1408: lasciate ogni speranza…

1408: lasciate ogni speranza…

 

 

Paolo ricorda agli Efesini come, prima del loro incontro con Cristo, fossero « senza speranza e senza Dio nel mondo » […] compare come elemento distintivo dei cristiani il fatto che essi hanno un futuro: non è che sappiano nei particolari ciò che li attende, ma sanno nell’insieme che la loro vita non finisce nel vuoto. Solo quando il futuro è certo come realtà positiva, diventa vivibile anche il presente.

Benedetto XVI, Spe Salvi

 

Gli chiesi una volta, dopo l’uscita di Shining, se credeva nei fantasmi. Mi rispose che sarebbe bello se i fantasmi esistessero perché ciò avrebbe implicato che esiste qualcosa dopo la morte. Infatti, mi pare avesse detto “Gesù, ci spero!”

             testimonianza su Stanley Kubrick da parte di sua figlia Katharina

 

 

1408 è un buon film che fa poche promesse, ma le mantiene tutte: poca carne al fuoco, ma cotta bene.

Si tratta di carne umana, ovviamente.

 

La trama del film è in effetti di per sé molto semplice: un scrittore vuole entrare in una stanza d’albergo “infestata”, la numero 1408; il direttore tenta di dissuaderlo ma lui, scettico sul paranormale, insiste; lo scrittore entra nella stanza, si accorge che qualcosa c’è, e deve affrontare l’orrore.

In un certo senso, 1408 è una specie di Shining in piccolo: lì c’era una famiglia imprigionata in un albergo, qui c’è un uomo solo chiuso una stanza. La reminiscenza è d’obbligo se consideriamo la fonte comune di entrambe le storie, ovvero la fantasia macabra di Stephen King, l’autore del racconto (contenuto nella raccolta Tutto è fatidico; l’idea base si trova nel suo “manuale sulla scrittura” On Writing).

 In realtà, il film innova piacevolmente la storia originale. Il racconto kinghiano, semplice ma efficace, basa la propria forza sulla descrizione dei processi mentali sempre più declinanti del protagonista che passa in poche pagine dalla lucidità alla pazzia, sconvolto dalle immagini e dai pensieri provocatigli dall’entità malefica che abita la 1408; roba del tipo:

 

Mike si girò ansimando e guadò la stanza – era proprio quella la sensazione che aveva – fino allo scrittoio. Vide le tende ondeggiare leggermente ai lati della finestra che aveva aperto a forza, ma non sentiva neanche un refolo di aria fresca sul viso. Era come se la stanza la stesse inghiottendo. Sentiva ancora i clacson sulla Quinta Avenue, ma molto distanti. Sentiva ancora il sassofono? Anche se fosse stato così, la stanza ne aveva carpito tutta la dolcezza e la melodia, lasciando solo un suono stridulo e atonale, come quello del vento che soffia attraverso il foro nel collo di un morto o in una bottiglia piena di dita mozzate, oppure…

Smettila, cercò di imporsi, ma non riusciva più a parlare.

 

E poi, via, c’è anche il divertimento per il Fedele Lettore nel vedere un protagonista così scettico e pragmatico, impermeabile a qualsiasi accenno d’invisibile nella vita, chiuso in un materialismo ruvido che non vuole vedere al di là del proprio naso… fino a quando non va a sbattere, naso e tutto quanto, nell’invisibile che si fa troppo visibile. Un uomo per cui “non esistono i fantasmi, né un buon Dio che ci possa salvare da loro”.

 

 

 

Bene: il film 1408 conserva questa dicotomia tra scetticismo e accettazione della metafisica, e la riveste di ulteriori significati, approfondendo apprezzabilmente la figura del protagonista. Mike Enslin sul grande schermo non è soltanto un incredulo, uno scrittore che per fare soldi vende libri sulle notti che ha passato in luoghi che si dice siano infestati, e in quei libri smonta sistematicamente tutte le storie di fantasmi; è anche un uomo fondamentalmente infelice, che aveva scritto un ottimo primo romanzo finito nel dimenticatoio, e soffre per un trauma che la stanza non tarda a far venire alla luce – la morte di sua figlia.

Ed ecco che scopriamo che quest’uomo è infelice perché sua figlia è morta, e perché non crede a nulla dopo la morte. Lui e sua moglie, quando la loro bambina si è ammalata, le hanno raccontato che sarebbe andata in un posto molto bello, dove sarebbe stata felice, dove c’era anche Dio; dopo la sua morte, si è pentito di non aver insistito per convincerla a lottare con tutte le sue forze, invece di “riempirle la testa con tutte queste storie sul paradiso, il nirvana, e tutte queste stronzate!”, e alla fine ha lasciato sua moglie.

Ma nella 1408 quest’uomo triste arriva a scoprire che “tutte quelle storie” non sono solo fesserie… anche se in quella camera d’albergo l’argomento non è il paradiso ma l’inferno, di cui anzi la stanza potrebbe benissimo essere l’anticamera. Le sofferenze che Mike deve affrontare sono via via più pesanti, psicologiche e fisiche, con ottimo uso degli effetti speciali (il sangue che cola dal muro, la stanza invasa dal clima polare, perfino l’alluvione; ho anche particolarmente apprezzato, data la mia sensibilità, la scena in cui l’ex scettico corre a prendere la Bibbia della stanza sussurrando “hai vinto, hai vinto!”… e scopre che le pagine sono diventate bianche).

 

C’è una sfumatura nella trama del film che ho particolarmente apprezzato. Nel racconto, Mike resiste nella stanza per circa settanta minuti, dopodichè l’autore ci dice che la “cosa” sta arrivando a prenderlo – e non vi dico come finisce. Nel film, lo sfortunato scrittore attraversa esperienze terribili, e infine riceve una telefonata dalla “reception”, cioè in realtà un’altra manifestazione della stanza, a cui risponde:

        perché non mi ammazzi e basta?

        perché tutti gli ospiti dell’albergo godono del libero arbitrio, Mr. Enslin. Lei può scegliere di rivivere quest’ora più e più volte, oppure può usufruire del nostro sistema rapido di check-out.

La stanza uccide i suoi prigionieri non direttamente, ma terrorizzandoli fino al suicidio; ma che cos’è il suicidio, se non un atto di disperazione, cioè l’assenza di ogni speranza che le cose possano andare meglio di come intollerabilmente vanno adesso? E che cos’è il terrore, se non il rovescio della speranza, cioè la forte sensazione o l’atroce certezza che succederà non qualcosa di positivo, ma bensì qualcosa di negativo e spaventoso?

Il fine della 1408 è togliere la speranza; la condizione di non ha più speranza, ma solo terrore e disperazione, è l’inferno.

Questo è in un certo senso il contrappasso per Mike Enslin: prima di entrare nella stanza, non aveva speranza di qualcosa oltre la vita e il mondo che vediamo, anzi forse la toglieva ai suoi lettori ai quali trasmetteva il suo scetticismo; la 1408 distrugge la sua incredulità, perché “quelle cose” diventano fin troppo reali, ma al tempo stesso cerca di uccidere in lui ogni speranza, dandogli terrore e disperazione. La stanza gli restituisce, moltiplicato per cento, quel che già aveva.

(osserviamo che queste considerazioni, per quanto limitate al film 1408 e non al racconto originale, non sono di per sé estranee all’universo narrativo kinghiano; in un precedente romanzo del Re dai connotati esplicitamente cristiani, Desperation, si affermava che “la condizione naturale di chi non ha fede è la disperazione”.)

Ma la conclusione per il protagonista (e qui copro per non rovinare il finale a chi non vuole spoiler),

dopo aver davvero passato l’inferno nella 1408, è positiva: Mike riesce ad uscire dalla stanza, riesce perfino a distruggerla (forse); torna a vivere con sua moglie, salvando il suo matrimonio in pezzi; un giorno, riordinando le sue cose, trova il registratore che si era portato nella 1408, lo attiva e… sente la voce della figlia, che aveva incontrato nella stanza. Adesso sa che potrà rivederla, perché c’è qualcosa dopo la morte. La sua vita non è più senza speranza, e dopotutto non valeva la pena passare l’inferno per questo?

Io sono convinto di sì. E voi?

 

 


7 responses to “1408: lasciate ogni speranza…

  • berlic

    …non riuscirò mai a convincere mia moglie a vederlo.
    Non mi restano che soluzioni alternative.
    Comunque, sbaglio o ci sono forti assonanze con “It”?

  • ClaudioLXXXI

    It? Mah, non direi, a parte forse la figura del protagonista scrittore (un classico topos kinghiano) e della “cosa” affamata… ma il caro vecchio pagliaccio mangiabambini, diciamolo, aveva ben altro carisma!

    L’assonanza casomai ce la vedo con Shining, a parte la tematica alberghiera, per l’argomento dell’implosione familiare.

  • stark86

    Mai, MAI ubriacarsi in una stanza di albergo notoriamente infestata. Poi queste sono le conseguenze.

    Una noia infinita di film😛

  • Faber18

    Mi mancavano le tue recensioni! Non ho ancora visto il film (anche io, come Berlicche, ho una moglie refrattaria agli horror) dovrò attendere l’uscita in DVD.

  • berlic

    Mi riferivo al tema della “peggior paura” e della mancanza di speranza.

  • ClaudioLXXXI

    #3
    Dai, rispetto ad altri film kinghiani siamo comunque avanti!

    #4
    Consigliato. Il dvd contiene anche il finale alternativo, più perturbante di quello cinematografico.

    #5
    Uhm. Sinceramente no, non vedo l’assonanza…

  • Faber18

    A proposito di horror, Claudio, per caso hai visto il trailer di “REC”? Io l’ho trovato parecchio inquietante…

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