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Giudicatemi (4×07 breaking bad)

GIUDICATEMI
 
(postilla all’episodio 4×07 di Breaking Bad)

 

Non giudicate, per non essere giudicati; Non giudicate e non sarete giudicati;
perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, non condannate e non sarete condannati;
e con la misura con la quale misurate sarete misurati. perdonate e vi sarà perdonato.
Matteo 7, 1-2 Lc 6, 37


 
Giudicare.
Che cosa significa giudicare? Che cosa significa condannare? Che cosa sta dicendo qui Cristo?
 
Quante volte ho sentito citare a sproposito questo “non giudicare” come una specie di manifesto relativista ante litteram: non appiopparmi la tua morale, non dirmi che sto facendo qualcosa di sbagliato, non parlarmi di peccato. Vado a letto con la mia fidanzata? Ma ci vogliamo bene. Evado un po’ di tasse? Ma pochissimo, soltanto quanto basta per difendermi da uno Stato sprecone e vessatore. Ho bevuto e mi metto al volante? Ma io guido benissimo comunque. [                                                                                                 ] (riempire con esempio a piacere). Embè? Ma che vuoi. Non farmi la predica. Come se invece tu fossi sempre perfetto e coerente. Ma chi sei tu per salire su un piedistallo e dire questo è bene questo è male. Lo dice anche il tuo gesù, non giudicare. Vivi e lascia vivere.
Ora, io non sono assolutamente un esperto biblista, non so quale fosse il testo in lingua originale e ignoro completamente quali sfumature di significato avesse quella parola che nella traduzione attuale viene resa con “giudicare”. Però sospetto che proprio su quella parola, “giudicare”, ci sia un malinteso radicale. Perché ciò di cui sta parlando qui Gesù non è il giudicare le azioni, ma il giudicare le persone; e in particolar modo con riguardo al Giudizio per antonomasia, quello ultimo, escatologico.
Noi non possiamo giudicare le persone, perché per farlo dovremmo poter scrutare i cuori, e questo può farlo solo Dio. La nostra conoscenza dell’altro è nel migliore dei casi approssimativa. Chi sa quali abissi di peccato si annidano in colui che crediamo il migliore degli uomini? Chi sa quali aneliti di virtù si agitano in colui che crediamo un mostro scellerato? Giudicare il nostro prossimo è un torto verso il prossimo, perché presumiamo di restringerlo alla nostra miope visione, e verso Dio, perché presumiamo di metterci al suo posto. Ma naturalmente noi giudichiamo il nostro prossimo cento volte al giorno, perché è sempre bello sentirci migliori di lui. Peggio ancora, lo osserviamo e pensiamo “questo è un uomo cattivo; questo è un uomo che andrà all’inferno, o che ci andrebbe se dipendesse da me”. Il che è precisamente l’atteggiamento da cui ci mette in guardia Cristo.
È degno di nota che la Chiesa, la quale si esprime in modo certo sulla salvezza dei beati, non si è mai espressa con analoga sicurezza sulla dannazione di qualcuno. Non esistono i santi del male. Neanche di Hitler, di Stalin, del peggior criminale che potete immaginare, si può stare sicuri che sia finito all’inferno. Perché ciò che accade in un’anima nell’ultimo istante, lo sa solo Dio. Neppure su Giuda, per il quale peraltro Gesù ha parole decisamente esplicite (Mt 26:24, Mc 14:21), la Chiesa ha mai osato sbilanciarsi.
Insomma, noi non possiamo giudicare le persone.
 
Ma le azioni invece sì.
Quelle possiamo, anzi dobbiamo, anzi non possiamo non giudicarle. Io non scruto il cuore del mio vicino, ma posso vedere un po’ di quello che fa, e posso giudicare quello che vedo, e dai frutti riconosco l’albero. Fare X è bene. Fare Y è male. Si potrà discutere all’infinito su chi o cosa decide X e Y, ma il giudizio morale fa parte della natura umana. Quella cosa chiamata coscienza può essere anestetizzata, distorta, orientata alle morali più eterogenee, ma non può essere cancellata. Tutti giudicano le azioni di tutti gli altri, e mi diverte sempre notare come qualunque relativista etico, chiunque teorizza l’inesistenza oggettiva del bene e del male, all’atto pratico e senza soluzione di continuità diventa immediatamente capace di riversare il proprio indignato biasimo su qualcuno-qualcosa (il tale politico, la tale chiesa, il tale dio) che ha fatto qualcosa di sbagliato.
Un mondo senza giudizi morali sulle azioni può esistere solo sulla carta, nella testa di un recluso in una torre d’avorio. Nella realtà un mondo simile è invivibile, perché è impossibile, perché è insensato.
 
Esempio.
 
Ho già parlato della serie televisiva Breaking Bad. Capolavoro. Scava letteralmente nell’anima dei personaggi. Non si pronunciano praticamente mai le parole “bene” o “male”, non si fa mai un predicozzo, eppure in fondo non si parla che della differenza tra fare cose giuste e fare cose sbagliate. Senza essere moralista, è un’opera profondamente morale.
La scena che segue è tratta dal settimo episodio della quarta stagione, “Problem Dog”. Devo per forza spoilerare qualcosa per spiegare il contesto. Il personaggio, Jesse, uno dei due produttori di metanfetamina protagonisti della serie, ha compiuto un’azione di cui non va fiero: ha ucciso un uomo. Si trattava di un altro chimico con cui il loro datore di lavoro, uno spacciatore di altissimo livello, voleva sostituirli. Per evitare di essere licenziati, leggi uccisi, Walt e Jesse hanno dovuto eliminare il concorrente. Walt ha dato le istruzioni e Jesse ha eseguito. Tremando e piangendo. Ha guardato negli occhi quest’uomo indifeso, mite, gentile, innocente, e gli ha sparato in faccia.
E ora ne è corroso dentro.
In questa scena lo vediamo tornare a un gruppo di supporto per tossicodipendenti che in passato aveva frequentato (anche se in realtà all’epoca ci andava perché voleva trovare dei clienti a cui spacciare droga: che bastardo! ops, l’ho fatto di nuovo…). Il leader di questo gruppo, sicuramente animato dalle migliori intenzioni, sforna il consolidato repertorio di luoghi comuni per aiutare i partecipanti al gruppo. Qui vediamo Jesse confessare nei limiti del possibile il suo gesto, dicendo di aver ammazzato “un cane” invece di un uomo.
 
 
 

 
(per la traduzione ho preso i sottotitoli di ITASA)
 
Leader: La verita' e' che non possiamo cambiare il passato: quello che e' fatto, e' fatto. Dobbiamo essere responsabili delle nostre azioni, ma mettere noi stessi sotto processo agendo come giudice, giuria e boia non e' la risposta. Perche' la maggior parte delle volte questo giudicarci ci fara' ripetere tutto da capo. Giusto? "Sono uno stronzo", "E' una situazione senza speranza", "A che scopo?", "Penso che mi faro' una dose". (guarda Jesse) Jesse? Cosa ti e' successo, ultimamente?
Jesse: Ehm.Sono tornato a farmi di cristalli (così nel gergo chiamano le metanfetamine).
Leader: Sei pulito adesso?
Jesse: Si'. Quattro giorni. Che risultato, eh?
Leader: Quattro giorni sono quattro giorni. Sei qui. Stai ancora lavorando in quella lavanderia? (il posto in cui ha detto di lavorare Jesse, che in realtà è dove producono la droga) Come vanno le cose li'?
Jesse: Fanno cagare.
Leader: C'e' qualcosa di cui vuoi parlare?
Jesse: Un paio di settimane fa, ho… ammazzato un cane.
Leader: L'hai investito con la macchina?
Jesse: No, l'ho… l'ho soppresso. L'ho guardato morire. L'ho guardato dritto negli occhi. Non capiva cosa stesse succedendo, non capiva il perche'… Era solo… spaventato, e un attimo dopo… era morto.
–       Se stava soffrendo, e' stato un gesto di compassione.
Jesse: No, non stava male. No, era tipo un… non so, tipo un… cane problematico.
–       Che aveva fatto? Aveva morso qualcuno?
Jesse: Questo cane non ha mai… mai morso nessuno. Era…
–       Una volta che raccogli la pietra, passi direttamente al lato oscuro. Puo' succedere di tutto.
Jesse: Non e' stata nessuna pietra a costringermi.
–       Ma qual era il problema? Perche' hai dovuto ammazzarlo?
Leader: Lasciatelo parlare, per favore. Forse non sono i dettagli che contano, giusto? Cosa provi per quello che hai fatto, Jesse?
Jesse: Non lo so.
–       Chi se ne frega di cosa provi? Che razza di persona ammazza un cane senza motivo?
Leader: Colleen…
–       Puoi mettere un'inserzione sul giornale. Puoi lasciarlo in un canile. Non te ne stai seduto a parlare di uccidere un povero animale innocente!
Leader: Colleen! Non siamo qui per giudicare.
Jesse: Perche' no? Perche' no? Magari… magari ha ragione. Magari avrei dovuto mettere un'inserzione sul giornale, o fare qualcosa di diverso. Il fatto e' che… se compi determinate azioni e non ci sono conseguenze… qual è il significato di tutto? Che senso ha?
Leader: Ok, tutto questo riguarda l'auto-accettazione. Tormentarti non ti aiutera' a dargli un senso.
Jesse: Quindi dovrei smettere di giudicare e accettarlo?
Leader: E' un inizio.
Jesse: Quindi qualsiasi cosa faccia, urra' per me, perche' sono una bella persona? Va tutto bene? Non importa quanti cani ammazzo, posso… farne un inventario, e accettarlo? Cioe', investi in retromarcia con un camion tuo figlio (si riferisce a quello che ha confessato di aver fatto il leader del gruppo quando era drogato), e puoi accettarlo? Che mucchio di stronzate!
Leader (sguardo infastidito): Ehi, Jesse, so che stai soffrendo…
Jesse: No, sai una cosa? Il vero motivo per cui sono qui? (pausa drammatica) Per vendervi metanfetamine! Per me non siete altro che clienti! Vi ho preso per il culo! Ti sta bene? Eh? Lo accetti?
Leader: (sguardo di pietra) No.
Jesse:  (si guarda attorno) Era ora (si alza e se ne va).

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Breaking Bad

Breaking Bad

 

 

 

Breaking Bad è una serie televisiva che fondamentalmente racconta una discesa all’inferno, naturalmente lungo la strada delle buone intenzioni.

 

“To break bad”: espressione idiomatica dello slang americano significante suppergiù cambiare le regole, sfidare l’autorità, diventare selvaggio, impazzire, fare casino, percorrere una brutta strada.

 

Walter White è un uomo ordinario afflitto da un perenne senso di fallimento. È un genio della chimica e il suo grande traguardo professionale è fare l’insegnante di liceo per studenti svogliati e distratti che lo sfottono neanche troppo sottilmente; suo figlio cammina con le stampelle e parla lentamente a causa di una paralisi cerebrale; sua moglie è di nuovo incinta e lui non era d’accordo; suo cognato è un rude agente di polizia dell’agenzia federale antidroga che gli vuol bene ma sostanzialmente lo considera un inetto (e il figlio di Walt prova più ammirazione per lui che per suo padre); guadagna pochissimo; ciliegina sulla torta, nella prima puntata scopre che la ragione per cui ultimamente tossisce tanto è che ha un cancro ai polmoni che gli lascia pochi mesi di vita. La reazione di Walt all’amara notizia non è neanche tanto la rabbia, quanto soprattutto (è fondamentale ricordarlo) la preoccupazione per la sua famiglia, che lascerà in una drammatica situazione economica.

Ed ecco la geniale idea. Walt ritrova per caso Jesse, un suo ex alunno che ora campa alla giornata spacciando metanfetamine, e gli propone di entrare in società: l’uno prepara la droga, l’altro la vende, e c’è da fare un mucchio di soldi. Jesse, questo simpatico tossico che indossa vestiti assurdi e si esprime con espressioni gergali come yo! e biatch!, è inizialmente sconvolto dal fatto che il suo ex insegnante, un uomo ordinato e preciso che aveva sempre vissuto secondo le regole, sia entrato nel mondo del crimine, e (ignaro della malattia ai polmoni) gli chiede: “perché lo fai?”

I’m awake”, risponde Walt allargando le braccia e guardandosi attorno.

Sono sveglio.

 

Walt si era imbarcato nell’impresa con buone intenzioni, ottime intenzioni, le migliori intenzioni di questo mondo. Nessun contatto né con i clienti né con gli altri spacciatori (a quello ci pensa il suo socio), nessuno deve sapere, lui pensa solo a preparare i migliori cristalli che si possano comprare per strada e incassa i soldi, una quantità enorme di soldi, assolutamente non da spendere ma da nascondere in un luogo dove sua moglie possa trovarli quando lui sarà morto. L’unica soddisfazione di tutta la faccenda, se proprio vogliamo toglierci uno sfizio, è fregare quell’antipatico di suo cognato che lo fa sempre sentire una mezza calzetta, l’agente dell’antidroga che si trova a dare la caccia all’elusivo “Heisenberg” (il nome d’arte con cui Walt si fa conoscere nel sottomondo dei tossici) senza minimamente immaginare – per ora – che ce l’ha proprio davanti agli occhi. Ma a parte questo, Walt entra nel crimine per motivi prettamente altruistici, vorremmo dire quasi eroici.

Walt aveva buone intenzioni, ripetiamo.

Walt non avrebbe mai immaginato che si sarebbe trovato a

         essere minacciato con svariate pistole da spacciatori furiosi;

         uccidere i suddetti spacciatori tramite fosfuro di idrogeno (PH3) e/o le proprie disperate mani nude;

         sciogliere cadaveri nell’acido fluoridrico (HF);

         tenere a bada gangster pericolosissimi con la forza persuasiva di qualche grammo di fulminato di mercurio (Hg(ONC)2);

         irrompere nottetempo in un deposito industriale bruciando il lucchetto d’acciaio con la termite fatta in casa (2 Al + Fe2O3 → Al2O3 + 2 Fe +851,5 KJ (+204 Kcal)) e rubare un barile di metilammina (CH5N);

         negoziare il prezzo di un chilo di (2S)-N-metil-1-fenil-propan-2-ammina (C10H15N), ovverossia le metanfetamine da lui fabbricate che stanno facendo sballare alla grande tutti i drogati della zona;

         sollecitare il povero Jesse, che di suo non è poi neanche particolarmente cattivo, a punire con violenza quei tossici che hanno rubato una partita di meth, perché bisogna farsi rispettare per strada altrimenti se ne approfittano tutti;

         fare i conti con il cartello messicano che ha solennemente giurato di matare (il video è bellissimo!) il temibile concorrente señor Heisenberg;

         e così via…

 

Ma la cosa veramente tragica, la cosa per cui qualcuno laggiù riderebbe proprio tanto, è che Walt sta perdendo la sua famiglia, cioè sta ottenendo proprio l’esatto contrario del motivo che l’ha spinto a cucinare droga prima che si lasciasse trascinare dall’abisso. Le mille bugie che ha dovuto raccontare a moglie e figlio per nascondere le sua attività clandestine stanno dilaniando il loro rapporto. Sua moglie non è stupida, gli chiede in continuazione di dirle che cosa gli sta succedendo, e lo odia quando capisce che lui le nasconde qualcosa e le mente in continuazione. E mi pare che a lui stesso ormai questo deterioramento affettivo importi sempre meno: puntata dopo puntata Walt sta diventando spietato, amorale, tutta una vita di rancori e umiliazioni a guardare il successo di altri meno bravi di lui e adesso, fuck you!, Walt è sveglio.

 

Breaking Bad è un telefilm lucidamente feroce, intelligente, girato benissimo da registi bravissimi, con pochi momenti di violenza esplicita (ma quei pochi sono scioccanti: la scena della tartaruga è una delle cose più raccapriccianti che io abbia mai visto) e moltissimi momenti di violenza psicologica e morale – s’intendono per tali le scene in cui i protagonisti si fanno del male con le parole, con uno sguardo, con il semplice silenzio… e questi possono essere i momenti peggiori. Drogati, criminali, pazzi assassini, mariti che mentono alle mogli e mogli che tormentano i mariti: ci sono diversi gradi di violenza, ma è sempre violenza ed è sempre male. Consigliabile ad un pubblico maturo, sconsigliabile a chi non ha la sensibilità per capire appieno di cosa stiamo parlando: perché stiamo parlando della dannazione. Del camminare sulla strada verso l’inferno, la strada lastricata delle migliori intenzioni.