Le parole sono importanti

LE PAROLE SONO IMPORTANTI

 
 
Immaginate di dover disputare un incontro sportivo, diciamo una partita di calcio. Arrivate al luogo designato e scoprite che le linee del campo da gioco, l’area di rigore la distanza tra i pali eccetera, sono state tracciate dal vostro avversario. A suo vantaggio, s’intende. E questo vi dà fastidio, perché il campo da gioco è importante.
Dovete partecipare a una competizione musicale e scoprite che siete obbligati a utilizzare degli strumenti forniti dai vostri concorrenti; voi provate e riprovate questi strumenti e c’è sempre qualcosa che non va, che non funziona come vorreste, che vi lascia insoddisfatti, e questo vi dà molto fastidio. Perché gli strumenti sono importanti.
Dovete discutere un argomento, volete sostenere una certa tesi, e scoprite che le parole comunemente usate nell’ambito di quell’argomento sono già “inclinate” verso la tesi opposta alla vostra, hanno un significato che implicitamente o esplicitamente comunica quello che voi non volete comunicare, o quantomeno lo suggerisce; e allora vi chiedete chi e come e quando e perché ha lasciato passare nell’uso corrente del linguaggio quel significato, e questo vi dà molto fastidio.
Perché le parole sono importanti.
 
Un esempio: il “creazionismo”.
Nel post precedente ho affermato che Darwin, almeno fino a quando scrisse e revisionò l’Origine  delle specie, era creazionista, perché negava il creazionismo fissista – tutte le specie create fisse ed immutabili singolarmente una ad una – e proponeva un diverso tipo di creazionismo basato su evoluzione e selezione – il Creatore crea la prima creatura e poi la fa evolvere per selezione naturale attraverso il piano temporale della creazione.
Tuttavia, mi è stato fatto notare che dire semplicemente che Darwin era “creazionista” genera legittime perplessità, in quanto oggigiorno per creazionismo s’intende usualmente l’idea che le specie siano state create una ad una, cioè appunto il creazionismo fissista preso di petto nell’Origine  delle specie. Dato questo significato, definire Darwin creazionista è allora una contraddizione in termini e io ho sbagliato a usare a cuor leggero una parola già carica di un preciso contenuto semantico.
Questo però mi spinge a notare che limitare il significato del termine creazionista soltanto ad una variante del “come ha fatto il Creatore a crearci”, ovvero quella più scientificamente impresentabile (tutte le specie una ad una), ha l’effetto collaterale (?) di lasciare “scoperta” l’altra variante, quella dell’evoluzione come strumento secondario di creazione, che poi è proprio il sostrato teologico dell’Origine delle specie. E ciò, unitamente alla diffusa ignoranza su cosa veramente abbia scritto Darwin a proposito del Creatore, fa sì che si sia portati a credere ad una sorta di dualismo manicheo “creazione VS evoluzione” che è del tutto fasullo ed ingannevole.
E a questo punto io mi trovo in una posizione assai scomoda, perché quando mi chiedono se sono creazionista, o rispondo “no”, per poi lanciarmi subito dopo in una dissertazione sulla creazione attraverso l’evoluzione che probabilmente molti interlocutori troveranno tediosa e/o incomprensibile, oppure rispondo “” e mi preparo ad essere guardato come si guarda un pazzo fondamentalista (tipicamente l’idea che si ha dei negatori dell’evoluzionismo).
La terza opzione sarebbe quella di ribellarsi a un’accezione così limitante del termine “creazionismo” e spingere per ampliarne il significato, insistere a considerarlo un insieme che può ben comprendere due sottoinsiemi diversi quali “creazionismo fissista” e “creazionismo evoluzionista”, come i leoni e le tigri che sono entrambi felini o i milanisti e gli interisti che sono entrambi tifosi di calcio. Ma può un uomo solo mettersi contro il vocabolario?
 
Naturalmente, si potrebbero portare altri esempi.
Pensate ad una parola come “rinascimento”: un vocabolo per indicare un periodo storico che sottintende immediatamente un giudizio di valore negativo sul periodo che l’ha preceduto. Se io volessi sostenere la tesi che il periodo pre-rinascimentale non fu affatto così orribile come generalmente si pensa, avrei la grossa difficoltà di essere costretto ad usare (costretto non con le armi, ma dalla necessità di farmi capire da chi condivide con me il linguaggio, a meno di non voler usare ogni volta lunghe e complicate perifrasi) una parola che mi contraddice subito.
“Medioevo” è un’altra parola del genere. “Età che sta di mezzo”? E che significa, posto che ogni epoca sta tautologicamente in mezzo tra quella che viene prima e quella che viene dopo?
“Laici” è al centro di una profonda contesa terminologica tra i cattolici e coloro che oggi sono comunemente definiti “laicisti” – un uso che si è affermato solo di recente, ricordo benissimo che fino a pochi anni fa era una parola nel linguaggio comune ancora quasi sconosciuta – che peraltro a me non piace neanche tanto particolarmente, perché lascia intendere che il laicismo sia la degenerazione della laicità, e invece io sostengo che è qualcosa di affatto diverso – e lo so, come sono incontentabile.
 
 
Insomma, le parole sono fondamentali, e non è necessario essere un Proust o un Tolkien per capire perché: sono contenitori di significati, veicoli di idee. Chiunque, pronunciando una parola, accetta implicitamente l’eredità di chi l’ha creata e usata prima di lui. Le parole sono bottiglie di vetro che galleggiano sul tempo e trasportano mappe di un tesoro chiamato pensiero. Le parole sono molto importanti.
Attenti alle parole che usate. Una parola usata sconsideratamente, senza pensare al suo significato, può avere conseguenze terribili.

 
 


42 responses to “Le parole sono importanti

  • anonimo

    Ottimo! Ed è prio questa la differenza tra il cattolicesimo vero, da quello ideologico (progressista e, reattivamente, conservatore): quello vero sa che ha a che fare con un linguaggio sempre esposto al tentativo di inquinarlo (con presuposti rimossi o inconfessati); qullo falso si adatta e adotta un linguaggio già inquinato, fatto apposta per smontare e strumentalizzare fede, sacramenti e identità tutta.
    lycopodium

  • anonimo

    La risposta alla domanda che ti mette nei guai esiste da parecchio tempo:
    Evoluzionismo teista (http://it.wikipedia.org/wiki/Evoluzionismo_teista)
    Che poi sia il sostrato teologico dell'origine delle specie ho dei serissimi dobbi. Però magari ti ho salvato dai guai per le future domande😉

  • anonimo

    E cambiar senso alle parole è semplicissimo, ultimamente gli assassinati dalla mafia sono definiti sui media "giustiziati"!!!
    Ecco onorata, giustificata, resa paladina del diritto la mafia!

  • anonimo

    Quello che tu chiami "crazionismo fissista" ha avuto maggior peso storico e culturale ed è diventato il creazionismo per antonomasia, e ci si intende normalmente così. Nulla di strano o nulla di male. Nessuno ti ha preso a schiaffi, no?
    Sarebbe interessante capire perché è prevalsa la concezione fissista. Forse perché si aveva in mente quella concezione di Dio che è architetto perfettissimo dell'universo, al contrario di uno gnostico Demiurgo pasticcione, e mette in essere un creato che non abbisogna di modifiche ed adattamenti futuri. Dio, come fattore dell'universo, non poteva avere migliore occasione per lasciare una traccia evidente, anche se "anonima", della sua infinita sapienza: creare un universo già finito, non in divenire, con le specie viventi sempre identiche a come Lui le aveva concepite. Chi avrebbe avuto occhi per vedere avrebbe visto ed inteso. E invece no, ha perso questa occasione e adesso è costretto a nascondersi dietro il caso e la necessità, così sottile da essere irrilevante a sé stesso.

    OT: mi sono commosso.

    marri

  • laparola

    Proprio oggi, leggendo Rodotà su "la Repubblica", riflettevo sulla motivazione essenzialmente linguistico-culturale che mi induce alla "contrarietà" al "matrimonio" fra persone dello stesso sesso. Sui loro "diritti", in certi casi perfino assimilabili a quelli delle persone coniugate, non ho proprio niente da dire. Le parole sono importanti. La facilità con cui si dice "matrimonio", oggi, rivela infatti uno spaventoso smarrimento culturale, più che una (anacronistica e fatua) "rivendicazione". I gay possono parlare di matrimonio, in sostanza, perché nessuno sa più che cosa significa. Esattamente come accade per la parola "laico". L.P.S.I.

  • ClaudioLXXXI

    #1 Sì infatti. Un cattolicesimo culturalmente debole, che preferisce adagiarsi sulla cultura del momento  (del "mondo") senza criticarla più di tanto, inevitabilmente ne adotta anche il linguaggio che esprime quella cultura.
    Oppure peggio, le parole restano foneticamente le stesse, ma la sfumatura di significato diventa molto diversa (es. dialogo!).

  • ClaudioLXXXI

    # 2
    Ma io non sono teista, sono cattolico, non mi sento affatto rappresentato da quella definizione.
    Se hai dubbi puoi andare a controllare con i tuoi occhi, è proprio quello che ho fatto io, dopotutto non pretendo affatto che tu ti fidi ciecamente di me. In quel post ho indicato dettagliatamente la collocazione dei passi di Darwin che esprimevano quei concetti, vai e vedi.

    #5
    Mara, il concetto di Deus absconditus (Dio si nasconde per non schiacciare con la sua evidenza la libertà dell'uomo) fa parte della speculazione cristiana da moltissimo tempo.

    #6 laparola
    sono d'accordo. Non si tratta tanto di essere cattolici, è un motivo di logica prima che di linguistica: usare la stessa parola per indicare due fenomeni diversi porta confusione e impoverimento del linguaggio e, siccome usiamo il linguaggio per designare la realta', alla lunga conduce all'incapacita' di vedere il mondo e alla manipolabilita' da parte di chi vuole imporre il suo mondo. Insomma ideologia.

  • Yussuf

    «Ma io non sono teista, sono cattolico».

    Beh, ma un cattolico è per definizione anche sempre un teista, no?

  • anonimo

    "Ma io non sono teista, sono cattolico, non mi sento affatto rappresentato da quella definizione."

    A parte che come si chiedeva Yussuf non vedo nessuna contraddizione tra il Teismo e il cattolicesimo visto che per definizione indica la credenza in una divinita' unica.
    Poi ti consglio di leggere veramente la pagina che ho linkato, troverai frasi come

    "L'evoluzionismo teista…è una corrente di pensiero di nicchia sviluppatasi all'interno della teleologia cattolica"

    "Questa visione della teoria dell'evoluzione e nello stesso tempo della Creazione trova generalmente supporto dalla principali confessioni cristiane incluse il Cattolicesimo, Protestantesimo e l'Ortodossia."

    "La Chiesa cattolica ha maturato la propria posizione rispetto all'evoluzionismo nell'arco di due secoli passando da un'iniziale opposizione, ad un'assenza di opinione all'accettazione in particolare da parte dei gli ultimi due Pontefici Giovanni Paolo II e Benedetto XVI"

    Cioe', non mi paga nessuno per spingerti ad adottare questo termine, non condivido l'evolzuionismo teista. Pero' non ha molto senso ostinarsi nel dire "io sono questo e non sono quell'altro" da quello che mi sembra di capire dai tuoi post la tua visione ricalca esattamente l'evolzuionismo teista, quindi perche' non chiamarla cosi'?

    "Se hai dubbi puoi andare a controllare con i tuoi occhi, è proprio quello che ho fatto io, dopotutto non pretendo affatto che tu ti fidi ciecamente di me. In quel post ho indicato dettagliatamente la collocazione dei passi di Darwin che esprimevano quei concetti"

    Si si..conosco bene il percorso di Darwin, e ho visto che ne avete gia discusso animatamente. Per essere breve, con la stesura dell'Origine si rende conto di aver proposto una teoria che non rende necessario un dio creatore. Questo (sommato ad altri eventi come la morte della figlia) fa da spartiaque tra una sua credenza iniziale con un suo finale agnosticismo. E' normale quindi che nell'origine e in altri suoi lavori si trovino tracce di entrambi (ricordiamo la titubanza sull'ultima frase dell'origine). Quindi semplicemente farlo passare sia per un ateo mangiapreti che per un creazista convinto e' un semplice tirarlo per la giacchetta un po antistorico.

    PPDB

  • anonimo

    Le parole sono importanti…

    ""1 In principio era il Verbo,
    il Verbo era presso Dio
    e il Verbo era Dio.
    2 Egli era in principio presso Dio:
    3tutto è stato fatto per mezzo di lui,
    e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che
    esiste.""

    Prima c'era il Verbo, non Dio!
    anche l'idea che avete di Dio la ha fatta il Verbo-Dio…..

    Non c' è nulla prima del Verbo…..

    Qui c'è scritto chiaro! Questo elimina ogni concezione alla greca di Dio esterno, separato !!!

    Mara nada

  • Lucyette

    Uuuuhh, sullo slittamento semantico della parola "laico" posso raccontare un aneddoto molto significativo.

    Qualche tempo fa, decido di regalare a una persona il Breviario laico di Ravasi. Non è un capolavoro assoluto, ho anche letto di meglio, però ho deciso di regalarlo.
    La destinataria del mio regalo è una persona non particolarmente cattolica, che spesso e volentieri critica la mia visione cattolica delle cose della vita, e prova a convincermi del fatto che mi sto rovinando l'esistenza. Io provo a convincerla della stessa identica cosa a posizioni inverse, e insomma le ho provocatoriamente regalato questo libro di riflessioni che prende per l'appunto il nome di Breviario laico.

    Bene.
    La ragazza prende in mano il pacchetto, spacchetta il regalo, guarda il titolo, ha un momento di perplessità. "Ma… tu mi regali questa cosa?! Non me lo aspettavo! Grazie!!".
    Sospettosa di fronte a tanto entusiasmo, le chiedo: "beh, come mai non te lo aspettavi da me, scusa?".
    "Beh… non ho mai sentito parlare di questo libro, ma caspita… un breviario ateo!! Non è da te!!".

    "Ateo".
    Pensava che fosse un sinonimo di "laico"!!!

  • anonimo

    Lucyette!!!!

    Guarda che solo in italia Laico può significare anche "cattolico non religioso" e non è che a cambiare il significato alla parola siano stati francesi od inglesi, e neanche italiani in generale!

  • vincenzillo

    claudio, "limitare il significato del termine creazionista soltanto ad una variante del “come ha fatto il Creatore a crearci”, ovvero quella più scientificamente impresentabile (tutte le specie una ad una), ha l’effetto collaterale (?) di lasciare “scoperta” l’altra variante, quella dell’evoluzione come strumento secondario di creazione, che poi è proprio il sostrato teologico dell’Origine delle specie. E ciò, unitamente alla diffusa ignoranza su cosa veramente abbia scritto Darwin a proposito del Creatore, fa sì che si sia portati a credere ad una sorta di dualismo manicheo “creazione VS evoluzione” che è del tutto fasullo ed ingannevole."

    Esattamente ciò che vogliono certi fautori del presunto dialogo tra scienza e fede. Stanno vincendo la guerra, almeno negli ambienti culturali "alti", anche grazie a questo "controllo" delle parole, cioè dei concetti.

    Stesso discorso per "laico". Come si è detto, "laico" può benissimo includere anche "cattolico", nel caso di una persona che non è un religioso, ma, come dice bene lucyette, nello scadente dibattito attuale lo hanno trasformato nel contrario di cattolico.

  • reginadistracci

    MARRI
    Sarebbe interessante capire perché è prevalsa la concezione fissista. Forse perché si aveva in mente quella concezione di Dio che è architetto perfettissimo dell'universo, al contrario di uno gnostico Demiurgo pasticcione, e mette in essere un creato che non abbisogna di modifiche ed adattamenti futuri. Dio, come fattore dell'universo, non poteva avere migliore occasione per lasciare una traccia evidente, anche se "anonima", della sua infinita sapienza: creare un universo già finito, non in divenire, con le specie viventi sempre identiche a come Lui le aveva concepite. Chi avrebbe avuto occhi per vedere avrebbe visto ed inteso. E invece no, ha perso questa occasione e adesso è costretto a nascondersi dietro il caso e la necessità, così sottile da essere irrilevante a sé stesso.

    PPDB

    …con la stesura dell'Origine si rende conto di aver proposto una teoria che non rende necessario un dio creatore.

    Entrambi questi commenti, contengono un falso concetto che io ho già esaminato in uno di quei post che nessuno ha letto per mia carenza di testosterone: se esiste il caso, allora non esiste Dio. Fra le tante leggende costruite dall'anti-teismo moderno, c'è la leggenda secondo cui la fede di noi poveri credenti presupporrebbe il DETERMINISMO ASSOLUTO, ossia l'idea che ogni dettaglio della realtà sia interamente determinato dalla volontà divina. Seguendo questa leggenda, gli anti-teisti credono che sia sufficiente scovare sacche più o meno estese di indeterminismo ossia di puro caso all'interno della realtà per dimostrare l'inesistenza di Dio. E in effetti, la teoria quantistica è sembrata dare un contributo fondamentale all'anti-teismo. "Vedete poveri credenti? Alla base della realtà c'è il caso e quindi Dio non c'è". Quando poi noi poveri credenti accogliamo serenamente tutte le visioni scientifiche  che presuppongono l'esistenza del caso (perdonate la povertà del mio vocabolario nel reparto scienza), gli anti-teisti contrattaccano così: "Messi con le spalle al muro dalla scienza, la quela vi sbatte in faccia il fatto che il caso basta a spiegare la realtà, rendendo Dio supefluo, costringete la vostra fede a scendere a compromessi con la scienza, nascondendo così il vostro Dio dietro il caso e la necessità".
    Ora il falso concetto di cui sopra (Dio contro caso) è falso per una ragione semplicissima: che il Cristianesimo è l'unica religione al mondo che non presuppone un determinismo divino assoluto in quanto riconosce che l'uomo possiede la libertà. Tralasciando le mille religioni che ci sono al mondo, prendiamo solo il nostro paganesimo antico. Secondo i pagani greci e romani, la pura e semplice verità è che l'uomo non è libero. Ripassatevi la tragedia greca: i personaggi sono come burattini che – pur con tutte le loro imemnse qualità umane e i loro eroici sforzi – non riescono a sfuggire al loro destino, quasi sempre tragico, fissato una volta per tutte dall'arbitrio di dei capricciosi e dalla tuche (fato). Invece, per il Cristianesimo l'uomo è l'unico artefice del suo destino: è lui a decidere se accogliere o rifiutare la salvezza eterna. Le circostanze esteriori certamente delimitano il campo d'azione del libero arbitrio, ma non determinano il libero arbitrio (fra parentesi, semplice verità disconosciuta dal sociologismo marxista-roussoviano).
     Ora, semplificando al massimo, l'esistenza stessa della libertà presuppone che la realtà non sia interamente determinata dalla libertà di Dio. In parole povere, presuppone l'esistenza di un margine di indeterminatezza che noi chiamiamo caso. Questo vuol forse dire che esiste solo il caso? E qui veniamo ad un punto fondamentale: il caso non può esistere senza la necessità, il caos non può esistere senza l'ordine, l'indeterminato non può esistere senza il determinato. In altri termini, tutto ciò che è caso, caos, disordine, indeterminato può esistere solo sullo sfondo di un universo ordinato. Noi ci accorgiamo che qualcosa è casuale, caotico eccetera proprio perché non tutto è casuale e caotico. E infatti, secondo la visione cristiana l'universo è sostanzialmente un universo ordinato, regolato da leggi precise elaborate dal divino legislatore. E fra queste leggi, ci sono pure le leggi misteriosissime del caso. Dunque il caso, dal punto di vista cristiano, non è mai stato l'antagonista di Dio, ma piuttosto è stato creato da Dio.
    Dunque, il Cristianesimo è l'unica religione al mondo che riconosce che la realtà si fonda su di un equilibrio fra i due elementi apparentemente antagonisti come il caso e la necessità. Adesso non ricordo il nome, ma uno scienziato – citato da Bersanelli durante una conferenza di astrofisica – diceva proprio questo: che è stato per merito della fede che l'uomo occidentale ha capito che non c'è solo il determninato e non c'è solo il determinato, ma ci sono entrambi.
    E d'altra parte, ripetiamolo sempre, è stato grazie alla fede che l'uom occidentale ha inventato la scienza. E lo dicono un sacco di studiosi oltre al solito Stark. Beccatevi James Hannam, giovane dottore di ricerca in Storia e Filosofia della scienza al Pembroke College dell’Università di Cambridge, specialista dei rapporti fra Chiesa e scienze tra Medioevo e prima Età moderna. Il suo libro God’s Philosophers: How the Medieval World Laid the Foundations of Modern Science (Icon Books, Londra), pubblicato nell’agosto 2009 e già considerato un classico. In Gran Bretagna esce ora in una nuova edizione paperback destinata al grande pubblico, nei Paesi Bassi e in Germania è già stato tradotto, prossimamente lo sarà in Turchia e in Brasile, e negli Stati Uniti compare adesso con il titolo The Genesis of Science: How the Middle Ages Launched the Scientific Revolution per i tipi di Regnery a Washington. Addirittura la blasonata, impettita e autorevole rivista Nature – che di per sé, dall’ecologismo all’evoluzionismo, è una delle tribune privilegiate del politicamente corretto – ha recentemente ospitato un contributo dello storico inglese. Conversione improvvisa del mondo delle scienze e della storia, allora? Più che altro sono il rigore delle indagini di Hannam e le sue conclusioni fattuali a essersi imposte, tanto che il suo libro è stato selezionato per il Royal Society Science Book Prize 2010.
    Leggere qui:
    La rivoluzione scientifica nacque nel Medioevo di Marco Respinti

  • reginadistracci

     Chiedo scusa per la lunghezza del commento precedente, forse era meglio se ci facevo un post, magari lo farò. Comunque, volevo aggiungere una piccola postilla:
     posto che per noi credenti il caso non è contro Dio ma piuttosto è esso stesso un prodotto di Dio, ebbene i teorici dell'Intelligent Design (teoria criticabilissima ma che comunque deve essere presa in considerazione), sostengono appunto, brillantemente, che il caso con le sue stranissime leggi – studiate dalla statistica – non potrebbe creare e fare sviluppare la vita neppure nel corso di tutto il tempo dell'universo, anzi, neppure nell'eternità. Semplificando al massimo, il caso tende al caos e al disordine, mai e poi mai potrebbe determinare delle "mutazioni favorevoli" con aumento di informazione. A questo aggiungi l'inesorabile legge dell'entropia e aggiungi l'estremissima complessità del dna, e l'evoluzione darwinaina comicerà a perdere il suo prestigio.  Ho letto e riletto degli articoli interessantissimo al proposito, se propio vi interessa ve li linko.

  • anonimo

    finalmente un blog secondo il mio cuore…

  • laparola

    Guarda che solo in italia Laico può significare anche "cattolico non religioso".
    Vedo scritta questa frase in un commento precedente. Vorrei precisare, se possibile. Non conosco il significato corrente della parola "laico" in altri Paesi, ma nel nostro essa ha sempre significato "cattolico non appartenente al clero". Infatti esistono anche "religiosi" "laici". Mi ricordo che nel convento francescano vicino a casa c'era anche un frate "laico". Nel convento di san Domenico di Bologna c'era certamente, alcuni anni fa, un frate "laico", istituito nel ministero dell'accolitato. Questa precisazione, naturalmente, vale se per "non religioso" si voleva intendere "non frate" o "non suora". Se invece, per caso, per "non religioso" si voleva intendere "non praticante" o qualcosa del genere, allora siamo completamente fuori strada.

  • ClaudioLXXXI

    #9 Yussuf
    Questa è una bella domanda. Se si intende teista "in senso lato", come chiunque creda in una divinità personale e provvidente, allora cristiani ebrei e musulmani sono tutti teisti. Ma esiste anche una concezione di teismo più specifica, potremmo dire "in senso stretto", vedi ad es. il tardo Voltaire, che crede sì in un Dio personale ma al tempo stesso si considera cosa diversa dalle religioni rivelate e non si riconosce nella religione istituzionalizzata (oppure la considera cinicamente instrumentum regni per le masse), insomma è una categoria a sè.
    In questo senso dire che un teista è cattolico sarebbe come dire che un musulmano è cattolico.
    Se si dice teista, poi bisogna specificare se si intende teismo come insieme generico o come sottoinsieme. Le parole sono importanti – però io non prendo a schiaffi la gente.🙂

    #10 PPDB
    Ho letto la pagina, non mi lascia proprio entusiasta, qua e là trapela qualche affermazione a tesi e priva di fonte, c'è pure scritto che la pagina non è wikizzata, comunque dice che l'evoluzionismo teista è "talora noto" anche come creazione evolutiva, che mi sembra assai meglio.
    Ma al di là di questo, ciò che io dico è proprio che oltre al concetto – evoluzione secondo l'intendimento divino eccetera – è importante anche la parola usata per indicare il concetto. Puoi anche considerarla solo un'etichetta, ma quando uno va di fretta o è superficiale si forma il suo giudizio proprio sulla base di quell'etichetta.

    #12 Lucyette
    Ah beh. Forse pensava fosse una cosa come il "calendario laico" dell'UAAR. *Sdung*.

    #13
    Anonimo, prima o poi farò un post su wikipedia, e su quelli che la usano come fonte unica o principale della loro conoscenza…

    #14 vincenzillo
    Vincenzo, penso che tu da pubblicitario sappia molto meglio di me quanto sono importanti le parole. L'uomo usa le parole per descrivere la realtà, chi controlla le parole controlla NON la realtà – che è incontrollabile – ma la percezione di essa che ne ha l'uomo, perciò controlla l'uomo.

    #15-16 reginadistracci
    Regina, conosci il significato dell'aggettivo stocastico?
    (non è una domanda retorica, è proprio una domanda: io lo conosco a malapena – più che altro per un romanzo sf di Silberberg – e mi piacerebbe saperne di più)

    #18 laparola
    Il "problema" di laico è che vi si sono sovrapposti tanti di quei significati diversi che ormai è una di quelle parole che può significare tutto e niente, ogni cosa e il suo opposto. Laico è chi non ha preso i voti, ma laico è anche chi ha una concezione non teocratica della politica – ma di nuovo, cos'è una concezione non teocratica? Quella di Odifreddi? Quella di Rosy Bindi? di Casini? L'anarchia etica di Berlusconi?

  • anonimo

    @ LaParola:

    Sono vecchio!
    Quando ero giovane anche qui in Italia laico voleva dire che non voleva religioni che gli condizionassero la vita, come continua a significare in tutto il mondo salvo che qui, dove da qualche anno qualcuno, fingendo che in Italia siamo tutti cattolici, ha trasformato il significato, in modo da rendere incomprensibile il termine (Per il nostro bene ovviamente, ma soprattutto per il suo. notare che il nuovo significato è appiccicato a parola già esistente, quindi il significato non è solo nelle parole).
    Nell' esempio di Lucyette chi ha ricevuto il dono adoperava il termine nel suo originario significato, forse era il più anziano.

  • anonimo

     ""L'uomo usa le parole per descrivere la realtà, chi controlla le parole controlla NON la realtà – che è incontrollabile – ma la percezione di essa che ne ha l'uomo, perciò controlla l'uomo.""

    Cerca di controllare l'uomo, cerca solamente!!!

    Mara nada  Anche il precedente

  • Crosta

    Mara Nada, scusa ma l'etimologia di laico non lascia dubbi, neanche a guardare i significati su wikipedia francese (in cui dice che la parola ha cominciato ad essere utilizzata in contrapposizione a credente dal 1905) o su quella inglese.

  • anonimo

    L'etimologia da te linkata pone "laico" come del popolo, cioè non ecclesiastico, che è ben diverso da cattolico non ecclesiastico!

  • anonimo

    Tant'è che anche Turchia ed India per esempio si definiscono laiche: certo non intendendo con questo cattoliche non ecclesiastiche"

    Mara nada

  • Lucyette

    Occielo, non pensavo di scatenare tutto questo dibattito sul termine "laico"!
    Per quanto mi riguarda, non conosco il significato del termine nelle altre lingue, ma pure io la sapevo come Crosta e laparola. Ad esempio, qui ho trovato una pagina che ripercorre la storia del termine, così come la conoscevo io.
    Non so in qualche accezione venisse usato il termine "laico" in Italia fino a qualche decennio fa, ma posso testimoniare che mia mamma (classe 1947) si è sempre definita "laica" nel senso che di cattolica praticante non appartenente al clero, e adesso è decisamente stupita quando sente usare il termine "laico" come sinonimo di "ateo" (o quasi, insomma).
    Comunque, nell'esempio che riportavo, io avevo attorno ai 21 anni e la destinataria del regalo ne aveva attorno ai 25, quindi non credo sia una questione generazionale😛

    Peraltro, (a proposito di quello che diceva laparola) ci sono anche delle intere Congregazioni composte solo ed esclusivamente da laici consacrati (es. i Fratelli delle Scuole Cristiane). Costoro sono "laici" nel senso che non appartengono al clero; ma allo stesso tempo hanno preso i voti, fanno vita comunitaria, indossano l'abito religioso, e così via dicendo.
    Una volta dovevo scrivere un pezzo dicendo che questi qua erano pronti ad accettare l'aiuto dei laici (intesi come gente sposata con figli ecc.) nell'ambito delle loro attività, e sono andata nel panico per una questione terminologica: tecnicamente, anche i religiosi erano laici (consacrati, sì: ma pur sempre laici!), e non sapevo come far capire la contrapposizione…

  • anonimo

    ""talora noto" anche come creazione evolutiva, che mi sembra assai meglio."

    Be', a sto punto dillo pure, la parola evolzionismo ti mette l'orticaria e prefrisci usare il termine creazione anche se questo e' stato usato in riferimento a tutt'altro per secoli.
    Apprezzo il fatto di ammettere l'evolzuione come un fatto, e quando ti finira' l'orticaria verso il termine evolzionismo vedrai che ti finiranno anche i problemi con le parole e le definizioni.

    PPDB

  • anonimo

    Se è vero che laico vuol dire del popolo, non ecclesiastico, allora certo non può significare ateo, in quanto non ecclesiastici sono tutti i cattolici non ecclesiastici, oltre che gli atei. Ed è esattamente questo che cerchiamo di dire: laico NON significa ateo.
    Tant'è che Turchia e India non sono certo caratterizzate dall'ateismo di stato.

    Non è poi tanto corretto escludere il significato di "cristiano non ecclesiastico", visto che si parla di ecclesia soprattutto nella religione cristiana

    Il vocabolario Treccani (edizione del 1997) attribuisce a "laico" il significato "del popolo, profano" approfondendo poi la spiegazione con la dicitura "Chi non appartiene allo stato ecclesiastico; Che non appartiene al clero" e dà alla parola, riferita solamente a partiti, associazioni, stati, scuole, il significato di aconfessionale, cioè indipendente dalla religione e dalle ideologie, non ateo. Testuali parole: "autonomi dalle grandi ideologie […] sia quella cattolica, sia quella marxista (quest'ultima è un noto esempio di ateismo di stato).
    Altro significato del termine (per estensione)  è quello di "persona che, pur essendo istituzionalmente estranea, sia chiamata a far parte, come esperto e per lo più provvisoriamente, di un organo (amministrativo, giudicante, deliberante); per es., membri laici del Consiglio Superiore della Magistratura". Anche qui il significato portato è quello di estraneo, e non di opposto.

    La traduzione inglese di laico è secular. Una traduzione più brutale è laic, che sul Random House (vocabolario inglese) viene spiegato con la dicitura secular. L'attributo "secolare" è usato da moltissimo tempo per indicare tutti quelli (e tutte le cose) che non sono ecclesiastici o consacrati.

    Conclusione: fra i molti significati che porta il termine "laico", non è incluso il significato "ateo", quindi l'utilizzo del termine in questo senso, nonostante sia diffuso e affermato, non è corretto.

  • ClaudioLXXXI

    Dlin dlon, si avvisano i gentili commentatori che "Mara nada" è l'alias di un troll che da frequenta da anni il blog di Berlicche. Probabilmente sa benissimo l'etimologia di laico, è inutile spiegargliela.

    #26 PPDB
    Nessuna orticaria, tant'è vero che ho contrapposto il creazionismo fissista al creazionismo per evoluzione, basta leggere (per chi vuole).
    Casomai uno potrebbe sospettare che sia la parola creazione a dare l'orticaria, specie se affiancata ad evoluzione (perchè devono essere contrapposte), ma non pretendo di leggere nel pensiero del mio prossimo.

  • anonimo

    Le parole sono importanti!
    Ecco chiaramente dimostrata l'ipotesi!!
    A quanto pare ci son troppi significati diversi assegnati al termine laico perchè lo si possa utilizzare da solo. 
    Sarebbero da inventare altre parole per i differenti significati..

    A proposito ClaudioLXXXI cosa intendi tu col termine troll?
    Qualcuno che ha qualcosa di diverso da dire?

    Creazionismo…
    Qualcuno mi sa indicare il momento in cui le lucertole son diventate lucertole?
    Cioè il momento in cui le lucertole sono state create?

  • anonimo

    Hoops Quello sopra è sempre il vostro Mara nada.

  • anonimo

    """ Precedentemente considerato un pianeta vero e proprio, il 24 agosto 2006 Plutone è stato declassato a pianeta nano dall'Unione Astronomica Internazionale, ricevendo il nome di 134340 Pluto. In virtù dei suoi parametri orbitali, Plutone è anche considerato un classico esempio di oggetto trans-nettuniano."""

    Ma come! non aveva ricevuto da Dio il privilegio di essere un pianeta?
    Questa Unione Astronomica Internazionale come si permette di sostituirsi al Creatore?
    Magari domani decide che le lucertole non son più animali!

    Le parole sono importanti!!!!

  • anonimo

    Sull' importanza delle parole….

    "" In principio era il Verbo,
    e il Verbo era presso Dio
    e il Verbo era Dio.
    Egli era, in principio, presso Dio:
    tutto è stato fatto per mezzo di lui
    e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste…."""

    Non è la prima frase del Nuovo Testamento?
    Non sostiene forse che le parole definiscono il creato?
    E la creazione?
    E Dio nella creazione?
    Non sta dicendo che la Genesi è scritta in parole e senza parole la genesi non ci sarebbe?

    Non elimina questo la possibilità finanche di nominare qualcosa al di fuori del creato?

    Non sta dicendo che le lucertole sono apparse quando qualcuno ha cominciato a chiamarle lucertole?
    Od il germoglio è apparso quando qualcuno lo ha chiamato così?
    Il Precedente commento, (n.31) non vi mostra che l'apparizione o la sparizione di un fenomeno (pianeta in questo caso) dipende strettamente dal chiamarlo così?

    La creazione il creato e la stessa idea di Dio nel creato non dipendono dalla parola?

    Mara nada

  • piccic

    Sì infatti. Un cattolicesimo culturalmente debole, che preferisce adagiarsi sulla cultura del momento  (del "mondo") senza criticarla più di tanto, inevitabilmente ne adotta anche il linguaggio che esprime quella cultura.

    Ah, Claudio, finalmente sei arrivato ad un post del genere, devo leggerlo per intero! Grande.

    Nota etimologica: culto, coltura, cultura. Tutte dalla stessa radice.
    Non c'è culto senza cultura, secondo me, né una delle tre senza le altre due. Ci si deve "coltivare" con cura…🙂

  • piccic

    @LaParola: credo che "laico", nel suo significato originario, indichi veramente ogni credente non appartenente al clero, quindi anche i religiosi che non sono presbiteri (es. un frate capuccino che ha il ministero dell'ordine è "padre", un frate cappuccino che non ce l'ha è semplicemente "fratello"; nondimeno entrambi emettono i voti perpetui, e non c'è differenza in questo).

    Non mi va l'uso arbitrario della parola "laico". Se proprio non piace "non credente" evitiamo le definizioni, no?

  • piccic

    Hmm… Mi sa che Splinder si è pappato un mio commento…😦

  • anonimo

    Non è che Turchia ed India sarebbero felici di autodefinirsi non credenti….

  • berlic

    Qualche tempo fa provai a fare una serie di post proprio sul significato delle parole, conscio che tante volte è proprio il loro fraintendimento a causare i danni maggiori.

    Ed è peraltro indicativo che tu, Claudio, ti sia beccato una infezione di Mara Nada proprio su questo post. Il troll in questione è caratteristico perché consciamente mente e dice assurdità per ottenere una reazione dalla gente. Detto in altro modo, consapevolmente altera con le parole la realtà a suo uso – uso psicotico, d'accordo, ma comunque per un suo fine. Annegando anche il blog nei commenti – ad occhio 11 dei precedenti sono suoi.
    E'indicativo perché, se vogliamo, è lo stesso processo che altri troll, ad altro livello, fanno con le altre parole che tu o gli altri commentatori elencate. 

  • ClaudioLXXXI

    Hai ragione. Ma la miglior cura per un troll è negargli l'attenzione che disperatamente cerca… anche cancellare i commenti sarebbe un'attenzione che non si merita.😉

  • anonimo

    A tutti voi!!
    """Ed è peraltro indicativo che tu, Claudio, ti sia beccato una infezione di Mara Nada proprio su questo post. Il troll in questione è caratteristico perché consciamente mente e dice assurdità per ottenere una reazione dalla gente. Detto in altro modo, consapevolmente altera con le parole la realtà a suo uso – uso psicotico, d'accordo, ma comunque per un suo fine. Annegando anche il blog nei commenti – ad occhio 11 dei precedenti sono suoi.
    E'indicativo perché, se vogliamo, è lo stesso processo che altri troll, ad altro livello, fanno con le altre parole che tu o gli altri commentatori elencate. """

    Innanzitutto grazie per l'attenzione Berlicche!
    Certo, l'argomento dell' importanza delle parole mi appassiona, e per questo sono qui, sono le parole che definiscono la realtà, e quindi le verità.
    Il fatto che non riesci a capirmi Berlicche, non significa che io menta o dica assurdità, e non sei tu il proprietario delle parole da definirne il "Vero" significato, peccato, sembravi un allievo promettente.. (vedi su questo il mio commento a "Le parole sono importanti 2")
    Qui ho trovato intelligenze notevoli, e spero di esser spunto per loro di riflessioni ed approfondimenti che altrimenti non  farebbero, tutto qui, e non penso neanche a conertirle a chissachè. Di ottenere una reazione non mi frega perfettamente niente, se puntassi a far arrabbiare qualcuno sarebbe molto più semplice non ti pare Berlicche? Già che qualcuno voglia approfondire gli argomenti di questo post "Le parole sono importanti" è per me piacevole.

    Undici commenti precedenti miei? Cosa vuoi, su certi argomenti mi coglie l'entusiasmo! Ma ora passata la sbornia del primo istante, spero di rientrare nella norma!

    Claudio, vorrei sentire la tua definizione di troll.

    Mara nada.

  • Ho perso le parole « de libero arbitrio

    […] Le parole sono importanti. Raramente sono neutrali. Le parole connettono l’intellectus alla res, affinché possa darsi quell’adaequatio che è la verità; celebrano il matrimonio tra il soggetto pensante e la cosa pensata, e vasta e feconda sarà la prole di questo connubio, perché le sue figlie si chiamano conoscenza e fantasia. L’uomo usa le parole per descrivere la realtà, perciò il Potere che controlla le parole controlla NON la realtà – quella è incontrollabile, nonostante l’illusione ideologica – ma la comprensione di essa che ne ha l’uomo, ergo può controllare l’uomo. Dominarlo. Modificarlo, smontarlo, rimontarlo, distruggerlo e ricrearlo. […]

Ciao. Se vuoi commentare, accomodati. Non c'è bisogno di nome o e-mail, non c'è approvazione preventiva, no censura. Hai il libero arbitrio e io lo rispetto, anche se potresti usarlo male. Ricorda però che la libertà implica la responsabilità. Se sei un troll, ignorerò i tuoi commenti - a meno che tu non faccia un flood. Se pensi che quel che dico è sbagliato, fammelo notare. Attenzione però, perchè chiunque tu sia, se non sei d'accordo con me, proverò a convincerti del contrario. Qui il dialogo non sono belle chiacchiere per scambiarsi "secondo me" e sentirsi più buoni e tolleranti: qui il dialogo serve a cercare, trovare, amare la Verità.

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