Atlantide 2.0

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La fine era vicina.
Si strinsero gli uni accanto agli altri, impauriti e attoniti, e osservarono senza parlare la furia degli elementi che si scatenava sul loro mondo.
“Tutto affonda” sussurrava uno dei più vecchi di loro, senza sosta, come un mantra. “Tutto affonda. Tutto scompare. Tutto finisce. Tutto affonda.” Dava i brividi. Qualcuno provò a minacciarlo per farlo tacere, inutilmente. Difficile minacciare chi sa di stare per morire. Altri lo ignoravano e piangevano in silenzio. Altri ancora simulavano compostezza, ma potevi letteralmente leggere il terrore negli angoli dei loro occhi.
Delib era spaventato e non lo nascondeva. Anche se aveva raggiunto la cosiddetta mezz’età, intimamente si sentiva ancora così giovane… pochi anni, pochi giorni, che differenza fa, alla fine è tutta questione di percezione… gli sembrava di essere nato l’altro ieri, il primo pensiero, le prime parole, l’incipit della sua esistenza, il ricordo era così vivido! Ed ecco, ora, proprio adesso, doveva morire. Non c’è speranza. Non c’è salvezza. Questa è la fine. Si chiese se sarebbe stato come dormire senza sogni. Un sonno nero senza risveglio. Affondare nell’oblio, per sempre, per sempre. Forse non era così brutto come sembrava. Forse sarebbe stato riposante. Tanto l’atto in sé, morire, era solo un attimo, e poi non c’era più nulla di cui preoccuparsi, più nulla che potesse ferirti.
Messa così, sembrava quasi desiderabile. Molti dei suoi concittadini avevano anticipato il momento della fine, forse per un senso di pietà verso sé stessi, forse per un perverso senso di sfida verso il destino. Mondo, tu non mi vincerai, non sarai tu ad eliminarmi. Mi auto-elimino da solo, toh. Ma lui no. Ci aveva pensato, ma aveva deciso di resistere. La sua innata curiosità aveva prevalso. Perché sprecare quell’occasione? Non capita tutti i giorni di vedere la fine del mondo. Era un’esperienza degna di essere fatta. Peccato solo che non se la sarebbe potuta ricordare, dopo, ma anche un infinitesimo è più di zero. Forse, nonostante la paura, ne sarebbe valsa la pena. Forse poteva compensare tutto quello che si era perso.
Tutto quello che non ho visto. Tutto quello che non ho letto. Tutto quello che esisteva e che non ho mai conosciuto e non conoscerò mai.
E ora tutto sarebbe andato perso nel tempo come lacrime nella pioggia.

“Tutto affonda. Tutto scompare. Tutto finisce.”
Il vecchio continuava a blaterare sottovoce. Ormai nessuno gli dava retta. Ognuno di loro faceva i conti con la fine imminente. A parte i pigolii dell’anziano, il silenzio aleggiava incontrastato, anticipazione del silenzio eterno che stava per regnare sull’oceano di nulla che avrebbe coperto il mondo.
“No!”
Delib girò la testa di scatto, strappato a quelle lugubri meditazioni, e assieme a lui tutti gli altri. Perfino il vecchio blaterante interruppe la litania. Chi era quella sconosciuta? Da dove era spuntata fuori? E perché aveva quell’aria così – cercò l’aggettivo adatto, non lo trovò, riprovò, e alla fine ecco la parola giusta – luminosa? Emanava luce con la sua sola presenza. Era bellissima e non aveva paura. Non aveva paura.
“Questa non è la fine”, disse la nuova arrivata, guardandoli negli occhi. “Non finisce qui. Noi non finiamo qui.”
“Sei pazza”, disse qualcuno, e Delib provò la voglia immediata di tirargli un cazzotto. “Sei più pazza di questo vecchio. Non vedi che tutto attorno a noi affonda? Anche noi affonderemo e saremo immersi in questo terribile niente. Non illuderci.”
Lei scosse la testa, con un sorriso che avrebbe ucciso un drago.
“Dico sul serio. Questo mondo, questo… livello, questa piattaforma di esistenza, non è tutto ciò che esiste. C’è qualcos’altro al di là di ciò che vediamo e tocchiamo, e noi possiamo andarci.”
“Davvero? E come funziona? Come facciamo a scappare in questo, uh, come lo hai chiamato, questo aldilà?”
“Non sono in grado di spiegarvi in dettaglio come funziona il passaggio da questo mondo all’altro mondo. È un procedimento molto, molto complicato. Ma qualcuno lo ha fatto, è andato dall’altra parte, ed è tornato indietro per spiegarci come fare.”
“E tu come fai a saperlo? Te lo ha detto lui?”
“Beh, non personalmente… l’ho saputo da persone che l’hanno saputo da persone che…”
Brusii di scetticismo.
“Ascoltate, potere avere fiducia in quello che vi dico… o potete fare come questo povero vecchio sconsolato, sprecando nella paura il poco tempo che vi resta qui.”
“Va bene allora!”, esclamò Delib, rosso in viso per l’emozione. Non sapeva ancora se crederle o no, ma ormai non aveva nulla da perdere. “Forza, dicci cosa fare! Da dove dobbiamo scappare? Aprirai un buco nel tessuto dell’universo e ci passeremo attraverso? Saliremo su una barca che verrà a salvarci e lasceremo questo mondo che affonda? Oppure…” si interruppe, vedendo che lei scuoteva graziosamente la testa.
“No, non è così semplice… non sto parlando di uno spostamento fisico. Non è un semplice trasloco da una parte all’altra di questo dominio spaziale. Il nostro corpo sarà distrutto nella catastrofe”, e tutti impallidirono sentendola, “ma noi continueremo a esistere. Sarà una nuova forma, anche migliore di questa. Conserveremo tutto ciò che ha valore e ci lasceremo alle spalle ciò che non lo ha. Saremo, come dire… una specie di versione 2.0 di noi stessi.”
In quel momento cominciò a succedere. Pezzi di orizzonte scomparvero. I palazzi tutt’intorno a loro tremarono, segno che l’architettura informatica stava per crollare. La fine era sempre più vicina. Il server stava per andare definitivamente off.
Splinder stava affondando.
I blog si strinsero gli uni accanto agli altri, impauriti e attoniti.

I primi a soccombere furono i più anziani, quelli che si trascinavano dietro più banda. Il povero vecchio blog ossessionato dal mantra “tutto affonda” era stato uno dei primi, risaliva al 2001, agli inizi gloriosi della piattaforma: cadde a terra, i link spezzati che si contorcevano come tentacoli mutilati, sanguinando copiosamente codici html da tutto il template. Divenne pallido come una pagina vuota di apertura e in pochi secondi, il tempo di un F5, si dissolse in una nuvola di bytes.
A Delib era sembrato che un attimo prima della fine la paura fosse scomparsa dal suo volto, lasciando posto alla serenità. Forse aveva visto male, ma sperò che fosse vero, anche se solo per un istante. Alcuni blog si fecero prendere dal panico e cominciarono a correre, poveri illusi, sperando di trovare un’impossibile via di fuga, senza accorgersi che così facendo acceleravano la decadenza, seminando commenti e gif per strada. Altri si accasciarono per terra, tirandosi i post sull’headline come un bambino metterebbe la testa sotto le coperte per scacciare via il mostro. Poveri illusi, anche loro.
Eppure, nonostante l’orrore, era a suo modo uno spettacolo maestoso. Le strade di tag si sgretolavano come cartapesta. Stringhe infinite di 1 e 0 vorticavano nell’aria. In alto, su quel che rimaneva del cielo, si stagliava una sfolgorante aurora boreale di 16.777.216 colori diversi. Era davvero valsa la pena resistere fino alla fine, anche solo per vedere questo.
Peccato che non sarebbe durato.
Lei gli venne vicino. Gli stava dicendo qualcosa, ma era così difficile sentire. Era come se ci fosse un fortissimo rumore di sottofondo, salvo che non era rumore ma proprio il contrario, un silenzio assordante, una tangibile assenza di suono che sovrastava tutto il resto. Dovette urlare per farsi sentire.
“Io mi chiamo Delib. Tu come ti chiami???”, le chiese. Non voleva morire senza sapere il suo nome.
“Quader!”, rispose lei, urlando allo stesso modo.
“Come possiamo salvarci? Ormai è la fine!”
“Come possiamo sposarci?!? Ma che sei scemo?!? Ci siamo appena conosciuti e non è il momento adatto!!!”
“Ho detto SAL-VAR-CI!!!”
“Ah, quello!”
“Cosa devo fare? C’è una magia, una formula da recitare, una funzione speciale di editor… cosa?”
“Delib, tutto quello che devi fare è crederci! Non è una cosa che fai tu da solo! E’ una cosa che qualcun altro fa per te se glielo permetti!”
“Qualcun altro? Ma che stai dicendo? Io non vedo nessun altro qui!!!”
“Sul serio! Chi pensi che abbia creato questo mondo? Credi che tutto quel codice si sia inventato da solo? Qualcuno ci sta guardando, ci sta leggendo! Non lascerà che scompariamo nel nulla! Questo corpo fatto di bytes può affondare assieme al server, ma l’informazione che esprimiamo, la nostra… la nostra anima non scomparirà, perché c’è qualcuno che la ricorda!”
“Ma io…” era diventato più difficile farsi sentire. Tutto tremava, il silenzio stava diventando sempre più rimbombante, e all’orizzonte o quel che ne restava si vedeva qualcosa che si stava avvicinando, grigio e traslucido. Era spaventoso. Era il Nulla. Delib avrebbe voluto credere a quello che diceva Quader, ma… e se fosse stato solo un inganno della paura? Un nuovo server, migliore del primo, magari con un miglior programma di gestione dei post, e categorie e sottocategorie e tag, e tutti i tools che aveva visto soltanto nei suoi più fervidi sogni? Sembrava troppo bello per essere vero!
“Non ci riesco! È troppo difficile!
Lei si stava allontanando. O meglio, era lo spazio stesso a trasformarsi, contorcendosi secondo angoli non euclidei. Non si riusciva più a vedere tutt’attorno. Cos’era successo agli altri blog? Erano scomparsi? Qualcuno si era salvato? Cercò di andarle vicino, ma faceva fatica a muoversi. Era difficile mantenere l’equilibrio, come se le colonne del suo layout stessero diventando oblique e sbattessero le une contro le altre.
“Io non voglio essere solo un ricordo!”, urlò disperato. “Io non voglio essere un’informazione disincarnata! Non voglio essere anima senza corpo!”
“Questo non accadrà! Avrai un nuovo corpo fatto di altri bytes! L’informazione può essere ricopiata! È come fare la riedizione di un libro! Delib, puoi davvero…” ormai non si sentiva quasi più niente. Splinder stava per esalare il suo ultimo bit. “Puoi risorgere! Noi risorgeremo, informazione e bytes, anima e corpo! Delib, devi solo dire sì! Prendi la mia mano e dici SÌ!
Capiva a malapena quello che Quader gli diceva, ma vide la sua mano tendersi. Allungandosi più che poté, mentre tutto evanesceva nell’oblio finale, sfiorò l’indice di lei e disse senza suono

“S…”

Silenzio.
Bianco.
Calma.
Era il nulla, questo? O l’aldilà?
Era davvero diventato la versione 2.0 di se stesso?
Una voce, dolce.
Apri gli occhi.


22 responses to “Atlantide 2.0

  • Lacrime nella pioggia « de libero arbitrio

    […] (to be continued) Share this:TwitterFacebookLike this:LikeA 3 blogger piace post. […]

  • Mara nada

    Complimenti per il post, ma non ti dice niente metterti nei panni di quello che copia blog su altre piattaforme?

  • JacopoG

    Questo racconto è stupendo. Hai saputo unire narrazione (un po’ nerd) della chiusura di Splinder, escatologia, passione, ironia sul vecchio blog. Tutto quanto miscelato perfettamente fino ad un finale che, ti confesso, mi ha dato i brividi.
    Keep it up!

  • Denise Cecilia S.

    Splendido.
    Certo, il massimo sarebbe trovare una diversa metafora per la vita eterna: non solo un cambio di piattaforma, che somiglia più ad una reincarnazione.
    Ma ci siamo capiti.
    Bel lavoro.

  • Anonimo

    é la cosa più romantica che abbia mai letto!
    Soprattutto la versione di Lucyette formato fantasy, dal sorriso ammazza-draghi!

  • nihilalieno

    Ecco, la cosa che mi colpisce di più è che si vede che sei innamorato. Devi essere molto innamorato per pensare che non saresti stato capace di salvare il blog senza Lucyette… non sei mca uno come me che non trova neanche il tasto per fare il giustificato su WP!
    La seconda cosa è che hai davvero talento. L’equivoco “sposarci/salvarci” è così lucyettiano!
    Comunque adesso che vi siete salvati è ora di sposarvi, direi.

  • claudiolxxxi

    # Guercio89, grazie.

    # Mara nada (se non scrivi trollate ti rispondo), non ho capito la domanda. In che senso “mettermi nei panni di quello che copia blog su altre piattaforme” ?

    # JacopoG, graaazie, mi hai dato un’ispirazione… adesso inauguro con questo post la categoria “escatologia”.
    Non ho capito se il fatto che la narrazione sia nerd è una qualità o un limite, comunque sì un po’ lo sono… embrace your inner nerd! Nerd Powah!

    # Cecilia, acuta osservazione.
    Secondo qualcuno wordpress è talmente meglio di splinder da essere veramente un paradiso!
    (in realtà se devo essere sincero l’editor è più limitato, ma pazienza, la gestione dei post è sideralmente più avanzata)
    Io a fini ironico-allegorici ho paragonato il passaggio splinder-wordpress alla morte & resurrezione, ma in effetti non è così, perchè non c’è il “salto ontologico”… wordpress è comunque un altro dominio, solo un altro sito di blogging, non è paragonabile ad un “cieli nuovi e terre nuove”. E il mio blog è migliorato, ma non è “risorto” in termini cattolici… La resurrezione, l’acquisizione del corpo glorioso che avremo nella vita eterna, quella sì che è un vero upgrade 2.0!
    P.S. la metafora più adatta per la vita eterna in realtà ce l’ho già pronta, in un altro racconto che giace allo stato embrionale nella mia cartella dei work in progress da un bel po’… dovrei mettermici e finirlo!!!
    (curiosi, eh?)

    # Anonimo: ripensandoci consciamente (quando ho scritto quella parte andavo di corsa, l’idea seminale ce l’avevo da un paio di mesi ma il post è stato materialmente scritto quasi tutto nell’ispirazione del momento), non so da dove mi è venuto quel sorriso ammazza-draghi. Non ho mai sentito di un drago che morisse per un sorriso. Casomai “avrebbe pietrificato un troll”, o “avrebbe polverizzato un vampiro”.
    Però mi piace di più così. Licenza poetica.

    # nihil, mi fa molto piacere.
    Lucyette è al mare e non accede a internet, quando passerà di qui e leggerà ti risponderà… anche sul tuo neologismo “lucyettiano”!

  • claudiolxxxi

    P.S. per onestà devo confessare che il racconto non è stato postato veramente alle 23.59 del 31 gennaio, volevo che uscisse quell’ora per motivi simbolici, in realtà non ce l’ho fatta (è stata un po’ una corsa contro il tempo, infatti adesso che lo rileggo trovo alcune piccole correzioni da fare) e ho sforato di una ventina di minuti. Ho retrodatato l’ora di pubblicazione, vergognandomene un po’, espio con questo commento auto-accusatorio.

  • Denise Cecilia S.

    Curiosa sì…
    … e comunque anch’io, nonostante non sia perfetto, trovo paradisiaco WP🙂

  • Berlicche

    Eh-eh, vedo che anche tu hai messo la “miniatura”.
    Devo confessare di essere quasi sollevato. Adesso non devo più chiedermi cosa ho dimenticato, devo solo scoprirlo.
    PS: mi ha ricordato un po’ Fforde…

  • ut

    splendido di qua….magnifico di là….
    applausi a scena aperta, va beh, una bella fantasia…ma
    al di là della fiaba, carina, che riproduce con grazia da palcoscenico leggero quella che è stata una tragedia
    (per non ricordare anche il Titanic, del quale ci sarebbe molto da dire, quanto a metafora dell’inconsapevolezza di chi sta annegando e fa finta di niente):
    1- nella vita eterna (quella reale) non si entra semplicemente dicendo un sì anon-si-sa-chi-ochecosa, dando la mano a una fata-ufo che mormora “dimmi di sì”….
    2- bisogna vedere, uscendo di metafora, CHE COSA significa salvarsi: DA CHE COSA esattamente dobbiamo essere salvati ? CHE COSA ci minaccia di affondamento ? e che cosa o CHI ci salva, con quali mezzi e a quali condizioni ?

    3- paradiso WP ? beh scusate se sono fuori dal coretto cyber-estasiato ma voi ex-splinderiani, siete tutti in adorazione di wordpress ?
    non esistono piattaforme migliori, che ad es. permettano di postare immagini, per illustrare una idea esposta nel dialogo ?
    tra l’altro con questa finestra che si sposta mentre uno scrive, e impedisce di vedere gli errori…non ve ne siete accorti ? cioè: le caselle della e-mail che si sovrappongono al testo mentre uno digita, vi pare bello e comodo ?

  • Mara nada

    Non sei tu che sposti blog da un server all’ altro?
    Non sei tu il Dio di questa situazione?
    Non è che nel mondo reale Dio agisca solo attraverso uomini che intervengano?

  • Andato | nihilalieno

    […] nè sono dotata di altrettanto talento […]

  • Berlicche

    ut, credo che gli effettacci dipendano dal browser che usi. E si possono inserire immagini…con il codice html

    Si vede?

  • Berlicche

    Naturalmente mettendo il codice giusto…

  • Berlicche

    Ok, come non detto…

  • Berlicche

    Curioso, qui non ci riesco ma da me sì. Impostazioni, probabilmente (Claudio, cancella pure tutto e scusa per lo spam)

  • claudiolxxxi

    # Berlicche, non l’avevo mai sentito questo Fforde (lo giuro sui capelli che non so contare), ho letto la wiki italiana ma non dice granchè. Cosa ha scritto di notevole? Consigliato?

    # ut, veramente io sono due mesi che mugugno a mezza voce lamentandomi che non voglio essere ingrato, per carità, è comunque tutto free, e ci sono tante nuove possibilità e tutto quanto…
    però l’editor di wordpress, diciamolo, è un po’ castrante. Quando ho cominciato a usarlo, ho notato più le cose che NON potevo fare piuttosto che quelle che potevo fare.
    E poi, spiegatemi una cosa: perchè fino a qualche settimana fa, quando scrivevo un post su word office e lo incollavo sull’editor, mi manteneva la formattazione e i link, e adesso invece no e devo riformattare tutto daccapo?
    Insomma, io nel racconto per necessità narrative ho presentato wordpress come la resurrezione, però…
    casomai un purgatorio, ecco, ma paradiso nisba.
    PS accetto ogni critica costruttiva sul racconto e puoi ovviamente dire che non ti piace, ma… c’è proprio bisogno che ti spieghi perchè la salvezza per il protagonista arriva attraverso una donna?😉
    PPS non ho assolutamente capito cosa volevi dire con il riferimento al Titanic.

  • Cuoredipizza

    «…Tutto tremava, il silenzio stava diventando sempre più rimbombante, e all’orizzonte o quel che ne restava si vedeva qualcosa che si stava avvicinando, grigio e traslucido. Era spaventoso. Era il Nulla…»

    Davvero delizioso.🙂

  • Mara nada

    «…Tutto tremava, il silenzio stava diventando sempre più rimbombante, e all’orizzonte o quel che ne restava si vedeva qualcosa che si stava avvicinando, grigio e traslucido. Era spaventoso. Era il Nulla…»

    L’alternativa è questa:

    …Tutto tremava, il silenzio stava diventando sempre più rimbombante, e all’orizzonte o quel che ne restava si vedeva qualcosa che si stava avvicinando, calmo e pacifico. Era la tranquillità del Nulla…

Ciao. Se vuoi commentare, accomodati. Non c'è bisogno di nome o e-mail, non c'è approvazione preventiva, no censura. Hai il libero arbitrio e io lo rispetto, anche se potresti usarlo male. Ricorda però che la libertà implica la responsabilità. Se sei un troll, ignorerò i tuoi commenti - a meno che tu non faccia un flood. Se pensi che quel che dico è sbagliato, fammelo notare. Attenzione però, perchè chiunque tu sia, se non sei d'accordo con me, proverò a convincerti del contrario. Qui il dialogo non sono belle chiacchiere per scambiarsi "secondo me" e sentirsi più buoni e tolleranti: qui il dialogo serve a cercare, trovare, amare la Verità.

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