L’Osservatore Romano va(da) all’inferno!

Non dico tutta la redazione dell’OR, ma almeno la dott.ssa Sylvie Barnay. Perché, che ha fatto? Ha scritto l’articolo “Fuoco e fragore divennero buona novella”.
Il titolo sembra sibillino, ma poi si capisce, e fuoco e fragore vien voglia di emetterli a lettura conclusa.

Insomma la storia è che tale Marie Balmary, psicanalista, e tale Daniel Marguerat, teologo – peraltro protestante calvinista, dice wikipedia – scrivono un libro assieme (“Nous irons tous au paradis. Le Jugement dernier en question”). Bravi. Sul Giudizio finale. Bravi. Elogi sperticati da parte della dott.ssa Sylvie Barnay, storica. Brava. Ma che dice il libro di tanto bello per meritarsi l’applauso sul giornale del Vaticano?  Gli è che la psicanalista e il teologo, spiega  la storica, “cominciano chiedendo: «Perché preoccuparsi ancora per ciò che assomiglia a un rottame arrugginito?»”.
L’incipit è un po’ enigmatico, invero più metallurgico che psicanalitico-teologico-storiografico, ma pazienza: gli autori

ricordano fino a che punto noi continuiamo a essere un tutt’uno con le rappresentazioni medievali del Giudizio finale e con la loro «retorica del terrore». Questa visione della storia, in cui gli eletti vanno in paradiso e i dannati all’inferno, è stata propria di un’epoca dominata dalla paura. D’altro canto il Rinascimento ribatterà con tranquilla audacia al medioevo che l’uomo sarà salvato malgrado tutte le sue debolezze. Ma la prospettiva terrificante dei dannati che arrostiscono all’inferno continuerà ad assillare le coscienze secolarizzandosi persino nella letteratura fantastica del XXI secolo. È allora con tranquilla audacia che i nostri due compagni di cammino interrogano le scritture per ascoltare con noi la parola biblica.

Purtroppo il breve articolo non spiega dove arriva il cammino dei nostri due compagni, e come la loro tranquilla audacia (rinascimentale?) la metta a nome con la parola biblica: nella quale purtroppo – suppongo per colpa della tipica mentalità medievale di cui, com’è noto, erano intrisi gli ebrei veterotestamentari e gli evangelisti, per non parlare di quel Gesù ch’è medievale fatto e finito come nessuno mai – dell’inferno e di chi lo abita si parla come di un dato di fatto, che non si può nascondere sotto il tappeto, hai voglia di “interrogare” e “ascoltare” e via cianciando. O forse alla fine si scopre che il forcone di Belzebù è un simbolo fallico?

Poi uno dice il fumo nel tempio. Ma vedi tu se tocca leggere sull’Osservatore Romano, manco Jesus o Famiglia Cristiana, che l’inferno è una retorica del terrore e l’esito del giudizio finale è una “visione della storia”, ma don’t panic: ci salverà la tranquilla audacia del Rinascimento e degli psicoteologi francesi.

Auguro alla dott.ssa Sylvie Barnay, e a chi le ha approvato l’articolo in Vaticano, e a chi ha approvato l’approvazione, di andare all’inferno.
Mica per sempre, oh. La dannazione non si augura a nessuno, manco a Giuda. Intendo una semplice roba andata-e-ritorno, tipo Dante, o almeno una visione mistica, una rivelazioncina privata piccola piccola, un sogno incubatico rigorosamente non psicanalizzabile. Che siccome evidentemente “interrogare” la parola biblica – magari leggere perfino il vangelo, tipo pesco un paio di passi a caso Mt 18:8 o Lc 13:22, dove Gesù ha il cattivo gusto di fare della deplorevole medievale retorica del terrore – non è stato abbastanza, allora abbiate pietà, lassù in alto loco: mandategli qualcosa che gli dia la scossa a tutti quanti, gli metta addosso una strizza fottuta da pisciarsi addosso. E poi la voglio vedere la tranquilla audacia.
Perché di questo stiamo parlando: dell’inferno. Che esiste davvero, altro che rottame arrugginito, così è scritto nel Credo. E se qualcuno lì all’Osservatore Romano non ci crede, liberi di non crederci, ma allora ce lo dicessero chiaro e tondo.

Ultima osservazione. La dott.ssa Barnay conclude facendo una pippa così su com’è bella l’alleanza tra esegesi e psicanalisi, la fecondità del metodo transdisciplinare, la creazione di senso con il linguaggio (?), e lamentandosi perché l’approccio psicanalitico – “vivamente richiesto” dalla Pontificia Commissione Biblica del 1993 – è rimasto troppo spesso confinato nelle teorizzazioni degli esperti.
Mi unisco di cuore a tali cahiers de doléances. Vi prego, cari teologi pontifici e/o protestanti, dateci più approccio psicanalitico, ne abbiamo tanto bisogno. Possibilmente, ve ne prego, brematurato come se fosse antani, con scappellamento a destra a sinistra.


24 responses to “L’Osservatore Romano va(da) all’inferno!

  • Matteo Dellanoce

    Una correzione: scappellamento a sinistra visto il taglio “progressista animalista”!
    Matteo

  • ClaudioLXXXI

    Ben detto Matteo. Correzione accolta!

  • Klein Weinbauer

    BASTA MI FACCIO ORTODOSSO

  • ClaudioLXXXI

    Ma no, non esagerare. Non è che gli ortodossi stanno messi meglio, e poi, ma l’hai letto Solov’ev?

  • lycopodium

    Della Balmary ho letto, molti anni fa, il libro sul “sacrificio interdetto”. La tesi sul sacrificio, nonostante l’approccio, non è particolarmente speciale. Mi piacque molto, invece, la descrizione degli artifici retorici del tentatore come la ritroviamo nel libro della Genesi. Non so cosa dica in questo libro, faccio pure l’ipotesi che la recensione non gli abbia reso un buon servizio. Ti consiglio di leggerlo “a sfroso” in libreria anche se, dopo che hai letto quel vomito della “saldissima-fede-incerta”, non puoi scendere più giù…

  • vienisignoregesu

    https://www.youtube.com/watch?v=DzEB34hK2zE grazie mi confermi nella fede che ho messo dal 5-dic-2013 in questa preghiera

  • ishramit

    “Arrostire” è molto meno doloroso di quello che l’Inferno è davvero, e posso dirlo perché, in minima parte, l’ho già assaggiato, e non m’è piaciuto per niente.

  • AlphaT

    Il problema sono i Viandanti Buffi sulla via Tarquinia. Decapitare, figurativamente, ecco cosa ci vorrebbe. Figurati se non si trovano 3 persone di un certo livello e col timone puntato nella giusta direzione. E a scendere, pulizia anche su altre realtà più sozze tipo i seguaci indegni del Grande Albero…

  • ClaudioLXXXI

    Lycopodium: non avevo pensato alla possibilità che la recensione possa aver completamente frainteso il libro. Certo non invoglia particolarmente a leggerlo. Ma non sarei così sicuro che non si possa scendere ancora più giù di Thellung: al peggio non c’è mai fine…

    Ishramit: ssssssst!!! Non fare retorica del terrore! Non si può dire alla gente che rischia di andare in un posto brutto che si chiama inferno, è così medievale!

    AlphaT… eh… uh… cioè, sarò stanco morto io e ho i neuroni lenti, ma ti giuro, non ho capito niente di quel che hai scritto:-/

  • ishramit

    Macché di finirci, rischia molto di peggio: di esserci già e di morire troppo presto per accorgersene.

  • Alèudin

    Certamente a noi Cristiani Cattolici si può imputare un certo pessimismo apocalittico, come diceva giustamente Nietzche dovremmo invece scoppiare di gioia per essere sati salvati dalla Resurrezione, inoltre il Vangelo lo dice chiaramente, “Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa” Giovanni 15.

    Ma se il rischio dell’inferno non fosse più che reale sarebbe reale la salvezza? No.

    Bisognerebbe chiedersi veramente cosa sia l’inferno.

    Mi piace il commento di ishramit: “Macché di finirci, rischia molto di peggio: di esserci già e di morire troppo presto per accorgersene.”

    Il fatto è che questi “moderni” esegeti fanno sempre il solito giochetto eretico (eresia significa scelta) cioè scelgono quello che fa comodo:

    “Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.” Giovanni 12,47
    evitando il seguente :
    ” Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno.” Giovanni 12,47

    oppure il classico episodio dell’adultera: “Neppure io ti condanno;” evitando accuratamente la frase intera: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più” Giovanni 7,53-8,11

    e via così, in questo caso non parlo del libro che non ho letto ma dell’andazzo generale.

  • vincenzillo

    Sì, parlare di inferno come “retorica del terrore” fa molto 68.

    Dopo il 2001, la “retorica del terrore” è un argomento che i complottisti di sinistra hanno usato contro George W. Bush, prendendolo dalla retorica contro la Chiesa. Non sull’Osservatore Romano, eh.

    Ultima considerazione. Quelli che oggi hanno 70/80 anni, e quindi cresciuti prima del Vaticano II, sono cresciuti effettivamente con la minaccia dell’inferno molto più viva di noi post-conciliari. Probabilmente, loro sentono il bisogno di liberarsene, mentre noi sentiamo il bisogno di “riscoprirlo”, capendo meglio che cos’è davvero, questo inferno. E, con una buona catechesi, si possono fare scoperte davvero interessanti.

  • Matteo Dellanoce

    Un giorno, raccontava Chesterton, “un ateo molto leale con cui mi trovai a discutere fece uso di questa espressione: ‘Gli uomini sono stati tenuti in schiavitù per paura dell’inferno’. Gli ho fatto osservare che se avesse detto che gli uomini erano stati affrancati dalla schiavitù per paura dell’inferno, avrebbe almeno fatto riferimento a un inoppugnabile fatto storico”( Gilbert K. Chesterton, San Francesco d’Assisi, Lindau 2008, p. 31).
    Vogliamo contare le schiavitù odierne? Vogliamo contare quanto l’inferno dei Vangeli è stato sostituito dal paradiso delle droghe, dell’alcolismo, del sesso senza senso, dell’effimera immagine ecc ecc ecc !
    Vogliamo contare gli schiavi odierni? L’aver perso l’orizzonte dell’Inferno come realtà ha generato l’inferno in terra! Chiudo con queste parole di Gabriel Marcel :” “ … Non si tratta certamente di fare l’apologia del disordine, ma conviene, credo, osservare che l’ordine imposto burocraticamente, laddove è spinto all’estremo, non presenta solo un carattere di neutralità in rapporto ai valori, ma contiene in sé un germe di perversione, forse perché l’apparenza di perfezione che ostenta, comporta un compiacimento di sé, di cui temo proprio non si possa contestare il carattere luciferino. Ma dal luciferino al satanico, il passaggio si opera insensibilmente. Che i tecnocrati, cui il nostro mondo sempre più si affida, prendano coscienza di questo pericolo cui sono tutti esposti, qualora la volontà di organizzazione che li anima non trovi il suo contrappeso in quella forza che risiede solo nell’anima, e in cui gli scervellati credono di trovare il contrario della forza perché essa si chiama umiltà”
    Gabriel Marcel dall’introduzione “Uno Psicologo nei lager”, di Victor Frankl edito da Ares

    E quanto tecnocrati siano i teologi e filosofi odierni lo vede anche un cieco!
    Matteo Dellanoce

  • AlphaT

    Beh… 3 per sostituire Viandanti, Buffo e Via Tarquinia… chi possono essere? E i seguaci del Grande Albero… Alberone… modifica appena questi nomi…

  • alegenoa

    Vabbè, pareva brutto spiegare…. Vian, Boffo, Tarquinio. Poi ci sono i Paolini che vengono da Don Alberione.

  • ClaudioLXXXI

    Ti giuro, sarò scemo io, ma non ci sarei mai arrivato.

  • ClaudioLXXXI

    Mi ero perso un paio di commenti.

    Alèudin, a me sembra che tutto il buonismo teologico che nega l’inferno (o al limite teorizza l’apocatàstasi: alla fine perdono per tutti, demoni e dannati, tarallucci e vino per tutti in paradiso) sia prigioniero di una contraddizione insanabile, cioè da un lato vuole superare la concezione di Dio padre autoritario, padre che punisce, e infatti… cattolici adulti, non bambini… però poi nega proprio al cattolico il suo essere veramente adulto nel senso di assumersi la responsabilità delle proprie azioni.
    Negare la possibilità di una punizione, che poi è intimamente connessa a una scelta, vuol dire ridurre la vita a un gioco per bambini, dove ci si uccide e poi ci si rialza perchè era per finta.
    E anche se il gioco per i bambini è estremamente serio, un adulto infantilizzato non prende il gioco con quella stessa serietà.
    Togliere dall’aldilà l’inferno – il fatto che se fai certe cose ci sono certe conseguenze – ha contribuito, come dicevo in quel post sul libro di zombie, a portare l’inferno nell’aldiquà. Se non ci sono conseguenze per le mie azioni, posso fare tutto quello che voglio, come un bambino che gioca. Ma i bambini possono essere crudelissimi.

    Vincenzillo, mi pare il solito trucchetto diabolico del – io lo chiamo così – “chiasmo”: spingere su un eccesso e generare per reazione l’eccesso opposto.

  • Alèudin

    Forse non sono stato abbastanza incisivo, l’inferno c’è è reale e nemmeno vuoto ma a farci muovere deve essere la forza e la gioia della Resurrezione, all’inizio può andar bene un po’ di terrorismo ma poi seguiamo il Cristo, non per fuggire la paura ma per incamminarci verso la vera Vita.

  • ClaudioLXXXI

    Ma dire che l’inferno esiste non è terrorismo. Se lo è, allora sono terrorismo anche i cartelli stradali che dicono segnale di pericolo.

  • Alèudin

    Ok, mi pare di aver detto chiaramente che l’inferno esiste e il pericolo di finirci è reale, parlando di terrorismo intendo dire che certa teologia si è basata solo su quell’aspetto anche per esercitare potere, è inutile negarlo, dimenticandosi però della gioia del Vangelo.

    Rimane il fatto che meditare sui Novissimi è fondamentale.

    Ora però io ho paura di ambedue le tipologie di “teologi” quelli che propongono solo la gioia e quelli che si focalizzano solo sulla paura della dannazione eterna.

    Servono entrambe le cose, Papa Francesco sta già dimostrando un grande equilibrio in questo senso.

    Sappiamo dell’inferno, sappiamo della Croce e della Resurrezione, incamminiamoci verso queste ultime due rivolgendoci a loro.

  • ClaudioLXXXI

    ok, capisco quello che dici e sono d’accordo con te.

  • Anonimo

    Negare l’inferno implica necessariamente negare la salvezza. Sennò, salvezza da cosa? Dai panni stinti?
    Qualcuno dia un paio di occhiali all’Osservatore.

    Stefano

  • ClaudioLXXXI

    Stefano: bravo! Questo è il motivo per cui è cattolicamente illogico negare l’inferno. Non perché ci piace l’idea dell’inferno!
    Purtroppo in giro si trovano molte risposte alla tua domanda. Gesù ci salva dalla povertà economica, dalle ingiustizie sociali, dal capitalismo, dal comunismo, dalla delinquenza giovanile, dai nemici dell’ordine pubblico, dall’inquinamento dell’ambiente, dallo stress, dalla noia…

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