Prometeo redento

PROMETEO REDENTO

 
 
Il segretario dell’O.T.U. dichiarò aperti i lavori dell’assemblea.
“Onorevoli rappresentanti, siamo qui riuniti per discutere un argomento di importanza fondamentale; un argomento da cui dipende il nostro futuro, il futuro dei nostri figli, il futuro dell’umanità intera.”
Ciascuno annuì, consapevole della solennità del momento. La questione era di tale rilevanza che i delegati erano venuti da tutti i confini del mondo conosciuto, attraversando distese enormi per rappresentare le proprie popolazioni; affinché il summit epocale avesse luogo era stata dichiarata una moratoria internazione su ogni conflitto, e non pochi deputati avevano dormito su territori nemici con la garanzia della più inviolabile immunità diplomatica. Per la prima volta nella storia della specie umana tutte le genti erano assolutamente, sebbene temporaneamente, in pace.
“Ma prima di aprire la discussione, vi prego, osservate”.
Il segretario occupava la postazione principale all’apice di una gigantesca piattaforma, da cui si poteva osservare l’intero panorama sottostante, e indicò quel panorama ai convenuti. Era una vista mozzafiato che scioglieva il cuore: dove una volta c’erano il verde e la vita ora si estendevano terre desolate di aridità, resti carbonizzati, silenzio e morte. Molti piansero senza vergogna.
“E voi sapete bene, onorevoli rappresentanti, qual è la causa di questa catastrofe! È stato forse un disastro naturale? Una carica di animali selvaggi? La collera di un dio? No, amici e colleghi, niente di tutto ciò… è stata la hybris dell’uomo, il suo orgoglio che lo ha spinto a illudersi di poter controllare l’incontrollabile… siamo stati noi, ed è stato il fuoco!”
A quella parola molti delegati rabbrividirono e si toccarono il membro, sia che lo ostentassero nudo, secondo la tradizione dei conservatori, o che lo coprissero con pelle di capra, all’uso progressista. Lance di amigdala furono sbattute e peana apotropaici furono intonati. Per un po’ l’intera piattaforma carsica fu in preda al caos, finché il segretario riportò l’ordine sbattendo il suo enorme osso cerimoniale sulla pietra.
 
 
Una reazione simile sarebbe apparsa esagerata solo a chi non avesse saputo quale orribile tragedia si era consumata in quel luogo un tempo felice. La tribù che aveva abitato nella valle era stata ricchissima e popolosa, a tal punto che i più facoltosi potevano permettersi il lusso di lasciare in vita e nutrire i parenti vecchi o storpi. La valle era fertile, la foresta adiacente era piena di piante, funghi, selvaggina. Ma alla fine proprio quell’abbondanza si era rivelata una maledizione.
Com’era scoppiato l’incendio? Secondo la ricostruzione fatta dalle autorità inquirenti sulla base delle deposizioni testimoniali, tutto era cominciato quando Bisonte-peloso era tornato a casa prima del solito, stanco e arrabbiato dopo una giornata di caccia infruttuosa, e aveva sorpreso la sua femmina Cagna-che-si-accuccia a copulare con un aitante giovanotto chiamato Coda-lunga-e-nerboruta. Aveva cercato di ammazzarli entrambi, ma i due amanti fedifraghi erano riusciti a scappare; il loro terrore doveva essere tale che erano corsi a nascondersi nella foresta, nonostante stesse calando il tramonto e la notte fosse imminente. Ma Bisonte-peloso non si era dato per vinto ed era andato dal vecchio Zanna-di-mammut, il guardiano-del-fuoco della tribù, colui che aveva la responsabilità di utilizzare e monitorare quella pericolosa tecnologia. Il cacciatore cornificato aveva preteso che Zanna-di-mammut lo accompagnasse nella foresta portando con sé un fiore-di-fiamma per illuminare le tenebre notturne, in modo che lui potesse trovare le tracce dei due fuggitivi. Inutilmente il vecchio lo aveva implorato di aspettare la mattina successiva e la luce del giorno; pieno d’ira funesta, provocato dagli astanti che lo deridevano, Bisonte-peloso aveva percosso Zanna-di-mammut e aveva osato prendere egli stesso un tizzone ardente, incurante delle urla della folla atterrita, e si era diretto di corsa verso la foresta.
Nessuno aveva mai più visto né lui, né la femmina, né il suo amante; nessuno sapeva cosa in che modo il fiore-di-fiamma fosse sfuggito al controllo dello stupido che lo brandiva; ma quella notte si era consumata l’ecpirosi. La tribù aveva assistito atterrita all’incendio che aveva devastato l’intera foresta e poi si era propagato alla valle. Sfortunatamente si era in estate, quando la tribù dormiva all’aperto nei rifugi fatti di legna e pelli; quei disperati avevano cercato di arrivare alle caverne per l’inverno, le femmine con i cuccioli da latte e gli uomini con i bambini più grandi, mentre i vecchi inutili restavano indietro a bruciare e a incoraggiare con le loro urla la corsa degli altri, ma le grotte erano troppo lontane, e poi gli uomini avevano buttato a terra i bambini urlando alle femmine recalcitranti di fare lo stesso con i marmocchi, ma quasi tutte le femmine avevano continuato a portare i loro cuccioli, e alla fine il fuoco inesorabile aveva raggiunto tutti, lenti o veloci che fossero. Due giorni e due notti era durato l’immenso rogo, dopodiché dalle tribù vicine erano arrivati i saccheggiatori, attirati dalla fama di ricchezza e delusi perché non c’era più niente da rubare: avevano soltanto potuto osservare attoniti la massa nera di cenere e carbone che si estendeva a perdita d’occhio là dove una volta c’erano state la valle fertile e la foresta lussureggiante, mentre non sapevano se compiangere di più quelli che erano morti o quelli che erano atrocemente sopravvissuti.
La fama del disastro si era sparsa per ogni dove e la paura del fuoco, che era una tecnologia diffusasi solo da poche generazioni e che ancora intimoriva la gente, aveva toccato livelli inauditi. Il “rosso”, come lo chiamavano quelli che avevano terrore anche del nome, divenne sinonimo di morte e distruzione. In molti villaggi si scatenò l’odio verso i guardiani-del-fuoco, già visti con malanimo e considerati una casta corporativa che rifiutava di condividere i segreti del proprio mestiere per lucrare sul freddo della povera gente; fu loro ordinato di deporre gli strumenti del mestiere e giurare di non evocare mai più il rosso; quelli che si rifiutarono furono ammazzati, stuprati con lance di amigdala e divorati, non sempre in quest’ordine. In altri casi i capitribù rigettarono l’idea di abolire il mezzo che aveva permesso loro di superare l’inverno: per difendere il progresso ammazzarono i contestatori, scannarono figli e genitori, finirono per sterminare il loro stesso clan. La guerra trasversale tra piristi e antipiristi si sovrappose ai vecchi conflitti; faide che duravano da generazioni si convertirono in improvvise alleanze, fratelli uccisero fratelli nel letto comune, ogni villaggio versò il proprio tributo di sangue e uno slogan antipirista segnò quell’epoca disperata: il rosso chiama il rosso.
Alla fine, quando la violenza aveva raggiunto il culmine, fu diffuso un messaggio che arrivò anche al più sperduto clan del mondo conosciuto: il segretario dell’Organizzazione delle Tribù Unite aveva lanciato una moratoria universale e convocato delegati in rappresentanza di tutte le tribù affinché si raggiungesse una decisione comune sull’argomento. I conflitti furono interrotti, le asce di selce vennero messe da parte, ogni clan scelse un delegato e lo inviò attraverso fiumi e montagne verso il luogo scelto per il summit, la famigerata valle bruciata.
 
 
L’aria era pesante e il cielo era grigio. Si preannunciava tempesta, con tuoni e pioggia a volontà.
“Ugh”, mormorarono i delegati più vecchi, nel loro linguaggio arcaico e ieratico, “oggi ci sarà un altro episodio di violenza domestica tra gli dèi, uno di quelli grossi. Va sempre allo stesso modo: il dio scorreggia, la dea lo insulta, il dio la picchia e lei piange… anche mia moglie è proprio una rompiscatole.”
Il segretario dichiarò aperto il dibattito agitando per aria il suo enorme osso cerimoniale, regalo postumo di un meta-lupo particolarmente imponente, e i delegati iniziarono immediatamente a discutere. Cioè a litigare.
“Il fuoco è troppo pericoloso, è una tecnologia incontrollabile! Dobbiamo vietarlo!”
“Dobbiamo salvare i nostri figli!”
“Signori, sono d’accordo, ma non è così semplice. Vogliamo stabilire un divieto, ma abbiamo i mezzi per renderlo effettivo? Sine poena nulla lex. Cosa intendiamo fare, sorvegliare giorno e notte ogni abitante di ogni tribù aspettando di coglierlo in fragrante mentre brucia qualcosa?”
“Questo non è un gran problema. Grazie alla cupidigia e alla mania di segretezza dei guardiani-del-fuoco, la maggior parte della gente non ha la minima idea di come si fa a evocare il rosso. Facciamo una purga mirata, eliminiamo quei parassiti della società, e il problema è risolto. Per tutti gli altri che dovessero avere la tentazione di provare da soli a gestire un fiore-di-fiamma, basterà tagliare qualche paio di mani qua e là per dare il buon esempio. Vedrete che in una generazione o due vivremo finalmente in un mondo assolutamente sicuro e de-pirizzato.”
  “Gente, un momento. Il rosso è pericoloso, è vero, ma proprio per questo è anche una valida arma di difesa. Tutte le bestie hanno paura dei fiori-di-fiamma. Quante vite sono state salvate grazie al fuoco? Prima di rinunciarvi, pensiamoci bene…”
“Ringrazio l’esimio collega per aver toccato un punto delicato”, disse un rappresentante che indossava una collana di piume multicolore. “Il fuoco è anche un’arma, anzi la più micidiale di tutte le armi finora scoperte, né lancia né clava gli sono lontanamente paragonabili. Ma è proprio questo il motivo per cui è urgentissimo metterlo al bando. Che cosa succederebbe se una tribù lo usasse non per difendersi dalle bestie, ma per attaccare un’altra tribù e rubarle il territorio?”
A quella prospettiva, molti delegati gemettero e si tastarono il membro mormorando “il rosso chiama il rosso!”. Altri si rifiutarono di credere che un capotribù potesse essere così stupido: se il fuoco fosse finito fuori controllo avrebbe distrutto assaliti ed assalitori, rendendo la terra inabitabile per un periodo sterminato di tempo, decine e decine di inverni. Ma, d’altra parte, mai sottovalutare la stupidità dei politici. Un motivo in più che rendeva assolutamente necessario un ferreo divieto antipirico.
 “Un momento, un momento! Non prendiamo decisioni affrettate! Il fuoco è pericoloso, ma è anche una fonte molto redditizia di energia termica e mi ha salvato le chiappe negli ultimi due inverni. Con cos’altro ci scalderemo? Abbiamo una vaga idea di come soddisfare il nostro fabbisogno energetico?”
“Ma certo che ce l’abbiamo! Ci sono sempre le pellicce, quante ne vogliamo, basta ammazzare un animale e scuoiarlo… se lui non ammazza prima te, certo… è un metodo che è sempre andato bene per i nostri antenati senza fuoco e andrà bene anche per noi.”
“Onorevoli colleghi, c’è un dettaglio che state trascurando. Il fuoco non è pericoloso soltanto per l’uomo, ma anche – ed è ben più grave – per l’ambiente. Vi prego di notare che un albero impiega moltissimo tempo per crescere, ma pochissimo per bruciare. Attualmente c’è abbondanza di legna da ardere, ma fino a quando? Avete mai pensato al fatto che più diventiamo numerosi e prima le scorte si esauriranno?”
A quanto pareva, nessuno ci aveva mai pensato. E allora?
“E allora, il nostro Pannello Intertribale sul Cambiamento Ligneo ha prodotto numerosi papers su questo drammatico issue ed ha raggiunto un consensus uniforme: se si tengono costanti certi fattori, quali ad esempio l’esponenzialità della crescita demografica e la ricorsività del tasso di combustione, allora la progressione diventa…” – il delegato snocciolò in rapida successione una serie di numeri e cifre che nessuno capì e quasi tutti fecero finta di aver capito – “… insomma, l’esito finale della proiezione è che entro poche generazioni tutta la legna del mondo sarà stata bruciata e non ci saranno più alberi.”
“Oh, dèi!”
“Ma è terribile!”
“Che mondo vogliamo lasciare alle prossime generazioni? Dobbiamo fare qualcosa, adesso!
“Mi scusi, onorevole… non ho capito il suo nome… ma questi dati sono sicuri?”
“Mi chiamo Alce-di-sangue-rappreso, e purtroppo devo risponderle di sì: se le premesse dei nostri studi sono fondate al 100%, allora lo sono anche le conclusioni”, rispose il delegato tra le grida di terrore. “Dobbiamo prendere atto che questo stile di vita fire-based non è ecosostenibile, non può durare per sempre: il fuoco è una fonte energetica non rinnovabile, prima o poi dovremo abbandonarlo comunque. Per non farci cogliere impreparati dobbiamo cominciare fin da adesso a studiare il modo per migliorare il rendimento energetico delle fonti rinnovabili, per esempio le  pellicce… si possono trovare nuove e più redditizie tecniche di scuoiatura… oppure si può usare il proprio corpo o quello altrui, come l’esercizio ginnico o l’accoppiamento.”
“Uh. Ehi. È vero!”, molti sembrarono favorevolmente colpiti da quest’idea. “L’accoppiamento riscalda, lo sanno tutti!”
“Ed è una fonte facilmente rinnovabile, basta prendere una femmina e metterla in posizione orizzontale.”
“Ma anche in altre posizioni…”
“Prepareremo subito uno studio comparatistico che quantifichi l’incremento termico consequenziale alle diverse metodologie di accoppiamento. Naturalmente dovrà essere peer reviewed”.
“Quando torneremo a casa dovremo fare molti esperimenti in merito, dopotutto ne va del futuro dei nostri figli.”
“È la scienza, bellezza.”
“FATE L’AMORE, NON FATE IL FUOCO!!!”
“Onorevoli delegati, un momento, un momento… non posso negare che nelle vostre argomentazioni ci sono certi elementi positivi da valutare attentamente, però…”
La discussione andò ancora avanti per molto, molto tempo.
 
 
A un certo punto il segretario batté il suo enorme osso sulla pietra per attirare l’attenzione dei presenti.
“Onorevoli convenuti!” urlò a squarciagola, “penso che si sia parlato abbastanza. Ora vi propongo di osservare e ascoltare: chiamiamo tra noi due testimoni, uno contro il fuoco, l’altro a favore.”
Quest’iniziativa gettò lo sconcerto nell’assemblea. Testimoni? Da dove li aveva tirati fuori, e a che scopo? I delegati incuriositi guardarono incuriositi i collaboratori del segretario entrare in una grotta, che era stata adibita a sede di rappresentanza dell’O.T.U., e uscirne portando con sé… molti rabbrividirono e si toccarono il membro… una figura inquietante. Era completamente avvolta da capo a piedi in una gigantesca pelliccia d’orso che la copriva completamente, ogni centimetro della pelle. Già c’era qualcosa di innaturale nell’andare in giro a quel modo, con l’inguine e le ginocchia e l’ombelico coperti, da mettere a disagio; ma c’era anche il modo strano in cui camminava, come se le gambe fossero in qualche modo diverse, e il fatto che non emetteva un singolo suono, e il braccio sinistro lungo circa la metà di un braccio normale, mentre il destro era raccolto sotto la pelliccia all’altezza del petto oppure non c’era proprio.
Il segretario aspettò che la figura misteriosa arrivasse al suo fianco, in modo che tutti potessero vederla, dopodiché fece cenno ai suoi collaboratori di sollevare la veste villosa che la copriva.
Urla di terrore esplosero nel pubblico. Senza dubbio la cosa era stata un essere umano, prima, una femmina. Ma ora? Si poteva ancora chiamare “umano” quella poltiglia deambulante di carne rossa? Quella faccia raggomitolata, le orecchie liquefatte ridotte a due buchi ai lati della testa, il naso cancellato. Un occhio era scomparso, sostituito da una superficie insolitamente liscia di carne, mentre l’altro era azzurro come il ghiaccio e fissava nel vuoto. Niente capelli né peli tra le gambe. Il braccio sinistro finiva all’altezza del gomito, e il destro, oh dèi, oh possenti numi, oh stramaledette potenze del cielo e della terra, il destro reggeva un affarino bianco, uno scheletrino minuscolo e fragile, tenendolo all’altezza dell’unico seno violaceo che le restava, il capezzolo nella bocca senza denti del piccolo teschio.
Lo stava allattando.
“Questa”, disse nel silenzio attonito il segretario, “è la testimone contro l’uso del fuoco. È l’unica donna sopravvissuta all’incendio della valle ancora in vita. Aveva partorito da poco e suo figlio è stato ucciso dal rosso, e si rifiuta di lasciarlo, e forse è ancora viva proprio per questo. Non può parlare perché non ha più la lingua, ma vuole comunque dare la sua testimonianza.”
La cosa li guardò tutti con quell’unico occhio, dal fondo di un abisso di odio implacabile. Li odiava – lo sentivano, lo sapevano – li odiava tutti perché loro erano sani e lei era bruciata, li odiava tutti perché loro sarebbero tornati dalle loro femmine e le avrebbero montate e mai più nessuno avrebbe montato lei, li odiava tutti perché loro avevano dei cuccioli o li avrebbero avuti e a lei era rimasto solo il piccolo scheletro. Li guardò per un tempo che parve interminabile, mentre nel cielo opaco iniziavano a rumoreggiare le prime scorregge del dio. La dea stava per piangere forte.
Alla fine, dopo che li ebbe odiati abbastanza, la cosa si voltò – il dietro non era più bello del davanti – e andò a sedersi. Le stesero addosso la pelle d’orso, e il mondo divenne un posto migliore.
“E adesso, l’altro testimone”.
I delegati si chiesero chi mai, a questo punto, poteva essere a favore. Il segretario aveva organizzato tutto proprio bene. I suoi collaboratori andarono e tornarono portando con sé un vecchio, dall’aria spaventata ma lucida, con qualche cicatrice ma fondamentalmente a posto. Chi era quel tipo e che ci faceva lì? Il segretario rispose alla domanda implicita che aleggiava con una sola parola.
“Zanna-di-mammut.”
Si scatenò il caos. Urla, bestemmie, mostruosi improperi rivolti al vecchio. Alcuni raccolsero delle pietre e gliele lanciarono addosso, altri impugnarono le lance di amigdala e cercarono di scavalcare il cordone protettivo che si era formato. Ne nacquero delle zuffe e un paio di nasi furono rotti, il rosso chiama il rosso. Alla fine i commessi assembleari riuscirono a riportare l’ordine e il segretario cominciò a interrogare il testimone.
“Qual è il tuo nome completo?”
“Zanna-di-mammut, figlio di Zanna-di-lupo.”
“Quanti inverni hai visto?”
“Tanti. Troppi. Trentacinque, quaranta, non me lo ricordo più.”
“Come sei diventato guardiano-del-fuoco?”
“Ero troppo vecchio per andare a caccia, non avevo figli che potessero darmi da mangiare per pietà, stavo diventando un peso per la tribù. Volevo essere ancora utile. Ho imparato il mestiere dal precedente supervisore della tecnologia ignea, dopodiché…”
“Siete una cricca di parassiti!”, urlò qualcuno dal fondo dell’assemblea. “Capitalizzate i bisogni dei poveri che devono riscaldare la prole, per garantirvi il potere! Sfruttatori! Plutocratici! Vi ammazzeremo tutti! Una purga generale! Quando aboliremo il fuoco, vi faremo tutti…”, tafferugli, rumori, applausi, alla fine l’interruzione cessò.
“Per favore, colleghi, lasciate parlare il testimone. È giusto ascoltare anche una dissenting opinion. Zanna-di-mammut, come hai fatto a salvarti solo tu dall’incendio?”
“Ogni guardiano-del-fuoco ha… io… ho giurato di non rivelare i segreti del mestiere, ma ormai non ha più importanza… ogni guardiano aveva una zona franca vicino alla capanna, un cerchio di terra già bruciata, che dunque il fuoco non ha più interesse a mangiare, circondata da pietre, con un buco scavato nel terreno in cui rifugiarsi. Ci sono entrato e ci sono rimasto per tutto il tempo dell’incendio. Ero quasi morto di sete quando mi avete trovato.”
“Terra già bruciata… cioè, hai usato il rosso per salvarti dal rosso. Uhm. Interessante. Intelligente.” Socchiuse gli occhi. “Zanna-di-mammut, tu pensi che dovremmo abolire il fuoco?”
Il vecchio deglutì, affrontò gli sguardi ostili dei delegati e si fece coraggio.
“Ascoltate… lo so che qui mi date tutti la colpa per quello che è successo, ma mettetevi nei miei panni… non è stata colpa mia. Non è colpa mia!”, urlò con un improvviso scatto di dignità. “Io gliel’avevo detto a quell’imbecille che il fuoco è pericoloso, va maneggiato con cautela, gliel’avevo detto! Mi ha picchiato, lo hanno visto tutti, mi ha rubato il fiore-di-fiamma contro la mia volontà! Se mi avesse lasciato fare il mio lavoro non sarebbe successo niente! NON È STATA COLPA MIA!!!
Urlò, ma i tuoni coprirono la sua voce. Il dio scorreggiava, ma la dèa non aveva ancora pianto le sue lacrime. Forse quei due avevano imparato a sopportarsi. Il vecchio gridò ancora un paio di volte che non era colpa sua, e nessuno notò la cosa, da sotto la pelliccia d’orso, alzare lentamente la testa mentre cullava il suo bambino. Zanna-di-mammut aspettò che tornasse il silenzio, poi riprese a parlare.
“Abolire il fuoco, dite. Beh, io dico che è una pessima idea. Non parlo per me, ormai non me ne frega niente di restare senza lavoro, sono vecchio e posso anche crepare. Credete che non abbia gli incubi la notte mentre rivedo la gente che brucia? Credete che non rabbrividisca quando guardo quella cosa con uno scheletro attaccato alla tetta? Ammazzatemi, ammazzate tutti quelli che sanno come si accende il fuoco, ormai che me ne frega. Ma aspettate che arrivi il prossimo inverno serio. Aspettate di vedere il vostro piscio che diventa ghiaccio ancora prima di toccare terra. Aspettate di sentire i vostri marmocchi che piangono, e piangono, e piangono, e poi non  piangono più. Aspettate e poi rimpiangere il fuoco, rimpiangerete noi guardiani…”
“Non è vero!”, urlò qualcuno, ma c’era incertezza nella voce, “non vi rimpiangeremo! Noi non condanneremo i nostri figli, noi li salveremo! Il fuoco è pericoloso, è assolutamente incontrollabile!”
“Incontrollabile. Puah. La vita è incontrollabile, deficiente”, disse con disprezzo Zanna-di-mammut sputando per terra. Ormai non aveva più nulla da perdere. “Se volete avere il controllo assoluto, diventate dèi, oppure ammazzatevi. Ammazzatevi da soli e ammazzate i vostri figli e andate sotto terra e allora non avrete più niente da temere e potrete controllate di essere ben mangiati dai vermi. Un attimo prima pensi che sarà una giornata come le altre, un attimo dopo stai crepando: questa è la vita. Non c’è un fottuto niente di assolutamente controllabile nel mondo, anche se ci sono molte cose che sono quasi controllabili. La tecnologia ignea è una di queste. Un bravo guardiano-del-fuoco sarà quasi sempre in grado di evitare incendi, purché sia davvero bravo ovviamente, e mi pare giusto che si faccia pagare bene per la sua bravura. Oh, chiariamoci bene, putacaso recedete da questa pazzia e decidete di non abolire il fuoco: prima o poi ci sarà un altro incidente. Ci sarà sempre gente bruciata, ci saranno sempre persone ridotte a mostruosità inguardabili. Il rosso è un dio e come tutti gli dèi è un avido bastardo e vuole i suoi sacrifici. Ma i sacrificati saranno sempre meno dei salvati. Per quanto numerose possano essere le casualties, non lo saranno mai quanto tutte le persone a cui il fuoco avrà permesso di…”
“Bastardo!” Nuovo tumulto, nuove urla, nuovo tentativo di linciaggio. “Tu metti le vite umane su una bilancia e poi le pesi! Che diritto hai di decidere che qualcuno deve morire perché qualcun altro possa vivere? Non sei neppure uno sciamano e il fuoco non è un vero dio! Assassino, sei solo un assassino! Assassino! As-sas-si-no!!!” Andarono avanti per un bel pezzo, cantilenando assassino a squarciagola, finché il segretario riuscì faticosamente a riportare l’ordine.
“Silenzio! Silenzio!”, ripeté sbattendo più volte il suo osso di meta-lupo. Alla fine riuscì a riportare una parvenza di ordine. “Zanna-di-mammut”, disse alla fine, col fiato grosso, “quanto puoi controllare il fuoco?”
“Io dico”, rispose il vecchio con circospezione “di poterlo quasi controllare, quasi senza pericoli. Ma è un quasi di cui ci si può accontentare, se uno non si fa troppe illusioni. Sono… ero molto bravo nel mio mestiere. È un quasi che è quasi vicino al completamente.”
“Provalo.”
“E come? Dovrei accendere un fuoco, qui, adesso?”
“Sì” disse il segretario, guardando il cielo gonfio di nuvole, mentre urla di sorpresa e paura scoppiavano nell’assemblea. “Evoca il rosso, qui, adesso.”
 
 
Naturalmente presero precauzioni.
Fecero largo, larghissimo cerchio attorno a Zanna-di-mammut. Gli infaticabili commessi assembleari, come ordinato dal segretario, eseguirono meticolosamente le istruzioni del guardiano-del-fuoco: portarono una quantità enorme di legna e l’accatastarono al centro della piattaforma, sulla nuda roccia, a buona distanza da qualsiasi potenziale combustibile. Questa volta non ci sarebbe stato nessun pericolo d’incendio. Poi ebbe inizio la procedura di evocazione del fuoco, che fino ad allora era rimasta talmente custodita dal segreto professionale da essere praticamente avvolta nel mistero.
Zanna-di-mammut prese il suo flauto, ricavato da un femore di orso delle caverne e perforato su un lato con fori di grandezza diversa a distanza regolare. Era un oggetto che faceva parte degli strumenti del mestiere di ogni supervisore della tecnologia ignea, ma non se n’era mai capito il perché; alcuni sostenevano che il suono della musica evidentemente piacesse al fuoco e lo convincesse a manifestarsi, ma questo non era molto convincente perché, quando i guardiani-del-fuoco si chiudevano nella loro capanna per espletare le loro misteriose operazioni, per poi uscirne con un fiore-di-fiamma e farsi lautamente pagare dalla gente infreddolita e spaventata, nessuno di quelli che origliavano da fuori (pochissimi per la verità) aveva mai sentito il minimo accenno di musica. Ma ora tutti potevano vedere, da debita distanza ovviamente, Zanna-di-mammut che sminuzzava dell’erba e la metteva nel flauto, dopodiché prendeva un bastoncino di legno e lo introduceva in un foro e cominciava a sfregare. Sfregò a lungo, a volte cambiando foro, finché cominciarono a partire delle scintille; inclinando il flauto soffiò attentamente l’erba attizzata sul mucchio di foglie che aveva previamente preparato, le foglie cominciarono a bruciare debolmente, prese un ramoscello e ve lo pose sopra e il fiore-di-fiamma sbocciò (lungo ooooh della folla) e si propagò all’altra legna messa da parte, prima la più sottile, poi la più spessa, finché prese fuoco l’intera catasta al centro della piattaforma.
Era un mucchio bello grande di legna e Zanna-di-mammut sperava che sarebbe potuto bruciare per ore, tante grazie alla dea che non aveva ancora cominciato a piangere, dando forse modo a quel branco di stupidi luddisti di cambiare le loro stupide idee. Ma era un’impresa disperata, perché solo pochissimi dei delegati si erano accostati al fuoco per guardarlo e sentirne il calore: la maggior parte della folla era così pirofobica da tenersene ben lontana, cantilenando scongiuri contro il rosso e palpandosi la cosiddetta virilità (pfui). Di questo passo sarebbe stato tutto inutile: lo avrebbero ammazzato assieme a tutti gli altri guardiani-del-fuoco, oppure gli avrebbero semplicemente proibito di fare il suo lavoro, nel qual caso sarebbe morto di fame perché era troppo vecchio per procurarsi il cibo da solo e ben difficilmente qualcuno si sarebbe impietosito di lui. Forse poteva imparare a suonarlo davvero, quello stramaledetto flauto, e mendicare un po’ di cibo mentre cantava la gloriosa abolizione del rosso per compiacere la nuova inteligencja. Sigh.
Aspetta. Non tutto era perduto. Il segretario si stava avvicinando… ecco, così… quel tipo era spaventoso e imperscrutabile e non potevi mai sapere cosa stava progettando, ma aveva carisma e di solito gli altri facevano quello che voleva. Se convinceva lui, convinceva tutti: era la sua ultima occasione. Ora stava studiando la fiamma da vicino. Se era spaventato, lo nascondeva bene, piuttosto sembrava incuriosito. Cominciò a fargli domande, chi aveva inventato quel modo di evocare il fuoco (non si sa, anche se molti se ne sono attribuiti il merito), per quanto tempo poteva bruciare quel falò (per ore, in inverno potrebbe salvare la vita di un’intera tribù), cosa ne pensava della previsione di Alce-di-sangue-rappreso sull’estinzione prossima ventura di tutti gli alberi del mondo (inattendibile: non sappiamo neppure quanti alberi ci sono al mondo), quanto tempo aveva impiegato per imparare a gestire il fuoco (qualche mese di apprendistato)… E intanto, ecco, sì, funzionava. Dietro l’esempio del segretario, anche altri si stavano avvicinando, sussurravano l’uno all’altro. Forse la pirofobia non era invincibile, forse avrebbero cambiato idea, guardate, il fuoco non è un mostro sterminatore, è pericoloso ma basta fare attenzione e… ma perché era improvvisamente calato il silenzio? Paura sui loro volti. Cosa c’era da temere? Andava tutto bene, il fuoco era sotto controllo, nessun pericolo d’incendio, nessuno si sarebbe fatto male, cosa poteva succedere di…
E allora la vide. Lei. La cosa. Era lì accanto, avvolta nella pelle d’orso ma con l’orribile volto scoperto, e nel suo occhio si riflettevano le fiamme, quell’unico occhio che ti guardava e ti faceva sentire come tu stessi bruciando. Cosa poteva dirle? Cosa poteva offrirle? Comprensione, scuse, solidarietà, stupidaggini. La cosa era al di là di tutte le emozioni umane. I suoi soli sentimenti erano l’amore per la piccola cosa che portava al seno e l’odio per tutto il resto dell’esistenza. Ciononostante doveva provare. Le parole vennero su  da sole e si ritrovò a farneticare farfugliando.
“Ascolta, io – io non so cosa dire, quello che è successo è terribile – mostruoso – gliel’avevo detto, quell’idiota, gliel’avevo detto – ho sempre fatto bene il mio lavoro – mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace tanto – perdonami – bruciavano tutti, li vedo ancora bruciare – perdonami, io – io mi prenderò cura di te, sì, ti resterò accanto, ti aiuterò a tornare umana, ti accudirò, ti curerò, ti nutrirò, ti laverò, ti vestirò, ti bacerò – sì, dèi!, ti bacerò, ti toccherò, ti monterò, cullerò tuo figlio – tuo figlio – tuo – AAAH!!! AAAAAAAAAAAAAHHHH!!! AYAYAEEEEAAYAEYAEYEAYAAEEAAAAAAAAAAA!!!
Successe tutto molto in fretta.
La cosa lasciò improvvisamente cadere suo figlio per terra, senza badare al cranio che andò in mille pezzi sulla roccia (molti dei presenti gridarono per la paura e schizzarono un fiotto d’urina che bagnò le gambe dei loro vicini) e saltò addosso a Zanna-di-mammut, spingendolo nel fuoco, trattenendocelo mentre si divincolava, facendolo bruciare, bruciando essa stessa, avvolta nella grande pelle d’orso in fiamme. I delegati, terrorizzati – “il rosso chiama il rosso!” – guardarono il vecchio e la cosa che bruciavano e lottavano, il vecchio che urlava e la cosa che non emetteva alcun suono, mentre nell’aria gravida di pioggia si spandeva l’odore della carne umana bruciata. E bruciarono. E bruciarono. E bruciarono.
Restarono a guardarli per molto tempo, finché la dea cominciò finalmente a piangere.
La pioggia bagnò i vivi e i morti.
 
 
 
Il segretario dell’O.T.U. dichiarò chiusi i lavori dell’assemblea.
“La consultazione referendaria è terminata”, disse dopo che il temporale aveva spento il rogo, dopo aver fatto portar via quel che restava della cosa e dei pezzi sbrindellati di suo figlio e di quello che era stato l’ultimo guardiano-del-fuoco a esercitare il suo mestiere, dopo che i suoi collaboratori avevano finito di contare le pietre bianche e nere che erano state usate dai delegati per votare, “con una percentuale del 94,05% a favore dell’abolizione del fuoco.”
Gli applausi furono scroscianti, ma il segretario si chiese silenziosamente chi fosse stato quel 5,95% che aveva votato no. C’era sempre qualche testardo. Neanche vedere dal vivo un essere umano che brucia gli era bastato? Comunque, ormai era fatta.
“Onorevoli colleghi, questo è un giorno storico.”
“D’ora in poi non dovremo più temere il pericolo del fuoco.”
“Abbiamo salvato i nostri figli.”
“Abbiamo salvato l’ambiente.”
“Abbiamo salvato il mondo.”
“Un momento, un momento… adesso che ci penso… ma non stiamo dimenticando qualcuno?”
“Eh? Cosa? Chi?”
“Non fare il guastafeste!”
“Di che parli?”
“Della Gente Nuova! Nessuno ha pensato di invitare anche le loro tribù al summit?”
Si guardarono l’un l’altro, sconcertati, e guardarono il segretario. In effetti non ci aveva pensato proprio a invitare anche quei pochi clan della Gente Nuova, che era comparsa negli ultimi tempi: quelli se ne stavano perlopiù per conto loro, solidarizzavano poco. E poi, diciamocelo, erano così brutti che era difficile considerarli veri esseri umani: quel mento anormalmente pronunciato, quelle teste troppo piccole … Bah. Che si arrangiassero da soli.
“Non pensavo che fosse necessario invitare la Gente Nuova”, disse scrollando le spalle. “Nessuno dei loro clan è mai stato visto usare il fuoco, e francamente, sono troppo stupidi per imparare da soli come si fa ad accenderlo. Per nostra e per loro fortuna, direi, perché, imbranati come sono, se mai metteranno le mani sul rosso, probabilmente si distruggeranno da soli. Detto tra noi, non penso che abbiano un gran futuro davanti a sé. Non è il caso di preoccuparci di loro. Pensiamo piuttosto a noi stessi, e al risultato epico che abbiamo ottenuto. Onorevoli colleghi, oggi abbiamo preso una decisione di importanza fondamentale, che, ne sono assolutamente sono convinto, sarà decisiva per il futuro benessere dei nostri figli, il futuro di tutte le generazioni a venire, il futuro dell’umanità intera. Questo luogo segnerà per sempre la nostra specie, questo giorno sarà ricordato per sempre come il Giorno del Progresso!”
Applausi. I delegati approvarono entusiasticamente. Lance di amigdala furono sbattute e canti epici furono intonati. Per un po’ l’intera piattaforma carsica fu in preda al caos, finché il segretario riportò l’ordine sbattendo il suo enorme osso cerimoniale sulla pietra.
“Onorevoli colleghi, è venuto il tempo di salutarci. Tornate alle vostre tribù di appartenenza, dove eseguirete le purghe degli ultimi guardiani-del-fuoco rimasti e farete rispettare il divieto di antipirismo…” e di quelli che non lo faranno, pensò, di quella minoranza dissenziente, mi occuperò io personalmente, “ma prima di partire, vi prego, osservate un’ultima volta il  panorama sotto di noi. Guardate per l’ultima volta la devastazione del fuoco, perché non si ripeterà mai più!”
Guardarono commossi, in silenzio, pieni di gioia e fiducia per l’avvenire, la valle; quella valle dove una volta c’erano il verde e la vita, e ora si estendevano terre desolate di aridità, resti carbonizzati, silenzio e morte; quella valle, proprio quella valle, che in futuro sarebbe stata chiamata (ma non da loro) Valle di Neanderthal.

Annunci

57 responses to “Prometeo redento

  • ClaudioLXXXI

    Credits: l’ispirazione nasce da questo racconto di Berlic, per l’ambientazione, e da questo post di reginadistracci, per l'argomento.

    Ci sono un paio di citazioni nascoste, anzi neanche tanto nascoste, complimenti a chi le trova.

    (che poi in realtà pare che i Neanderthal il fuoco lo usassero tranquillamente, ma il punto non è questo, ovvio)

  • FedericoFasullo

    Avendolo finito ieri mattina ed essendo fresco di lettura e sapendo che ce l'hai in libreria ed una carrellata di altri indizi, direi che "Il più grande uomoscimmia del pleistocene" è stato a dir poco fondamentale per la stesura di questo raccont(in)o. Per non dire copiato quasi.

    Alce di sangue rappreso? Ew >.<

    Comunque, il racconto avrebbe avuto senso se ci fossero state energie alternative al fuoco.

  • anonimo

    FF allora non hai letto bene.

    Le energie alternative proposte erano pellicce di animale, esercizio fisico, attivita' copulatoria.

    A.

  • FedericoFasullo

    Scusa per la brevità, non è che mi fosse sfuggito (poi Claudio mi pare abbastanza puntiglioso ._. ), diciamo che mi sembrava debole come esempio, ma forse questo mio giudizio è "offuscato" dal fatto che io le energie alternative le considero veramente come un'opzione valida.

  • anonimo

    E invece non lo sono affatto, basta farsi un po' di conti con le potenze.

    A.

  • anonimo

    Infatti, purtroppo non lo sono.

    L'unica alternativa valida e' una drastica riduzione dei consumi energetici.

    A.

  • anonimo

    Bellissimo raccontino, l'ho letto d'un fiato e l'ho girato pure a mio padre, che è un anti-nuclearista. Mi fanno morire dal ridere questi cavernicoli che usano il linguaggio forbito e tecnico tipico delle conferenze internazionali tipo Kyoto. Sono onorata del fatto di avertelo suggerito.

    @ A.
    "L'unica alternativa valida e' una drastica riduzione dei consumi energetici".

    Bravo, così mentre noi romantici europei riduciamo i consumi nel nome dello "sviluppo sostenibile" e del "rientro dolce", gli asiatici, che non sono scemi, aumentano i loro consumi energetici, viaggiando a cento all'ora sulla strada della crescita economica e del progresso. E così noi scemi facciamo la fine dei neanderthal.

  • ClaudioLXXXI

    Federico: non avevo pensato al libro di Roy Lewis, l'ho letto molto tempo fa, ma ora che mi ci fai pensare è probabile che abbia influito anche quello!

    (a volte questa cosa mi inquieta, dico sul serio: penso di aver avuto un'idea "originale" e poi scopro che c'era già in qualcosa che avevo già letto e poi dimenticato; ho il terrore di commettere un plagio bello e buono senza rendermene conto!)

    Alce-di-sangue-rappreso… quello è uno dei riferimenti. Il nome NON è assolutamente casuale. 😛

  • ClaudioLXXXI

    Sulla questione energetica, io non ho competenza tecnica in materia, ma mi chiedo, se tracciassimo la bizzarra proporzione

    atto sessuale : fuoco = eolico-fotovoltaico-etc. : nucleare

    quale rapporto sarebbe più favorevole? Ci sembra ovviamente bizzarro pensare di sostituire il fuoco con l'atto sessuale per riscaldarsi in una notte siberiana, ma sognare di sostituire una centrale nucleare con tanti pannelli solari è meno bizzarro?
    (non è una domanda retorica: è proprio una domanda di cui mi chiedo la risposta)

    Una delle cose che mi lasciano perplesso della retorica sulle energie alternative è l'enfasi sulla ricerca, il fatto che si devono studiare dei modi per aumentarne il rendimento di queste fonti.
    A volte ho l'impressione che sfugga il piccolo particolare che cercare una cosa non implica automaticamente che quella cosa ci sia. Ovvero: sì vabbene, cerchiamo questi benedetti modi per ricavare più energia dal sole vento maree eccetera, ma… se non ci fossero? Se il rendimento oggettivamente ricavabile fosse quello e basta? Che facciamo, investiamo quasi tutte le nostre risorse in una caccia al tesoro che forse darà un risultato concreto? Dopotutto anche uno dei cavernicoli dice che "si devono trovare nuove e più redditizie tecniche di scuoiatura", tuttavia, a quanto ne sappiamo, una pelliccia più di tanto non scalda, punto.
    Con questo non sto dicendo che si dovrebbe smettere di investire nella ricerca, che anzi è fondamentale: dico che sono perplesso quando sento discorsi pseudo-politici che sembrano prenderla come unico pilastro di politica energetica.
    Come se io avessi una forte crisi economica e per uscirne spendessi TUTTI i miei soldi cercando un tesoro che potrebbe essere nel mio giardino. Se il tesoro c'è e lo trovo, alla grande; se non c'è… muoio di fame.
    (naturalmente tengo presente la possibilità che questi alti rendimenti ci siano davvero, e semplicemente io non li conosco ancora: se qualcuno me li vuole segnalare, grazie tante)

    Chiaramente la sostituzione allegorica (fuoco al posto di nucleare) non funziona al 100%. Un amico mi faceva notare che le ceneri da incendio sono un ottimo fertilizzante, mentre le scorie radioattive ovviamente no. E' un'osservazione corretta e se ne potrebbero fare molte altre. Ma il racconto non è un'apologia pro nucleare, è semmai (oltre ad essere altre cose) una satira di un certo tipo di antinuclearismo.

  • anonimo

    "Un amico mi faceva notare che le ceneri da incendio sono un ottimo fertilizzante, mentre le scorie radioattive ovviamente no"

    Dipende da cosa bruci. Se bruci immondizia fai diossina, se bruci combustibili butti in aria diversi composti cancerogeni. E ovviamente ogni combustione produce ossidi di azoto, probabili PM10 e una montagna di CO2. Miliardi di tonnellate di CO2 contro poche decine di tonnellate di materiale trattabile e gestibile. Senza considerare che abbiamo roba radioattiva anche dentro il corpo per un ammontare di diverse migliaia di decadimenti al secondo, quindi fare i puritani delle radiazioni è insensato, bisognerebbe auto-triturarsi e filtrare la poltiglia risultante per eliminare ogni radiazione, compreso il decadimento beta del carbonio 14 tanto invocato da archeologi e pseudo-tali.

    Ema

  • anonimo

    A Fukushima non è bruciata la foresta, niente inquinamento chimico, ma pare che per almeno una cinquantina d'anni, gli umani che abitavano la zona non potranno rioccuparla, Non potrebbero tenervi alcun convegno, molto peggio di un incendio, sul cui territorio bruciato si può tornare senza rischi il giorno dopo.

    Mara nada

  • anonimo

    #7, reginadistracci

    Prima di tutto, modera i toni.
    Secondo, piaccia o non piaccia, a torto o a ragione, le centrali nucleari non si fanno. Bisogna essere realisti. Le energie rinnovabili sono palesemente insufficienti. Allora? Per ora si va avanti cosi coi combustibili. Dopo???

    Ripeto, il nucleare non si fara'.

    A.

  • anonimo

    Intanto ringrazio Claudio per avermi mandato una mail con il racconto, e poi mi lancio nella caccia alla citazione!

    1) il meta-lupo, chiaro omaggio alle opere di Martin, dal Trono di Spade in poi

    2) Il Signore delle Mosche, riguardo l'oggetto per presiedere l'assemblea (lì una conchiglia, qui un osso) e per la scena del falò

    3)Asterix e l'indovino per la simpatica metafora della tempesta

    4)L'evidente parallelismo con l'attuale situazione politica-economica mondiale

    5) "rosso chiama rosso" da "abisso chiama abisso"?

    per il resto, mi arrendo

    Ciao!

    Giovanni

  • ClaudioLXXXI

    #10 Ema
    ehi, giusta osservazione…

    #12, "A."
    veramente il commento di reginadistracci mi sembrava abbastanza moderato. Deciso sì, ma mica ti ha insultato.
    Ok siamo realisti. Le centrali nucleari non si fanno. Le rinnovabili sono insufficienti. I combustibili costano e ci rendono dipendenti da chi, per sua stessa ammissione, ha intenzione di conquistarci nel medio-lungo termine (*).
    Che soluzioni proponi?

    #13 Giovanni,
    i punti 1 e 5 (quattro vabbè è scontato) sono esatti!
    I punti 3 e 4 non sono citazioni volute. Il Signore delle Mosche l'ho letto ma non ci pensavo, quello che mi disturba però è la cosa di Asterix e l'indovino (che non conosco): e io che andavo così orgoglioso della mia pensata originale!

    (*) avviso ai naviganti, tale constatazione non va interpretata come implicito permesso di andare a sparare, per "svegliarli", a quelli che hanno una lettura diversa dell'assetto geopolitico mondiale.

  • anonimo

    Evvai, ce l'ho fatta!

    Vinco un ragno peloso? 

    Comunque asterix e l'indovino te lo consiglio caldamente, oltre alla divertente scena della tempesta, offre anche un simpatico spunto di riflessione che potrebbe anche ispirare un altro tuo post!

    Giovanni

  • anonimo

    Le risorse rinnovabili insufficenti?
    Chi ve lo ha detto?
    Tempo fa, cercando di approfondire l'argomento geotermia, capitai su un sito del ministero dell' energia tedesco (gli italiani latitano) che sosteneva che l'Italia sarebbe stata almeno autosufficente da un punto di vista energetico con il solo geotermico se sfruttato. la Turchia potrebbe addirittura esportare energia geotermica.
    Un quadrato di specchi solari nel deserto, di trenta km di diametro, sarebbe sufficiente a raccogliere l'energia necessaria a tutta l'umanità, nel mondo se ne sono accorti, e stanno già costruendo le centrali, solo in Italia è il produttore di cemento locale che cerca di imporre la politica energetica a suo vantaggio….
    Mai sentito parlare del progetto Desertec guidato dalla Siemens?

    Mara nada

  • anonimo

    Hoops: scusate:
    ""Un quadrato di specchi solari nel deserto, di trenta km di diametro""
    Va letto come:
    "Un quadrato di specchi solari nel deserto, di trenta km di lato"

    Evidentemente

    Mara nada.

  • nihilalieno

    Non so come mai, ma quando si parla di nucleare, gli animi si scaldano velocemente  raggiungendo nel giro di pochi commenti temperature degne dell'interno di un reattore.
    Qualcuno potrebbe sfruttare questo fenomeno per la produzione di energia?

  • anonimo

    E secondo te le fiamme dell'inferno come sono alimentate? 😛

    Ema

  • reginadistracci

    Ok siamo realisti. Le centrali nucleari non si fanno. Le rinnovabili sono insufficienti. I combustibili costano e ci rendono dipendenti da chi, per sua stessa ammissione, ha intenzione di conquistarci nel medio-lungo termine (*).
    Che soluzioni proponi?

    Purtroppo, le persone competenti in materia sanno benissimo che non ci sono soluzioni. Checché ne dicano i tedeschi, da sempre facili prede della propaganda ecologista, studi molto accurati dimostrano che anche utilizzando in maniera ottimale tutti i corsi d'acqua, tutti i venti e tutti i raggi di sole che Dio manda in terra, si riuscirebbe a soddisfare solo una parte del fabbisogno energetico in costante crescita dell'umanità. Ora, non soltanto siamo ben lontani dal potere utilizzare in maniera ottimale tutte queste cose, ma i pannelli solari e le pale eoliche, per non parlare delle dighe, comportano enormi danni ambientali, che chissà perché sfuggono completamente agli ecologisti. In tutti i luoghi in cui sono presenti, le pale eoliche, oltre a deturpare il paesaggio (cosa che però agli ecologisti non da fastidio) stanno provocando una moria di uccelli di specie protette. Peggio ancora fanno i pannelli solari, che oltre a deturpare il paesaggio, si mangiano ettari ed ettari di terreno coltivabile e di areee boschive, ma come è noto agli ecologisti l'unico bosco che interessa è la foresta amazzonica. 
    Quindi, la soluzioine è solo una: continueremo a bruciare idrocarburi, morendo di cancro, e a comprare energia dalle centrali nucleari degli altri paesei. Poi fra cinquant'anni avremo finalmente capito di avere sbagliato e cominceremo a ricostruire centrali nucleari, con costi enormi. Fine della storia.

  • anonimo

    Regina, per me è stato proprio il comportamento illogico degli ecologisti a farmi schierare dalla parte del nucleare.
    Quando nella metà degli anni '80, all'indomani del disastro di Chernobyl, ci fu il Referendum per abolire le centrali nucleari, non ero  ancora maggiorenne per esprimere il mio voto ma sperai nella vittoria dei sì perché da vero bimbominkia credevo alla possibilità di produrre elettricità in grande quantità da fonti rinnovabili come propagandavano i politiciminkia. Col passare del tempo, tra un piagnisteo e l'altro degli ecologistiminkia che non volevano una turbina eolica qui nè un pannello solare là perché deturpano il territorio, ho completamente cambiato opinione in tal senso da almeno 15 anni e ora capisco che il nucleare resta l'unica soluzione per i prossimi decenni. Poi è arrivato il secondo Referendum , a cui ovviamente non ho partecipato, dove hanno rivinto i sì facendo la gioia di mio nipote, altro bimbominkia minorenne 🙂 , a  cui ho inutilmente spiegato, dati alla mano, che per produrre con pannelli fotovoltaici la stessa quantità di energia che consumiamo giornalmente non sarebbe bastato ricoprire di celle il tetto e le facciate dell'edificio. Forse lo capirà quando razioneranno il consumo di elettricità e non potrà più collegarsi con  la PlayStation  🙂

    Domenicotis

  • anonimo

    Due link, se mi permette di metterli:
    Il primo
    Il secondo

    Ema

  • FedericoFasullo

    @reginadistracci: non so dove prendi i tuoi dati, ma l'impatto ambientale dell'eolico e del solare è ridicolmente inferiore a quella di una centrale (nn dico nucleare, una qualunque), proprio per la semplicità dei mezzi e per l'alta reversibilità. Magari non è un motivo sufficiente ma era una puntualizzazione doverosa.

  • reginadistracci

    @ Fasullo:
    Antonino Zichichi, che ne sa molto più di me e di te, con buona pace dei uaristi, che lo coprono di vergognosi insulti, riferisce continuamente di studi scientifici che dimostrano l'impossibilità di coprire interamente il fabbisogno energetico crescente dell'umanità con le rinnovabili (anche supponendo di utilizzare in maniera ottimale tutto il vento, l'acqua e il sole che Dio manda in terra). Si può guardare alle rinnovabili come a valide fonti secondarie, niente di più.
    Sicuramente, produrre energia fotovoltaica potrebbe essere molto conveniente per i paesi che si affacciano sul Sahara, visto che ricoprire ettari di inutile deserto con i pannelli fotovoltaici non danneggia niente e nessuno. Ma per ottenere la stessa energia in Italia, bisogna sacrificare ettari ed ettari di campagna, producendo dei deserti artificiali coperti di metallo senza piante, senza animali e senza bellezza. Sarebbe un vero disastro ambientale rispetto a cui qualche scoria radioattiva (che oltretutto può essere facilmente smaltita in siti di stoccaggio sicuri) non è nulla.
     quanto alle pale eoliche, dobbiamo limitarci a guardare ai paesi che già li utilizzano a pieno regime. I risultati sono sconfortanti. Le famose pale eoliche della California non solo riescono a coprire una percentuale modesta del fabbisogno energetico della California, ma stanno provocando una vera e propria strage di volatili, con grande dispiacere degli abitanti del luogo, che non ne possono più di vedere cadaveri di uccelli ammassati sotto le pale. Per tacere del fatto che le pale sono molto rumorose, e viverci vicino non garantisce un buon sonno.
     Per la cronaca, Vittorio Sgarbi conduce da anni una battaglia eroica e solitaria contro i pannelli solari e le pale eoliche, che stanno deturpando il paesaggio del sud. In una trasmissione andata in onda alcuni mesi fa, Sgarbi ha descritto a lungo e puntualmente tutti i danni ambientali prodotti dalle pale e dai pannelli solari, quasi tutti gestiti dalla mafia, e guarda caso la trasmissione è stata subito chiusa con la scusa dello share.

    @ Domenicotis:
    con i bimbominkia e gli ecologistiminkia e i politiciminkia (bellissima, me la rivendo) è inutile discutere: bisogna che ci sbattano la testa da soli. Quando saremo in piena recessione a causa della crisi energetica, capiranno da soli quanto sono minchioni.

     

  • anonimo

    reginadistracci:
    I pannelli nel deserto del sahara non sarebbero fotovoltaici, ma molto meno costosi specchi, per il solare termico di Rubbia.
    Sembri non conoscere il solare termico, quello che avrebbe intenzione di usare il progetto desertec!
    Notare che sotto gli specchi nel deserto, causa diminuita insolazione, ci si potrebbero coltivare patate cavoli ed altre erbette…
    Per me io investo in Siemens!
    ( Che fra l'altro si è gia comprata le aziende italiane che producono i componenti del solare termico di Rubbia!)

    Mara nada.

  • anonimo

    Anche in seguito a ciò la Germania è uscita dal nucleare
    Ed altrettanto ha fatto il Marocco!

    Chissà che l'Italia, dove la tecnologia è stata inventata si svegli…..

    Mara nada

  • ClaudioLXXXI

    #22 Grazie dei link, molto interessanti. Particolarmente il punto nel pdf dove si parla dell'emotività.
    Tutta la parte nel racconto relativa alla cosa è stata scritta pensando all'abuso di emotività, all'emotività incontrollata e alla manipolazione delle emozioni (perchè il segretario chiede di accendere il fuoco?). I grandi ustionati esistono davvero, tragedie legate al fuoco accadono ogni giorno, eppure noi come società decidiamo che queste tragedie sono un prezzo accettabile di fronte ai vantaggi dell'uso del fuoco.
    E' forse un ragionamento cinico e messo in questi termini nessuno lo sottoscriverebbe – ho fatto apposta dire a Zanna-di-lupo una frase molto brutale a proposito di sacrifici umani – se facessimo un sondaggio per strada e mostrassimo foto di bambini bruciati, quanti voterebbero per l'abolizione del fuoco?
    Domanda seria, perchè non c'è oggi un movimento anti-pirico paragonabile a quello anti-nucleare? Quante persone nella storia sono morte per incendio e quanto sono numerose rispetto alle vittime, anche presunte, di effetti atomici?

  • ClaudioLXXXI

    Regina, Federico, vi chiedo un piccolo favore: potreste linkare qualche pagina che porti informazioni, dati, numeri a sostegno di quello che dite? Naturalmente poi dovrò capire se la pagina è affidabile, ma intanto avrò qualcosa su cui basarmi.
    Un altro dei problemi del dibattito sul nucleare è la massiccia carenza di informazione. Qualunque idiota può uscirsene dicendo "è matematicamente dimostrato che da un barattolo di piselli secchi si può ricavare abbastanza energia per un'intera città", senza citare nè la dimostrazione matematica nè quanta sia la sua stima del fabbisogno energetico di un'intera città, e senza che a nessuno – ascoltatori iperemotivi, intervistatori compiacenti eccetera – venga in mente di chiederglierlo. Il dibattito è inquinato da bufale colossali, e chi è scientificamente profano e non può dedicare ore al giorno ad approfondire l'argomento si trova in difficoltà.

    Non so quanti se ne sono accorti, ma quando Alce-di-sangue-rappreso (che è la parodia di un personaggio realmente esistente) parla dei suoi studi, cita fattori come l’esponenzialità della crescita demografica e la ricorsività del tasso di combustione, sta barando. La prima cosa ha un senso, ma la seconda è una stronzata. Ricorsivo è un aggettivo che designa una procedura che si applica su sè stessa, come un algoritmo o una regola linguistica. Non ha senso applicarlo a una cosa come il tasso di combustione, qualunque cosa sia il tasso di combustione. Ma in quel contesto sembra sensato, e a nessuno dei cavernicoli viene in mente di fermarlo un attimo per chiedergli di spiegarsi. Quante volte noi ci comportiamo allo stesso modo?

  • anonimo

    http://www.ewea.org/index.php?id=1884

    Riguardo la reversibilità degli impianti penso ci si possa accontentare delle rudimentali nozioni innate che una qualunque persona posside rigaurdo l'edilizia, so che è poco (e che è una provocazione da pre ndere con leggerezza) ma non mi pare il caso di mettersi a giustificare una discorso del genere in tutta franchezza ^^"

    Io so che non dovrei dire una cosa del genere, e mi sono trattenuto per un po' dal dirla, ma che senso ha citare persone come Sgarbi (seriamente, Sgarbi?) e Zichicchi quando poi bisogna tacere su Odifreddi e Veronesi? 

    Riaguardo la domanda seria do una risposta imbarazzantemente ingenua: perché esistono i pompieri mentre contro le scorie e le radiazioni ancora non abbiamo niente, secondo, gli effetti di un incendio si percepiscono solo nel breve/brevissimo periodo, invece l'inquinamento e le radiazioni agiscono invisibili sul lungo, è come una terribile ed enorme spada di Damocle invisibile che la gente vuol fare di tutto per scacciare.

    No, ma seriamente, Sgarbi?

    FFasullo

  • anonimo

    "contro le scorie e le radiazioni ancora non abbiamo niente"

    Veramente, NO. Lo stesso Rubbia ha proposto l'utilizzo di un banale acceleratore per deattivare le scorie.

    "gli effetti di un incendio si percepiscono solo nel breve/brevissimo periodo, invece l'inquinamento e le radiazioni agiscono invisibili sul lungo"

    Corretto ma mal interpretato. L'agire su lungo termine non sempre significa comportare un danno grave. Facciamo l'esempio di un proiettile sparato da una carabina. Agisce sul brevissimo tempo e ti uccide istantaneamente. La stessa energia diluita nell'arco di un paio di anni non sarebbe sufficiente a perforare neanche la tua pelle.

    L'unica spada di Damocle è l'irrazionale comportamento che rischia di bloccare (questa si, non l'oscurantismo cattolico) il progresso in nome di un regresso falsamente sicuro al 100%. Sognamo un futuro pieno di astronavi ma dobbiamo fare i conti con il fatto che un'astronave eolica è una barzelletta.

    Ema

  • anonimo

    "La stessa energia diluita nell'arco di un paio di anni non sarebbe sufficiente a perforare neanche la tua pelle."

    Corretto, ma non c'entra niente, per il cancro si muore. Punto. 

    Sul discorso delle energie spaziali ti do totalmente ragione, ma la differenza tra il consumo di un'ipotetica astronave è di diversa entità rispetto a quello di una nazione, insomma sono due pesi e due misure, e poi il problema è che la ricerca spaziale ha ben altri limiti che non sono certo arginabili con l'energia nucleare in sé. 

    Un "banale" acceleratore? Banale? Sgarbi?

    FF

  • anonimo

    "non c'entra niente, per il cancro si muore"

    Lascialo dire ai fisici nucleari cosa c'entra e cosa no. Non basta dire "è radioattivo" per avere certezza di cancro. Anzi, posso tranquillamente dire di te che sei radioattivo ma non per questo dico di te che produci cancro in chi ti sta attorno e lo produci in te stesso. Evidentemente c'è una demonizzazione delle radiazioni.

    Sulle energie spaziali, se non sai soddisfare il fabbisogno dei terrestri come speri di progredire all'esterno? Non puoi boicottare una fonte energetica solo perché è capitato qualche volta che si perdesse il controllo. Allora se una futura astronave esplode per un'avaria al reattore cosa fai? Costruisci una sfera di cemento attorno al pianeta così nessuno può più sfuggire?

    Gli acceleratori di particelle non sono poi queste tecnologie allucinanti. È più complicato costruire un processore intel. 

    Ema

  • anonimo

    http://dl.dropbox.com/u/9916327/Energianucleare.pdf

    Vi linko le slide di un seminario molto interessante svoltosi lo scorso semestre alla mia università riguardante proprio il nucleare.
    Il prof. Pedrocchi è praticamente il fondatore del corso di Laurea in Ingegneria Energetica al Politecnico di Milano.

    Mi è interessato soprattutto perchè cercava di fare chiarezza su diversi punti di dibattito su cui si avverte, come dice Claudio, una massiccia carenza di informazione, con sparate di dati che con un minimo di buon senso appaiono totalmente assurde.

    Da ingegnere posso dire che nessuna soluzione energetica è esente da svantaggi; il punto sta nel trovare il giusto compromesso.

    L'energia idroelettrica sconvolge l'ecosistema di intere vallate, sommergendole per creare un bacino, ma noi la utilizziamo comunque per la sua gratuità, e perchè "pulita".
    Oltre ad essere un perfetto serbatoio di energia per compensare le esigenze della rete:
    come sapete noi siamo bravissimi a trasformare l'energia elettrica in tutte le altre forme di energia( termica, luminosa, ecc), ma non riusciamo ad accumularla in modo soddisfacente. 
    Per questo ogni istante l'energia prodotta deve uguagliare quella consumata.
    In Italia si produce con le centrali termoelettriche un'energia base, e nei momenti di "bassa" si usa l'energia in eccesso per pompare acqua da valle a monte dalle centrali idroelettriche.
    Questa manovra è inefficiente dal punto di vista energetico, perchè a causa delle perdite il lavoro che otterrò dall'acqua che scende sarà minore del lavoro che ho speso per farla salire, ma dal punto di vista economico conviene perchè potrò vendere quell'energia in periodi di grande richiesta, ovvero quando costerà di più.

    Tutto questo pippone per spiegarvi che ogni tecnologia ha svantaggi e vantaggi peculiari, e che bisogna tenere conto dell'esigenza della rete.

    Le rinnovabili funzionano principalmente in modo discontinuo e non prevedibile (vento, sole) e pongono problemi di tipo tecnico, proprio a bilanciare tra energia prodotta e consumata, oltre a fatto che "non ci arrivano".

    Sono il primo a voler cercare nuove fonti di energia e ad ottimizzare le attuali (in senso letterale, il mio sogno è fare ricerca in questo campo), ma c'è bisogno di energie di base come termoelettrica (usata adesso in Italia), nucleare, o in futuro nucleare a fusione.

    Giovanni

  • anonimo

    Scusate, come al solito ho mentito. Mi sono ricordato che per andare su Saturno con il vento solare ci vogliono secoli.

    Mara Nada

  • anonimo

    Dimenticavo, il vento solare non è sufficiente a portare qualsiasi corpo dal suolo fino a 40 Km di altezza.

    Mara nada

  • anonimo

    Si è verificato un fenomeno di autogenerazione dei Mara nada!

    Oramai non sono più solo!

  • anonimo

    Dimenticavo, il vento solare non è sufficiente a portare qualsiasi corpo dal suolo fino a 40 Km di altezza.

    E' vero!
    Per farlo serve proprio una bella esplosione nucleare!!!!

  • anonimo

    Il vento solare viaggia alla velocità della luce…….

  • anonimo

    Ma non ha la forza di spingere un oggetto in orbita…

  • anonimo

    una biglia alla velocità della luce che colpisce una palla di cannone ferma la smuove moooooooolto poco

    Mara nada

  • berlic

    Eh-eh…grazie e complimenti.
    Come dico da tempo, la soluzione che vedo io è una nanotecnologia che consenta di ricavare energia dall'ambiente in "piccole dosi": movimento, calore, luce…dateci tempo una sessantina d'anni e ci arriveremo, se non finiamo il petrolio prima 😦
    Il discorso sull'astronave mi ha ricordato una puntata di Spazio 1999 (lo so, sono vecio…) in cui l'apparato propulsivo di una sonda sterminava un pianeta. E chi si ricorda i vecchi "razzi a propulsione nucleare" della SF pulp anni '50?

    ps: capito perché cancello il mentecatto?

  • anonimo

    Divertente il dibattito sull' energia dell' astronave.
    Che vuoi metterla davvero in orbita con un'esplosione nucleare?
    Lo troverai l'equipaggio per una simile astronave?
    Disponendo di un vento che viaggia alla velocità della luce, basta aumentare la velatura per aumentare la velocità….

    Consideriamo che a Fukushima si è dovuto evacuare il territorio per qualche secolo per un raggio di trenta km dalla centrale, essendo la centrale sulla costa, metà di quest'area è in mare, ed il vento soffiava verso li, dimezzando così i danni grossolani.
    Fosse stata in un isoletta lontana?
    Fosse stata galleggiante in mezzo al mare?
    Fosse stata affondata nel mare?

    Mezzi per ridurre i danni ce ne sarebbero, ma costano!
    Per avere una centrale produttiva bisogna farla in città, per averla sicura affondata a sessanta km al largo della costa.
    Indovinate dove ve la fabbricheranno?
    A Fukushima gli addetti sono rimasti nella centrale collassata a cercare di spegnerla, immaginate come si sarebbero comportati degli addetti italiani!!

  • anonimo

    """ una biglia alla velocità della luce che colpisce una palla di cannone ferma la smuove moooooooolto poco"""

    Errore!!!
    La disintegrerebbe in un nanosecondo, la ridurrebbe allo stato di protoni ed elettroni liberi!!!

    Per questo la stazione spaziale e gli oggetti in orbita temono moltissimo i detriti spaziali, una mimima briciola può fare danni enormi, e siamo molto al di sotto della velocità della luce!

  • anonimo

    Ah, ma anche i giovani hanno visto spazio 1999 (magari non tutto ma lo hanno visto). Qualche anno fa, prima che bruciasse il Columbia, la NASA aveva progettato una missione su Marte che prevedesse propellente nucleare. Se l'esplosione avviene nell'apposita camera e lontano dalla Terra non ci dovrebbero essere problemi di scorie. Poi, come sappiamo, ci sono stati molti tagli e la tragedia dello shuttle perciò c'è stato un clamoroso regresso.
    L'idea delle nanotecnologie che ricavano minuscole porzioni di energia da praticamente tutto può funzionare anche se c'è un piccolo scoglio da superare, ovvero l'entropia. Un esercizio che mi fecero fare il primo anno di università mostrava come il calore contenuto in un lago gelato fosse sufficiente a far bollire un piccolo pentolino d'acqua. Il problema è che concentrare tutto quel calore è un'operazione innaturale che costa ulteriore energia (infondo il frigorifero fa circolare il calore dal freddo verso il caldo, in modo contrario alla natura "usuale" però per farlo consuma l'energia elettrica). Qualora non si potesse fare abbiamo ancora diversi assi nella manica: l'universo è pieno di energie spaventose e misteriose, dobbiamo solo conoscerle studiando l'intimità della materia. Le reazioni nucleari sono solo la punta dell'iceberg.

    Ema

  • anonimo

    """ps: capito perché cancello il mentecatto?"""

    No Berlicche!!!
    Quello cui ti riferisci sopra non è il vero Mara nada, ma qualche ragazzino (Lo si capisce dalla fisica applicata) che si spaccia per me, chiaro che per chi è abituato a calcolare il valore delle idee a seconda di chi le presenta si ritrovi un attimo in difficoltà!
    Io ritengo che qualsiasi idea abbia la forza della propria verità in se stessa, trovo quindi del tutto superfluo e fuorviante indicare chi l'ha scritta..
    Qui ci sono idee contraddittorie espresse in vari modi, sta a te scegliere le accettabili e scegliere se ignorarle !!!
    Per tuo e mio reciproco arricchimento personale!

  • ClaudioLXXXI

    # 29 Federico: puoi ben parlare anche di Odifreddi e Veronesi…
    gli incendi durano poco, ma in quel poco possono ammazzarti!

    #33 Giovanni: cosa significa "morti per TWy" ?

    #42 Berlic: altro che razzi nucleari, in Italia manco un'autostrada riusciamo a fare. Ce lo sogniamo l'impero galattico…

  • anonimo

    Comunque, nessun tipo di motore nucleare potrebbe sollevare una navicella da terra, potrebbe solo spingerla nello spazio..
    E poichè funzionerebbe a Torio od Americio non ci si potrebbero fare bombe atomiche, sarebbero quindi persi i finanziamenti dalla difesa…
    E quindi non glie ne importa un C… a nessuno.

  • AlphaT

    Applausi convinti al racconto.
    Ma sono l'unico che quando si è delineato il dibattito, sentendo dello spassosissimo IPCC della pietra, si è detto tra sè e sè: "Io lo concluderei rivelando che questi sono i Neanderthal…"?
    Si vede che ci intendiamo al volo su queste cose.
    Sono anni che ai relativisti dico che a ragionare come dicono loro, non avremmo ancora scoperto il fuoco. Tu questa cosa l'hai trasformata in un racconto godibilissimo.
    Però, nei commenti, il discorso è stato un po' troppo incentrato sul nucleare, che non è che una delle possibili situazioni di oggi su cui riflettere alla luce dell'allegoria.

    Tra i LOL, devo dire che se un malcapitato si sposa una che si chiama Cagna-che-si-accuccia, poi non si deve stupire delle conseguenze, è già un cornuto in potenza…

    Scopro ora un argomento del tutto nuovo contro il nudismo: l'orina sulle gambe dei vicini in caso di spavento.

    Peccato che certi commenti rovinino la resa generale della pagina. Come minimo eliminerei gli anonimi.

  • AlphaT

    Segnalo un refuso: uno non viene colto in fragrante, a meno che col fuoco non ci stesse cuocendo del pane…

  • ClaudioLXXXI

    AlphaT: grazie, il refuso è bellissimo , che fosse un lapsus freudiano? Merita di essere lasciato lì dov'è.

    L'IPCC della pietra, c'è davvero, solo che si chiama Pannello Intertribale sul Cambiamento Ligneo… E mi stupisce che nessuno abbia segnalato il gioco di parole sul nome di Alce-di-sangue-rappreso: pensavo fosse evidente, ma si forse lo è solo per chi come me è appassionato di film splatter e affini (ok, adesso è proprio palese )

    Commenti anonimi: basta ignorarli. Sono convinto che anche eliminarli sia un'attenzione che non meritano, e che chi li lascia sotto sotto goda a vedermi sprecare tempo nel cancellarli, una soddisfazione che da me non avrà. Non ragionam di lor, ma guarda e passa.

  • anonimo

    Capisco Claudio, questo è un blog libero, si accettano tutti i commenti ma vi prego di non considerare chi non è d'accordo!!!
    Una più fine forma di censura non c'è che dire!
    E' proprio così che si fa dibattito no?

    Mara nada.

  • anonimo

    Con il solare i neomaltusiani ci uccidono per fame.

    Ma non c'era il problema della fame nel mondo una volta?

    Mah

  • orsopio

    "(a volte questa cosa mi inquieta, dico sul serio: penso di aver avuto un'idea "originale" e poi scopro che c'era già in qualcosa che avevo già letto e poi dimenticato; ho il terrore di commettere un plagio bello e buono senza rendermene conto!)"

    non preoccuparti, disse uno (byron, me pare) che l'opera lirica è "quella forma di spettacolo musicale in cui il tenore e il soprano andrebbero a letto insieme ma il baritono non vuole". e a ben vedere dai tempi di paride elena e menelao – e di achille briseide e agamennone – la letteratura è tutta così.

    bel racconto, continua.

    (resto antinuclearista: dai tempi di neanderthal il contenitore è rimasto costante, ma sono aumentati gli utilizzatori e le potenze…)

  • ClaudioLXXXI

    Beh grazie.

    Comunque,
    Alce-di-sangue-rappreso –>

    sangue rappreso = gore –>

    pensavo che fosse facile!!!

  • anonimo

    """Commenti anonimi: basta ignorarli. Sono convinto che anche eliminarli sia un'attenzione che non meritano, e che chi li lascia sotto sotto goda a vedermi sprecare tempo nel cancellarli, una soddisfazione che da me non avrà. Non ragionam di lor, ma guarda e passa."""

    Non ho mai trovato confessione più chiara che quelli che difendi sono valori Limitati  e Relativi.
    Decidi a priori con chi discuterli, quindi nulla di assoluto nel tuo pensiero!
    Il fatto stesso che escludi qualcuno prova che non è assoluto.

Ciao. Se vuoi commentare, accomodati. Non c'è bisogno di nome o e-mail, non c'è approvazione preventiva, no censura. Hai il libero arbitrio e io lo rispetto, anche se potresti usarlo male. Ricorda però che la libertà implica la responsabilità. Se sei un troll, ignorerò i tuoi commenti - a meno che tu non faccia un flood. Se pensi che quel che dico è sbagliato, fammelo notare. Attenzione però, perchè chiunque tu sia, se non sei d'accordo con me, proverò a convincerti del contrario. Qui il dialogo non sono belle chiacchiere per scambiarsi "secondo me" e sentirsi più buoni e tolleranti: qui il dialogo serve a cercare, trovare, amare la Verità.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: