Atei, atei devoti, antiteisti

Atei, atei devoti, antiteisti 

 

 

Va di moda in questo momento politico-culturale l’espressione "ateo devoto". Giuliano Ferrara prima disdegnava l’epiteto; poi l’ha adottato come chi si metterebbe in testa un cappello (o uno scolapasta) che trova ridicolo ma, poiché gli altri glielo attribuiscono sarcasticamente, lui se lo vuol mettere per sfidare il loro scherno a fare di più e di meglio.

L’articolo succitato ha prodotto questa replica di Antonio Socci, che mi sembra dica in sostanza "caro Giuliano è bello che noi si sia d’accordo su tante cose, ma se il cristianesimo dev’essere solo instrumentum regni e buona cultura, qualcosa non va"; se ho colto il senso, è la prima volta che leggo Socci condividendolo dall’inizio alla fine (di solito lo approvo a metà, 3/4, 1/4, 1/10, talora fino allo zero del dissenso totale). Oltretutto interessa molto anche la nota su Hegel e il suo "cristianesimo" immanentista, che ha dato tanti frutti nel corso della storia. Chiudo il cerchio delle citazioni rinviando a questa risposta di Sergio Romano ad una lettera al Corriere, che fa il punto sui malintesi generati dal "Non possiamo non dirci cristiani" di Benedetto Croce (spiritualismo immanentista di stampo hegeliano, appunto) che è spesso citato proprio a proposito di questi cosiddetti "atei devoti".

Tutto ciò per dire che propongo una distinzione teorica forse non inutile. La parola "ateo" andrebbe precisata: taluno può essere a-teo, senza Dio, credente nella proposizione Deus non est, e al tempo stesso guardare non con sfavore al fenomeno religioso (perché utile socialmente in quanto possibile causa di buone azioni, per simpatie umane o culturali, eccetera). All’interno della categoria dell’ateismo si dovrebbe però individuare un sottoinsieme, che propongo di denominare antiteismo. L’antiteista non solo non crede in Dio, ma avversa l’idea stessa come concetto ed il fenomeno religioso, e si adopera perché entrambi possano scomparire dall’esperienza umana.

Tra gli atei non antiteisti, il primo intellettuale a cui penso è Indro Montanelli: non credeva, eppure manifestava nei suoi scritti e nei suoi atti un sincero rispetto verso l’idea di Dio e tutto quel che vi ha a che fare. Penso e spero che avesse ragione Beppe Severgnini quando scriveva che Dio non se lo sarebbe lasciato sfuggire, perché è un talent-scout straordinario. Oggigiorno l’esempio più ruspante di ateo non antiteista è forse proprio Giuliano Ferrara, che magari troverebbe tale definizione più elegante di "ateo devoto". Tra gli antiteisti penso per esempio (la lista è lunga) a Sir Bertrand Russell, che sintetizzava il suo pensiero in materia con lo slogan "le religioni sono sia dannose che false". Salman Rushdie è antiteista (certo, essendosi beccato una fatwa provo pure a mettermi nei suoi panni). L’UAAR (nel comitato di presidenza Piergiorgio Odifreddi, Margherita Hack, Sergio Staino) potrebbe pure cambiar nome: dubito che tutti gli atei e agnostici razionali siano così visceralmente antiteisti come i suoi soci, che protestano contro "l’inquinamento acustico" dei campanili e distribuiscono "moduli per lo sbattezzo". Il Manifesto è un giornale di orientamento antiteista, che per dispetto scrive sempre dio con la minuscola. Marx e Nietzsche potrebbero essere le icone storiche dell’antiteismo. Con questi ultimi nomi vorrei fosse palese che l’antiteismo, poiché dandosi un sistema di pensiero diventa esso stesso una sorta di "religione negativa", corre gli stessi pericoli di degenerazione che corrono le religioni.

E come la mettiamo con la questione soteriologica? Se è complesso il problema della salvezza degli atei, figuriamoci quello della salvezza degli antiteisti. Non credo di avere particolare autorità in materia, in cui l’unico ad avere competenza è lo Spirito Santo che soffia dove vuole. Voglio però citare un capolavoro, "Le lettere di Berlicche" del geniale Clive Staples Lewis, in cui un vecchio diavolo esperto consiglia un novizio tentatore. Scrive il demonio (cito a memoria): "il Nemico, nella sua slealtà, a volte riesce a chiamare a sé degli esseri umani che si battevano per fini che Egli considera profondamente sbagliati, per la ragione mostruosamente sofistica che essi li consideravano giusti".

Prima di ogni ideologia, ciò che veramente vuole Satana è l’egoismo. Chi ama qualcosa oltre sé stesso, qualcosa che non è Dio, ha nondimeno amato: Dio ne tiene conto? Penso e spero di sì, perché il Dio trinitario (ah, potessi farlo capire a tutti gli atei e gli antiteisti del mondo) è Amore.

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13 responses to “Atei, atei devoti, antiteisti

  • berlic

    …Anche se, di fronte a tutti quelli che hanno commesso ogni genere di nefandezza giustificandosi poi: “‘ho fatto per amore”, qualche dubbio mi viene.
    O quelli che “In fondo basta l’affetto”.
    Giustamente, l’affetto per chi.
    ***
    Bei pezzi! Ti linko quanto prima.

  • ClaudioLXXXI

    In quel caso “ho fatto per amore” di solito significa “per amore di me stesso”. In fondo basta l’affetto… sì, l’affetto per la mia libertà da ogni responsabilità.

    Grazie. Piaciuta la citazione da Lewis (un anglicano di cui ogni cattolico potrebbe andare orgoglioso)? 😉

  • Giovanni

    L’antiteismo non è una “religione negativa” perchè non può degenerare.
    Se scomparisse il teismo, l’antiteismo farebbe altrettanto.

  • ClaudioLXXXI

    grazie Giovanni, mi porti a rileggere un post remotissimo che avevo ormai dimenticato.

    Dicendo religione negativa, volevo dire che l’antiteismo assume la stessa forma mentis della religione (nel senso più deteriore del termine): con i suoi dogmi, i suoi testi sacri, le sue autorictates cui credere a priori, le sue liturgie (es. il Darwin Day), eccetera.
    E, naturalmente, anche le sue inquisizioni e i suoi roghi.

    Curiosità: all’UAAR fa così tanto schifo l’otto per mille, che… ha chiesto una fetta della torta, qualificandosi come “confessione religiosa”.
    http://www.uccronline.it/2010/04/25/l8xmille-occhio-alla-confessione-religiosa-uaar/
    😀

  • Federico Fasullo

    È un ragionamento che trovo formalmente corretto da parte dell’UAAR. Se io sono contro una cosa protesto, se vedo che le mie proteste vanno a vuoto allora uso le regole a mio favore. Anche questo è lanciare un messaggio.

  • shostakovich

    In cosa consiste l’aspetto liturgico e antiteistico di una serie di conferenze divulgative dove persone competenti illustrano annessi e connessi alla teoria scientifica dell’evoluzione biologica, ovvero i Darwin Day? È liturgia in un senso metaforico e ironico (vale a dire volutamente esagerato), alla stessa maniera in cui sarebbe una liturgia anche un congresso di cosmologia? O alla stessa maniera, sempre metaforica, con cui si dice talvolta che un concerto sinfonico è un rito in cui si celebra la musica?

    Quali inquisizioni e quai roghi, di grazia? Reali o sempre metafore stiracchiate? Quali dogmi, codificati e imposti da chi? Con quali conseguenze per chi non vi si adegua?

    Qualunque ateismo forte, anzi, qualunque pensiero organizzato, che ha tutto il diritto di sostenere e difendere le proprie ragioni, sarebbe allora una religione. Ma dove siamo, al ginnasio?

  • ClaudioLXXXI

    Federico, infatti il ragionamento è corretto formalmente e pure sostanzialmente: quell’ateismo là, inteso come lo intendono gli uaarini, E’ una confessione religiosa. E pure fanatica.

    (gira su facebook)

  • algophagitis

    Se posso intervenire:
    1. Rituali dell’ ateismo organizzato umanista: sbattezzo, cerimonie del nome (tipo battesimo), matrimoni atei (umanisti), funerali atei, cresima laica, “messe” atee. “Catechismi” umanisti.
    2. Dogmi: la religione è immorale, è illogica, è ignoranza, bisogna convertire le persone all’ ateismo o alla religione “progressista”, autodeterminazione, democrazia, laicità, progressismo.
    “Valori non negoziabili laici”: aborto, eutanasia, droghe leggere, matrimonio gay ecc…
    Proselitismo ateo (es. bus atei).
    “Inquisizioni”: lotta ai crocefissi, alle campane, agli “abusi di credulità popolare sull’ eucarestia” ecc…

  • shostakovich

    algophagitis

    1. Rituali dell’ ateismo organizzato umanista: sbattezzo, cerimonie del nome (tipo battesimo), matrimoni atei (umanisti), funerali atei, cresima laica, “messe” atee. “Catechismi” umanisti.

    Bah, io mi ritengo non credente ma ho mai fatto niente di tutto questo. Comunque, il matrimonio civile è un rituale in senso religioso? E se i nubendi, durante il banchetto, desiderassero parlare dei loro valori, di come vorranno metter su famiglia e crescere i figli ecc. e rimarcassero l’aspetto aconfessionale di tutti questi loro propositi, sarebbe una forma di religiosità? Ho appena trovato sul sito UAAR:

    IL MATRIMONIO LAICO-UMANISTA – È, questo, un istituto nordeuropeo, molto diffuso nei paesi non cattolici (Regno Unito, Olanda, Paesi scandinavi): alla firma in Municipio segue una cerimonia privata che i due sposi personalizzano secondo i propri gusti, e che prevede la presenza di un “officiante” laico, che legge un testo preparato dalla coppia stessa. In poche parole, una cerimonia che non ha assolutamente nulla di liturgico, ma molto di umanissima (e umanistica) voglia di divertirsi.

    E questo sarebbe un rituale che rappresenta la “religiosità nel senso più deteriore del termine”? Rappresenta anche solo una religiosità? Capirei se si facesse qualcosa come in questa parodia grottesca, ma non mi risulta. A questo punto sono rituali religiosi anche la festa di compleanno, la megafesta per i diciotto anni, l’addio al celibato/nubilato, la discussione della tesi di laurea, il giuramento del Presidente della Repubblica e una miriade di altre cose.

    Lo sbattezzo non mi risulta essere proprio per niente un rituale, non più di quanto lo sia inviare al municipio una richiesta per cambio di residenza, poiché il vero scopo dello sbattezzo è soprattutto burocratico, ha a che fare con la rettifica di un dato riguardante una persona, diritto riconosciuto dal Garante della Privacy e in seconda battuta un buon moto per fare una bonifica statistica circa le percentuali di credenti esistenti in Italia, spesso realizzata dai dati dei registri di battesimo.

    Il funerale. Una cerimonia laica sarebbe una cerimonia religiosa? Chi muore senza fede dovrebbe essere sepolto in segreto e in fretta e furia? Non è ammesso che, per volere del de cuius e dei suoi congiunti o amici, si organizzi una cerimonia in suo ricordo? Che io sappia, una cerimonia non è necessariamente vincolata a elementi religiosi, se no che dovremmo dire della cerimonia di insedimento del presidente del circolo canottieri o quello che volete?

    La “cresima atea” non so cosa sia ma ho il sospetto che questa espressione l’abbiano inventata quelli del CESNUR, non proprio lo specchio della neutralità, anzi, è un’organizzazione notoriamente cattolica.
    Idem per la “messa atea”. Ho trovato informazioni solo su una “Sunday Assembly” in cui ci si riunisce, si canta, si leggono brani d’interesse. Per caso qualcuno con il potere di farlo ha stabilito una volta per tutte che se un gruppo si riunisce per suonare un po’ di musica, leggere e discutere di cose di comune interesse è pura religione, magari nel senso più deteriore? Mi pare molto improbabile.

    Che sarebbe il “catechismo umanista”, il fatto che qualcuno esponga e diffonda dottrine relative a questo argomento? Miseriaccia, bisognerà informare anche gli insegnanti, diffondono dottrine di matematica, storia, letteratura, filosofia ecc. senza sapere di star facendo un catechismo, cioè un rituale stando all’ineffabile giudizio di algophagitis!

    2. Dogmi: la religione è immorale, è illogica, è ignoranza, bisogna convertire le persone all’ ateismo o alla religione “progressista”, autodeterminazione, democrazia, laicità, progressismo.

    Io non ne ho mai incontrati, ma questo non vuol dire. Quanti missionari di questi dogmi ha incontrato in vita sua? È sicuro di non aver confuso un lecito tentativo di spiegazione e difesa delle proprie posizioni da parte del “missionario” per un tentativo di evangelizzazione?
    Un’altra cosa: diffondere idee e valori di natura squisitamente politica significa per forza diffondere una religione, significa per forza convertire? E perché sarebbero per forza dogmi? Ogni idea è un dogma, ogni valore, ogni presa di posizione politica? O solo quelle dei non credenti? E perché proprio quelle di questi e non ogni altra?

    “Valori non negoziabili laici”: aborto, eutanasia, droghe leggere, matrimonio gay ecc…

    Non mi risulta che vi sia un totale consenso laico o ateo su questi argomenti, né mi risulta che vi sia qualcuno che sia a tutti gli effetti (tranne quello metaforico e ironico) il papa universale o il depositario autorevole e autoritario delle opinioni su queste materie.

    Proselitismo ateo (es. bus atei)

    Oh bella, dunque “bevete [nota bevanda gassata a base di acqua, anidride carbonica, sciroppo di glucosio, acido fosforico, aromi naturali e caffeina]!” è proselitismo? Se anche quello dell’UAAR lo fosse, dove sarebbe il problema? È fatto divieto? (Sì, difatti il cosiddetto ateo-bus non circolò, ma transeat). Sarebbe proselitismo per il mero fatto che l’ateismo è per forza di cose un argomento che ha a che fare con la religione? Certo, ma ciò non fa dell’ateismo una religione solo per questo motivo puerile. Ne consegue, tra l’altro, che uno slogan come questo è da considerarsi proselitismo religioso anche se non vi fosse il link al sito dell’UCCR, perché, tolto questo, il resto può rientrare nel suo concetto di proselitismo. Obiettori di coscienza come nuova religione. Interessante.

    “Inquisizioni”: lotta ai crocefissi, alle campane, agli “abusi di credulità popolare sull’ eucarestia” ecc…

    Siamo in uno stato di diritto e tali argomenti non mi risulta che abbiano coinvolto in un processo à la Torquemada chicchessia. Semmai, a subire non pochi fastidi sono di norma coloro che pongono la questione in modo critico e tutt’altro che inquisitorio.
    Tra l’altro, la questione dei crocifissi ha tutte le ragioni per porsi proprio in virtù del diritto e della carta costituzionale; anche quella delle campane, che possono risultare molto fastidiose, specie se il curato decide di diffondere ogni giorno e per mezzora o più uno scampanio preregistrato da altoparlanti posizionati sul campanile e a tutto volume, oltre la capacità stessa del diffusore per cui il suono risulta molto distorto e cacofonico e fastidioso per chi abita nelle immediate circostanze (esperienza personale). Vorrei vederla abitare accanto a un minareto e sentire il richiamo alla preghiera del muezzin, vorrei proprio vedere se, dopo essersi rotta le scatole, si sentirebe un inquisitore.

    Vedo che Claudio non risponde sul Darwin Day, segno che la scusa dell’altra volta era proprio una scusa per celare la mancanza di argomenti e la mancanza di pudore nel fare sparate irrealistiche e senza alcuna giustificazione.

    Quanto a lei, algofagite, ho il sospetto che abbia delle difficoltà col significato delle parole e delle categorie. Forse anche col senso della misura.

    Più in generale, noto un po’ di livore da parte dei cattolici perché si sentono defraudati, da parte di altri, di qualcosa che essi ritenevano solo loro ma che, in realtà, solo loro non è mai stato. Come non comprendere coloro che di fronte a queste loro recriminazioni basate su argomenti tagliati con l’accetta o vere proprie mistificazioni, finiscono per adontarsene? Va bene la tolleranza, ma se il tuo prossimo è così scorretto…

  • algophagitis

    Lo spiego più chiaramente: l’ ateismo organizzato vuole sostituire la religione (o al massimo costituire una alternativa migliore) e questo porta a ricalcare i vari rituali religiosi, svuotandoli di significato e ricaricandoli di altro significato e promuovendo la “spiritualità atea”, centrata sull’immanente e sull’ uomo. I prototipi, diversi ovviamente, si hanno nella Rivoluzione Francese.
    Se hai qualche rudimento di sociologia sai bene che il sacro e il rito non sono confinati all’ ambito “religioso”.
    L’ ateismo organizzato si pone sullo stesso piano delle religioni in quanto è posizione teorica, o opinione, su un certo argomento (divinità, esistenza, senso della vita) e si propone come “scelta religiosa”, tutelata dalla libertà di religione. Non si pone all’ esterno dell’ ambito religioso, ma accanto, in contrapposizione.

    2. riguardo ai “dogmi” e ai “valori non negoziabili”. Non ti piaciono il termine perchè equiparano l’ ateismo organizzato a una religione? Va bene, chiamali in altro modo, “convinzioni forti”, “valori base” ecc… Io nell’ ateismo organizzato ho riscontrato queste costanti. Non ho mai sentito un ateo militante che affermasse che l’ ateismo non è meglio della religione tradizionale, che non è più razionale.
    I valori in questione sono proposti come assoluti, senza compromessi, esattamente con lo stesso zelo di chi difende certi valori religiosi.
    Riguardo a certi obiettivi politici (es. matrimonio gay, aborto, eutanasia ecc…) il singolo ateo può avere la sua visione, ma le organizzazioni atee sono ferme su questi temi.
    Inoltre: un ateo ad esempio contro l’ aborto come viene definito? un falso ateo, un ateo stupido, arretrato, un cattivo ateo, un ateo con residui di metalità religiosa. Almeno, questo è quello che ho largamente riscontrato.

    “ho il sospetto che abbia delle difficoltà col significato delle parole e delle categorie. Forse anche col senso della misura.”
    Vorrei fare tesoro di questa considerazione, ma visto che ho difficoltà col significato delle parole non ho capito nulla.

  • shostakovich

    algophagitis, in ordine sparso e passo al tu:

    Vorrei fare tesoro di questa considerazione, ma visto che ho difficoltà col significato delle parole non ho capito nulla.

    Il corollario è che pure non hai detto nulla di particolarmente rilevante. Il fatto è che ritengo ben più grave l’ipotesi di una mistificazione volontaria che quella di un cattivo uso delle parole ma in buona fede. Insomma, avevo deciso per l’ipotesi meno compromettente, mais glissons.

    Se hai qualche rudimento di sociologia sai bene che il sacro e il rito non sono confinati all’ ambito “religioso”.

    Sarà, ma son concetti di sacro e di rito stiracchiati al punto da poterli scorgere nei contesti più diversi, arrivando alla bella conclusione che non esistono categorie o àmbiti umani privi di sacro e/o ritualità. Si dovrebbe pur dire qualcosa sulla fondatezza metofologica e verificabilità (in senso latamente scientifico) dei luoghi più o meno comuni prodotti da certa sociologia e antropologia, perché se sono ben dubbie le premesse il resto segue con la stessa modalità della classica propagazione dell’errore.

    l’ateismo organizzato vuole sostituire la religione (o al massimo costituire una alternativa migliore) e questo porta a ricalcare i vari rituali religiosi, svuotandoli di significato e ricaricandoli di altro significato e promuovendo la “spiritualità atea”, centrata sull’immanente e sull’ uomo. I prototipi, diversi ovviamente, si hanno nella Rivoluzione Francese.

    Nel diversificato panorama delle associazioni umanistiche ci sarà senz’altro qualcosa del genere. C’è pure stato un noto scrittore ateo che ha argomentato in un saggio (che non ho ancora letto) sul “buon uso” della religione da parte dei non credenti, rivolto sia agli apostati che ai nati in un ambiente non religioso. Non so di preciso cosa abbia proposto, magari ha preso spunto da varie ipotesi antropologiche sul bisogno inemendabile di riti e modalità di aggregazione tipiche di un animale sociale come l’uomo, forme di socialità biologicamente fondate e di cui le religioni sono state una forma primitiva e in seguito più articolata di soddisfacimento di tali tendenze connaturate. Fosse pure così, non si capisce la ragione della contestazione da parte degli accoliti delle religioni tradizionali: la religiosità fatta di trascendente sarebbe solo un aspetto contingente mentre alla base vi sarebbe un bisogno di tipo psicologico che è tipicamente umano e non c’è motivo per opporsi a chi propone nuove modalità per soddisfarlo. Questa tesi, se la si accetta, non può essere usata contro le associazioni umaniste, tacciandole di voler diventare una manifestazione di religiosità (in senso stretto), piuttosto diventa un argomento contro chi, religioso in senso stretto, si irrita quando la propria confessione viene spiegata e ricondotta nell’alveo di fenomeni strettamente psicosociali e dove il contenuto specificamente dottrinale non ha molta importanza e tanto meno il suo valore di verità universale. Insomma, quel relativismo culturale che non piace tanto da queste parti. Bisogna decidere cosa si sta sostenendo e accettarne le conseguenze, se no è da sofisti.

    Sui riti religiosi svuotati di significato e poi nuovamente rimpolpati, immagino tu consideri anche quelli cristiani che non sono proprio originali.

    L’ ateismo organizzato si pone sullo stesso piano delle religioni in quanto è posizione teorica, o opinione, su un certo argomento (divinità, esistenza, senso della vita) e si propone come “scelta religiosa”, tutelata dalla libertà di religione. Non si pone all’ esterno dell’ ambito religioso, ma accanto, in contrapposizione.

    Sono questioni più generalmente filosofiche e vorrei ben vedere se l’ateismo può essere deprivato anche di questa sua dimensione.

    2. riguardo ai “dogmi” e ai “valori non negoziabili”. Non ti piaciono il termine perchè equiparano l’ ateismo organizzato a una religione? Va bene, chiamali in altro modo, “convinzioni forti”, “valori base” ecc…

    Non ho detto che non mi piacciono i termini, “valore non negoziabile” è un’espressione che ha trovato molta fortuna nell’apologetica cristiana e maxime cattolica, soprattutto in Italia, ma concettualmente non ha un connotato religioso. Un ateo può ben credere in valori non negoziabili o persino nella morale naturale (ve ne sono versioni che non fanno appello alla divinità ma, come sempre ignare del problema humeiano, a qualcos’altro, come la generalizzazione di fenomeni naturali), può anche avere un atteggiamento dogmatico, ma di norma la storia dell’ateismo non è stata questa, eccetto per cose come l’ateismo liquidatorio e superficiale da regime sovietico. Potrei prendere la beghina superstiziosa che va i pomeriggi a messa come classico emblea del cattolicesimo di massa. Ma sarebbe un errore, no? Lo sarebbe anche se di fatto l’atteggiamento più diffuso dei fedeli fosse proprio dogmatico, perché a definire il cattolicesimo, prima ancora che come pratica, è il suo contenuto dottrinale. Ma c’è un aspetto importante: il cattolicesimo e altre confessioni hanno di esplicito contenuto dogmatico, codificato e insegnato dall’autorità preposta e doverosamente riconosciuta come tale dal fedele, pena il non potersi dire cattolico o quel che è. Ecco, questo nell’ateismo non esiste, non c’è una dottrina atea universale e codificata, non c’è una vera autorità. Non credo proprio che associazioni come l’UAAR possano davvero rappresentare un corrispettivo ateo, pensarlo sarebbe come identificare il comunismo con Rifondazione, il fascismo con il Alleanza Nazionale, il cattolicesimo con i neocatecumenali.

    In ogni caso, il fatto che anche nelle associazioni di laici, umanisti e non credenti vi sia molta eterogeneità di vedute testimonia dell’inappropriatezza del termine “dogma”. Quanto alle convinzioni profonde, ai valori base, quale delitto sarebbe averne? E quale scimmiottamnto della religione sarebbe? Se per fede volessimo intendere una profonda convinzione sul mondo, sulla società, sui doveri, allora chi non ha? Ma qui gli dèi c’entrano e non c’entrano.

    Io nell’ ateismo organizzato ho riscontrato queste costanti. Non ho mai sentito un ateo militante che affermasse che l’ ateismo non è meglio della religione tradizionale, che non è più razionale. I valori in questione sono proposti come assoluti, senza compromessi, esattamente con lo stesso zelo di chi difende certi valori religiosi.

    A volte questo comportamento non è che un’esacerbazione dovuta a un ambiente poco amichevole o anche ostile (cosa non rara), per cui si risponde affermando con più forza la dignità e la ragionevolezza delle proprie posizioni e qualche volta si arriva a sostenerne la superiorità. Un buon osservatore dovrebbe essere in grado di distinguere una reazione viscerale (comprensibile) da un preteso fervore ateo-religioso fatto a programma e strategia. In te questa facoltà di distinguere non la vedo e mi pare che ti piaccia molto generalizzare. Forse sbaglio, ma l’impressione è questa (posso almeno star sicuro di non generalizzare, parlo di te come caso singolo).
    Comunque, le costanti che ritrovi si possono ritrovare anche nella più squisita militanza politica e senza queste costanti si avrebbe nessuna militanza. Vogliamo arrivare a dire che i partiti sono tutte religioni? Magari tutte le ideologie? Prego, ma sarebbe un discorso da ridere (anche perché sarebbe parimenti sensato sostenere che le religioni organizzate e le loro dottrine altro non sono che ideologie).

    Riguardo a certi obiettivi politici (es. matrimonio gay, aborto, eutanasia ecc…) il singolo ateo può avere la sua visione, ma le organizzazioni atee sono ferme su questi temi.

    L’ateismo è storicamente legato a visioni liberali, libertarie, democratiche ecc. e certe questioni tendono a collimare. Ma questo, ancora, non c’entra nulla con la religione, almeno in senso stretto. In senso ampio si può dire tutto e il contrario di tutto.

    Inoltre: un ateo ad esempio contro l’ aborto come viene definito? un falso ateo, un ateo stupido, arretrato, un cattivo ateo, un ateo con residui di metalità religiosa. Almeno, questo è quello che ho largamente riscontrato.

    A me sembra una stupidaggine anche solo porre la questione e non ho mai incontrato nulla del genere. Forse capitava in URSS, dove comunque tutto, pure l’ateismo, doveva conformarsi al marxismo-leninismo.

    Per concludere, se intendi ridurre la realtà complessa a quel che hai visto – o quel che hai voluto vedere – e per come l’hai interpretato e semplificato, fa’ pure, ma più che della realtà ci dai informazioni sul tuo immaginario. Non è proprio dirimente se in questione c’è proprio la realtà.

  • algophagitis

    Hai detto molte cose giuste, ma hai anche minimizzato certi aspetti per confermare la tua tesi che l’ ateismo organizzato non ha nulla o quasi in comune con la religione o con un’ ortodossia nei valori.
    L’ ateismo organizzato non è certo una “chiesa” senza divinità e senza clero, ma non è neppure un’ organizzazione neutra (come minimo è orientata all’ anticlericalismo e al progressismo). Combina aspetti della religiosità e aspetti delle associazioni politiche (o meglio di attivismo).
    Il fatto di concepire l’ ateismo organizzato come una pseudo-religione è una forzatura se si compara questo con le religioni tradizionali, ma non è così assurdo se si guarda dal punto di vista storico.
    L’ ateismo organizzato (e l’ emergere di un’ identità atea rivendicata apertamente, la richiesta di “tutele”, “diritti”, nell’ ambito della libertà religiosa, la richiesta dell’ 8×1000 ecc…) è un fenomeno inedito. Visto in paragone con l’ ateismo individuale o subordinato a ideologie politiche (es.comunismo) è chiaro che si possa parlare, magari, ma non esclusivamente, satirizzando, di “chiesa atea”, “setta atea” ecc….
    In ultimo: non gradisco il tuo modo di parlare snob facendo attacchi (e insulti velati) alla persona, sprecando spazio per ulteriori argomentazioni intelligenti. Con permesso me ne torno nel mio mondo immaginario.

  • shostakovich

    algophagitis,

    hai anche minimizzato certi aspetti per confermare la tua tesi che l’ ateismo organizzato non ha nulla o quasi in comune con la religione o con un’ ortodossia nei valori.

    Non ho minimizzato, è che ho ricondotto alla giusta dimensione le esagerazioni e le iperboli della tua simpatica ipotesi della religione atea.

    L’ateismo organizzato ma non è neppure un’ organizzazione neutra (come minimo è orientata all’ anticlericalismo e al progressismo).

    Non capisco il senso di questa tua osservazione. Più in generale, qualunque associazione o gruppo ispirato a valori e posizioni particolari tende a essere fortemente caratterizzato. La neutralità, in questo caso, non si può avere, anche perché coinciderebbe con l’assenza di qualunque posizione. Anche l’AVIS non è neutra, ancorché la religione non c’entri nulla.

    Combina aspetti della religiosità e aspetti delle associazioni politiche (o meglio di attivismo)

    Poiché la religione è un elemento che investe la società e ha influenze importanti anche sulla vita pubblica e politica, un ateismo che non sia solo mera teoresi sulla metafisica del divino non può non considerare anche questioni politiche. Se ci pensi, anche un’organizzazione umanitaria aconfessionale e apartitica avrà anche finalità di tipo politico. Ma è forse una mancanza?
    Per quanto riguarda gli aspetti della religiosità, finora li hai presentati in modo molto esagerato e a fronte di molte asserzioni hai fornito poche argomentazioni.

    Il fatto di concepire l’ ateismo organizzato come una pseudo-religione è una forzatura se si compara questo con le religioni tradizionali, ma non è così assurdo se si guarda dal punto di vista storico.

    Il punto di vista storico. Siamo passati a un paragone su livelli molto ambigui, come difatti dicevo. Segno che la tua tesi si mostra più debole.

    L’ ateismo organizzato (e l’ emergere di un’ identità atea rivendicata apertamente, la richiesta di “tutele”, “diritti”, nell’ ambito della libertà religiosa, la richiesta dell’ 8×1000 ecc…) è un fenomeno inedito.

    Fosse pure inedito, ma hai menzionato aspetti che possono ritrovarsi in certe iniziative dell’UAAR – una piccola associazione che rappresenta solo i suoi iscritti. Ma sono cose storiche in modo banale, storiche come è “storica” qualunque cosa accada. Semmai sono politiche, nello stesso senso in cui rientrano nel politico tutte quelle istanze che hanno a che vedere con diritti sanciti dalle varie carte. Ancora, però, non vedo il problema del rivendicare un’identità atea (almeno finché si tratta di affermare la dignità del cittadino non credente, cosa che dovrebbe essere ovvia ma dalle nostre parti non è). Quanto alla richiesta dell’8×1000, per quanto ne so si trattava di estenderlo provocatoriamente anche ad associazioni di tipo filosofico e giustamente la richiesta non ha trovato accoglimento, perché il problema è proprio l’esistenza dell’8×1000, a mio modo di vedere. Comunque, dovresti considerare in quale speciale contesto (l’Italia tendenzialmente clericale e in modo molto sui generis) queste cose avvengono.

    isto in paragone con l’ ateismo individuale o subordinato a ideologie politiche (es.comunismo) è chiaro che si possa parlare, magari, ma non esclusivamente, satirizzando, di “chiesa atea”, “setta atea” ecc….

    Vabbè, satirizzando si può anche parlare del Partito della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Ma non fa molto ridere.

    In ultimo: non gradisco il tuo modo di parlare snob facendo attacchi (e insulti velati) alla persona, sprecando spazio per ulteriori argomentazioni intelligenti. Con permesso me ne torno nel mio mondo immaginario.

    Un’altra vittima della velata intolleranza atea. Ciao.

Ciao. Se vuoi commentare, accomodati. Non c'è bisogno di nome o e-mail, non c'è approvazione preventiva, no censura. Hai il libero arbitrio e io lo rispetto, anche se potresti usarlo male. Ricorda però che la libertà implica la responsabilità. Se sei un troll, ignorerò i tuoi commenti - a meno che tu non faccia un flood. Se pensi che quel che dico è sbagliato, fammelo notare. Attenzione però, perchè chiunque tu sia, se non sei d'accordo con me, proverò a convincerti del contrario. Qui il dialogo non sono belle chiacchiere per scambiarsi "secondo me" e sentirsi più buoni e tolleranti: qui il dialogo serve a cercare, trovare, amare la Verità.

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