L’Uomo con la U maiuscola

 Questo doveva essere un commento al precedente post sulla trilogia fantascientifica di Lewis, ma l’argomento merita un post a parte.
Abbiamo visto che Clive Staples Lewis era contrario alla colonizzazione interplanetaria, perché preoccupato della malvagità che l’uomo avrebbe potuto esercitare sulle specie aliene più deboli che avesse incontrato; difatti Lontano dal Pianeta Silenzioso è una specie di Avatar ante litteram (o meglio, è Avatar ad essere un LPS decristianizzato e risciacquato nel panteismo new age).
Per questo si era beccato le “blande canzonature” (sic) di Arthur C. Clarke, che invece alla colonizzazione interplanetaria ci credeva fervidamente e già nel 1947 aveva scritto Preludio allo spazio, un vero e proprio inno all’Homo Tecnologicus, anzi all’Uomo.
Con la U maiuscola, badate:

Un’obiezione al volo spaziale che questi critici portavano avanti era all’apparenza più convincente. Dal momento che l’uomo, sostenevano, aveva causato tanta infelicità sul suo mondo, ci si poteva fidare che si sarebbe comportato bene su altri mondi? E, soprattutto, l’infelice storia della conquista e della riduzione in schiavitù di una razza da parte di un’altra si sarebbe ripetuta senza fine e perennemente, quando la cultura umana si fosse estesa da un mondo all’altro?
Contro questa obiezione non ci poteva essere alcuna risposta del tutto convincente: solo uno scontro di fedi
[sic] contrastanti – l’antico conflitto tra pessimismo e ottimismo, tra coloro che credevano nell’Uomo e quelli che non vi credevano. Però gli astronomi avevano dato un contributo al dibattito, sottolineando la falsità dell’analogia storica. L’uomo, la cui civiltà aveva occupato solo un periodo equivalente a un milionesimo della vita del pianeta, probabilmente [sic] non avrebbe trovato su altri mondi razze abbastanza primitive da poter sfruttare o rendere schiave. Qualunque nave si fosse apprestata ad attraversare lo spazio con l’idea di costruire un impero interplanetario, avrebbe potuto trovarsi alla fine del viaggio con le stesse speranze di conquista di una flotta di canoe da guerra piene di selvaggi che entrasse lentamente nel porto di New York.
[…]
Cento anni come quelli non c’erano mai stati prima, e probabilmente non si sarebbero più ripetuti. A una a una le dighe erano saltate, le ultime frontiere della mente erano state spazzate via. Quando il secolo aveva albeggiato, l’Uomo aveva cominciato a prepararsi alla conquista dell’aria; alla sua fine l’Uomo stava raccogliendo le forze su Marte per balzare verso i pianeti esterni. […] Mentre salutava il secolo morente, il professor Alexson non provava rimpianti: il futuro, era troppo pieno di meraviglie e di promesse. Di nuovo le orgogliose navi spaziali stavano veleggiando verso terre sconosciute, portando i semi di nuove civiltà che, nelle età a venire, avrebbero superato quella vecchia. La corsa ai nuovi mondi avrebbe distrutto le soffocanti restrizioni che avevano avvelenato quasi mezzo secolo. Le barriere erano state infrante e gli uomini avrebbero potuto dirigere le proprie energie verso le stelle, invece che combattersi l’un l’altro. Uscito dalle paure e dalle miserie della Seconda Età Buia, e liberatosi  – oh fosse per sempre!  – delle ombre di Hiroshima e dei lager nazisti, il mondo stava dirigendosi verso la sua più splendida alba. Dopo cinquecento anni, c’era un nuovo Rinascimento. L’alba che sarebbe spuntata sugli Appennini alla fine della lunga notte lunare non sarebbe stata più radiosa dell’età che era appena incominciata.

 Puah.
Scusate, ma questo patetico peana sul glorioso futuro dell’Uomo mi fa venire il voltastomaco per quanto è grottesco.
Son proprio questi sermoncini, non infrequenti nei suoi romanzi (almeno quelli che ho letto), che mi fanno concludere che Clarke in un certo senso una persona profondamente religiosa, di una religione orribile però: la religione dell’Uomo, appunto. Ed è significativo che gli scappi di definire – almeno nella traduzione italiana, va’ a trovare il testo originale – il conflitto tra chi crede nell’Uomo e chi no, tra gli “ottimisti” e i “pessimisti” (ma io direi tra gli ingenui e i realisti), proprio come uno scontro di “fedi”; com’è significativo anche che, di fronte all’argomento storico della prepotenza del più forte come costante ineluttabile, non trova niente di meglio che rimuovere il problema perché tanto “probabilmente” non si presenterà ( molto open-minded, nevvero).

Ma c’è di peggio: Clarke, positivista illuminista scientista com’era, era un credulone. Assai più credulone, anzi, delle vecchiette sgranarosari e dei superstiziosi grattacoglioni e di tutte le altre macchiette care a un certo immaginario collettivo.
Facile dimostrarlo.
Esiste la prova evidente, irrefutabile, la “smoking gun”, dell’esistenza di Dio?
No. C’è la logica tomista, semmai, la quale però implica un ragionamento che evidente certo non è (si dimostra, non si mostra).
Esiste la prova evidente della NON esistenza di Dio?
No.
Esiste la prova evidente della NON esistenza dell’Uomo, con la U maiuscola?
Sì!!!
Certo che c’è, questa prova. La vediamo quando studiamo la nostra storia, ammesso che si voglia imparare davvero. La vediamo quando leggiamo i giornali. La vediamo quando ci guardiamo attorno. I più umili tra noi la vedono anche quando si guardano allo specchio.
Siamo noi la prova: gli uomini, senza maiuscola. Tutti, chi più chi meno, egoisti e ladri e bugiardi. E siamo qui. Non c’è bisogno di pregare per evocarci. Non si deve fare un atto di fede per credere alla nostra esistenza. Basta aprire gli occhi, cogliere l’evidenza, ragionare correttamente a partire dall’esperienza sensibile.

E allora, chi è il più credulone?

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55 responses to “L’Uomo con la U maiuscola

  • ti serve uno psicoterapeuta

    e’ la cosa piu’ delirante che abbia mai letto.
    dico il questo post, non clarke.
    ti mando l’originale in inglese? sai, l’inglese scritto e’ pieno di maiuscole e i traduttori molte volte tradiscono.

  • la neurodeliri

    mangiato troppo? mangiato pesante?

  • ClaudioLXXXI

    Mi ero posto il problema, ma in inglese si mette sempre la maiuscola nei titoli, non nel testo. Prova a googlare “mankind” con la minuscola e vedi quanti risultati ti escono.
    Certo è possibile che il traduttore si sia preso qualche libertà, ispirato dal testo. Ma il punto è proprio quello: il testo. Anche se all’Uomo di Clarke ci togli la maiuscola, resta comunque l’utopia di un’umanità quasi perfetta, sostanzialmente priva di difetti.
    Una fantasia ingenua e dogmatica, insomma, da grandi creduloni.

    Peraltro, devo farti notare che di Uomo con la U maiuscola (scritto apposta così) si è parlato e scritto parecchio, da parte di più di un filosofo, nel secolo scorso. Tutti sbagli di traduzione?

  • Alèudin

    come diceva Pascal l’uomo è contemporaneamente altissimo e bassissimo, ci vuole quindi una rotta da seguire altrimenti deraglia in mille direzioni.

    Per seguire una rotta certa ci vuole una destinzione verso cui convergere, da qui la conversione.

    E’ molto doloroso fermarsi e chiedersi fermamente verso cosa stiamo convergendo, qual è la nostra conversione ma è assolutamente necessario perchè la nostra destinazione è quello che saremo.

  • Reginadistracci

    Clarke era talmente cieco che non vedeva il Male con la maiuscola né negli altri né, tantomeno, in sé stesso. E che male aveva in sé stesso. Nel 1956 si trasferì in Sri Lanka, dove visse fino alla fine della sua vita. Molti si sono chiesti che cosa ci travasse un amante della tecnologia e del progresso come lui in quel paese non propriamente avanzato. Ebbene, alla fine degli anni Novanta qualche giornalista impiccione ha scoperto che il vecchio signore inglese amava conoscere biblicamente (nel senso di Sodoma e Gomorra) i giovani maschi “consenzienti”, più giovani possibili, adolescenti ma anche meno che adolscenti. Ebbene, in quel paese povero è facile comprarsi il “consenso” di tutti i giovani maschi che vuoi con pochi spiccioli. E le autorità locali sono disposte a chiudere tutti e due gli occhi di fronte ai ricchi stranieri che aiutano l’economia locale ricompensando i servigi biblici dei giovani poveri.

  • shostakovich

    @ reginadistracci

    Non c’è nessuna prova di queste accuse di pedofilia (secondo Wikipedia, Clarke si era trasferito in Sri Lanka perché era meta ambita dagli appassionati di immersioni subacquee e tale era Clarke).

    @ Claudio

    Ma questo post, davvero, che significa? Se io mi guardo in giro e leggo i commenti di reginadistracci, certo, mi viene in mente che gente che gode nel malignare così è gente davvero brutta, ma non è che rivaluto l’intera umanità in funzione di reginadistracci. E tanto meno mi lascio prendere dal qualunquismo antropologico per cui, alle corte, siamo tutti ladri, corrotti e bugiardi (è un’umiltà molto ipocrita, il verbo è alla prima persona plurale, ma chi parla così sottintende di non far parte della categoria; questa è una finta umiltà, è quella retorica perversa e tutta cattolica – almeno, io la ritrovo sempre in qualche cattolico in vena di apologia – che sa fare del’umiltà un un vanto e superbia).

    Ma davvero Clarke sta vaticinando un’umanità perfetta? Non si evince proprio, nel testo che hai riportato. Mi pare, invece, l’espressione appassionata di una grande meraviglia per certe opere umane. Non è questione di creduloneria (categoria che proprio non ci azzecca), ma di prospettiva assai diversa dalla tua: quella di Clarke, in tempi in cui dell’umanità si racconta solo il peggio, mi pare buona e stimolante.

    A forza di dire che l’uomo è imperfetto e malvagio, l’umanità se ne convince e si comporta di conseguenza.

  • ClaudioLXXXI

    Shostakovich, puoi criticare le cose che dice reginadistracci anche senza ingiurie personali. Se insulti un’altra volta un commentatore, sarai messo in spam per un mese. Preferirei evitarlo, perciò sei avvisato. Regolati.

    Vorrei farti notare che tu a) non mi conosci personalmente b) non hai il superpotere di leggermi nel cervello, ergo non hai dati per giudicare quanto la mia umiltà è o non è ipocrita. Se io uso la prima persona plurale, voglio dire davvero “noi” e non “voi”; la regoletta del “chi parla così sottintende di non far parte della categoria” è un tuo pregiudizio, che dovresti essere più prudente nel generalizzare. Io non sottintendo un accidente, mi conosco, so quanto sono egoista, so quanto spesso desidero cose che non mi spettano, so quanto mi viene facile raccontare qualche piccola bugia se ne ho bisogno. Tu ti conosci altrettanto bene? Puoi onestamente dire che sei assolutamente senza macchia, che non hai mai mentito, che non hai mai rifiutato di condividere del tuo, che non hai mai fruito di qualcosa senza averne pagato il prezzo? In tal caso hai la mia ammirazione, ma anche il mio scetticismo.
    Io non ho fatto del qualunquismo, leggi con più attenzione, non ho detto che tutti sono egoisti ladri e bugiardi nella stessa identica misura. Ho detto che tutti, chi più e chi meno, portiamo queste macchie. Per alcuni sono istinti a cui la volontà vittoriosamente si oppone, per altri sono vizi che la volontà asseconda, altri ancora si arrabattano faticosamente tra le tentazioni della vita di tutti i giorni, e così via. Distingue frequenter, come dicono i tomisti, che è proprio il contrario del qualunquismo.

    Ma davvero Clarke sta vaticinando un’umanità perfetta? Non si evince proprio, nel testo che hai riportato.
    Non proprio perfetta, ma quasi: vabbè che era accecato dalla fede nell’Uomo, ma non così tanto. Io nel testo lo evinco, ma se tu non lo vedi, pazienza, non sarò certo io a risolvere i tuoi problemi con l’evidenza. Non so quanti e quali romanzi di Clarke conosci, ma in tutti quelli che ho letto io – Preludio allo spazio, La città e le stelle, Terra imperiale, il ciclo di 2001 di cui soprattutto l’ultimo, quello ambientato nel 3001, ambientato in un futuro dove “Dio” è diventata una parola oscena… ho da qualche parte in attesa Incontro con Rama e La fine dell’infanzia, ma ora come ora non mi attirano particolarmente – ho trovato la stessa cieca credulità ideologica, la stessa ingenua “tecno-soteriologia”. Vogliamo parlare in dettaglio di questi singoli libri e discuterne? No problema.
    Per quanto riguarda il “mistero” della pederastia clarkiana, andando oltre wikipedia e linkando un po’ alla rinfusa
    http://www.independent.co.uk/news/the-mysterious-sri-lankan-world-of-arthur-c-clarke-1142640.html
    qui
    qui
    qui
    qui

    ci sono tanto le “prove” quanto la smentita delle medesime, e non so cosa è attendibile e cosa no. Forse in quell’intervista l’ottuagenario scrittore si è lasciato scappare qualcosa che a mente lucida non avrebbe mai detto, o forse il giornalista gli ha forzato la mano per montare lo scoop. Personalmente sospetto che sia come dice regina, anche se non ne sono sicuro al 100%. Immagino che prima o poi sapremo la verità.

    A forza di dire che l’uomo è imperfetto e malvagio, l’umanità se ne convince e si comporta di conseguenza.
    Errato. Confondi clamorosamente la causa con la conseguenza. Non è l’uomo ad essere cattivo perché qualcuno gli dice che è cattivo, ma sono le ammonizioni sulla malvagità umana ad esserci perché la malvagità umana esiste. O forse tu credi nel mito del buon selvaggio, credi che l’uomo sia buono per natura e tutto il resto è cattiva educazione? Hai letto il signore delle mosche?

  • shostakovich

    Shostakovich, puoi criticare le cose che dice reginadistracci anche senza ingiurie personali. Se insulti un’altra volta un commentatore, sarai messo in spam per un mese. Preferirei evitarlo, perciò sei avvisato. Regolati.

    Ah, siamo alle minacce. Reginadistracci non ingiuria nessuno, a me che il suo modo di fare mi pare da persona non proprio benigna e lo dico, ingiurio. Mah!

    Vorrei farti notare che tu a) non mi conosci personalmente b) non hai il superpotere di leggermi nel cervello, ergo non hai dati per giudicare quanto la mia umiltà è o non è ipocrita.

    L’umiltà sbandierata, l’umiltà fatta virtù da comizio, per me è ipocrita. Per definizione, non ci si può vantare di essere umili. La superbia dell’umiltà è peggio che contraddittoria: è superbia e basta.

    Io non sottintendo un accidente, mi conosco, so quanto sono egoista, so quanto spesso desidero cose che non mi spettano, so quanto mi viene facile raccontare qualche piccola bugia se ne ho bisogno. Tu ti conosci altrettanto bene? Puoi onestamente dire che sei assolutamente senza macchia, che non hai mai mentito, che non hai mai rifiutato di condividere del tuo, che non hai mai fruito di qualcosa senza averne pagato il prezzo? In tal caso hai la mia ammirazione, ma anche il mio scetticismo.

    Vedi, mi dici che non sottintendi in accidente, poi ti lasci andare in un discorso che, presupponendo assai, si appiglia tutto al verbo “sottintendere”. Ho detto che io sono perfetto? Ti faccio una colpa del tuo non esserlo? Con te bisogna essere espliciti fino alla pedanteria: nel corsivo di sopra, ti confessi imperfetto e poi te ne esci con “Tu ti conosci altrettanto bene?” Ma il punto non è se tu sia o meno uno specchio di virtù, ma se tu debba coinvolgere l’umanità intera in questo ritratto depressivo che ne fai, e da cui, in fondo, affermi di distinguerti – “Tu ti conosci altrettanto bene?”, è una domanda rivelatoria, e molto significative sono le domande che mi fai, pur nel loro essere fuori dal discorso (non è una mia perfezione che affermo, l’hai presunto tu): tu (il sottoscritto) non sei immacolato, e se anche tu lo dicessi, non ti crederei. Donde ti viene questa fissazione per la perfezione morale? Né Clarke né io abbiamo tirato fuori l’argomento.

    Io non ho fatto del qualunquismo, leggi con più attenzione, non ho detto che tutti sono egoisti ladri e bugiardi nella stessa identica misura. Ho detto che tutti, chi più e chi meno, portiamo queste macchie. Per alcuni sono istinti a cui la volontà vittoriosamente si oppone, per altri sono vizi che la volontà asseconda, altri ancora si arrabattano faticosamente tra le tentazioni della vita di tutti i giorni, e così via. Distingue frequenter, come dicono i tomisti, che è proprio il contrario del qualunquismo.

    Questa distinzione la stai sciorinando adesso, anche perché avevi scritto tutti, chi più chi meno, ma in ogni caso tutti. Il qualunquismo consiste proprio nel sostenere che, chi più chi meno, comunque tutti. Non si vede che distinzione frequente tu abbia messo in pratica quando, al postutto, l’umanità che dici di vedere, chi più chi meno, è quella lì.

    Non proprio perfetta, ma quasi: vabbè che era accecato dalla fede nell’Uomo, ma non così tanto. Io nel testo lo evinco, ma se tu non lo vedi, pazienza, non sarò certo io a risolvere i tuoi problemi con l’evidenza.

    Tu evinci solo che Clarke se ne sbatte di dio e non lo sopporti per questo, tolto dio resta l’uomo e tu ne deduci che l’uomo al posto di dio è un imperfetto che si crede perfetto. Ma è una tua deduzione, la meraviglia di Clarke per l’uomo non è meraviglia di perfezione, ma di grandeur, cosa assai diversa. Ti invito a correggere i tuoi di problemi – di natura logica ed epistemica – con l’evidenza, in particolare il seguente: il tuo relativo e personale punto di vista, nutrito quanto vuoi di contenuti e valori, non può essere usato per dedurre elementi non presenti in un oggetto che si sta analizzando e che è prodotto altrui. Se io esprimo grandissima ammirazione, anche ingenua, per le imprese umane, alla lettera non sto affermando alcun ideale di perfezione: dalla grandezza alla perfezione ce ne corre. A te pare evidente quel che dici perché il solo ignorare dio, per te, equivale a sostituirvisi. Ma è un ragionamento scorretto sul piano logico. Risolvi questo problema.

    ho trovato la stessa cieca credulità ideologica, la stessa ingenua “tecno-soteriologia”.

    La salvezza di cui vaneggia il mistico è la stessa di cui vaneggia Clarke? Visto che quest’ultimo è scevro da classici elementi sovrannaturali, tutte le promesse di salvezza che potrebbe esaudire la sua “tecno-soteriologia” sono, per conseguenza, vincolate al materiale, al meccanicistico, all’immanente, ovvero limitate al possibile, non varcano le soglie del trascendente (in senso tradizionale). In questo senso, non sono ingenue, sono ottimistiche entro il regno del possibile fantascientifico, un regno che è letterario in prima istanza. Da come lo hai commentato, pare che per te Clarke non possa permettersi di esprimere questo suo ottimismo nemmeno per farne un racconto senza passare per ingenuo e credulone. Diamine, è letteratura, non è un programma politico o un trattato di sociologia. O stai perdendo il senso del discrimine fra la finzione letteraria e lo stato di cose reale o proprio non riesci a sopportare uno scrittore con una visione del mondo diversa dalla tua e finisci per dargli del credulone. Clarke, come ogni autore, ha diritto d’impostare la sua finzione letteraria come gli pare e piace, non dice di descrivere la realtà come è (è fantascienza o no?). Tu non è che dici di non condividere il “sostrato valoriale” di Clarke, dici che la realtà è altra cosa (vorrei vedere che figura ci farei se dicessi che Harry Potter è una cagata perché la stregoneria non esiste) e arrivi a coinvolgere l’umanità intera. Non ti pare ridicolo?

    Per quanto riguarda il “mistero” della pederastia clarkiana, andando oltre wikipedia e linkando un po’ alla rinfusa ci sono tanto le “prove” quanto la smentita delle medesime, e non so cosa è attendibile e cosa no. Forse in quell’intervista l’ottuagenario scrittore si è lasciato scappare qualcosa che a mente lucida non avrebbe mai detto, o forse il giornalista gli ha forzato la mano per montare lo scoop. Personalmente sospetto che sia come dice regina, anche se non ne sono sicuro al 100%. Immagino che prima o poi sapremo la verità.

    Pederastia o pedofilia? A dispetto dell’etimo, il primo è un termine che ha assunto il significato generico di omosessualità. Comunque, e non presuppore che io mi sia limitato a Wikipedia, anche perché la storia è vecchia, quali sono le prove? C’è una presunta intervista che è stata smentita dal diretto interessato, c’è un articolo di Repubblica che cita tre nomi di presunti partner ex-adolescenti (ma se uno cerca quei tre nomi e quello di Clarke, l’unico risultato su Google è l’articolo di Repubblica…). La gente maligna non mia piace, non mi faccio ipotesi o sospetti, mi pare proprio che di evidenze, visto che ti piace la parola, ce ne siano ben poche circa la supposta pedofilia di Clarke. Però ti faccio notare una cosa interessante: da quella doveva essere un commento alla visione dell’umanità secondo Clarke si è passati all’accusa di chi sarebbe stato Clarke in persona. Eh, come se dicessi che la musica di Čajkovskij fa cagare non solo perché non apprezzava Wagner, ma perché era pure omosessuale!

    Errato. Confondi clamorosamente la causa con la conseguenza. Non è l’uomo ad essere cattivo perché qualcuno gli dice che è cattivo, ma sono le ammonizioni sulla malvagità umana ad esserci perché la malvagità umana esiste. O forse tu credi nel mito del buon selvaggio, credi che l’uomo sia buono per natura e tutto il resto è cattiva educazione? Hai letto il signore delle mosche?

    Errato, presupponi (sei proprio presupponente!) clamorosamente ciò che non è contenuto nelle mie parole. Il mito del buon selvaggio? Presunzione tua. Dicevo, semplicemente, che a ripetere troppe volte che l’umanità è malvagia fa sì che l’umanità si convinca di questo non riesca più a concepire di essere anche buona, e si comporta di conseguenza. Le troppe ammonizioni godono del noto paradosso di suscitare le reazioni contrarie a quelle che dette ammonizioni vorrebbero suggerire. Se deprimo la gente dicendo che è imperfetta, in molti troveranno una scusa per giustificare la propria indolenza in questa definizione della loro essenza imperfetta. Ogni tanto ci vogliono i Clarke per ricordarci che non solo si può fare di meglio, ma che lo si è anche fatto e senza dover affidarsi per forza a un dio paternalista.

  • ClaudioLXXXI

    Alèudin, esatto, è il caso di citare Pascal: l’uomo è mezzo angelo e mezzo bestia. “Se si vanta l’abbasso, se s’abbassa l’alzo”.
    È naturale allora che il cristianesimo sia alternativamente accusato di ottimismo e di pessimismo, a seconda dell’estremismo della filosofia con cui si confronta.

    Shostakovich, dici svariate cose inesatte. Io non sono qualunquista e ho spiegato perché. Neppure mi vanto della mia umiltà, cerco solo di praticarla (con risultati altalenanti). Ti ho chiesto se tu non sei mai caduto in quei tre vizi, non mi hai risposto.
    Io non ce l’ho con Clarke perché è ateo, non nutro astio verso tutti gli atei del mondo, non penso che chi non crede in Dio finisca per forza per credere nell’Uomo. Clarke sì, credeva nell’Uomo, ti ho portato le citazioni dirette e i titoli dei libri più significativi; e perciò lo critico, perché il suo preteso razionalismo fa a pugni con l’esperienza di ciò che veramente è l’umanità. Quella che tu chiami visione depressiva, è solo realismo. Quella che tu chiami grandeur, è solo utopia, che come da etimo non si trova in nessun luogo.

  • eric

    un buon cristiano non dovrebbe giudicare. Reginadistracci ha emesso una sentenza, complimenti. nei suoi commenti, che leggo spesso in questo e altri blog, si evince una rabbia repressa senza pari. adesso bannami, dormirò lo stesso questa notte, ma la cattiveria di certi personaggi non è edificante per la nostra religione.

  • shostakovich

    @ Claudio

    Shostakovich, dici svariate cose inesatte. Io non sono qualunquista e ho spiegato perché.

    Anche io ho spiegato perché.

    Neppure mi vanto della mia umiltà, cerco solo di praticarla (con risultati altalenanti).

    Che vuol dire umiltà? Sapersi non onnipotenti, onniscienti ecc.? Sapersi finiti? Eh, ma questo si sa. L’umiltà non è una pratica, è una retorica. Facci caso, si parla di umiltà quando si vuole affermare l’umiltà come una propria virtù (“io cerco di essere umile”) o quando si vuole frenare qualcuno (“devi essere più umile!”) o come forma di ricatto terroristico (“tu non sei umile!”). Della propria umiltà uno non dovrebbe neanche parlare.

    Ti ho chiesto se tu non sei mai caduto in quei tre vizi, non mi hai risposto.

    E non ti ho risposto perché non voglio stare al tuo gioco moralistico. Non sostengo di essere perfetto né di essere uno specchio di moralità come la intendi tu, dovrebbe bastarti.

    Clarke sì, credeva nell’Uomo, ti ho portato le citazioni dirette e i titoli dei libri più significativi; e perciò lo critico, perché il suo preteso razionalismo fa a pugni con l’esperienza di ciò che veramente è l’umanità.

    Tu pretendi di sapere cosa è veramente l’umanità? E l’umanità si esaurisce nell’opinione (tua) che tutti, chi più chi meno, sono egoisti, ladri e bugiardi? Non è che hai sovrastimato, poco umilmente, la tua conoscenza dell’umanità e l’esaustività delle tue opinioni in proposito? Tra l’altro, gli stralci di Clarke che hai riportato non descrivono mai l’umanità come globalmente perfetta sul piano morale, Clarke immagina una grandezza di altro tipo, quella delle imprese, imprese a contenuto morale opinabile. Non ti pare un po’ incongruo il tuo discorso? A me sì, molto.

    Quella che tu chiami visione depressiva, è solo realismo.

    Quello che tu chiami realismo è solo una parola per pretendere che la tua visione sia quella più autentica, reale, corretta, importante ed esaustiva. Permettimi di dissentire.

    Quella che tu chiami grandeur, è solo utopia, che come da etimo non si trova in nessun luogo.

    Non è utopia, la grandeur non è la realizzazione della perfezione, c’è una grossa differenza fra perfezione e grandezza. E se anche fosse utopia, mi pare molto giusto che non si trovi in nessun posto, eccetto quello della narrazione fantastica, che è proprio il luogo consono a un racconto di fantascienza. Ti ho già fatto notare che stai mescolando indebitamente la dimensione narrativa con quella descrittiva del mondo.

  • Reginadistracci

    A proposito della pedofilia e\o pederastia di Clarke, solo una precisazione: non escludo che le accuse contro di lui fossero infondate. Nessuno di noi lo saprà mai.
    Ma anche nel caso egli non abbia mai allugato le mani su un minorenne, dal mio opinabile punto di vista il suo comportamento era in ogni caso poco edificante.
    Dal mio opinabile punto di vista, comprare sesso è sempre una cosa schifosa, e comprare sesso da un povero bisognoso al prezzo di pochi spiccioli è una cosa ancora più schifosa, punto.
    Quindi, poco importa se il giovane anzi, le decine e decine di giovani da cui egli aveva ottenuto prestazioni sessuali in cambio di pane fossero tutti maggiorenni e consenzienti, punto.
    Credo che tutti siamo d’accordo che una persona che vive di stenti sia disposta anche alle più orribili umiliazioni pure di rimediare un po’ di pane per sé e per i propri familiari.
    Ricordate Natashia di Delitto e castigo? Una brava ragazza timorata di Dio che, di fronte ai fratellini che stanno morendo di fame, accetta suo malgrado di andarsi e vendere per strada.
    Quante ragzze e ragazzi maggiorenni e consenzienti come lei ci sono nei paesi in cui i ricchi viziosi occidentali vanno a fare turismo sessuale?
    Voi credete davvero che le cubane siano irresititbilmente attratte dai cialtroni italiani che vanno a fare i turisti a Cuba? Indagate bene: scoprirete che che loro si fingono sedotte dal facino italiano solo per rimediare qualche regalino da girare ai fratellini e ai genitori affamati.
    Poi voi illuminati illuministi laici pensatela un po’ come volete. Se per voi comprare sesso in cambio di un piatto di minestra è una cosa bella, è un problema vostro.
    E poi ognuno crede a quello che vuole, anche che Clarke stesse a Colombo per fare le immersioni e che le autorità locali non abbiano insabbiato le accuse. Liberi di credere che le autorità locali siano disposte a rinunciare alle montagne di soldi portate dai viziosi occidentali per salvare l’integrità fisica e psichica della loro gioventù.

    @ Claudio: grazie per avermi difeso. Comunque tranquillo, gli insulti dei laicisti che fanno il giro della blogsfera mi fanno solo ridere, anzi mi fanno capire he ho colpito nel giusto. Infatti ho notato che le persone che stimo (ultimamente Casadei su Tempi) ricevono dai laicisti gli stessi ridicoli insulti che ricevo anch’io: oscurantista, senza cuore e senza carità eccetera. Lasciali squittire.

  • shostakovich

    Se sui giornali qualcuno dicesse che Pio XII faceva cose sporche ma il Vaticano ha insabbiato tutto, nessuno di noi saprà mai la verità e sarebbe lecito fantasticarci sopra come fai con Clarke? Mi permetto una correzione da appassionato di romanzi russi: Nastasja non faceva la prostituta, era la cameriera della padrona di casa di Raskol’nikov; la giovane costretta a prostituirsi per povertà era Sonja Marmeladova.

    Detto ciò, in questa lunga geremiade melodrammatica contro la prostituzione (pure l’articolo di Repubblica, non avendo altro da dire su Clarke, si lascia trascinare dalla brutta china) che bisogno c’è di coinvolgere Clarke, sulla cui storia il beneficio del dubbio e la carità vorrebbero che non si spendessero tutte queste accuse basate sul niente?

    Reginadistracci, sei proprio una bella persona.

  • Reginadistracci

    No, sono una persona orribile, come tutte tranne i santi.

    A parte questo, dipende dai punti di vista. Per me una persona poco bella è quella che espone qualcun altro – vigliaccamente – su frozen page…

    Ma veniamo al sodo. In primo luogo, ho sempre avuto difficoltà a ricordare i nomi dei romanzi russi, quindi grazie per la precisazione. I russi hanno il vizio di usare più nomi per la stessa persona: Roman diventa Rodia, e poi Rodenka… E sonia diventa Sonenka.. eccetera. Quindi si capisce che è faticoso ricordarsi tutti i nomi, nomi storipiati e patronimici che si trovano solo in Dostoevsky.

    Poi il fatto che tu chiami “Geremiade” la mia doverosa denuncia della piaga della prostituzione dei maggiorenni poveri (escludo subito la pedofilia e la pederastia), dimostra che tu minimizzi il problema. E si capisce che lo minimizzi. Infatti, quel problema è una piaga che è stata aperta dalla cultura – sessantottina, atea e laicista – della lbertà sessuale, e di cui la pornografia di massa è la bibbia. Per soddisfare le voglie e le fantasie più strane e “antisociali” (per usare una espressione freudiana) risvegliate da You-porn, gli occidentali bavosi col portafoglio pieno corrono a Cuba e nel sudest asiatico. Da un meritevole reportage realizzato da Rai tre alcuni anni fa nei paradisi sessuali, ho appreso che in quei posti spesso la prostituzione non appare come prostituzione. I bavosi italiani che vanno lì sono arci-convinti di non pagare sesso, sono arci-convinti di essere dei veri seduttori irresistibili. Ma poi indagando si scopre che le “sedotte” e i “sedotti” sono poveri che in cambio di una cena decente e di qualche regalino sanno fingersi sedotti. Ebbene, Clarke ovviamente negava sdegnosamente di avere mai comprato sesso di minorenni ma ammetteva tranquillamente di essere appassionato di “giovani maschi consenzienti” (sic). Ora, è chiaro che un uomo molto avanti con gli anni aveva una sola maniera per sedurre “giovani maschi consenziati”: cene e regali nel migliore dei casi, denaro contante nel peggiore. Probabilente anche lui credeva, come i turisti italiani a Cuba, di essere un irersistibile seduttore.
    Quindi io non mi focalizzo sulla accuse (anche se ammetto che secondo me quelle accuse erano veritiere) ma su quello che lui stesso ammetteva apertamente. Su quello che lui ammetteva apertamente di fare con i “giovani maschi cosenzienti” non ci sono dubbi di sorta, e quindi non manco di carità nel parlarne. E non manco di carità quando dico che comprare sesso da persone molto più giovani in cambio di cene e regali è una cosa schifosa, punto.

    Il problema è che la libertà sessuale dei ricchi vecchi occidentali diventa sottomissione sessuale dei poveri del terzo mondo.
    Il problema è che l’ateismo di massa ha prodotto porngrafia e schiavismo sessuale.
    Ed è significativo che sia coinvolto con questa piaga della sottomissione sessuale di poveri proprio colui che canta le sorti magnifiche e progressive dell’Uomo.

  • Reginadistracci

    Dimenticavo: il fatto che le autorità locali abbianon la tendenza a chiudere tutti e due gli occhi e a insabbiare le accuse contro i portatori di valuta pregiata dall’occidente l’ho appreso proprio dai meritevoli servizi realizzati dalla laicissima rai tre.

  • shostakovich

    Ma chi minimizza… Stai rigettando tutto il peso retorico della prostituzione su Clarke e accusi laicismo e ateismo di fomentarla. Hai affastellato un delirio tale non abbisogna di repliche, sfolgorante com’è nella sua insensatezza. Provo vergogna per te.

  • ClaudioLXXXI

    “eric”, ma guarda un po’. Un nuovo commentatore. Pare che tu sia cristiano, visto che scrivi “nostra religione”. Benvenuto su questo blog, non essere timido, presentati pure. Hai già commentato qui prima d’ora? Abbiamo già parlato altre volte? Mi ricordi qualcuno…
    Se un buon cristiano non dovrebbe giudicare, perché tu giudichi cattivi certi personaggi? Allora non sei un buon cristiano? Sei un cristiano e basta? Oppure sei solo un ipocrita?

    Clarke immagina una grandezza di altro tipo, quella delle imprese, imprese a contenuto morale opinabile
    Errato, sho. Facilmente smentibile. Forse si è un po’ perso il filo del discorso, e allora conviene ribadirlo: la questione nasce dal dissenso tra Lewis e Clarke su cosa farebbe l’uomo se incontrasse specie aliene più deboli di lui. Per Lewis “I nostri ambasciatori su nuovi mondi faranno quello che la loro specie ha sempre fatto. Cosa succederà se incontreranno esseri più deboli di loro, possono dircelo i neri e gli indiani… Contro di loro noi, se potremo, commetteremo tutti i crimini che abbiamo già commesso contro creature certamente umane, ma diverse da noi per aspetto e pigmentazione.”
    Clarke rifiuta dogmaticamente questa prospettiva perché, parole sue, lo scontro è tra le fedi di chi crede nell’Uomo e chi non ci crede. E lui crede ottimisticamente che l’Uomo nello spazio non si abbasserà a tanto perché la più splendida alba, il nuovo Rinascimento, ci siamo liberati oh fosse per sempre delle ombre di Hiroshima e lager nazisti, eccetera eccetera.
    Epic fail.

    Sai, da quello che scrivi ho l’impressione che tu non conosca granché il pensiero dell’autore di cui stiamo parlando. Avrei dovuto chiedertelo prima, te lo chiedo adesso: ma tu l’hai mai letto un suo libro? Se sì, quanti e quali?

  • Distingue frequenter | nihilalieno

    […] il titolo da qualcuno molto più colto e intelligente di […]

  • shostakovich

    (Per un errore con i tag la formattazione del commento precedente è andata in malora, prego Claudio di cancellarlo, lo riporterò in seguito corretto)

    cla

    Errato, sho. Facilmente smentibile. Forse si è un po’ perso il filo del discorso, e allora conviene ribadirlo: la questione nasce dal dissenso tra Lewis e Clarke su cosa farebbe l’uomo se incontrasse specie aliene più deboli di lui.

    In verità, la questione nasce molto prima: le potenzialità della tecnologia moderna e le speculazioni morali in proposito, e successivamente sull’opportunità di effettuare viaggi spaziali, verso i quali Lewis nutriva un profondo disgusto. Clarke e Lewis si sono confrontati diverse volte sul tema ed è stato pubblicato un loro breve epistolario, intitolato From Narnia to a Space Odyssey. Lewis era molto critico nei confronti della British Interplanetary Society, associazione presieduta per alcuni anni da Clarke, e i suoi argomenti erano di genere apocalittico (nel senso di Umberto Eco di Apocalittici e Integrati).

    Le blande canzonature di Clarke sono effettivamente blande. Cito dall’originale in inglese di Prelude to space:

    [La prima obiezione riportata da Clarke è quella della paranoia da guerra fredda: con le missioni spaziali, chi avrebbe conquistato la Luna avrebbe potuto fare la guerra alle altre nazioni da una posizione strategica e indistruttibile; Clarke risponde che questo genere di paure erano dovute all’atmosfera politica del’epoca e col tempo si sarebbero dissolte; poiché il romanzo è del 1947, si può dire che Clarke aveva visto giusto, perché non vi è stata una guerra lunare con l’avvento delle missioni spaziali. Poi tocca a Lewis:] A second and perhaps more important body of opinion, while admitting that interplanetary travel was possible, opposed it on mystical or religious grounds. The “theological opposition,” as it was usually termed, believed that man would be disobeying some divine edict if he ventured away from his world. In the phrase of Interplanetary’s earliest and most brilliant critic, the Oxford don C. S. Lewis, astronomical distances were “God’s quarantine regulations.” If man overcame them, he would be guilty of something not far removed from blasphemy.

    E la risposta di Clarke:

    Since these arguments were not founded on logic, they were quite irrefutable. From time to time Interplanetary had issued counterblasts, pointing out that the same objections might very well have been brought against all explorers who had ever lived. The astronomical distances
    which twentieth-century man could bridge in minutes with his radio waves were less of a barrier than the great oceans must have seemed to his Stone Age ancestors. No doubt in prehistoric times there were those who shook their heads and prophesied disaster when the young men of the tribe went in search of new lands in the terrifying, unknown world around them. Yet it was well that the search had been made before the glaciers came grinding down from the Pole.

    Poco dopo c’è il passo che hai riportato nel post, a proposito della malvagità umana. L’argomento di Clarke è corretto, dire quasi popperiano: vedo che hai messo il tag “gnoseologia”, benissimo, se sai davvero cosa significa gnoseologia, direi che è proprio il momento di passare agli argomenti di filosofia analitica:

    Clarke rifiuta dogmaticamente questa prospettiva perché, parole sue, lo scontro è tra le fedi di chi crede nell’Uomo e chi non ci crede.

    Se quello di Clarke è un rifiuto dogmatico, è anche dogmatico il rifiuto di Lewis della prospettiva opposta. Perché? Lo dice Clarke: non si può essere sicuri del comportamento umano futuro semplicemente guardando ad alcuni episodi selezionati del passato. Per certi versi, Clarke applica all’umanità quella che è l’obiezione antistoricistica (e antihegeliana e antimarxista) di Popper, per il quale – sintetizzo al massimo – la Storia non obbedisce ad un principio necessario, a una dialettica di opposti o ad una legge razionale superiore (cfr. Miseria dello storicismo) ed una previsione sul futuro della Storia o sui suoi fini, previsione basata sull’andamento passato, è vana e indimostrabile. Parimenti, per Clarke non si può dimostrare cosa farà l’uomo considerando una selezione di episodi negativi. E poiché non si può prevedere, bisogna scegliere in funzione del proprio approccio. Clarke è un ottimista e, come detto prima, ha azzeccato la previsione circa le missioni spaziali internazionali: sono pacifiche, gli esperti collaborano senza farsi la guerra, uniti dall’ideale della curiosità e della scoperta. Lewis, intriso com’è di cristianesimo e di uomo imperfetto e peccatore fin dalla sua prima disobbedienza al creatore, vede tutto con pessimismo, e tu con lui. Se Clarke è parziale, lo siete pure tu e Lewis. Se Clarke è credulone, idem.

    (continua)

  • shostakovich

    (continuazione)

    Sai, da quello che scrivi ho l’impressione che tu non conosca granché il pensiero dell’autore di cui stiamo parlando. Avrei dovuto chiedertelo prima, te lo chiedo adesso: ma tu l’hai mai letto un suo libro? Se sì, quanti e quali?

    Ah, la tipica insinuazione! Non sono un appassionato di fantascienza, di Clarke lessi il classico primo volume dell’Odissea (poco dopo aver visto il film coevo, da cui comunque si discosta in molti dettagli, è possibile che la mia lettura di Clarke sia stata influenzata dalla prospettiva kubrickiana, ecco perché parlo di grandeur), più qualche racconto sparso (ne ricordo uno sui miliardi di nomi di dio, stranamente ambientato fra i monaci tibetani invece della più ovvia cornice giudaico-cabalistica, in cui mi ero imbattutto nel romanzo di Eco Il pendolo di Foucault). Non molto, insomma, anche se tu stesso affermi di non aver letto moltissimo di Clarke. Ma tu sei proprio sicuro di possedere la chiave di lettura certa per interpretare il pensiero di Clarke? Nello stesso post che ho linkato scrivi:

    Roba che manco i più positivisti degli illuministi settecenteschi, praticamente un Emanuele Severino solo meno incomprensibile.

    Orbene, a me Severino sta sulle palle, non condivido granché con il suo pensiero, ma qualcosa di lui la so. Usare, come fai tu, Severino come esempio di positivista-illuminista è un errore madornale, perché Severino è l’antitesi di un positivista-illuminista, è più simile a Lewis casomai, almeno per quanto concerne il suo disgusto per la tecnologia. Hai un tag su Severino, si vede che ne scrivi, ma ne scrivi vedendoci il contrario di quello che è. Può essere che anche su Clarke tu prenda degli abbagli? Può essere che le tue analisi siano talmente intrise di cattolicesimo da essere inficiate da bias ideologici? Certo che può essere, come può non essere. Se vogliamo essere pessimisti come Lewis, il fatto, appena dimostrato, che tu del pensiero Severino non ci abbia capito granché dovrebbe dirci lo stesso su quanto tu abbia capito di Clarke; se vogliamo essere ottimisti come Clarke, si deve considerare la possibilità che tu, almeno su Clarke, abbia una visione corretta, però poi saremmo dei creduloni. Che si fa?

    Comunque, a me di Clarke non è che interessi molto, gran parte dei miei commenti si rifanno alla seconda parte del tuo post, quando parli di umanità, di ladri e bugiardi chi più chi meno ecc. Su questo non hai risposto, come non hai risposto quando ti dicevo che stai confondendo troppo il piano della finzione letteraria con quello della realtà, argomento che rivelerebbe le tue conclusioni piuttosto, come dire, inconcludenti.

  • ClaudioLXXXI

    No, sho, nessuna “tipica insinuazione”. Ti ho fatto una domanda diretta, perché da un paio di cose che hai scritto mi è sorto il sospetto che tu stessi parlando di qualcosa che non conoscevi, e infatti è così: ti sei lanciato in una discussione su Clarke avendone letto pochissimo (direi anche le cose meno rappresentative, il libro “2001” essendo basato sulla sceneggiatura di Kubrick – quella originale, dove si va su Saturno anziché Giove – più che sul racconto clarkiano La sentinella).
    Complimenti!!!
    Io di Clarke ho letto sette libri, che per i miei standard non sono moltissimo, ma forse mi danno una conoscenza diretta dell’argomento un po’ meno misera della tua.
    Facciamo così, vatti a leggere qualcosa dell’autore in questione e poi continuiamo la discussione, ok?

    gran parte dei miei commenti si rifanno alla seconda parte del tuo post, quando parli di umanità, di ladri e bugiardi chi più chi meno ecc. Su questo non hai risposto
    Ti ho risposto sì, sho, e ti ho fatto una domanda a cui tu non hai risposto. Vabè, ciao.

  • shostakovich

    Ti ho risposto sì, sho, e ti ho fatto una domanda a cui tu non hai risposto. Vabè, ciao.

    Dov’è che avresti risposto? E quale sarebbe questa tua domanda, se io mi conosco “altrettanto” bene? Ti ho già detto tutto in un commento precedente.

    Io di Clarke ho letto sette libri, che per i miei standard non sono moltissimo, ma forse mi danno una conoscenza diretta dell’argomento un po’ meno misera della tua.
    Facciamo così, vatti a leggere qualcosa dell’autore in questione e poi continuiamo la discussione, ok?

    Sai, c’è una cosa che devi sapere: ti ho mentito su quanti e quali libri ho letto di Clarke. Che io avessi letto solo lo scontato primo episodio dell’Odissea ti sarebbe dovuto apparire sospetto considerando quanto ho scritto nel terzultimo commento a proposito del Preludio (che ho letto). Prevedibilmente, su quel lungo commento non hai speso nessuna parola se non asserire senza argomentare che la mia conoscenza sarebbe “misera”. Lo trovo molto indicativo del fatto che la tua era davvero un’insinuazione, per trarti fuori dalla questione. Com’è che non hai nulla da dire su quel mio commento, che riporta un’analisi (raffrontata al testo clarkiano) di quanto tu affermi nel post? Ma no, siccome avrei letto meno libri clarkiani di te, allora devo stare zitto, perché è scontato che tu Clarke lo hai capito benissimo e lo giudichi altrettanto sussiego. Non sembra proprio, sai. Anche perché, sul Preludio stai prendendo una cantonata evidente:

    E lui crede ottimisticamente che l’Uomo nello spazio non si abbasserà a tanto perché la più splendida alba, il nuovo Rinascimento, ci siamo liberati oh fosse per sempre delle ombre di Hiroshima e lager nazisti, eccetera eccetera.
    Epic fail.

    Lui crede ottimisticamente? Non sarebbe meglio dire “ha immaginato nella finzione letteraria”? Clarke ha detto, e ho cercato di spiegartelo, che non è possibile dedurre il futuro dal passato e che, come dice Clarke, è questione di ottimismo e pessimismo, nessuno dei due approcci è peggiore dell’altro o più ingenuo, perciò cosa mai potresti rimproverargli? Tu e Lewis la vedete diversamente, stop.

    Nell’umanità dell’immaginario clarkiano, non è che manchi la malvagità umana: forse che il Rinascimento, quello di cinquecento anni prima, era un’età del’oro, non si facevano guerre? Cos’era il Rinascimento, o meglio, l’Umanesimo, se non l’affermazione che l’uomo ha una dignità ed è artefice di grandi (in senso anche morale) imprese? Per Clarke la conquista dello spazio è una di queste.

    Tornando dalla fantasia alla realtà, le missioni spaziali stanno dando ragione Clarke, sono pacifiche e collaborative e smentiscono le fisime di Lewis.

    Quanto alla logica tomistica (che sarebbe il caso di chiamare aristotelica, poiché Tommaso alla logica ha dato ben poco) che hai chiamato in ballo nel tuo post, hai le idee estremamente confuse. A parte quanto ho già detto, citando Popper, sull’impossibilità razionale di derivare conclusooni sul futuro di una realtà complessa – come l’umanità – semplicemente guardando al passato, c’è che la tua dimostrazione non è una dimostrazione:

    Esiste la prova evidente della NON esistenza dell’Uomo, con la U maiuscola?
    Sì!!!
    Certo che c’è, questa prova. La vediamo quando studiamo la nostra storia, ammesso che si voglia imparare davvero. La vediamo quando leggiamo i giornali. La vediamo quando ci guardiamo attorno. I più umili tra noi la vedono anche quando si guardano allo specchio.
    Siamo noi la prova: gli uomini, senza maiuscola. Tutti, chi più chi meno, egoisti e ladri e bugiardi. E siamo qui. Non c’è bisogno di pregare per evocarci. Non si deve fare un atto di fede per credere alla nostra esistenza. Basta aprire gli occhi, cogliere l’evidenza, ragionare correttamente a partire dall’esperienza sensibile.

    Che cosa vorresti confutare, che per Clarke non ci saranno più uomini meschini nel consorzio umano? Ma questo Clarke non lo sostiene. E allora cosa? Stando al tuo sillogismo, se tutti (quantificatore universale) sono in maggiore o minore misura meschini (ma è una tua opinione), l’unica cosa che si può concludere è che non ci sono uomini probi. Ma qui incorri nelle limitazioni dell’induzione, ovvero dell’esperienza sensibile: tu non hai esperienza di tutti gli uomini, come nessuno aveva esperienza di tutti i cigni quando concluse che l’evidenza dice che tutti i cigni sono bianchi, salvo che poi se ne scoprirono di neri. Insomma, non ragioni correttamente né possiedi la totalità dell’esperienza sensibile. Che conclusione universale potresti mai ottenere?
    D’altro canto, l’esistenza dei malvagi non implica l’inesistenza degli onesti. Chi decide che l’umanità debba connotarsi come i primi e non come i secondi? Tu, Lewis, Clarke?

    Vedi, puoi aver letto anche tutta la sterminata biblioteca di Babele, ma se non sai ragionare correttamente, non è che puoi pavoneggiarti delle tue letture se poi non ci capisci granché, trai conclusioni azzardate e le sciorini con supponenza.

    – Ho letto molti libri di matematica, il quadrato di 2 è 5!
    – Ma veramente è 4.
    – Tu quanti libri di matematica hai letto?
    – Quello di aritmetica delle elementari.
    – Sciocchezze, io ho letto i testi universitari di analisi matematica. Torna quando li avrai letti anche tu.
    – Sì, e Severino è un positivista illuminista.

  • ago86

    L’Uomo è un pessimo Dio. “Sventurato l’uomo che confida nell’uomo”, diceva Geremia. Ed è vero, perché tutti noi siamo limitati.

    Mi viene in mente una battuta di de Maistre sulla costituzione rivoluzionaria francese: era fatta per l’Uomo, il problema è che esistono gli italiani, i francesi, i russi, i persiani,…ma l’Uomo no.

  • shostakovich

    L’Uomo è un pessimo Dio. “Sventurato l’uomo che confida nell’uomo”, diceva Geremia. Ed è vero, perché tutti noi siamo limitati.

    E Dio è una pessima illusione. E sventurato l’uomo che abbisogna di credere in entità supposte illimitate. Ma a l’uomo non serve aspirare a diventare dio, sono i credenti che muovono l’accusa. E’ già un gran cosa che l’uomo i suoi limiti li superi pian piano. Clarke era affascinato proprio da questo: spostare i propri limiti più lontano, e questo non significa sostenere di non avere più limiti.

    Mi viene in mente una battuta di de Maistre sulla costituzione rivoluzionaria francese: era fatta per l’Uomo, il problema è che esistono gli italiani, i francesi, i russi, i persiani,…ma l’Uomo no.

    Bravissimo, è un’ottima obiezione contro la pretesa universalità del messaggio cristiano per tutti e ovunque.

  • ago86

    Il cristianesimo non è fatto per l’Uomo, ma per gli uomini, è ben diverso. Infatti si incultura e si coniuga in differenti modi. Un africano, un argentino, un francese, un italiano, uno statunitense non smettono di essere tali perché diventano cattolici, tutt’altro. D’altro canto, un Dio che si è fatto uomo tra gli uomini non poteva fare altrimenti.

  • shostakovich

    Cosa vieta alle istanze liberali della rivoluzione francese di attecchire fuori dalla Francia? Nulla, infatti hanno attecchito, con gran scorno del reazionario De Maistre.
    D’altro canto, un dio si è fatto uomo, ma il problema è che, fra i cristiani, esistono uomini cattolici, luterani, battisti, metodisti, testimoni di Geova, avventisti, mormoni, valdesi…

  • ClaudioLXXXI

    Sì, buonanotte, sho.
    E da cosa dovevo evincere che hai letto quel libro? Dal fatto sai cercare le citazioni su google books? Ah, ecco.
    Che tu abbia mentito prima o stia mentendo adesso, in entrambi i casi ti dimostri ben poco limpido. E a me è passata la voglia di spendere il mio non illimitato tempo a discutere con chi prima dice una cosa e poi se la rimangia. Preferisco interlocutori che non barano.

  • shostakovich

    Non è barare, tu volevi puntare tutto il peso della tua risposta sulla semplice questione del numero di letture e tralasciare tutto il resto, lo si capiva dalla domanda. Ho voluto mettere alla prova questa mia congettura e così è stato, difatti non hai risposto a nulla, nemmeno a quelle cose che non richiedono alcuna lettura di Clarke, essendo mera questione di comprensione di un testo (ti ricordi del tag “gnoseologia”?). Ora preferisci liquidare la faccenda con questa storia del barare. Mi sembra poco onorevole. Peccato. Mi dicono che Incontro con Rama, che devi ancora leggere, dimostra che Clarke non era poi così ottimista (ingenuo, credulone) sull’umanità, almeno per quanto riguarda gli aspetti sociologici, ma non ti anticipo niente per non rovinarti la sorpresa.

  • levminskij

    “E Dio è una pessima illusione.”
    incredibile come questa illusione sia comune a svariati milioni di persone, del presente e del passato, da millenni a questa parte. non che questo sia prova della sua esistenza, ovviamente, ma questo aspetto mi ha sempre incuriosito molto.
    “E sventurato l’uomo che abbisogna di credere in entità supposte illimitate.”
    eh, certo! infatti i credenti sono tali per debolezza. arretratezza culturale. deficit mentale. servilismo innato. pavida incapacità di affrontare eretti le sfide della vita. è una vera fortuna che esistano ancora dei superuomini.
    scusate l’interruzione, torno al mio ‘Twilight of the Idols for Dummies’, devo finire di colorare il fumetto a pag. 4…..

  • shostakovich

    Levminskij

    incredibile come questa illusione sia comune a svariati milioni di persone, del presente e del passato, da millenni a questa parte. non che questo sia prova della sua esistenza, ovviamente, ma questo aspetto mi ha sempre incuriosito molto.

    Anche gli antropologi.

    eh, certo! infatti i credenti sono tali per debolezza. arretratezza culturale. deficit mentale. servilismo innato. pavida incapacità di affrontare eretti le sfide della vita. è una vera fortuna che esistano ancora dei superuomini.

    Your words, not mine.

    Comunque, facevo solo il verso alle patetiche espressioni assertive di ago86.

  • i giansenisti

    l’uomo nasce essenzialmente corrotto e quindi destinato a fare necessariamente il male, e che, senza la grazia di Dio, l’uomo non può far altro che peccare e disobbedire alla sua volontà

  • ago86

    Sho, perché se parli di Uomo (con la U maiuscola) non ammetti al contempo l’esistenza della natura umana? Io ammetto che esista una natura umana che viene coniugata in maniera diversa nei diversi popoli, tu ammetti che esista l’Uomo ma non la natura umana. Come mai?

  • shostakovich

    ago86

    Sho, perché se parli di Uomo (con la U maiuscola) non ammetti al contempo l’esistenza della natura umana?

    Sono l’unico qui che non ha mai usato maiuscole, controlla bene.

    Io ammetto che esista una natura umana che viene coniugata in maniera diversa nei diversi popoli, tu ammetti che esista l’Uomo ma non la natura umana. Come mai?

    Non avendo ammesso alcunché, non rispondo. Comunque, sono dell’opinione che esistono singoli uomini e che nel loro insieme formano quello che si chiama umanità, ma che non è un’entità a sé, è una parola per la somma della parti. Avviso gli eventuali commentatori pavloviani che “il tutto è maggiore della somma delle parti” in questo caso non funziona.

  • ClaudioLXXXI

    Levminskij: io mi diverto molto quando incontro gente che coltiva il dogma dell’equazione credente = minus habens (per inciso, altra caratteristica ricorrente dei libri di Clarke, perlomeno quelli che ho letto io).
    Basta mostrare di avere un intelletto almeno normodotato per confutarli, poi non è più questione di ragionamento, ma di esperienza. A quel punto di solito o si incuriosiscono perché sei una novità (è stato così per me), o si incattiviscono perché gli hai rotto il giocattolo.
    Su internet, quasi sempre la seconda.

  • Alèudin

    Gesù è il Figlio dell’uomo e il figlio di Dio.

    Insieme tramite lo Spirito Santo tutto Uomo e tutto Dio.

    Ma il figlio dell’uomo cons’è se non l’umanità intera?
    E il Figlio di Dio? Sempre l’umanità intera.

    uomo con la U maiuscola quando si dirige(converte) verso l’amore del Padre che in fondo è sinonimo della ricerca della Verità.

    un uomo (anche non credente) che cerca la Verità e si fa violenza per trovarla và con la U.

    In quel caso i singoli uomini diventano umanità come entità a sè.

    Altrimenti ognuno và verso la propria verità di comodo disperdendoci in mille io io io io io io io ….

  • shostakovich

    io mi diverto molto quando incontro gente che coltiva il dogma dell’equazione credente = minus habens

    Ma un’altra cosa divertente è che questa equazione l’ha evocata Levminskij senza una ragione apparente, come se fosse una fisima propria del credente: anche quando non glielo dicono, si crede vittima dell’equazione non petita (confessio manifesta?).

  • Reginadistracci

    ” anche quando non glielo dicono, si crede vittima dell’equazione non petita (confessio manifesta?)”

    Attento a rivoltare troppo la frittata, perché alla fine ti arriva in faccia. Se tu dici che Lev fa una “confessio manifesta” esprimendo l’equazione “non petita” credente = minus habens, ugualmente io posso dire che tu fai una confessio manifesta proprio nel momento in cui interpreti la protesta di Lev come confessio manifesta. In sostanza, tu confessi di credere o, meglio di volere credere fino all’auto-inganno che i credenti siano tutti minus habens. Quindi, quando un Claudio dimostra di essere – come chiunque può testimoniare – molto più preparato e molto più abile col ragionamento logico (mi dispiace dirtelo) di te, ti crollano tutte le certezze su cui hai fondato il tuo mondo fittizio.
    Io personalmente l’ho sempre detto apertamente: per me minus habens son gli ateucoli da strapazzo (specialmente quelli dello Spaghetti monster) che hanno il coraggio di dire una cosa tanto stupida come “la scienza ha dimostrato che Dio non esiste”. Spero che almeno tu non dica una cosa tanto stupida.

  • shostakovich

    Se tu dici che Lev fa una “confessio manifesta” esprimendo l’equazione “non petita” credente = minus habens, ugualmente io posso dire che tu fai una confessio manifesta proprio nel momento in cui interpreti la protesta di Lev come confessio manifesta. In sostanza, tu confessi di credere o, meglio di volere credere fino all’auto-inganno che i credenti siano tutti minus habens.

    Ecco, qui abbiamo una prova che non sai ragionare e che la frittata la stai malamente rigirando tu. Levminskij si lamenta che, a suo dire, i credenti sono ritenuti dei minus habens. Ma nessuno qui ha mai detto questo, quindi era una sua fisima. Confessio manifesta, cioè è davvero una sua fisima, non che lui sia un minus habens. Il resto che scrivi è puro delirio e immagino che ti si debba compatire per questo.

    Quindi, quando un Claudio dimostra di essere – come chiunque può testimoniare – molto più preparato e molto più abile col ragionamento logico (mi dispiace dirtelo) di te, ti crollano tutte le certezze su cui hai fondato il tuo mondo fittizio.

    Mi pare che è stato ampiamente dimostrato che, in questo caso, il nostro Claudio non sa cos’è bene una dimostrazione logica, come ho spiegato prima. Le tue dichiarazioni in merito contano poco, visto come sragioni.

    Io personalmente l’ho sempre detto apertamente: per me minus habens son gli ateucoli da strapazzo (specialmente quelli dello Spaghetti monster) che hanno il coraggio di dire una cosa tanto stupida come “la scienza ha dimostrato che Dio non esiste”. Spero che almeno tu non dica una cosa tanto stupida.

    Veramente, la cosa tanto stupida la dici tu: quelli del Flying Spaghetti Monster non dicono che “la scienza ha dimostrato che dio non esiste” (nessuno lo dice, è una fantasia-fisima di voi credenti), al contrario, proprio perché non è possibile dimostrare l’inesistenza di qualche divinità appositamente congegnata, gli spaghettisti dicono di adorare un dio che, al pari di altre divinità, non può essere smentito da scienza o ragionamenti. Insomma, da come straparli dai l’impressione di non capire un accidente delle cose che scrivi.

  • Alèudin

    sho

    leggo sempre con interesse i tuoi post, di solito molto critici,
    non ho ancora capito perchè perdi tanto tempo in questo blog
    redatto da uno che (è dimostrato) non sa cos’è bene una dimostrazione logica e utenti che non capiscono un accidente di quello che scrivono.

    Cioè, qualcosa di buono ci sarà se sei sempre qua?
    O ti piace vincere facile?

  • levminskij

    incredibile come poche parole siano travisate. forse dovrei lasciare di colorare il testo citato, e cominciare con un corso di grammatica e retorica. base.
    per shostakovich: la mia non era né una fisima né una excusatio non petita: tu hai scritto “E sventurato l’uomo che abbisogna di credere in entità supposte illimitate”, l’avevo pure citato. la tua frase vuol dire che il credente è tale per sopperire ad un suo bisogno. credere è il risultato di un percorso razionale. andando oltre, come diceva quello, credo quia absurdum, ma non che credo perché ho bisogno di farlo. evidentemente o il mio sarcasmo era troppo sottile, o era troppo grezzo, o tu ti prendi troppo sul serio. in ogni caso la ragione della mia uscita c’era, l’ho pure espressa, ma non l’hai vista. succede, eh. poi perché io mi ritenga una vittima, o mi lamenti … bah. era un intervento tanto per ridere. mi sembra veramente che ci si prenda troppo sul serio. per quanto rispetti l’autore del blog, non siamo a davos, nessuno di noi è cassirer o heidegger. se invece tu fossi uno dei due, perdonami per non averti riconosciuto, ma pensavo fossi morto da tempo.
    per claudio: beato a te che te diverti, io non c’ho un …. da ride. me tocca pure ‘sta a spiega’ le battute…. ‘na faticaccia che nun te dico.
    per regina di stracci: grazie per la difesa. s’è arrivortato er monno, mo alle reggine je tocca da difenne i buffoni.

  • shostakovich

    Levminskij, dalla mia parodia delle citazioni bibliche di ago86 tu sei passato, saltando di palo in frasca, alle lamentazioni del credente ritenuto un minus habens. Ed è inutile che ora ti arrampichi sugli specchi parlando di percorso razionale della fede quando pure Claudio ha inteso le tue parole come un richiamo allo sfottò verso il credente (che, ribadiamolo, tu hai tirato fuori). Non è questione di sottigliezza o sarcasmo, puoi aver citato quello che ti pare, ma proprio non ci azzecca. Se anche fosse stata una battuta (bella scusa: per ogni scemenza esternata ci si può sempre scusare dicendo di aver fatto umorismo), faceva piuttosto pena. Così come fanno pena le tue evocazioni di Heidegger & Company: dovremmo ridere? E’ ironia la tua? A me sa più di nevrosi.

  • ClaudioLXXXI

    Alèudin: in effetti, Cristo è vero Dio e vero uomo. È lui il vero Uomo con la U maiuscola. Ma è anche vero che a noi, singoli uomini con la u minuscola, è promessa la possibilità di partecipare alla sua natura.
    Altro che pessimismo!

    Sho, vedo con piacere che i commentatori non si fanno provocare dai tuoi insulti. Forse non ti rendi conto delle figure barbine che stai accumulando, o forse non te ne importa; comunque, varie tue affermazioni sono errate. Ti spiego perché.
    Se definisci Dio una pessima illusione, implichi che chi crede in Dio è un illuso. Libero di pensarlo, certo, ma allora non hai il diritto di dare del vittimista a chi esplicita le tue implicazioni. Un vittimista è chi vede accuse dove non ci sono; chi difende sé stesso (e più importante, la verità) dalle accuse che effettivamente ci sono, non è un vittimista, è uno che non alza bandiera bianca davanti al male.
    Che nessuno dica “la scienza ha dimostrato che dio non esiste” purtroppo è falso. Ricordo il divertente commento di un troll, poco tempo fa su questo blog, per quel pochissimo che vale 😉 Ricordo anche una famosa frase di Umberto Veronesi sulla pretesa incompatibilità di scienza e fede. Ricordo diversi guru dell’ateismo, da Odifreddi a Dawkins, che hanno costruito la loro carriera sul concetto “chi pensa non crede e chi crede non pensa”. Come vedi le tue accuse di vittimismo sono infondate.
    Tu, che scrivi commenti pieni di maleducazione e violenza verbale, accusi di fare vittimismo quelli che non ci stanno a farti da vittima.
    Infine – chiedo scusa se accendo il mode talebano grammaticale on – hai sbagliato sintassi, perché avresti dovuto scrivere “non capire un accidente delle cose di cui scrivi”, non “cose che scrivi” 🙂 ma questo, rispetto a tutto il resto, è un peccato venialissimissimo…

    Reginadistracci, visto che tu come me sei estimatrice del film 2001 Odissea nello Spazio (il mio film preferito in assoluto), non ti pare significativo il cambiamento apportato da Kubrick rispetto al racconto originale di Clarke “La sentinella”?
    Anzitutto, per Kubrick la tecnologia non garantisce la felicità, infatti HAL 9000 fa quello che sappiamo. Inoltre, in 2001 l’esordio dell’uomo è un omicidio. E niente cambia questa natura; anche il computer, “figlio” dell’uomo, ne “eredita” la natura violente. Soltanto il postumano Bowman, morto e rinato come feto galattico, potrebbe forse essere stato purificato dal monolite; ma non lo sapremo mai, perché il film finisce lì (“2010 l’anno del contatto” era discreto come film, ma con Kubrick non c’entra proprio, perciò lo considero fuori continuity; idem per i romanzi clarkiani).
    Anche se il regista condivide alcune istanze illuministe di Clarke (la stanza rococò, scenario metafisico della catarsi finale di Bowman, richiama il ‘700), non ne condivide certo l’ottimismo antropologico. Tutta la sua filmografia è improntata alla consapevolezza – che l’illusione utopista chiama pessimismo, ma invece è solo sano realismo – dell’inesorabile presenza del male nell’uomo, in ogni singolo uomo, dai ladri di Rapina a mano armata ai coniugi in crisi di Eyes Wide Shut. Uomini avvincenti, che possiamo anche stimare, possiamo fare il tifo per loro (la maestria del regista ci fa simpatizzare anche per il pedofilo di Lolita, il sadico di Arancia Meccanica, l’opportunista di Barry Lindon), ma riconosciamo essere contagiati dal male. E ci riconosciamo in loro, perché c’è il male anche in noi.
    Kubrick, essendo anzitutto un fotografo (quante famose immagini di occhi nei suoi film!), era capace di vedere, vedere davvero. Perciò non avrebbe mai potuto credere nell’Uomo con la U maiuscola.

  • shostakovich

    Se definisci Dio una pessima illusione, implichi che chi crede in Dio è un illuso. Libero di pensarlo, certo, ma allora non hai il diritto di dare del vittimista a chi esplicita le tue implicazioni.

    Claudio, a parte che, come ho detto più volte, stavo “facendo il verso” alle espressioni categoriche di ago86, come fai a collegare l’illusione con l’equazione che avevi evocato (credente = minus habens) o con le espressioni di Levminkij (infatti i credenti sono tali per debolezza. arretratezza culturale. deficit mentale. servilismo innato. pavida incapacità di affrontare eretti le sfide della vita.)? Dio come illusione non implica queste cose. Non ti vantavi dell’imperativo distingue frequenter? Hai perso l’occasione per farlo.

    Ricordo anche una famosa frase di Umberto Veronesi sulla pretesa incompatibilità di scienza e fede. Ricordo diversi guru dell’ateismo, da Odifreddi a Dawkins, che hanno costruito la loro carriera sul concetto “chi pensa non crede e chi crede non pensa”. Come vedi le tue accuse di vittimismo sono infondate.

    Metodo scientifico e metodo teologico tradizionale sono incompatibili per costituzione, non sono le parole di Veronesi a certificarlo. Quanto alla fede, bisogna distinguere cosa s’intende, come fanno gli inglesi: belief, faith, hope, trust… Checché ne dicano certuni (tipo mons. Fisichella), la teologia ha uno status epistemologico che col metodo scientifico non c’entra niente e anche come ricerca filosofica è molto sui generis. Non è certo sulle dichiarazioni personali di vari scienziati, di cui si nutre il sito disf.org, che sono punti di vista opinabili, che si può dimostrare qualcosa. Al più, si può dire che uno scienziato può fare il suo lavoro e essere, al contempo, un credente, ma questo non risolve la questione della compatibilità fra i due metodi. Tra l’altro, leggo spessissimo cose tipo “la scienza risponde al come, la religione (o la teologia) ai perché”. E’ una frase insensata, un po’ di infarinatura di gnoseologia basta a chiarirne l’assurdo.
    Odifreddi e Dawkins, per quanto ne so, non hanno mai sostenuto che “la scienza ha dimostrato che non esiste alcun dio”, casomai che l’ipotesi di dio per spiegare l’universo non è necessaria. Il “chi crede non pensa” schopenhaueriano non è un semplice sberleffo polemico: passi biblici, tradizioni religiose e porzioni di ortodossia, si fondano su falsità dimostrabili. Ebbene, se c’è la prova che qualcosa non è come si crede, continuare a credervi vuol dire ignorare quelle prove, non pensare secondo i fatti, ma credere in qualcosa di chiaramente non vero. Ma qui si sta divagando.

    Infine – chiedo scusa se accendo il mode talebano grammaticale on – hai sbagliato sintassi, perché avresti dovuto scrivere “non capire un accidente delle cose di cui scrivi”, non “cose che scrivi” ma questo, rispetto a tutto il resto, è un peccato venialissimissimo…

    Anche perché non è propriamente un errore, ma una semplificazione tipica dell’italiano colloquiale, la stessa che consente di dire “le cose che dici” al posto di “le cose di cui dici”, visto che si può solo scrivere o dire a proposito di cose, non le cose, e il “che” complementatore generico non provoca ambiguità di significato.

    Tu, che scrivi commenti pieni di maleducazione e violenza verbale, accusi di fare vittimismo quelli che non ci stanno a farti da vittima.

    Di solito la mia è una reazione, non l’attacco.

  • Reginadistracci

    Ciao Claudio, per quanto riguarda Kubrick e 2001 ti ho scritto una e-mail.

    Quanto a Sho, usa il solito trucchetto che appartiene al repertorio delle tecniche sofistiche degli ateucoli (un giorno dovrei scrivere un piccolo dizionario dei trucchetti sofistici dei minus habens che non credono ad altro che ai loro genitali):

    liquidare tutto un ragionamento come “delirio”, al fin di convinceregli avventori del blog a non fare la fatica di leggere il suddetto ragionamento.

    Ma stai tranquillo, sho: chi ha fatto la (piccola) fatica di leggere i miei interventi che a te paiono deliri ha capito perfettamente chi delira. Ha capito perfettamente chi va in giro con la frittata in faccia e quindi è da compatire.

    Ripeto quello che ho già detto: Claudio ti ha battuto almeno dieci a zero.
    Ferito nel tuo orgoglio, vieni qui a tirare calci e isulti pensando che ti possano aiutare a non sentire la ferita che brucia sull’orgoglio. Perché ormai la discussione è uscita da tempo dai binari dello scontro fra fede e ateismo ed è entrata nel campo dello scontro fra uno con l’orgoglio ferito che tira sputi e insulti e la gente che reagisce agli sputi e agli insulti.

  • shostakovich

    Reginadistracci, stai facendo esattamente quello di cui mi accusi: liquidi il tutto con espressioni che suggriscono una certa tua frustrazione: orgogli feriti, 10 a 0, sputi & insulti ecc. Non hai confutato nulla, sei assertiva e senza renderti conto di quali questioni stai cianciando. Lo dimostra il fatto che il tuo “delirio” l’ho riferito al tuo fantasticare malevolo intorno a Clarke, dove non hai intessuto alcun ragionamento. Parli a vanvera, ma si capiva anche prima.
    Quanto a Claudio, vabbè, ci credo che tu faccia parte delle sue grupie e come ogni carampana lo difendi in modo sfegatato, ma che tu abbia i requisiti per rendere sensate espressioni come “ti ha battuto almeno dieci a zero” mi pare molto improbabile, anche perché non fornisci argomenti di alcun tipo. La logica dimostrativa, che non è una mia invenzione, non permette a Claudio di fare le conclusioni che ha esposto nel post. Mi spiace per te.

    Comunque, ho appena sentito parlare di un libretto interessante Capire la mente cattolica di Edoardo Lombardi Vallauri, che analizza con logica stringente il divorzio fra verità, prassi e credenza del cattolico tipico. Me lo procurerò oggi stesso, chissà che vi trovi pure qualche ragguaglio sulla fenomenologia di Reginadistracci.

  • ClaudioLXXXI

    Troppo lusinghiero, sho. Non ho groupies, non sono una rockstar.

    Regina, suppongo che shostakovich sappia benissimo di aver fatto una grama figura, solo che non lo ammetterà mai. E’ fatto così, tutto ciò che si ottiene da lui sono insulti, provocazioni e capriole dialettiche. Vale davvero la pena sprecare il nostro non illimitato tempo a litigare con un tipo così? Per me, no. Lasciamolo a rosicare nel suo brodo, tanto chi ci legge ormai si sarà fatto un’idea.

  • shostakovich

    Mica posso ammettere il falso, non sono così cattolico.

  • Reginadistracci

    Claudio, ha centrato il punto: capriole dialettiche ossia sofistica. La sofistica è un’arte molto coltivata da chi ha torto e lo sa. Poichè sa che nel complesso ha torto, il sofista occulta costantemente il complesso di un discorso puntando il riflettore del discorso sui dettagli: quella parola, quell’altra parola, quella frase eccetera estrapolandole dal contesto. Faccio un solo esempio e poi mi taccio, perché come hai detto tu non vale la pena perdere tempo con questa gente: un sofista tira sputi e insulti verbali perché si sente umiliato dalla sconfitta – un avversario del sofista doce: tu tiri sputi e insulti verbali perché ti senti umiliato dalla confitta – il sofista risponde: dicendo che tiro sputi e insulti verbali anche tu i stai tirando sputi e insulti verbali.
    il sofisma in questo caso consiste in ciò: liquidare come offesa quella che è solo una denuncia dell’offesa subita.

    Comunque, quanto a Clarke, dovrei proprio sviluppare una riflessione su di lui nel mio blog:
    cantore delle sorti magnifiche e progressive che si vanta di circuire giovani maschi consenzienti e poveri.
    Ho sempre sostenuto, infatti, che l’esito estremo dell’anti-eismo filosofico è l’ingordigia sessuale omo ed etero.
    Ho sempre sostenuto che la più perfetta formulazione dell’illuminismo ateo è quella fornita da De Sade nella Filosofia nel budoir.
    Duecento anni di progresso tecno-scientifico sono servite per rendere democratiche le perversioni di De Sade. Nel 700 le maialate erano riservate ai marchesi nullafacenti. Oggi la tecnologia digitale e internet permettono anche ai poveri di gustare a costo zero le più squisite perversioni. Basta un clic e hai tutta la pornografia del mondo. E quando l pornografia non ti basta più, basta un volo low cost con Ryan air nel terzo mondo e hai tutti i ragazzi e ragazze consenzienti che vuoi.

  • shostakovich

    Reginadistracci, invece di insultare e far fare voli pindarici alla tua fantasia grottesca e malata circa Clarke, perché non fai vedere dove sarebbe tutta questa sofistica? Altrimenti, sai com’è, fai la figura di quella che tira il sasso, nasconde la mano e con l’altra indica uno che sassi non ha tirati, col beneplacito del claudio di turno.

  • Reginadistracci

    Ha ha ha ha ha ha ha ha ha !!!!!!!
    Qualche poveretto livoroso ha digitato sul motore di ricerca “reginadistracci mentecatta”!!!!

    Credo che sia lo stesso che risponde dopo pochi istanti ad ogni commento che lasciamo io o Claudio (ma non ce l’ha una vita privata? che sfigato!!!) e non riesce neppure a capire l’esempio semplice semplice sulla sofistica che ho portato nell’esempio precedente.

  • ClaudioLXXXI

    Regina, per favore, evita di versare benzina sul fuoco. Ed evita di dare dello sfigato a shostakovich, o implicare che sia stupido, o simili. Per discutere con i maleducati non c’è bisogno di abbassarsi al loro livello.

    Al prossimo commento insultante, da chiunque provenga, chiudo i commenti alla discussione.

  • shostakovich

    Qualche poveretto livoroso ha digitato sul motore di ricerca “reginadistracci mentecatta”!!!!

    Ho pensato che i referral di google fossero un metodo signorile per farti arrivare il messaggio. A quanto pare funziona.

    A riprova di quanto detto, ti faccio presente che se fai un esempio inventato e poi lo associ al tuo interlocutre, non fai altro che ricadere nella fallacia dell’uomo di paglia. In tutti i tuoi commenti non fai che illustrare il sottoscritto con immagini false e insultanti. E’ nel tuo stile: nessuna argomentazione + fantasie biliose. L’esempio che hai fatto si capisce, ciò che non si capisce è cosa c’entri questo esempio con me, non è mica corretto fare parallelismi da stronzi e poi pretendere che l’esempio corrisponda al caso.

  • ClaudioLXXXI

    Con cautela riapro la discussione perché c’è un commento in topic.

    Federico Fasullo ha scritto:
    secondo me hai pienamente ragione e a prescindere dal luogo e dal tempo la razza umana rimarrà sempre la stessa e Clarke è un mentecatto miope a scrivere cose del genere. A mio avviso le cose vanno anche un po’ contestualizzate :s cioè a quei tempi si credeva che la radioattività ti facesse sentire meglio, che le sigarette erano più o meno caramelle e un sacco di altre cose buffe, insomma Clarke era anche figlio dei suoi tempi ecco, un pamphlet su Clarke nel 2012 è un po’ boh anacrostico. E rinnovo quello che diceva Berlicche che Planetes in tal senso merita veramente (inciso sui viaggio nello spazio: a me la fantascienza delude sempre un po’ perché la scienza purtroppo ridimensiona drasticamente la possibilità effettiva di poter viaggiare nel cosmo, la quantità di energia e di tempo è tale che esplorare lo spazio, che è veramente vasto, lo rende drammaticamente improbabile; quando guardavo battlestar storcevo sempre un po’ il naso per le varie inesattezze che ogni volta emergevano, spiegazioni date a caso, e tante altre cose, certo poi BSG era meraviglioso per un sacco di altri motivi ma dal punto di vista scientifico poco e niente).

    A me la fantascienza piace non tanto per l’aspetto tecnologico, l’immaginazione di possibili scoperte scientifiche più o meno plausibili (da questo punto di vista Clarke anzi ha dei grossi meriti, cerca sempre di essere tecnicamente ineccepibile, e poi pare sia stato praticamente il primo a pensare ai satelliti tlc), ma per il modo in cui si affrontano gli aspetti sociali di queste scoperte. Cosa succede insomma all’uomo, più che alla scienza. Infatti in BSG il focus non sono le inesattezze, come funzionano i motori FTL, come funziona la vasca di resurrezione dei cylon eccetera, ma come può reggersi una società in fuga costante dal nemico e in cosa cylon e umani sono uguali e così via.
    Io direi che Clarke più che dei suoi tempi era figlio del secolo prima, del positivismo ottocentesco, perchè proprio in quel periodo la scienza “aveva scoperto il peccato” (frase di Oppenheimer dopo il progetto Manhattan). La seconda guerra mondiale, la bomba atomica, l’efficienza “scientifica” dei lager nazisti e degli esperimenti di Mengele, aprirono molti occhi che fino a quel momento si erano cullati nei sogni di un futuro meraviglioso in cui la scienza avrebbe permesso la pace universale. Purtroppo gli occhi di Clarke restarono, appunto, miopi.

  • Berlicche

    Fuori tempo massimo, e per fortuna, dico la mia.
    Io ho letto, credo, tutti i libri di Clarke. Ho letto, purtroppo, anche alcuni dei seguiti, statene lontani. “Incontro con Rama” è stato a lungo uno dei miei libri preferiti. “City and the stars”, insieme con “S is for space” di Bradbury, il mio primo libro di sf in inglese.
    Una volta l’adoravo. Poi mi sono dovuto arrendere all’evidenza.
    Il suo Uomo è estremamente palloso.

Ciao. Se vuoi commentare, accomodati. Non c'è bisogno di nome o e-mail, non c'è approvazione preventiva, no censura. Hai il libero arbitrio e io lo rispetto, anche se potresti usarlo male. Ricorda però che la libertà implica la responsabilità. Se sei un troll, ignorerò i tuoi commenti - a meno che tu non faccia un flood. Se pensi che quel che dico è sbagliato, fammelo notare. Attenzione però, perchè chiunque tu sia, se non sei d'accordo con me, proverò a convincerti del contrario. Qui il dialogo non sono belle chiacchiere per scambiarsi "secondo me" e sentirsi più buoni e tolleranti: qui il dialogo serve a cercare, trovare, amare la Verità.

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