbo, ed espone l’arcano che sottende tutta la sua teoria liturgica. Aussitôt vient, in effetti, la sua singolare definizione del sacrificio, la quale chiearisce l’opera intera : « Il sacrificio è ora quello della «Parola» (Logos o Verbo eterno), preghiera jaillie dal profondo dell’uomo, che traversa tutta la sua esistenza e le trasforma in «logos». L’uomo creato per mezzo del Logos, divenuto logos per mezzo e nella la preghiera  vocale, è il veritabile sacrificio, la vera gloria di Dio in questo mondo (p. 38). »
    È difficile de démêler i les saveurs de ce bouillon di parole. Il senso è peu ou prou il seguente:
    1. Il sacrificio-tipo, è quello che offre al Padre il Logos (il Verbo, la Parola o il Figlio), eternamente.
    2. Ma ogni preghiera vocale è altrettanto in senso proprio un sacrificio.
    3. Perché non importa quale preghiera dell’uomo sia identicamente il Logos (il Figlio) qui jaillit nel profondo di lui.
    4. Ora questa preghiera trasforma l’uomo stesso in «logos»
    5. Conclusione : «L’uomo è il sacrificio vero!»
    6. Ecco cosa deve esprimere la liturgia.
     
    Un punto è chiaro, une definizione così evanescente e vaporosa del sacrificio ingloba tutto, salvo la messa: ricerca del divino, sentimento religioso, preghiera, a rigore offerta, ma soprattutto non rinuncia né immolazione. In senso proprio, la storia, le religioni, l’uomo … tutto è attualmente sacrificio, tutto è liturgia attualizzante l’offerta di Cristo e, al limite, poco importano il battesimo e la fede, perché l’uomo come tale è diventato sacrificio !
    Il pensiero del cardinale entra così nella nebulosità dell’immanentismo : essendosi fatto Uomo, il Verbo di Dio (Logos) s’è fatto Storia, è ormai immanente ad ogni uomo, e a tutta la storia degli uomini. É immancabilmente il Logos che si manifesta, dès lors qu’un uomo aspiri a pregare — quale che sia il suo dio, la sua religione e quale che sia la vita che conduce. Tutto ciò che vi è di umano nell’uomo diviene dunque liturgia e «adorazione secondo il Logos». Si è lontani dalla teologia paolina della grazia e del culto reso alla gloria del Padre in spirito e in verità secondo il Nuovo Testamento . Si comprende che Ratzinger non evochi neppure una volta * la parola «messa» in 186 pagine, né l’idea di grazia, distinta dalla natura. Il sacrificio non è più la messa, sacramento della croce. Quella, come tale, non esiste più nel Lo spirito della Liturgia, ne peut-être nello spirito del cardinale.
    A questo punto, ci si è già biforcati verso un’altra religione, una sorta di cristianesimo hegelianizzato, nestorianizzato poi orfizzato. È una forma di gnosticismo progressista in cui tutti sono eletti in anticipo. Del cristianesimo, è issue una certa credenza al Cristo, manifestazione del Logos e simbolo di una salvezza universale accessibile a tutti. Ma una storia è introdotta nel seno stesso di Dio, che è l’archetipo della Storia umana: quella del sacrificio del Logos al suo Padre, di cui quello di Cristo e quello della la liturgia non sono che la manifestazione nel tempo terrestre [moingt].
    Mentre il Cristo in cui crede la Chiesa, con la passione e la croce, aveva manifestato la menzogna idolatra e reso vana ogni altra forma di sacrificio che il suo – in particolare umano – Ratzinger, al contrario, riabilita sans y prendre garde le concept dei sacrifici antichi (e a venire …), interiorizzandoli tutti nel fondo della coscienza religiosa dell’umanità. La sua religione è questa: non più quella del Verbo fatto carne, nel senso di un essere singolare, Gesù, ma nel senso che essendosi lui unito all’umanita globale, si è fatto Storia. È dunque di una religione dell’uomo che si tratta: dell’uomo che si è fatto «logos» e «sacrificio».
    Per discernere lo spirito
    Or ceci sent le soufre : l’uomo, universalemente ricongiunto par le jaillissement del Logos in tutti (gnosticismo), e strumento incosciente della Divinità che lo abita (nestorianismo esteso a tutto l’uomo), èt lui stesso il nuovo culto reso alla lode divina e « la vera gloria di Dio in questo mondo (p. 38). » Sous rhabillage delle parole e dei simboli tradizionali, non viene rivoltata la croce ? O la invertita la messa ? o il cristianesimo sovvertito ?…
    Ignoro se molti effeuilleront Lo spirito della liturgi, libro essenziale, salutato da certi (per esempio La Nef) come la rondine che annuncia la primavera della Tradizione. Io temo di aver mostrato, sfortunatamente, che le gelate dell’inverno n’ont pas franchement reculé. Una volata humés i primi bouquets primaverili e le subtiles senteurs tradizionali dissipati, il naso cattolico non lascerà de fleurer in queste pagine l’haleine douteuse, l’emanazione fetida d’un miscuglio di essenze eterodosse. Questo libro embaume la liturgie : la mummifica in una essenza rara, venuta d’altrove : l’ideologia gnosticizzante o lo “spirito di gnosi”.
     
    Si tratta di un’operazione essenziale, perché da modo di saisir il meccanismo interiore e lo spirito sottile della nuova liturgia, al di là degli eccessi e degli abusi partout registrati durante trent’anni e che l’autore condanna. Ma rifiutando di trattare il male nella sua causa, visto che l’incoraggia, il cardinale Ratzinger non propone che l’habillage di un regime superficiale. Detto altrimenti, a partire da une critica lucida dei bouleversements liturgici dovuti alla riforma di Paolo VI, di cui sottolinea che non sono conformi alla lettera del Vaticano II, il prelato germanico mostra en revanche che lo spirito di questo concilio non è venuto meno : il constitue secondo lui questa essenza segreta e questa forma permanente della liturgie qui apportera la solution.
    Dopo essere stato appreso dalla riforma del 1969, Lo spirito della liturgia ha preso possesso oggi del pensiero del cardinale, qualche volta rivestendosi degli ornamenti della Tradizione. La novità di questo libro consiste nel reimpiego del termine “sacrificio” privato del suo senso. Non è ciò ancora più pericoloso e sovversivo per la fede degli cattolici onesti ? Louis Bouyer, che peraltro il cardinale Ratzinger ama citare, ne aveva perfettamente giudicato quando scriveva nel 1973 (Mon métier de théologien, …

  • utente anonimo

    éd. France Empire, p.57-58) : « Si giunge ad una pseudo-liturgia che non è altro che la semplice consacrazione dell’umanità in quanto tale (…). È una specie di culto dell’uomo che si è sostituito al culto di Dio. »
     
     
     
     
    vi[i] Vedere Didier Bonneterre, Le mouvement liturgique, éd. Clovis-Fideliter.
    vii[ii] Espressione già impiegata da san Pio X, per esempio nel Motu Proprio sulla musica sacra.
    viii[iii] Non è esattamente la dottrina di san Tommaso ne del Gaetano. Per la discussione di questa dottrina, vedere l’articolo La messe et le Mystère pascal, Certitudes n° 6, p. 84. Vedere anche Charles Journet, La messe.
    ix[iv] Si noterà la referenza chiara al n° 47 della costituzione Sacrosanctum Concilium del concilio Vaticano II : « (Che) di giorno in giorno siano consumati, per la mediazione di Cristo, nell’unità con Dio e tra di loro affinché, finalmente Dio sia tutto in tutti. » Con la sua autorità, Ratzinger sembra voler offrire qui l’interpretazione autentica di questo grande testo conciliare.
    x[v] Al capitolo 2, p. 29, Ratzinger pone questa antinomia : « La storia trova il suo senso nella libertà : quella di Dio che ha liberamente creato il cosmo, e quella dell’uomo che ha ricevuto da Dio et che exercita nella storia. Cependant cosmo e storia formano una sola e medesima realtà. E per questo che la liturgia cristiana è e resterà sempre insieme storica e cosmica (…) senza se couper dalle grandi religioni del mondo, di cui ha raccolto i motivi essenziali. »
    xi[vi] Vedere Ceslas Spicq, Le ciel et l’enfer, in Théologie morale du Nouveau Testament, Gabalda, t. 1, p. 473-79.
     
     

  • utente anonimo

    ho fatto un casino con la traduzione e la formattazione.

    (xyz)

  • Lucyette

    Ehm, però ti faccio rilevare che è molto inquietante: hai cambiato argomento invece di smentire il tuo coinvolgimento nei fatti di Lucera.
    D'altro canto, certamente non sei un tredicenne.
    Ma potresti essere stato il complice dei due tredicenni, che è riuscito a evitare le telecamere.

  • piccic

    Claudio, potevi semplicemente scrivere che Kung non è un teologo disposto a riconoscere la realtà universale (cattolica) della Chiesa, un teologo che và "a suo gusto".
    Ma se ci aggiungi "Più Ratzinger meno Kung" fai la figura di chi scrive "più case meno chiese", anche se ovviamente all'inverso.

    Intendo dire che può essere anche divertente un "colpo di testa" quando non è vandalico, però così sembra sempre che si debba affermare la verità con mezzi rozzi.

    Concludo dicendo che per qualificarti come writer, devi avere almeno una tag, non basta scrivere in luoghi pubblici (poi sui fogli non vale, penso). Lo studio dei graffiti è a malapena iniziato. C'è qualcosa che distingue il graffito da una semplice "scritta sul muro" (tipo il "cloro al clero"), un po' alla volta lo indagherò.

  • ago86

    Io qualche tempo fa ho strappato un paio di volantini anticlericali appesi nella mia università. Chiamatelo gesto di "oscurantismo clericale"…:D

  • ClaudioLXXXI

    # 8 – 14 xyz

    Ho letto con fatica l'articolo maltradotto dal francese e non sono sicuro di averlo capito bene, comunque, correggimi se sbaglio, in soldoni vi si dice che Ratzinger è eretico e gnostico basandosi sulla frase "Il sacrificio è l’offerta dell’umanità divenuta tutta amore per mezzo di Cristo". Più avanti parla anche del Logos e della logica ma non ho capito bene, troppe parole francesi non tradotte, qualcosa sul fatto che l'uomo è il veritabile sacrificio (?).
    L'articolo si aggrappa a queste due singole frasi, avulse dal contesto, per giungere alla conclusione che Ratzinger in realtà svaluta Gesù, che sarebbe soltanto una sorta di prototipo 1.0, in favore dell'Uomo, scritto con la maiuscola al modo massonico, vero punto Omega dell'esistenza.
    Correggimi se ho capito male.

    Senza offesa mi sembra una conclusione demenziale, uno perchè centinaia di volte il cardinale Ratzinger e Benedetto XVI hanno detto e scritto ben altro sul ruolo dell'uomo nell'universo, e , due perchè quelle frasi, tagliate e incollate fuori contesto, sono poco chiare e vederci per forza un'eresia hegelianeggiante è una forzatura. A me, per esempio, pare che dicano invece che Cristo sulla Croce si sacrifica proprio in quanto uomo (oltre che Dio), facendo ciò che nessun altro uomo avrebbe potuto fare (riparare il peccato primigenio). Embè? Che è un'eresia questa?

    Sinceramente: mi pare che l'autore dell'articolo sia uno di quei pretesi "tradizionalisti" che non sono contenti se non si sentono più cattolici del Papa, e vanno a cercare col lanternino ogni sfumatura lessicale a cui aggrapparsi per confermare questo loro bisogno esistenziale.
    Poi forse ho capito male io l'articolo, eh, che non sono un luminare di dogmatica. Ma l'impressione è questa.
    Senza offesa.

  • ClaudioLXXXI

    #15 Lucyette
    DICHIARO SOLENNEMENTE DI NON ESSERE COINVOLTO IN ALCUN MODO NEI FATTI DI LUCERA!!!

    #16 piccic
    hai ragione, ma lo spazio era poco e poi è stato un gesto spontaneo, non meditato, qualcosa semplicemente per comunicare disapprovazione al disgraziato (nel senso etimologico del termine) che ha appeso quell'articolo.
    Ovviamente non ho intenzione di intraprendere la strada del writer. E poi ho scritto sul foglio, basta rimuovere il foglio (cosa che dovrebbero fare e non hanno ancora fatto).

    #17 ago86
    sì beh ma così non si passa dalla parte del torto? e poi strappare è facile, son capaci tutti, la prossima volta scrivici sopra qualcosa di arguto!

  • piccic

    Claudio, continua così! (non per il volantino scribacchiato);🙂

    Nota a margine per chi si diverte a prendere due righe degli ottant'anni di vita di Ratzinger per imbastirci su fantasie teologiche: ma ce li siamo letti almeno "Introduzione al Cristianesimo" e "Il nuovo popolo di Dio"?
    Io non per intero, nonostante li abbia tutti e due, ma basta leggere due righe per capire quanto siamo in profondità
    Smettiamola di "surfare", accendiamo la luce e prendiamo in mano qualche libro?🙂

  • Lucyette

    Oh. Bene.

    Comunque io (sempre immersa nelle agiografie medievali) ho in mente la storia di un profanatore di chiese che dopo aver vandalizzato la sua parrocchia è stato punito in questo modo dal Santo che abitava in detta parrocchia: prima gli sono cadute le unghie, poi si è desquamato tutto, poi ha incominciato a emettere degli strani fumi, e poi si è appreso che stava fumando per il semplice fatto che le interiora gli stavano andando a fuoco. Dopodiché si è incerenito per intero, e è morto.
    Stessa sorte è toccata al suo seguito e alla sua promessa sposa, perché evidentemente il Santo si era incavolato proprio tanto e ha optato per la vendetta trasversale.

    La leggenda assicura che è andata proprio così.
    Già.
    Spero che la tua chiesa sia dedicata a un Santo un po' più paziente

  • ClaudioLXXXI

    #20 piccic

    In effetti, giudicare il nucleo profondo di un teologo dalla produzione vastissima sulla base di due frasette spaiate, insomma, lascia un po' perplessi.

    #21 Lucyette
    Uhm… non credo. Mi sono informato e in effetti si trattava di gente che, prima della conversione, di mestiere faceva il torturatore.
    Rassicurante.
    Informerò, quando ne sarò fornito, il mio seguito e la mia promessa sposa del pericolo incombente.

  • thewindrose

    una domanda:  se conosci gli ecclesiastici in questione perchè, invece di verificarne l'assenza, la prossima volta non vai a verificarne… la presenza e non intavoli con loro un incontro, dialogo dialettico ma anche scontro polemico… insomma… siamo tra   fratelli cattolici, dunque:  invece di zorro un  "dialogante/dialettico"  vis-à-vis non sarebbe più arricchente per loro un tuo contributo diverso?

  • piccic

    @Claudio: Non solo di un teologo. Intendevo di una persona, in senso ampio. Io conosco bene il marchese De Sade e William Burroughs. Quanti atei arroganti conoscono bene Edith Stein e San Domenico Savio? Ecco la mia costante domanda.
    Che è poi quanto sosteneva Roncalli, il mio carissimo Angelino.

  • utente anonimo

    Claudio, non dare la colpa all'autore che è del traduttore. Ho tradotto all'impronta in pochissimo tempo e alcune frasi che dovevo rivedere sono restate in lingua. La formattazione ha fatto il resto, perchè il testo lungo lo dava come spam.
    Credo che tu e Piccic abbiate ragione si e no: il teologo JR si stacca, è molto più cattolico del teologo (tedesco) medio ma, a parere del padre Héry, la zavorra resta.
    A mio parere, invece, l'articolo va tenuto più per quello che dice del background che per quello che dice di JR: gli effluvi marcioniti, i vapori giansenistici, le esalazioni gnostiche ci sono eccome e soffocano mortalmente non quello o questo teologo, ma tutti noi.
    Nella liturgia e non solo in essa.
    Credo che sia anche vostro compito lavorarci su.

    (xyz)

  • ClaudioLXXXI

    #23 windrose
    Hai ragione, ma non conosco personalmente quegli ecclesiastici: non sono un parrocchiano addentrato. In quella chiesa là mi limito a usufruire dei sacramenti e basta.
    In effetti la cosa sarebbe più costruttiva se entrassi in parrocchia, presentandomi e rimproverando (cosa che è mio pieno diritto fare) chi di dovere.
    Uhm.

    #24 piccic
    è quel che scrivo da un po': gli anticlericali spesso non conoscono quello che criticano, e non hanno neanche l'umiltà socratica di sapere di non sapere.
    Poi se sono empirici basta farglielo conoscere e aprono gli occhi, se invece sono ideologici, come un piccolo malvo che sappiamo, non c'è ragionamento che tenga.
    Comunque ammetto che San Domenico Savio non lo conosco manco io.

  • ClaudioLXXXI

    #25 xyz

    Avevo scritto un commento dove scherzavo lungamente su effluvi vapori ed esalazioni, per dire che non capisco se stiamo parlando di eresie o di peti e se sono verità escatologiche o scatologiche, ma poi ho pensato che fosse un'ironia troppo rude e ho lasciato perdere. Vabbè.
    Io non sono particolarmente esperto di telogia tedesca, ma leggendo l'articolo non riesco proprio a capire dove si manifesti in Ratzinger questa zavorra e e questa gnosi che ci soffoca tutti. L'articolo parte da un paio di frasi sminuzzate e su questa base fragilissima imbastisce un j'accuse molto arzigogolato: francamente, non c'è traduttore-traditore che tenga, la debolezza sembra proprio insita nel testo.

    Caro xyz, non nego affatto che la Chiesa odierna attraversi enormi difficoltà, come testimoniato da questo post: ma sinceramente ho l'impressione che alcuni ultratradizionalisti, o meglio pretesi tali, siano come il fariseo della parabola, quello che è felice di sentirsi superiore al pubblicano, lui sopra e tutti gli altri sotto. Solo noi pochi siamo i veri cattolici e tutti gli altri, pure il Papa, sono eretici e traditori della tradizione.
    Non ci siamo.

  • piccic

    Tra l'altro, dov'è che Kung sarebbe così "ultratradizionalista"? Non è che lo conosca, ma mi pare che vada abbastanza "a sentimento" nell'approccio scientifico ai problemi teologici.

    Noi? A' xyz, io faccio il grafico. Se mi improvviso anche teologo, Dio mi scampi. Dovrebbe proprio fulminarmi sulla via di Damasco per cavare un buon teologo da un cervello (il mio) che si è formato tra Walt Disney, Jack Kirby, Rodari e Willy Vandersteen…🙂

  • piccic

    Side note per ClaudioLXXXI:
    Domenico savio va incontrato per "triangolazioni", secondo me. La biografia di San Giovanni Bosco era indirizzata ai suoi coetanei, e scritta quasi a ridosso della sua morte, quindi l'intento pedagogico la limita un po' come registro narrativo.
    Inoltre, non c'è da aspettarsi "grandi cose". La vita di santi morti a quindici anni è piuttosto lontana dal nostro modo di vivere e pensare.
    Io ho un bell'intervento dei primi del '900 di Mons. Radini Tedeschi (trovato in edizione originale, dev'essere un testo abbastanza raro).
    "A schoolboy saint", così lo definirono i traduttori che approcciarono la sua vita per tradurla per i ragazzi americani.

  • piccic

    Ah, ci tengo a dire che io sono affezionato a Sade e a Burroughs (e dovrei pregare anche un po' più spesso per le loro anime), eh, a scanso di equivoci.
    La persona viva, tridimensionale, non lo stereotipo, emerge quando la vai a conoscere.
    Che è poi quanto è capitato a me anche con Wojtyla, scoprendo le sue poesie.

  • Lucyette

    Uh: a me, di Wojtyla è piaciuto un sacco La bottega dell'orefice, un testo teatrale. E' molto bello: se non l'avete letto, ve lo consiglio. La bottega dell'orefice è il posto in cui le coppie di fidanzati vanno a comprare le fedi per il matrimonio, e insomma la storia parla di matrimonio, amore cristiano, che senso abbia l'amore, che senso abbia la vita… l'ho letto un bel po' di tempo fa e non me lo ricordo più benissimo, ma mi ricordo che mi era piaciuto un sacco😀
    Pare ci abbiano anche fatto un film, ma non l'ho mai visto.

    Detto ciò… Claudio, non conosci Domenico Savio! Oh, come si vede che non sei torinese: San Domenico Savio (e il Beato Piergiorgio Frassati) sono un po' la persecuzione di tutti i giovanissimi cattolici torinesi – non ho la più pallida idea di quante volte mi abbiano raccontato la loro storia, ma penso che siano state diverse centinaia ;-D

    E comunque… ma scusa, certo che anche tu sei imprudente!
    Cioè, fra tutti i posti al mondo che si possono vandalizzare, tu ti scegli proprio la casa di due Santi che facevano i torturatori di professione?!
    Senti, magari non ti succederà niente, ma nel dubbio sbrigati a finire il racconto sull'albero di Natale😉😉

  • berlic

    Lucyette, credo che i santi ospiti applaudissero.😉

  • Faber18

    Un bel gesto di testimonianza cattolica, condivido in pieno.

  • ClaudioLXXXI

    #28 piccic
    Non mi riferivo a Kung parlando di ultratradizionalisti. Kung è proprio all'opposto, per quanto anche lui abbia il complesso di superiorità del fariseo.

    Lucyette, prometto di continuare il racconto!

  • Faber18

    Ciao Claudio, segnalo a te e ai tuoi lettori una interessante (anche se datata) intervista al teologo cattolico tedesco Theobald Beer, che ha scritto un notevole libro su Lutero e gli influssi gnostici della sua teologia, purtroppo mai tradotto in italiano: http://www.kattoliko.it/Leggendanera/modules.php?name=News&file=article&sid=2031

  • piccic

    #34 Claudio:
    Quello che ti fa dire "io ne so più del Papa"? Sigh.
    Grazie del bel post, e delle risposte appropriate ed equilibrate.

    #35 Faber:
    Sembra molto interessante. Io ho un bel librino su Lutero.
    C'è da dire che spesso di Lutero vengono citate spesso espressioni non in contrasto con la teologia cattolica, e allora chi non ha un minimo di preparazione (la maggior parte di noi) rischia di non vedere chiaro nella matrice eretica del suo pensiero.
    Il librino che ho è molto interessante perché attraverso citazioni di suoi testi e annotazioni personali, mostra come Lutero si lasci scivolare in uno stato "sentimentale" di indigenza spirituale.

  • piccic

    P.S. Quelli di Alleanza Cattolica i bannerini contro Napolitano se li potrebbero risparmiare, altrimenti finiamo allo stesso livello di chi spara incondizionatamente su Berlusconi e compagnia bella.

  • Faber18

    #36 Piccic:
    Come si chiama il tuo librino?

  • piccic

    #36 Faber: Si chiama "La moralità di Lutero" di Giuseppe M. Petazzi S.J. ed è del 1933.

  • utente anonimo

    1933, gesuita…
    Una vignetta del diario di Jacovitti. Due cavalieri, su cavalli senza zampe:
    "I cavalli di una volta! quelli sì che erano dei veri quadrupedi".

    lycopodium

  • holdenC

    kung "eretico" che "scrive stronzate"…
    annamo bene, claudiè, proprio bbene, direbbe la buonanima della sora lella 

  • utente anonimo

    Ciao, a proposito di sacro vandalismo ti invito a dare un'occhiata a cosa combinano i romani di Militia Christi.
    Vedi, per es., l'ultimo sfregio al gayamente corretto:
    http://todikaion.splinder.com/post/23945847/militia-christi-contro-xi-municipio

    Giustifico questo genere di gesti solo in presenza di una crisi di autorità. Uno come Hans Kung, ad esempio, ha passato la vita a sparlare della gerarchia ecclesiastica, ma ora si atteggia ad anti-papa. O a "teologo alternativo a Ratzinger", come lo definì un giornale che non ricordo (magari Repubblica). E' un trombone e merita di essere sbeffeggiato come tale. Anche lui, del resto, si è formato la sua buona gerarchia universitaria.

  • Faber18

    Credo che il gesto di Claudio sia una sana provocazione, che definirei necessaria in una Chiesa che non di rado (per piacere al mondo, per ansia ecumenica ecc.) sembra perdere di vista i punti fondamentali della propria fede. Dove non potè la persecuzione riuscì il politicamente corretto.

  • ClaudioLXXXI

    Eretico, certamente: e come definirlo altrimenti?
    Delle perle di saggezza citate nell'articolo ("la Chiesa deve dialogare", "la Chiesa deve aprirsi al mondo", insomma il solito ritornello) ricordo in modo particolare quella per cui la Chiesa "non deve sanzionare chi non è d'accordo".
    Ecco, se dovessi mai incontrare Kung dal vivo, lo inviterei ad iscriversi ad un qualunque partito, magari con incarichi di un certo profilo, e poi sostenere pubblicamente concetti opposti alla linea politica, e vediamo se non lo buttano fuori. Provi a iscriversi a Greenpeace e poi sostenere lo sterminio del panda, provi a iscriversi al circolo del bianco e poi dire che il nero è meglio, insomma ci siamo capiti.
    Qual è la sanzione di cui si lamenta Kung? Il rogo degli inquisitori, la consegna al braccio secolare, la perdita dei diritti civili? Mi pare che oggi come oggi siano tutte cose abbastanza improbabili. E allora di che si lamenta? Del fatto che gli hanno detto "non sei più cattolico, peccato, amici come prima però ora sei fuori dalla Chiesa".
    Non esiste, non è mai esistita, non può esistere una qualunque associazione che non tenga fermi i punti basilari della propria identità culturale. Questo è quello che pensiamo, chi non è d'accordo libero di andare altrove, però non si può tenere il piede in due scarpe.
    Quello che vorrebbe Kung è una chiesa dove tutti dicono tutto e il contrario di tutto. Su questi presupposti è incapace di reggersi non solo una chiesa, neanche un circolo della bocciofila domenicale.

  • holdenC

    kung non è mai stato scomunicato, almeno non mi risulta
    se non sbaglio è stato sospeso a divinis e non può usare l'appellativo di teologo cattolico
    ma per quanto ne so, non è mai stato scomunicato.
    a meno che non lo abbia scomunicato tu di recente.

    "

  • piccic

    #45 Holden:
    […] se non sbaglio è stato sospeso a divinis e non può usare l'appellativo di teologo cattolico.
    "Sospeso a divinis" da che? Mica è un presbitero…

    Comunque Küng (non dimentichiamo la dieresi), in ogni caso, scrive alti più di 4cm di spessore, per me è già fuori gioco in partenza…🙂

    #46 Grazie, digitaleservice, il tuo SPAM rende più lieta la nostra frequentazione televisiva (la mia è ferma dal 1994).🙂

  • piccic

    scrive *libri alti etc.
    [errata corrige]

  • ClaudioLXXXI

    E ci credo che non può presentarsi come teologo cattolico: basta leggere quello che scrive!

    Sinceramente io vorrei che fosse scomunicato, non perchè gli voglia male, ma perchè di fatto è già lui che si è posto fuori dalla comunione della chiesa. La scomunica è "soltanto" una pronuncia formale, sotto la forma c'è la sostanza. Però la forma aiuta: facciamo chiarezza!

  • holdenC

    come non è un presbitero?
    kung è stato ordinato sacerdote nel 1954

  • piccic

    #50 holdenC: Accidenti, scusa la mia ignoranza. A sentirlo parlare, non avrei mai detto che era un uomo veramente di fede, tantomeno un presbitero. Ma se è prete, perché veste da laico?

    In ogni caso, trovo davvero bello il fatto che sia stato chiamato in concilio da Angelino, che sarebbe letteralmente inorridito a sentire quanto e come ritenga di avere più autorità della stessa autorità papale. Non tanto per le opinioni sul dogma dell'infallibilità papale (Mons. Dupanloup fu uno dei più accesi critici nei confronti di questo dogma, e lo fu subito, quando venne proclamato, ma nonostante la sua convinzione, ne accettò la proclamazione in quanto credeva alla autorità papale) ma per come in anni successivi Kung abbia rinunciato a posizioni realmente dialettiche confidando nella realtà della chiesa, per seguire una semplice intuizione personale.
    In effetti Kung loda sempre Angelino, ma non tiene conto di quanto avrebbero ferito il suo cuore tutte queste cose.

    Ogni san Paolo ha, deve avere il suo Anania. Nessuno di noi è escluso.😉

  • piccic

    Küng.
    (la dieresi, accipicchia…)

  • holdenC

    un grande ego è facile che partorisca grandi errori. e l'ego di kung mi pare smisurato.

    kung secondo me è un eccesso vivente, ma i suoi libri, se uno li maneggia con la dovuta cura, come se fossero botti di capodanno per intenderci, sono letture che invece io non mi sentirei di sconsigliare.
    tra tante costruzioni un po' strampalate e contraddizioni (piccic, m'è piaciuto molto il tuo appunto su Giovanni 23) si trovano però altrettante critiche fondate, spunti di riflessione tutt'altro che banali o pretestuosi.

    in generale, quello che apprezzo negli scritti di kung, più che il suo arrampicarsi su specchi teologici scivolosissimi, è il richiamo a un ritorno a un certo spirito paleocristiano, sfrondando un po' di cianfrusaglie che hanno effettivamente sviato (e tutt'ora sviano) la chiesa dalla sequela di Cristo.

    ps quanto al vestiario, non so tu, ma conosco un sacco di preti che vestono "da laici". e non riesco  a trovare, per quanto mi sforzi, la pagina delle scritture in cui si fa riferimento alla "divisa" di apostolo

  • piccic

    Capisco, ma andando per la sua strada si mette nella stessa ottica di quella parte di chiesa che ha perso la realtà viva delle comunità dei primi cristiani.
    Se oltre a scrivere libri di più di quattro (4!) centimetri di spessore meditasse anche i diari di Angelo Roncalli (non il "Giornale dell'Anima", ma i semplici diari di annotazioni che tenne per tutta la sua vita, che sono stati recentemente pubblicati) capirebbe quanto il concilio sia stato una cosa imponente, ma inevitabilmente quasi un "parto di guerra", nel senso che lo scontro con le correnti e le idee eterogenee di una/tante "culture" che si ponevano in contrasto con ogni senso di tradizione inevitabilmente provocava.
    E capirebbe che il danno lo fa lui quanto quelle tendenze che dici.

    Per parafrasare i miei amati Killing Joke (finché l'occultismo non gli ha dato alla testa): "we must play our lives like soldiers on the field / but life is short I'm running faster all the time […] 'til the fearless come and the act is done / a love like blood, a love like blood".

    Per l'abito: il senso dell'abito non è tanto di "uniformare", ma di restituire l'immagine di una condotta di vita peculiare, propria del ministro. Vero che il nero lo abbiamo mediato a tutta probabilità dalla cultura protestante, vero che i colori si codificano per gradi nella storia delle vesti liturgiche, ma in generale "l'abito fa il monaco" ad un certo livello. Io ci credo.
    Infatti negli anni 1980 avrei voluto vestirmi post-modernamente in modo da criticare tutte le mode giovanili…🙂

Ciao. Se vuoi commentare, accomodati. Non c'è bisogno di nome o e-mail, non c'è approvazione preventiva, no censura. Hai il libero arbitrio e io lo rispetto, anche se potresti usarlo male. Ricorda però che la libertà implica la responsabilità. Se sei un troll, ignorerò i tuoi commenti - a meno che tu non faccia un flood. Se pensi che quel che dico è sbagliato, fammelo notare. Attenzione però, perchè chiunque tu sia, se non sei d'accordo con me, proverò a convincerti del contrario. Qui il dialogo non sono belle chiacchiere per scambiarsi "secondo me" e sentirsi più buoni e tolleranti: qui il dialogo serve a cercare, trovare, amare la Verità.

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