Elogio del dubbio

ELOGIO DEL DUBBIO

 
Sorpresi, eh?
 
In un post precedente ho trascritto una storiella didascalica raccontata dallo scrittore David Foster Wallace durante un discorso di fronte a dei neo-laureati. Devo purtroppo constatare che nei commenti successivi il significato della storia è stato quasi completamente ignorato o frainteso.
Vediamo cosa diceva Wallace nel suo discorso:
 
È facile analizzare questa storiella secondo i criteri classici delle scienze umanistiche: la stessa identica esperienza può significare due cose completamente diverse per due persone diverse che abbiano due diverse impostazioni ideologiche e due diversi modi di attribuire un significato all’esperienza. Siccome diamo grande valore alla tolleranza e alla diversità ideologica, la nostra analisi di stampo umanistico non ci consente nel modo più assoluto di dire che l’interpretazione dell’uno è vera e quella dell’altro è falsa o disdicevole. Il che va benissimo, solo che così facendo trascuriamo puntualmente l’origine di tali impostazioni e credenze individuali, la loro origine, cioè, all’interno di quei due tizi. Quasi che l’orientamento di fondo di una persona rispetto al mondo e al significato della sua esperienza fosse cablato in automatico, come l’altezza o il numero di scarpa, o assorbito dalla cultura come la lingua. Quasi che il nostro modo di attribuire un significato non fosse questione di scelta personale e deliberata, di decisione consapevole.

Messa così, potrebbe sembrare una specie di elegia del relativismo: c’è chi la pensa in un modo, c’è chi la pensa in un altro, stop. Ma vediamo come continua.
 
C’è poi la questione dell’arroganza. Il non credente liquida con estrema petulanza e sicumera l’eventualità che gli eschimesi avessero qualcosa a che fare con la preghiera di aiuto. D’altro canto i credenti che mostrano un’arrogante sicurezza nelle loro interpretazioni non si contano nemmeno. E forse sono anche peggio degli atei, almeno per la maggior parte di noi qui riuniti, ma il fatto è che il problema dei dogmatici religiosi è identico a quello dell’ateo della storiella: arroganza, convinzione cieca, una ristrettezza di idee che si traduce in una prigionia completa al punto che il prigioniero non sa nemmeno di essere sotto chiave. Il punto secondo me è che il mantra delle scienze umanistiche – «insegnami a pensare» – in parte dovrebbe significare proprio questo: essere appena un po’ meno arrogante, avere un minimo di «consapevolezza critica» riguardo a me stesso e alle mie certezze… perché un’enorme percentuale delle cose di cui tendo a essere automaticamente certo risultano, a ben vedere, del tutto erronee e illusorie. Io l’ho imparato a mie spese e altrettanto, ho il sospetto, toccherà a voi.
 
Questo cambia decisamente la prospettiva.
Il problema dell’ateo della storia è molto semplice: non sa o non vuole dubitare. Di fronte a quella che potrebbe essere o non essere una coincidenza, non si interroga minimamente, non mette in discussione le sue certezze (anche se forse lui le chiama “opinioni”, fa più modesto), non si chiede se la verità sia da qualche altra parte, insomma non ha il minimo dubbio. Lui sa già che Dio non esiste e che “tutta quella roba” non è vera; la sua preghiera disperata viene archiviata come un momento di debolezza, il giusto ordine del mondo (Io Ateo Intelligente. Tu Credente Cretino) viene ripristinato, e basta. Tutto torna come prima.
Se avesse dubitato. Se avesse preso davvero in considerazione quell’altro punto di vista, la possibilità che ci fosse Qualcuno che lo ha ascoltato. Se.
 
Che cosa sarebbero gli uomini senza la capacità di dubitare, di questionare le loro certezze pregresse, di cambiare idea? Sarebbero incatenati per sempre alla stessa visione del mondo, a prescindere dal suo essere vera o falsa. Un automatismo inamovibile, ineluttabile come la lingua d’origine che abbiamo imparato da bambini o i tratti genetici che abbiamo ereditato dai nostri avi. Una prigione invisibile, indistruttibile, inescapable. Non ci sarebbero conversioni, non ci sarebbero missionari, la Chiesa non sarebbe mai esistita. Sarebbe un mondo terribile. In un mondo così io non sarei mai diventato, da anticlericale che ero, cattolico. Brrrr.
Mi rendo conto che può suonare bizzarro, ma leggendo i Vangeli mi pare di trovare vari esempi positivi di dubbio, di gente che mette in discussione il vecchio modo di pensare per interrogarsi sulla persona e sulle parole di Gesù:
 
«Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?»
«Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?».
«Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?»
Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?».
Quello si alzò e subito presa la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!»
Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?».
«Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?»
«Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai?
«Come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?»
«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?»
 
Dubitare. Dubitare. Dubitare.
Ma che cos’è davvero il dubbio?
Oggi siamo circondati da filosofi alla moda che si riempiono la bocca sull’importanza del dubbio, anzi del Dubbio. Il dubbio è bene, perciò dobbiamo dubitare di tutto. Bisogna mettere tutto in discussione, sempre. Le certezze assolute uccidono, solo il relativismo salva la democrazia.
Che montagna di stronzate. Che clamoroso inganno. Che trucco fantastico per non capire e non far capire proprio un cazzo di niente sul mondo e sulla vita.
Il dubbio non serve a dubitare e basta: serve a passare da una presunta verità ad una verità effettiva. Il dubbio è un mezzo, non è un fine; è un processo, non è uno stato; è un viaggio, non è una destinazione. Il dubbio è il bulldozer che spiana le macerie di un vecchio palazzo, affinché si possano costruire solide fondamenta per quello nuovo. Il dubbio è la vanga che smuove le zolle di terra di un campo incrostato di false certezze, affinché il seminatore possa piantare nel profondo il seme che porta molto frutto. Il dubbio è l’anticorpo che cura la malattia, affinché il malato possa guarire e stare bene senza più medicine.
Quando sento il relativista medio vantarsi di non avere certezze ma solo dubbi, e vedo la gente intorno annuire con ammirazione (è così modesto…), mi sembra di sentire qualcuno vantarsi di essere perennemente malato e farmacodipendente; vedo un homeless orgoglioso di viaggiare sempre e non arrivare mai; sbriciolare la roccia per abitare torri di sabbia, zappare il pomeriggio per sradicare ciò che si è seminato la mattina, eccetera eccetera. Le metafore non sono abbastanza per esprimere l’assurdo e  la ridicolaggine del dubbio eretto a sistema totale.
Se il dubbio è il contrario dell’arroganza, allora il vero dubbio è umile. Non si bulla della propria grandezza e non erige statue a sé stesso. A volte non bussa prima di entrare, ma saluta sempre tutti prima di uscire. Fa quello che deve fare e quando ha finito si fa da parte e guarda soddisfatto il risultato. Il dubbio è l’apripista di sua sorella maggiore, che è la verità.
Avercene più spesso, dubbi così.
 
 
Dio mio, ti ringrazio perché mi hai fatto capace di dubitare. Quando ero lontano da te e non ti conoscevo, ero intrappolato nelle certezze sbagliate di un edificio intellettuale in rovina. Dei dubbi me ne hanno fatto vedere le crepe, dei dubbi mi hanno indicato la via di fuga, dei dubbi mi hanno condotto fino a te. Ho dubitato, ho dubitato, ho dubitato, e alla fine ho trovato la verità indubbia: ho trovato te, e in te ho trovato anche me stesso.


47 responses to “Elogio del dubbio

  • guercio89

    bellissimo post!
    a proposito claudio hai per caso visto il film Il dubbio?
    se non l'hai visto te lo consiglio perchè rende perfettamente l'idea

  • anonimo

    Il nostro Claudio adesso è arrivato alla Verità Effettiva e non dubita più. E' diventato uguale a quell'ateo della storiella di Wallace.

  • anonimo

    All'apologeta cattolicista molto piace il dubbio quando è quello dell'ateo (ma non quello dell'agnostico, evidentemente, il quale permane nel dubbio e, non volendo fare un passo più lungo della gamba, non perviene ad alcuna verità effettiva, la quale è cosa più ambigua e indefinita si possa pensare). Quando il dubbio è quello del credente che comincia ad abbandonare la credenza in dio, per l'apologeta cattolicista si tratta di errore, di grave corruzione della fede, di indebolimento della morale, della ragione, della senso della vita, magari.
    Si tratta di un doppiopesismo assai diffuso ed irritante, che altri chiama paraculismo.

  • cecilia2day

    Grazie.
    Se me lo consenti, ho impostato una bozza con la parte che preferisco di questo post, ed ho tutta l'intenzione di ri-pubblicarlo.

  • ago86

    Su internet si incontrano infinite persone che dicono "la mia unica certezza è il dubbio", ma non dubitano mai di essere intelligenti o di essere nel giusto.

    Sai che Umberto Eco, in una sua vecchia intervista con Vittorio Messori, disse "dubito di tutto, anche di dubitare"? Mi chiedo se dubiti anche degli assegni dei suoi diritti d'autore.😀

  • cinas

    e quale Verità? Perchè siete in tanti, ma proprio in tanti, a vendere Verità Assolute.
    Da Robespierre a Stalin, da Allah a Dio, da Jahvè a Buddha, ognuno  proclama la Sua Verità.
    Poi, nella storia, per affermare la Propria contro le altre si ammazzano un po' di persone (ma tanto "Dio riconoscerà i suoi", oppure abbiamo le 99 vergini o quanto sono, o uno dei tanti Paradisi assortiti, no? o anche l'imperituro ricordo del Proletariato) ma quelli sono errori, deviazioni.
    La "mia" Verità èquella più Vera di tutte, no?

  • anonimo

    Sai che Umberto Eco, in una sua vecchia intervista con Vittorio Messori, disse "dubito di tutto, anche di dubitare"? Mi chiedo se dubiti anche degli assegni dei suoi diritti d'autore.

    Non hai capito la boutade.

  • ago86

    Claudio, permetti che risponda al commento #7, in fin dei conti è solo spiegare una battuta. Concedimi questo commento, non ne farò altri di replica sullo stesso argomento

    Umberto Eco afferma "dubito di tutto, anche di dubitare". Quindi, a rigore, se dubita di tutto tutto, dovrebbe dubitare anche del fatto che qualcuno gli manda gli assegni. La battuta è nel fatto che quando si tratta di soldi, non ha alcun dubbio. Insomma, non dubita proprio di tutto tutto.

  • anonimo

    @ago86, trattandosi di una boutade il ragionamento "a rigore" è patetico. Vuoi che Eco non sia consapevole delle conseguenze se si dovesse prendere alla lettera quella sua frase? Pensi di essere intelligente e brillante nel esplicitare una consequenzialità ovvia? Ma una battuta non richiede questo trattamento da pedante col cervello a senso unico. Una battuta si fonda anche sul paradosso, e quella di Eco è volutamente paradossale.
    E adesso arrivi tu a spiegare l'ovvio ma, al contempo, facendo la figura del cioccolataio, perché di ancor più ovvio c'è che le battute non vanno prese sul serio.

  • Faber18

    Caro Claudio! Approfitto per farti un caro saluto!
    Personalmente ho vissuto quello che tu descrivi in chiusura del tuo bel post. Prima Il dubbio era per me la posizione più saggia e anche, diciamolo, più comoda. Il dubbio radicale permette di godere di tutti i privilegi ed evitare le fastidiose implicazioni in campo morale che una verità oggettiva inevitabilmente comporta. Quando il mio "dubbio" è andato in crisi è stato per me come se il pavimento cominciasse a sgretolarsi, si stava facendo strada in me l'idea che una Verità esistesse prima del mio dubbio. I caratteri di questa verità non erano quelli di un'idea ma quelli di una presenza personale.
    Devo dire che da quel momento, al contrario di quello che pensavo prima, per me è iniziata la vera ricerca, cioè dal momento che ho capito che esisteva una verità da cercare, non un concetto da comprendere ma una presenza reale da frequentare, la verità non come un punto d'approdo ma di partenza. La tentazione è di appropriarsi di una verità che ultmamente non ci appartiene e che possiamo solo servire.
    A presto!

  • anonimo

    Perfettamente inutile Claudio!
    Anche se cerchi disperatamente qualcosa a cui aggrapparti quel qualcosa non c'è.
    Non è che  "Ci sei"  perchè qualcuno te lo ha detto, anche se questa idea ti da un estremo piacere è falsa!
    Se non ci credi descriviti, trovati, se riesci a trovarti scrivilo qui quel che sei!
    Facci compartecipi!
    Ti sei solo falsamente rassicurato!

    Mara nada

  • anonimo

    """Siccome diamo grande valore alla tolleranza e alla diversità ideologica, la nostra analisi di stampo umanistico non ci consente nel modo più assoluto di dire che l’interpretazione dell’uno è vera e quella dell’altro è falsa o disdicevole. Il che va benissimo, solo che così facendo trascuriamo puntualmente l’origine di tali impostazioni e credenze individuali, la loro origine, cioè, all’interno di quei due tizi. Quasi che l’orientamento di fondo di una persona rispetto al mondo e al significato della sua esperienza fosse cablato in automatico, come l’altezza o il numero di scarpa, o assorbito dalla cultura come la lingua. Quasi che il nostro modo di attribuire un significato non fosse questione di scelta personale e deliberata, di decisione consapevole."""

    Un mio anziano professoredi scienze mi diede quand'ero giovane una lezione che non dimenticherò mai.
    Venne in classe una volta e cercò di spiegarci come si formano le conoscenze, ci disse che chi non sa niente di un argomento registra direttamente come conoscenza la PRIMA cosa che gli viene detta su un argomento.
    Ci informò alla fine della lezione che la prossima volta ci avrebbe spiegato quegli animaletti monocellulari che sono i lieviti.
    Tenne regolarmente la sua lezione la volta sucessiva, spiegandoci giustamente che i lieviti erano funghi, e si dilungò molto nello spiegarlo.
    Un paio di lezioni dopo fui interrogato, e mi chiese: "Che cosa sono i lieviti?" Nella foga giovanile risposi di getto: animaletti monocellulari!!
    Mi zittì con lo sguardo, e si rivolse alla classe, passarono alcuni minuti prima che qualcuno trovasse la risposta esatta! Eravamo stati cablati in automatico!

    Sei sicuro Claudio di non aver solo registrato per verità la prima cosa che hai sentito, della quale poi eri giunto a dubitare, nella quale sei poi tornato a rassicurarti?

    Notevole comunque, se lo condividi davvero, in fatto che riconosci
    che l'origine dei significati ("impostazioni e credenze individuali"),
    siano all' interno degli individui, non verità assolute.

    Difficilmente riuscirai a convincere un lupo che la giovinetta che si bagna nello stagno sia altro che un buon pasto!!

    Sii poi più preciso con i termini, un anticlericale non è un anticristiano, anzi!!!

    Mara nada

  • anonimo

    """Se non ci credi descriviti, trovati, se riesci a trovarti scrivilo qui quel che sei!
    Facci compartecipi!"""

    Se ti fa male pensare a te in questo modo, possiamo cercare l'essenza di un oggetto qualsiasi, una penna per esempio, fammi ti prego l'esempio dell' essenza di penna!!

    Mara nada

  • anonimo

    @6: Cinas..
    Impreciso, il Buddha ti dice di cercartela, ti da i mezzi, ma devi trovarla tu!

    Mara nada

  • anonimo



    Se il dubbio è il contrario dell’arroganza, allora il vero dubbio è umile. Non si bulla della propria grandezza e non erige statue a sé stesso. A volte non bussa prima di entrare, ma saluta sempre tutti prima di uscire. Fa quello che deve fare e quando ha finito si fa da parte e guarda soddisfatto il risultato. Il dubbio è l’apripista di sua sorella maggiore, che è la verità.

    Io sono d'accordo, e soprattutto sono d'accordo sul fatto che il dubbio è concorrenziale all'umiltà (guardacaso è esattamente quello che tento di spiegare a Berlicche ogni volta (sono molto ripetitivo, lo so, sorry)).

    Se il dubbio è il contrario dell’arroganza, allora il vero dubbio è umile. Non si bulla della propria grandezza e non erige statue a sé stesso. A volte non bussa prima di entrare, ma saluta sempre tutti prima di uscire. Fa quello che deve fare e quando ha finito si fa da parte e guarda soddisfatto il risultato. Il dubbio è l’apripista di sua sorella maggiore, che è la verità.

    Io ho trovato questa frase di Eco molto umile, appunto nn sa se il suo dubbio è un dogma o meno…

    F Fasullo.

  • anonimo

    Sarebbe il caso di stabilire cosa si intende per  Verità, e se è una o più di una……

    Mara nada

  • AlphaT

    Molto bello. Mi ricorda un esempio che avevo pensato parecchi anni fa contro l'idolatria del dubbio. Certo che se non le scrivo…
    Ammiro le piante pioniere, come le canne, che riescono a colonizzare terreni impraticabili, sabbiosi. Alla lunga, il terreno migliora e diventa adatto a far crescere sempre più piante, e alberi. Ma qui c'è gente che si ferma alle canne, fiera.

    Cambiando discorso. Posso metterti il dubbio che forse è meglio cassare i commenti anonimi o trollosi?

  • ClaudioLXXXI

    #1 guercio
    Cavolo, no! Vuoi dire questo?

    #3 anonimo
    Perchè paraculismo?
    (e poi, perchè "cattolicista"?)
    Se capisco bene, il tuo discorso si basa su quel mito della neutralità ideologica che è un inganno. Cioè sarei un paraculo perchè dico che dubitare di X (falso) è bene, mentre dubitare di Y (vero) è male.
    Ma se esistono il vero e il falso, allora è chiaro che abbandonare la verità è un regresso, mentre abbandonare il falso è un progresso.
    Il problema, ovviamente, è capire cosa è vero e cosa è falso.
    E' il caso di fare una precisazione che non ho fatto nel post. Ho paragonato il dubbio al farmaco che ci aiuta quando siamo malati (cioè siamo imprigionati in false certezze, di cui dobbiamo dubitare per uscirne). Ovviamente la cosa migliore sarebbe non essere proprio ammalati, cioè essere da subito nella verità e restarci tranquillamente vita natural durante. Una fede così è una vera e propria Grazia (il cristianesimo non è semplicemente un sistema concettuale da vagliare al microscopio intellettuale, ma è anche l'effetto di una cosa chiamata Grazia, dell'azione di Qualcun altro).
    Questa però non è l'esperienza che ho fatto io, e non so neppure se sia l'esperienza oggi più diffusa tra i cattolici. In realtà penso (ma potrebbe essere una mia proiezione) che un qualche dubbio capiti a tutti.
    Sospetto peraltro che un dubbio, quella cosa che Wallace chiama "consapevolezza critica", non necessariamente sia l'inizio di un'apostasia. Esiste un interrogarsi e meditare che non sfocia nel negare la verità di qualcosa, ma al contrario nel rafforzare questa verità, proprio perchè è uscita indenne da una serie di possibili obiezioni poste da colui che si è interrogato. Perlomeno è una cosa che è successa a me, quando già mi ero convertito, ma avevo ancora una fede gracile: c'erano ancora una serie di cose che non mi convincevano appieno, e su cui questionavo e meditavo. In effetti (e me ne sono accorto solo col senno di poi) proprio quel meditare e interrogarsi è servito a irrobustire la mia fede, proprio quel dubbio – forse non è la parola più adatta, si presta a fraintendimenti, ma ora non me ne viene in mente una migliore – quel dubbio ha fornito l'occasione allo Spirito Santo per iniettarmi un altro po' di grazia.

    (Lucyette mi ha appena raccontato dei bollandisti, gesuiti che vagliavano criticamente le agiografie dei santi per depurarle dei particolari inventi che si erano aggiunti nei secoli. Nel loro caso, la "consapevolezza critica" non portava all'apostasia, ma a un rinvigorimento della fede)
    (certo se pensiamo a molti gesuiti di oggi… )

  • ClaudioLXXXI

    #6 cinas, certo che siamo in tanti… ci sei anche tu, vedi.
    Non hai ammazzato nessuno (toh, un'altra cosa che abbiamo in comune), ma la tua Verità te la tieni ben stretta: tu hai ragione e tutti quegli altri, Robespierre Stalin i papi eccetera, avevano torto.

    #8 ago86, te l'avevo detto di ignorare i commenti trollosi…
    (magari non è esattamente un troll, ma se non si firma poi non si lamenti se lo scambio per tale)

    #10 ciao Faber!
    sono contento che puoi portare un contributo personale a quello che ho provato a spiegare.
    Penso che noi cattolici "di ritorno" possiamo apportare alla Chiesa un "plusvalore", rispetto a chi non ne è mai uscito, che in ultima analisi "giustifica" (nel senso che Dio scrive dritto sulle righe storte e trae dai mali beni più grandi) il nostro esserne stati fuori.

    #18 AlphaT
    Ah, è un dubbio che mi è venuto spesso. Ma no, io su questo blog non censuro nessuno. I commentatori hanno il libero arbitrio e lo usano. I lettori leggono e giudicano.

  • cinas

    Ma no, Claudio. Io sono disponibile a cambiare idea. Mi basta una risposta logica a perché c’è il dolore. Al perché ci sono i terremoti. O anche una presenza effettiva e abbastanza inconfutabile di Dio. Che ne so, durante la finale dei mondiali rugby appare la Madonna e dice pentitevi!. Certo che se continua ad apparire a pastorelle semideficienti … Insomma applico il criterio di falsificabilità di Popper. (Ti dirò di più: una volta ho letto sul mio blog una rarissima argomentazione contro l’aborto che ho trovato estremamente efficace, dal punto di vista logico. Ho dovuto parzialmente rivedere alcune idee).
    E invece. quale sarebbe per te il fatto che ti porterebbe a cambiare idea? O non esiste nulla e niente?
     
    E comunque, ammesso e non concesso che la mia sia una Verità, io mica mi metto a dire che se non ti penti vai all’Inferno, eh. Mica ti minaccio di peccati mortali. Una volta che rispettate le leggi, per me va bene. Se poi volete baciare l’anello a un vecchietto che ritenete infallibile, o non mangiare carne di maiale, o non bere vino o fare poco sesso, affari vostri. Mi dispiace soltanto quando cercate di imporre in qualche maniera le vostre idee al resto del mondo. Quando volete impedire, ad esempio, che io decida della mia vita ora per  allora.
    Tutto lì.

  • anonimo

    @Claudio
    Perchè paraculismo?
    Perché il dubbio che tu elogi non è simmetrico, è un senso unico che ha già identificato l'errore e la verità in modo certissimo. Il dubbio che elogi è quello dell'ateo che si ricrede e trova la verità in Cristo. E il contrario no?

    (e poi, perchè "cattolicista"?)
    Se ci sono laici e laicisti, ci saranno ben anche cattolici e cattolicisti.

    Se capisco bene, il tuo discorso […]
    Il problema, ovviamente, è capire cosa è vero e cosa è falso.

    Appunto, e se è un problema, non ti resta il dubbio che la verità che credi di aver raggiunto possa non esserlo? Ti farai altre domande, magari accettando di buon grado la possibilità di essere in errore nella fede? Puoi concepire che, in fondo, dio può anche non esserci?

    E' il caso di fare una precisazione che non ho fatto nel post. Ho paragonato il dubbio al farmaco che ci aiuta quando siamo malati (cioè siamo imprigionati in false certezze, di cui dobbiamo dubitare per uscirne).
    Converrai che talvolta si può sostenere una verità ma per le ragioni sbagliate. Si dovrebbe provare a cercare ragioni corrette per sostenere quella verità prima di abbandonarla.
    Si può altresì commettere l'errore che, se i motivi che sostengono la verità x in realtà non la sostengono, allora x è falsa quindi è vero il suo contrario.
    Esempio. Se dico che la terra ha un moto diurno sul suo asse e che la prova sono le maree, dico la verità ma per le ragioni sbagliate. Quando scopro che le ragioni sono sbagliate e concludo che la terra non gira sul suo asse di moto diurno, sto commettendo un errore più grave del primo (perché almeno prima sostenevo una tesi corretta in modo imperfetto, adesso finisco per sostenere una tesi falsa).
    Insomma, il dubbio è buono ma si può amministrare male.

    Ovviamente la cosa migliore sarebbe non essere proprio ammalati, cioè essere da subito nella verità e restarci tranquillamente vita natural durante. Una fede così è una vera e propria Grazia (il cristianesimo non è semplicemente un sistema concettuale da vagliare al microscopio intellettuale, ma è anche l'effetto di una cosa chiamata Grazia, dell'azione di Qualcun altro).
    Quel concetto di grazia vien fuori da un vaglio intellettuale alquanto movimentato, e non ne consegue per naturale deduzione, quanto più per costruzione. Bisogna salvare i fenomeni e si inventa un concetto ad hoc. La grazia è uno di questo. Almeno secondo il mio punto di vista che tu, da credente, puoi ben non condividere.

    Sospetto peraltro che un dubbio, quella cosa che Wallace chiama "consapevolezza critica", non necessariamente sia l'inizio di un'apostasia. Esiste un interrogarsi e meditare che non sfocia nel negare la verità di qualcosa, ma al contrario nel rafforzare questa verità, proprio perchè è uscita indenne da una serie di possibili obiezioni poste da colui che si è interrogato.
    A me pare che Wallace elogi un dubbio tuttaltro che costruttivo o di vaglia. Wallace, e mi pare ben chiaro il suo messaggio, si fa latore di un relativismo si sfondo, un relativismo inestirpabile dovuto al fatto che ciascuno si sente al centro dell'universo (cosa naturale, il cervello è fatto così, la propria coscienza è l'unica cosa che si percepisce davvero come tale, quella altrui ci perviene attraverso la nostra stessa coscienza, mai in forma pura) e tende a conformare l'intera realtà a sé stesso. Wallace sostiene, giustamente, che la prospettiva va ridimensionata e ridotta, ma non postula che possa esistere una verità più vera della altre, un punto di vista più oggettivo o moralmente giustificato. La gente che vede attorno a lui, indaffarata in attività che disprezza, in fondo potrebbe avere buone ragioni per quello che fa, e quelle ragioni sembrano buone senz'altro a loro, dal loro personale osservatorio. Per Wallace non c'è la Verità né può esserci, sembra che tutti, nel loro piccolo, abbiano delle buone ragioni, anche reciprocamente contrarie, non c'è contraddizione perché non c'è l'Assoluta Verità che faccia da criterio. Rileggi tutto il suo scritto e capirai.

    In effetti (e me ne sono accorto solo col senno di poi) proprio quel meditare e interrogarsi è servito a irrobustire la mia fede, proprio quel dubbio – forse non è la parola più adatta, si presta a fraintendimenti, ma ora non me ne viene in mente una migliore – quel dubbio ha fornito l'occasione allo Spirito Santo per iniettarmi un altro po' di grazia.
    Chi ti dice che quelle risposte siano corrette al di fuori dei tuoi personali bisogni? Chi ti dice che, senza offesa, tu sia in davvero in grado di capire se le risposte che ti sei dato siano oggettivamente risposte corrette? Non ti coglie il dubbio che le tue ragioni siano buone per te che osservi gli altri, e che magari gli altri avrebbero altrettante buone ragioni per pensare assai diversamente?
    Impersonati nel narrato da Wallace al supermercato, con l'impiegato che osserva quegli altri così diversi. Fatti sorgere il dubbio che magari non sono in errore, che magari lo sei tu.
    Io stesso dubito delle mie, talvolta, comprendo che lasciano ancora aperti molti varchi e prendo atto che non posso essere del tutto sicuro. A te questa certezza dell'incertezza sembra mancare, lo dimostra l'assertività con cui ti esprimi a proposito dei doni di dio o dello spirito santo che ti ha aperto la via a quella che pensi sia la verità.

  • anonimo

    Dimenticato, quando parlo del relativismo di Wallace non intendo sottoscriverlo alla lettera. Non la penso esattamente come lui.

  • guercio89

    claudio
    sisi intendevo proprio quel film… mi piacerebbe sapere che cosa ne pensi se lo vedi

  • berlic

    Ah, che divertimento vedere tanti così certi di dubitare!
    Mai che si riesca a fare cambiare loro idea: chiederanno sempre che venga personalmente Dio a rendere conto delle Sue decisioni.
    E anche venisse e lo facesse, ne dubiterebbero.

  • anonimo

    berlicche e le sue commoventi sciocchezzuole su chi vede e non crede, berlicche e la sua profonda conoscenza delle leggi dell'animo umano e de' suoi accidenti, berlicche sedicente cristiano ha così in odio il suo prossimo che gli nega persino la possibilità di convincersi dopo aver veduto (ma che sia una visione coi fiocchi e i controfiocchi, per dinci, irrefutabile alle obiezioni ragionevoli poiché  – come c'insegna madre chiesa – ci vuole cautela, riflessione e ragionamento prima di gridare al miracolo, giacché è frequente l'errore o l'ingerenza del dimonio)…

    berlicche per il tuo malcelato odio dovrei averti in odio ma farei il tuo stesso sbaglio e perciò io ti perdono e compatisco, poiché non mi è dato sapere se la tua malizia è frutto di sofferenza o di malevola inclinazione.

    va' in pace

  • anonimo

    Però Berlicche è diventato cattolico,
    Claudio prima era ateo..
    Vuoi vedere che abbiamo a che fare con recuperati dalla droga a cura di comunità cattoliche?
    In questo caso, e solo in questo caso, l'avergli imposto un insieme di credenze secondo le quali vivere, che gli consentano di vivere.. avrebbe un senso, rimandando qualsiasi possibilità di sviluppo ulteriore a prossime vite!

    Mara nada

  • anonimo

    Berlicche, la luce cos'è, i fotoni sono particelle od onde?
    Qual'è la verita?
    E gli elettroni?
    Ci sono due verità?
    Sostieni che c'è la verità, che significa essere in questo caso?

    Mara nada

  • ClaudioLXXXI

    #21 cinas
    sarei curioso di sapere qual era questa rarissima argomentazione efficace contro l'aborto…
    ok cinas, supponiamo che domani in mondovisione appare la Madonna e segna un touchdown.
    Ma secondo te, seriamente, quali reazioni ci sarebbero?
    a) oggigiorno con gli effetti speciali si inventano di tutto
    b) allucinazione collettiva, magari un gas diffuso nell'atmosfera
    c) complotto, alieni, eccetera
    Dopodichè, passata una generazione, quelli che non hanno sperimentato direttamente la cosa già comincerebbero a dubitare. Passati cent'anni, ci sarà una pagina su wikipedia, per quel che vale.
    E i cinas del futuro diranno quello che tu dici adesso.
    Tu credi oggi al miracolo del sole? Credi oggi alla gamba ricresciuta di Miguel Juan Pellicer?

    Mah, a volte mi sono chiesto quali sarebbero i fatti di fronte ai quali non potrei far altro che alzare le spalle e dire "cavolo! Allora il cattolicesimo era una sòla! D'HO!!!"
    Che so, viaggio indietro nel tempo e scopro che Gesù era un truffatore.
    Oppure si scopre che l'umanità è un esperimento di ingegneria genetica degli alieni.
    Oppure mi appare Allah e mi dice "ehm, guarda che la religione giusta è l'islam. Adesso sottomettiti o t'ammazzo" (in tal caso però non so se mi convertirei. a me un dio dispotico tipo Allah non piace proprio.)
    Insomma, roba simile.
    Tuttavia, finora nessuno di tali eventi si è verificato. Anzi gli eventi degli ultimi dieci anni della mia vita mi spingono proprio verso il cattolicesimo.
    Pertanto applico anche io Popper e credo alla Chiesa.

  • ClaudioLXXXI

    #22 anonimo
    non ti resta il dubbio che la verità che credi di aver raggiunto possa non esserlo?
    Chi ti dice che quelle risposte siano corrette al di fuori dei tuoi personali bisogni? Chi ti dice che, senza offesa, tu sia in davvero in grado di capire se le risposte che ti sei dato siano oggettivamente risposte corrette?
    Io stesso dubito delle mie, talvolta, comprendo che lasciano ancora aperti molti varchi e prendo atto che non posso essere del tutto sicuro. A te questa certezza dell'incertezza sembra mancare

    Anonimo, eccerto che mi manca la certezza dell'incertezza. E' una contraddizione in termini.
    Non sono vasto, non contengo moltitudini, non mi piace contraddirmi.
    Ho fatto tutto un post a elogiare il dubbio come mezzo e non fine, processo e non stato, viaggio e non destinazione; adesso tu mi rimproveri precisamente perchè per me il dubbio non è fine a sè stesso, non è uno stato permanente, eccetera.
    Mi sa che giriamo a vuoto.

    Su Wallace, ma sei sicuro tu di averlo capito? Wallace non postula che esista la verità? Ma dove? Vai a rileggere, per favore.
    L'acqua esiste, anonimo. I pesci giovani non se ne accorgono, eppure esiste.
    Guarda: questa è l'acqua.

  • anonimo

    Su Wallace, ma sei sicuro tu di averlo capito? Wallace non postula che esista la verità? Ma dove? Vai a rileggere, per favore.

    La favola dei pesci e dell'acqua sta ad indicare che non sempre riusciamo a cogliere qualcosa di necessario o scontato. Il resto del discorso è tutto incentrato sulla difficoltà di cogliere e comprendere l'altrui punto di vista, le altrui ragioni; noi tendiamo a vedere tutto dalla nostra prospettiva personale come se fosse l'unica vera, l'unica possibile, l'unica sensata. E invece no, c'è una moltitudine di prospettive che non necessariamente convergono alla stessa verità, almeno qualle morale.

    Anonimo, eccerto che mi manca la certezza dell'incertezza. E' una contraddizione in termini.

    Non è una contraddizione, lo sarebbe se avessi detto che "tutto è incerto". Non c'è contraddizione nell'avere la certezza di non avere, al momento, certezze su di un determinato problema.
    Quando un giudice emette una sentenza di assoluzione dubitativa per mancanza di prove sufficienti, non si può dire che abbia certezza dell'innocenza dell'imputato. La stessa sentenza mostra con certezza che vi è dell'incertezza. Non è un gioco di parole. Perché non si può mettere in dubbio che quella sentenza dica certamente ciò che dice e ciò che dice è che non v'è assoluta certezza dell'innocenza dell'imputato.
    Come ho detto, non ho sostenuto che tutto è incerto, per cui non puoi rinfacciarmi alcuna contraddizione (in realtà, quasi tutte le affermazioni assolutiste, nella logica proposizionale, finiscono per essere vittime della consequentia mirabilis).
    Tu sostieni di avere certezza di dio, ma la certezza di cui parli per me non sarebbe sufficiente fondata. E' una tua certezza molto personale e tu dovresti ben sapere che a fondare le certezze personali concorrono non raramente autoillusioni, desideri e volontà di credere. Un induisita, da un punto di vista epistemologico, è certo come lo sei tu dell'esistenza del grande Brahaman. Per me, se c'è una contraddizione, è quella fra te e l'induista. Al massimo uno solo di voi ha ragione, ma può darsi anche nessuno.

  • cinas

    Cludio, io parlo di me. E ti ho detto cosa farei io se succedesse qualcosa che voi dite che succede relativamente spesso.  Tu parli di macchina del tempo  e di alieni …
    Mi sembra chiara la differenza fra la la mia relativa verità e la tua solida Verità.

  • UnPiccoloUomo

    … Poi c'è anche il dubbio che rimane tale, cioè quello che ci riporta alla realtà umana di essere limitati.
    Non parlo di passare da una verità empirica o razionale, ad un ipotesi di verità metafisica…
    Intendo quelle volte che proprio il nostro pensiero è più o meno questo:

    ?

    A volte nel nostro umiliante dubbio irrisolto trova autentico spazio Dio.

    Un saluto🙂

  • anonimo

    Intendo quelle volte che proprio il nostro pensiero è più o meno questo:

    ?

    A volte nel nostro umiliante dubbio irrisolto trova autentico spazio Dio.

    Dio è una ricetta per tutte le salse d'indeterminazione. Il Dio dei buchi e dei dubbi. L'umile non fa un passo più lungo della gamba. Resta il ?, se possibile. Ma non è detto che ad ogni dubbio si debba restare così, ?, si può tentare un'analisi, una spiegazione da verificare. Dio non è una risposta analitica e verificabile, un'analisi seria (filosofica) finisce per escluderlo, una semiseria (teologica) finisce per assumerlo a priori. La verifica esperienziale è quanto di più eterogeneo e soggettivo possa esserci. Ne demolisce più la neuroscienza di quante ne possa inventare l'autoinganno mistico.

  • ClaudioLXXXI

    cinas, perchè questa ironia sulle ipotesi che ti ho fatto?
    Sei così sicuro che siano impossibili o remote? Non sai dubitare?

  • cinas

    Claudio, ho scritto che sono impossibili? Penso che siano molto remote, sì.  molto, molto improbabili. Dubitare non significa bersi qualsiasi cosa, mi pare ovvio.

  • cinas

    Prendo comunque atto che io crederei se vedessi la Madonna (in sintesi) cosa che voi dite che accade piuttosto spesso, mentre tu non rispondi, se non con battutone.

  • ClaudioLXXXI

    Non erano battute. Erano cose che potrebbero ipoteticamente succedere sul serio.
    Stai implicitamente ammettendo che un'apparizione della Madonna è più probabile e verosimile di un viaggio nel tempo o in un contatto alieno. Ne sono soddisfatto.

  • cinas

    no. sto dicendo che io crederei se avvenisse qualcosa che tu creda avvenga. dovrebbe valere l'opposto. ma non riesci a trovarla.
    (continuare a fare l'aspirante cabarettista non serve ad eludere)

  • ClaudioLXXXI

    Cinas, il cabarettismo, come dici tu, era finalizzato a far emergere una tua piccola contraddizione.
    Non basta dimi  che crederesti se avvenisse qualcosa che IO reputo possibile. Non è mica un grande sforzo. Per essere davvero il relativista che pretendi, aperto al dubbio e libero dalle Verità assassine, devi dire che crederesti se avvenisse qualcosa che TU reputi possibile. Se dici

    (1) "x è vera o non è vera"
    AND
    (2) "x è vera se y è vera"
    AND
    (3) "y non è vera"

    allora la (1) diventa "x non è vera".
    Alla faccia del relativismo.

  • anonimo

    Claudio, il tuo argomento è sbagliato. Si può ridurre a:

    1. Se y allora x;
    2. non y;
    ———————-
    3. dunque non x.

    che è una conclusione errata; dal fatto che y sia falso non si può dedurre se x sia vero o falso.

    G.

  • anonimo

    però in questa forma:

    x coimplica ("se e solo se") y
    non y
    ———————-
    non x

    è corretta. esempio

    1a. la fede cristiana è vana se e solo se cristo è risorto
    (1b. e se la fede cristiana è vana i cristiani sono i più miserabili fra gli uomini)
    2. cristo non è risorto
    —————————————————————————————-
    3. la fede cristiana è vana (e i cristiani sono i più miserabili fra gli uomini)

    copyright: paolo di tarso

    non ho ben capito che cosa dovrebbe dimostrare questo sillogismo nei confronti del presunto relativismo di cinas.

    Umano

  • anonimo

    errata corrige:
    "1a. la fede cristiana NON è vana se e solo se cristo è risorto"

    Umano

  • anonimo

    Umano: certo, così è un argomento valido. Ma non è più l'argomento di Claudio.

    G.

  • anonimo

    giusto.
    voglio precisare che, nell'esempio che ho tratto dalle parole di paolo, il fatto che cristo possa essere risorto (premessa 2 falsa) implica che la fede non è vana, ma non implica che i cristiani non possano essere i più miserabili fra gli uomini (la premessa accessoria 1b è un'implicazione semplice!). rofl.

    Umano

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