L’amore è un apostrofo rosa tra le parole “ti lascio”

Commento velocemente, in pochi minuti strappati a molte cose da fare nella vita offline, un fatto marginale ma non insignificante, segno dei tempi.

Scopro casualmente l’esistenza del libro “101 modi per dimenticare il tuo ex e trovarne subito un altro”, di Federica Bosco, Newton Compton 2011. Quarta di copertina:

 Quando una storia finisce male, sul campo non restano che macerie, fumo, ambulanze e un ferito grave: quello che è stato colpito dalla granata. L’altro è già scappato lontano. Se solo ci fosse un modo per smettere di soffrire a comando, se bastasse una parola magica per tornare indietro e lasciarlo prima che ti lasci lui… Ma chiuderti in te stessa non serve, non lo farà tornare e non ti farà star meglio: l’unico modo per sconfiggere il dolore è reagire. […]E infine, la terapia d’attacco: un insieme di idee per rifare il look alla tua vita, riconquistare la fiducia in te stessa ed essere pronta a un nuovo amore.”

 Fate attenzione al titolo del libro: potenza del linguaggio, una sola lettera è decisiva per il significato.

 Se il titolo fosse “dimenticare il tuo ex e trovare subito un altro”, l’aggettivo “altro” sottintenderebbe un sostantivo pacificamente ovvio: altro fidanzato, marito, compagno, uomo purchessia.
Invece, in “dimenticare il tuo ex e trovarne subito un altro”, per quella n di troppo trovarne = verbo trovare + particella ne, riferita alla parola ex. Perciò è proprio a questa parola che si lega l’aggettivo “altro”.
La parola ex, mi conferma lo Zanichelli, ha funzione sia di aggettivo sia di sostantivo. Quest’ultimo è il caso dell’accezione sentimentale, il mio ex, la mia ex, la persona con cui è terminato un rapporto amoroso.
Crudele morfosintassi: per com’è scritto, il titolo significa “trovare un altro ex”. Il che, considerato il target del libro, è tragicomico.
Sventurata pulzella, non farti illusioni: anche il prossimo tizio ti lascerà, o tu lascerai lui, o vi lascerete consensualmente, insomma finirà pure il prossimo giro di valzer.
L’amore è a tempo determinato, questo il sottinteso postulato.

Tre possibilità. La prima è che chi ha deciso il titolo del libro non padroneggiasse perfettamente la grammatica e non si fosse reso conto delle implicazioni semantiche. L’idea è triste, la Newton Compton è la mia casa editrice preferita, saperla ricettacolo di redattori incompetenti mi addolora.
La seconda è un lapsus freudiano, possibile, comunque ricordate che Freud è soltanto un simbolo fallico.
La terza è che colui o colei se ne rendesse conto, e che il titolo sia voluto proprio così per chissà quali motivi (autoironici?), forse nel libro sono spiegati, per saperlo dovrei leggerlo ma non ho voglia.

Non voglio lanciare facili giudizi derisori sul libro, magari è pure ben scritto, non è questo il punto.
È solo un piccolo aneddoto, ma rende bene l’immagine di una società ormai, più che “liquida” alla Zygmunt Baumant, direi evaporata proprio nel senso cinetico del termine: singoli che si accoppiano e si disaccoppiano in rapida successione, non ci sono più legami (al limite solo “lègami”, nel senso del gioco erotico), gli individui come molecole in perenne moto browniano sentimental-sessuale.

Riccardo Ruggeri, un pensatore che giudico molto saggio, qualche settimana fa, commentando questo modello di «singoli apolidi politicamente corretti, concentrati su loro stessi nel consumare la vita, intesa solo come soddisfazione e piacere» informava i lettori di una nuova frontiera della società liquida:

gli avanguardisti californiani hanno innovato uno degli istituti più antichi: il testamento. In California, questi prototipi umani avanzati sono detti «Skier» (Spending the kids’ inheritance; spendono l’eredità dei figlioletti). Semplicemente dilapidano tutti i risparmi della Famiglia, mobili e immobili. Certo, se sbagliano la programmazione sono spacciati: o diventano barboni, o si affidano all’eutanasia statale o parastatale, o si suicidano all’antica. […]

Una società di monadi, in fuga dal passato, avide di presente, senza futuro.
L’amore è diventato un apostrofo rosa tra le parole “ti lascio” (al verde?).

La morale di questo post è che bisogna prestare attenzione ai titoli e alla grammatica.
Infatti, qualcuno avrà già notato qualcosa di strano nel titolo del post: come fa l’amore ad essere l’apostrofo in “ti lascio” se, tra queste due parole, non c’è nessun apostrofo?

Appunto.

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35 responses to “L’amore è un apostrofo rosa tra le parole “ti lascio”

  • Alèudin

    alla fine rimarrà chi pensa abbia un senso continuare, selezione naturale?

    seeeeeeeempre lì siamo: l’esistenza è un assurdo o un mistero?

  • LidiaB

    Ah, Claudio, “dove sono i bei momenti” in cui mi recensiva dei libri interessanti invogliandomeNE alla lettura? (mi scusi, ma non sono madrelingua italiana e alcune cose come la particola NE sono sempre state dei misteri per me). Ad ogni modo il post è come al solito stimolante. In fondo riguarda la vecchia tecnica del chiodo scaccia chiodo in chiave femminile moderna. “Essere donna oggi” richiede la capacità di trasformare i maschi in chiodi; la prima volta è la più difficile ma appresa la tecnica diventa sempre più facile, immagino che il libro sia un manuale per diventare delle brave donne-martello (mi limito all’illazione, non ho intenzione di leggere il libro). Attendo impaziente le vere recensioni di libri e di film (è tanto che non le fa). Grazie mille.

  • ClaudioLXXXI

    Alèudin: sì certamente, selezione naturale. E la civiltà occidentale postmoderna, se non cambia qualcosa nei suoi presupposti, questa selezione non la passerà.

    LidiaB: grazie per aver fomentato il mio senso di colpa per i post sui libri lasciati a metà, ne avevo bisogno °_°
    A proposito di donne-martello: resto un po’ perplesso anche leggendo nella presentazione del libro la frase “se bastasse una parola magica per tornare indietro e lasciarlo prima che ti lasci lui”.
    Ma se una è depressa per la fine della storia (diciamo) d’amore, cambia così tanto che sia stato lui a lasciare lei o viceversa? Non sarebbe meglio voler tornare indietro per evitare di essere lasciate, se quella relazione meritava di essere mantenuta? E se capiscono che non meritava, perchè disperarsi?
    Cioè la tragedia non è tanto “è finita” quanto “mi ha lasciato”?
    Ma che senso ha?

  • Lucyette

    Vabbeh, circa l’ultima tua domanda si vede che tu non te ne intendi di libri per giovani donne single (ma tu guarda 😛 ). Penso che questo libro, che non ho letto, si inserisca in tutto quel filone di manuali semi-ironici e semi-seri un po’ in stile chick lit, su come sopravvivere alla fine di una storia d’amore. Il target è la donna che è stata appena mollata, e lo scopo è provare a darle qualche consiglio utile (o la sensazione d’esser capita) facendole fare quattro risate.
    Che senso ha che la grossa tragedia stia proprio nel “lui mi ha lasciata”?
    E’ una questione di dignità. Se sei tu che lasci, sei tu che ti mostri forte prendendo lucidamente una decisione difficile ma dovuta, per quanto vittoriosa. Se sei tu che vieni lasciata, fai la figura della pera cotta che subisce le decisioni di un uomo, e questo non è bello per la donna-media.
    Non so come reagiscano i maschi quando vengono mollati, ma le donne che vengono mollate sono caldamente esortate a mostrare dignità, dignità prima di tutto: guai a smettere di uscire il sabato sera, guai a smettere di truccarsi, guai a infilarsi nei vestiti sformati e a saltare l’appuntamento dal parrucchiere, e bla bla bla. Il dispiacere per la fine della storia, è okay; l’abbrutimento dovuto al senso di umiliazione (per aver subito la rottura) è IL MALE.
    Morale della favola: se torni indietro nel tempo e lo lasci prima che ti lasci lui, tu sei quella forte nell’affrontare decisioni pur dolorose, e tutte le tue amiche ti faranno i complimenti, mentre lui è il tapino che dovrà convivere con il senso di umiliazione per l’essere stato lasciato.
    That’s it.

    Io conosco una che, quando la sua storia è finita a causa di un tradimento, ha detto a tutti quanti di essere stata lei a mettere le corna al marito (invece era il contrario) perché la cosa le sembrava più dignosa.
    Ora: questo è un po’ un estremo, ma… 😛

  • LidiaB

    Oserei dire che il 95 per cento del dolore dopo lo scioglimento di una relazione è narcisistico e questo perché quasi tutte queste relazioni che poi si sciolgono nascono dal narcisismo e si sciolgono proprio per l’incapacità – in genere di tutti e due i partner – di superare quel narcisismo(se fosse interessato ad approfondire l’argomento Le consiglio di guardarsi la serie Sex and the city, tanto per farsi un idea dell’ideale della donna-martello). Alla base c’è la bizzarra idea (che ci viene purtroppo riproposta dappertutto, dai libri ai film ai giornali) che la relazione dovrebbe risolvere ogni problema, colmare ogni vuoto, fornire ogni risposta ed essere inesauribile fonte di beatitudine, dove le uniche difficoltà siano mettersi d’accordo sul colore del divano o la forma delle piastrelle per il bagno, insomma, vige la massima infantile “se è difficile non è amore”. Mentre invece se una relazione vale la pena difficilmente si scioglie, nonostante le difficoltà. Come diceva Chesterton, “il matrimonio è una lotta all’ultimo sangue che nessun uomo d’onore dovrebbe rifiutare”.

  • Denise Cecilia S.

    Uè, bellino bellino questo post, puntuale e leggiadro (ma anch’io attendo quello solito dei libri letti, e mi permetto di caricare sulla tua coscienza con un ariete. D’altra parte SONO un’ariete. Notare l’apostrofo…).

    Io, comunque, voto per il lapsus freudiano.
    (Forse l’unica cosa che di Freud salverei, ormai: il resto, nel cesso).

    Lucy,
    l’abbrutimento dovuto al senso di umiliazione (per aver subito la rottura) è IL MALE..
    Appunto. Abbruttimento ed umiliazione sono due cose che capitano (e guai, invece, a fingere una dignità che non si ha: meglio in tutta sincerità rosicare). Però, se ci si sente umiliate e si finisce abbruttite di default perché si viene lasciate punto, qualcosa non va.
    Un po’ in noi che ci comportiamo come in Sex and the city, e non è normale. Un po’ nella relazione, che se ti fa soffrire, anche tanto, va bene, ma se ti “abbruttisce” forse non ha funzionato mai.
    Penso solo che siamo antropologicamente più avanti di così, almeno nella vita non-televisiva 😉

  • ClaudioLXXXI

    Malefico troll, recentemente ti eri preso una pausa – forse ho capito il perché, anche se non posso provarlo – vedo che ora sei tornato alla carica.
    Datte na calmata, tanto la tua è tutta fatica sprecata.

    Lucyette: riesco a capire vagamente il concetto che spieghi sull’essere lasciate °_°
    non per criticare, ma mi domando: non è una concezione della vita un po’ troppo tarata sul “cosa pensano gli altri”? Non ho competenze per trattare l’argomento Fenomenologia del Maschio Lasciato, però a me, in quelle circostanze, spiacerebbe più per la fine in sé che per quello che si spettegolerebbe in giro. Ma forse sono io che eccedo in senso opposto e mi curo troppo poco della vox populi (la profondità emotiva del cucchiaino, secondo la brillante definizione di Hermione su Ron :-D)

    LidiaB: le tue considerazioni colgono nel segno (purtroppo) per un grande numero di relazioni, anche se generalizzare in questi casi è complicato.
    Non voglio impegnare il mio già scarso tempo libero a guardare Sex and the city, di cui una volta ho visto una puntata e mi ha lasciato del tutto indifferente, tuttavia ammetto di aver visto molte puntate di Desperate Housewives (per studio antropologico, ovvio) e ci ho trovato proprio quella concezione dell’amore che dici tu.
    A tempo determinato (non esiste una coppia una che sia rimasta tale dall’inizio alla fine, tutto è geometria variabile)

    Cecilia: la mia coscienza accusa il colpo. Ciò è bene.
    Abbruttimento invece di abbrutimento è voluto o lapsus anche questo? 🙂

  • Denise Cecilia S.

    Hey, mi hai fatto venire un colpo.
    Ma ho controllato e vale anche questa forma, che ho sempre usato (esser brutti, dentro e fuori, o esser bruti: questo è il dilemma!).

  • Berlicche

    xLucyette: L’uomo vero che viene lasciato si domanda: “Come reagirebbe Chuck Norris se venisse lasciato?”
    E si risponde “Ma è impossibile che Chuck Norris venga lasciato”
    Quindi si mette a piangere.

    Il problema è sempre considerare una relazione come temporanea. Se lo fai, lo sarà anche nel caso diventasse definitiva.

  • novita'

    I COMANDAMENTI DELLA SCOPAMICIZIA
    -In scopamicizia NON è ASSOLUTAMENTE e per NESSUN MOTIVO consentita la gelosia.
    -In scopamicizia si può osare, chiedere e sperimentare; è fortemente consigliato.
    -La scopamicizia NON si pratica nella compagnia frequentata solitamente.
    -In scopamicizia non si è costretti alle coccole postrombata (sono tuttavia consentite).
    -In scopamicizia è consentito l’uso di termini più arditi durante il da farsi.
    -In scopamicizia il singolo appuntamento si svolge nell’arco temporale della singola serata.
    -In scopamicizia il sonno notturno non può essere condiviso.
    -La scopamicizia si può praticare ovunque, ma non platealmente.
    -In scopamicizia NON sono dovuti regali o regalini di nessun genere.
    -In scopamicizia NON sono dovuti SMS, chiamate, o attenzioni particolari.
    -In scopamicizia NON ci si incazza per futili motivi come tra uscenti, morosini, fidanzati o, se proprio vi è andata male, sposati.
    -In scopamicizia se l’appuntamento prevede un precedente drink in un locale, ognuno dovrebbe pagare il suo.
    -In scopamicizia SOLO sesso sicuro (guanto e/o pillola).
    -In scopamicizia (ma anche nel resto, vorrei sperare) pulizia, ordine ed educazione proporzionata sono OBBLIGATORI.
    -In scopamicizia non si dice “ho mal di testa” o “sono stanco”; se non ti va, dillo, senza cazzate.
    -In scopamicizia MAI lamentarsi delle prestazioni: se non ti va bene, trovatene un altro/a.
    -In scopamicizia NON si pretende corteggiamento o balle varie; ci si contatta, ci si accorda, senza troppe menate.
    -In scopamicizia puoi desiderare lo/a scopamico/a d’altre/i.
    -In scopamicizia si può fumare la sigaretta/canna postrombata.
    -Potrai avere altri scopamici all’infuori del primo/a; è fortemente consigliato.
    -Dello/a scopamico/a ci si può vantare con le/gli amiche/ci.
    -La scopamicizia è bella finché dura poco.

  • Marcoz

    Sig. Novità, guardi che tutto ciò, nella sostanza, non è propriamente una… novità. O, perlomeno, se novità c’è, rispetto ai “miei tempi”, questa consiste solo nel fatto che si dice platealmente che è “scopamicizia”, senza dissimulazione, senza inganno (unilaterale o reciproco).

    [Dico questo a prescindere dal mio personale grado di apprezzamento per il decalogo medesimo (apprezzamento basso) e per i contesti in cui è diffuso, dove vige il motto “fidanzarsi è da sfigato”: i moralisti non li sopporto indipendentemente dalla parte da cui provengono.]

  • luca gelucrilto

    In inglese si chiamano «one night stand» e «friends with benefits», ma sono due concetti universalmente noti ai giovani e meno giovani di tutto il mondo. Sempre più persone si votano consapevolmente al sesso occasionale per essere liberi da quei vincoli che la coppia inevitabilmente impone, mentre altri scelgono di avere un «amico di letto» (altrimenti conosciuti come «trombamici») per sperimentare le gioie del sesso insieme a una persona con cui si condividono interessi e affinità senza però legarsi in un rapporto «di esclusiva». Ecco qualche motivo per lanciarsi nella modalità «responsabilità zero».

    Sfoglia la gallery:

    1. Libertà – Nessuno ti chiederà mai dove sei stato, con chi esci e cosa farai. Non dovrai mai rendere conto a nessuno delle tue azioni

    2. Nessuna angoscia da tradimento – Se non c’è una relazione stabile e ufficializzata il concetto di «tradimento» non è contemplato

    3. Zero responsabilità – Sembrava tanto carino/a e invece la serata è stata un disastro? Beh, Addio. Senza nesssun rimpianto

    4. Ci si lascia aperte molte porte – Appunto perché non è un rapporto «in esclusiva», le opzioni possono essere ampie e molteplici

    5. È un tuo amico/a, non puoi essere te stesso/a senza bisogno di fingere o di passare ore a prepararti prima di uscire

    6. Niente anniversari, ricorrenze, celebrazioni tipiche di una coppia innamorata. Il che vuol dire: niente regali da fare per forza

    7. Niente discorsi come “Andiamo a cena dai miei” o “Ti faccio conoscere la mia famiglia”

    8. Non si parla di concetti come «futuro insieme», «matrimonio», «bene della coppia»

    9. Un «amico di letto» ci sarà sempre, anche dopo vari allontanamenti

    10. Ma sopratutto, pare che il sesso occasionale faccia tanto bene all’autostima. E a una bella autostima non si dice mai di no

  • Berlicche

    Ovvero:
    -Libertà: potrai fare quello che vuoi, perché a nessun importerà niente di cosa fai
    -Nessun tradimento, dato che nessuno tiene a te. Tuttalpiù tu sei l’altro.
    -Nessuna responsabilità. Nessuno a cui dare affetto, per cui fare le cose (che è una delle cose migliori del vivere), per darti un senso. Procurati un cane, per colmare il vuoto.
    -Ci si lascia aperte molte porte, che fanno corrente e da cui nessuno vuole entrare
    -Puoi essere te stesso e usare quell'”amico\amica”. E poi gettarla\o via se non ti garba. E’ questo essere amici, vero?
    -Niente anniversari, niente da ricordare.
    -Nessuno da presentare ai tuoi. Non ne vale la pena. O fa troppa vergogna.
    -Nessun futuro assieme, nessun bene assieme, nessuno a cui promettere amore eterno (l’unico che vale). Meglio non pensarci.
    -Quando non sarai più tanto bello\giovane\appetibile rimarrai solo come un cane. Invecchierai da solo e morirai da solo, senza figli e senza affetti, chiedendoti perché. E sapendolo.
    -E tanta autostima. Stima, nessuna. al limite, occasionale, finchè dura.

  • Manlio Pittori

    A me pare che i cattolici parlino solo di dove e come e quando e perchè il pene si può inserire nella vagina; di se e come e dove gli omosessuali possono esercitare; di se e come e quando si possa decidere se essere gravide o no.

    Di misericordia, di speranza, di perdono, dei pericoli della ricchezza, di fiducia non parlano mai, o quasi mai.

    Gesù ha fatto e detto l’esatto contrario: ma completamente e totalmente il contrario.

    Io credo che i cattolici non siano cristiani, se “cristiano” vuole dire “seguace di Cristo”: non so cosa siano (personalmente propendo per una forma di disturbo mentale serio), ma di certo quel “cristiano” è usurpato.

    Manlio Pittori

  • Manlio Pittori

    Scusate, ma il mio precedente commento ero riferito soprattutto all’intervento del commentatore che mi precedeva (Berlicche): da quello che scrive mi sembra il solito cattolico (e il cattolicesimo, a mio parere, con il cristianesimo c’entra poco e nulla) che si attiva solo quando sente parlare di sesso.
    Grazie, perdonate la precisazione, ma temevo l’intervento non fosse chiaro.
    MP

  • Denise Cecilia S.

    Manlio, ti suggerisco umilmente (ma sul serio, non sono ironica: nemmeno ti conosco) di ascoltare per qualche settimana l’omelia di papa Francesco che precede l’Angelus ogni domenica mattina.
    Potresti fare scoperte interessanti.

    Certo, Berlicche non è il papa; anche se c’è chi legge l’uno e ascolta l’altro senza avere alcuna doppia personalità.
    In ogni caso Berlicche non è prescritto da alcun dogma cattolico, ascoltare il papa, invece, anche fuor di dogma è – diciamo – consigliato.
    Pertanto per sapere a cosa si interessano i cattolici mi orienterei verso quella figura bianca (cit.); ecco.
    (Una precisazione: qui, chi parla e pensa e progetta il sesso con una certa abbondanza e varietà non sono i cattolici, ma una categoria di persone che rispetto a loro si ritiene più libera, di pensare e di agire.
    Il resto, compreso il commento di Berlicche, è appunto commento, parodia).

    Ciao, anzi buonanotte 😉

  • Berlicche

    Caro Manlio, dove e quando esattamente nel mio commento ho parlato di cattolicesimo, Dio, Chiesa o quant’altro? Me lo indichi?
    Non lo trovi? Forse perché quanto scrivo può dirlo chiunque abbia un minimo a cuore l’altra persona, il proprio futuro, e abbia un pochetto di consapevolezza.
    Commento, tra l’altro, che non è che una risposta ad un paio di commenti precedenti che di sesso ne somministrano a piene mani (per così dire). Io sono ossessionato dal sesso perché dico che, perché sia veramente bello, va fatto con amore, e loro che sostengono vada fatto comunque e ovunque no?
    Se poi pensi che io, o Claudio, ci attiviamo solo per il sesso rassicurati: su duemila e passa post del mio blog quelli sull’argomento sono una minoranza. Idem qui da Claudio. Magari prova a leggerne qualcuno, così magari trovi qualche altro argomento da criticare.
    Non è Manlio, che sei un poco ossessionato dai cattolici? Un pochetto disturbato? Non è che quelle “misericordia, speranza, perdono” che citi non sai bene cosa siano?

  • Manlio Pittori

    Caro Berlicche,

    che tu sia un cattolico lo desumo non dal fatto che tu abbia parlato, nel tuo commento, di “cattolicesimo, Dio, Chiesa o quant’altro”: molto semplicemente, è tipico dei cattolici, quando si parla di sesso, innestare il pilota automatico e ripetere per la miliardesima volta la solita solfa sull’amore, il dono reciproco, il rispetto e tutto il resto della ben nota sequenza.

    Sei ossessionato dal sesso, caro Berlicche, perchè ne parli come se fosse un neonato cardiopatico, da trattare con una delicatezza e un’attenzione totali e assolute.

    Sei ossessionato dal sesso, caro Belricche, perchè sei convinto che tutto quel che riguarda il sesso debba essere circondato da un’aura di sacralità e governato da una ritualità immutabile.

    Come per tutte le cose che riguardano il corpo e lo spirito, ovviamente, ci vogliono misura e attenzione: ma fare l’amore è anche un’attività piacevole e divertente, che si può esercitare tra due adulti senza prima sottoscrivere un patto che comporti obbedienza e fedeltà perinde ac cadaver, e il cui esito fisico sia l’eiaculazione nella vagina.

    Una scopata tra due 22enni non sposati è bella e piena di gioia, se ovviamente i due 22enni sono persone intelligenti.

    Anche sollevare pesi è bello e fa bene: ma se esagero, mi rompo la schiena e mi rovino la salute.

    Anche cenare con gli amici, a casa, davanti al caminetto, mangiando cose buone, è bellissimo: ma alle volte è bello anche mangiare un panino al bar, in piedi e andarsene dopo cinque minuti.

    Ecco perchè sei ossessionato dal sesso, caro Belricche: perchè ne hai fatto un feticcio e un idolo, perchè non ammetti che fare l’amore possa essere una cosa bella e giusta anche senza tutti i tuoi timbri civili, ecclesiastici e giusnaturalistici.

    Persone coscienti e consapevoli sanno cosa fare e come farlo, e non c’è bisogno che tu divulghi il Verbo infallibile dell’Unica e Vera Modalità di Accoppiamento Carnale.

    Ci possono essere amore e rispetto anche nella scopata di una sera: ma tu, ossessionato come sei dall’Eiaculazione Obbligatoria in Vaso Debito, non lo puoi capire.

    Ovvio: sei ossessionato.

  • Denise Cecilia S.

    Vabbeh, non sembrava il solito troll invece lo era (sembrava fosse amore, invece era un calesse, cit.) Un troll che non ha idea di cosa sia un’ossessione. Pazienza.

  • Manlio Pittori

    Cara Denise Cecilia,

    e perchè mai sarei un troll? Ho replicato a un commento qui sopra in tema di “scopamicizia” (solo scrivere questa parola mi dà un po’ di nausea): dov’è che avrei trollato? Insultato? Preso in giro?

    Grazie.

  • giugi

    manlio pittori non ti basta piu’ commentare su campari e de maistre?

    qua non sono ossessionati dal sesso sono ossessionati dal cattolicesimo e il cattolicesimo ha l’ossessione per il sesso

  • Manlio Pittori

    Caro Giugi,

    su Campari De Maistre è tempo perso: non rispondono. Secondo me sono semplicemente maleducati e presuntuosi. Esempio: pubblicano un articolo di tale Alessandro Rico, un ragazzotto di 22 anni che dice la sua sulla proposta M5S del reddito di cittadinanza.

    Io mi prendo la briga di leggere il suo articolo, faccio un paio di obiezioni che mi paiono sensate, e questo neanche si degna di rispondere. Io, a 40 anni suonati e tre figli, mi trovo il tempo per cercare di dialogare (anche se, ovviamente, il mio non è mai considerato “tentativo di dialogo”, ma la provocazione di un coglione): quei pischelli, invece, se ne fottono. Scrivono l’articolessa e mandano a cagare il resto del mondo.

    Son fatto così: se la cavano col silenzio presuntuoso e ostentato. Al massimo – ma proprio al massimo – ti dànno del troll, e il risultato è identico: ti ignorano.

    Evitano il merito delle obiezioni e si fermano alla loro forma esteriore o alla supposta malvagia intenzione del loro interlocutore.

    Non che la cosa mi turbi più di tanto: però la maleducazione e l’atteggiamento di chi ritiene il prossimo sempre e comunque in malafede un po’ mi disturbano.

    Ma questo è il materiale umano che c’è in giro: scadentissimo.

    Ciao,

    Manlio Pittori

  • ClaudioLXXXI

    Gentile si fa per dire Manlio, mi piace il tuo modo schietto e sincero di dire le cose senza vaselina.
    Lo seguirò anche io e ti dico che, o tu conosci solo dei cattolici letteralmente del cazzo, oppure tu non conosci affatto i cattolici e spari sentenze sulla base di pregiudizi e paraocchi.
    Propendo per la seconda, essendo che questi fantomatici cattolici monomaniaci cazzodipendenti esisteranno pure, ma io non ne ho mai visti: vedo invece tanta gente “laica” incline alla forte percezione selettiva, per cui, se il papa in un discorso parla per il 5% di robba-de-sesso e per il 95% di altre cose, i giornali fanno i titoli come se la percentuale fosse stata 99% sesso e 1% non si sa.
    Siamo noi che parliamo solo di sesso, o siete voi che sturate le orecchie solo quando tocchiamo questo tasto?
    Siamo noi ossessionati, o sei tu che sei semplicemente infastidito da ciò che diciamo?

    Come ti ha detto Berlicche, bastava fare un rapido giro sul mio o suo blog per constatare quale fosse la percentuale di sesso nei nostri discorsi, ma pare che tu non sia interessato.
    È tanto comodo criticare l’altro quando se ne costruisce un’immaginetta a proprio uso e consumo.
    E certo, se nel primo (?) commento che fai in un blog cattolico, teorizzi che i cattolici siano affetti da disturbo mentale serio, poi non venire fare la verginella chiedendo “dov’è che avrei insultato”. Tu forse non sei un troll, ma noi sicuramente non siamo analfabeti.
    Non ti stupire se ti danno così facilmente del troll, mi sembra il minimo se tu dai così facilmente agli altri dell’ossessionato handicappato.
    E non ti stupire neppure se i tuoi “tentativi di dialogo”, ove condotti a questi modo, SEMBRANO DAVVERO la provocazione di un coglione. Prima di lamentarti della maleducazione altrui, guardati allo specchio.

    P.S. Se tu e chiunque altro volete criticare Campari e De Maistre, abbiate la decenza di farlo sul loro sito e dirgli le cose in faccia. Ulteriori commenti OT saranno rimossi.

  • shostakovich

    A me pare che i quotidiani scrivano articoli su qualunque cosa dica Bergoglio, anche “che freddo che fa oggi”.
    Comunque Manlio Pittori sbaglia sull’ossessione cattolica per il sesso e sbaglia nel vederne un esempio in Berlicche. In verità il sesso è un argomento che interessa tutti. Trovo più peculiare la tendenza di Berlicche a giudicare con gran malignità qualunque cosa sia in contrasto con la famigerata catholic way of life. C’è del patologico che potrebbe interessare la psichiatria.

  • Manlio Pittori

    Caro Claudio LXXVI,

    non so con chi tu ce l’abbia. Io ho solo risposto a un intervento di Belriccche che, scrivendo a proposito del “sesso occasionale”, ha sciorinato i solti luoghi comuni cattolici sulla sessualità. Divulgati sub specie popular wisdom, ma sotto sotto la solita solfa.

    Cioè: fare l’amore è un’esperienza così totalizzante e fondamentale che occorre il sigillo divino: chi scopa senza questo imprimatur è, a dir poco, un egoista egocentrico e irresponsabile.

    Questo ha scritto Belricche e su questo io sono intervenuto. OT, dici? Dillo a chi ha introdotto l’argomento del “sesso occasionale”, non a me.

    Per essere più chiaro: mia moglie, alle 10 di sera, crolla per il sonno. Tipico, per una madre di tre figli che lavora anche fuori casa. Io, ogni tanto, la sera mi faccio una sega tranquillamente e felicemente, senza pensare che sto offendendo Dio. Anzi, se Dio ci fosse sarebbe contento: allontano ogni pensiero cattivo, dormo meglio, non penso a cose più pesanti come una relazione extraconiugale.

    Ma immagino che Belricche & co. tirerebbero in ballo il 6° comandamento, che io evito di commettere proprio grazie alla sega serale.

    Voglio dire: e piantiamola di rompere i maroni a chi scopa senza le vostre regolette del cazzo: è solo una scopata, mica la caduta di Costantinopoli.

    Per questo insisto e ribadisco che Bellicche (e quelli come lui) è ossessionato dal sesso: perché quando l’argomento è “la scopata”, mi pare un tipo che non riesce a trattenersi e ci ammannisce il pistolotto sulla sacralità dell’erezione & dell’eiaculazione, sotto le mentite spoglie dei consigli di donna Letizia per una sessualità sana.

    Consigli che, of course, sono presi dal CCC e integrati da una robusta dose di luogocomunismo.

    Quindi, che quelli come Belricche siano ossessionati dal sesso non lo scopro io: lo rivelano da soli.

    In quanto ai “cattolici monomaniaci cazzodipendenti”, non li ho mica inventati io, i valori non negoziabili: che, guarda caso, o sono diretti a rompere i coglioni ai froci e agli scopatori senza timbro ecclesiastico o vogliono dettare regole eterne & immutabili alla volontà riproduttiva della gente: e mi dici che non siete ossessionati dal sesso?

    Non ho fatto un giro sul tuo blog o sul blog di nessun’altro: ho solo risposto – te lo ripeto, perché mi pare una banalità che fai fatica a comprendere – all’intervento sul “sesso occasionale” di Belricche.

    OT? Dillo a Belricche, non a me.

    Per il resto, mi sta bene che tu mia dia del coglione: l’accusa di trollismo è invece banale e un comodo espediente per sottrarsi al confronto (non a caso, Belricche si guarda bene del rispondermi).

    Grazie dell’ospitalità.

    Manlio Pittori

  • Manlio Pittori

    @ shostakovich

    Non capisco che differenza ci sia tra l’ossessione sessuale di Belricche e la sua “tendenza a giudicare con gran malignità qualunque cosa sia in contrasto con la famigerata catholic way of life”. Mi pare si siano sempre di fronte a un pensiero maniacale e ossessivo.

    Inoltre, è vero che il sesso è un argomento che interessa tutti, ma anche gli ultimi romanzi di Jo Nesbo o di Don Winslow mi interessano parecchio. E infatti, adesso, anziché concedermi al sesso mi concedo a Nesbo.

  • ClaudioLXXXI

    Manlio, il “sigillo divino” te lo sei inventato tu, nel commento di Berlicche non c’è. Era un discorso laico, no riferimenti trascendenti. Può non piacerti, ma la tua critica è totalmente fuori bersaglio, come prendersela con un cerchio perchè è troppo spigoloso.
    Non so se sei un troll, ma vedo che sei uno che parla per pregiudizi, il cattolico apre bocca e tu già lo hai inquadrato nel tuo preconcetto del kattoliko. Ci giudichi sprezzantemente e manco ci guardi.

    Grazie della dimostrazione, molto efficace.

  • Manlio Pittori

    Vabbè, allora sono andato a vedere il blog di Belricche e, poco sotto un post sulla c.d. “scopamicizia”, ce n’è un altro da cui traggo questa perla:

    “Se un rapporto è solo sesso, senza coinvolgimento, senza amore, di chi sta con noi nel letto invece ci cale poco. La usiamo. Disponiamo di lei. Ma così facendo non la conosceremo mai veramente, perché la verità rimane fuori dal nostro rapporto.”

    Queste parole sono, come ho scritto, la solita menata cattolica sulla sessualità: quindi, il mio sarà anche un pregiudizio, ma – guarda caso – confermato sperimentalmente.

    Non penso che tu, Claudio, quando senti qualcuno parlare del primato della coscienza rispetto al principio di autorità e di tradizione, ti vada a informare per filo e per segno sull’autore dell’affermazione: immagino che catalogherai automaticamente quella persona nella categoria “cattolici adulti mancusiani”, cioè rumenta neomodernista.

    Così faccio io: quando sento qualcuno deprecare il “sesso senza coinvolgimento”, immagino che l’autore di quest’affermazione sia un cattolico ossessionato dal sesso: perché si permette di infilare tutta l’infinita gamma della sessualità esercitata al di fuori del matrimonio nella gehenna dell’egoismo materialista.

    Che ne sa, questo catalogatore di sessualità giusta (la sua) e di sessualità sbagliata (quella di miliardi di persone che non condividono la sua ideologia), se c’è o non c’è amore in un rapporto sessuale non monogamico e non vidimato per l’eternità?

    Non ne sa nulla, ma intanto lo condanna.

    Per questo, secondo il mio sommessissimo parere, quell’uomo è ossessionato.

    Ma penso di avere abusato anche troppo del vostro tempo, e per una faccenda poco rilevante.

    Magari, se sarò ancora accettato, interverrò in futuro su temi non sessuali.

    Grazie.

  • Babele 2.0 | de libero arbitrio

    […] Se indossavi un babelfish nessuno poteva mentirti, perché convertiva quello che uno ti diceva in quello che tu già sapevi che lui voleva veramente dire. Il pesce di babele aveva rivoluzionato la procedura civile e penale, nessun giudice poteva più […]

  • ClaudioLXXXI

    Non penso che tu, Claudio, quando senti qualcuno parlare del primato della coscienza rispetto al principio di autorità e di tradizione, ti vada a informare per filo e per segno sull’autore dell’affermazione: immagino che catalogherai automaticamente quella persona…

    Manlio, tu immagini troppo.
    Se tu hai la brutta abitudine di catalogare automaticamente le persone, non presumere che ce l’abbiano anche gli altri.

    Torna quando vuoi, ma prima di giudicare, osserva.

  • ClaudioLXXXI

    E grazie per il racconto che mi hai ispirato.

  • shostakovich

    A proposito di brutte abitudini a catalogare le persone e a generalizzare, trovo molto istruttivo quel che risponde andybona a Berlicche proprio su questo argomento.

    La risposta di Berlicche al decalogo della trombamicizia è fatta dei motivi per cui Berlicche soggettivamente la giudica inopportuna, il suo errore è rispondere come se stesse parlando da una prospettiva oggettiva e universale (infatti abbonda in generalizzazioni, “nessuno” di qua, “nessuno” di là. Ridicolo è prendere dieci regole e credere che siano i comandamenti ufficiali (ma chi li avrebbe stabiliti?) della trombamicizia, come se prima di iniziare questo rapporto si dovessero sottoscrivere e rispettare. Evidentemente non è così, proprio come non è vero che un buon matrimonio si organizza seguendo dieci regole virtuose. Se si ha l’accortezza di rilevare che un rapporto matrimoniale è cosa complessa ed è questione di un continuo adattamento e le regole ferree sono una stupidaggine (perché non catturano nessuna realtà concreta), si dovrebbe avere la stessa delicatezza per i rapporti a più breve durata.

    Voglio difendere Manlio Pittori su un punto: ci ha preso benissimo. Anche se gli argomenti di Berlicche non sono esplicitamente confessionali so per esperienza che Berlicche è una continua apologia della catholic way of life, a volte palese a volte sotto mentite spoglie. Bisogna essere molto ingenui per pretendere sempre dei riferimenti dichiarati per riconoscere la fonte che ispira il tutto in modo molto pervasivo. Se per fare un discorso peculiarmente cattolico si dovesse menzionare ogni due per tre il catechismo o l’enciclica di Papa Qualchecosa, staremmo freschi. Per dire, si può fare una critica sociale di stampo squisitamente e specificamente socialista senza mai menzionare Marx o il proletariato. E comunque è ridicolo che persone che a ogni piè sospinto sventolano la longa manus de “l’ideologia gender”, “la massoneria”, “il laicismo anticristiano” dietro ogni cosa che non gli garba poi se ne escano con l’argomento “non ci sono riferimenti trascendenti”.

  • Berlicche

    ManOlio, Berlicche non è che non ti ha risposto perché non sa cosa risponderti: è che ha altro da fare nella vita. Ad esempio vivere la vita del suo meglio. Che non è solo sesso, anzi, il sesso è lo zerovirgola; c’è l’amore, l’amicizia, la buona tavola, la bellezza…
    Siccome il mio scopo è vivere la vita appieno, scusami ma credo che farsi le seghe sia un peccato: ovvero uno spreco di tempo che sarebbe meglio impiegato che so, amando. Perché quando fai qualcosa con qualcuno che ami, con orizzonte l’infinito, non c’è paragone come gusto.
    Se tu invece ti accontenti, caro ManOlio, buon pro ti faccia.

    Qualcuno ha detto che la vita è troppo breve per bere del vino scadente: io sono d’accordo.

  • marcoz

    Berlicche, oltre allo Slow Food, suggerisce lo Slow Fuck (entrambe cose che mica tutti si possono permettere). Beato lui che beve solo buon vino o si fa masturbare esclusivamente da persona che ama.

  • Babele 2.0 | Il blog di Costanza Miriano

    […] Se indossavi un babelfish nessuno poteva mentirti, perché convertiva quello che uno ti diceva in quello che tu già sapevi che lui voleva veramente dire. Il pesce di babele aveva rivoluzionato la procedura civile e penale, nessun giudice poteva più […]

Ciao. Se vuoi commentare, accomodati. Non c'è bisogno di nome o e-mail, non c'è approvazione preventiva, no censura. Hai il libero arbitrio e io lo rispetto, anche se potresti usarlo male. Ricorda però che la libertà implica la responsabilità. Se sei un troll, ignorerò i tuoi commenti - a meno che tu non faccia un flood. Se pensi che quel che dico è sbagliato, fammelo notare. Attenzione però, perchè chiunque tu sia, se non sei d'accordo con me, proverò a convincerti del contrario. Qui il dialogo non sono belle chiacchiere per scambiarsi "secondo me" e sentirsi più buoni e tolleranti: qui il dialogo serve a cercare, trovare, amare la Verità.

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