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Libertà religiosa e legge naturale

Traduco in forma libera un articolo apparso sulla CNA (Catholic News Agency).

 

SE Robert C. Morlino, SJ

Arlington (Virginia). 28 agosto 2013, 12:00 am (CNA/EWTN News)

 

Robert C. Morlino, vescovo della diocesi di Madison, nello Stato americano del Wisconsin, ha chiesto ai cattolici di schierarsi a favore della libertà religiosa e della verità dopo aver spiegato il nesso tra le due cose nella sua lezione tenuta il 23 agosto nella città di Arlington (Stato della Virginia) all’Istituto di Cultura Cattolica.

La libertà di religione, dice il vescovo, è il più basilare di tutti i diritti umani. Questo perché gli altri diritti umani riguardano solo questioni temporali, contingenti; la libertà di religione riguarda invece la mia salvezza eterna, che io sono libero di conseguire – per grazia di Dio – oppure no. Non c’è nulla di più importante di questo.

 Il vescovo Morlino ha parlato della Dignitatis Humanae, la dichiarazione del Concilio Vaticano II che descrive la relazione tra la Chiesa e gli Stati e la giusta comprensione del concetto di libertà religiosa. Spiegando lo sviluppo storico di tale concetto, ha detto che gli ultimi tre concili ecumenici – il Concilio di Trento, il Vaticano primo, il Vaticano secondo – sono la risposta della Chiesa alla modernità.
Il vescovo ha illustrato come, prima della filosofia moderna, sia la Chiesa sia la società civile fossero consapevoli che conoscere la verità significa che c’è una corrispondenza tra la mente e la realtà fuori da essa. Questa corrispondenza rende capace l’uomo di conoscere la legge naturale, che è “la partecipazione della ragione umana nella legge divina”.

Prima della filosofia moderna si sapeva che c’era una conformità della mente con ciò che era reale e indipendente dalla mente. Ma la filosofia moderna è stata una rivoluzione copernicana nel modo in cui l’essere umano concepisce la conoscenza; ha causato una visione più soggettiva della realtà, in cui è la percezione dell’individuo a determinare ciò che lui o lei crede essere reale.
In questa visione moderna, non è il mio pensiero ad essere responsabile verso ciò che è indipendente dalla mente, a dover rendere conto dei propri errori; invece è il mondo ad essere come io lo penso. Si è deciso che non c’è una realtà indipendente dal pensiero.

Questa visione della realtà e della verità ha profonde implicazioni per il significato della parola coscienza. Nel significato originale del termine, la legge naturale mantiene la coscienza responsabile, perché la coscienza guida l’individuo a riconoscere la verità ed agire secondo la legge morale naturale. La coscienza non ci dispensa da ciò che oggettivamente giusto, anche se è così che viene intesa oggi. Questo fraintendimento della coscienza ha trasformato gli argomenti di morale naturale in credenze confessionali prese per fede.

 Ma questo è sbagliato: noi cattolici osserviamo la legge naturale non solo perché siamo cattolici, ma soprattutto perché è vera.

 La legge naturale, in sé e per sé, non è una questione di fede, perché le posizioni di legge naturale possono essere capite con la sola ragione e valgono per tutti. Tuttavia, se ciascuno costruisce il suo proprio mondo, allora ci sarà per forza un conflitto; e il conflitto tra la modernità e la legge naturale ha avuto gravi implicazioni per le persone di fede.
La legge naturale mi rede libero di cercare la verità su Dio, dunque cercare la mia salvezza eterna. Nessuno ha il diritto di interferire nella mia relazione con Dio, nessuno ha il diritto di bloccare la mia abilità di fare ciò che è giusto.

La libertà religiosa è un problema unico nel suo genere, diverso dagli altri diritti umani, proprio perché ha conseguenze eterne e dunque non c’è nulla di più importante o fondamentale. Concepita nel modo corretto, la libertà religiosa è la libertà della persona dallo Stato su ciò che riguarda le questioni religiose. Ma questo non è il concetto di libertà religiosa che abbiamo oggi; invece abbiamo un secolarismo, imposto dallo Stato e dai mass media, che travalica ogni possibile confine. Questo secolarismo distrugge la coscienza, rigetta il diritto naturale, e vieta alle persone di agire secondo ciò che esse sanno (proprio attraverso la ragione e la legge naturale) essere vero.

 I cattolici devono migliorare la loro difesa della legge naturale e del giusto concetto di coscienza, allo scopo di promuovere il rispetto per ciò che la Chiesa insegna. Purtroppo invece molti di essi, mentre affermano a parole di testimoniare che Cristo è unito alla Chiesa, di fatto professano con le loro azioni che Cristo è diviso dalla Chiesa.
Ma nessuno può vivere per sempre nella contraddizione: queste persone inevitabilmente finiranno per affermare o l’una o l’altra cosa, o la fede che professano, o le regole mondane secondo cui vivono.

 Il vescovo ha esortato tutte le persone cui importa la libertà religiosa, e la libertà in generale, a parlare in difesa della legge naturale, per esempio scrivendo lettere ai giornali. In particolare, dice Morlino, noi cattolici dobbiamo smettere di stare zitti: i cattolici devono promuovere la legge naturale e la giusta interpretazione della coscienza, non solo perché noi siamo cattolici, ma prima di tutto perché esse sono vere. Altrimenti, se continuimo a perdere tempo senza fare niente, renderemo un terribile disservizio alla società.

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