Libertà religiosa e legge naturale

Traduco in forma libera un articolo apparso sulla CNA (Catholic News Agency).

 

SE Robert C. Morlino, SJ

Arlington (Virginia). 28 agosto 2013, 12:00 am (CNA/EWTN News)

 

Robert C. Morlino, vescovo della diocesi di Madison, nello Stato americano del Wisconsin, ha chiesto ai cattolici di schierarsi a favore della libertà religiosa e della verità dopo aver spiegato il nesso tra le due cose nella sua lezione tenuta il 23 agosto nella città di Arlington (Stato della Virginia) all’Istituto di Cultura Cattolica.

La libertà di religione, dice il vescovo, è il più basilare di tutti i diritti umani. Questo perché gli altri diritti umani riguardano solo questioni temporali, contingenti; la libertà di religione riguarda invece la mia salvezza eterna, che io sono libero di conseguire – per grazia di Dio – oppure no. Non c’è nulla di più importante di questo.

 Il vescovo Morlino ha parlato della Dignitatis Humanae, la dichiarazione del Concilio Vaticano II che descrive la relazione tra la Chiesa e gli Stati e la giusta comprensione del concetto di libertà religiosa. Spiegando lo sviluppo storico di tale concetto, ha detto che gli ultimi tre concili ecumenici – il Concilio di Trento, il Vaticano primo, il Vaticano secondo – sono la risposta della Chiesa alla modernità.
Il vescovo ha illustrato come, prima della filosofia moderna, sia la Chiesa sia la società civile fossero consapevoli che conoscere la verità significa che c’è una corrispondenza tra la mente e la realtà fuori da essa. Questa corrispondenza rende capace l’uomo di conoscere la legge naturale, che è “la partecipazione della ragione umana nella legge divina”.

Prima della filosofia moderna si sapeva che c’era una conformità della mente con ciò che era reale e indipendente dalla mente. Ma la filosofia moderna è stata una rivoluzione copernicana nel modo in cui l’essere umano concepisce la conoscenza; ha causato una visione più soggettiva della realtà, in cui è la percezione dell’individuo a determinare ciò che lui o lei crede essere reale.
In questa visione moderna, non è il mio pensiero ad essere responsabile verso ciò che è indipendente dalla mente, a dover rendere conto dei propri errori; invece è il mondo ad essere come io lo penso. Si è deciso che non c’è una realtà indipendente dal pensiero.

Questa visione della realtà e della verità ha profonde implicazioni per il significato della parola coscienza. Nel significato originale del termine, la legge naturale mantiene la coscienza responsabile, perché la coscienza guida l’individuo a riconoscere la verità ed agire secondo la legge morale naturale. La coscienza non ci dispensa da ciò che oggettivamente giusto, anche se è così che viene intesa oggi. Questo fraintendimento della coscienza ha trasformato gli argomenti di morale naturale in credenze confessionali prese per fede.

 Ma questo è sbagliato: noi cattolici osserviamo la legge naturale non solo perché siamo cattolici, ma soprattutto perché è vera.

 La legge naturale, in sé e per sé, non è una questione di fede, perché le posizioni di legge naturale possono essere capite con la sola ragione e valgono per tutti. Tuttavia, se ciascuno costruisce il suo proprio mondo, allora ci sarà per forza un conflitto; e il conflitto tra la modernità e la legge naturale ha avuto gravi implicazioni per le persone di fede.
La legge naturale mi rede libero di cercare la verità su Dio, dunque cercare la mia salvezza eterna. Nessuno ha il diritto di interferire nella mia relazione con Dio, nessuno ha il diritto di bloccare la mia abilità di fare ciò che è giusto.

La libertà religiosa è un problema unico nel suo genere, diverso dagli altri diritti umani, proprio perché ha conseguenze eterne e dunque non c’è nulla di più importante o fondamentale. Concepita nel modo corretto, la libertà religiosa è la libertà della persona dallo Stato su ciò che riguarda le questioni religiose. Ma questo non è il concetto di libertà religiosa che abbiamo oggi; invece abbiamo un secolarismo, imposto dallo Stato e dai mass media, che travalica ogni possibile confine. Questo secolarismo distrugge la coscienza, rigetta il diritto naturale, e vieta alle persone di agire secondo ciò che esse sanno (proprio attraverso la ragione e la legge naturale) essere vero.

 I cattolici devono migliorare la loro difesa della legge naturale e del giusto concetto di coscienza, allo scopo di promuovere il rispetto per ciò che la Chiesa insegna. Purtroppo invece molti di essi, mentre affermano a parole di testimoniare che Cristo è unito alla Chiesa, di fatto professano con le loro azioni che Cristo è diviso dalla Chiesa.
Ma nessuno può vivere per sempre nella contraddizione: queste persone inevitabilmente finiranno per affermare o l’una o l’altra cosa, o la fede che professano, o le regole mondane secondo cui vivono.

 Il vescovo ha esortato tutte le persone cui importa la libertà religiosa, e la libertà in generale, a parlare in difesa della legge naturale, per esempio scrivendo lettere ai giornali. In particolare, dice Morlino, noi cattolici dobbiamo smettere di stare zitti: i cattolici devono promuovere la legge naturale e la giusta interpretazione della coscienza, non solo perché noi siamo cattolici, ma prima di tutto perché esse sono vere. Altrimenti, se continuimo a perdere tempo senza fare niente, renderemo un terribile disservizio alla società.


57 responses to “Libertà religiosa e legge naturale

  • oreficemichele

    Come ti ho scritto nell’articolo precedente, tutti oggi vogliono la libertà ma nessuno cerca la verità… E questa è l’unica cosa che rende liberi. Un esempio? Peccare non rende liberi. Tutti sappiamo dalla nostra coscienza cosa è il peccato, facendolo ci leghiamo le mani, ci nascondiamo. Se venisse il Padre a chiamarci, chiedendo “uomo dove sei”, ci nasconderemmo come ha fatto Adamo. Questo nascondersi appunto non è libertà. Invece oggi si ribalta il ragionamento : tutti hanno diritti, in nome della libertà e questi diritti, sono anche peccati. Come la sodomia. O come appoggiare la sodomia.

  • Umberta Mesina

    Scrivere ai giornali è ok, su qualunque argomento, ma prima uno deve avere ben chiaro di che si tratta. L’altra domenica, per esempio, sul messalino c’era una roba stucchevole (ma scritta da un teologo cattolico – spero sia stato frainteso) circa il chiedere perdono alla Madre Terra come se fosse una persona; e l’ho vista apprezzare dai parrocchiani con cui mi trovavo, che sono tutti davvero ottime persone, ma evidentemente qualcosa non ce l’hanno chiaro. Se uno comincia a scrivere con fanfaluche neopagane in testa, può fare grandi danni, altro che difendere la legge naturale. Come accadde ai tempi dell’Umanesimo&Rinascimento, del resto.

    Di recente mi sono ritrovata a pensare al lavoro che facevamo in Fraternità qualche tempo fa: osservare noi stessi in azione. Osservare se stessi in azione si può fare solo quando si interagisce con la realtà come oggetto al di fuori di noi (altrimenti è introspezione e non serve a molto).

    Grazie a Dio, don Giussani ce lo ha illustrato in tutti i modi, che la realtà è qualcosa fuori di noi. Ma basterebbe dare una capocciata al muro, per capirlo. E invece, accidenti, quanto è difficile… Quanta gente ho visto che si comporta con il prossimo partendo dall’assunto “tu devi essere così e cosà perché mi garba” e non da “tu dovresti lavorare così perché se no butti via il tempo della tua vita (oltre che della mia)” o “tu dovresti essere una mamma o un papà così perché è il modo giusto per esserlo, per te come per me”. A volte ci casco anch’io, è una cosa che ti si appiccica addosso.

    E poi molti che fanno così pensano che “giusto” sia una categoria da bambini. O, al massimo, la usano come categoria moralistica: giusto o sbagliato. Invece “giusto” innanzitutto significa adeguato alla mia umanità perché segue la legge che ho scritta nel cuore – e in questo modo è salva anche la componente etimologica, però in questo senso il contrario di “giusto” non è “sbagliato”, è “empio”. (Su questo dovrei scrivere un post, ci giro intorno da febbraio, ma ancora non riesco, c’è sempre troppa amarezza. Io sono una bambina, per me esiste “ciò che è giusto” e anche “ciò che è vero”.)

  • ClaudioLXXXI

    Umberta, mò vogliamo il nome del teologo cattolico… non puoi solleticarci così e poi niente🙂

    Sicura che non fosse un riferimento “metaforico” alla terra, del tipo di San Francesco nel cantico delle creature? Lui personalizzava gli elementi della natura, ma certo non era un neopagano… non è colpa sua se milioni di ignoranti lo rappresentano come tale.

  • Libertà religiosa e legge naturale

    […] Tradotto in forma libera da ClaudioLXXXI deliberoarbitrio.wordpress.com. […]

  • ishramit

    Però è anche vero che bisogna sempre scrivere con prudenza: mi pare di essermi imbattuto anche io in quel “madre terra”, e non ricordo di aver colto altri segnali di fuffa neopagana nel testo, ma coi tempi che corrono è sempre meglio non tentare i lettori ingenui e, soprattutto, ignoranti.

  • Umberta Mesina

    Il teologo si chiama Panikkar ed è senz’altro possibile che il suo pensiero sia stato frainteso – anzi me lo auguro. C’era una citazione virgolettata e intorno un commento. Purtroppo non ho preso il messalino, quel giorno, quindi non posso ricontrollare🙂

  • ClaudioLXXXI

    AAAAAAARGH.
    Panikkar è un ultra-eretico, uno che è andato in India ed è diventato super-sincretista, tutte le religioni sono valide e dicono la stessa cosa, Gesù è un’incarnazione tra le tante del divino.
    Per dire che Ratzinger lo citava in nota nella Dominus Iesus (per criticarlo ovviamente).

    E mettono le sue frasi nel messalino???
    Avvertire il vescovo!!!

  • ClaudioLXXXI

    Sì.
    Al tuo parroco bisogna tirare le orecchie (magari non lo sapeva, ma allora è negligente).

    EDIT: ma stiamo parlando del messalino “standard” distribuito in tutte le chiese d’Italia?

  • Berlicche

    Suvvia, anche l’ONU ha indetto la “giornata di Madre Natura”…
    La religione universale è come l’omeopatia: non fa bene ma neanche male, è acqua fresca.
    E’, per definizione, lo stesso. Finché non ti viene qualcosa di brutto, ed improvvisamente capisci che l’acqua fresca NON BASTA.

  • Umberta Mesina

    Penso di sì, è il messalino “la Domenica”. Spesso ci trovo commenti utili, devo dire; e poi ricordo un intervento sulla Bussola Quotidiana in merito a questi atteggiamenti (http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-papa-indica-dio-il-vicariato-la-madre-terra-6625.htm), posso capire che si faccia confusione!
    Avevo cominciato a scrivere un post in merito ma mi è saltato il sistema operativo e nel ripristino ho perso tutto il contenuto dei dischi. Appena ho un momento, lo riscriverò.

  • Alèudin

    che la realtà sia fuori di noi è sacrosanto basta pensare che se mentre dormi si scatena un terremoto devastante muori senza accorgerti.

    Purtroppo la gente non se ne accorge che la realtà è reale di per sè e quindi è data, da qualche parte o meglio da qualcUno arriverà…

    Dissento riguardo Panikkar, un commento decisamente frettoloso pregiudizievole e superficiale.

    Ho avuto modo di leggere qualche libro dell’autore e pur non essendo un suo ammiratore posso dire che non ritiene le religioni tutte uguali e ritiene come unico mediatore per la salvezza il Cristo.

    Il patatrack avviene quando inizia a parlare del Cristo cosmico, universale, scivolando in una visione più orientale, d’altronde se sua madre era spagnola cattolica suo padre era un indù…

    Ridurlo ad un sincretista è l’errore classico che si fà di Panikkar quando non lo si ha affrontato.

    Comunque sì si presta facilmente ad essere strumentalizzato come panteista ecologista quando non lo è, almeno leggendo qualche suo libro e sicuramente è eretico se per eretico si intente non molto cattolico-romano pur essendo stato per 20anni il secondo di Balanguer all’opus dei, mica noccioline.

    Insomma personaggio non classificabile, sicuramente interessante.

    su cattoliciromani c’è una discussione che può chiarire meglio le idee.

    http://www.cattoliciromani.com/15-dottrina-della-fede/37805-raimundo-panikkar-conosciuto-anche-come-raimon-panikkar

  • ClaudioLXXXI

    Berlicche: sì però l’acqua fresca disseta… che è più di quanto si possa dire di certi strologamenti teologici che sappiamo.

    Umberta: veramente agghiacciante la notizia che ci hai dato. Ma grazie comunque.

    Alèudin: non ho letto niente di Panikkar se non dichiarazioni sparse qua e là, ho letto abbastanza su Panikkar (peraltro, uno dei numi tutelari di Antonio Thellung in quel suo libro che criticai), e mi è parso sufficiente per capire il personaggio.
    Attenzione alla tipica ambiguità di questi soggetti. Io sapevo che lui dice che l’unico mediatore per la salvezza è Cristo, però “Cristo” non significa solo “Gesù”, perché Gesù è una incarnazione particolare ma non esclusiva del “Cristo universale”. In pratica concepisce Gesù come un avatar orientale.
    Cioè, sostanzialmente, nega l’unicità salvifica di Gesù, facendo lo stesso giochino di Maggi Thellung eccetera: usano una parola che conosci, ma le cambiano il significato.
    Certo potrei essere male informato io. A questo punto consigliami qualche libro.

  • ClaudioLXXXI

    Ci sono molte polemiche e inquietudini cattoliche della lettera del Papa a Scalfari, a proposito della coscienza.

    Si dimentica, o non si sa, che quando il Papa dice “coscienza” non la intende nel senso in cui la intende Scalfari.
    Ricopio questo brano del post:

    Questa visione (modernista) della realtà e della verità ha profonde implicazioni per il significato della parola coscienza. Nel significato originale del termine, la legge naturale mantiene la coscienza responsabile, perché la coscienza guida l’individuo a riconoscere la verità ed agire secondo la legge morale naturale. La coscienza non ci dispensa da ciò che oggettivamente giusto, anche se è così che viene intesa oggi.

    Diverso dal problema teologico è il problema comunicativo: era proprio opportuno usare una parola così ad alto rischio, facilmente fraintendibile (e manipolabile), senza ulteriori spiegazioni, che alla fine si trasforma in un grande assist alla dittatura del relativismo di cui Repubblica è capofila?
    Io dico di no.
    In coscienza.

  • Alèudin

    Claudio,

    Panikkar ha un pensiero molto articolato, difficile e sicuramente ambiguo, a mio avviso è per quello che come altri, vedi card. Martini, può essere tirato per la giacca da chiunque, non è da nascondere però che Panikkar non sia ortodosso, almeno secondo me e che quindi chi lo legge deve essere scafato.

    Ricordiamoci che il personaggio in questione era tenuto in gran considerazione da gente come Julien Ries, Urs von Balthasar e Karl Rahner (che piaccia o no), evidentemente qualcosa da dire ce l’ha.

    Ci sono due libri suoi che ti consiglierei:

    La pienezza dell’uomo: una cristofania
    qua una anteprima:
    http://books.google.it/books?id=i9KXorMQNgsC&printsec=frontcover&dq=panikkar&hl=it&sa=X&ei=2mAxUvD0NMr14QTk34DYBg&ved=0CDIQ6AEwADgK#v=onepage&q=panikkar&f=false

    La gioia pasquale, la presenza di Dio e Maria
    anteprima:
    http://books.google.it/books?id=duNE9vLEsMoC&printsec=frontcover&dq=panikkar&hl=it&sa=X&ei=2mAxUvD0NMr14QTk34DYBg&ved=0CDgQ6AEwATgK#v=onepage&q=panikkar&f=false

  • ClaudioLXXXI

    Scaricati con google books downloader. Li metto nella mia (smisurata) lista…

  • Davvero si capisce solo ciò che si vuol capire? | in italiano

    […] pensano che dovrebbe essere; chiamiamola “realtà soggettiva”. Ho appena scoperto che questo è un tratto caratteristico del pensiero moderno e la questione mi intriga. Anche quelli che considerano la realtà come oggettiva, un “dato”, […]

  • shostakovich

    Questo vescovo dovrebbe essere rimandato a settembre in storia della filosofia.

    In ogni caso, le scelleratezze di certa filosofia postmoderna (il prefisso è importante ma il vescovo non ha studiato) sono anche figlie del gioco matafisico delle tre carte metafisiche inaugurato dalla teologia. Per esempio, non c’è concetto più postmoderno e infelice di “metarazionalità”, impiegato da taluni per fingere di dar conto di alcune insensatezze dottrinali.

    Credo che il vescovo non gradisca che Deleuze & Co. gli abbiano fatto concorrenza con le fesserie linguistiche: per lui, quelle dovevano rimanere tantummodo instrumentum auctoritatis ecclesiae.

  • ago86

    Detto da uno che tutte le volte reinterpreta il suo pensiero, come fai tu, è un complimento non di poco.

  • shostakovich

    Reinterpreto? Tutte le volte? Bada a come parli.

  • b@cd.ef

    La “legge naturale” tratta per induzione è stata confutata da Bertrand. La cosiddetta legge falsificabile di Popper è un tentativo di avvicinarsi alla legge naturale ma non sfiora l’ambito della morale. Se si guarda la natura, è una macelleria. L’animale ucciso è immorale perché uccide a sua volta ma che abbia meno diritti di non esserlo rispetto a un essere umano non è certo una legge naturale, è una legge umana (culturale). Legge umana e non naturale è anche decidere che gli animali da compagnia (di solito sono dei carnivori) non sono macellabili, o che altri si possano torturare come cavie. Il comportamento omosessuale, immorale, è universale in natura. I cavallucci marini, pesci pipa e draghi di mare hanno addirittura invertito i ruoli riproduttivi. L’uomo ha una sua natura ma anche la possibilità di scegliere… L’idea di proprietà non è naturale. La distinzione tra beni privati e beni comuni non è naturale. Il richiamo alla legge di natura è solo un modo di bypassare il divario tra religioni differenti, ognuna delle quali ha una sua morale, facendosi interpreti di una presunta unica legge naturale, superiore alle differenze religiose. Ma la natura è multiforme. La libertà religiosa dovrebbe riguardare anche i nativi delle isole del Pacifico, che sono cannibali e si sentono tutt’uno con la natura (animisti): è la loro religione! Prima di classificarli come barbari li si deve classificare come natura.

  • ClaudioLXXXI

    Legge umana e non naturale è anche decidere che gli animali da compagnia (di solito sono dei carnivori) non sono macellabili
    sono d’accordo: infatti sono a favore della macellazione ad uso alimentare di cani e gatti.

    b@cd.ef, mi diresti il tuo criterio per distinguere ciò che è “naturale” da ciò che non lo è?

  • b@cd.ef

    Natura è ciò che l’uomo trova, la realtà così com’è nel bene e nel male. Se l’uomo non agisce per cambiare le cose è egli stesso natura. Se il cristiano pensa che gli uomini delle isole del pacifico non devono mangiare carne umana significa che attribuisce loro lo status di natura. Perché se vede negli usi e costumi di quei popoli una morale naturale allora deve ammettere che sono molte le morali. Perché in natura o esistono appunto uomini che vivono senza fare scelte morali oppure che le fanno in modo diverso. Nel primo caso è natura nel secondo religione, che è la forma più arcaica di morale. La libertà religiosa però diventa un problema perché la religione/morale naturale non è riducibile alla morale cristiana. Ci si inventa allora una morale naturale più naturale della natura!Le altre religioni allo stesso modo pensano che sia più naturale la loro morale! Ne deriva l’evidenza che tutto ciò che è morale non può essere naturale a meno di non pensare a morali naturali diverse. O a nature diverse. Il razzismo coloniale credeva appunto che vi fossero nature diverse, non potendo concepire morali diverse. Oggi non si possono concepire (per motivi morali) nature diverse. Ci si scontra perciò con l’evidenza di morali diverse. Ma l’unico modo di distinguere la propria morale da quella altrui, escludendo il razzismo, è rinunciare all’idea di una morale/religione naturale. In questo modo però vien meno l’ideale di una generica libertà religiosa e si diventa fondatori della propria morale. Si sceglie la propria religione sulla base di una verità superiore. Verità superiore che non deriva dall’adesione incondizionata alla propria religione-naturale. Questo però apre le porte al pensiero laico che vuole determinare liberamente la morale senza passare per la religione, ritenendo che nella religione vi sia un ché di irriducibile alla determinazione/scoperta della verità morale oggettiva. La diramazione empiristi trascendentalisti nasce per motivi religiosi. Hanno in comune il distacco dalla religione naturale. Fin dal rinascimento…

  • ClaudioLXXXI

    b@cd confesso che non capisco appieno il tuo commento, sarò limitato io oppure sarai confuso tu. Mi è chiara solo la prima frase perchè esprime una posizione che incontro molto spesso, naturale è ciò che esiste, punto. Insomma – correggimi se sbaglio – non esiste l’innaturale perchè per il solo fatto di esistere è già naturale.
    Ok ma tu hai detto che l’idea di proprietà non è naturale. E allora come la mettiamo? Il cannibalismo degli aborigeni è naturale, ma il codice civile no? E perchè mai?
    E già che ci siamo: lo stupro di bambini – che in alcune culture è legittimato e tenuto come lecito – è naturale?

  • shostakovich

    Il commento di b@cd sarà poco chiaro, ma non è che il tuo lo sia di più.

    Dire che tutto ciò che esiste è naturale significa affermare che non c’è alterità ontologica fra il cosiddetto naturale e il cosiddetto innaturale (o contronaturale ecc.): questi ultimi sono concetti umani che vanno discussi. Lo stesso discorso si può fare fra naturale e artificiale: si tende a usarli come se il cosiddetto naturale fosse ontologicamente diverso dall’artificiale, ma da una prospettiva naturalistica, anche l’uomo è natura e l’artificiale non è che un sottoinsieme del naturale, non un insieme separato dal resto, come non lo sono il termitaio o la diga fatta dai castori, che con l’artificiale umano hanno delle anaologie.

    Poiché non c’è differenza ontologica, non si può sostenere una differenziazione morale basata sulla “natura intrinseca”, perché il naturale non ammette proprietà morali intrinseche. Inoltre, la fallacia naturalistica non consente di dedurre logicamente una prescrizione etica o morale – il come si deve essere – da una descrizione, il come si è. Il piano dell’essere (nella sua varietà) e quello del dover essere non si possono dedurre direttamente l’uno dall’altro.

    Insomma, è inutile appellarsi al naturale sostenendo che esso veicoli valori etici e morali ben definiti: il cannibalismo è naturale (ed è anche rituale e religioso, si mangia il corpo e il sangue dei parenti defunti perché si crede che il loro spirito albergherà in chi se ne ciberà) tanto quanto lo è il seppellire i morti senza intaccarne il corpo: noi, qui e ora, riteniamo indesiderabile il primo ma non il secondo. La sua naturalezza non ci dice nulla sulla sua bontà morale, che invece ha più a che vedere con la cultura: alcune culture ritengono il cannibalismo una pratica pia e doverosa verso i defunti, altre pensano che il cadavere umano sia impuro ecc.

    Prendere atto di questo non significa rinunciare a ogni valutazione morale: semplicemente, il naturale suggerisce ben poco ai nostri codici piuttosto articolati, inutile farvi appello quasi fosse un algoritmo per la dimostrazione del bene e del male, poiché non dimostra granché.

    A entrare in gioco sono altri fattori, di tipo contingente. Per esempio, noi riteniamo che lo stupro sia male, e lo facciamo perché, nella nostra cultura, è diffusa l’idea che i rapporti sessuali devono essere consenzienti e non sottostare al mero istinto naturale; riteniamo anche che, come minimo, un soggetto debba raggiungere la maturità sessuale per poter dare il suo consenso, poiché non si consente a qualcosa di cui non si ha cognizione.

  • b@cd.ef

    Condivido quello che scrive shostakovich.
    Quando parlo di natura non intendo riferirmi a qualcosa di intrinsecamente buono (come deriva da una concezione cristiana che identifica buono e naturale perché la natura è creazione di Dio ed è intrinsecamente “cosa buona”, ma anche da una concezione illuminista, che tiene per buona l’idea della bontà della natura e di riflesso della ragione naturale) ma all’insieme di tutto ciò che precede il giudizio umano, l’esistenza del mondo in sé e per sé, in senso fortemente realista. Il giudizio morale interviene là dove la natura, ciò che è, chiama in causa la possibilità di cambiarla, di modificarla in ciò che si ritiene “debba essere” ma non è, quasi che a non cambiarlo potendolo fare si faccia, già per questo, male. Si sia già per questo colpevoli. Attenzione però ché diverso è il male che può concernere la natura, il male come causa, dal male morale, che può concernere solo l’uomo, il male come colpa. La colpa presuppone il giudizio morale che dice come l’uomo stesso deve essere. Se un popolo giudica che il suo esistere va bene così com’è (ho scelto come esempio il cannibalismo) noi possiamo spiegarlo in due modi: o ritenere che quel popolo non ha morale (è dunque inferiore per capacità di giudizio e rientra nella classe dei mammiferi) oppure ha una morale diversa, sia pure imperfetta (come sembra indicare il concilio vaticano secondo). Noi comunque da fuori non possiamo giudicarlo, l’etnologo e l’antropologo forse hanno maggiori strumenti. Ma indipendentemente da come giudichiamo possiamo vedere le conseguenze (contraddizioni ecc.) derivanti dalla eventuale verità di un giudizio anziché di un altro. Questo può far pensare che il ragionamento sia confuso. Premesso dunque che non ha senso parlare di immoralità nei confronti di un comportamento che è male ma che non dipende dalla nostra possibilità di cambiarlo (ammalarsi è sempre male, ma non è un comportamento immorale, anche se la psicosomatica tende a dare a ognuno la colpa delle sue malattie. E lo stupro? è immorale se a commetterlo è un uomo, non se è una scimmia: nel secondo caso è naturale. Ma per l’uomo è immorale agire come una scimmia anche se quell’uomo è un popolo intero? Se sì esiste una moralità intrinseca alla natura, se no esiste il razzismo) e constatata la diversità della morale cristiana rispetto a quella di altre religioni, si osserva soltanto quale sia il giudizio cristiano su queste religioni o culture e le eventuali difficoltà nelle argomentazioni. Un tempo il cristiano o chiunque in nome del cristianesimo teorizzava, spesso identificandole, o la superiorità naturale o la superiorità religiosa e culturale. L’ultimo è stato Berlusconi attirandosi gli strali dei benpensanti. Oggi teorizza la pari dignità naturale e la pari dignità religiosa, ma ancora teorizza la maggiore aderenza della propria morale/religione alla natura intrinsecamente buona del creato: ciò sarebbe perfettamente evidente anche ad una visione laica, scientifica, neutrale rispetto alle morali/religioni (tra cui è annoverato suo malgrado il materialismo). Quest’idea di morale naturale/neutrale è però identica alla morale illuminista e rimane identica nonostante sia una reazione all’unilateralismo materialista, è un’idea che non ha più la forza di pensare (tomisticamente?) la superiorità della religione (il dover essere, l’Eden perduto) alla natura (ciò che semplicemente e brutalmente è), cercando invece di dedurre la prima dalla seconda. Qui posso citare lo shostakovich: «Il piano dell’essere (nella sua varietà) e quello del dover essere non si possono dedurre direttamente l’uno dall’altro.» Ancora oggi la religione cristiana teorizza una morale naturale perché costretta a ciò dal confronto secolare con l’illuminismo che negava e nega la soprannaturalità della religione o quantomeno dei suoi interpreti, sempre più indecisi tra Aristotele e Platone. La morale illuminista è una libera scelta, la natura decide soltanto della sua efficacia. Ma la natura si può dominare, da qui l’idea di progresso, rispetto al quale la religione è uno strumento o un passaggio da uno stato di minore ad uno di maggiore perfezionamento. Per la morale cristiana moderna la morale è illuministicamente una scelta razionale, sia pur derivante dalla differenza ontologica tra bene e male. Questo razionalismo ontologico fa dell’uomo qualcosa di naturale. Una semplice creatura. Che può sì dominare la natura ma non ignorandone le leggi. Nell’illuminismo la legge naturale è funzionale al progresso della scienza, per il cristiano-razionalista è normativa di bene e male, senza nemmeno bisogno della rivelazione e della libertà di scegliere se aderire o meno per fede. Con tutta la sua timidezza e sottomissione alla natura (strumentale alla preoccupazione fondazionista della propria morale), questo modo di pensare ha portato la religione cristiana sullo stesso piano non solo delle religioni animiste, che vedono nella natura un cosmo di energie ostili o favorevoli da placare e da ingraziarsi, ma dello stesso odiato materialismo, che nella natura vede un ammasso di energia da conoscere e ordinare, perché l’uomo stesso è natura che cerca spazio vitale. L’ordine naturale è solo materia da plasmare per l’ordine umano, ma questo dipende da quello, anche se solo per separarsene. Così condizionata dal naturalismo, questa morale mi sembra diversa dalla morale soprannaturale del cristiano antico, rivelata da Dio, che l’uomo sceglie liberamente e che spesso chiede il sacrificio di sé, se non altro perché comporta il fare la volontà di Dio e non la propria ed è pochissimo preoccupata dell’uomo esteriore, naturale (esso stesso materia da plasmare e non certo da accontentare ad ogni piagnisteo) rispetto all’uomo interiore, l’anima spirituale. Un atteggiamento considerato contro natura dalle menti illuminate dalla sola ragione e per certi versi dal ribelle “paganesimo” sia antico, sia rinascimentale. Se non fosse soltanto questa, il libero arbitrio, dunque la non naturalità, la vera differenza tra religione cristiana e le religioni animiste-sciamaniche (e il paganesimo greco-romano come via di mezzo, ma è il punto di vista cristiano) non sarebbe stato possibile nemmeno l’illuminismo, né lo stesso pensiero rinascimentale, che paradossalmente è più vicino al cristianesimo delle origini e al mondo pagano romano, del cristianesimo moderno, in quanto appunto considera l’uomo consapevole di poter scegliere anche la propria religione, e quindi di poter scegliere tra mondo pagano e mondo cristiano o, per superare il dubbio, o la stessa religione, libero di non scegliere affatto, o di cercare la risposta nella sola scienza (scetticismo e materialismo). Lo sciamano forse non si pone di questi problemi, la libertà… è più pragmatico ed ha la sua immagine (antitetica ma per certi versi similare) nel moderno materialista che evoca le forze della natura solo per dominarle e ha con esse un rapporto strumentale. Non ponendosi quest’ordine di problemi forse non sa se è libero o schiavo. Non lo sto giudicando. Certamente chi muore è schiavo della morte. Gli sciamani della filosofia sono i panteisti (con i loro eteronimi). Tra gli illuministi l’unico a tenere tutta la forchetta è stato Rousseau che ha teorizzato una specie di selvaggio che disimpara la civiltà attraverso l’uso sapiente di essa. Contro l’illuminismo si reagì dicendo che la natura può essere conosciuta, al pari della religione, certamente attraverso l’esperienza, attraversando però l’apparenza visibile, non fermandosi a questa: tale fu l’idea del romanticismo, che fu antimaterialista ma incapace di dirimere la vera differenza tra mondo cristiano e mondo pagano, rimanendo pertanto nella maggiorparte dei casi solo una bella aspirazione, artistica o intellettuale. Nel frattempo, a logorare anche il romanticismo, con la scienza avanzò anche l’autosufficienza dell’uomo esteriore o naturale (perciò sempre nell’ambito della sola natura) rispetto all’uomo interiore o morale (dipendente da Dio, ma superiore alla natura non solo per capacità ma anche per dignità soprannaturale, come in Pico della Mirandola), facendo tramontare, insieme ad esso, ogni ideale di ritorno alla natura intesa sia come creazione (cristianesimo) sia come madre (paganesimo).
    Sono comunque solo ragionamenti.

  • ClaudioLXXXI

    complimenti vivissimi, sei riuscito ad essere ancor più difficilmente comprensibile di prima. O forse sono io ad essere di cervice limitata. Me lo devo rileggere almeno un altro paio di volte.
    Per ora mi limito ad alzare il sopracciglio di fronte alla tua ultima frase: ma se sono “solo” ragionamenti, allora a che pro valgono? Stai dicendo qualcosa di vero e significativo sulla vita l’universo e tutto quanto, o è solo sfoggio di erudizione?

  • ClaudioLXXXI

    Bacd, la tua conoscenza della “concezione cristiana” è un po’ imprecisa, perché nel cristianesimo “naturale” non si identifica puramente e semplicemente con “buono” (la natura è corrotta dal peccato originale e integrata dalla grazia). Inoltre leggere che “la religione cristiana teorizza una morale naturale perché costretta a ciò dal confronto secolare con l’illuminismo” fa sorridere, visto che il concetto di legge naturale comincia un po’ prima dei Lumi, diciamo con San Paolo, e poi prosegue – esempio, “l’opera dei teologi spagnoli del XVI secolo che, alla maniera del domenicano Francesco de Vitoria, sono ricorsi alla legge naturale per contestare l’ideologia imperialista di alcuni Stati cristiani d’Europa e per difendere i diritti dei popoli non cristiani d’America. Infatti tali diritti sono inerenti alla natura umana e non dipendono dalla situazione concreta nei confronti della fede cristiana”.
    Ma vabbè, lasciamo perdere la robba cattolica, perché a me piace parlare di legge naturale in modo puramente laico e razionale (cosa che fa regolarmente imbestialire i laicisti più accesi, che infatti ne provano di cotte e di crude per attribuirmi intenzioni teocratiche e riprendersi la bandiera della ragione che ritengono loro monopolio…)

    È un po’ strano che tu scriva
    E lo stupro? è immorale se a commetterlo è un uomo, non se è una scimmia: nel secondo caso è naturale. Ma per l’uomo è immorale agire come una scimmia anche se quell’uomo è un popolo intero? Se sì esiste una moralità intrinseca alla natura, se no esiste il razzismo.
    Però poi neghi che esista una moralità intrinseca nella natura.
    Cioè, stai dicendo che esiste il razzismo?
    Un popolo la cui cultura legittima lo stupro è più scimmiesco che umano?
    Facci capire per favore… possibilmente andando subito al punto, senza divagazioni…

  • b@cd.ef

    L’appellarsi dei vescovi alla libertà religiosa è coerente con uno dei caratteri essenziali della religione cristiana, cioè la libertà di conversione e dunque di coscienza. Ma la libertà di coscienza comporta altresì la libertà di scegliere una religione tra altre possibili, quali che siano. Questo non coincide forse con la totale laicità delle leggi invocate a garantire tale libertà? La laicità è un errore, su questo ha ragione la Chiesa, se si trasforma in religione civile o di Stato, se però rimane fedele solo a sé stessa, all’oggetto reale del suo volersi, coincide con la libertà, anche religiosa.Libertà religiosa comporta che, prima di scegliere, tutte le religioni siano considerate possibili scelte e possano poi esserlo al pari della religione cristiana. Inoltre la libertà di scegliersi la propria religione deve coincidere, una volta salvaguardata la non imposizione ad altri della stessa, con la libertà di praticare tutte le credenze che la propria religione chiede. Il vescovo americano ha ben visto questa difficoltà se si appella alla legge naturale! Ma un tale appello è contraddittorio in quanto il concetto stesso di morale è possibile solo all’interno di una data visione normocentrica del mondo, che coincide con la religione stessa e in senso lato con la fede. L’ateismo e l’ umanismo in questo senso sono anch’essi “fede”. “Morale naturale” è invece voler già imporre agli altri la propria religione, civile o spirituale che sia, perché l’idea di natura indica qualcosa a cui l’uomo non può e non deve sottrarsi. Questo è in contrasto con l’idea di libertà, oppure implica che la diversità è una aberrazione. Questo sempre all’interno di un giudizio fideistico, dato che stando ad un giudizio laico o filosofico, una tale idea è quantomeno fortemente problematica. Anche se fosse vera, la libertà esiste solo se può scegliere ciò che è male. Il concetto di male però va discusso perché dipende tutto dalla visione complessiva del mondo, da una precomprensione religiosa o filosofica. Anche ravvisando nella natura leggi e finalità proprie, ciò non dimostra nulla alla coscienza circa la moralità delle stesse. Vi sono e vi furono religioni anche cristiane che ravvisarono in queste stesse leggi l’opera di un demiurgo (Catari). Che cos’era la libertà religiosa quando, durante tutto il corso della storia della Chiesa, furono represse le eresie? Al di là dei metodi repressivi, che si possono spiegare “storicizzandoli”, era o non era coerente la dottrina della Chiesa di allora con l’attuale dottrina sulla libertà religiosa?

    Ancora sullo stupro. Il popolo che lo pratica è un popolo immorale o è un popolo incapace di morale? Nel primo caso è inferiorità culturale, morale religiosa, e quella morale è un errore, ma va ammesso tra le opzioni della libertà religiosa. Nel secondo caso è giudizio su una inferiorità o una aberrazione della natura (dovuta o meno al peccato originale) cioè razzismo e non va ammesso tra le possibilità di scelta della propria religione.

  • ClaudioLXXXI

    Ancora sullo stupro. Il popolo che lo pratica è un popolo immorale o è un popolo incapace di morale?
    Nel primo caso è inferiorità culturale, morale religiosa, e quella morale è un errore, ma va ammesso tra le opzioni della libertà religiosa.
    Nel secondo caso è giudizio su una inferiorità o una aberrazione della natura (dovuta o meno al peccato originale) cioè razzismo e non va ammesso tra le possibilità di scelta della propria religione.

    Ma se non c’è nessuna morale intrinseca e oggettiva nella natura, se dal “essere” non si può trarre nessun “dover essere”… allora come puoi dire che la morale di un popolo, la cui cultura considera legittimo lo stupro, è una morale inferiore?
    Qual è la scala di parametri che usi per mettere a confronto le due culture e dire che sta più su o giù rispetto all’altra? Qual è la bilancia che usi per “pesare” le due culture?
    Dici che dalla natura non si può trarre una morale. Ma allora, se non dalla natura, da dove la trai questa morale “base” su cui misurare le culture e dire che una è meglio dell’altra?

    E poi, insomma, davvero credi a questa alternativa brutale: o ci va bene lo stupro su bambini fatto appena fuori dai nostri confini (“è la loro cultura, che vuoi farci…”), o siamo dei razzisti?

    PS Shostakovich, sospendo il tuo lungo commento (lo ripristinerò alla fine) perché in questo momento sto discutendo con bacd. Sei pregato di non disturbare.

  • shostakovich

    Come mai i miei commenti prima vengono pubblicati e poi finiscono in moderazione?

  • shostakovich

    Non sto disturbando nessuno, puoi riprendere il commento anche senza farlo sparire. Ti ho chiesto più volte di mostrare tutta la razionalità di cui ti vanti senza mai fornire una prova, e te lo chiedo da molto prima di bacde. Stai tergiversando da troppo tempo.

  • b@cd.ef

    Non sta a me trarre conseguenze morali sui ragionamento contraddittorio altrui. Mettere troppo l’accento sulle altrernative brutali di una contraddizione può offuscare la chiarezza del ragionamento, soprattutto se viene fatto con questo preciso scopo. Meglio allora tenersi la contraddizioni? Non volendo affrontare alternative inaccettabili e’ sufficiente togliere di mezzo ciò che le produce, in questo caso l'”evidenza” della libertà religiosa, adducendo poi tutti i motivi che si vuole per negarla alle altre religioni (che per fortuna non l’hanno mai chiesta)

  • b@cd.ef

    La superiorità morale deriva esclusivamente dalla rivelazione oppure soltanto dalla chiarezza dei ragionamenti, che certo può comprendere anche il valore dato ai sentimenti che però sono più soggettivi sono sinonimo di soggettività. In questo secondo caso però non c’è bisogno di parlare di religione, è pensiero laico, filosofico. Parliamo di libertà di pensiero. Sono soltanto ragionamenti, non religione. E i ragionamenti possono contraddire non solo le pratiche tribali, ma anche le pratiche religiose. Alcune pratiche islamiche sono considerate tribali e disumane, come la segregazione delle donne, i matrimoni combinati, eppure per quei mussulmani che le adottano sono religione.

  • ClaudioLXXXI

    La superiorità morale deriva esclusivamente dalla rivelazione oppure soltanto dalla chiarezza dei ragionamenti, che certo può comprendere anche il valore dato ai sentimenti che però sono più soggettivi sono sinonimo di soggettività

    abbi pazienza bacde, ma qua la “chiarezza dei ragionamenti” (lasciamo perdere la rivelazione religiosa, facciamo che non ce ne frega niente, siamo laici) non mi pare abbastanza chiara.
    Ma ragionamenti su cosa? fondati su che?
    Stai dicendo che tramite la ragione, se bene applicata, si può dedurre che oggettivamente una cultura pro-stupro è moralmente più in basso di una cultura che invece, giustamente, lo stupro lo esecra? Ho capito bene?

  • b@cd.ef

    Il giudizio sulla inferiorità culturale di un popolo non coincide con il razzismo culturale. Il razzismo culturale (che non è l’ultimo dei problemi), coincidente con un giudizio sulla natura (che condanna insieme peccato e peccatore, il peccatore sono in questo caso le culture e le religioni) subentra quando il giudizio morale/culturale/religioso diventa giudizio naturalistico sulla legittimità di una religione cioè di una fede. È stato detto che la religione cristiana teorizza una morale naturale perché costretta a ciò dal confronto secolare con l’illuminismo che negava e nega la soprannaturalità della religione sul lato dei principi normativi della scienza e della politica ma non su quello dei comportamenti morali in senso stretto. L’illuminismo e i suoi ideali di progresso, il positivismo, i suoi ideali di miglioramento della società, eccetera eccetera. sono ideologie fortemente condizionate dal cristianesimo nell’etica dei comportamenti ma progressivamente allontanatesene. Forte di questa coincidenza culturale e morale e non di sé stessa, il cristianesimo culturale ha dato forma a questa ideologia “satellite”, la morale naturale, che di esso è vissuta per secoli in forma più o meno parassitaria. Rendendosene forse conto ma senza saper che altro fare, la Chiesa si ritrova ora ad invocare la “libertà religiosa”, contro “la dittatura del relativismo” che pur essendo una realtà non è ciò che costituisce per lei la causa diretta dell’ antagonismo sul piano dell’etica. Causa diretta di antagonismo etico è il naturalismo, apparentemente confluito per intero nell’illuminismo. In forma integrale, coerente e non sofistica, esso è stato sviluppato mi par di rimembrare solo da Rousseau [da verificare!]. Mentre la speculazione scientifica si è poi allontanata dalle questioni etiche, sviluppandosi parallelamente al progressivo secolarizzarsi del mondo moderno, fungendo più da stimolo che da guida, le redini del naturalismo sono state tenute ben strette dalle ideologie/filosofie che nella religione hanno avuto un utile sistema di valori normativi (in mancanza dell’autonomia di quelli che andavano sviluppando) illudendosi di dominarlo come un mero prodotto del pensiero, privo di una sua logica autonoma. Questo è il contesto generale. L’oggetto particolare di cui voglio parlare non è la dimostrazione della sua validità o meno, è il suo rapporto con la cosiddetta libertà religiosa. È in questione se il fatto di riferirsi alla sola morale (“devi”/”non devi”) naturale e di accettare come valida una dimostrazione puramente oggettiva, su basi puramente naturalistiche, empiricamente auto-evidenti, della presunta razionalità o bontà o moralità della natura umana, (senza “vorrei” e senza razionalità soggettiva, che sceglie cioè secondo desideri variabili nello spazio e nel tempo, e senza Dio o Dei, senza bisogno di rivelazioni) comporti o meno che la religione diventi una variabile indifferente. L’esclusione delle altre religioni sembra indicare che sì, il naturalismo considera la religione un mero strumento. Non riferendosi per le questioni etiche alla morale naturale c’è certamente il relativismo etico, atei contro cattolici, eccetera. Riferendosi alla morale naturale però viene affermato una sorta di assolutismo etico, indifferente a tutte le morali non puramente etiche, anche se religiose. La morale naturale (naturalismo etico, la bozza la trovi in Spinoza) non ha bisogno di essere atea per diventare assolutismo etico, gli basta essere gnostica sulle questioni etiche e agnostica solo su quelle religiose. Libertà religiosa significa continuare a credere che tale morale sia costretta ad armonizzarsi per sempre con la religione che l’ha promossa secolarizzandosi, cioè con il cristianesimo. Ma oggettivamente significa solo che le leggi devono garantire che una religione non debba essere rifiutata, a prescindere da qualunque dimostrazione oggettiva che x è male o che non-x non è bene. In sostanza, sostenere che la religione possa avere l’ultima parola per sé stessa: ciò che la morale naturale non può per sua natura sostenere.

    ps
    Mi piacerebbe sentire anche shostakovich!

  • ClaudioLXXXI

    Bah.
    L’esperienza mi ha insegnato a diffidare degli interlocutori che a fronte di ripetute richieste di arrivare al punto, e spiegarlo con il minor numero possibile di giravolte verbali, imperterriti proseguono con la loro fumisteria parolaia sui massimi sistemi dell’universo della rava e della fava.
    Sarà forse una deformazione strutturale acquisita per cattive frequentazioni accademiche (quelle che ti fanno credere che se non parli difficile non sei fico), oppure la precisa volontà di nascondere la mancanza di arrosto argomentativo dietro una coltre di fumo retorico (versione dottorale della supercazzola mascettiana)?
    Sia come sia: sotto il vestito erudito, niente.

  • shostakovich

    Ora che hai finito col filosofo, caca fuori le dimostrazioni razionali.

  • falsonome

    Semplificando. L’unica dottrina coerente secondo cui esiste la morale naturale non può ammettere alcun pluralismo religioso. Dunque difendere morale naturale e libertà religiosa insieme è contraddittorio.

  • b@cd.ef

    Semplificando. A che serve la morale naturale alla chiesa. Per identificare pluralismo religioso con relativismo etico. Prendendosi il monopolio della morale naturale sfugge al relativismo etico con il quale può mettere fuorigioco le altre religioni o fedi laiche. Ma è un’arma a doppio taglio. La logica della morale naturale non sembra essere una logica compatibile con alcuna religione rivelata.

  • b@cd.ef

    Semplificando. «La logica della morale naturale non sembra essere una logica compatibile con alcuna religione rivelata.» Tesi su cui sono d’accordo molti cattolici.

  • b@cd.ef

    Semplificando. Libertà religiosa significa pluralismo religioso. Pluralismo religioso non significa necessariamente relativismo etico, ma se esiste un’etica oggettiva compatibile con il pluralismo essa dev’essere, giuridicamente, una verità dialettica non apodittica. Ma la dialettica non piace alle religioni.

  • Marcoz

    @shostakovich

    Sono tornato qui con l’idea di leggere con più calma gli “esercizi” che avevi depositato qui ieri o ieri l’altro, ma vedo che sono spariti.
    Lascio il mio indirizzo, qualora mi volessi riservare la cortesia di copiarli (spero tu abbia un backup!) da me. Grazie.

  • b@cd.ef

    “Nessuna verità può essere veramente capita e predicata con ardore se prima non sia stata masticata dai denti della disputa”. Lo scrive Pietro Cantore nel XII secolo, indicando con una metafora che allude al “nutrimento” culturale l’esperienza più matura e vitale delle università medievali: la disputatio in utramque partem. Questo blog è stato scelto per puro caso per “masticare” le mie tesi sulla libertà religiosa. Nessuno sfoggio di erudizione. Disputare non significa però cambiare argomento.

  • shostakovich

    Marcoz, li ho salvati, ma sono sicuro che Claudio li ripristinerà e risponderà, male o bene, ma risponderà. Pazienta che bacdef la finisca con le reiterazioni. Vedremo quanto c’è di oggettivo nella ricetta del diritto naturale secondo Claudio, vedremo quante e quali assunzioni arbitrarie sono occultate dietro la retorica della “ragione naturale”, vedremo quanto è utile questa morale naturale nei casi esemplificati. Ma la cosa interessante sarebbe se Claudio ci fornisse, more geometrico, la dimostrazione generale.

  • Marcoz

    Va bene. Ovviamente, non c’è urgenza.

  • ClaudioLXXXI

    Shostakovich, parlare con te è come vivere nel film del giorno della marmotta.
    Quando dici che tergiverso e non ti rispondo, devo per forza dedurre che tu sei un po’ smemorato, oppure che stai – per così dire – scherzando.
    Abbiamo avuto tante, ma tante di quelle discussioni sulla morale naturale; la risposta, che dici di non aver mai ricevuto, te l’ho data parecchie volte.
    esempio 1
    esempio 2
    Puoi dire che ti ho dato risposte insoddisfacenti, sbagliate, quello che ti pare; ma che non t’ho risposto mai, è palla così grossa che solo un abituale negatore dell’evidenza… beh… appunto.
    Comunque, ho appena pubblicato un post sulla morale naturale.

    Ma non è che in capo a qualche mese sarai di nuovo qui a pretendere di non aver mai avuto risposta?

    PS dal momento che mi pare bacd abbia sparato le ultime cartucce (complimenti per la sintesi – finalmente!), e Marcoz chiede, metto qui il commento che aveva scritto shostakovich.

  • shostakovich

    Esercizio N. 1
    Isola di Scafroglia, stato sovrano e indipendente, 500.000 abitanti di comprovata fede cattolica, da quasi 1000 anni i soli cittadini dell’isola. Regime giusnaturalista retto da padre Federico Pocanzi SJ.
    Un giorno, sull’isola sbarca Corrado, predicatore della religione guzzantina, con un seguito di 500 suoi accoliti. I guzzantini si aggirano per la città diffondendo il loro verbo e convertendo diverse centinaia di persone. I nuovi arrivati decidono di occupare un’area disabitata dell’isola, vi costruiscono templi guzzantini e avviano attività commerciali. I guzzantini sono, tra l’altro, molto prolifici e si prevede che entro un secolo, tra figli e convertiti, raggiungeranno un numero pari a quello dei cattolici dell’isola.
    Padre Federico non ci sta e vuole che gli stranieri guzzantini non diffondano oltre la loro religione e che anzi abbandonino l’isola al più presto oppure restino ma si convertano tutti al cattolicesimo.

    Il candidato, dopo aver enunciato le necessarie e oggettive e incontestabili premesse, dimostri razionalmente e secondo le ferree leggi della logica se il diritto naturale dà ragione a Padre Federico o ai guzzantini.

    Esercizio N. 2
    Inverno dell’anno 2158 a.e.v. Dopo lunghe peripezie, che non è il caso di rimembrare in questa sede, la famiglia Qain e la famiglia Habil naufragano sulla piccola isola Akhnaten, disabitata, eccetto due centinaia di pecore ctonie. Geografia: il monte Isna, 1100 m s.l.m., vulcano inattivo; la valle Idn, rettangolo pianeggiante di 2 ettari; il resto: un fitto bosco di rovi, rocce appuntite, sabbia salata.
    I Qain sono agricoltori, cominciano da subito a lavorare la terra della valle Idn; gli Habil si danno alla pastorizia, raccolgono gli animali in un gregge e lo conducono sui verdi pascoli di Idn. Sta per arrivare l’estate e l’erba dei pascoli comincia a farsi gialla, le pecore la rifiutano. Per gli Habil è il momento della transumanza, il monte Isna è un ottimo alpeggio e vi portano il loro gregge; i Qain, dal canto loro, bruciano le sterpaglie per rifertilizzare il terreno, che purtroppo ha reso pochissimo. Giunge, infine, l’autunno: i pastori scendono a valle e, miseriaccia, i Qain hanno esteso le coltivazioni fino ad inglobare il pascolo. “Il terreno rende poco, la nostra famiglia necessita di più spazio per sopravvivere. In ogni caso, noi siamo intolleranti al lattosio” dicono i contadini. “Ma la terra non è vostra!” rispondono gli Habil. “Se è per questo, non è nemmeno la vostra!” ribattono i Qain. “Ah, sì? Be’, allora pasceremo il gregge sulle vostre verdure!” minacciano i pastori. Sta per scoppiare una guerra…

    Il candidato, dopo aver enunciato eccetera, dimostri chi ha ragione in nome del diritto naturale.

    Esercizio N. 3
    Alla clinica “Ave Verum Corpus” scoppia un terribile incendio. Tutto il personale sanitario e quasi tutti i pazienti sono stati tratti in salvo. Nell’edificio sono rimaste intrappolate dieci ragazze che si erano recate alla clinica per un esame al seno e cinque ragazze alla prima settimana di gestazione, ciascuna con la propria blastula. Le prime si trovano al reparto di radiologia, in fondo al corridoio destro del primo piano; le seconde al reparto di ginecologia, in fondo al corridoio sinistro dello stesso piano. Tutte sono impossibilitate a uscire senza l’aiuto di un vigile del fuoco. Purtroppo, c’è un solo pompiere in grado di salvarle e, sfortunatamente, l’edificio sta per crollare entro due minuti. Il pompiere sa che ha tempo a sufficienza per recarsi in uno solo dei due reparti e salvare chi si trova lì dentro. È definitivamente escluso che vi sia tempo bastante per salvare le persone di entrambi i reparti: sceltone uno, chi si trova nell’altro è automaticamente spacciato.

    Il candidato, eccetera, dimostri che il diritto naturale suggerisce di salvare le dieci ragazze del reparto radiologia oppure le cinque ragazze + cinque blastule del reparto ginecologia o, ancora, se il diritto naturale funziona come il lancio di una monetina.

  • Marcoz

    Grazie.

  • shostakovich

    Claudio,

    che non t’ho risposto mai, è palla così grossa che solo un abituale negatore dell’evidenza… beh… appunto.

    non hai di certo risposto agli esempi che ti avevo proposto. Del resto, avevo anche scritto:

    ma sono sicuro che Claudio li ripristinerà e risponderà, male o bene, ma risponderà.

    Ma che tu una dimostrazione razionale ed efficace l’abbia fornita, su questo c’è molto da dubitare, altro che palla. Hai linkato due tuoi commenti dove cerchi di affastellare, affabulando anche per mezzo di onomatopee, una presunta dimostrazione di ciò che sostieni. Ma affastellare non è dimostrare. E quelle discussioni leggile tutte, perché a un certo punto ti sei appigliato alle minuzie irrilevanti oppure, non sapendo più come altro resistere alle obiezioni che ti fanno, ti vuoi trarre fuori. E sì che ti vanti più volte di come manderesti i bestia “i lacisti” perché tu dimostri la morale naturale “razionalmente”. Ebbene, è questa razionalità che non si è mai vista, se razionalità vuol dire qualcosa, a meno che per razionalità tu non intenda altro che la giustificazione di qualcosa, che è ben diverso da una dimostrazione. Vedrò nell’altro post cosa hai scritto.

  • ClaudioLXXXI

    Sho, tu non mi hai accusato di averti dato risposte insoddisfacenti, ma di non averti proprio mai dato risposte. Ho appena dimostrato che l’accusa era falsa, non ho “tergiversato”, giuste o sbagliate che fossero di risposte te ne ho date a iosa.
    E ancora ci provi?
    A lavare la testa al ciuccio si perdono tempo e sapone.

  • shostakovich

    Sho, tu non mi hai accusato di averti dato risposte insoddisfacenti, ma di non averti proprio mai dato risposte.

    Vraiment? Parbleu!

    Ti ho chiesto più volte di mostrare tutta la razionalità di cui ti vanti senza mai fornire una prova, e te lo chiedo da molto prima di bacde. Stai tergiversando da troppo tempo.

    Ti ho chiesto di fornire una dimostrazione, non un’apologia della legge naturale, cioè quel che fai di solito. Inoltre:

    Marcoz, li ho salvati, ma sono sicuro che Claudio li ripristinerà e risponderà, male o bene, ma risponderà.

    Vuoi che ti linki pure tutte le domande che hai ignorato?

    E ancora ci provi.

  • ClaudioLXXXI

    https://deliberoarbitrio.wordpress.com/2013/09/11/omo-matrix/comment-page-1/#comment-20432
    l’argomento razionale non lo esibisci mai. Per me, ti ho invitato molte volte a farlo, perché voglio vedere se è davvero razionale come dici. Però non lo fai.

    L’ho fatto, più volte. Puoi confutare la validità della risposta, non puoi negare che ti sia stata data. La tua accusa era sbagliata.
    Perchè non sei capace di ammettere un errore? Non vedi che perdi credibilità?

    Esercizio n. 1: per la libertà religiosa, direi che hanno ragione i guzzantini, ma bisognerebbe sapere qualcosa di più della loro religione (praticano i sacrifici umani?)
    Esercizio n. 2: mah, direi che nessuno dei due ha ragione. Chi obbliga i Qain ad essere agricoltori, o gli Habil ad essere pastori? Non c’è da mangiare per tutti? Se l’isola non può sostentare pastori e agricoltori allo stesso tempo, che tutti pratichino l’agricoltura o la pastorizia, quella che rende meglio.
    Esercizio n. 3: quesito interessante. Non sono sicuro che ci sia una risposta univoca. Ogni vita è infungibile. E’ come chiedere a una madre quale dei suoi figli salverebbe se potesse salvarne solo uno. Non penso esista la risposta “giusta”. Ma ammetto di non esserne sicuro.

  • shostakovich

    L’ho fatto, più volte. Puoi confutare la validità della risposta, non puoi negare che ti sia stata data. La tua accusa era sbagliata.
    Perchè non sei capace di ammettere un errore? Non vedi che perdi credibilità?

    Ti ho chiesto di fornire una dimostrazione, non un’apologia della legge naturale, cioè quel che fai di solito. La dimostrazione – fallita – l’ha fornita col post esplosivo universale. Spero tu colga la differenza fra illustrare e sostenere la legge morale e dimostrarla, perché altrimenti commetti un errore e se lo commetti com’è che lo chiedi a me di ammetterlo? Altro che credibilità.

    per la libertà religiosa, direi che hanno ragione i guzzantini, ma bisognerebbe sapere qualcosa di più della loro religione (praticano i sacrifici umani?)

    Niente sacrifici umani, ma è ammesso il sesso rituale (fra adulti consenzienti e prescindendo dal sesso).

    Chi obbliga i Qain ad essere agricoltori, o gli Habil ad essere pastori?

    Sono i mestieri tradizionali delle loro famiglie.

    Non c’è da mangiare per tutti?

    No, finché non inventano gli OGM.

    Se l’isola non può sostentare pastori e agricoltori allo stesso tempo, che tutti pratichino l’agricoltura o la pastorizia, quella che rende meglio.

    Non basta a sfamare entrambe le famiglie, il terreno adatto al pascolo e all’agricoltura è piccolissimo.

    La domanda è: cosa ha da dire la legge morale naturale oggettiva universale?

    Non sono sicuro che ci sia una risposta univoca. Ogni vita è infungibile. E’ come chiedere a una madre quale dei suoi figli salverebbe se potesse salvarne solo uno. Non penso esista la risposta “giusta”.

    Lancio di monetina? Una cosa vale l’altra? Per la legge morale naturale non conta niente, per esempio, che la percezione del dolore fisico dipende dall’avere un sistema nervoso sviluppato? Se consideriamo anche solo questo aspetto – a prescindere da cosa dica la fantomatica legge naturale – se muoino le ragazze del reparto radiologia ci saranno dieci persone che soffriranno bruciando vive mentre se muoino quelle del reparto ginecologia ce ne saranno solo cinque, giacché le blastule – è un fatto – non hanno un sistema nervoso con gli appositi recettori per il dolore. Cosa dice la legge naturale, la percezione del dolore fisico conta o non conta?

  • shostakovich

    *muoiono* : /

  • shostakovich

    Esercizio N. 4 “Ci sono più cose sottoterra di quante se ne sogni la tua filosofia morale”
    Amleto Sr e Gertrude sono una coppia di ventincinquenni. Hanno un figlio di un anno, Amleto Jr. I tre vanno a fare un picnic in campagna, un posto tranquillo e pulito che essi soltanto conoscono. Si addormentano sul prato finito il desinare. Un tremuoto, un temporale, la terra si apre sotto di loro e li inghiotte in una profonda cavità. Ogni tentativo di fuoriscire è vano. Nessuno sa dove si trovano e nessuno è stato informato del loro picnic. I coniugi sanno però una cosa: i soccorsi, qualora li localizzassero, arriverebbero lì non prima di 18 giorni (non importa la ragione di questo accidente, è così) Passa una settimana e il bambino non ha forza neanche per piangere sete e fame – le urine diventano sempre più imbevibili e gli escrementi si deteriorano prima ancora di produrli – e pure i genitori sono allo stremo. Bisogna inventarsi qualcosa per prolungare la sopravvivenza (essere è dovere essere, questo è il problema). Altri due giorni così e il bambino morirà. Ancora tre e sarà il turno di padre e madre. Padre e madre sono marito e moglie, marito e moglie una sola carne. La carne è alimento… Che fare, morire tutti insieme appassionatamente, con una perdita netta di essere o ingegnarsi per il rispetto che si deve al dovere morale, minimizzando le perdite? C’è del metodo in questa follia.

    Atto Ultimo, Scena Ultima
    Amleto: Questo è il mio corpo, offerto in sacrificio per voi, in ottemperanza alla legge morale naturale. Mi ucciderò, con la mia carne vi nutrirete tu e il piccolo, sperando che vi basti fino all’arrivo dei soccorsi, ammesso che giungano qui. Moglie mia, ascolta: 3 – 3 = 0; 3 – 2 = 1; 3 – 1 = 2.
    Gestrude: E che significa?
    Amleto: È il calcolo dell’essere. Più ce n’è, meglio è. Ogni unità rappresenta uno di noi tre.
    Gertrude: Ah, è vero! Ma nostro figlio è ancora troppo piccolo, partecipa meno di noi alla pienezza dell’essere…
    Amleto: Lo so, ma è per semplificare. Perciò, o moriamo tutti senza fare niente o muore almeno uno di noi per prolungare l’essere altrui. Io non posso vivere senza di te, con Junior te la cavi meglio di me. Per non restar sola, ti do licenza di sposare mio fratello Claudio, appena esci di qua.
    Gertrude: E se poi i soccorsi non arrivano, la tua morte a cosa sarà servita? Non voglio morire dopo averti sbocconcellato a morsi!
    Amleto: Fragilità, il tuo nome è donna! Vuoi ucciderti tu al posto mio?
    Gertrude: Stando al calcolo dell’essere, non cambierebbe nulla.
    Amleto: Allora aspettiamo, ma se non arriva nessuno saremo tutti morti. 3 – 3 = 0. Non è moralmente naturale.
    Gertrude: Ho un’idea, una modesta proposta: mangiamo Amleto Jr. 3 – 1 = 2, è più naturale di 0.
    Amleto: Piuttosto ammazzo te e poi ammazzo me!
    Gertrude: Non conviene, 3 – 2 = 1 e Junior non è in grado di mangiare da solo. Ora che ci penso, non saprei come preparare un omogeneizzato della tua carne, il piccolo non ha i denti, è un fatto naturale. Ascolta, noi adulti siamo fisicamente più resistenti, anche questo è naturale. Due porzioni di bambino a testa ci consentiranno una sopravvivenza di almeno altre due settimane, avremo maggiori possibilità di venire salvati e avremo modo di fare un secondo Amleto.
    Amleto: Come le sai queste cose?
    Gertrude: Lette su un libro scritto da Giubilinenkranz & Minervenstein con la collaborazione di Giussani. Il cuoco, intendo. Dimenticavo: il cadavere di un bambino si conserva meglio rispetto a quello di un adulto, che ha una più ampia superficie esposta all’aria e di conseguenza maggiori probabilità di venire infettata da muffe e batteri che renderebbero la carne putrescente e tossica.
    Amleto: Uhm… Non so, ho un dubbio di quelli miei. Ho bisogno di riassumere:
    1. Non facciamo niente: fra due giorni muore Junior e fra cinque moriamo noi due. I soccorsi verranno troppo tardi, se verranno. 3 – 3 = 0.
    2. Uno di noi si sacrifica, si uccide e fa da pranzo e cena. Il bambino non può masticare carne umana cruda e muore fra due giorni. L’altro di noi potrebbe sopravvivere fino all’arrivo dei soccorsi. 3 – 2 = 1.
    3. Mangiamo il piccolo Amleto, sopravviviamo fino all’arrivo dei soccorsi, se arrivano. 3 – 1 = 2. Poi facciamo un altro Amleto, 2 + 1 = 3 e l’essere trionfa.
    Gertrude: Dunque la natura morale fondata sul risparmio dell’essere suggerisce la terza opzione, il cannibalismo dei figli? Qualcosa non mi torna.
    Amleto: Quanti dubbi! Eppure stiamo seguendo il principio che essere è meglio di non essere…
    Gertrude: O forse la natura ci ha resi matti. La stessa natura che ci ha imprigionato in questa spelonca. A che servono i terremoti?
    Amleto: Quelli geologici non so. Quelli morali a scuotere le false certezze, le finte oggettività.
    Gertrude: Se non c’è oggettività, fare o non fare una cosa è lo stesso?
    Amleto: Forse non lo è, siamo noi che misuriamo. Uomo misura di tutte le cose…
    Gertrude: La mia misura è che non voglio morire in questa grotta. Non è una morale che me lo dice. Proprio non voglio.
    Amleto: Si arriva sempre alla volontà.
    Gertrude: Non voglio mangiare nostro figlio.
    Amleto: Manco io, in verità.
    Getrude: Moriremo. L’abbiamo voluto.
    Amleto: In un certo senso, sì. Più che altro, abbiamo voluto non sopravvivere.
    Gertrude: Non si può dire che ci siamo sacrificati.
    Amleto: Infatti. Però, ripensandoci, potrebbe essere un sacrificio nostro mangiare Junior?
    Gertrude: Cioè?
    Amleto: Cioè che noi sacrifichiamo la nostra volontà di non mangiare Junior e lo mangiamo solo per preservare l’essere, il nostro, con lo scopo moralmente buono di creare altro essere, i figli che avremmo potuto avere dopo per non parlare dei nostri nipoti e pronipoti. Se moriamo tutti e tre, tutto questo essere potenziale non ci sarà. In questo modo preserviamo il valore della morale oggettiva fondata sull’essere come preferibile al non essere.
    Gertrude: Non ti seguo più. Comunque, la gente che non si è trovata nella nostra situazione non capirebbe e ci giudicherebbe male.
    Amleto: Forse molta moralità potrebbe essere il prodotto di consuetudini sociali. Il divieto di cannibalismo, per esempio. In ogni caso siamo già stati giudicati male dai lettori, dato che nel nostro dialogo non abbiamo espresso sentimenti di tragicissima disperazione per questa la nostra dipartita e per il fatto che Junior è l’unico che sarebbe morto comunque, qualunque cosa avessimo fatto. E per di più abbiamo contemplato l’idea di mangiarcelo.
    Gertrude: Be’, questo è un dialogo inventato per mettere alla prova certi ragionamenti. Non stiamo mica dicendo che mangiare i figli morti è cosa buona e giusta.
    Amleto: Mi ricordo che una vicenda come la nostra è successa davvero. Quell’aereo precipitato sulle montagne innevate… Hai presente?
    Gertrude: Non hanno mangiato i loro figli piccoli, non è lo proprio la stessa situazione.
    Amleto: Mi stai dicendo che se invece che il nostro e qui morente figlio Amleto Jr ci fosse stato un bambino qualsiasi sarebbe un’altra faccenda?
    Gertrude: Sai che non ne ho idea? Forse è il mio istinto di mamma che mi fa sentire la differenza. Una cosa di sentimento più che di leggi morali.
    Amleto: Ah, il sentimento, vero motore della morale… Aspetta! Zitta! Senti? Ho detto motore e mi pare di aver sentito il rumore di un elicottero…
    Gertrude: Impossibile, e se anche fosse non verrà a salvarci. È deciso che nel finale di questo esercizio dobbiamo morire tutti, come nella tragedia di Shakespeare.
    Amleto: Come nella vita.
    Scossa di terremoto. Un sipario di rocce e sabbia si chiude sui tre, seppellendoli alla maniera di un becchino naturale

    Il candidato, dopo aver espresso il proprio disappunto, indichi cosa la morale naturale oggettiva ordina di fare in questa situazione e soprattutto dimostri perché così e non altrimenti.

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