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L’esperimento

il  mondo perdonerà solo dei peccati che non ritiene siano davvero peccaminosi
Padre Brown
(cioè Gilbert Keith Chesterton)

Ok, proviamoci.
Cari relativisti.
Sì, dico a voi. Voi che leggete, che ogni tanto commentate, oppure che finora avete sempre lurkato. Voi che non credete a una morale oggettiva; che ritenete il bene e il male una questione di punti di vista, da decidere volta per volta; che considerate il dubbio uno stato finale di cui ritenersi all’incirca soddisfatti, piuttosto che un processo transitorio che serve a conseguire una maggiore certezza della verità; insomma quella roba là. Mi rivolgo proprio a voi.
Facciamo un esperimento.

PAVIA. Ha filmato la collega a sua insaputa, mentre faceva sesso con lei. E poi ha messo il video hard su internet. Una serata di scambio amoroso, di effusioni e di piacere che doveva restare confinata nell’intimità di una camera da letto e limitata alla complicità di due amanti e che invece è finita sui siti pornografici di mezzo mondo. […]
La telecamera, piazzata a pochi passi dal letto e di cui lei non sa niente, filma tutto: 19 minuti e 41 secondi di sesso. Gesti, carezze, parole. Frasi in cui vengono citati anche alcuni amici comuni e che vengono tradotte in inglese per le didascalie che accompagnano le scene. I due amanti hanno il viso in parte schermato, ma sono proprio le frasi a renderli riconoscibili. Sono gli amici della ragazza a trovare, per caso, il video navigando in rete. E sono loro ad avvisarla, dopo mesi ormai che il filmato è a disposizione di chiunque voglia vederlo. Basta un click.
La giovane è sgomenta. Preoccupata per la sua reputazione. Non accetta che la sua immagine, la sua personalità più intima, possa essere spiata e condivisa da altri, su siti pornografici. Chiede spiegazioni al suo collega e amante. Lui si scusa, spiega di averlo fatto senza la volontà di ferirla e promette di togliere il video da internet, ma ormai la frittata è fatta. Il filmato non può più essere cancellato.

(Fonte: La Provincia Pavese 13/07/2012, Maria Fiore)

Di episodi simili ne accadono tanti nel mondo, ma questo colpisce per due motivi.
Uno è il fatto che questi tizi si mettono a parlare dei loro amici. Mentre fanno sesso! L’abietto umanoide si era preso la briga di schermare parte del viso, ma non ha pensato a tagliare l’audio (forse non voleva rinunciare ai mugolii d’amore?). E ne parlano anche con un certo grado di dettaglio, si presume, visto che poi questi amici comuni si sono riconosciuti nell’oggetto della discussione! Immagino con quale sorpresa. La faccia della sventurata quando le hanno detto una cosa tipo “sai, l’altro giorno, mentre stavamo… ehm… abbiamo trovato un video dove c’era il tuo corpo nudo che faceva cose, ci siamo accorti che stavi parlando proprio di noi e quella eri proprio tu”, invece, non me la immagino proprio. Infatti sono venuto a conoscenza dell’episodio a seguito della segnalazione di un’abitante di Pavia, che commentava stupita l’ennesima bizzarria dei suoi concittadini (ché pare che in quel posto, di cose strane, ne succedano
un bel po’).
L’altra cosa che mi ha colpito è l’idiozia o la faccia di tolla (a seconda se gli attribuiamo o no un grado infinitesimo di buona fede) dell’essere putrescente di materia escrementizia il quale, richiesto di spiegazioni da parte di colei che aveva reso pornostar a sua insaputa, se ne è uscito dicendo “non volevo ferirti”. Ah, ecco. Pensa se avesse voluto ferirla, invece, cosa avrebbe potuto fare. E certo che non voleva…

Ma, un momento. E se avesse ragione lui?
Dai, sul serio. Se avesse davvero ragione.
Davvero.

Cari relativisti.
Se bazzicate questo blog, sapete che io sono nemico del relativismo [che non vuol dire nemico dei relativisti (almeno, non necessariamente)] e gli muovo critiche molto pesanti. Una di queste critiche è il fatto che, stringi stringi, il relativismo è una bolla di sapone. Una maschera, da indossare per sentirsi a posto con lo Zeitgeist postmoderno; un’autosuggestione, indotta da troppa teoria e poca pratica. Incoerente. Inapplicabile. Il relativista non crede all’esistenza della Verità, io invece non credo all’esistenza del relativista.
Scusandomi in anticipo per la volgarità, desidero citare quella locuzione d’incerta origine, molto rozza ma molto efficace, che si dà sotto la forma di “son tutti froci col culo degli altri” (accertate numerose varianti dialettali). Il modo di dire ha varie applicazioni, io vorrei proporne qui una di tipo epistemologico-assiologico: è facile fare grandi elegie del dubbio, quando le uniche certezze di cui dubitare sono quelle altrui; è facile negare l’oggettività del bene e del male, purché non venga qualcuno a mettere in discussione proprio quella cosa che, dai, è ovvio che è bene / che è male, no?
Insomma, quando leggo / ascolto relativisti di chiarissima fama che difendono concetti tipo “l’atteggiamento che suppone nel pre-giudizio dell’altro un gradiente di verità superiore al nostro” oppure “il diritto di ogni opinione ad avere pubblici difensori”, ho sempre l’impressione che stiano facendo i froci col culo degli altri. Che stiano parlando di pregiudizi e opinioni su cui in cuor loro non  hanno proprio nessun dubbio che sono bene. Che poi di solito gli argomenti sono sempre quelli, la morale sessuale, l’aborto, l’eutanasia, eccetera eccetera. Dove sono i relativisti pubblici difensori della galera per chi ammazza i consenzienti? Chi è che quel relativista che attribuisce alla necessaria eterosessualità del matrimonio un gradiente di verità superiore? Boh. Cerco e ricerco, ma non ne trovo. Che strano.
Ma questi sarebbero ancora discorsi astratti, che un bravo giocoliere verbale potrebbe piegare per dritto e per rovescio, senza perdere un colpo dialettico.
Parliamo di fatti concreti.

La giovane della notizia è vera. Esiste sul serio (spero che la Provincia Pavese non se la sia inventata per riempire la pagina). Corpo, sentimenti, rabbia, tutto reale. È successo effettivamente.
Cari relativisti, ditemi che dubitate che abbia ragione lei. Che non sta scritto da nessuna parte, oggettivamente, che il tizio abbia compiuto un’azione cattiva; si potrebbe anche decidere che aveva tutto il diritto di mettere su internet il video, tiè, che ganzo che sono, mondo guarda che performance. Non voleva ferirla; pensava che non ci fosse nulla di sbagliato. Embè? Perché lui si è dovuto adeguare al gradiente di verità di lei e non viceversa? La sua opinione che il porno segretamente sparato sul world wide web fosse ok, non dovrebbe avere un pubblico difensore? Se si può discutere di tutto, vogliamo discutere di questo?

Cari relativisti, ditemi che il bene e il male di per sè non esistono; che dubitate che esistano.
Ditemelo.
L’esperimento è partito.

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Un vero relativista 2

UN VERO RELATIVISTA / 2

 
In un post precedente ho citato un brano dal libro Il mattino dei maghi per sostenere un’affermazione oggi ai più inverosimile: il nazismo, lo Stato totalitario, non nasce dalla Verità con la V maiuscola e dalla convinzione di “possederla” (qualunque cosa significhi questo verbo); al contrario, esso si basa proprio sul rifiuto di certezze precostituite, sull’Opinione elevata a sistema, insomma proprio su quel relativismo che oggi è considerato il presupposto della democrazia e l’antidoto al totalitarismo.
Si tratta di un punto di vista radicalmente contrario al pensiero che va per la maggiore, e mi rendo conto che a molti lettori può sembrare bizzarro se non folle.
 
Vorrei allora citare qui un altro brano letterario, che dovrebbe essere più conosciuto. Dopotutto, 1984 è un libro famoso e celebrato. Eppure, a volte ho l’impressione che non si sia riflettuto ancora abbastanza sulla sua lezione più profonda.
 
 
[O’Brien disse:] « il potere significa il potere sugli uomini. Sul corpo… ma soprattutto sulla mente. Il potere sulla materia, quella che tu chiami realtà esterna, non è importante. Il nostro controllo della materia è già assoluto e totale. »
Per un attimo Winston ignorò il quadrante. Fece uno sforzo per sollevarsi a sedere e riuscì, seppure con pena, a piegare un po' il corpo.
« Ma come potete controllare la materia? » esplose. « Non riuscite nemmeno a controllare le condizioni atmosferiche o la legge di gravità. E ci sono le malattie, il dolore, la morte… »
Con la mano O'Brien gli fece cenno di tacere. « Noi controlliamo la materia perché controlliamo lo spirito. La realtà sta dentro il cranio. Tu impari, a poco a poco, Winston. Non c'è nulla che noi non possiamo fare. Invisibilità…. levitazione… tutto! Io potrei librarmi di su questo pavimento come una bolla di sapone, se volessi. Non lo voglio, perché il Partito non lo vuole. Devi mettere da parte, devi liberarti di quelle tali cognizioni ottocentesche attorno alle leggi di natura. Le facciamo noi, le leggi di natura. »
« Ma non le fate affatto voi ! Non siete nemmeno padroni di tutt'intero questo pianeta. Che dirai dell'Eurasia e della Estasia? Non le avete ancora vinte! »
« Questo non ha nessuna importanza. Le vinceremo quando sarà necessario. E se non lo abbiamo ancora fatto, che differenza ne viene? Le possiamo cancellare dall'esistenza. L'Oceania è il mondo. »
« Ma il mondo stesso non è che un granello di polvere. E l'uomo è piccolo… disarmato! Da quanto tempo esiste? Per milioni di anni la terra rimase disabitata. »
« Sciocchezze. La terra è vecchia quanto siamo vecchi noi: ha la nostra stessa età. Come potrebbe averne una maggiore? Non esiste nulla se non nella mente dell'uomo. »
« Ma le rocce sono piene di ossa d'animali estinti… mastodonti, mammuth, rettili enormi che già vivevano su questo pianeta, moltissimo tempo prima che si sentisse mai parlare dell'uomo. »
« Hai mai veduto queste ossa, Winston? Naturalmente, no. I biologi del diciannovesimo secolo le inventarono. Prima dell'uomo non c'era niente. Dopo l'uomo, s'egli dovesse, infine, esaurirsi, non vi sarebbe più niente. Non c'è niente al di fuori e oltre l'uomo. »
« Ma l'intero universo è fuori di noi. Guarda le stelle! Alcune di esse sono lontane da noi milioni di anni-luce. Esse saranno per sempre fuori della nostra portata. »
« Che cosa sono le stelle?» chiese O'Brien senza scomporsi « Sono frammenti di fuoco distanti qualche chilometro. Potremmo benissimo raggiungerle, se volessimo. Come potremmo anche eliminarle. La terra è il centro dell'universo. Il sole e le stelle ci girano attorno. »
Winston ebbe nuovamente un sussulto. Ma stavolta non disse nulla. O'Brien continuò, come se rispondesse mentalmente a una obiezione mossagli da Winston.
« In un certo senso, e per certi determinati fini, naturalmente, questo non è vero. Quando navighiamo sull'Oceano, ovvero quando dobbiamo predire una eclissi, risulta assai più conveniente  ritenere che sia la terra a girare attorno al sole e che le stelle si trovino a milioni di milioni di chilometri di distanza. E con ciò? Credi davvero che non sia possibile stabilire un doppio sistema astronomico? Le stelle possono essere vicine o lontane, a seconda delle necessità che ci si presentano. Credi davvero che i nostri matematici non arrivino a dimostrare una simile verità? Ti sei scordato del bispensiero


Dovrei essere un buon relativista

Dovrei essere un buon relativista

  

 

Proprio così: essendo un buon cristiano (beh: ci provo…), dovrei essere anche un relativista. Consequenzialità ineccepibile.

Mi ero perso, una decina di giorni fa, questo spericolato esercizio di alta sofistica da parte di Giulio Giorello. All’inizio avevo pensato a una forzatura del titolo: ma insomma, porca miseria, Giorello è pur sempre un filosofo della scienza, mica il primo babbeo che apre bocca, i significati esatti delle parole li ha studiati. E invece, leggendo l’intervista rilasciata alla Stampa, ho scoperto con stupore che non c’era nessuna forzatura: ipse dixit.

«Il vecchio “Joe”, come dicevano gli americani quando apprendevano qualche malefatta di Stalin, l’ha sparata di nuovo grossa. Ma è meglio così, ogni volta che Joseph Ratzinger attacca il relativismo, vendo qualche copia in più del mio libro». Sorvolando sul sarcasmo di buon gusto che paragona il Santo Padre al non compianto “padre dei popoli”, piuttosto mi meraviglio che Giorello si meravigli che il Papa abbia criticato l’agnosticismo e il relativismo. È il suo lavoro. Da un vegetariano non mi aspetto l’elogio della bistecca, dopotutto.

Eppure al filosofo i conti non tornano. «Non riesco bene a capire la ragione profonda per prendersela contro l’atteggiamento relativistico, il relativismo, infatti, non è un dogma, “Non c’è verità”, non è nemmeno la frase banale e insensata “tutto è relativo”. Il relativismo è l’atteggiamento mentale per il quale ogni dottrina, ogni punto di vista, ogni stile di vita ha diritto di esistere». Prendiamolo in parola: il nazismo ha diritto d’esistere, l’antropofagia ha diritto d’esistere, le religioni che contemplano i sacrifici umani hanno diritto d’esistere. Tutto ha diritto d’esistere? Ma siamo proprio sicuri? Forse Giorello sottintendeva implicitamente qualche steccato, qualche necessaria caratteristica, qualche minimo comune denominatore di civiltà al di sotto del quale una dottrina/punto di vista/stile di vita non ha diritto d’esistere. Il nazismo andava combattuto, così come dovremmo combattere chi oggi volesse uccidere gli esseri umani per mangiarli o sacrificarli alle divinità. Per essere coerente con il suo “tutto ha diritto d’esistere”, il nostro filosofo dovrebbe accademicamente costruire o almeno non rigettare improbabili apologie di questi esempi estremi.

Giorello dice che il relativismo non è il dogma “non c’è verità”. Non so cosa egli creda sia un dogma, ma immagino si renda conto che l’asserto è autocontraddittorio. Se non c’è verità, allora anche la stessa frase “non c’è verità” non è vera. Il che vuol dire che almeno qualche verità deve esserci. Ma se qualche verità c’è, cade l’assunto di base. Una variazione sul tema del paradosso di Epimenide cretese, un serpente uroboros che si morde la coda. Perlomeno questo Giorello pare volerlo evitare, però la sua vagheggiata supertolleranza a me pare proprio la traduzione concreta dell’assunto “non c’è verità” che già altri, a partire dalla sofistica greca, sostennero e sostengono. Il deficit di coerenza, sinceramente, ce lo vedo comunque.

Ma andatelo a dire a tutti i deboli di pensiero che sostengono il pensiero debole: vi rinfacciano i crimini commessi nella storia in nome della Verità, come fa il giornalista che pensa a «Quando gli «assolutisti», in nome del proprio assoluto, massacravano chi la pensava diversamente…», e Giorello risponde: «Nella storia si è sempre ucciso nel nome dell’assolutismo, mai del relativismo. Un vero cristiano dovrebbe essere sempre relativista… »

Bah. A me qualche vittima del relativismo pure viene in mente, per esempio tutti i feti abortiti in nome dell’ideologia che relativizza e subordina il loro diritto di vivere alla volontà di qualcun altro. E continuo a pensare che un vero cristiano (a meno che non sia gravemente confuso sulla propria identità, cosa che sospetto sia il fine ultimo di questo bel sofisma) è uno che crede alle parole “io sono la Via, la Verità e la Vita”: il che, nonostante tutte le supercazzole dei philosophettes, resta proprio incompatibile col relativismo. Che poi la Verità cristiana vada pro-posta e non im-posta, e sia contrario all’ortoprassi procedere diversamente, è o dovrebbe essere pacifico; e oggigiorno la Chiesa paga un alto prezzo in termini di credibilità per tutte le volte in cui non lo fu affatto. Ma da qui al veto di dire (non di imporre con le armi, a meno che non sia superato quel minimo comune denominatore oltre il quale c’è l’abominio) “tu hai torto”, all’incrocio bastardo (nel senso di ibrido) del “cristiano relativista”, c’è una distanza siderale.

Alla fine, nauseato dal ricordo di un confronto tra Ratzinger e Habermas in cui il primo faceva miglior figura del secondo, Giorello ventila l’ipotesi seducente: «Se questi deliri sono filosofia, pensiero laico, io smetto di fare il filosofo. Preferisco aprire un bar ai Caraibi e gustarmi il rhum, che laggiù è ottimo». Buon viaggio.