Totale, non totalitario (1)

Chi non è con me, è contro di me
Mt 12, 30; Lc 11, 23

O con noi o contro di noi
slogan fascista

 Nel precedente post ho citato un brano dove lo scrittore David Foster Wallace diceva che nella vita quotidiana non ci sono atei: o si adora un dio, o si adora un idolo.
Questo perché l’uomo è religioso per natura, cioè ha nel cuore un inestirpabile desiderio di infinito. Quando però questo desiderio infinito rifiuta il trascendente e si rivolge verso un qualcosa che invece è finito, ecco l’idolatria: una qualche droga, il piacere sessuale, la bella sensazione dell’essere ricchi, potenti, intelligenti, superiori agli altri. Non possiamo farne a meno, ne vogliamo sempre di più, non ne avremo mai abbastanza. Il piacere non dà la felicità.
Voglio osservare che non tutti questi piaceri sono intrinsecamente malvagi, anzi molti di essi sono di per sé naturali e legittimi. Lasciamo stare l’esempio del sesso che è un argomento così trito e ritrito da far scendere il latte alle ginocchia, prendiamo per esempio l’intelligenza. Se pensiamo di stare ben messi a cervello, è normale esserne contenti. Sia che lo consideriamo un dono divino o un terno alla lotteria genetica o una qualità che abbiamo faticosamente sviluppato con tanta applicazione, abbiamo il diritto morale di essere contenti della nostra perspicacia e v@ff## a tutta la sbobba retorica postsessantottina pseudoegualitarista antimeritocratica che ha soffocato nella culla scolastica migliaia di talenti. Ma se vi sentite intelligenti e mi state leggendo, allora immagino che anche voi abbiate sbirciato nel Lato Oscuro: il piacere di essere intelligenti diventa troppo facilmente il piacere di essere più intelligenti degli altri. Più loro sono stupidi, più noi siamo furbi. Nessuno può permettersi di farci fessi. Dobbiamo sempre mostrare di sapere le cose, mai ammettere l’ignoranza, mai ammettere un errore, anche a costo di mentire e manipolare. Non possiamo accettare che la nostra intelligenza abbia dei limiti: dobbiamo sapere tutto, oppure fingere di saperlo; dobbiamo capire tutto, e se non possiamo capire qualcosa, allora è perché non c’è nulla da capire. Incontrare qualcuno che è più intelligente di noi sarà uno choc, offesa al nostro orgoglio, cibo per la nostra invidia. Colpisci quel bastardo. Rimettilo al suo posto, sotto di te. Così.
Ecco allora che abbiamo smesso di adoperare l’intelligenza e abbiamo cominciato ad adorarla, trasformando una facoltà che era positiva in una cosa corrotta, chiedendole infinitamente più di quanto possa darci.
Un idolo è qualcosa di finito che è stato gonfiato oltre i suoi limiti.
Il mondo ne è pieno.

 

L’idolo, come Dio ma in un modo diverso da Dio (e nel prossimo post spiegherò perché), è geloso. Non puoi adorare nient’altro. Si possono coltivare nella propria vita uno o più vizi, come il sesso e il potere, ma quando si arriva al dunque uno dei due cede di fronte al vero idolo, come in quel proverbio mafioso “è meglio comandare che fottere”.
C’è un aggettivo che di solito è associato a un tipo particolare di idolo, ma che va bene anche per tutti gli altri. L’aggettivo è totalitario e descrive lo Stato fascista, nazista, comunista, insomma hegeliano: lo Stato che si fa dio in terra, che pretende di essere tutto per tutti, la fonte e il metro di ogni aspetto del reale. In epigrafe ho citato lo slogan fascista che avete letto, ma in quella pagina di wiki ce ne sono altri che fanno scorrere un brivido lungo la schiena, del tipo “Dio e Patria. Ogni altro affetto, ogni altro dovere vien dopo” oppure “Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato”. Idolatria, insomma, in questo caso statolatria. Mi ha sempre inquietato il titolo di quella tediosissima conferenza cui il protagonista di 1984 è costretto ad assistere: Il socing in rapporto al gioco degli scacchi. Nel superstato di Oceania, un povero cristo non può neppure farsi una partita a scacchi senza dover pensare al Grande Fratello: nulla ha valore in sé, tutto ha valore solo in quanto relazionato all’idolo.
Sennonché, naturalmente, la brama totalitaria dello Stato hegeliano è una grossa bugia: lo Stato non può esaurire la realtà, perché l’uno è contenuto nell’altra e non viceversa. E allora la sua pretesa di essere tutto per tutti, in verità, non è altro che la pretesa di ridurre tutto e tutti alla sua misura limitata. Una cosa piccola, creata da uomini piccoli che si illudono di essere grandi. Nani che cercano di calpestare un gigante.
E questo vale per ogni altro idolo. Quando siamo schiavi di un vizio da cui desideriamo un piacere infinito, finiremo per subordinare ad esso ogni aspetto della nostra vita, e non sarà mai abbastanza; e alla fine l’idolo gonfio e tronfio e totalitario ci mangerà vivi.

 

Ora, se pensate che queste siano cattive notizie, reggetevi: ne ho una peggiore.
Tutto
è idolatrabile. Non esiste qualcosa che sia al riparo dalla nostra capacità corruttiva. Ebbene sì, neppure l’amore. L’amore che un altro essere umano ha per noi è idolatrabile, vedi qui per spiegazioni. L’amore che noi abbiamo per gli altri è idolatrabile: li aiutiamo, facciamo tante cose buone, ma non lo facciamo per loro bensì per sentirci meglio, e noi dobbiamo essere buoni, e gli altri non possono rifiutare la nostra bontà, non hanno il diritto di rifiutare il nostro affetto, dovranno sempre avere bisogno del nostro supporto, e noi avremo sempre bisogno che loro abbiano bisogno di noi, ed ecco che l’amore è diventato egoismo riflesso in uno specchio oscuro.
Allora uno si domanda: Dio è idolatrabile?
Ovvero: il cristianesimo è (può essere) totalitario?
Quando Gesù dice chi non è con me è contro di me, sta dicendo la stessa cosa che dicevano i fascisti? Oppure il senso è diverso? E in che cosa di preciso sarebbe diverso?

 

La risposta, diciamo, è NI.
Dio in sé non è idolatrabile, perché chiede una forma di adorazione diversa da quella dell’idolo; ma il guaio è che l’uomo, quando concentra la sua attenzione soltanto su un aspetto e tralascia il resto (cioè quando amputa l’infinità divina e ne prende soltanto una parte, limitandola), ne fa sostanzialmente un idolo. Lo chiama Dio, o Gesù, o con altri nomi altisonanti, ma in verità è soltanto un altro idolo, proprio perché ha (nella sua testa) reso finito ciò che era infinito.
Prendi soltanto il potere di Dio, e avrai la teocrazia. Pretenderai di comandare su tutti in suo nome, e nessun onore e nessun potere sarà mai abbastanza, e ogni cosa che non sia portata ai suoi piedi (ovvero ai tuoi) sarà sacrilega.
Prendi soltanto la giustizia di Dio, e avrai il moralismo. Ogni peccato dovrà essere punito e ogni peccatore dovrà essere condannato. E siccome tu stesso non potrai evitare di commettere peccati, dovrai stare molto attento a che non si sappiano in giro, e diventerai un ipocrita; e sarai tanto più indulgente in privato con le tue proprie mancanze, quanto più sarai severo in pubblico con quelle altrui.
Prendi soltanto la misericordia di Dio, e avrai una cosa che oggi passa sotto molte etichette – lassismo, relativismo, ecumenismo, apertura al mondo, eccetera eccetera. Tutto deve essere perdonato; anzi, nulla deve essere perdonato, perché non c’è più nulla per cui chiedere perdono. Possiamo fare tutto quello che vogliamo, basta che lo facciamo in buona fede, o almeno che ci autoconvinciamo di esserlo. Basta che c’è l’amore e tutto va bene: a chi crede che le foglie sono gialle in estate, in nome della tolleranza non si dovrà far notare che sono verdi; a chi non riesce a ottenere il risultato minimo a un esame, in nome della carità bisognerà dare lo stesso voto di chi ci riesce; a chi coltiva usanze crudeli, in nome dell’accoglienza si dovrà permettere l’esercizio della crudeltà familiare col sussidio statale.  

 

Ma queste sono, appunto, idolatrie. Anzi, per la precisione, eresie.
Adorare Dio – quello vero, non l’idea parziale e limitata che uno potrebbe costruirsi nella propria testa – è faccenda diversa.
Perché?


16 responses to “Totale, non totalitario (1)

  • Monica

    Scusa Claudio per un commento fuori argomento, ma sempre mi ha impressionato la contrarietá tra “Chi non è con me, è contro di me”
    Mt 12, 30; Lc 11, 23 con “Non glielo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi”. Lc 9, 50. Potresti darmi qualche indizio di come interpretarla?
    Grazie.

  • levminskij

    perché gli idoli richiedono sacrifici umani.

  • ClaudioLXXXI

    Monica, non è fuori argomento. Lc 9,50 è per il prossimo post.
    La contrarietà è solo apparente, perché di fronte a Dio (e solo a Dio) ci sono soltanto due posizioni: o con lui o contro di lui. Il guaio è che le cose si complicano perché c’è chi crede di essere per lui e invece gli è contro (quelli che idolatrano un aspetto di Dio, come dicevo sopra) e c’è chi crede di essere contro e invece è pro (come dirò nel prossimo post).
    Perché, a differenza dell’idolo, Dio è davvero infinito e contiene davvero tutto ciò che esiste, perché l’Essere è proprio lui.

    Levminskij: bella risposta. L’idolo ti chiede un sacrificio umano (che alla fine sei sempre tu stesso). Dio, invece, s’è fatto lui sacrificio.

  • Anonimo

    Bellissimo post, grazie. Attendo con ansia il prossimo. Al tempo stesso e’ un po’ inquietante riconoscere come le soddisfazioni della nostra vita di tutti i giorni nascano dall’idolatria (perche’ io sono contenta anche quando mi reputo piu’ intelligente, piu’ brava a cogliere una certa situazione, anche piu’ “buona”…di qualcun altro. So che la gioia per un cristiano dovrebbe venire dall’amore gratuito ma come e’ difficile umanamente! Almeno e’ cosi’ per me. Grazie ancora per le belle riflessioni.

  • swann77

    Mi è piaciuto molto leggerti in questo post ed è naturale che un commento qui corre il rischio di essere più indientro o di correre troppo avanti rispetto a quel che vorrai dire col prossimo post. tuttavia ce lo hai consegnato tu in questa forma e quindi forse si può azzardare qualche parola.

    Leggendolo, ho ripensato molto ad alcune frasi di Giovanni XXIII nel suo splendido Diario dell’anima. In alcuni passaggi il Beato dice di ringraziare Dio infinitamente per le giornate in cui le riflessioni che ha fatto sono state più inefficaci, così come a scuola ringraziava per i compiti in cui otteneva voti meno alti.
    Allo stesso modo, aggiunge, grazie Signore per quei giorni in cui mi fai dire Messa in modo pigro, soporoso, e non con belle intenzioni.
    Il senso è spiegato subito dopo e non è tanto un pio desiderio di infliggersi sofferenza per la propria insipienza, ma la consapevolezza che quei momenti in cui ci sentiamo poca cosa ci avvicinano al rapporto migliore con Dio. Non noi al centro, ma Lui al centro. Non noi capaci di amarlo, degni di amarlo, ma Lui in grado di nobilitarci e di dare senso.
    Da questa indegnità che ci libera del peso di sentirci migliori, e ci libera quindi dal giudizio sugli altri, può forse venirci la forza per guardare dietro l’idolo e scorgere Dio che ci sta amando.

  • levminskij

    mi permetto di osservare che per quanto sia d’accordo nel dire che il sacrificio alla fine è il sacrificio di sé, pure lungo la strada si seminano molti cadaveri. alle volte in senso lato (es.: molte volte si dice di qualcuno che sacrifica la famiglia al lavoro), altre volte in senso più … fisico.

  • Alèudin

    @Monica

    riguardo alla apparente contrarietà tra “Chi non è con me, è contro di me”
    Mt 12, 30; Lc 11, 23 con “Non glielo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi”. Lc 9, 50.

    qui trovi una, secondo me ottima spiegazione di Ravasi:

    http://www.famigliacristiana.it/chiesa/blog/la-bibbia-in-un-frammento_1.aspx?filter=discepoli

    spero ti sia di aiuto

  • Viviana del Lago

    OT: hai ricevuto/ti è stata utile la mail che ti ho mandato stamattina?

  • Monica

    Tante grazie Aléudin, credo aver capito, addesso aspetto il secondo post di Claudio.

  • AlphaT

    http://www.ladige.it/articoli/2012/07/02/bressan-niente-sesso-si-sposati
    Tanto per far vedere che macello hanno fatto di una bella omelia che parlava giust’appunto di idoli… guarda il livello dei commenti… l’unica cosa è andare a vivere su di un monte, perchè questa società è spacciata…

  • ClaudioLXXXI

    Anonimo: ma non è che TUTTE le nostre soddisfazioni quotidiane nascono dall’idolatria! Anzi!
    È giusto essere contenti per la nostra intelligenza, per l’amore che diamo e riceviamo, per tutto il resto.
    È giusto anche trarre soddisfazione dalle cose materiali della vita, la bellezza, il cibo, il sesso, a patto di non abusarne (solito discorso di dove mettere la linea di confine tra uso e abuso; lunga storia).
    Se non ne fai il centro della tua vita, è giusto esserne soddisfatti. È lecito, di più, è doveroso.
    Perché (questo è il senso in cui dico che Dio è totale, senza essere totalitario) adorare Dio implica apprezzare anche tutto il resto di ciò che esiste (meglio: “è”), proprio perché tutto ciò che è trae il suo fondamento da Colui Che È.
    In Dio, ritrovi tutto il resto di ciò che è, proprio perché Dio, a differenza di qualunque idolo, “contiene” la realtà.
    Frammenti del prossimo post.

    Swann77: non conoscevo questo diario di G23, grazie per avermelo segnalato.
    Sì, se capisco il senso del discorso, anche i nostri difetti hanno una ragion d’essere, diciamo, indiretta, perché sbattere il naso sulle nostre mancanze ci trattiene dal mettere al centro qualcosa che non è Dio.

    Levminskij: sì, lo davo per implicito.
    Il lavoro era un altro candidato, in fase di stesura del post, all’esempio dell’idolatria. Ma di gente che idolatra il lavoro, oggi, è così pieno il mondo (avete letto Studio illegale? Ottimo libro), che anche quello era un altro discorso troppo facile.
    L’intelligenza era meglio, anche perché è la tentazione idolatrica che più conosco personalmente… e in cui cado più frequentemente.

    Alèudin: suppongo che Ravasi abbia ragione (me lo descrivono come ottimo biblista), io però facevo un ragionamento diverso, più generale.
    Dio è il fondamento ontologico della realtà, perciò letteralmente non ci sono terze vie, o con lui o contro di lui. Dovunque ti giri lo trovi, e se non l’hai ancora trovato, prima o poi lo troverai: la morte arriva per tutti.
    Lo Stato (qualsiasi altro idolo, ma soprattutto lo Stato, il potere umano) no. Posso anche fregarmene, non essere né pro né contro (almeno finché non si mette lui contro di me), proprio perché non è il tutto che vorrebbe essere.

    AlphaT: urgh 8-/
    Commenti di una truzzaggine spaventosa, poi pure l’articolo che di tutto il bel discorso del vescovo ovviamente se ne esce con il titolo a sfondo sessuale.
    Non esageriamo col pessimismo però. I cretini ci sono sempre stati, anche quando non c’erano internet e i giornali.

  • Denise Cecilia S.

    Di chi è ‘Studio illegale’?

  • ClaudioLXXXI

    Federico Baccomo alias “Duchesne”. Aveva il blog su splinder ed è diventato un libro. Descrizione agghiacciante della (non)vita nei blasonatissimi studi legali altolocati. Quest’anno esce il film.

  • Topenz

    Molto interessante… Aspetto anche io il prossimo, allora!

  • ClaudioLXXXI

    lo scrivo, lo scrivo >_>

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