L’alieno / 8

Questo luglio il mio blog si è riposato. Ma adesso è ora di rientrare in campo.
Nubi si addensano all’orizzonte, ed è arrivato il tempo in cui dovremo combattere per i prodigi visibili come se fossero invisibili.
Intanto, continuo ad ospitare la storia della mia amica Sissi2002.

 

– 8 –

 

Forse ho già espresso tutta la mia gratitudine e la mia stima per il centro IRCC di Candiolo (Torino) in qualche post precedente. Repetita iuvant. È una struttura che per ovvie ragioni non auguro a nessuno di dover conoscere, ma che – se si ha la sfortuna di doverne usufruire – rappresenta una vera e propria eccellenza. Io non sono in grado di valutare l’efficacia delle terapie su larga scala: sappiamo bene che il cancro è ancora ben lungi dall’essere sconfitto. Ma le qualità che si avvertono laggiù – la professionalità, l’attenzione, la simpatia, il calore umano – rappresentano sicuramente un’eccezione rispetto alla norma. Tutti sono cortesi, disponibili, tutti ostentano un atteggiamento positivo e vivace. E non si tratta di buonismo o pietismo, perché il paziente tutto si sente fuorché oggetto di mero compatimento; ma l’atmosfera che si respira è serena ed incoraggiante.
C’è un neo in tutta questa “perfezione”? naturalmente sì. Non ne capisco le cause, ma tutto il reparto attinente alle indagini radiologiche, mentre dal punto di vista medico è ottimo, da quello organizzativo fa abbastanza acqua.  Se poi si tratta di risonanze magnetiche, meglio lasciar perdere. Tempi di attesa molto lunghi e, soprattutto, un sistema di prenotazioni altamente inefficiente. Faccio due esempi che ho sperimentato di persona.
Prenotata la risonanza magnetica – il cui esito DOVEVA essere pronto al momento della visita collegiale, e la data di quest’ultima era stata stabilita dagli stessi medici – purtroppo il giorno dell’esame si rompe il macchinario. Cose che possono succedere, ovviamente. Mi dicono che verrò richiamata non appena la macchina sarà stata riparata. Passa più di una settimana e non ho notizie, telefonare è inutile perché i centralini sono perennemente intasati, recarmi di persona a Candiolo non mi è possibile. Quindi prenoto la risonanza altrove – ovviamente a pagamento dati i tempi che si fanno ristretti – per poi, il giorno della visita collegiale, sentirmi dire che “non mi sono presentata all’appuntamento e non ho nemmeno disdetto l’esame in tempo utile”. In effetti la mia risonanza era stata spostata, peccato che nessuno si sia fatto vivo ai ben 3 numeri telefonici che avevo lasciato come recapito.
Terminata la terapia, a luglio, mi richiedono una risonanza di controllo da portare alla visita di settembre. Vado allo sportello per la prenotazione: mi informano che a luglio è troppo presto, le prenotazioni per settembre non sono ancora aperte. So di dover tornare di lì a sette giorni per un prelievo di sangue, quindi nel frattempo mi faccio preparare l’impegnativa dal medico di famiglia ed una settimana dopo sono di nuovo lì … per sentirmi dire che ormai non c’è più posto per tutto il mese di settembre, … e le prenotazioni per ottobre non sono ancora aperte.

 Pertanto, non mi sono sorpresa più di tanto quando, per le sedute di radioterapia, mi hanno smistato presso una clinica convenzionata a S. Mauro (molto più vicino a casa mia). Confesso che per un momento mi sono sentita un po’ come una figliastra: chissà perché mi mandavano da un’altra parte. Solo in seguito avrei capito che mi era stato fatto un grande favore perché, dopo le prime due settimane di radioterapia, i dolori nel viaggiare in auto si erano fatti quasi insopportabili, e la distanza da percorrere fra Settimo e Candiolo sarebbe stata un grande problema.
Devo fare una seduta al giorno per 28 giorni, esclusi sabato e domenica, tutti i giorni alle 14. Inizio il 2 maggio, e per una decina di giorni tutto bene: mi sento solo molto stanca, ma terminata la terapia, mi basta riposare una mezzoretta sulle poltroncine della sala d’attesa per poi andare normalmente a scuola. Di lì a pochi giorni, purtroppo, la situazione precipita: dolori sempre più forti, episodi di diarrea alternati ad altri di totale blocco intestinale, un mal di schiena fortissimo che non mi permette di stare né in piedi né seduta, e a letto non è facile trovare la giusta posizione. Ovviamente lascio il lavoro, e vedo con terrore l’appuntamento quotidiano con il percorso in auto che devo affrontare per recarmi a fare le terapie. Per fortuna ho un generoso zio che si mette totalmente a mia disposizione come autista ed accompagnatore, ed un collega che è anche un amico mi regala un grosso cuscino fatto a ciambella su cui sedermi per attutire gli scossoni della strada. Non voglio abusare degli antidolorifici, e li riservo per la sera, in modo da ritagliarmi qualche ora di sonno relativamente tranquillo.
Sapevo che non sarebbe stata una passeggiata, ma questa assomiglia piuttosto ad una traversata del Sahara con le scorte d’acqua ridotte al minimo.

 (continua)


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