L’alieno / 1 + 2

Oggi ho un’ospite gradita, Sissi2002, che scrive il post in vece mia. Ne scriverà altri in futuro (spero).
Anche lei ha un ospite, molto meno gradito.
Leggetela.

 

– 1 –

 Ringrazio di cuore Claudio per l’ospitalità. È che, da un po’ di tempo, c’è un versetto del Vangelo che mi risuona nella testa: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.
Tutti abbiamo qualcosa da dare, perché tutti abbiamo ricevuto. La vita, innanzitutto; poi il momento storico ed il luogo geografico di nascita, che fa di noi italiani dei privilegiati, anche – non ho paura di affermarlo – in questo momento di precarietà e di crisi economica. Se pensiamo ai Paesi più poveri, od anche soltanto alle condizioni di vita dei nostri bisnonni, non possiamo non riconoscerlo.
Sono un’amica di Claudio (per la verità, per ragioni anagrafiche amo definirmi la sua “zia” adottiva); nata alla vigilia del boom economico degli anni ’60. Ho un diploma di scuola media superiore, insegno in una scuola media superiore statale serale; vivo nei dintorni di Torino. Grazie all’aiuto della mia famiglia posseggo un piccolo appartamento dove abito; il mio stipendio è di quelli che non permette di vivere nel lusso, ma se non si hanno tanti grilli per la testa consente di tirare avanti dignitosamente e serenamente. Il mio nickname, Sissi, viene dal nome della mia amatissima gatta e dal suo anno di nascita.
Qualche tempo fa ho deciso di riprendere gli studi e mi sono iscritta alla facoltà di Teologia: oserei dire “per hobby”. È quello che, con calcolata leggerezza, ripeto a chi si meraviglia di una matricola (ultra)cinquantenne; ma le cose non stanno del tutto così: volevo e voglio farmi una ragione della mia fede, perché ritengo che la fede non sia “razionale” (non posso dimostrare scientificamente né l’esistenza di Dio, né la sua non-esistenza), ma sia “ragionevole”, cioè non nemica a priori della ragione.
Al momento, la strada è ancora lunga, perché per diversi motivi il ritmo con cui seguo i corsi e sostengo gli esami è piuttosto lento. Ma fin dalle prime lezioni, quel “gratuitamente ….” ha cominciato a risuonarmi da qualche parte nella mente. Poi, come sempre succede, i buoni propositi espressi all’indicativo futuro si sono trasformati in tanti condizionali: farò, scriverò, dirò, … potrei … vorrei …

Un anno fa è successo qualcosa che ha impresso alla mia vita una svolta decisiva: mi hanno diagnosticato un cancro. Ed ho deciso, Claudio permettendo, di parlare di questo. Certo, sempre col consenso di Claudio, pubblicherò volentieri gli appunti delle lezioni: so che fra i suoi lettori ci sono molti credenti che magari gradirebbero qualche approfondimento biblico: io per prima mi sono sorpresa della bellezza e della ricchezza di alcuni brani, e dire che per ora facciamo soltanto critica testuale, non siamo ancora arrivati alla “teologia” vera e propria. Ma oggi, quel “gratuitamente”, non lo sento più come un invito a condividere i frutti delle mie fatiche universitarie: o almeno non solo. È diventato il desiderio, quasi il bisogno, di offrire fiducia e speranza – ma soprattutto serenità – a chiunque si trovi ad affrontare la malattia, la sofferenza, e quella sottile e spesso negata paura della morte: un pensiero che tutti noi accantoniamo, respingiamo, pur sapendo che essa è ineludibile; poi alle volte succede qualcosa che, quel pensiero, te lo rende forzatamente presente, costante, persistente. E ci devi fare i conti tutti i giorni.

 – 2 –

Se non fosse che il bar davanti alla mia scuola è frequentato assiduamente da colleghi e studenti, questa sera andrei a bermi una coppa di spumante. Ma sono astemia, il vino proprio non mi piace, per cui mi sa che festeggerò con una bella cioccolata calda, alla faccia del mio dietologo. È passato un anno esatto da quel giorno dell’inverno 2012.
Torino era sotto una nevicata gelida, di quelle che maledici l’inverno quando si presentano, perché viene giù una neve asciutta e pesante che “attacca”, non si scioglie e si prepara entusiasticamente a regalare a tutti una bella gelata notturna. Il che significa che poi, per parecchi giorni, avremmo fatto i conti con l’auto che slitta e con l’elevata probabilità di rompersi qualche osso sui marciapiedi ghiacciati.
Erano circa le 19 di sera. Da scuola allo studio medico ci sono poco più di due chilometri, ma con questo tempo ero partita in anticipo, non sapendo che strada avrei trovato e dove avrei potuto parcheggiare. Tornavo dopo molti anni nello studio di un anziano ginecologo molto noto in città, non solo per la grande competenza, ma soprattutto per la profonda umanità. C’erano quei  disturbi che da un paio di mesi non mi abbandonavano: il medico di famiglia aveva pensato ad una cistite, ma gli antibiotici non avevano fatto effetto e la cosa non mi convinceva neanche un po’.
Ogni donna sa che una visita ginecologica, fastidiosa ed imbarazzante finché si vuole, di regola non è però dolorosa. Invece questa assomiglia molto da vicino ad una tortura: fortunatamente è breve. Dopo, il Professore è come sempre molto chiaro nelle sue spiegazioni, sintetico, preciso. Ha prelevato dei campioni – dice – per le necessarie analisi, ma la sua diagnosi è praticamente certa: tumore maligno della cervice uterina, che ha già invaso i tessuti circostanti e quindi non è operabile.
Ho letto da qualche parte che il nostro corpo è in grado di produrre un anestetico naturale. Qualche minuto prima, durante la visita, ero certa che fosse l’ennesima bufala. Adesso, quasi quasi ci credo: la notizia mi lascia di ghiaccio, forse per analogia con il finimondo di neve che si sta scatenando fuori. Il medico diventa incoraggiante, e so che posso credergli perché non è la persona che dà false illusioni o che indora le pillole. Si ricorda di me, afferma, e soprattutto ricorda che mi sono sempre presentata in studio da sola: mai accompagnata da mia madre, dal mio compagno o da un’amica. Per cui ritiene di avere di fronte una persona “forte” (scambiando la mia apparente impassibilità per coraggio). La diagnosi non è benevola, ma la situazione generale di salute è buona, oggi le cure sono molto avanzate, e quindi non bisogna disperare. Ci vorrà una settimana perché arrivino i risultati delle analisi sui prelievi, dopo di che, se sono d’accordo, mi indirizzerà al centro specializzato di Candiolo per avviare una terapia.
Esco, risalgo in auto, avvio il motore e rimango ferma a pensare. Io non sono una persona coraggiosa: per terrorizzarmi basta un ragnetto, od anche solo la prospettiva di una visita dal dentista. Eppure non mi sento spaventata, e nemmeno disperata. Adesso il primo pensiero è a chi dovrò dirlo, e come dirlo. Il secondo è per lui, per questo “alieno”, come lo chiamava la Fallaci, che ha messo radici dentro di me e si prepara a rendermi l’esistenza difficile. Ciao, Bastardo – gli dico. Sei vivo, sei parte di me, e questo significa che in qualche modo puoi sentirmi. Bene, lo so che sei forte, non ti sottovaluto, ma sei anche stupido: sei un parassita che vuole uccidere l’organismo che lo ospita, e non capisce che in questo modo morirà anche lui. E allora ti dico: preparati, perché non ti renderò la vita facile.
Non mi illudo, alla fine vincerai tu.
Ma per adesso, ogni giorno che passa, sono io che vinco.

(continua)


8 responses to “L’alieno / 1 + 2

  • Alèudin

    Grazie anche da parte mia, attendo con interessi la condivisione degli appunti.

  • youarethetruthnoti

    Fede e ragione, un tema essenziale, sono lieto che Claudio ti ospiti.
    La ragionevolezza della fede secondo me è necessariamente di natura razionale, proprio ieri leggevo: “la natura, in sè, non è un principio di operazioni uniformi, ma un principio uniforme di operazioni”.

  • ClaudioLXXXI

    “La natura, in sè, non è un principio di operazioni uniformi, ma un principio uniforme di operazioni”

    uh.
    Mi spremo le meningi ma non riesco a capire il senso della frase, eppure ho la sensazione di non cogliere qualcosa di essenziale.
    Cosa non vedo?

  • youarethetruthnoti

    @Claudio

    eh eh eh si, hai ragione, come sempre sono un pò troppo criptico.
    Ma lo faccio per non fare pasticci, come quelli che seguono🙂

    Allora, quello che non si vede è a causa del mio non aver esplicitato il contesto in cui ho letto quella frase.

    Il libro è “Etica” di Angel Rodríguez Luño, un testo che, a mio modesto parere, è illuminante. Si trova in un capitolo, in una parte dove viene esposto il problema del rapporto tra l’etica, in quanto scienza filosofica, e le altre scienze, specialmente là dove può apparire un conflitto tra il valore epistemologico dell’etica e i dati riscontrati dalle scienze naturali (non mediate dalla filosofia naturale).

    Detto in termini più stringati: l’opposizione tra dimensione spirituale e dimensione materiale, dove il dato materiale viene posto (a volte imposto) come “natura” e come “ratio”.

    Ne consegue che se il dato materiale è la natura, tutta la natura, in sè la natura (materiale) può dirsi un principio di operazioni uniformi, cioè sono tutte operazioni materiali, tutte potenzialmente descrivibili in modelli matematici.

    Tuttavia, se non si identifica la natura con le operazioni materiali, ma si ammette una natura spirituale, ecco che la natura è un principio uniforme
    di operazioni: la natura spirituale è un principio uniforme di operazioni (intenzionali, dialogiche, morali, contemplative etc), così come la natura fisica è un principio uniforme di operazioni (biologiche, cosmologiche, antropologiche, sociologiche, politiche, etc). Nature che a loro volta sono operazioni che avvengono in un principio uniforme: il sovrannaturale.

    Questa distinzione permette di mettere in relazione di opposizione le nature. Opposizione, non contraddizione.

    Il che ci porta alla ragione per cui ho segnalato la frase, ovvero un classico (non) problema che vede la fede contraddire la razionalità e viceversa. La contraddizione è vista solo nella prospettiva in cui la natura è considerata un principio di operazioni uniformi, ne consegue che in presenza di un’operazione detta “fede” e di una detta “ratio” o le due operazioni sono della stessa natura, e quindi in sè sono uniformi, oppure una delle due esclude l’altra in quanto “non-naturale”, e si ha quindi la contra-dizione.

  • ClaudioLXXXI

    Youarethe, in effetti così è leggermente più chiaro🙂

    Sono un convinto assertore della non-contraddizione tra fede e razionalità, ma non avevo mai pensato a motivarla in questi termini. D’altra parte io non dirigo Acta philosophica!

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