Libri novembre 2012

Constatato che il mondo, purtroppo o per fortuna, proseguirà anche nel 2013, buon anno a tutti e buona lettura.

 Spingendo la notte più in là – storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo, di Mario Calabresi.

Non molto tempo dopo la mia nascita il quotidiano “Lotta Continua” ritraeva mio padre con me in braccio intento a insegnarmi a decapitare, con una piccola ghigliottina giocattolo, un bambolotto che rappresentava un anarchico.

 Cominciano così, le memorie del figlio del commissario ucciso. Tanto per farci capire cosa ci aspetta.
Molto bello, a tratti commovente (davvero), molto utile per cominciare a capire l’eredità oscura che questo paese si porta dietro; un periodo storico che conosco ancora troppo poco, per cui ho sviluppato interesse solo di recente, ma che mi sembra un tassello indispensabile per capire il nostro presente – anche perché questo passato, ahinoi, non mi sembra ancora del tutto passato, e ho paura che potrebbe diventare ancor meno passato nel prossimo futuro.

 

L’isola della Desolazione, di Patrick O’ Brian.

[Jack] per un attimo non capì il perché delle acclamazioni che riempirono la cabina, assordanti. Poi, attraverso gli sportelli fracassati, vide l’albero di trinchetto della nave olandese scuotersi, sobbalzare, gli stragli saltare, albero e vela volare fuori bordo. La Leopard raggiunse la cresta e lo scroscio d’acqua verde accecò Jack, ma quando la vista gli si schiarì, attraverso il velo rosso del sangue che colava dalla fasciatura, vide l’onda gigantesca e la Waakzaamheid che le presentava il fianco, ingavonata. Un enorme, subitaneo turbinare di scafo nero e spuma bianca, di aste che volavano, di sartie che sbattevano selvaggiamente e poi più niente se non l’immensa montagna verde e grigia coronata di bianco.
«Mio Dio, oh, mio Dio», mormorò, «seicento uomini!»

Non ho praticamente fatto a tempo a ipotizzare un accenno di stanchezza nel mio scrittore nautico preferito, che subito mi sono dovuto ricredere: O’Brian ha ancora molte frecce al suo arco.
Il libro apporta alcune variazioni nella formula narrativa consolidata nei precedenti; infatti, mentre i primi quattro erano pressappoco autoconclusivi, questo lascia in sospeso alcune vicende che verranno proseguite successivamente.
Inoltre, mentre prima l’attività extra-curriculare di Maturin come agente segreto britannico (non già perché il cattolico irlandese nutra particolare amore per Sua Maestà, ma per odio al tiranno Bonaparte) era lasciata abbastanza nell’ombra, ovvero ne vedevamo le conseguenze ma raramente le azioni dirette, qui invece abbiamo l’occasione di osservarlo all’opera in tutto il suo acume, mentre compie con un’agente americana un capolavoro di mistificazione – usare il servizio segreto americano come arma per colpire quello francese: impressionante!
Il tono generale della storia, come si confà a un libro con un simile titolo, è generalmente tetro. La quantità di sofferenze attraverso cui passano i protagonisti mi è sembrata addirittura superiore a quella dei precedenti; soffre Stephen per le ennesime pene d’amore infertegli dalla sua croce e delizia Diana; soffre Jack per un viaggio pericoloso, complicato, che in moltissime pagine (l’epidemia a bordo, la falla nello scafo, la nave dei nostri inseguita giorni e notti senza sosta dalla nave olandese mentre imperversa un’immensa lunghissima tempesta australe che minaccia di affondarle entrambe) regala momenti di autentica angoscia.
Bello, bello, bello.

il famoso aneddoto su Lord Cloncarty: informato dal suo comandante in seconda che il cappellano era morto di febbre gialla e morto nella fede cattolica, Lord Cloncarty aveva commentato: «Bene!» Primo ufficiale: «Ma, signore, come potete dire una cosa simile di un ecclesiastico inglese?» Lord Cloncarty: «Ma perché credo di essere il primo comandante di una nave da guerra che si sia potuto vantare di un cappellano che avesse una fede».

 

Notturni, di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann.

Antologia di racconti gotici, tra cui il famoso “L’uomo della sabbia”.
Piacevole, anche se lo stile risulta un po’ troppo farraginoso e alla lunga stancante.
Forse gli gioverebbe una nuova traduzione che renda il testo più scorrevole.

 

L’esattore, di Petros Markaris.

Il commissario Charitos è una specie di Montalbano ellenico, pare che questi libri abbiano molto successo in Grecia. Qui l’investigatore è alle prese con un serial killer, il terribile “Esattore”, che se la prende con gli evasori fiscali invitandoli a saldare quanto dovuto a pena di “condono tombale” (sic). Nella Grecia disastrata dalla crisi, la cosa più che un delitto viene da molti considerata un atto meritorio, e così nell’opinione pubblica c’è chi inneggia al giustiziere tributario, chi lo considera un sicario mandato dalla Merkel per convincere i greci a rigare dritto, chi vuole farlo Ministro dell’Economia, eccetera. Questo può sembrare inverosimile ma Lucia, che mi ha regalato il libro per Natale, mi assicura che su Facebook girava, come campagna pubblicitaria per il romanzo, un sondaggio che invitava gli utenti a scegliere di schierarsi idealmente con il poliziotto o con l’esattore. Non conosco le percentuali, ma il sondaggio è stato vinto da quest’ultimo. Eh già.
L’immagine della Grecia che esce da questo romanzo è quella di un paese a pezzi, dove pochi vedono ancora un futuro, i cittadini sono disperati come pecore senza pastore, e si cerca furiosamente un responsabile perché non si sa a chi dare la colpa. Il libro è costellato non solo di morti ammazzati dall’assassino, cosa che per un giallo in effetti è ordinaria amministrazione, ma anche di suicidi di povera gente che non sa più come campare, dalle vecchiette a cui hanno ridotto la pensione ai disoccupati che non trovano lavoro.
(La scena dove il commissario trova i due fidanzati morti abbracciati, con il biglietto dove spiegano i motivi disperati che li hanno portati all’insano gesto, è straziante. Straziante.)
Il probabile futuro anche del nostro paese?

 

Una saldissima fede incerta, di Antonio Thellung.

Ne ho ampiamente parlato qui.

La case editrice delle Paoline è riuscita  a finire per direttissima nella mia lista di editori da cui non comprare mai più nulla, nada, niente.
Complimenti, prima di loro c’erano riusciti solo la Adelphi e l’Espresso, per capirci.

Soggettività intersoggettività alterità: in dialogo con Husserl e Levinas – 1. Le meditazioni cartesiane di Husserl, di Giovanni Ferretti.

Libretto editorialmente agile, neanche un centinaio di pagine, ma denso come un macigno.
Ho avuto molte difficoltà a leggerlo e ancor di più a capirlo, ma d’altra parte, essendo un testo specialistico destinato agli studenti di filosofia per esporre la fenomenologia di Husserl, probabilmente le mie incomprensioni dipendono più dalla mia ignoranza in materia che dall’oscurità dell’autore. Non posso certo pretendere di essere diventato esperto di Husserl, ma la sua egologia, francamente, mi sembra poco più che una raffinata forma di egolatria.
Comunque, continuo sempre a spregiare il soggettivismo gnoseologico. Abbasso l’Io che si dà troppe arie! Viva il mondo esterno! Viva la realtà!

 

Nella testa di Steve Jobs, di Leander Kahney.

Scritto quand’era ancora vivo Jobs, un libro di taglio giornalistico che descrive (con toni positivi, a volte addirittura enfatici, e qualche limitatissimo chiaroscuro) il modus operandi di SJ.
Per me che non conoscevo quasi niente della storia della Apple e delle sue innovazioni, è stata una lettura istruttiva. Ho imparato che devo ringraziare Jobs per un sacco di cose. Però non posso dire di provare una smisurata ammirazione per lui. A parte quella storia del Campo di Distorsione della Realtà, l’immagine che ne esce non è limpidamente rosea:

Circolano storie – probabilmente false – che raccontano di come Jobs bloccasse i dipendenti negli ascensori, interrogandoli sul loro ruolo all’interno dell’organizzazione. Se la risposta non gli appariva soddisfacente, i malcapitati venivano licenziati su due piedi. La procedura divenne ben presto nota come «essere stevizzati». L’espressione fa ora parte del gergo aziendale, per indicare un qualsiasi progetto che venga interrotto senza preavviso. […]
Jobs tende comunque a dividere tutto in due categorie: ha una penna preferita, per esempio, che è una Pilot, mentre tutte le altre sono «una schifezza»; e lo stesso con le persone: o sono dei geni o sono degli idioti. […]
La cultura aziendale della Apple proviene direttamente da Steve Jobs. Così come lui è estremamente esigente con le persone di cui è responsabile, anche i manager di livello intermedio richiedono lo stesso standard di altissime prestazioni ai loro subalterni. Il risultato è un regno del terrore, in cui tutti sono costantemente preoccupati di perdere il posto. La chiamano l’«altalena genio-idiota»: un giorno uno è un genio, il giorno dopo è un idiota. […]
Stando alle dichiarazioni di diversi dipendenti con cui ho avuto occasione di parlare, alla Apple si avverte una costante tensione tra il timore di essere licenziati e lo zelo messianico di chi è convinto di lasciare la propria impronta nell’universo. […]
come ha detto Richard Nixon, «le persone reagiscono alla paura, non all’amore. Non è una cosa che insegnano al catechismo, ma è la verità».

Ora, io non sono un manager e non ho né la capacità ne là pretesa di raggiungere i risultati di Jobs, e so che da noi si sbaglia nel senso opposto (l’ipertutela dei diritti dei lavoratori sfocia nell’impossibilità di sanzionare gli incapaci); ma so altresì che le persone normalmente hanno uno spettro d’intelligenza un po’ più vasto dei due poli genio-idiota, e ho qualche sospetto sul fatto che questo regno del terrore sia, lavorativamente parlando, il migliore dei mondi possibili.
Paura o amore? Per ideale preferirei la seconda opzione, ma per realismo so che chi occupa una posizione di autorità, qualunque essa sia, deve saper applicare la giusta miscela di entrambe.
Il che, non solo è vero, ma credo sia pure scritto da qualche parte nel catechismo.


5 responses to “Libri novembre 2012

  • Le meraviglie del possibile « de libero arbitrio

    […] post precedente ho commentato il libro Nella testa di Steve Jobs che descrive il modus operandi dell’inventore del Mac, fondatore della Apple, “stay hungry stay […]

  • Alèudin

    a proposito di adelphi esiste una edizione italiana de “Il cristianesimo così come è” di Lewis che non sia la loro?

  • ClaudioLXXXI

    Temo di no (io lo lessi tramite biblioteca). Ma l’edizione inglese? Non penso che sia così difficile da leggere.

    PS anche per prendere in prestito dalla biblioteca i libri adelphi (es. la trilogia spaziale di Lewis) mi sono fatto problemi di coscienza, però poi ho pensato che stavo esagerando!!!

  • Alèudin

    ho scoperto che il libro “Il cristianesimo così come è.” edito da adelphi non è altro che “Scusi qual è il suo Dio.” edito da GBU, a buon intenditor…

  • ClaudioLXXXI

    Occielo, ma che titolo IDIOTA.
    Potrei anche sorvolare, ne ho viste di peggio, ma che davvero?
    quasi quasi me lo cerco in inglese e buonanotte.

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